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      <pubDate>2016-10-26 20:34:01 UTC</pubDate>
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Il
Buon Governo

«Allegoria
del Buono e del Cattivo Governo» di Ambrogio Lorenzetti è un grandioso ciclo di
affreschi che l’artista realizzò, tra il 1337 e il 1339, nella Sala dei Nove
del Palazzo Pubblico di Siena. Il ciclo è una delle prime opere di carattere
totalmente laico che troviamo nell’arte del tempo. In pratica il partito allora
al potere volle che l’artista rappresentasse da un lato l’Allegoria del Cattivo
Governo con gli effetti che esso produceva (carestia, assassini, saccheggi,
violenza, povertà, ecc.) dall’altro l’Allegoria del Buon Governo con i suoi
effetti (città prospere, campagne coltivate, benessere, ricchezza, gioia, e
così via). L’intento è ben chiaro: solo se l’amministrazione della cosa
pubblica avviene su principi di giustizia sociale, il popolo trae beneficio dal
governo pubblico.

Il
terzo momento del ciclo è quello dell’Allegoria del Buon Governo: qui campeggia
la figura di un vecchio e saggio monarca che siede sul trono, circondato dalle
figure allegoriche della Giustizia, della Temperanza, della Magnanimità, della
Prudenza, della Fortezza e della Pace. Sul suo capo vi sono inoltre le
personificazioni delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

E
diviso in due parti, in alto le allegorie e in basso gli uomini. La lettura inizia
dalla figura in rosso sulla sinistra. É la Giustizia e la sua
grande bilancia é sorretta dalla Sapienza Divina che sovraintende il giudizio. Sui
piatti della bilancia due angeli: a sinistra, la Giustizia
Distributiva che con la mano destra decapita un uomo e con la
sinistra ne incorona un altro; a destra, la Giustizia Commutativa
che consegna a un mercante lo staio per misurare il grano e il sale e a un
altro mercante porge la canna e il passetto, strumenti di misura lineare. La giustizia
è il primo motore del Buon Governo, a Siena è mossa dall’ispirazione
di Dio si manifesta nel punire i malfattori, premiare i giusti e fornire
con equità il lavoro.

Soprattutto
in nell’ultimo affresco Ambrogio Lorenzetti giunge ad un esito artistico di
grande qualità ed originalità: nel corso del Trecento non esiste altra pittura
di così ampia composizione vedutistica. In fondo possiamo ritenere
quest’affresco il primo documento pittorico italiano di soggetto realmente
paesaggistico. Come vedremo bisogna aspettare solo il Seicento per vedere il
paesaggio assurgere ad autonomo genere artistico: fino a quel momento esso
rimane ancorato ad una concezione che lo voleva &quot;sfondo&quot; per altri
soggetti. In questo caso il paesaggio urbano e rurale è soggetto realmente autonomo
in quanto la sua finalità è di presentare solo se stesso: ed è così che, per la
prima volta, nell’arte italiana compare il paesaggio in un’opera di carattere
esclusivamente politico e laico.

                                                           

                                                                                         

                              

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         <author>scara99</author>
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         <pubDate>2016-10-26 20:45:20 UTC</pubDate>
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