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      <title>Libertà: ricordi familiari intorno al 25 aprile by Valeria Zucchi</title>
      <link>https://padlet.com/valeria_zucchi/zobw769t92ebuxus</link>
      <description>Racconti, fotografie, interviste, audio e video di ricordi delle famiglie relativi ai valori e alle vicende che gravitano intorno alla data simbolo della liberazione: il 25 aprile</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-04-27 16:12:07 UTC</pubDate>
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         <title>1943: Memoria Familiare trascritta da Ludovica Brighi</title>
         <author>ludovicabrighi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ero una bimba che non riusciva a comprendere il significato di quanto avveniva intorno a sé anche se ascoltava i discorsi degli adulti.<br>"Il tradimento di Badoglio e del Re", "I tedeschi che non erano più amici d'Italia", "Gli americani che non arrivavano al Nord", "La repubblica sociale di Salò ", " La deportazione di ebrei e politici nei lager "...   "L'hanno portato ai Servi... " sentivo sussurrare.<br>Ma l'allegria e la spensieratezza dell' infanzia prevalevano: si giocava alla "settimana", si impastava la terra con le mani, ci si nascondeva negli angoli più impensati, le "Conte" erano cantilenanti e dal collo pendevano le collane di spicchi d'aglio per contrastare la "verminosi"....<br>"Pippo ferroviere"/ che vien tutte le sere/se manca un momentino/ manda suo cugino/... cantavamo a squarcia gola e non ci rendevamo conto che quel piccolo aereo da ricognizione poteva portare un bombardamento a tappeto sulla città. <br>C'erano parole ricorrenti: coprifuoco, mercato nero, sfollati, rastrellamenti, alleati,  partigiani, staffetta... C'era la corsa verso il rifugio,dopo che la sirena aveva suonato l'allarme: uno accanto all'altro si tendeva l'orecchio al rombo dei caccia; si cercava di capire dal fragore dove fossero cadute le bombe. I volti degli adulti erano preoccupati: c,era chi pregava, chi imprecava.... e poi "Liberi tutti!" si usciva dal tunnel.  Al nostro ritorno a casa mi accorgevo che il nostro misterioso vicino non si era mosso dalla sedia, continuando a battere  i suoi messaggi in codice. Partigiani:stavano sulle nostre montagne  nascondendosi nei boschi. I contadini ,inizialmente li guardavano con sospetto perché chiedevano pane, latte, carne. A volte dopo un'azione di disturbo, per sfuggire ai tedeschi o alle brigate nere, si rifugiavano nei fienili e nelle cantine mettendo a repentaglio la vita di chi li proteggeva. Ma poi  molti capirono che condividendo le loro azioni  ci si poteva liberare prima dal nemico: donne e bambini  collaborarono con coraggio. Sul finire della guerra i partigiani riapparvero in pianura. Alla fine di aprile vidi scendere lungo il greto del Crostolo un gruppo di partigiani che aveva coordinato le forze che muovevano dall'Appennino reggiano a quello toscano.<br>Erano uomini magri, stracciati e stanchi, con i capelli arruffati, la barba lunga, col fucile a tracolla.<br>Riconobbi tra loro Don Angelo Cocconcelli, il parroco di San Pellegrino e il prof. Dossetti (il futuro monaco di Monte Sole...)<br>Capii più tardi che quelle persone di varia estrazione sociale, alcuni provenienti dal Regio esercito che si era sfaldato, avevano costituito un esercito di volontari con comandanti scelti da loro stessi.<br>Avevano obbedito a chi condivideva le loro idee, usando armi e munizioni, pagando un tributo di morti, prigionieri e torture. Avevano favorito l'arrivo degli alleati e ostacolato le milizie fasciste sempre più minacciose.<br>Nei venti mesi di guerra la resistenza ha dimostrato che il popolo italiano poteva essere riammesso nella vita delle libere Nazioni. <br>29/04/2020</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-28 08:55:48 UTC</pubDate>
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         <author>ludovicabrighi</author>
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         <pubDate>2020-04-29 06:11:41 UTC</pubDate>
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         <author>ludovicabrighi</author>
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         <pubDate>2020-04-29 06:11:59 UTC</pubDate>
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         <title>Il mio &quot;trisnonno&quot; Antonio, semplice ferroviere e Sua Eccellenza il Duce.</title>
         <author>ludovicabrighi</author>
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         <description><![CDATA[<div>La famiglia del mio papà è di origini tosco-romagnole: nel 1887 il mio trisnonno Antonio, nasce a Predappio, un piccolo paese delle colline Forlinesi, dove tutti si conoscevano e si aiutavano come di solito fa la gente umile, scambiandosi il pane, l'olio e il sale. <br>Ultimo di quattro fratelli maschi, Antonio aiutava i suoi genitori nel lavoro dei campi, dormiva su un materasso ripieno di foglie secche in primavera andava a caccia di nidi, spiava il primo frutto maturo e faceva il bagno nel fiume. <br>La sua famiglia, come tante in Romagna era di fede repubblicana e sul letto, al posto del crocifisso, aveva il ritratto di Giuseppe Mazzini. <br>A Predappio c'era la scuola; il figlio della maestra si chiamava Benito Mussolini; studiava in collegio a Forlìmpopoli per diventare  maestro. <br>Ma, in quegli anni cosa univa Benito e il mio Trisnonno?<br>La fede comune nel'idee socialiste rivoluzionarie e le discussioni all'osteria. <br>Il primo, però, farà carriera politica, anche con mezzi non sempre leciti; il secondo, dovrà risolvere il problema quotidiano del pane per la sua famiglia, le lotte tra i mezzadri e braccianti, gli scioperi, l'inflazione e la disoccupazione. <br>Passano gli anni: siamo nel 1921: <br>Mussolini è a Milano, (dove è stato fondato il primo fascio. Gli squadristi, dopo un comizio in cui egli afferma che il FASCISMO, il suo nuovo partito, impedirà che l'Italia diventi una provincia Russa lo portano in trionfo. <br>Antonio è a Forlì e lavora con i suoi fratelli in ferrovia: tra carbone,  rotaie e scioperi CONTINUA A CREDERE CHE IL SOCIALISMO SIA FEDE, DISINTERESSE, CONDIVISIONE ED EROISMO. <br>Vuole poter esprimere le sue opinioni, non indossa l'uniforme, non partecipa alle adunate. <br>In piazza Saffi, a Forlì, per l'inaugurazione di un edificio progettato da un famoso architetto del Regime i due uomini, così diversi s'incontrano.<br>Quando il Duce, tra una folla che lo acclama, gli passa vicino, Antonio, nel colorito dialetto romagnolo, gli urla:<br>"EHI, BENITO, HAI CAMBIATO GABBANA!!!" <br>Sua eccellenza, gonfio come un tacchino, finge di non aver sentito. <br>I loro sguardi si incrociano ma il Duce procede, la mascella protesa in avanti, tra i gagliardetti, facendo scricchiolare i suoi stivali  neri. UNA SETTIMANA DOPO ANTONIO E I SUOI FRATELLI SARANNO LICENZIATI DALLE FERROVIE: NON SONO ISCRITTI AL PARTITO FASCISTA! <br><br> riportato la memoria di Antonio Brighi, classe 1887  trascritta da me il 29/04/2020      <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-29 06:39:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ludovicabrighi</author>
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         <pubDate>2020-04-29 06:53:30 UTC</pubDate>
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