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      <title>21 Marzo #IONONDIMENTICO by RIBAUDO YLENIA</title>
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      <description>Fatto con il massimo dell’impegno</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-05-28 18:52:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, <a href="https://www.libera.it/">l'Associazione Libera </a>celebra la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L'iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare mai il suo nome. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome.<br>Dal 1996, ogni anno, una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Il 21 marzo in tanti luoghi del nostro Paese per un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, non dimenticando le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere.<br>Il 1° marzo 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 18:57:43 UTC</pubDate>
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         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’idea di una giornata che unisse la memoria e l’impegno in nome delle vittime innocenti delle mafie sorse attorno alla metà degli anni novanta del Novecento, al termine di una stagione di grandi sconvolgimenti politici e di eccezionale violenza criminale nella storia d’Italia. Per un verso, la fine della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_fredda">guerra fredda</a> aveva provocato una crisi del sistema politico italiano postbellico, il quale finì travolto dalle indagini anti-corruzione avviate a Milano dal Pool di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mani_Pulite">Mani Pulite</a>. Per un altro e nello stesso periodo, la conferma definitiva in cassazione, nel 1992, della sentenza del primo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maxiprocesso">maxiprocesso</a> a Cosa Nostra in Sicilia scatenò una offensiva mafiosa senza precedenti, culminata negli attentati di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Capaci">Capaci</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Via_D%E2%80%99Amelio&amp;action=edit&amp;redlink=1">via D’Amelio</a> in Sicilia e, sulla penisola, di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Via_dei_Georgofili">via dei Georgofili</a> a Firenze, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Palestro">via Palestro</a> a Milano, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/San_Giorgio_al_Velabro">San Giorgio al Velabro</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/San_Giovanni_Laterano">San Giovanni Laterano</a> a Roma. Mentre la crisi politica generava novità istituzionali e partitiche, lo stragismo mafioso provocò una ferma e appassionata opposizione civile e sociale, la quale diede ulteriore impulso al movimento antimafia. In particolare i gravissimi episodi accaduti in Sicilia, a Capaci e in via d’Amelio a Palermo, portarono tra l’estate del 1994 e la primavera del 1995 alla nascita di una rete nazionale di associazioni, cui fu dato il nome di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. Uno dei primi atti della neonata rete associativa fu concepire e proclamare per il 21 Marzo 1996 una giornata di memoria e impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.<br>Don <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Ciotti">Luigi Ciotti</a>, fondatore di Libera e dall’inizio e sino a oggi suo presidente, attesta come gli impulsi originari a dedicare una giornata al ricordo dei nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie siano stati suscitati dagli incontri con due madri di agenti di polizia assassinati da Cosa Nostra: Carmela Montinaro, madre di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Montinaro">Antonio Montinaro</a>, caposcorta del giudice <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone">Giovanni Falcone</a> ucciso nell’attentato di Capaci, e Saveria Antiochia, madre di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Antiochia">Roberto Antiochia</a>, ucciso mentre era di scorta volontaria al commissario <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ninni_Cassar%C3%A0">Ninni Cassarà</a>. Nel primo caso, Don Ciotti ricorda che gli sedeva accanto durante una commemorazione ufficiale della strage di Capaci, quando a un certo punto Carmela Montinaro si strinse al suo braccio, confidandogli in lacrime il dolore di non vedere mai pronunciato in quelle occasioni il nome di suo figlio. Don Ciotti trasse da questa denuncia la duplice intuizione, da un lato, della nuova direzione da imprimere all’impegno sociale contro le mafie e, dall’altro, della continuità tra questa nuova strada e quella da lui stesso precedentemente percorsa con il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Abele">Gruppo Abele</a> di Torino: "all’improvviso mi fu chiaro che, come nella lotta alle droghe o all’emarginazione, anche nel contrasto alle mafie, si trattava di ripartire dall’ABC delle relazioni umane. Dall’ascolto delle persone e dal riconoscimento dei loro diritti“, a cominciare appunto da quello al nome: "quella donna aveva il diritto di pronunciare il nome di suo figlio, che invece nei vari interventi… era invariabilmente ricordato solo come uno dei ragazzi della scorta‘“.