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      <title>I RACCONTI HORROR DA UN MINUTO (O POCO PIÙ) DELLA 2^C by CLASSE 2C LA MIGLIORE</title>
      <link>https://padlet.com/primacascoli/zh127eeyd3nd2w03</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-02-02 07:21:02 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-03-22 10:56:29 UTC</lastBuildDate>
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         <title>UNA NOTTE DA INCUBO</title>
         <author>primacascoli</author>
         <link>https://padlet.com/primacascoli/zh127eeyd3nd2w03/wish/2870953801</link>
         <description><![CDATA[<p>Una notte, incuriosito dalle voci della gente del posto, mi incamminai verso una casa abbandonata. Una volta entrato vidi delle macchie di sangue per terra che portavano in una stanza. Appena entrato, vidi una donna dalle vesti bianche e dall'aspetto terrificante. Scappai, avevo il cuore in gola. Non riuscivo a muovermi ma mi feci coraggio e corsi via con le gambe tremanti. Tutte le porte erano chiuse, non sapevo cosa fare e allora salii al piano di sopra. Vidi solo una finestra aperta. Non avevo speranze. L'ansia prese il sopravvento e iniziai a sudare. Ad un certo punto la donna venne verso di me, io gridai in preda al terrore ma nessuno mi sentì. E lì che un'idea sfiorò la mia mente...</p><p> Chiusi gli occhi e mi lasciai cadere all'indietro.</p><p><br/></p><p>ALESSANDRO VOLGARE</p><p>ANTONIO D'AMBROSIO</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-02 07:57:39 UTC</pubDate>
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         <title>LA PAURA SUPERATA</title>
         <author>primacascoli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Era una notte d'inverno. Preso dalla stanchezza mi addormentai. Un rumore mi fece alzare di scatto. Presi la scopa con il cuore in gola e le gambe annodate e urlai a più non posso. Appena arrivai in salotto, trovai la porta d'ingresso spalancata e piena di graffi. Vidi un grande lupo fissarmi, ero la sua preda. il lupo mi mangia all'istante e dentro la bocca c'erano tanti piccoli ragni. Per fortuna  mi ricordo di avere la scopa e la getto da una parte all' altra e riesco  a superarli facilmente. Me ne rimane uno addosso e decido di tenerlo come portafortuna.</p><p><br></p><p>ANTONIO NIGRO.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-02 08:13:44 UTC</pubDate>
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         <title>LA PORTA NEL MURO</title>
         <author>primacascoli</author>
         <link>https://padlet.com/primacascoli/zh127eeyd3nd2w03/wish/2870976856</link>
         <description><![CDATA[<p>Era un giorno di Settembre e mentre andavo a scuola vidi una porta dentro un muro ma non ci feci caso e continuai a camminare.</p><p>Appena tornata a casa mia madre mi disse di non fare più quella strada perché al telegiornale era uscita una notizia di una certa porta nel muro e si sono sentite delle voci. </p><p>La mattina seguente non c'era la mia migliore amica Madison ma pensavo che stava male anche se mi sembrava strano che non mi aveva avvisata quando tornai da scuola mi arriva una chiamata dalla mamma di Madison dove mi disse se sapevo qualcosa di sua figlia, allora decisi di andarla a cercare mettevo volantini, avvisi ma nessuno sapeva niente di Madison.</p><p>Mentre ero preoccupata ricordai di quella porta nel muro che mamma mi aveva detto di non andarci, ma era troppo curiosa e volevo salvare la mia amica, cosi mi feci coraggio e andai a salvare la mia amica, aprì la porta e all'inizio sembrava una semplice casa, fino a quando vidi delle gocce di sangue e delle ciocche di capelli molto simili a quelle di Madison, salì le scale e andai nel bagno accesi la luce e urlai e iniziai a correre, scesi la scale velocemente e chiusi quella porta con tutta la mia forza.</p><p>Con il cuore in gola chiamai i carabinieri che per fortuna arrivarono subito andammo nel bagno ma il povero corpo di Madison non c'era più così mi girai e vidi difronte a me una persona simile a Madison con un coltello poi no n ricordai più niente altre al fatto che chiusi gli occhi per sempre.</p><p><br></p><p>GABRIELE CONTE</p><p>CHIARA SANTORO</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-02 08:27:01 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;HOTEL ABBANDONATO </title>
