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      <title>La grande guerra by Claudia Piro</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-10-13 19:36:01 UTC</pubDate>
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         <title>San Martino del Carso, GO, Italia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>Riconoscete chi è ?? Ungaretti!!! <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:26:26 UTC</pubDate>
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         <title>Marna, Francia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La battaglia della Marna</strong><br>La battaglia della Marna prende luogo nel 1914 lungo il fiume Marna, dal quale prende il nome. Si svolge tra le forze francesi e quelle tedesche, in quanto all'inizio della prima guerra mondiale vediamo la Germania attaccare la Francia attraversando il neutrale Belgio, che opporrà una dura resistenza, trattenendo i tedeschi per ben due settimane. Arrivati in Francia, presso il fiume Marna per l’appunto, i tedeschi vennero bloccati dai francesi, ormai aiutati dagli inglese e dalle forze russe che nel frattempo costituirono il fronte orientale, cosi che si passo’ da quella che, secondo il generale tedesco <strong>Schlieffen,</strong> sarebbe stata una guerra lampo, ad una guerra di posizione. La guerra di posizione comporto’ la costruzione delle trincee, fortificazioni militari costituite  da lunghi fossi scavati nel terreno, che formarono il fronte occidentale che si estendeva dal canale della Manica fino al fiume Marna, e che poi verrà completato soltanto dopo l'entrata in guerra dell'Italia. <br>- Pellegrino Giovanni  <br><br><strong>Curiosità<br></strong>La guerra passò alla storia per la sua lentezza e per la trincerazione degli eserciti, che portò ben presto a un vero e proprio logoramento dell’umanità. L’aspettativa di vita in trincea era bassissima, e ciò non solo a causa della guerra in sé, ma anche delle pessime condizione igienico-sanitarie. Se per i feriti, in pratica, difficilmente c’era speranza, per una persona sana l’aspettativa di vita restava comunque bassa e si stimava attorno alle sei settimane! Per motivi tattici, ufficiali e barellieri (entrambi fondamentali, per scopi diversi) erano i primi bersagli del nemico e, salvo i feriti, erano gli uomini con l’aspettativa più bassa di tutti: neanche un mese.<br>- Maggio Enrico <br><br><em><br></em><strong><em><br><br><br></em></strong><em><br></em><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:29:17 UTC</pubDate>
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         <title>Verdun, Francia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>Verdun, battaglia navale  combattuta durante la Prima guerra mondiale nella cittadina di V., in Lorena, Francia orientale. Ebbe inizio il 21 febbr. 1916 con l’attacco dell’esercito tedesco, guidato da E. von Falkenhayn, nella zona di Verdun. L’intenzione era di logorare le forze alleate prevenendo l’offensiva che gli anglo-francesi avevano deciso di scatenare sulla Somme in primavera. I francesi, comandati da H.-P.-O. Pétain, riuscirono a resistere; violenti combattimenti si ebbero nel corso di marzo. Gli attaccanti tedeschi ottennero una serie di successi e Pétain fu sostituito dal generale R.-G. Nivelle. La controffensiva anglo-francese sulla Somme scattò il 1° luglio e nell’ag. 1917 intorno alla piazza di V. la situazione era tornata, dal punto di vista territoriale, allo statu quo precedente al 21 febbr. 1916. Il comando tedesco conseguì comunque una serie di obiettivi: impedì la progettata offensiva alleata sulla Somme per la primavera 1916; frustrò l’offensiva inglese della Somme del 1° luglio-23 ott. 1916; infine, logorando l’esercito francese, poté dislocare molte forze di recupero per contenere l’offensiva del generale russo A.A. Brusilov del 4 giugno-24 ag. 1916 e debellare la Romania (25 sett. 1916-fine genn. 1917). Ma dal punto di vista psicologico e morale, la battaglia di V. fu un successo dei francesi, perché l’opinione pubblica mondiale attribuì allo scontro lo scopo, fallito, di espugnare V. in vista di una nuova marcia risolutiva su Parigi.<br>- Medardi Marco </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:30:21 UTC</pubDate>
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         <title>Isonzo</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>PRIMA BATTAGLIA:<br><br><strong>La prima battaglia dell’Isonzo</strong> si svolse dal 23 giugno al 7 luglio 1915 e vide gli italiani in netta superiorità numerica rispetto agli austro-ungheresi, centomila uomini da contrapporre ai duecentomila schierati dalla 2^ e 3^ Armata; anche il parco artiglierie italiano risultò prevalente. <br><br>Gli austriaci avevano il vantaggio di occupare posizioni naturali di un territorio che conoscevano, mentre gli italiani non avevano mai combattuto in quella zona. L’attacco frontale al grido di <em>Avanti Savoia!</em> non pagò dal punto di vista strategico e le perdite furono subito rilevanti. Artiglieria e truppe non erano ancora ben amalgamate nello svolgimento dei compiti e nel coordinamento delle azioni, di conseguenza gli assalti s’infransero contro i reticolati delle trincee austro-ungariche. <br><br>In sostanza gli austriaci riuscirono a respingere il primo assalto e a tenere saldamente le posizioni sul Carso, a Gorizia e dintorni, ma in ogni caso gli italiani misero a segno qualche punto riuscendo a mettere piede sul Monte Nero e sul Colovrat e nella conca di Plezzo, nel settore dell’Alto Isonzo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:32:30 UTC</pubDate>
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         <title>Somme, Francia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>La battaglia della Somme fu un'imponente serie di offensive lanciate dagli anglo-francesi sul fronte occidentale della prima guerra mondiale a partire dal 1º luglio 1916, nel tentativo di sfondare le linee tedesche. La battaglia, voluta fortemente dalla Francia per alleggerire l'enorme e insostenibile pressione tedesca a Verdun, dimostrò allo stesso tempo la caparbietà e l'impreparazione tattica e strategica con cui lo Stato Maggiore britannico affrontò la prima grande offensiva delle forze alleate. Da un punto di vista strettamente tattico si poté parlare di limitato successo alleato - l'esercito del Kaiser Guglielmo dovette arretrare di alcuni chilometri - ma il guadagno territoriale irrilevante e l'elevatissimo numero di perdite decretarono il fallimento strategico complessivo dell'operazione: con 620 000 perdite tra gli Alleati e circa 450 000 tra le file tedesche, la Somme si dimostrò una delle più grandi e sanguinose battaglie della prima guerra mondiale che si chiuse in un'atmosfera di delusione e disappunto nel quale non si riuscì mai a decretare un vero vincitore. <br>- Maggio Enrico </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:33:29 UTC</pubDate>
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         <title>Caporetto, Slovenia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nell’agosto del 1917 l’Impero Austro-Ungarico sembrava a un passo dalla sconfitta. Solo il fronte italiano sembrava reggere, ma era questione di tempo prima che il generale Cadorna riuscisse ad abbatterlo. La Germania non poteva permettersi di perdere il suo alleato e così decise di togliere di mezzo l’Italia con un colpo a sorpresa. <br><br></div><div>L’attacco cominciò la mattina del 24 ottobre, e per prima cosa venne lanciato il gas tossico. Gli italiani, che avevano maschere antigas evacuarono in fretta le trincee avanzate. Poco dopo arrivò l’artiglieria, che costrinse i difensori rimasti a nascondersi o abbandonare il fronte. Il terzo attacco fu fatto dai reparti di fanteria d’assalto tedeschi che avevano il compito di infiltrarsi nelle trincee, conquistarle e difenderle fino all’arrivo dell’esercito. <br><br></div><div>Gli austro-tedeschi avanzarono nei villaggi vicino a Caporetto senza incontrare impedimenti. Altri attacchi furono respinti, ma quello principale riuscì a mettere in pericolo l’intera linea italiana. Il comandante locale chiese il permesso di ritirare le sue truppe, ma Cadorna glielo proibì per diverse ore. A sera, però, anche lui dovette arrendersi: la situazione era compromessa e fu ordinata la ritirata generale.<br><br>Passò alla storia come "<strong><em>La disfatta di Caporetto</em></strong>".<br><br>-Antonio Sciacca</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:36:19 UTC</pubDate>
