<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>LA BELLE EPOQUE by Antonella Castaldo</title>
      <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57</link>
      <description>Broegg Ugo, Carbone Giulia, Caruso Sara, Cerciello Bianca III E </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-10-18 19:58:04 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-10-18 20:50:15 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url>https://lalerou.com/wp-content/uploads/2022/01/Divan-Japonais-Lautrec.jpg</url>
      </image>
      <item>
         <title>LA SOCIETA’ DI MASSA</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176656049</link>
         <description><![CDATA[<p>La&nbsp;massa&nbsp;intesa come folla indifferenziata al suo interno o insieme uniforme in cui le singolarità tendono a scomparire fu oggetto d’indagine degli scienziati sociali sin dall’inizio dell’Ottocento. A seguito dell’evento spartiacque della Rivoluzione Francese, le classi subalterne avevano fatto comparsa da protagoniste sulla scena politica.&nbsp;</p><p><br></p><p>Nella seconda metà dell'800, i paesi più industrializzati dell'Europa occidentale e del Nord America furono attraversati da una serie di importanti trasformazioni economiche, demografiche, sociali e politiche. Sul piano della produzione, questi profondi mutamenti rientrano nella seconda rivoluzione industriale, caratterizzata - oltre che dall'uso dell'acciaio e dell'energia elettrica - da un progressivo e inarrestabile trasferimento della popolazione dalle campagne alle città. Alla fine del secolo si affermò così quella che è stata definita come "società di massa": una società che vede la maggioranza dei cittadini vivere in grandi agglomerati urbani, in cui mentalità, consumi e stili di vita si diffondono tra strati sociali sempre più larghi, tendendo a uniformarsi a modelli generali.</p><p>Tale fenomeno è stato descritto sia con tratti ottimistici, vedendo l'ascesa delle masse come frutto della democratizzazione e della diffusione del benessere, sia con preoccupazione, se si considera il dominio delle masse una minaccia per le libertà individuali. In ogni modo la società di massa ha segnato e continua a segnare profondamente il mondo contemporaneo.</p><p><br></p><p>Nella società di massa la maggioranza dei cittadini vive nelle città dove le relazioni sociali sono frequenti, grazie anche alla disponibilità di mezzi di trasporto, di comunicazione, di informazione e di svago. Sono questi gli anni, per esempio, in cui sorgono le prime sale cinematografiche, presto frequentate da un pubblico sempre più ampio. Questi rapporti sociali, dal carattere spesso anonimo e impersonale, non passano più attraverso le comunità tradizionali - locali, religiose, di mestiere, ma fanno capo alle grandi istituzioni nazionali: agli apparati statali, all'esercito, ai partiti e in genere alle organizzazioni "di massa".</p><p>Gran parte della popolazione è uscita dalla dimensione dell'autoconsumo per entrare nel circuito dell'economia di mercato, basata sullo scambio di beni e servizi in mercati liberi. I comportamenti e le mentalità tendono a uniformarsi secondo i nuovi modelli, caratterizzati dalla crescente diffusione di beni di consumo e di stili di vita un tempo riservati a una piccola minoranza.</p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://www.eastjournal.net/wp-content/uploads/2024/09/Ne_Davimo_Beograd-1024x451-1-660x330.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:13:34 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176656049</guid>
      </item>
      <item>
         <title>L&#39;ESPANSIONE DEI CETI MEDI</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176659240</link>