         <author>primacascoli</author>
         <link>https://padlet.com/primacascoli/zh127eeyd3nd2w03/wish/2870990780</link>
         <description><![CDATA[<p>Facciamo una scommessa?</p><p>Tutto è iniziato così.</p><p>Dopo una partita di basket un nostro amico decise di sfidarci, più precisamente a me e Ettore.</p><p>Questa sfida consisteva nell'entrare in un hotel abbandonato.</p><p>L'hotel si trovava a fianco allo stadio difronte alla caserma dei carabinieri. </p><p>La nostra eccessiva curiosità ci spinse ad entrare.</p><p>Era buio pesto, l'unico oggetto presente nelle nostre mani era una torcia gialla a pile, quasi scarica, non faceva molta luce, ma ci bastò per  vedere l'orrore che si celava all'interno.</p><p>Riuscimmo ad entrare con fatica e attenzione, l'entrata era una porta di vetro, di vetro ce n'era poco intatto, c'erano solo residui di minuscole scaglie appuntite. </p><p>Per terra, quando calammo gli occhi travolti dall'ansia, vedemmo siringhe usate, da cui calava sangue bollente.</p><p>Guardammo dinanzi a noi e trovammo un alta scalinata, le scale erano rotte e la ringhiera inesistente. Ci sembrò di scorgere qualcosa in cima, un ombra, una sagoma enorme.</p><p>Io urlai, anzi, il mio terrore incontrollato mi fece urlare. Gerardo si spaventò e inciampò per terra. Dal soffitto centinaia di pipistrelli invasero l'aria. Avevo il cuore che mi c batteva all'impazzata e le gambe pesanti come se stessi sorreggendo dei pesi. Con le ultime forze che avevo, alzai Gerardo e scappammo in preda  al panico. </p><p>Da quel giorno non entrammo più.  </p><p><br/></p><p>GERARDO TOZZA</p><p>ETTORE BORRELLI</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-02 08:44:42 UTC</pubDate>
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         <title>PIGGY</title>
         <author>primacascoli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di subire un trauma o di avere la sensazione che la vostra infanzia è stata rovinata?</p><p>Beh, a me si.</p><p>Da piccola non ho mai avuto degli amici, o per lo meno degli amici veri; avevo solo un pupazzetto di peluche, era il personaggio del mio cartone animato preferito, Peppa Pig.</p><p>Era un maialino di piccole dimensioni che decisi di chiamare Piggy, rosato, con le guancette e un modesto vestitino rosso di lana, con dei ricami bianchi sulle cuciture, dei carini e intensi occhietti neri e una delicata boccuccia rosa accompagnata da un dolce sorriso.</p><p>Quell'insignificante peluche senza vita aveva una particolare importanza per me, era come un amico del ❤, sapeva tutto di me, o per lo meno ci parlavo senza avere risposte, dal tronde era solo un peluche...</p><p>Il primo giorno di scuola media ho conosciuto la mia prima amica del ❤, Angie..</p><p>Ero felicissima, Angie era una ragazzina simpatica, intelligente e soprattutto coraggiosa. Un giorno la invitai a casa per fare dei compiti insieme. Entrammo un cameretta e il suo occhio cadde su Piggy.</p><p>Ci fu un'attimo di silenzio che s'interruppe subito da una risata incontrollata:</p><p>“HAHAHA, COS'È QUEL MAIALE? DORMI ANCORA CON I PUPAZZI???”</p><p>Ci rimasi malissimo. Dentro di me sentii un vuoto incolmabile, ma da quelle parole capii che dovevi crescere; avevo 11 anni, non 4.</p><p>“Nahh, è un giocattolo di mia sorella“ e dalla rabbia incontrollata, inconsapevole delle conseguenze, presi il pupazzo e lo gettai nella spazzatura. Quando Angie se ne andò mi misi a letto.</p><p>Senza Piggy non riuscivo a dormire.</p><p>Mi svegliai più volte a causa degli incubi che facevo su di lei.</p><p>D'un tratto, il mio sonno fu interrotto per l'ennesima volta ma non da un incubo; fui svegliata da un rumore.</p><p>Mi alzai dal letto, erano le 3 di notte. </p><p>Avevo le mani e la fronte fracide di un sudore gelido.