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         <title>Piave, Italia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>La battaglia del Piave <br>fu il simbolo della ripresa italiana, dopo la ritirata di Caporetto. <br><br>Il 9 novembre, infatti, tutte le truppe superstiti avevano raggiunto la sponda destra del Piave. Il comando austriaco decideva di proseguire l’offensiva per distruggere l’esercito italiano e per costringerli ad uscire dall’Intesa. <br><br>Il governo di Roma aveva allora silurato il comandante supremo Luigi Cadorna, sostituendolo con Armando Diaz, e sotto le armi erano stati chiamati appunto i giovani nati nel 1899, per rimpinguare i ranghi di un esercito che aveva perso centinaia di migliaia di soldati, per non parlare del materiale bellico, nella disastrosa ritirata dall’Isonzo al Piave. Ma quelle forze fresche, dotate di un entusiasmo che mancava ai logori veterani delle precedenti battaglie, erano attese da momenti molto duri.<br><br></div><div>L’attacco finale austriaco si svolse su tutto il fronte italiano, ma i reiterati attacchi e violenti assalti avversari furono inesorabilmente contenuti e respinti. <br><br></div><div>La lotta si protrasse accanita e violenta sino al 25, ma ogni sforzo avversario risultò vano e si infranse contro la tenace, superba, eroica resistenza italiana. La battaglia del Piave preparò efficacemente la definitiva sconfitta dell’Austria e fece svanire per sempre la speranza di vittoria da parte degli Imperi Centrali. <br><br>-Francesco Serino<br>-Piergiorgio Signorino</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:37:55 UTC</pubDate>
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         <title>Skagerrak, Frederikshavn, Danimarca</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><br></strong>Jutland, battaglia navale dello Battaglia (detta anche dello Skagerrak) combattuta il 31 maggio 1916, nel corso della Prima guerra mondiale, al largo della Penisola dello J., tra le flotte d’alto mare inglese (la Grand Fleet) e tedesca (la Hochseeflotte). Va considerata la maggiore battaglia navale dei tempi moderni, prima che si avessero i grandi combattimenti del Pacifico durante la Seconda guerra mondiale. Il suo esito rimase incerto, per cui l’uno e l’altro dei belligeranti si attribuirono la vittoria nei loro bollettini. I tedeschi ottennero una vittoria tecnica, per la robustezza e la quasi inaffondabilità delle loro unità più moderne, la superiorità nell’artiglieria e l’efficacia di tiro. Ma sul piano strategico, si trattò di una vittoria degli inglesi, rimasti padroni delle acque della battaglia e di tutte le comunicazioni marittime, dato che i tedeschi non riuscirono a spezzare il blocco navale.<br>- Giovanni Pellegrino</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:50:34 UTC</pubDate>
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         <title>Adige, Italia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>bbb</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:51:23 UTC</pubDate>
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         <title>Brenta, Italia</title>
         <author>claudiapiro</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Strafexpedition, offensiva austro-ungarica, fu voluta per punire il tradimento italiano alla Triplice Alleanza.  <br><br>Nel maggio 1916, un fuoco d’artiglieria si scatenò sulle posizioni italiane, e il mattino il corpo austro-ungarico mosse all’attacco. L’intera massa di uomini dislocati a difesa del fronte continuò coraggiosamente e a riconquistare qualsiasi posizione persa, fino a quando, abbruttiti e devastati dalla violenza degli attacchi, gli italiani dovettero necessariamente iniziare la ritirata. <br><br></div><div>Sorpreso dagli avvenimenti, Cadorna racimolò un paio di divisioni di riserva e costituì la Quinta Armata che segnò concretamente la fine dell’offensiva sugli Altopiani. Per costituire questa nuova arma d’offesa, Cadorna dovette infatti alleggerire le truppe dislocate sull’Isonzo, rischiando che un’offensiva nemica gli strappasse di mano anche le poche conquiste di quel fronte.<br> <br>L’Austria si rese subito conto della minaccia e cessò l’offensiva, con relativo importante arretramento delle linee raggiunte. Durante questa sanguinosa e frenetica battaglia, il fatto di aver perduto terreno, fece scarsamente apprezzare la reale vittoria difensiva italiana.<br><br>-Rosario Salvaggio</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-21 17:52:01 UTC</pubDate>
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         <title>Ypres, Belgio</title>
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         <description><![CDATA[<div>24 Dicembre 1914. Tregua di Natale. </div><blockquote>"E' stato il natale più meraviglioso che abbia mai passato. (...) gli ufficiali hanno concordato una tregua fino alla mezzanotte di Natale, che invece poi è andata avanti fino alla mezzanotte del 26: ci siamo incontrati con i tedeschi nella terra di nessuno e ci siamo scambiati souvenir, bottoni, tabacco." </blockquote><div>E' così che Leon Harris, caporale del London Regiment, racconta quel momento magico, in cui i soldati dei due schieramenti dimenticarono l'odio della Grande Guerra e intrattennero un rapporto amichevole.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-24 09:34:55 UTC</pubDate>
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         <title>Firenze, FI, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<blockquote>12 Dicembre 1913. Le autorità annunciano l'avvenuto ritrovamento de "La Gioconda": il prezioso dipinto di Monna Lisa realizzato da Leonardo da Vinci era stato trafugato due anni prima dal museo parigino del Louvre.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-24 09:51:02 UTC</pubDate>
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         <title>Londra, Regno Unito</title>
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         <description><![CDATA[<div>Patto di Londra. <br>16 Febbraio 1915</div><div>Il Ministro degli Esteri italiano Sidney Sonnino avvia segretamente un dialogo trattativa con le forze dell'Intesa: il patto in questione diventa un promemoria con le condizioni per la discesa in campo dell'Italia a fianco dei Paesi dell'Intesa. Il 14 Aprile venne firmato l'accordo: l'Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese dalla firma del Trattato a fianco di Gran Bretagna, Francia e Russia, e in cambio, con il futuro trattato di pace, l'Italia avrebbe ottenuto Sud Tirolo, Trentino, Gorizia, Gradisca, Trieste, Istria, Dalmazia, la sovranità sul Dodecanneso, il riconoscimento di zone di influenza in Asia Minore e la rettifica di alcuni confini nell'Africa Italiana.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-24 10:01:34 UTC</pubDate>
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         <title>Vittorio Veneto, TV, Italia</title>
         <author>piergiorgiosignorino</author>