         <description><![CDATA[<p>La società di massa rese più complessa la stratificazione sociale. Nella classe operaia si fece più evidente la distinzione fra la manodopera generica, che costituiva il grosso del proletariato, e i lavori qualificati, maggiormente retribuiti e con migliori condizioni lavorative. Contemporaneamente, l’espansione del settore terziario (commercio, servizi e amministrazione) e della burocrazia aumentarono il ceto medio urbano. Di questo facevano parte sia i lavoratori autonomi come liberi professionisti, negozianti, meccanici sia i lavoratori dipendenti quanto gli addetti al settore privato (tecnici, impiegati, commessi) che non svolgevano mansioni manuali. Erano i cosiddetti “colletti bianchi”: tecnici che con gli impiegati statali andarono a comporre una massa abbastanza omogenea.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p><p><br></p><p>Il processo di modernizzazione produttiva dettava d’altra parte le regole per quel concerne i salari, e nella scala dei redditi quella massa omogenea occupava una posizione molto distante dall’alta borghesia e fin troppo vicina – con rammarico degli appartenenti al ceto medio - agli strati degli operai specializzati.&nbsp;</p><p>Dal punto di vista dei comportamenti sociali, le differenze erano naturalmente enormi.&nbsp;I ceti medi rifiutavano l’identificazione con la massa dei lavoratori ed erano refrattari alla sindacalizzazione puntando al merito individuale&nbsp;per lanciare la scalata sociale.&nbsp;Il senso della gerarchia e la sensibilità al verbo nazionalista erano contrapposti alla coscienza di classe operaia; allo stesso modo, veniva osteggiato il cosmopolitismo dell’alta borghesia industriale e bancaria che aveva dei comportamenti direttamente riconducibili alle vecchie&nbsp;classi aristocratiche.&nbsp;</p><p>Nonostante non avesse un’identità culturale definita, il nuovo&nbsp;ceto medio&nbsp;giocò&nbsp;un ruolo sempre più importante nel campo economico&nbsp;nel duplice ruolo di produttore e consumatore ed ebbe&nbsp;un ruolo di ago della bilancia politico&nbsp;tra forze progressiste e conservatrici, sposandone le cause a seconda degli interessi momentanei.</p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/73a0ce5f2a5749a32c9d9a899556daa3/2_corcos_in_lettura_al_mare.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:16:02 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176659240</guid>
      </item>
      <item>
         <title>SVILUPPO INDUSTRIALE E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176660425</link>
         <description><![CDATA[<p>L’ingresso delle masse nella grande storia non coincise semplicemente con la loro nuova presenza nelle istituzioni, ma anche con quella in un mercato il cui allargamento aveva causato un radicale mutamento del settore produttivo.&nbsp;</p><p><br></p><p>Dagli ultimi anni dell'800 allo scoppio della Prima guerra mondiale, l'economia dei paesi industrializzati conobbe una fase di espansione intensa. Se il periodo 1873-1895 era stato caratterizzato soprattutto dalle innovazioni tecnologiche: acciaio, chimica, elettricità; invece, gli anni 1896-1913 furono segnati da uno sviluppo generalizzato della produzione che interessò quasi tutti i settori e toccò anche paesi nuovi come Russia e L'Italia.</p><p>In quel periodo gli indici della produzione industriale e del commercio mondiale segnarono un raddoppio.&nbsp;Crebbero anche i salari medi e il valore&nbsp;pro-capite&nbsp;con un cospicuo aumento della popolazione.</p><p>La crescita dei redditi determinò l'ampliamento del mercato. Le industrie di beni e di consumo si trovano a dover soddisfare una domanda che assumeva dimensione di massa; beni la cui produzione era stata fino ad allora assicurata solo dal piccolo artigianato o dall’industria domestica, come abiti e calzature o utensili, cominciarono a essere prodotti in serie e venduti attraverso una rete commerciale molto estesa; si moltiplicarono i negozi.</p><p><br></p><p>Il 1º dicembre 1913 nella fabbrica di automobili Highland Park Ford Plant, creata da Henry Ford nelle vicinanze di Detroit viene inaugurata la prima catena di montaggio mobile della storia. La costruzione del telaio è la tappa finale della transizione dall'assemblaggio statico a quello della catena di montaggio, che consenti di dimezzare il tempo di assemblaggio del modello T, da dodici ore a sei.</p><p><br></p><p>Nelle officine automobilistiche ford di Detroit, fu introdotta la prima catena di montaggio, frammentando il processo produttivo in una serie di piccole operazioni affidate ciascuna a un singolo operaio, rendendo così il lavoro ripetitivo e spersonalizzato.</p><p>Il lavoro subiva una parcellizzazione con tempi di lavoro drasticamente ridotti ed in cui i lavoratori divenivano parte di un ingranaggio scientificamente razionalizzato. La rivoluzione ideata dall’ingegnere&nbsp;Frederick W. Taylor&nbsp;fu in seguito adottata da grandi imprese americane e europee.