</p><p>M'incamminai per il buio corridoio.</p><p>Schiacciai l'interruttore ma le luci non si accesero. </p><p>Mi ricordi di Piggy e corsi in cucina a cercarla nel bidone della spazzatura. Era vuoto.</p><p>Avevo il cuore che mi batteva all'impazzata e la mia ansia che cresceva.</p><p>Dov'era? Ricordavo bene di averla buttata in quel secchio...</p><p>Improvvisamente le luci del lampadario del soggiorno iniziarono a lampeggiare e ogni volta che si accendevano vedevo la sagoma del mio peluche ingigantita che ad ogni spegnersi e accendersi delle luci si faceva sempre più vicina.</p><p>Cercai di correre per andare a letto, ma sentivo le mie gambe sempre più pesanti, la mia vista sempre più annebbiata, il mio udito sordo a tutti i tumori tranne che ad un fischio insopportabile e il mio respiro sempre più lento, sempre più affannato.</p><p>Mi girai di scatto con le ultime forze che avevo e i miei occhi si dilatarono dal terrore.</p><p>Vidi un maiale dalle sembianze umane...</p><p>Vestitino rosso, occhi neri come il petrolio e profondi dalle orbite vuote da cui calava un liquido rosso fuoco, guance bordò, e quel sorriso... quel maledetto sorriso terrificante, ma familiare.</p><p>Era Piggy.</p><p>La guardia, vidi le sue zampe, diventate mani, afferrarmi il collo e feci lultimo respiro.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><strong>Racconto da un minuto</strong></p><p>Era una fresca sera d'estate, mi sentivo strana; era il terzo giorno che ero al mare e ogni sera era sempre più fredda e il villaggio in cui mi trovavo sempre più isolato.</p><p>Quella terza notte feci lo sbaglio che segnò la mia vita. </p><p>Ero distesa sul letto, erano le 21.15 e volevo andare sulla spiaggia. Avevo voglia di immergere i miei piedi nella fresca sabbia e sentire il fruscio delle onde del mare.</p><p>Mi alzai e mi diressi in spiaggia, la sabbia era gelida e più asciutta che mai.</p><p>Il mare era una tavola, senza nemmeno un onda, e ad ogni passo che facevo, la sabbia saliva.</p><p>Ad un certo punto non mi sentii più i miei.</p><p>I minuscoli granelli oro mi erano saliti sopra il ginocchio, poi sopra la vita, fino ad arrivarmi al petto e...</p><p>Mi sentii qualcosa di viscido afferrarmi e trascinarmi con una velocità pari a quella di uno sciocco di dita giù, infondo alla sabbia.</p><p>Era una fresca sera d'estate, ero in riva al mare, l'ultimo che vidi, ma allo stesso tempo quello che mi accompagnerà per sempre'.</p><p>Arianna Cornacchio</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-02 08:51:38 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;INCUBO DEI FURGONI BIANCHI</title>
         <author>primacascoli</author>
         <link>https://padlet.com/primacascoli/zh127eeyd3nd2w03/wish/2870996502</link>
         <description><![CDATA[<p><br></p><p>Era una serata di fine novembre, pioveva a dirotto e io stavo tornando a casa, ero a piedi avevo un piccolo ombrello che copriva solamente la testa, mi bagnai tutta. Camminavo, per l'ansia mi girai e vidi un ombra, alzai il passo, sentii un rumore di una macchina, dai suoi fari  corsi e andai a casa. Mi misi a dormire ma un po' mi arrivò una chiamata da un numero sconosciuto , risposi ma non si sentiva nulla, chiusi e mi rimisi a dormire. Arrivò un'altra chiamata, risposi un'altra volta ,si sentiva una voce fioca e stridula che diceva ''morirai adesso''. Chiusi il telefono ma suonarono alla porta, aprii la porta e ad un certo punto un dolore assoluto e poi buio.</p><p><br></p><p>SIMONA INFANTE</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-02 08:51:38 UTC</pubDate>
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         <title>Sesto senso</title>
         <author>primacascoli</author>
         <link>https://padlet.com/primacascoli/zh127eeyd3nd2w03/wish/2871005095</link>