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         <description><![CDATA[<div>La battaglia di Vittorio Veneto fu l'ultimo scontro armato tra Italia e Impero austro-ungarico. Si combatté nella zona tra il fiume Piave, il Massiccio del Grappa, il Trentino e il Friuli e seguì di pochi mesi la fallita offensiva austriaca del giugno 1918 che non era riuscita a infrangere la resistenza italiana sul Piave e sul Grappa e si era conclusa con un grave indebolimento della forza e della capacità di combattimento dell'Imperial regio Esercito.<br><br></div><div>L'attacco decisivo italiano ebbe inizio solo il 24 ottobre 1918 mentre l'Impero austro-ungarico dava già segno di disfacimento a causa delle crescenti tensioni politico-sociali tra le numerose nazionalità presenti nello stato asburgico, e mentre erano in corso tentativi di negoziati per una sospensione delle ostilità.<br><br></div><div>La battaglia di Vittorio Veneto fu caratterizzata da una fase iniziale duramente combattuta, durante la quale l'esercito austro-ungarico fu ancora in grado di opporre valida resistenza sia sul Piave sia nel settore del Monte Grappa, a cui seguì un improvviso e irreversibile crollo della difesa, con la progressiva disgregazione dei reparti e defezioni tra le minoranze nazionali, che favorirono la rapida avanzata finale dell'esercito italiano fino a Trento e Trieste.<br><br></div><div>La sera del 3 novembre 1918, fu firmato l'armistizio di Villa Giusti che sancì la fine dell'Impero austro-ungarico e la vittoria dell'Italia nel primo conflitto mondiale.<br><br>AVANTI SAVOIA!<br><br>-Piergiorgio Signorino</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-25 11:33:43 UTC</pubDate>
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         <title>New York, Stati Uniti</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>BIG CRASH <br><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-25 11:57:55 UTC</pubDate>
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         <title>Berlino, Germania</title>
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         <description><![CDATA[<div>Lo zar Nicola II e il suo identico cugino Giorgio V (il nonno della regina Elisabetta) ritratti a Berlino nel 1913 in uniforme militare tedesca.  Durante la rivoluzione russa del 1917, il governo britannico offri inizialmente asilo politico allo zar e alla sua famiglia, salvo poi ritrattare proprio a causa di re Giorgio V che temeva che la presenza dei reali russi avrebbe potuto scatenare una rivolta contro la monarchia anche in Gran  Bretagna.  Con il senno di poi, l'inerzia del condannò la famiglia dello zar.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-29 11:19:41 UTC</pubDate>
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         <title>New York, Stati Uniti</title>
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         <description><![CDATA[<div>Impegnata a salire sul tram, questa donna scopre una caviglia attirandosi gli sguardi di un passeggero e un controllore. Siamo a New York e l'anno è il 1908.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-29 11:21:47 UTC</pubDate>
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         <title>Monte Grappa, Pieve del Grappa, TV, Italia</title>
         <author>piergiorgiosignorino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo la battaglia di Caporetto i soldati austro-ungarici provarono ad attaccare la linea difensiva italiana impostata sul Piave, ma non registrarono grandi successi.<br><br></div><div>Nel tentativo di migliorare la propria situazione, gli austro-ungarici attaccarono il massiccio del monte Grappa dall'11 al 18 dicembre 1917 riuscendo ad impossessarsi di alcuni colli, anche se un intervento francese giunto in aiuto degli italiani li costrinse a lasciare il monte Tomba e a ripiegare.<br><br></div><div>La situazione si calmò fino al 15 giugno 1918, quando l'esercito austro-ungarico scatenò la sua ultima disperata offensiva (battaglia del solstizio) per cercare di sconfiggere l'Italia; in quest'occasione ci furono i combattimenti più aspri e il Monte Grappa costituì il principale baluardo per il fallimento dell'offensiva austriaca. Per vedere di nuovo i soldati italiani in azione si sarebbe dovuto aspettare la battaglia di Vittorio Veneto, iniziata alla fine dell'ottobre 1918.<br><br>AVANTI SAVOIA!<br><br>-Piergiorgio Signorino</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-29 16:27:06 UTC</pubDate>
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         <title>Piave, Italia</title>
         <author>piergiorgiosignorino</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tutti EROI!<br>O il Piave o tutto ACCOPPATI!<br><br>La Leggenda del Piave:<br><br></div><blockquote>La leggenda del Piave fu composta subito dopo la battaglia del solstizio. Ben presto venne fatta conoscere ai soldati e l'inno contribuì a ridare morale alle truppe italiane, al punto che il generale Armando Diaz inviò un telegramma all'autore nel quale sosteneva che aveva giovato alla riscossa nazionale più di quanto avesse potuto fare lui stesso: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!»</blockquote><div><br>-Francesco Serino</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-29 16:30:06 UTC</pubDate>
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         <title>Bakar, Croazia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>10-11 Febbraio 1918 <br>Beffa di Buccari (Bakar) ad opera di Gabriele D'Annunzio, dopo un insuccesso militare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-31 14:34:17 UTC</pubDate>
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         <title>Austria</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>dichiara guerra alla serbia</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-31 14:58:00 UTC</pubDate>
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         <title>Russia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>si allea con la serbia</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-31 14:58:44 UTC</pubDate>
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         <title>Germany</title>
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         <description><![CDATA[<div>si allea con l'Austria</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-31 14:59:17 UTC</pubDate>
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         <title>Inghilterra, Regno Unito</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>si allea con...</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-31 15:00:33 UTC</pubDate>
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         <title>Francia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>si allea con..</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-31 15:01:03 UTC</pubDate>
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         <title>Belgio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>dosso stradale</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-31 15:07:05 UTC</pubDate>
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         <title>Isonzo</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>SECONDA BATTAGLIA:<br>La seconda battaglia dell'Isonzo, chiamata anche battaglia di San Michele fu combattuta dal 18 luglio al 3 agosto 1915. Concettualmente questa seconda battaglia era la prosecuzione della prima. <br><br></div><div>Il 18 luglio gli uomini della 3ª Armata italiana attaccarono nuovamente le linee austriache nelle località Bosco Cappuccio, Bosco Lancia e Bosco Triangolare che in parte furono conquistati. Alcuni successi furono raggiunti anche sul fronte del Monte Sei Busi. <br><br></div><div>Lo scontro più cruento si svolse sul Monte San Michele. Il 20 luglio alle ore 17,30 il monte fu occupato dagli italiani per essere, poi, riconquistato dagli austriaci il giorno seguente. Il 26 luglio gli eventi si ripeterono: la fanteria italiana occupò le postazioni austriache e in poco tempo questi ultimi le riconquistarono.<br><br></div><div><strong> <br></strong><br></div><div>Sul fronte della 2ªArmata si ebbero alcuni anche se non rilevanti progressi. Gli italiani riuscirono a conquistare il Monte Rosso e il Monte Nero. <br><br></div><div>La battaglia fu sospesa infatti il 3 agosto, dato che le munizioni per l'artiglieria cominciavano a scarseggiare, e durante i due mesi e mezzo di stallo, gli italiani riuscirono a trasferire gran parte delle artiglierie disponibili lungo il fronte dell'Isonzo.<br><br></div><div>In conclusione le truppe italiane, al termine della battaglia, conquistarono il poggio di q. 170, sotto il monte San Michele, il margine occidentale della conca di Doberdò e le pendici del Monte Sei Busi. Anche in questa battaglia le perdite italiane furono ingenti: 6.287 caduti, 30.682 feriti, 4.896 dispersi<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-01 00:01:01 UTC</pubDate>
