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      <title>Il Trecento by HUB Scuola</title>
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      <description>Bianco EVENTI STORICI | Rosa ARTE | Giallo LETTERATURA | Azzurro CULTURA E SOCIETÀ | Verde SCIENZA E TECNICA | Viola STORIA DEL PENSIERO</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-06-18 10:35:14 UTC</pubDate>
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         <title>Pace di Caltabellotta</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>La guerra del vespro, scoppiata nel 1282 a causa delle pesanti tasse imposte degli <strong>Angioini</strong> e della decisione di spostare la capitale del regno da Palermo a Napoli, fu sostenuta dai nobili meridionali, che appoggiarono la candidatura di <strong>Pietro III d’Aragona</strong>.<br>Si concluse nel 1302 con la pace di Caltabellotta che sancì la divisione del regno unitario costituito dai normanni:<strong> a Napoli gli Angioini</strong>, che avrebbero regnato sull’Italia meridionale, <strong>a Palermo gli Aragonesi</strong>, sovrani del Regno di Sicilia. La pace di Caltabellotta segnò anche l’inizio della crisi per la Sicilia e il Meridione d’Italia.<br><br>Nell'immagine: Pietro III d'Aragona in un dipinto ottocentesco</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 10:36:49 UTC</pubDate>
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         <title>Cola di Rienzo instaura a Roma un regime repubblicano</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Durante il periodo della cosiddetta "cattività avignonese" lo Stato della chiesa attraversò un periodo di crisi segnato da faide nobiliari e rivolte popolari. In questo contesto si inserì l’<strong>insurrezione popolare </strong>capeggiata da Cola di Rienzo che nel 1347, sostenuto dal vicario papale e dal popolo romano, instaurò una repubblica della quale si fece proclamare tribuno. Ben presto però la nobiltà romana <strong>riprese il controllo</strong> della città. Cola, costretto a fuggire, morirà nel 1354 in un nuovo tentativo di sommossa.<em><br></em><br>Nell'immagine: Cola di Rienzo in un dipinto ottocentesco</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 10:40:12 UTC</pubDate>
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         <title>Cattività avignonese</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1305 viene eletto un nuovo papa, il francese <strong>Clemente V</strong>, che rifiuta di trasferirsi a Roma e nel <strong>1309</strong> stabilisce la propria sede ad Avignone. Ha così inizio la cosiddetta <em>cattività avignonese</em> del papato, che continuerà fino al <strong>1377</strong>. In quegli anni, mentre la città provenzale diventa un importante centro di affari e di commerci, <strong>Roma precipita nel caos </strong>delle faide nobiliari e delle rivolte popolari. Durante un moto guidato da Cola di Rienzo nel 1347 si ha anche la costituzione di un governo repubblicano che però verrà stroncato dopo solo sette mesi; mentre a Roma viene ristabilito l’ordine, il potente cardinale di Albornoz riesce nell’intento di riunire i vari possedimenti papali nell’Italia centrale e conferisce alla Chiesa una <strong>struttura omogenea</strong> che durerà fino al XIX secolo.<br><br>Nell'immagine: il Palazzo dei Papi di Avignone</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 10:43:15 UTC</pubDate>
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         <title>I Visconti al potere a Milano</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 13 luglio 1311 <strong>Matteo Visconti </strong>(capostipite della Signoria milanese) fu nominato vicario imperiale e iniziò una politica di conquiste territoriali che portò la famiglia a consolidare il proprio dominio su Milano e ad avviare un’<strong>azione espansionistica</strong> che giunse ad inglobare numerose città lombarde, emiliane, venete e piemontesi. Alla fine del Trecento i Visconti sembravano non avere più rivali nella Pianura padana. L’espansione del dominio visconteo giunse al suo apice con <strong>Gian Galeazzo </strong>(1385-1402), che mise in atto il più concreto tentativo di unificazione dell’Italia settentrionale, interrotto però dalla sua morte improvvisa. Nel 1450 <strong>Francesco Sforza</strong> riuscì a imporsi come successore dei Visconti e fu duca di Milano dal 1450 al 1466.<br><br>Nell'immagine: Gian Galeazzo Visconti</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 10:46:37 UTC</pubDate>