&nbsp;</p><p>Il metodo Taylor, ideato da Federick W. Tyalor, si basava sullo sfondo sistematico del lavoro in fabbrica, sulla rilevazione dei tempi standard necessari per compiere le singole operazioni eliminando le pause ingiustificate; queste tecniche assicurarono notevoli progressi e permisero di innalzare il livello delle retribuzioni.</p><p>La nuova produzione venne avviata prevalentemente nelle industrie dei beni di consumo durevoli e comportò la massiccia sostituzione di manodopera qualificata con lavoratori a basso costo, privi di specializzazioni.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://sociologicamente.it/wp-content/uploads/2022/07/fabbriche-lavoro-ciminiere-sociologia.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:18:02 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176660425</guid>
      </item>
      <item>
         <title>LA COSTRUZIONE DELL&#39;IDENTITA&#39; NAZIONALE </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176663845</link>
         <description><![CDATA[<p>Nel corso dell'800, e soprattutto nella sua seconda metà, i singoli Stati cercarono di educare i propri cittadini ai valori nazionali, dando avvio a un fenomeno definito in seguito come "nazionalizzazione delle masse".</p><p><br></p><p>La costruzione dell'identità nazionale fu facilitata da un lato dall'insegnamento della lettura e della scrittura unito allo studio delle tradizioni patriottiche nella scuola elementare, dall'altro dal servizio militare svolto per lo più in luoghi lontani da quelli di origine insieme a soldati di diversa provenienza. Parallelamente, dalla fine del secolo, la diffusione del suffragio universale maschile allargò la partecipazione della popolazione alla vita política.</p><p><br></p><p>A partire dagli anni '70 dell'800, tutti i governi d'Europa resero l'istruzione elementare obbligatoria e gratuita e si impegnarono per sviluppare quella media e superiore, per laicizzare l'insegnamento e per porlo sotto il controllo dello Stato. In generale lo sviluppo della scuola statale fu più rapido in quegli Stati, come la Francia e la Germania, in cui l'alfabetizzazione era già da tempo più comune, più lento nei paesi mediterranei e nell'Europa orientale.</p><p><br></p><p>Questo sviluppo dell'istruzione elementare determinò una rapida diminuzione del tasso di analfabetismo, facilitando la diffusione della stampa quotidiana e periodica e, quindi, il progressivo allargamento dell'area di coloro che formavano l'opinione pubblica. All'inizio del '900, i quotidiani divennero più vivaci, dando un maggiore spazio alle notizie di cronaca cittadina e alla pubblicizzazione degli spettacoli e degli avvenimenti mondani. Nei paesi più industrializzati si moltiplicarono lettori e tirature. I giornali più importanti potevano contare su numerosi corrispondenti sparsi nelle altre città del paese e all'estero da dove inviavano quotidianamente servizi sulle principali notizie. Questa straordinaria espansione dei quotidiani fu favorita anche dai progressi tecnologici: dalla diffusione della macchina da stampa rotativa e delle linotype - la macchina per la composizione dei caratteri- all'uso sempre più frequente del telefono, che velocizzò la circolazione delle informazioni.</p><p><br></p><p>Furono realizzate anche importanti riforme degli ordinamenti militari, basate sul servizio militare obbligatorio per la popolazione maschile, cioè sulla trasformazione degli eserciti composti da professionisti in eserciti formati da “cittadini in armi”. Due principali motivi spingevano per la trasformazione degli eserciti. Uno era di carattere politico-militare, in quanto gli eserciti di massa scoraggiavano eventuali attacchi degli Stati rivali. L'altro era dato dal fatto che la tecnologia e l'industria consentivano la produzione in sere di armi, munizioni ed equipaggiamenti che coprivano le esigenze di grandi eserciti, mentre lo sviluppo delle ferrovie consentiva spostamenti veloci, riducendo sensibilmente i tempi di mobilitazione e di schieramento. A tutto ciò si aggiungevano le pressioni esercitate sui governi dai gruppi industriali interessati alle forniture militari.