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         <title>Isonzo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/claudiapiro/zaw5wg96rnseb3hg/wish/1146510686</link>
         <description><![CDATA[<div>TERZA BATTAGLIA:<br>La Terza battaglia dell'Isonzo fu combattuta tra il 18 ottobre e il 4 novembre 1915, dopo circa due mesi e mezzo di relativa tregua per ricostituirsi dalle perdite sofferte nelle due precedenti battaglie. <br><br></div><div>Il generale Luigi Cadorna, capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano, questa volta puntò molto sulla preparazione dell’artiglieria prima dell'attacco e riuscì a schierare 1.200 bocche da fuoco.<br><br></div><div>Alle ore 12:00 del 18 ottobre l'artiglieria italiana cominciò a colpire Doberdò del Lago e il Monte San Michele mentre l'aviazione italiana faceva da osservatore sorvolando le linee nemiche (trimotori Caproni).<br><br></div><div>Le brigate Re e Pistoia attaccarono ben presto il nemico nella zona di Podgora ma i contrattacchi austro-ungarici, che rioccupavano quasi subito le posizioni perse, e il clima sfavorevole impedirono agli italiani di conseguire gli obiettivi prefissati. <br><br></div><div>La 4^ Divisione italiana tentò invano di conquistare il Monte Sabotino, mentre la brigata Lombardia ottenne dei risultati presso Oslavia, ma vennero ricacciati dal paese da un contrattacco il giorno seguente. Vi furono parziali successi sul Monte Sei Busi, a Selz e a Monfalcone.<br><br></div><div>Le trincee austriache del Monte San Michele furono ripetutamente conquistate e perdute da cruenti contrattacchi nemici mentre gli italiani ebbero modesti risultati sulle teste di ponte di Plava e Tolmino. Grazie a estesi bombardamenti, gli italiani avanzarono a Plava, sul bordo meridionale della piana della Bainsizza, e sul Monte San Michele, punto focale dell'avanzata per aggirare il grosso delle forze che difendevano Gorizia: l'altura fu scenario di feroci attacchi e contrattacchi tra la 3^ Armata italiana e i rinforzi austro-ungarici appena arrivati su ordine di Boroevic, dai fronti orientale e balcanico, con un alto costo di vite umane da entrambe le parti. Il Monte Sei Busi, difeso strenuamente dalla 106^​ Divisione di fanteria austro-ungarica, fu il teatro di quattro sanguinosi assalti all'arma bianca. <br><br>Gli italiani ebbero 20.404 caduti, 44.290 feriti, 2.314 dispersi.​​<br><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-01 00:01:55 UTC</pubDate>
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         <title>Isonzo</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/claudiapiro/zaw5wg96rnseb3hg/wish/1146511012</link>
         <description><![CDATA[<div>QUARTA BATTAGLIA:<br>L​a Quarta battaglia dell'Isonzo fu combattuta tra il 10 novembre e il 5 dicembre 1915.<br><br></div><div>La gran parte dei combattimenti si concentrò sulla direttrice per Gorizia e sul Carso, ma la spinta fu distribuita lungo tutta la linea del fiume Isonzo: il Comando Supremo infatti intendeva conquistare Podgora, Oslavia, il Monte Sei Busi e il Monte San Michele, rinunciando temporaneamente al Monte Sabotino.<br><br></div><div> <br><br></div><div>I Monte Sei Busi, già teatro di combattimenti aspri e disperati da parte italiana, fu assaltato e le truppe del generale Cadorna conquistarono quota 111, ma non riuscirono ad andare oltre. Sul Monte San Michele, gli italiani ottennero quota 3 e quota 4. Finalmente gli italiani riuscirono a conquistare Oslavia che ormai era ridotta ad un cumulo di macerie. Durante gli scontri la brigata Sassari ebbe modo di dimostrare nuovamente il suo coraggio e la sua determinazione, conquistando diverse trincee nemiche e respingendo i contrattacchi nemici. <br><br></div><div> <br><br></div><div>Il 17 novembre, dopo aver avvisato i cittadini lanciando volantini sulla città, le artiglierie italiane  bombardarono Gorizia, considerata un centro strategico per i rifornimenti austro-ungarici. <br><br></div><div>Lungo il fronte di Tolmino gli attacchi italiani si concentrarono sulla linea Sleme-Vodil, soprattutto sul Mrzli, dove ad un certo punto la vittoria italiana sembrava inevitabile ma la strenua difesa austro-ungarica privò gli avversari del successo tanto sperato. <br><br></div><div>Con l'arrivo del primo freddo sulle montagne del Carso, spazzato dalla Bora, le operazioni militari si bloccarono per mancanza di equipaggiamenti e preparazione da ambo le parti (retaggio dell'idea che quella del 1915 sarebbe stata una Blitzkrieg e non una logorante guerra di posizione).<br><br></div><div> <br><br></div><div>L'Alto Comando austro-ungarico, preoccupato delle perdite nonostante l'afflusso al fronte di 12 divisioni di rinforzo, chiese per la prima volta l'aiuto dell'Impero tedesco, il quale ancora non era formalmente in guerra con l'Italia. Motivo, questo, che portò i tedeschi a intervenire sul Carso molto tempo dopo, non prima dell'Undicesima battaglia dell'Isonzo.<br><br></div><div>Gli italiani ebbero  7.498 caduti, 33.956 feriti, 7.513 dispersi<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-01 00:02:11 UTC</pubDate>
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         <title>Lovanio, Belgio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <mark>Piano Schlieffen</mark>, era il piano strategico dello Stato Maggiore Tedesco<strong><em> Alfred Graf von Schlieffen, </em></strong>messo in atto durante la prima guerra mondiale, per conseguire la vittoria sul fronte occidentale contro la Francia. Prevedeva una rapida mobilitazione dell'esercito tedesco, che, senza tenere conto della neutralità di Paesi Bassi e Belgio, doveva di sorpresa dilagare attraverso di essi  in direzione sud-ovest attraverso le Fiandre verso Parigi,  facendo perno sulla debole tenuta dell'ala sinistra delle posizioni francesi in Alsazia-Lorena.<br> A seguito della rapida sconfitta della Francia, Schlieffen prevedeva di poter spostare l'attenzione tedesca sul fronte orientale.<br> <br>Dopo il ritiro di Schlieffen nel 1906, divenne capo di Stato Maggiore <strong><em>Helmuth von Moltke</em></strong>. Costui considerava troppo rischiosi alcuni aspetti del paino ideato dal suo predecessore e, per tale motivo, apportò alcune modifiche, come ad esempio il manetnimento della neutralità dei Paesi Bassi<br>Il 1º agosto 1914 la Germania scese in campo con la dichiarazione di guerra alla Russia, il 2 agosto occupò il Lussemburgo, il 3 agosto dichiarò guerra alla Francia e <mark>il 4 agosto</mark>, ricevuto un rifiuto alla richiesta di acconsentire al passaggio delle proprie truppe, <mark>invase il Belgio</mark>. Il cancelliere tedesco Theobald von Bethmann Hollweg respinse il trattato del 1839 come un <strong><em>"pezzo di carta"</em></strong><br>Sono stati indicati quattro motivi principali di fallimento<br>⦁la resistenza belga<br>⦁l'efficacia del corpo di spedizione britannico<br>⦁la velocità di mobilitazione russa<br>⦁il sistema ferroviario francese<br>- Chiara Gerardi<br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-02 16:36:51 UTC</pubDate>