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         <title>Grande carestia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Se i primi secoli del Basso medioevo sono caratterizzati da un intenso sviluppo economico e demografico, all’inizio del Trecento lo scenario cambia bruscamente: una serie di gravi carestie si abbattono sul continente europeo ed <strong>arrestano la crescita </strong>della popolazione. Un caso gravissimo si verifica tra il 1315 e il 1317 nel <strong>Nord Europa </strong>e interessa le Fiandre, la Germania, la Danimarca, l’Inghilterra e la penisola scandinava. Successivamente altre carestie si abbatteranno su <strong>Spagna</strong>, <strong>Portogallo</strong> e la <strong>penisola italica</strong>. Uno dei fattori all’origine delle carestie è la serie di eventi climatici negativi che influirono pesantemente sull’agricoltura; uno degli effetti più disastrosi sarà il diffondersi di frequenti epidemie che colpiranno le popolazioni già indebolite dalla fame.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 10:50:01 UTC</pubDate>
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         <title>Inizio della Guerra dei Cent&#39;anni</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1337 tra la corona <strong>francese</strong> e quella <strong>inglese</strong> ha inizio un conflitto che durerà un secolo <strong>(1337–1453)</strong>. La guerra scoppia per motivi legati a <strong>questioni dinastiche</strong> visto che i sovrani inglesi, in virtù della loro ascendenza normanna, rivendicano il possesso di alcuni feudi in terra francese. Il conflitto, che si svolge tra alterne vicende, ha un punto di svolta solo nel <strong>1429</strong> quando <strong>Giovanna d’Arco</strong>, una giovane di umili origini e dotata di un forte carisma, convince l’erede diretto al trono francese (il futuro re Carlo VII) di avere una missione da compiere ispirata da Dio, e così, alla testa di un esercito, ricompatta le forze francesi in nome dell’unità della nazione. Alla fine della guerra, la <strong>Francia</strong>, uscita vincitrice, si avvierà a diventare una grande potenza continentale mentre l’Inghilterra si lascerà alle spalle gli antichi legami normanni e si avvierà a diventare una grande potenza insulare.<br><br>Nell'immagine: Giovanna d'Arco in una miniatura del XV secolo</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 12:10:24 UTC</pubDate>
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         <title>Peste nera</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Sulla popolazione europea, già decimata da guerre e gravi carestie, si abbatte anche il flagello della peste, una grave malattia infettiva portata dalle pulci parassite dei topi, che fa la sua prima comparsa a Canton (in <strong>Cina</strong>) nel 1333 e si diffonde poi rapidamente lungo le rotte commerciali che collegano l’Oriente all’Europa, in particolare lungo la <strong>via della seta</strong>. L’epidemia si diffonde nel vecchio continente a partire dal 1347 e imperversa <strong>fino alla metà del 1400</strong>, con effetti devastanti sulla popolazione. La situazione diventa drammatica sia nelle campagne sia nelle città, dove le possibilità di contagio aumentano anche perché i cadaveri vengono spesso abbandonati nelle strade.<br><br>Nell'immagine: il Trionfo della morte in un affresco della Chiesa di San Francesco a Lucignano (Arezzo)</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 12:16:07 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;imperatore Carlo IIV emana la Bolla d&#39;oro</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel Trecento anche l’impero come il papato è travagliato da una profonda <strong>crisi</strong>, dovuta alle richieste di sempre maggiore autonomia della grande feudalità. Nel 1356 con l’emanazione della <em>Bolla d’oro</em> da parte dell’imperatore Carlo IV il concetto stesso di impero universale entra in crisi. Il documento, infatti, stabilisce le procedure per <strong>l’elezione al trono</strong> del Sacro romano impero germanico e affida questo compito a <strong>un’assemblea (</strong><strong><em>Dieta</em></strong><strong>)</strong>, composta da sette principi tedeschi, quattro laici e tre ecclesiastici. La Bolla sancisce inoltre l’indivisibilità dei territori affidati ai principi elettori e riconosce la sovranità di questi ultimi nei propri domini ereditari. Tutto ciò pone le basi per la trasformazione futura di questi feudi in <strong>entità statali autonome</strong>, a discapito dell’autorità imperiale che potrà esercitare un potere diretto sui suoi domini territoriali ridotti ormai al solo mondo germanico. <br><br>Nell'immagine: Carlo IV</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 12:24:29 UTC</pubDate>