</p><p>La leva obbligatoria si legava inoltre all'estensione del diritto di voto, che non poteva più essere negato a coloro ai quali lo Stato chiedeva di mettere in pericolo la propria vita.</p><p>Furono approvate leggi che allargavano il corpo elettorale fino a comprendervi la totalità o la stragrande maggioranza dei cittadini maschi maggiorenni, indipendentemente dal reddito (mentre le donne rimanevano ancora escluse dal voto): gli ultimi paesi a introdurre il suffragio universale maschile furono l'Italia, nel 1912, e la Gran Bretagna e l'Olanda, che lo approvarono solo dopo la Prima guerra mondiale.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/e4bbed33715884d3af605f3193b09d9f/Le_bar_de_Maxim_s_par_Pierre_Victor_Galland__A_.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:23:28 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176663845</guid>
      </item>
      <item>
         <title>PARTITI DI MASSA, SINDACATI E RIFORME SOCIALI</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176664973</link>
         <description><![CDATA[<p>L'estensione del diritto di voto e l'allargamento della partecipazione politica modificarono profondamente le forme della lotta tra le organizzazioni politiche, spingendole alla ricerca del consenso popolare. Si affermò cosi un nuovo modello, quello del partito di massa, basato sull’inquadramento di larghi strati della popolazione in una struttura permanente, articolata in organizzazioni locali - sezioni, federazioni - e facente capo a un unico centro dirigente.</p><p><br></p><p>Parallelamente si assistette alla rapida crescita delle organizzazioni sindacali, che costituirono un altro efficacissimo fattore di "nazionalizzazione" delle masse. Nell'800 il sindacalismo operaio si era affermato stabilmente solo in Gran Bretagna con le Trade Unions. Ma, dalla fine del secolo, grazie alla spinta del movimento socialista, le organizzazioni dei lavoratori crebbero e si rafforzarono in tutti i paesi europei, nel continente americano e in Australia.</p><p><br></p><p>I sindacati si federarono in grandi organismi nazionali: i più importanti furono quelli socialisti, come la Confederazione generale del lavoro costituita in Italia nel 1906; ma un notevole sviluppo ebbero anche le associazioni sindacali cattoliche e, in Germania e in Francia, quelle liberali o conservatrici.</p><p><br></p><p>Tra la fine dell'800 e l'inizio del 900, i maggiori Stati europei introdussero alcune forme di legislazione sociale, con misure come l'assicurazione contro gli infortuni, le pensioni per la vecchiaia e, in alcuni casi, anche i sussidi per i disoccupati. Si stabilirono controlli, in realtà poco efficaci, sulla sicurezza e l'igiene nelle fabbriche. Si cercò di impedire il lavoro dei bambini. Si limitarono gli orari giornalieri degli operai e fu affermato il diritto al riposo settimanale.</p><p>All’azione dei governi si affiancò quella delle amministrazioni locali, soprattutto nei grandi centri urbani. Qui la novità fu la progressiva estensione dei servizi pubblici a opera degli stessi comuni, che in molti casi ne assunsero la gestione tramite aziende pubbliche appositamente create. L’iniziativa degli organi di governo locale si concretizzò anche nel campo dell’istruzione, dell’assistenza e dell’edilizia popolare.</p><p>Per sopperire all’aumento delle spese, governi centrali e amministrazioni locali ricorsero a nuove forme di imposizione fiscale per accrescere le entrate.</p><p>La tendenza sostenuta dalle forze politiche più avanzate fu quella di aumentare il peso delle imposte a vantaggio di quelle indirette (cioè quelle che colpiscono i consumi e le attività economiche, che gravano soprattutto sui ceti popolari), introducendo anche il principio della progressività del carico fiscale. Si andava cosi lentamente affermando l'idea che il compito dello Stato fosse anche quello di assicurate una più equa distribuzione della ricchezza all'interno della popolazione.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/4547ecbacc70df8eb55cbda0c00d8d8f/download__2_.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:25:10 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176664973</guid>
      </item>
      <item>
         <title>I PARTITI SOCIALISTI E LA SECONDA INTERNAZIONALE </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176666317</link>