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         <title>Loviano, Belgio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>«<strong><em>Ricordati del Belgio»</em></strong><br>Manifesto propagandistico inglese ad opera di Ellsworth Young riguardo ai crimini di guerra commessi dai tedeschi in Belgio.<br>Il poster, evoca nell'opinione pubblica la brutale violazione tedesca della neutralità belga e le atrocità contro i civili di cui gli Alleati accusarono l'invasore: un soldato tedesco con l'elmo chiodato e i baffi del Kaiser trascina una fanciulla belga tra le fiamme.<br> Si parla anche di "Stupro del Belgio" : è un'espressione di propaganda usata da Larry Zuckermann durante la prima guerra mondiale per descrivere l'invasione tedesca del Belgio del 1914. <br>-Chiara Gerardi<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-02 17:37:42 UTC</pubDate>
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         <title>Lovanio, Belgio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 25 agosto 1914, i tedeschi devastarono la città di Lovanio: deliberatamente, con la benzina, diedero fuoco alla biblioteca dell'Università Cattolica che conteneva circa 300.000 libri e manoscritti medievali, uccisero 248 civili[17] ed espulsero l'intera popolazione di 42.000 abitanti. Abitazioni di civili furono incendiate e cittadini furono spesso fucilati nel luogo in cui si trovavano. Furono inoltre distrutti oltre 2.000 edifici, mentre grandi quantità di materiali strategici, prodotti alimentari e moderne attrezzature industriali furono saccheggiati e trasferiti in Germania. Queste azioni attirarono l'indignazione internazionale. Nel Brabante i tedeschi ordinarono ad alcune suore di denudarsi sotto il pretesto che fossero spie; ad Aarschot, tra agosto e settembre, furono ripetutamente uccise donne. Come il saccheggio e l'omicidio, lo stupro era egualmente diffuso.<br>- Chiara Gerardi</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-02 17:42:43 UTC</pubDate>
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         <title>Stębark, Polonia</title>
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         <description><![CDATA[<div>Europa orientale: una vittoria tedesca decisiva<br><br></div><div>26-30 agosto 1914<br><br></div><div> <br><br></div><div>All'inizio della guerra, il piano della Germania era quello di sferrare alla Francia un attacco decisivo per poter successivamente mobilitare le proprie forze a est e affrontare la Russia.  <br><br></div><div>A metà agosto 1914, molto prima del previsto, la Russia inviò due eserciti nella Prussia orientale, mentre la Germania, secondo la sua strategia di guerra, aveva concentrato il grosso delle sue forze a ovest, contro la Francia. La Prima armata russa, sotto il generale Pavel Rennenkampf, avanzò verso l'angolo nord-orientale della Prussia orientale, mentre la Seconda armata di Samsonov si fece strada nel sud-ovest, progettando di unirsi agli uomini di Rennenkampf e bloccare l'ottava armata tedesca in inferiorità numerica tra di loro. Di fondamentale importanza in questa battaglia fu il generale Von François il quale, contrariamente a quanto stabilito dal piano, decise di avanzare entrando in contatto con il nemico : rispondendo con la sua famosa frase: <strong><em>«Il generale von François si ritirerà dopo aver sconfitto i russi!»</em></strong> contrattaccò la Prima Armata di Pavel Rennenkampf nella battaglia di Stalluponen, dove ottenne una sorprendente vittoria, infliggendo 5.000 perdite e prendendo 3.000 prigionieri.</div><div>Dopo, tuttavia, una vittoria russa nella battaglia di Gumbinnen il 20 agosto, tuttavia, Rennenkampf si fermò per raggruppare le sue forze.<br><br></div><div>Nel frattempo, il cambiamento era in atto dietro le linee tedesche: Helmuth von Moltke, capo di stato maggiore tedesco, scelse di sostituire il precedente leader, Maximilian von Prittwitz. <em>Hindenburg</em>, un generale in pensione di grande statura, e <em>Ludendorff</em>, che aveva appena guidato la presa tedesca della fortezza belga di Liegi, arrivarono nella Prussia orientale e autorizzarono immediatamente una contro-azione aggressiva contro i russi, <br><br></div><div>Separati dai grandi laghi Masuri, i due eserciti russi non furono in grado di comunicare efficacemente tra loro sui loro movimenti, circostanza che si sarebbe rivelata mortale. Il 26 agosto, dopo aver intercettato dei messaggi in codice dei russi, i tedeschi furono in grado di cogliere di sorpresa l'esercito di Samsonov con la forza del loro attacco nei pressi di Allenstein, a sud-ovest dei laghi Masuri.Nonostante l'enorme sproporzione numerica, in una delle più grandi battaglie combattute fino a quel momento, un'esigua armata tedesca riuscì a decimare le forze.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-02 17:59:11 UTC</pubDate>
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         <title>Marna, Francia</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-02-02 21:57:21 UTC</pubDate>
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         <title>Masuria, Polonia</title>
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         <description><![CDATA[<div>La Prima battaglia dei laghi Masuri fu uno dei primi scontri sul fronte orientale durante la prima guerra mondiale. Fu combattuta fra il 7 e il 14 settembre 1914, e vide l'esercito tedesco, guidato dal feldmaresciallo Paul von Hindenburg e dal suo abile capo di Stato Maggiore Erich Ludendorff, sconfiggere quello russo, guidato dal generale Paul von Rennenkampf.<br>La battaglia si era svolta decisamente a favore dei tedeschi. Entro l'11 settembre i russi erano stati respinti su una linea che andava da Insterburg ad Angerburg a nord, con un'enorme manovra di fiancheggiamento in via di sviluppo a sud. Fu a questo punto che la minaccia di accerchiamento apparve possibile. Rennenkampf ordinò una ritirata generale verso il confine russo, che avvenne rapidamente sotto la protezione di una forte retroguardia. Fu questa velocità che permise alle truppe russe in ritirata di sfuggire alla trappola che Hindenburg aveva progettato per loro. Il comandante tedesco aveva ordinato alle sue ali di accelerare il più possibile la marcia, ma un banale incidente - la voce di un contrattacco russo - costò ai tedeschi mezza giornata di marcia, permettendo ai russi di fuggire verso est. Questi hanno raggiunto Gumbinnen il giorno successivo e Stallupönen il 13. I resti della Prima Armata si ritirarono al sicuro dei propri forti di confine. Allo stesso modo, la Decima Armata fu costretta a rientrare in Russia. Le vittime tedesche furono circa 40.000, quelle russe 100.000.</div>]]></description>
         <pubDate>2021-02-03 10:17:47 UTC</pubDate>
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         <title>Masurian Lake District, Polonia</title>
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         <description><![CDATA[<div>La seconda battaglia dei laghi Masuri (conosciuta anche come la battaglia d'inverno dei laghi Masuri) è stata un episodio del Fronte orientale della Prima guerra mondiale durante il quale l'esercito tedesco avanzò oltre il fiume Vistola sfondando le linee russe.</div><div> Il capo di stato maggiore tedesco Erich von Falkenhayn, convinto che le sorti della guerra dipendessero dall'andamento dei combattimenti sul fronte occidentale, esitava a sostenere il generale Paul von Hindenburg sul fronte orientale. Qui Hindenburg, che aveva personalmente guidato l'offensiva delle Potenze centrali nella prima battaglia dei laghi Masuri, aveva ordinato al generale Alexander von Linsingen di attaccare l'esercito russo nei Carpazi e, ancora più a sud, aveva chiesto al generale austriaco Svetozar Borojević von Bojna di intervenire nell'assedio di Przemyśl.</div><div>Hindenburg aveva ancora a disposizione l'8ª Armata di Fritz von Below e presto ricevette di supporto la 10ª Armata di Hermann von Eichhorn. Il 7 febbraio 1915, nel pieno di una tempesta di neve, l'8ª Armata di Below lanciò un attacco a sorpresa contro la 10ª Armata russa del generale Thadeus von Sievers e in una settimana riuscì ad avanzare di 70 km infliggendo pesanti perdite alle forze russe. Sievers dovette ritirarsi e migliaia di suoi uomini vennero fatti prigionieri. Il 22 febbraio la 12ª Armata russa di Pavel von Plehve contrattaccò fermando l'avanzata tedesca.</div>]]></description>