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         <title>Jacquerie in Francia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel corso del Trecento le condizioni di vita dei <strong>contadini</strong> si fanno via via più precarie anche perché sulle campagne si abbattono gli effetti devastanti delle guerre e della peste. Sempre più spesso esplode perciò contro i signori la violenza dei contadini che, con rabbia incontrollata, assalgono le ville padronali e le proprietà del clero dove saccheggiano magazzini e dispense e appiccano incendi. In Francia i nobili danno a queste rivolte il nome di <em>jacquerie, </em>un termine che probabilmente deriva dal nomignolo <em>Jacques </em>(Giacomo) dato ai contadini rivoltosi (la <em>jacque</em> è, infatti, il nome della giubba indossata di solito dalle genti di campagna). Le rivolte contadine non sono solo un caso francese ma dilagano anche nelle campagne italiane, inglesi e in molte altre parti dell’Europa. La più famosa <em>jacquerie</em> di Francia è quella che scoppia nelle <strong>campagne della Francia centrale</strong> nel maggio del 1358 che ha come protagonisti braccianti e contadini ricchi e che viene <strong>repressa nel sangue</strong> dai signori.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 12:27:40 UTC</pubDate>
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         <title>Tamerlano e la rinascita dell&#39;impero mongolo</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/zp512velu89s/wish/368106617</link>
         <description><![CDATA[<div>Tra il XII e il XIII secolo il continente asiatico fu sostanzialmente unificato dai <strong>mongoli</strong> sotto la guida di Gengis Khan, ma nel 1259 l’Impero attraversò una fase di crisi, frantumandosi quattro regni o <em>khanati</em>. Nella seconda metà del XIV secolo Tamerlano, <strong>discendente diretto di Gengis Khan</strong>, tentò di riportare in vita il grande Impero mongolo. Nativo di Samarcanda, iniziò da quella città un’azione di conquista a partire dal 1370, che lo portò a creare in pochi anni un <strong>grandioso impero</strong> asiatico. Tra il 1380 e il 1388 conquistò la Persia, nel 1393 occupò Baghdad. Tra 1398 e 1399 mosse guerra contro il sultanato indiano musulmano di Delhi e successivamente si rivolse verso i territori dell’Impero ottomano. Dapprima avanzò in Siria, poi sconfisse presso l’odierna Ankara in Turchia l’esercito del sultano ottomano Bayezid I. Tamerlano si trovò così a controllare un enorme impero che <strong>si disgregò </strong>però alla sua morte, avvenuta nel <strong>1405</strong>.<br><br>Nell'immagine: ritratto di Tamerlano</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 12:33:49 UTC</pubDate>
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         <title>Scisma d&#39;Occidente</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>cattività avignonese </strong>si prolunga fino al 1376 con l’elezione di sette papi francesi sempre più condizionati dai re di Francia. Nel 1377 il papa Gregorio XI decide di rientrare a Roma. Alla sua morte nel 1378, però, quando il conclave elegge l’italiano <strong>Urbano VI</strong>, i cardinali francesi oppongono al papa romano un altro papa, <strong>Clemente VII</strong>, che si trasferisce nuovamente ad Avignone. Ognuno dei due papi, poi, scomunica l’altro; ha inizio così uno scisma religioso che, per la prima volta, vede <strong>l’Europa cristiana lacerata tra due papi</strong>, la cui autorità risulta molto compromessa. Francia, Scozia, Castiglia, Aragona e Navarra si schierano col papa avignonese mentre l’impero germanico e i regni di Polonia, Ungheria, Inghilterra, Danimarca, Svezia e Norvegia appoggiano il papa romano. Solo dopo il <strong>Concilio</strong> ecumenico convocato a <strong>Costanza</strong> nel <strong>1414</strong> lo scisma viene risolto: nel 1417, infatti, il concilio decreta l’unificazione a <strong>Roma</strong> delle due sedi ed elegge un nuovo papa, <strong>Martino V</strong>.<br><br>Nell'immagine: miniatura del XV secolo che rappresenta lo scisma</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 12:36:47 UTC</pubDate>
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         <title>Tumulto dei Ciompi a Firenze</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel Trecento nelle città il potere è nelle mani delle <strong>Arti maggiori</strong>, le corporazioni che rappresentano anche i grandi mercanti e i cambiavalute. Negozianti, artigiani e commercianti al minuto, invece, sono rappresentati dalle<strong> Arti Minori</strong>, che hanno scarso peso politico. Più precaria ancora è la situazione dei <strong>lavoratori</strong> <strong>salariati</strong>, soprattutto quelli impiegati nella lavorazione della lana. La crisi demografica infatti, ha fatto crollare la domanda di manufatti di lana e questo ha portato a una diminuzione dei salari e a una riduzione del numero dei lavoratori. Scoppiano perciò numerose <strong>rivolte</strong>, come quella di Firenze dell’estate 1378: qui i lavoratori salariati del settore tessile non si limitano a chiedere aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro ma pretendono di trasformare i <strong>rapporti di potere </strong>all’interno della città. Nonostante il supporto delle Arti Minori la rivolta, guidata da Michele di Lando, viene <strong>repressa</strong> <strong>nel</strong> <strong>sangue</strong> a fine agosto.<br><br>Nell'immagine: lavoratori appartenenti all'Arte dei Tintori</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 12:59:33 UTC</pubDate>