</div><div>Questo cammino incrociò quello autonomamente avviato da Saveria Antiochia, la quale dopo la morte del figlio aveva cominciato sui media, nelle scuole e anche in politica un’orgogliosa, energica e coraggiosa attività di denuncia, testimonianza e lotta contro le mafie. Con una adesione della prima ora alle attività di Libera, Saveria Antiochia contribuì in maniera decisiva a realizzare anche concretamente la prima edizione della Giornata, a motivare e organizzare il primo gruppo dei familiari, a implementare e verificare il primo elenco dei nomi delle vittime. Mentre, dunque, Carmela Montinaro aveva fatto prendere a tutti coscienza del diritto al nome, Saveria Antiochia incarnò esemplarmente dal punto di vista etico e pratico l’altro pilastro della Giornata del 21 Marzo: il nesso tra memoria e impegno.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:00:07 UTC</pubDate>
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         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Don <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Ciotti">Luigi Ciotti</a>, fondatore di Libera e dall’inizio e sino a oggi suo presidente, attesta come gli impulsi originari a dedicare una giornata al ricordo dei nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie siano stati suscitati dagli incontri con due madri di agenti di polizia assassinati da Cosa Nostra: Carmela Montinaro, madre di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Montinaro">Antonio Montinaro</a>, caposcorta del giudice <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone">Giovanni Falcone</a> ucciso nell’attentato di Capaci, e Saveria Antiochia, madre di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Antiochia">Roberto Antiochia</a>, ucciso mentre era di scorta volontaria al commissario <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ninni_Cassar%C3%A0">Ninni Cassarà</a>. Nel primo caso, Don Ciotti ricorda che gli sedeva accanto durante una commemorazione ufficiale della strage di Capaci, quando a un certo punto Carmela Montinaro si strinse al suo braccio, confidandogli in lacrime il dolore di non vedere mai pronunciato in quelle occasioni il nome di suo figlio. Don Ciotti trasse da questa denuncia la duplice intuizione, da un lato, della nuova direzione da imprimere all’impegno sociale contro le mafie e, dall’altro, della continuità tra questa nuova strada e quella da lui stesso precedentemente percorsa con il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Abele">Gruppo Abele</a> di Torino: "all’improvviso mi fu chiaro che, come nella lotta alle droghe o all’emarginazione, anche nel contrasto alle mafie, si trattava di ripartire dall’ABC delle relazioni umane. Dall’ascolto delle persone e dal riconoscimento dei loro diritti“, a cominciare appunto da quello al nome: "quella donna aveva il diritto di pronunciare il nome di suo figlio, che invece nei vari interventi… era invariabilmente ricordato solo come uno dei ragazzi della scorta‘“.</div><div>Questo cammino incrociò quello autonomamente avviato da Saveria Antiochia, la quale dopo la morte del figlio aveva cominciato sui media, nelle scuole e anche in politica un’orgogliosa, energica e coraggiosa attività di denuncia, testimonianza e lotta contro le mafie.Con una adesione della prima ora alle attività di Libera, Saveria Antiochia contribuì in maniera decisiva a realizzare anche concretamente la prima edizione della Giornata, a motivare e organizzare il primo gruppo dei familiari,a implementare e verificare il primo elenco dei nomi delle vittime. Mentre, dunque, Carmela Montinaro aveva fatto prendere a tutti coscienza del diritto al nome, Saveria Antiochia incarnò esemplarmente dal punto di vista etico e pratico l’altro pilastro della Giornata del 21 Marzo: il nesso tra memoria e impegno.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:02:37 UTC</pubDate>
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         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Una giornata estiva. Il sole splende sulla autostrada tra Punta Raisi e Palermo. Magistrati, rappresentanti delle istituzioni e delle forze di polizia, cittadini e studenti commemorano il primo anniversario della strage di Capaci. C’è anche don Luigi Ciotti sul luogo del dolore. Prega, in silenzio. Quando, all’improvviso, si avvicina una donna minuta: si chiama Carmela, è vestita di nero e piange. La donna prende le mani di don Luigi e gli dice: «Sono la mamma di Antonino Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone. Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri». Soffre, Carmela: in quel primo anniversario della strage la memoria di suo figlio Antonio, e dei suoi colleghi Rocco e Vito, veniva liquidata sotto l’espressione “i ragazzi della scorta”. Da questo grido di identità negata nasce, il 21 marzo, primo giorno di primavera, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare da nessuno il suo nome. Nessuno. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:05:29 UTC</pubDate>
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         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:08:47 UTC</pubDate>