         <pubDate>2021-02-03 12:47:04 UTC</pubDate>
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         <title>Il casus belli</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Sarajevo, 1914.<br>L'erede al trono dell'Impero d'Austria-Ungheria, <strong>Francesco Ferdinando</strong>, si trovava assieme alla moglie Sofia in visita a <strong>Sarajevo</strong>, capitale della Bosnia-Erzegovina. La visita si svolse in un clima politicamente teso: nonostante le tensioni etniche e religiose e le rivendicazioni della vicina Serbia, nel 1908 la duplice Monarchia decise di annettere questa regione all'Impero suscitando notevoli proteste a livello internazionale.<br><br>Il corteo inizialmente seguì il programma previsto. L'arciduca e la moglie sfilarono lungo le vie della città su un'autovettura scoperta, accompagnati dal sindaco e da altre autorità militari. Lungo il tragitto verso il Municipio, improvvisamente un uomo appartenente all'organizzazione nazionalistica filo-serba "<strong>Mlada Bosna</strong>" (Giovane Bosnia) scagliò una bomba a mano contro la macchina dell'erede al trono. Il lancio però fu impreciso e l'ordigno, dopo aver sfiorato Sofia, deflagrò sotto un'altra vettura.<br>Il gesto seminò il panico e le automobili furono condotte velocemente al punto di destinazione. L'Arciduca, nonostante quanto accaduto, volle dimostrare di non essere stato intimorito e decise di proseguire la visita recandosi al Museo Nazionale. Il corteo quindi, seguendo la strada che costeggia il fiume Miljačka, ripartì con cautela. Imboccato uno dei numerosi ponti della città, la macchina dell'arciduca Francesco Ferdinando si trovò di fronte ad un secondo attentatore della Giovane Bosnia, <strong>Gavrilo Princip</strong>, che armato di pistola sparò due colpi, <strong>uccidendo sia l'erede al trono che sua moglie</strong>.<br><br>La morte dell'Arciduca fu il momento culminante di una tensione ormai incontrollabile tra l'Impero asburgico e la Serbia. L'Austria-Ungheria decise di inviare un ultimatum molto duro che, in caso di rifiuto, avrebbe provocato l'inevitabile conflitto. Le richieste asburgiche, presentate il 23 luglio 1914, vennero considerate inaccettabili dal governo serbo e furono respinte. Così <strong>il 28 luglio</strong> l'Imperatore Francesco Giuseppe firmò la <strong>mobilitazione delle truppe</strong> contro la Serbia ed il Montenegro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-07 18:14:56 UTC</pubDate>
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         <title>Sagrado, GO, Italia</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-02-07 18:25:20 UTC</pubDate>
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         <title>Vienna, Austria</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Un’impresa senza precedenti portata a termine da <strong>Gabriele D’Annunzio</strong> e da aviatori temerari dal calibro di <strong>Natale Palli</strong>, <strong>Antonio Locatelli</strong>, <strong>Gino Allegri</strong>, <strong>Aldo Finzi</strong>, <strong>Piero Massoni</strong>, <strong>Giuseppe Sarti</strong>, <strong>Ludovico Censi</strong> e <strong>Giordano Granzarolo</strong>. L’operazione è da compiersi sul cielo di Vienna. Tutto in un giorno, tutto in un volo da effettuare il 9 agosto 1918 a bordo di un aeroplano SVA-1, sigla che deriva dalle iniziali dei cognomi degli ingegneri Savoia e Verduzio che lo progettarono e Ansaldo, la fabbrica che lo costruì. Non si trattò di un bombardamento. Quella ideata e guidata dal poeta italiano fu un’impresa molto pericolosa che prevedeva il lancio di 50mila volantini tricolore contenenti il testo dannunziano in italiano con cui provocatoriamente si esortavano gli austriaci a mettere fine alla guerra: “Noi voliamo su Vienna – si legge nel manifestino – potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne – si legge ancora -. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni”. Il “folle volo” rimase memorabile perché gli SVA, al comando di Gabriele D’Annunzio, percorsero circa mille chilometri, dei quali oltre 800 su territorio austriaco prima di far rientro alla base. Gli aerei, di cui uno biposto dove D’Annunzio volava insieme all’amico capitano Natale Palli, erano decollati da San Pelagio, poco distante da Padova, alle ore 5:50 e dopo non poche difficoltà atmosferiche alle 9.20 erano su Vienna, pronti a scendere a quota 800 metri sulla capitale austriaca per “sganciare” i volantini.</div><div> </div><div>La popolazione avvertì il rombo di questi aerei, tra i più veloci dell’epoca e capaci di raggiungere i 220 Km/h con un’autonomia di tre ore, non senza preoccupazione. Ma caddero solo manifestini tricolore. Poi la pattuglia virò compatta in formazione e fece rientro al campo di aviazione alle 12:40.  Il biposto di D’Annunzio, così come il Mas 96, oggi sono custoditi a Roma, al Vittoriale degli italiani, mentre il velivolo appartenuto al maggiore Giordano Bruno Granzarolo, uno di quelli che effettuarono “il volo su Vienna” è esposto a Vigna di Valle, in uno tra i più visitati musei d’Europa, curato dall’Aeronautica militare. A seguito di queste imprese D’Annunzio verrà insignito di cinque medaglie d’argento, una d’oro, una di bronzo e la Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Si congederà dall’esercito nel 1919. Poi sarà promosso colonnello e infine generale di brigata.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-07 22:13:33 UTC</pubDate>
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         <title>Rijeka, Croazia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Gabriele d’Annunzio fu il protagonista dell’impresa di Fiume, maturata nel clima della «vittoria mutilata», ovvero della presunta sconfitta dell’Italia al tavolo negoziale di Parigi, a tradimento degli ideali risorgimentali e del sacrificio dei soldati caduti durante la Grande Guerra. D’Annunzio si pose a capo nel settembre del 1919 di un gruppo di «legionari», cui presto si unirono anche truppe regolari, per andare a conquistare la città di Fiume, già asburgica, il cui possesso era stato inutilmente rivendicato dalla delegazione italiana alle trattative di Parigi. Il 12 settembre la spedizione, entrata in Fiume, ne proclamò l’annessione al Regno d’Italia, malgrado l’ostilità del governo di Roma. <br><br></div><div>Il 12 agosto 1920 D’Annunzio decise di trasformare il territorio fiumano in Stato indipendente, proclamandovi la Reggenza Italiana del Carnaro. Fra i primi atti, la promulgazione della Carta del Carnaro, una costituzione di stampo libertario e socialisteggiante dovuta alla penna del sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, oltre che alla sua. Lo Stato Libero del Carnaro fu il primo a riconoscere la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. <br><br></div><div>Dopo la firma del Trattato di Rapallo (12 novembre 1920) che definiva Fiume città libera, a Natale le truppe italiane entrarono a Fiume e D’Annunzio dovette arrendersi. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-07 22:28:08 UTC</pubDate>
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         <title>Gardone Riviera, BS, Italia</title>