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         <title>Rivolta dei Lollardi nelle campagne inglesi</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Anche in Inghilterra scoppiano rivolte in cui il disagio <strong>sociale</strong>, però, si unisce a una forte componente <strong>religiosa</strong>. La ribellione è ispirata, infatti, dalle predicazioni del teologo inglese <strong>John Wycliffe</strong> che fonda il movimento religioso dei Lollardi o "poveri predicatori" che sostengono la povertà evangelica e la condivisione dei beni. I Lollardi ottengono ampi consensi presso gli strati più bassi della popolazione. Nella campagne scoppia una vasta <strong>rivolta contadina</strong> che porta alla confisca dei beni immobiliari degli ecclesiastici e al libero accesso alle terre signorili per la caccia e il pascolo. Nel 1381 i contadini arrivano a Londra e ottengono  dal re l’abolizione delle <em>corvées</em> signorili. La reazione nobiliare, però, non si fa attendere e anche questa rivolta viene <strong>repressa nel sangue</strong>. <br><br>Nell'immagine: John Wycliffe</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:02:57 UTC</pubDate>
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         <title>Dante scrive il De vulgari eloquentia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <em>De vulgari eloquentia</em> fu composto in latino da Dante durante l'esilio fra il  <strong>1303</strong> e il <strong>1305</strong>. A quest'opera Dante affida le sue riflessioni sul tema di <strong>una lingua italiana unitaria</strong>, gettando così le basi per quella che, nei secoli successivi, diverrà la "questione della lingua". Il progetto originario doveva comprendere almeno quattro libri, ma rimase incompiuto al capitolo quattordicesimo del secondo libro per dar vita alla <em>Commedia</em>.<br>Dante sostiene qui la <strong>supremazia del volgare </strong>(ritenuto lingua "naturale" che ogni individuo apprende spontaneamente) sul latino, la lingua dotta che chiama grammatica e soggetto a regole precise. Esamina poi le caratteristiche delle lingue d'<em>oc</em> e d'<em>oïl </em>e dei volgari italiani, nel tentativo di arrivare a <strong>creare un unico "volgare illustre"</strong> su cui si possano fondare la lingua e la tradizione letteraria dell’intera penisola.<br><br>Nell'immagine: Sandro Botticelli, <em>Ritratto di Dante </em>(1495)</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:06:19 UTC</pubDate>
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         <title>Dante inizia la stesura della Commedia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/zp512velu89s/wish/368113070</link>
         <description><![CDATA[<div>Secondo alcuni studiosi è nel 1307 che Dante (1265-1321) inizia la stesura della <em>Commedia, </em>una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale ed uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi. Il poema è diviso in<strong> 3 cantiche</strong> (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna delle quali è composta da <strong>33 canti</strong> (tranne l'Inferno, che contiene un ulteriore canto di proemio). Il poema, in <strong>terzine di endecasillabi</strong>, consta pertanto di 100 canti: per Dante il 3 e il 10 sono numeri speciali perché l’uno è simbolo della Trinità e l'altro della perfezione. Il poeta narra di un suo viaggio nell’aldilà e la sua <strong>rappresentazione allegorica dell'oltretomba cristiano</strong> è il culmine della visione medioevale del mondo cattolico. L'aggettivo "divina", usato per la prima volta da Boccaccio, diventerà parte stabile del titolo dopo la sua apparizione sul frontespizio dell'edizione veneziana del 1555.<br><br>Nell'immagine: frontespizio dell'edizione del 1555</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:09:32 UTC</pubDate>
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         <title>Cronica di Giovanni Villani</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Uno dei documenti storici più importanti della prima metà del Trecento è la <em>Nuova Cronica,</em> un <strong>resoconto storico della città di Firenze</strong> tuttora utilizzata per ricostruire le vicende fiorentine ed europee di quel periodo. L’opera, composta dal <strong>mercante e cronista</strong> fiorentino Giovanni Villani (1276-1348) a partire dal 1322, è un enorme resoconto che parte dalla torre di Babele e arriva fino agli anni Quaranta del XIV secolo. Il testo rimase incompiuto per la morte del Villani durante la peste del 1348 ma verrà successivamente continuato dal fratello <strong>Matteo</strong> e poi dal nipote <strong>Filippo</strong>. L’opera completa di Giovanni è costituita da 12 libri: i primi sei, dedicati alla storia antica, hanno un tono <strong>leggendario</strong> mentre gli ultimi sei, che sono considerati i più innovativi, riportano interessanti informazioni anche di tipo <strong>statistico</strong> dell’età contemporanea allo storiografo. Soprattutto in questi ultimi è evidente il punto di vista tipico di un mercante internazionale ed esperto finanziere.<br><br>Nell'immagine: miniatura di un'edizione della <em>Nuova Cronica</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:17:40 UTC</pubDate>