         <description><![CDATA[<p>Sapeva di essere osservata. Lo sapeva. Lo sentiva. Era da diversi giorni che le sembrava di sentire la presenza di qualcuno: dietro di lei, fuori dalla finestra o davanti il suo letto mentre dormiva.</p><p>Viveva a casa da sola e questo la preoccupava ogni giorno di più.</p><p>La soluzione sarebbe stata poter trascorrere un po' di tempo con i suoi genitori...Già, ma quali genitori?</p><p>La sfortuna si era abbattuta in modo molto violento su quella famiglia: prima la perdita del lavoro, poi la perdita della casa, il trasferimento, l'incidente stradale e ora questo.</p><p>Quel giorno Lea passeggiava da sola lungo le sponde del fiume ascoltando il rumore dell'acqua che le accarezzava le orecchie. Era uno dei suoi passatempi preferiti, che riusciva a distrarla da qualsiasi altro pensiero.</p><p>Ma in quel fin troppo calmo pomeriggio d'estate, c'era qualcosa che non andava.</p><p>Quel pomeriggio fece buio prima del solito e Lea stava tornando a casa e fu proprio in quel momento che notò una stradina dall'altra parte del fiume. Era stretta, buia e la ragazza era sicura di non averla mai vista prima. Neanche di sfuggita.</p><p>Lea dovette fare il giro del fiume e raggiunse la stradina. La ragazza fece un passo in avanti. Esitò per un po' di tempo ma poi prese la sua decisione. Camminò dritto per quelle che le sembravano ore. La stradina non finiva e non sarebbe finita presto. Lea sentii qualcosa spezzarsi alle sue spalle. Si voltò di scatto. Un uomo alto con un cappello nero e vestiti altrettanto neri coprivano il suo viso. Era immobile. Sorrideva in un modo che non poteva essere descritto a parole. Un qualcosa di terrificante. Il cuore della ragazza cominciò a battere all'impazzata. Il suo sesto senso ha sempre avuto ragione per tutto questo tempo. Allora corse fino allo sfinimento. L'uomo si muoveva lentamente, eppure sembrava essere in perfetta sincronia con Lea, che si faceva strada tra gli alberi.  La strada si interruppe proprio prima di una casa completamente disabitata. La ragazza non aveva altra scelta, quindi entrò  di fretta e furia. Bloccò con un manico di scopa la porta ormai molto vecchia.</p><p>Le tremavano le gambe, aveva il fiato corto e le sembrava di morire. Ma non sapeva cosa sarebbe successo dopo. Scappò nella prima stanza più lontana dalla porta e una luce si accese, non molto funzionante. Si girò. L'uomo che l'ha seguita nel bosco continuava a sorriderle con un sorriso così sadico e spaventoso da terrorizzare chiunque. Il suo sorriso di allargò di colpo e Lea emise il suo ultimo grido.</p><p><br></p><p>SOFIA LANZETTA</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-02 09:01:30 UTC</pubDate>
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         <title>GLITCH</title>
         <author>primacascoli</author>
         <link>https://padlet.com/primacascoli/zh127eeyd3nd2w03/wish/2877152281</link>
         <description><![CDATA[<p>Si dice che ogni scelta è importante. Ma non è del tutto vero, ogni giorno, prendiamo tante piccoli decisioni senza neanche farci caso. Per esempio rispondere a una telefonata o richiamare dopo, andare a una festa di compleanno oppure restare a casa, percorrere la solita via, o prenderne una nuova.. Ognuna di queste scelte rappresenta un vivio, e per ogni strada del vivio c'è una storia diversa da raccontare, ma non è sempre a lieto fine..</p><p>Matteo viveva da solo ormai da un anno, gli piaceva, vivere da solo , poteva fare quello che voleva, senza dar conto a nessuno, sua madre gli aveva chiesto se avesse paura a stare da solo, paura che i ladri entrassero in casa o risvegliarsi dopo un brutto incubo senza avere il conforto di un'altra persona accanto a sé. Ma per Matteo non ha senso preoccuparsi prima che accadessero. Il suo spazio privato era troppo piacevole per rischiare di rovinarlo, con le paure. La prima sera si era addormentato come sempre sul divano guardando una serie, si svegliò all'una, spense la televisione e si trascinò dal divano al letto senza nemmeno accendere la luce, sentii tirare le lenzuola, poi il cigolio della rete, qualcuno si era seduto sul letto. Ancora mezzo addormentato, cercò di ricordare se un amico fosse rimasto a dormire da lui, ma era perfettamente sveglio, mentre realizzava di essere a casa da solo, allungò il piede e toccava  qualcosa di solido, aveva la consistenza liscia e molle della carne umana, cercò a tentoni la lampada sul comodino e l'accese, la stanza era vuota, com'era ovvio che fosse. Matteo rise di se stesso ma andò ugualmente a dormire sul divano..