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         <description><![CDATA[<div>Il Vittoriale degli Italiani è un complesso di edifici, vie, piazze, un teatro all’aperto, giardini e corsi d’acqua eretto dal 1921, a Gardone Riviera sulle rive del lago di Garda da Gabriele d’Annunzio con l’aiuto dell’architetto Gian Carlo Maroni. L’intento, riuscito, era di celebrare ad eterna memoria la sua “vita inimitabile” di poeta-soldato e quella degli altri eroi italiani della Prima Guerra Mondiale.</div><div><br><br>Poeta, scrittore, militare e attivista politico, d’Annunzio diede un notevole contributo alla propaganda interventista e si mise in luce per alcune clamorose imprese belliche (la Beffa di Buccari e il Volo su Vienna), di modesto impatto tattico o strategico.</div><div>Quando scoppiò la guerra nel 1914, il poeta era in Francia. Mentre l’Italia si dichiarava neutrale, D’Annunzio cominciò a scrivere in alcuni giornali articoli e poesie che insistevano sulla necessità dell’intervento dell’Italia. Più tardi, nella primavera del 1915, il governo italiano si decise ad entrare in guerra. <br><br><br>Sebbene la maggior parte della Camera fosse contraria, il movimento popolare (di cui D’Annunzio era uno degli interventisti) in maggio rovesciò il Parlamento. Campione del nazionalismo Italiano, riesce ad infiammare gli animi e a proclamare a gran voce il “sacro” diritto di strappare all’Austria-Ungheria i territori considerati “Italia Irredenta”.</div><div>In memoria del Principe di Montenevoso (titolo insignitogli dal 1924 dal Re Vittorio Emanuele III) oggi più di 200.000 mila persone fanno tappa a Gardone Riviera, rinomata località situata lungo la costa occidentale del lago di Garda tra Salò e Toscolano Maderno, per visitare il famoso Vittoriale degli Italiani, luogo dal fascino indiscusso. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-09 22:43:25 UTC</pubDate>
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         <title>Amiens, Francia</title>
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         <description><![CDATA[<div><strong>L</strong>a sera del 7 agosto 1918 era tutto pronto. Migliaia e migliaia di soldati Alleati controllarono per l’ultima volta il proprio posizionamento e gli ordini ricevuti, e sul campo di battaglia scese un silenzio minaccioso, strano per orecchie ormai tanto abituate al suono delle artiglierie. Alle 4:20 del mattino, quando era ancora buio e una nebbia densa saturava l’aria, le batterie aprirono il fuoco. <em>“Avrei potuto mettermi a leggere un giornale girato in qualunque direzione”</em> tanto era intesa la luce degli spari, scrisse il soldato William Curtis del Decimo Battaglione Canadese. Era uno spettacolo terrificante a vedersi: più di duemila bocche da fuoco incendiavano l’aria con i loro lami mentre rovesciavano un vero e proprio inferno contro le linee tedesche. <br><br><br>La battaglia di Amiens – un assalto così devastante che da quel momento in poi l’esercito tedesco scivolò senza scampo verso la sconfitta – era appena cominciata. Quando il soldato Curtis e i suoi compagni di lanciarono all’attacco quella mattina d’estate, la Prima Guerra infuriava ormai da quattro interminabili anni sui campi di battaglia d’Europa, Africa e Medio Oriente, con un conteggio di almeno nove milioni di morti e altri venti milioni tra feriti e dispersi.</div><div> </div><div><br>La <strong>battaglia di Amiens</strong> o <em>terza battaglia di Piccardia</em> fu la fase di apertura dell'azione alleata nota come offensiva dei cento giorni, che pose fine alla prima guerra mondiale. Le forze alleate, tra cui la 4° armata inglese al comando di Henry Rawlinson, spostarono in avanti la linea del fronte di oltre sette miglia il primo giorno, realizzando una delle avanzate più cospicue del conflitto.</div><div>La battaglia è altresì degna di nota per i suoi effetti sul morale di ambo le parti, e per l'alto numero di soldati tedeschi fatti prigionieri. Per questo motivo, Erich Ludendorff definì il primo giorno di battaglia come il "giorno più nero per l’esercito tedesco". Amiens è stata una delle prime grandi battaglie tra mezzi corazzati, e segnò la fine della guerra di trincea sul fronte occidentale. A partire da essa, anche se per poco tempo, il conflitto ritornò ad essere una guerra di manovra che obbligò i tedeschi a ritirarsi lentamente da vari punti della “Linea di Hindenburg” costringendoli all'armistizio, firmato l'11 novembre 1918.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-09 23:16:36 UTC</pubDate>
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         <title>Liegi, Belgio</title>
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         <description><![CDATA[<div>5-16 Agosto 1914<br>La <strong>battaglia di Liegi</strong> si svolse durante le giornate iniziali della prima guerra mondiale, quando l'esercito tedesco invase il neutrale Belgio. Essa terminò il 16 agosto del 1914, quando si arrese l'ultimo dei forti a protezione della città.<br><br>La seconda armata tedesca, al comando del generale Von Bulow, doveva attendere al confine della provincia di Liegi; il suo compito era quello di assicurare le vie di comunicazione, per questo motivo infatti la citta di Lieti era necessaria affinchè si potessero stabilire delle buone basi di appoggio per poter sostenere poi quello che sarebbe dovuto divenire il fronte tedesco, tanto che tra i comandanti tedeschi si diceva: «l'occupazione di Liegi è il primo passo, il più importante». <br>La tenace resistenza di Liegi comunque, rallentò la tabella di marcia tedesca di alcuni giorni, guadagnando tempo prezioso per gli alleati, tra cui l'armata francese, che si mosse a nordovest verso la frontiera belga in aiuto della città.<br>- Tommaso Montalto</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-18 19:35:13 UTC</pubDate>
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         <title>Tannenberg, Germania</title>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>battaglia di Tannenberg</strong> fu il primo grande scontro della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale">prima guerra mondiale</a> sul <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_orientale_(1914-1918)">fronte orientale</a>; svoltasi fra il 26 e il 30 agosto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1914">1914</a>, si concluse con una completa vittoria delle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Deutsches_Heer_(1871-1919)">forze tedesche</a> che, guidate dal generale <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_von_Hindenburg">Paul von Hindenburg</a> e dal suo abile capo di Stato maggiore, generale <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Ludendorff">Erich Ludendorff</a>, accerchiarono, dopo alcuni momenti di difficoltà, le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Russkaja_imperatorskaja_armija">truppe russe</a> che erano avanzate in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prussia_orientale">Prussia orientale</a>.<br><br></div><div><br>La vittoria, pur non decisiva, permise all'esercito tedesco di fermare l'invasione russa e soprattutto diede grande fama in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Impero_tedesco">Germania</a> al generale von Hindenburg che negli anni successivi avrebbe raggiunto, insieme al suo collaboratore Erich Ludendorff, una grande influenza sulla condotta militare e politica del Reich durante la guerra mondiale.<br>Marco saladino, Tommaso Montalto, Sofia rallo</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-22 16:08:02 UTC</pubDate>
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         <title>Sarajevo, Bosnia ed Erzegovina</title>
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         <description><![CDATA[<div>video realizzato da mezzapelle, panicola e marchese.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-22 22:01:50 UTC</pubDate>
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         <title>San Pietroburgo (Pietrogrado), Russia</title>