         <description><![CDATA[<p>I partiti socialisti e la Seconda Internazionale hanno giocato un ruolo cruciale nello sviluppo del socialismo e del movimento operaio nel XIX</p><p>Durante la seconda metà dell'Ottocento, il socialismo si diffuse in Europa come una risposta alle disuguaglianze create dalla rivoluzione industriale. I partiti socialisti nacquero per rappresentare gli interessi della classe lavoratrice e per promuovere una società più equa, spesso basata sui principi del marxismo e del socialismo scientifico.</p><p><br></p><p>Alcuni dei partiti socialisti più influenti del periodo includono:</p><p><br></p><ul><li><p>Partito Socialdemocratico di Germania (SPD): Fondato nel 1875, fu uno dei più grandi e potenti partiti socialisti in Europa. Era basato su una combinazione di idee marxiste e riformiste.</p></li></ul><p><br></p><ul><li><p>Partito Socialista Francese: In Francia, il socialismo era diviso in diverse correnti, ma ebbe una crescita significativa verso la fine del secolo, con esponenti come Jean Jaurès che cercavano di unificare il movimento.</p></li></ul><p><br></p><ul><li><p>Partito Laburista in Gran Bretagna: Sebbene non fosse esplicitamente marxista, nacque come rappresentante degli interessi dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali.</p></li></ul><p><br></p><p>La Seconda Internazionale fu fondata nel 1889 a Parigi, nel centenario della Rivoluzione Francese, come organizzazione internazionale dei partiti socialisti e laburisti. Il suo obiettivo principale era di coordinare e unificare il movimento socialista a livello globale.</p><p><br></p><p>Obiettivi principali della Seconda Internazionale:</p><p><br></p><p>Promuovere l'internazionalismo: Voleva superare le divisioni nazionali e promuovere la solidarietà tra i lavoratori di diversi paesi.</p><p><br></p><p>Diffondere il marxismo: Le teorie di Karl Marx furono adottate come base per molte delle sue strategie politiche.</p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/49632b611027c8097b853b52aed781a6/images__3_.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:27:05 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176666317</guid>
      </item>
      <item>
         <title>I PRIMI MOVIMENTI FEMMINISTI</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176667744</link>
         <description><![CDATA[<p>Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 cominciò ad emergere la "questione femminile". Alla fine dell’800 le donne erano ancora dappertutto escluse dall’elettorato attivo e passivo e in molti paesi anche dalla possibilità di accedere a studi universitari e professioni o di gestire liberamente i loro beni. Naturalmente sul piano lavorativo esse rivececano un trattamento economico nettamente inferiore a quello degli uomini.</p><p>I maggiori contatti col mondo esterno, le esperienze collettive, la partecipazione alle agitazioni sociali però portarono le donne lavoratrici a una più viva coscienza dei loro diritti e delle loro rivendicazioni nei confronti della società.</p><p>Il movimento per l'emancipazione femminile rimase a lungo ristretto a minoranze operaie e intellettuali. Solo in Gran Bretagna il movimento femminile, sotto la guida di Emmaline Pankhurst, riuscì a imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica, concentrando la sua attività nell'agitazione per il diritto al suffragio, da cui il nome di “suffragette” dato alle sue militanti che talvolta ricorsero persino a dimostrazioni di pazzia, marce sul parlamento, scioperi della fame e attentati ad edifici pubblici.</p><p>La lotta delle suffragette che nel 1918 avrebbe portato in Gran Bretagna alla concessione del voto alle donne, trovò qualche appoggio in particolare tra i parlamentari laburisti.