</p><p>La seconda sera, rimase a guardare la televisione fino a tardi, si lavò i denti, e si cambiò lentamente.. rimandando il più possibile il momento di mettersi a letto. Spense la luce e attese, certo che avrebbe sentito di nuovo quella presenza, e al tempo stesso  non l'avrebbe sentita, perché quella presenza  non esisteva, non poteva esistere, eppure anche quella notte tornò. Fu uno spostamento quasi impercettibile, un fruscio tra le lenzuola, stavolta, era dentro al letto. Matteo chiuse  fortissimo gli occhi concentrandosi più che poteva, per far passare quella suggestione, quel residuo che non voleva andare via. Matteo accese immediatamente la lampada, e come la scorsa notte, non c'era nessuno, Matteo  stavolta, non ci trovò niente da ridere.</p><p>La terza notte rimase direttamente sul divano, con le cuffie ad alto volume per coprire i rumori, prima di quei giorni non si era mai accorto di quanto rumore facesse, il silenzio. Lo scricchiolio di un gradino che nessuno aveva calpestato, una porta che sbatteva anche se le finestre erano chiuse, una voce che forse proveniva da un altro piano del palazzo, o forse no,  il suo spazio più intimo, il luogo in cui avrebbe dovuto sentirsi più al sicuro, era ormai abitato da un'altra presenza. Matteo lo percepiva costantemente intorno a sé.</p><p>L'ultima sera, le cuffie si spensero di botto, calando  nel silenzio imperfetto della casa. Matteo lanciò un'occhiata fugace infondo nella camera da letto, poi agitò nervosamente le cuffie, come se quel gesto servisse a riportarle in vita, e di colpo la musica ripartì. Quella musica non proveniva dalle cuffie, ma Matteo sapeva che non poteva nemmeno arrivare dalla camera da letto, dentro non c'erano radiosveglie, né casse, né stereo, niente che potesse emettere un suono. La presenza non era in camera da letto, era accanto a lui "Matteo.." la vide solo per un attimo, una frazione di secondo, era una donna con una mano protesa verso il suo viso, pronto a toccarlo.</p><p> Usò il poco fiato che gli era rimasto nei polmoni per gridare "VATTENE".</p><p>Nei secondi che seguirono l'unico rumore che si sentiva, fu  solo il suo respiro affannato. L'unica presenza in casa, era solo la sua.</p><p>La donna se n'era andata , in quel momento, da un'altra parte, quella stessa donna, era morta.  </p><p>Esattamente un anno prima, il 3 ottobre, Matteo aveva fatto una scelta piccola, insignificante, aveva scelto di non andare alla festa di compleanno di un amico per restarsene a casa, a guardare un film, quella scelta, come ogni scelta che facciamo, aveva generato un'altra storia, un altro mondo.</p><p>Un mondo in cui Matteo era andato alla festa, e aveva conosciuto una ragazza,  Francesca , si erano innamorati ,erano  andati a vivere insieme.</p><p>Una sera come le tante, mentre si prepararono per andare a dormire, Francesca si  era fatta  improvvisamente bianca in viso, chiamando il suo nome, aveva preteso una mano verso di lui , ma non riuscì ad afferrarla , nell'arco di pochi secondi, Francesca era morta. Una morte inspiegabile, di una ragazza giovane e in salute, di quelle in cui capita di leggere sui giornali..</p><p>Vedete, a volte succede che le nostre storie, i nostri mondi, si sovrappongano per un'istante, non  che un glitch, un errore di sistema.</p><p>Di solito non facciamo nemmeno in tempo  ad accorgercene, invece, l'errore dura più a lungo , mostrandoci cose che non dovremmo vedere..</p><p>Li chiamiamo fantasmi, presenze, spiriti, e abbiamo paura.</p><p>Quando infondo, sono soltanto una parte di noi, un frammento di una vita, che non abbiamo vissuto..</p><p><br></p><p>CIRSTOIU DARIA</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-07 20:42:07 UTC</pubDate>