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         <title>Boccaccio inizia a comporre il Decameron</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra il <strong>1349</strong> e il <strong>1353 </strong>lo scrittore e poeta Giovanni Boccaccio (1313-1375) scrive il <em>Decameron</em> che, subito tradotto in molte lingue, viene conosciuto ed apprezzato anche a livello europeo. Il titolo significa<strong> "dieci giornate"</strong>, ognuna delle quali è dedicata al racconto di <strong>10 novelle</strong>. Prima che inizi la descrizione delle giornate troviamo il racconto tragico della <strong>peste nera </strong>che nel 1348 colpisce Firenze come il resto dell'Europa. In questa atmosfera drammatica, dieci giovani, sette donne e tre uomini, decidono di recarsi fuori città, in un palazzo del contado e, per <strong>esorcizzare l'orrore della morte</strong> nella prospettiva di un’esistenza laica ed equilibrata (che sarà poi tipica della cultura umanista e rinascimentale), passano il tempo raccontando a turno delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all'erotismo. Per quest'ultimo aspetto il libro, che è uno dei capolavori della letteratura tardo-medievale, verrà spesso censurato.  <br><br>Nell'immagine: statua di Boccaccio, Firenze, Loggiato degli Uffizi</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:22:00 UTC</pubDate>
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         <title>Petrarca inizia a comporre il Canzoniere</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ai vertici della letteratura italiana con Dante e Boccaccio troviamo un altro autore toscano: si tratta dell’aretino Francesco Petrarca (1304-1374) autore di testi in prosa e in poesia in italiano e in latino. Petrarca, che ha preso gli <strong>ordini minori </strong>ed è entrato nella cerchia della potente famiglia Colonna, incontra i più importanti intellettuali del tempo e ha la possibilità di studiare, di  possedere libri costosi e rari e di avere riconoscimenti pubblici come l'incoronazione a <strong>poeta laureato</strong> (il <em>laurus - </em>cioè l'alloro - è l’antico simbolo di Apollo, dio della poesia). L’8 aprile 1341, infatti, dopo che il re di Napoli Roberto d'Angiò lo ha esaminato<em> </em>per 3 giorni, riceve l’alloro poetico a Roma in Campidoglio con una suggestiva cerimonia. La sua opera più celebre è il <em>Canzoniere,</em> che è la storia della sua vita interiore; iniziato nel 1336 e dedicato all’amore per <strong>madonna Laur</strong>a, conterrà nella sua redazione definitiva 366 poesie, tra sonetti, canzoni, sestine, ballate e madrigali. <br><br>Nell'immagine: Andrea del Castagno, <em>Francesco Petrarca</em> (1450)</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:26:28 UTC</pubDate>
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         <title>Epistolario di Caterina da Siena</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel corso del XIV secolo fiorisce una<strong> prosa devota </strong>che si ispira ai dettami della religione cristiana e intende trasformarli in insegnamenti, rivolti soprattutto alle persone più semplici. In questo contesto, proprio nel campo della letteratura devota, si manifesta in letteratura per la prima volta  in maniera ragguardevole la presenza <strong>femminile</strong>. Una delle figure emergenti è quella di Caterina da Siena che nella sua opera esprime la <strong>contraddittorietà</strong> della religiosità del suo tempo, intervenendo in prima persona nelle più scottanti questioni di attualità sul ruolo della Chiesa. È nelle <em>Lettere</em> che la prosa di  Caterina da Siena raggiunge i momenti di massima intensità. Seppure improntate ad un sentimento religioso assoluto non mancano di affrontare questioni contemporanee, anche con slanci riformistici che rischiano di suscitare le ire dell’Inquisizione.<br><br>Nell'immagine: Santa Caterina in un dipinto del XVII secolo</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:29:51 UTC</pubDate>