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         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo <strong>“contro</strong>” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente<strong> “per”</strong>: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione.</div><div>Nata nel <strong>1995</strong>, in questi anni ha mantenuto fede a alcuni orientamenti etici e pratici. Il primo è la <strong>continuità</strong>. Si possono avere belle idee di partenza, ma poi bisogna realizzarle con la tenacia e l’impegno quotidiano. Il secondo è la<strong> proposta</strong>. Il contrasto alle mafie e alla corruzione non può reggersi solo sull’indignazione: deve seguire la proposta e il progetto. Il terzo è stato il <strong>“noi”</strong>, cioè la condivisione e la corresponsabilità. Le mafie e la corruzione sono un problema non solo criminale ma sociale e culturale, da affrontare unendo le forze.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:10:32 UTC</pubDate>
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         <title>Ricordati di ricordare</title>
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         <description><![CDATA[<div>Ricordati di ricordare<br>i nomi delle vittime<br>e i nomi dei carnefici<br>(i notissimi ignoti<br>di ieri e di oggi)<br>perché tutte le vittime<br>siano strappate alla morte<br>per dimenticanza<br>e i carnefici sappiano<br>che non finiremo mai<br>di condannarli<br>anche se hanno avuto<br>mille assoluzioni<br>(Umberto Santino)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:13:07 UTC</pubDate>
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         <title>Sarai meno solo</title>
         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Avremmo potuto pensare<br>il silenzio ritorna<br>e noi stretti intorno ai frammenti<br>del tuo corpo<br>schiacciati da troppe morti<br>prima che dagli altri<br>vinti da noi stessi<br>(dov’erano i compagni più amati<br>di cui più ti fidavi?<br>Come nei presepi dell’infanzia<br>le rocce si sono rivelate<br>sugheri dipinti<br>leggere come il fumo<br>e più delle parole rubate<br>da chi ti vuole suicida<br>la tua morte ci giudica<br>la tua solitudine ci misura)<br>gridare per l’ultima volta<br>per sentirci meno soli<br>per darci coraggio.<br>Ma c’erano i vecchi<br>che stringevano la mano<br>dopo il comizio,<br>c’erano le mani che chiedevano<br>il volantino,<br>c’erano le porte aperte<br>dopo la prima paura<br>(Mafiopoli prendeva respiro)<br>c’era il tuo nome<br>segnato sulla scheda<br>per rispondere<br>a chi l’aveva cancellato<br>sui manifesti:<br>piccole crepe, certo,<br>in un muro che restava muro.<br>E c’era l’ira dei cortei<br>anche se i gesti erano<br>troppo piccoli<br>(un sasso scagliato<br>contro la bottega del potere)<br>e le parole troppo grandi<br>(come possiamo dire<br>nulla resterà impunito<br>se non possiamo neppure impedire<br>che il tuo volto distrutto<br>venga infangato sui giornali?).<br>La tua vendetta<br>sarà allargare la breccia<br>spalancare le porte.<br>Così sarai meno solo<br>dietro il muro dei morti.</div><div>(Umberto Santino, in memoria di Peppino Impastato)<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:14:02 UTC</pubDate>
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         <title>La matri di Pippinu</title>
         <author>lilliribaudo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Chistu unn’è me figghiu.<br>Chisti un su li so manu<br>chista unn’è la so facci.<br>Sti quattro pizzudda di carni<br>un li fici iu.<br><br></div><div>Me fighhiu era la vuci<br>chi gridava ’nta chiazza<br>eru lu rasolu ammulatu<br>di lo so paroli<br>era la rabbia<br>era l’amuri<br>chi vulia nasciri<br>chi vulia crisciri.<br><br></div><div>Chistu era me figghiu<br>quannu era vivu,<br>quannu luttava cu tutti:<br>mafiusi, fascisti,<br>omini di panza<br>ca un vannu mancu un suordu<br>patri senza figghi<br>lupi senza pietà.<br><br></div><div>Parru cu iddu vivu<br>un sacciu parrari<br>cu li morti.<br>L’aspettu iornu e notti,<br>ora si grapi la porta<br>trasi, m’abbrazza,<br>lu chiamu, è nna so stanza<br>chi studìa, ora nesci,<br>ora torna, la facci<br>niura come la notti,<br>ma si ridi è lu suli<br>chi spunta pi la prima vota,<br>lu suli picciriddu.<br><br></div><div>Chistu unn’è me figghiu.<br>Stu tabbutu chinu<br>di pizzudda di carni<br>unn’è di Pippinu.<br><br></div><div>Cca dintra ci sunnu<br>tutti li figghi<br>chi un puottiru nasciri<br>di n’autra Sicilia<br><br>(Umberto Santino, in memoria di Peppino Impastato)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 19:15:29 UTC</pubDate>
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         <title>I Cento Passi</title>
         <author>lilliribaudo</author>
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         <pubDate>2021-05-28 19:29:25 UTC</pubDate>
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         <author>lilliribaudo</author>
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         <author>lilliribaudo</author>
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         <pubDate>2021-05-28 20:06:09 UTC</pubDate>
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