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         <description><![CDATA[<div>Situazione russa pre-r<strong>ivoluzione d'Ottobre (di febbraio per il calendario Giuliano) Ottobre 1917</strong><br><br>La guerra rivelò tutte le debolezze strutturali della Russia. Dopo tre anni, l'Impero russo aveva perduto Polonia, Bielorussia, Lituania e parte di Ucraina e Lettonia, mentre i successi furono nettamente più scarsi: Galizia e Caucaso. <br>I diciassette milioni di uomini impegnati con le  armi al fronte, dovettero abbandonare la produzione agricola, ciò mandò in crisi l'economia nazionale Russa, che era già messa in difficoltà dal basso livello tecnologico delle industrie e dalla scarsa estensione della rete ferroviaria. L'esercito stesso, già minato dalle gravi perdite subite, dai conflitti tra ufficiali e truppe, dalle diserzioni e dalla sfiducia, riceveva la metà dei rifornimenti necessari in armi, equipaggiamenti e viveri, mentre nelle città si soffriva la fame. La situazione era quindi divenuta critica e fortemente instabile all'interno della nazione.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_russa_di_febbraio#cite_note-1"><sup><br></sup></a><br></div><div>Per garantire la massima produttività l'orario di lavoro degli operai era stato allungato mantenendo costanti i salari, per effetto dell'inflazione crescente però il vero valore dei singoli salari andava scendendo sempre di più, erano diminuiti di un terzo, i consumi erano scesi della metà e davanti ai negozi si facevano file di 3-6 ore per acquistare il pane e il latte. Ripresero gli scioperi che assunsero sempre più un carattere politico e denunciavano l'inutile protrarsi della guerra, la corruzione dilagante, l'autocrazia divenuta intollerabile e l'incapacità del governo di gestire la situazione, portavano solo ad un crescente malcontento.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_russa_di_febbraio#cite_note-2"><sup><br></sup></a><br></div><div>Il discredito investiva in primo luogo i regnanti, la corte e il governo. Nicola II, diffidente e inaccessibile, si mostrava sempre più inetto e rifiutava di prendere in considerazione qualunque riforma di Regime Autocratico. Ciò fa evidentemente avvicinare lo stato ad una futura vera e propria Rivoluzione.<br><br>-Montalto Tommaso</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-23 18:28:10 UTC</pubDate>
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         <title>San Pietroburgo, Russia</title>
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         <description><![CDATA[<div>8-9 Ottobre 1917<br><br></div><div>Si sarebbe dovuta celebrare la Giornata internazionale della donna: in un primo tempo i Comitati bolscevichi invitarono allo sciopero e a manifestazioni contro la guerra, l'autocrazia e il carovita, ciò però portò migliaia di uomini a scendere in strada in favore della protesta, vennero superate le aspettative di adesione allo sciopero, si raggiunse infatti la cifra di circa 200.000 operai, tanto che gli stessi Comitati che avevano spinto la popolazione per gli scioperi furono costretti ad interrompere la propaganda.<br>Il regime si trovò impreparato a fronteggiare le dimostrazioni, apparvero le bandiere rosse e ci furono scompigli con la polizia.<br><br>Si sparse anche la voce che diversi cosacchi vedessero di buon occhio la manifestazione, sorridendo ai dimostranti. mentre nei confronti dei poliziotti, si esercitava l'odio della folla.<br><br>Il generale Chabalow, comandante della regione militare di Pietrogrado, seguendo l'esperienza della Rivoluzione Russa del 1905 non aveva ancora previsto l'uso delle armi, benché nel corso delle due giornate dai manifestanti fossero stati bastonati dai manifestanti 28 poliziotti, egli si limitò a  riservare l'intervento all'esercito per il giorno dopo, se le manifestazioni fossero continuate.<br><br>-Montalto Tommaso</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-23 18:51:28 UTC</pubDate>
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         <title>Russia</title>
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         <description><![CDATA[<div>LA GUERRA CIVILE RUSSA<br>fu una guerra civile che scoppiò in Russia in seguito alla Rivoluzione<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_d%27Ottobre"> </a>d'Ottobre (6-8 novembre 1917) e alla presa del potere da parte dei bolscevichi. Essa fu combattuta tra questi ultimi, detti "rossi", e vari gruppi controrivoluzionari, detti "bianchi", appoggiati da una coalizione di paesi quali Regno Unito, Stati<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America"> </a>Uniti e Francia. I rossi ottennero la vittoria finale nel conflitto, liquidando le forze controrivoluzionarie e instaurando il loro potere su tutto il territorio della nascente Unione Sovietica.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-24 12:30:04 UTC</pubDate>
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         <title>Fiandre, Belgio</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La Battaglia del Kaiser<br></strong><br></div><div>L'esercito tedesco soffrì, nell'ultimo anno della Prima Guerra Mondiale, enormi problemi di rifornimento. I soldati erano denutriti, l'armamento scadente, diminuendo il loro slancio offensivo, diversamente dalle forze franco-inglesi i cui magazzini erano rifornitissimi. Il fallimento delle “Offensive di primavera” rese evidente a tutti la sconfitta della Germania. Il morale delle truppe tedesche crollò, anche se non vi furono conseguenze nella disciplina delle truppe.<br><br></div><div>L’<em>offensiva di primavera</em> conosciuta anche come <strong>Kaiserschlacht</strong> (in italiano "battaglia del Kaiser"), nella storiografia della Prima Guerra Mondiale indica una serie di attacchi predisposti dall'esercito tedesco svoltisi durante la primavera del 1918, gli ultimi da parte delle forze militari tedesche sul fronte occidentale.<br><br></div><div>Per le potenze dell'Intesa franco-britannica si trattò di una completa sorpresa, dal momento che i comandi alleati erano convinti che le forze tedesche fossero ormai prossime al crollo. Se inizialmente la rinnovata iniziativa dell'esercito tedesco provocò il panico negli alti comandi alleati, dopo tre mesi le avanzate tedesche giunsero ad esaurimento pregiudicando una possibile vittoria tedesca e permettendo agli alleati di organizzarsi per la successiva “Offensiva dei cento giorni”.<br><br></div><div>Il comando supremo tedesco esaurì quindi con questa serie di costose offensive, le residue forze dell'esercito, pregiudicando ogni possibilità di vittoria e intaccandone anche la capacità di resistenza. Entro pochi mesi la Germania fu costretta ad ammettere la sconfitta, sancita dall'armistizio di Compiègne dell'11 novembre 1918.<br><br></div><div>Una conseguenza a lungo termine fu che le Offensive di primavera contribuirono enormemente al sorgere della leggenda della “pugnalata alla schiena”, secondo la quale l'esercito tedesco non era stato battuto sul campo, ma che le responsabilità della sconfitta tedesca andassero ricercate nelle colpe dei politici, dei disfattisti e delle forze ostili alla Germania (tra le quali gli ebrei). Questa visione distorta degli avvenimenti dell'ultimo anno di guerra contribuì non poco a creare in Germania un terreno favorevole all'avvento del nazismo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-02-25 16:57:12 UTC</pubDate>
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         <title>Cambrai, Francia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 28 settembre 1918, dopo aver trascorso due settimane di congedo a Berlino, Hitler fu ferito da una scheggia in una trincea nel villaggio di Marcoing<br>durante la battaglia di Cambrai-San Quintino in Francia, mentre era in corso un assalto a sorpresa da parte di un plotone britannico del Reggimento Duca di Wellington. Uno dei soldati del reggimento, Henry Tande<br>vedendo Hitler ferito e incapace di difendersi, decise di risparmiargli la vita dopo averlo tenuto sotto tiro, gesto che fu confermato dallo stesso soldato anni dopo: "Non potevo sparare ad un uomo ferito, così lho<br>lasciato andare. Dio sa quanto mi dispiace averlo risparmiato". La sera del 13 ottobre 1918, presso Werwich, fu intossicato temporaneamente da un attacco di gas iprite, che lo lasciò cieco per tre giorni. Due giorni<br>dopo, il 15 ottobre, venne ricoverato all'Ospedale Militare di Pasewalk dove, secondo alcune fonti, apprese la notizia della sconfitta tedesca del 9 novembre.<br><br>Mezzapelle Samuele, Sole Panicola, Christian Marchese</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 06:41:26 UTC</pubDate>
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