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         <title>Trecentonovelle di Franco Sacchetti</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <em>Trecentonovelle</em>, composto da Franco Sacchetti fra il <strong>1385</strong> e il <strong>1396-1397</strong>, è una vasta raccolta di novelle ispirata, secondo quanto dichiarato dallo stesso autore, al <em>Decameron</em>. Presentandosi nel proemio come «uomo discolo e grosso», cioè illetterato e rozzo, Sacchettti evita deliberatamente ogni competizione con Boccaccio. Rivendica inoltre il rapporto delle sue novelle con<strong> fatti reali</strong>, vissuti talvolta personalmente privilegiando i temi della <strong>beffa</strong> e della burla (pur non mancando i toni drammatici e uno spiccato senso <strong>moralistico</strong>) e dando vita a personaggi che riflettono la vita popolare e borghese di quel tempo, come i buffoni Dolcibene e Gonnella che ritornano in più novelle.</div><div><br></div><div>Nell'immagine: Franco Sacchetti</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:33:51 UTC</pubDate>
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         <title>Giotto a Padova</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra il 1303 e il 1305 il pittore e architetto toscano Giotto (1267- 1337), già famoso per aver lavorato al ciclo di affreschi della basilica francescana di Assisi, su incarico del ricco banchiere<strong> Enrico degli Scrovegni </strong>realizza a Padova nella Cappella intitolata a Santa Maria della Carità un ciclo di affreschi che sono considerati uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale. Nel febbraio del 1300 gli Scrovegni avevano, infatti, eretto un sontuoso palazzo, la cui Cappella era l'oratorio privato e il futuro mausoleo della famiglia. Giotto stende gli affreschi su tutta la superficie del locale: la narrazione pittorica è formata da <strong>40 scene</strong> incentrate sul tema della salvezza che partono con le storie della Vergine e di Cristo e si concludono con il grandioso Giudizio Universale. I pannelli, divisi da cornici geometriche, riportano le storie dei personaggi principali mentre sulla volta stellata è presente l'immagine del <strong>Cristo Pantocratore</strong> (onnipotente) benedicente. <br><br>Nell'immagine: Giotto, <em>Ritiro di Gioacchino tra i pastori</em> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:35:52 UTC</pubDate>
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         <title>La Maestà di Duccio di Buoninsegna</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 9 giugno 1311 a <strong>Siena</strong>, con una solenne processione alla quale partecipano le massime autorità cittadine religiose e civili, viene portata nella cattedrale di Santa Maria Assunta una splendida pala d’altare, la <em>Maestà</em>, che è stata dipinta tra il 1308 e il 1311 dall'iniziatore della scuola senese Duccio di Buoninsegna (1255 ca. - 1319). Si tratta di una grande tavola a due facce (poi tagliata lungo lo spessore) che riproduce sul lato principale, rivolto ai fedeli, una monumentale <strong>Vergine con Bambino</strong>, circondata da numerosi santi e angeli su un fondo oro di chiara ascendenza bizantina. La Madonna è seduta su un ampio e sfarzoso trono, che accenna ad una spazialità tridimensionale. Alla base del trono c’è una preghiera-firma (in versi latini): <em>Madre Santa di Dio, sii causa di pace per Siena, sii vita per Duccio, poiché ti ha dipinta così</em>.<br><br>Nell'immagine: Duccio di Buoninsegna,<em> Maestà</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:48:05 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Ars Nova di Philippe de Vitry</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1320 il vescovo francese Philippe de Vitry, compositore e teorico musicale, compone l'<em>Ars Nova</em>, un <strong>trattato sulla musica </strong>che darà il nome ad una intera era musicale. A lui si devono importanti innovazioni nella notazione musicale che permetteranno di scrivere le complesse composizioni dei successivi cento anni e che forniranno la base del moderno sistema di ritmi e notazioni. Vitry compone <em>chanson</em> e <em>mottetti </em>in latino e francese (composizioni con più testi per più voci) di argomento soprattutto <strong>politico</strong>, alcuni dei quali sono giunti fino a noi. L’<em>Ars Nova</em> fiorisce anche in Italia e dove si caratterizza per uno stile più semplice rispetto a quella d’oltralpe. Le forme più tipiche dell’<em>Ars Nova </em>italiana sono i <strong><em>madrigali</em></strong><em> </em>(solitamente a due voci), le <strong><em>cacce</em></strong> (a tre voci, i cui testi presentano scene di caccia, gare, giochi all'aperto e mercati) e le <strong><em>ballate</em></strong> (che accompagnano le danze collettive) mentre poco diffusi sono i <strong><em>mottetti</em></strong><em>.</em> Il più importante autore di <em>ballate</em> è il fiorentino <strong>Francesco Landini</strong>. <br><br>Nell'immagine: una pagina dell'<em>Ars Nova</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:50:55 UTC</pubDate>