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         <title>LA NUOVA CASA</title>
         <author>primacascoli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Mi ero appena trasferita a New York, un modesto condominio in una stradina malfamata di Brooklyn. "Questa sarà la tua nuova casa, spero ti troverai bene, tesoro." mi disse la signora Elizabeth, aggiungendo poi "Qualsiasi problema vieni pure da me, abito nell'appartamento al piano di sotto.", e mi lasciò con un caloroso sorriso, chiudendo dietro di se la porta cigolante e asciandomi sola in quel buio appartamento. Appoggiai le mani al muro alla mia destra, cercando un interruttore della luce, che trovai con un po' di difficoltà. Erano passate un paio d'ore, gironzolavo tranquilla per casa quando sentii degli occhi puntati su di me, dei passi sul pavimento scricchiolante, dei ticchettii sulle pareti. Mi guardai attorno, non c'era niente e nessuno, "Magari sono solo stanca, dopotutto è notte fonda. Meglio se vado a letto." pensai tra me e me, ma quando feci per coricarmi un sussurro mi causò un brivido lungo la schiena, sobbalzai, tremai, improvvisamente un'ondata di freddo mi attraversò il corpo, da dove veniva quel vento? Le finestre erano chiuse. Mi voltai, di nuovo, non vidi nessuno. "Qualsiasi problema vieni pure da me" la frase della signora Elizabeth mi risuonò in mente, sovrastando i sussurri.</p><p>Mi avviai verso la porta, camminai a piedi nudi nel buio. Posai la mano sulla fredda maniglia della porta, l'aprii, un brivido mi percorse il corpo, il cuore saltò un battito, forse due, le gambe mi tremarono, i piedi indietreggiarono, un nodo in gola mi impedì di urlare. Una figura nera, senza forma e senza corpo, fluttuante. Occhi bianchi e luminosi, senza iride né pupille. Denti anch'essi bianchi, affilati, segnavano un sorriso ampio e inquietante. </p><p>Le orecchie mi fischiarono, le gambe cedettero. Caddi a terra, chiusi gli occhi, presa dall'ansia, dal terrore. </p><p>Buio, buio pesto. Aprii gli occhi, scossi il corpo, mi guardai intorno, "Tutto apposto, signorina? posso aiutarla?" La voce di una donna, matura ma non troppo, mi risuonò nell'orecchio, realizzai. "Sì, sì... potrei avere dell'acqua?" chiesi gentilmente all'aiutante di volo. "Arriva subito". </p><p><br/></p><p>GLORIA PRISCO </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-07 21:50:20 UTC</pubDate>
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         <title>LA VILLA DISABITATA</title>
         <author>primacascoli</author>
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         <description><![CDATA[<div>“Herry, Jessica, Giada avete sentito della notizia che gira ultimamente?” chiese Alex.<br>“Notizia? Quale notizia? Non ne so nulla” disse Giada.<br>“Hanno solo scoperto una villa disabitata nel bel mezzo del bosco” disse Alex.<br>“Cos’é vuoi andare là a controllare se veramente c’é Alex?”, disse Herry ironicamente, che poi si mise a ridere.<br>“No…é che esiste una leggenda su quella casa… magari é collegata alla leggenda che esiste sul bosco…”<br>“Quale leggenda sul bosco? E sulla casa?”<br>Alex iniziò a spiegare: “Allora si dice che nel bosco vive una strega di nome Zelda, e si narra che quando esce di casa sia sempre accompagnata da dei pipistrelli e se qualcuno incrociasse il loro sguardo potrebbe rimanere pietrificato o addirittura scomparire”.<br>“E quella sulla casa”, disse Herry.<br>“Non si sa ancora, ma penso sia collegata” disse Alex.<br>Nel frattempo, Giada e Jessica stavano tremando dalla paura. E i ragazzi decisero di andare al mattino seguente nella villa.<br>…<br>Il giorno dopo si ritrovarono davanti casa di Jessica, che era quella più vicina al bosco, poi decisero di recarsi in un negozio per comprare quattro torce a pile, dei panini e dell’acqua. E con zaini in spalla si incamminarono verso il bosco.<br>Quando arrivarono nella villa disabitata e videro le sue condizioni, iniziarono tutti a tremare.<br>“Torniamo a casa!” Dissero contemporaneamente Jessica e Giada.