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         <title>Allegorie del Buono e Cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra il <strong>1338</strong> e il <strong>1339</strong> uno dei maestri della pittura senese, Ambrogio Lorenzetti, compone un ciclo di affreschi per la Sala del <strong>Palazzo Pubblico di Siena</strong> dove si riunisce il governo cittadino. Gli affreschi, primo ciclo profano della storia dell'arte, sono composti da 4 scene, le <em>Allegorie e gli effetti del Buono e del Cattivo governo</em> <em>in città e in campagna,</em> che devono ispirare i governanti cittadini. Per il loro sviluppo tematico rappresentarono un riferimento fondamentale per l’affermazione dell’identità civile di Siena, inoltre, per molti critici si tratta del primo documento pittorico italiano in cui il <strong>paesaggio urbano e rurale </strong>da semplice sfondo diventa un autonomo soggetto pittorico.<br><br>Nell'immagine: Ambrogio Lorenzetti, <em>Effetti del Buon governo in città</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:56:42 UTC</pubDate>
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         <title>Guillaume de Machaut compone la Messe de Notre-Dame</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1364 il più grande musicista francese dell’<em>Ars Nova,</em>Guillaume de Machaut (1300-1377), compone la <em>Messe di Notre-Dame che </em>è considerata uno dei più grandi capolavori della <strong>musica religiosa medioevale</strong>. Il più antico esempio a noi noto di un’intera messa in stile polifonico è la <em>Messa di Tornai</em> a 3 voci (1330 ca.), i cui brani furono composti, però, da più musicisti. La <em>Messa di Notre-Dame </em>è invece la prima messa completa attribuita ad un singolo compositore ed è una composizione polifonica a quattro voci: il <em>Kyrie</em>, il<em>Sanctus</em>, l’<em>Agnus Dei </em>e l’<em>Ite missa est, </em>sono scritti nello stile del<strong> mottetto isoritmico</strong> (una melodia di origine gregoriana ora cantata con una elaborata organizzazione ritmica) mentre il <em>Gloria </em>e il <em>Credo</em> si basano invece sul <strong><em>conductus</em></strong><em>, </em>un genere dell’<em>Ars antiqua </em>che prevede melodie originali (non riprese, cioè, dal tradizionale canto gregoriano). In alcuni passaggi della messa sono presenti anche interventi strumentali.<br><br></div><div>Nell'immagine: illustrazione di un manoscritto in cui Machaut (a destra) riceve la Natura che gli offre tre dei suoi figli</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 13:59:58 UTC</pubDate>
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         <title>Iniziano i lavori di edificazione del Duomo di Milano</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Duomo di Milano è uno straordinario esempio di <strong>architettura</strong> <strong>tardogotica</strong>, la cui costruzione ebbe inizio nel 1386 per volere di <strong>Gian Galeazzo Visconti</strong> che impose un progetto ambizioso in grado di esprimere il proprio potere. Come materiale per la costruzione scelse il marmo di Candoglia e le forme architettoniche del tardo gotico di ispirazione renano-boema. I lavori partirono sotto la guida di <strong>Simone</strong> <strong>d'Orsenigo</strong>, affiancato da altri ingegneri lombardi, che nel 1388 iniziarono i muri perimetrali.  Furono chiamati in seguito artisti e scultori da ogni parte d’Europa e d’Italia e alla fine del Trecento, giunsero i <strong>maestri campionesi</strong>, abili maestranze di architetti e scultori. Le dimensioni del Duomo sono stupefacenti: lungo 157 metri, si estende su una superficie di 11.700 metri quadrati e la guglia maggiore raggiunge un’altezza di 108,5 metri. È il più grande e complesso edificio <strong>gotico</strong> d’Italia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 14:13:00 UTC</pubDate>
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         <title>In Italia si diffonde la lettera di cambio</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel Basso Medioevo fioriscono le compagnie commerciali che sono associazioni di proprietari di attività produttive (campagne, miniere o manifatture), mercanti, armatori e banchieri i quali esercitano il commercio e, di solito, dispongono di una fitta rete di agenzie e di filiali in Europa e nel vicino Oriente. Tra il Duecento e il Trecento, per <strong>favorire le transazioni commerciali</strong> si diffonde la lettera di cambio, un <strong>titolo di credito </strong>che contiene l'ordine di pagare una certa somma a una scadenza e in un luogo determinati e che può essere considerata l’antenata degli assegni e una prima forma di cambiale. Questa nuova forma di pagamento, <strong>nata in Italia fra il XII e il XIII secolo</strong>, inizialmente ad opera dei cambiavalute genovesi che avevano la necessità di trasferire fondi evitando di trasportare fisicamente il denaro, è dunque uno strumento per effettuare pagamenti su piazze diverse da quelle su cui avvengono le transazioni commerciali, evitando così i rischi connessi al trasporto di moneta. <br><br>Nell'immagine: Pietro di Miniato, <em>Vocazione di San Matteo</em>, particolare</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 14:15:49 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>In Europa si diffonde l&#39;uso della polvere pirica</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/zp512velu89s/wish/368128396</link>
         <description><![CDATA[<div>La polvere pirica (o polvere nera) è il più antico <strong>esplosivo</strong> conosciuto, il cui primo impiego si fa risalire ai <strong>Cinesi</strong> che la utilizzarono inizialmente per fini ricreativi. L'uso della polvere nera si diffuse in Europa a partire dal 1300 e il suo primo impiego nelle bocche da fuoco si attribuisce al monaco tedesco <strong>Berthold Schwarz</strong>. Già i cinesi nel XII secolo la utilizzarono per la costruzione di rudimentali armi esplosive che in seguito arrivarono a comprendere veri e propri cannoni e pezzi di artiglieria, usati per difendersi durante le invasioni mongole. I mongoli acquisirono in seguito alcune tecniche legate a queste armi che portarono con sé nella loro migrazione verso l'Europa e il Medio Oriente durante il XIII secolo. I <strong>cannoni</strong> fecero la loro comparsa in Europa verso il 1300 e gli inglesi li misero in campo per la prima volta nel 1346 nella <strong>battaglia di Crécy</strong> (Guerra dei Cent'anni), travolgendo i francesi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 14:21:20 UTC</pubDate>
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         <title>Jean Buridan sviluppa la “teoria dell’impeto”</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Intorno al 1350 Jean Buridan, per spiegare il <strong>moto dei corpi</strong>, elabora  la sua famosa teoria dell'impeto che parte da una critica della teoria aristotelica del moto dei corpi lanciati, evidenziando così in primo luogo una novità nel rapporto con il sapere, non più considerato come una verità inviolabile, ma sottoposto a revisioni e modifiche.<br>La teoria dell'impeto (secondo cui applicando una forza a un corpo, si trasferisce ad esso un <em>impetus</em>, che gli consente di proseguire il moto anche in assenza di forze esterne) precorre il <strong>principio d’inerzia </strong>e segna  un importante contributo alla fisica del moto, rappresentando il punto di partenza per lo sviluppo delle tesi del movimento di <strong>Galilei</strong> e <strong>Newton</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 14:23:17 UTC</pubDate>
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         <title>Orologio meccanico della cattedrale di Strasburgo</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/zp512velu89s/wish/368129067</link>
         <description><![CDATA[<div>L’orologio meccanico fu inventato sul finire del XIII secolo e nel secolo successivo si diffuse con rapidità in tutta Europa. Tra il 1352 ed il 1354 anche a Strasburgo fu costruito il cosiddetto <strong>Orologio dei  Re Magi</strong>, unico nel suo genere, capolavoro di meccanica. Proprio l'interesse per la meccanica modificò il rapporto dell'uomo con lo spazio e il suo senso del tempo.</div><div>La rivoluzione portata dagli orologi meccanici ebbe conseguenze incalcolabili. Al tempo scandito dalle campane delle chiese o dalle clessidre si sostituì il tempo degli orologi, misurato <strong>più</strong> <strong>esattamente</strong>. Non solo l'organizzazione delle attività urbane viene scandita da un tempo più complesso non più regolato dai ritmi naturali, ma i mercanti scoprirono <strong>il prezzo del tempo</strong> che divenne un fattore essenziale nelle operazioni commerciali.<br><br>Nell'immagine: la cattedrale di Strasburgo</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 14:24:59 UTC</pubDate>
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         <title>Defensor pacis di Marsilio da Padova</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/zp512velu89s/wish/368129777</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1324 Marsilio da Padova, rettore dell’Università di Parigi, pubblica il <em>Defensor pacis</em> (“Il difensore della pace”), che è la sua opera più celebre in cui analizza le cause delle <strong>discordie</strong> presenti nella società del suo tempo, individuando nell’i<strong>ngerenza del potere ecclesiastico</strong> nelle vicende temporali una delle cause del susseguirsi di guerre e tensioni. Propone l'idea di una pacifica convivenza fondata su una <strong>rigorosa</strong> <strong>distinzione</strong> tra l'ambito del potere civile (che appartiene al popolo e ha un'origine laica) e potere religiosa, negando alla Chiesa ogni potere giuridico su tutti gli aspetti che hann<em>o</em> implicazioni temporali. Il <em>Defensor pacis</em>  è considerato la prima grande teorizzazione dello <strong>stato laico moderno</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-18 14:28:41 UTC</pubDate>
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