<br>I ragazzi le ignorarono ed entrarono nella casa, così le ragazze furono costrette a seguirli. <br>“Questo posto é messo davvero male…”disse Herry.<br>“Ci credo, é abbandonato da anni”, replicò Alex.<br>Visitarono tutta la casa ma non trovarono niente, finché d’improvviso tutte e quattro le torce si spensero all’unisco, lasciandoli nel buio più totale. <br>Le ragazze impaurite saltarono addosso a Herry, e nel mentre Alex prese le pile e accese la torcia.<br>Alex disse: “ Ragazze si sono solo…”<br>Alex non potette finire la frase perché videro una donna anziana, alta un metro e cinquanta, con capelli grigi e un abito nero con dettagli viola e il cappello uguale. E il volto… una cosa orribile! Aveva una pelle verdastra piena di nei e rughe.<br>I quattro amici erano fermi immobili ad assistere alla scena con le gambe che non rispondevano ai loro comandi. Nessuno sapeva cosa fare e rimasero lì per un po’.<br>Improvvisamente un ragazzo prese le due ragazze e corsero fuori dalla casa come se non ci fosse un domani. Si precipitarono verso la macchina e fissavano la casa, non sapendo cosa aspettarsi. Si sentì solo uno strano verso, e poi la porta d’ingresso si chiuse.<br>Per i minuti seguenti rimasero in silenzio, ad aspettare. Forse aspettavano che sbucasse fuori Alex dicendo: “Salve gente, scusate, era uno scherzo”.<br>Ma non successe…<br>La mattina dopo tornarono lì con la polizia.<br>Setacciarono tutta la casa, guardando in ogni singolo spazio, anche nei campi, ma niente: il loro amico era scomparso.<br><strong>GIORGIA LEONE</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-11 10:55:13 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>primacascoli</author>
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         <description><![CDATA[<p>Era una tranquilla notte di Novembre, i miei genitori non erano a casa per lavoro.</p><p>Mi avevano lasciato dei soldi per ordinare qualcosa da mangiare e mentre cercavo il mio telefono in giro per casa, iniziò a piovere, sembrava un temporale come tanti, ma mi sbagliavo di grosso.</p><p>Tuoni e fulmini pervadevano le strade del mio paese. </p><p>Finalmente trovai il telefono, digitai il numero di una pizzeria e... TU...TU...TUU...</p><p>"Buonasera, pizzeria Fratelli di Teglia, cosa volete ordinare?" mi rispose una voce.</p><p>"Una margherita con patatine" risposi. </p><p>"15 minuti e sarà nelle vostre mani" mi disse.</p><p>"Ok buona serata"</p><p>"Altrettanto" e sentii una voce, anzi, una risata che non mi prometteva niente di buono.</p><p>Poco dopo aver agganciato, mi dissi me e me "MA LA VIA?!", non aveva chiesto niente riguardo a dove si trovasse casa mia, ma lasciai perdere, probabilmente mi facevo troppi film mentali </p><p>Sentii bussare alla porta e corsi ad aprirla, ma il viale era vuoto e tutte le luci erano spente "Perché proprio ora un black out?!!"</p><p> L'ansia aumentava e tutto ad un tratto vidi un uomo alto, magro, con occhi venati di sangue e con vestiti sporchi (a malincuore non di salsa di pomodoro).</p><p>Mi fece un sorriso a dir poco FALSO e pieno di cattiveria e allora senza pensarci due volte chiusi la porta con tutta la forza che era in me.</p><p>La pizza? Non mi importava, in quel momento non facevo altro che pensare al quel mostro che si era presentato alla porta di casa mia.</p><p>Dovevo cacciarlo, allontanarlo, fare qualcosa, quindi presi il telefono e chiamai i miei genitori.</p><p>Ma ovviamente, nessun segnale, ormai era mezza notte e loro dovevano essere già casa, non avevo scampo e decisi di aprire la finestra per vedere se quel mostro era ancora li e quella paura che avevo provato fino a un secondo prima, si era trasformata in felicità assoluta. Quel mostro era andato via e i miei genitori erano appena arrivati, ad oggi non sono ancora sicura se quel mostro esisteva per davvero o era uno dei miei soliti film mentali ma sono sicura che non vedrò mai più film horror cosi da non capitare più.</p><p>FRANCESCA PASQUARIELLO</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-14 08:28:43 UTC</pubDate>
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