</p><p>Anna Maria Mozzoni (1837-1920) fu una delle pioniere del movimento femminista italiano. Nata in provincia di Milano da una famiglia liberale e progressista, dedicò la sua vita alla lotta per l’emancipazione delle donne. Nel suo primo scritto, La donna e i suoi rapporti sociali (1864), denunciava l’oppressione femminile e ne attribuiva le cause alla religione, al diritto, alla famiglia e alla società. Mozzoni chiedeva l’accesso delle donne all’istruzione, al lavoro e l’uguaglianza giuridica, criticando il nuovo Codice civile del 1865 che peggiorava la condizione delle donne. Il tema dell’istruzione femminile fu centrale nella sua battaglia, e nel 1866 propose un nuovo sistema scolastico che includesse anche le discipline scientifiche per le ragazze. Nel 1877 presentò una petizione per il suffragio femminile, sostenendo che le donne dovevano essere considerate cittadine e contribuenti, al di là degli stereotipi legati al loro ruolo sociale. Nel 1906, insieme a Maria Montessori, rinnovò la richiesta di voto per le donne.</p><p><br></p><p>Mozzoni si impegnò anche contro la regolamentazione della prostituzione nelle case chiuse, istituita con l’unificazione italiana, e lottò per l’abolizione del divieto di ricerca della paternità e l’introduzione del divorzio. Partecipò al Congresso internazionale per i diritti delle donne a Parigi nel 1878 e nel 1881 fondò la Lega promotrice degli interessi femminili, trasformando il femminismo in un movimento politico organizzato. Negli ultimi anni, pur allontanandosi dalla scena pubblica, continuò a battersi per il suffragio femminile, che in Italia fu ottenuto solo nel 1945, dopo la sua morte.</p><p><br></p><p>L’Illuminismo e la Rivoluzione francese ispirarono il movimento per l’emancipazione delle donne, che puntava all’uguaglianza politica, giuridica, sociale e culturale tra i sessi. Tuttavia, queste richieste rimasero inascoltate, e il Codice napoleonico del 1804 accentuò la subordinazione delle donne. Nell’800, il movimento femminile, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, si batté per i diritti civili e politici, tra cui il voto e la gestione del patrimonio. Negli Stati Uniti, il suffragio femminile fu concesso nel 1920, mentre in Gran Bretagna nel 1918, ma limitato alle donne sposate con più di trent’anni fino al 1928.</p><p><br></p><p>Diversi paesi concessero il voto alle donne tra la fine dell’800 e il primo dopoguerra, con la Nuova Zelanda come primo stato (1893), seguita da altri come la Finlandia (1906), la Norvegia (1913) e la Germania (1918). In Italia, i diritti civili furono riconosciuti alle donne nel 1919, ma il suffragio arrivò solo nel 1945. La Costituzione del 1948 sancì l’uguaglianza tra i sessi, ma molte discriminazioni, come l’accesso alle cariche pubbliche e alla magistratura, furono superate solo tra gli anni ’50 e ’60. La prima ministra donna in Italia fu Tina Anselmi nel 1976.</p><p>Nonostante i progressi, le donne hanno continuato a subire discriminazioni, che sono state affrontate dal “nuovo femminismo” degli anni ‘70. A livello internazionale, l’ONU ha promosso l’uguaglianza di genere, ma in molti paesi le donne subiscono ancora limitazioni, come in Arabia Saudita, dove solo dal 2015 possono votare e candidarsi.</p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/bca62c2119404547033f41a91658568e/download__3_.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:29:15 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176667744</guid>
      </item>
      <item>
         <title>LA CHIESA DI FRONTE ALLA SOCIETA&#39; DI MASSA </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176668753</link>
         <description><![CDATA[<p>La Chiesa Cattolica si trovò disorientata davanti alle profonde trasformazioni sociali ma la sua struttura organizzativa cioè quella delle parrocchie delle associazioni caritative, dei movimenti di Azione Cattolica le consenti di ritagliarsi un ruolo nella società. ebbe il suo massimo sviluppo durante il pontificato di Leone XIII che cercò di riaffermare il ruolo dei cattolici fondando così la dottrina sociale della Chiesa.</p><p>Questo tentativo si espresse nell'enciclica Rerum Novarum che riconfermava la condanna del socialismo e del liberalismo e ribadiva l'ideale della collaborazione fra le classi di alcuni doveri: la laboriosità, la moderazione e il rispetto delle gerarchie, per gli operai; la retribuzione dei lavoratori con un e il rispetto della loro dignità giusto salario umana, per gli imprenditori. L'enciclica, inoltre, incoraggiava la creazione di associazioni operaie e artigiane ispirate ai princìpi cristiani, considerate uno strumento della necessaria collaborazione fra le classi. Nella pratica, tuttavia, a queste associazioni aderirono, più che gli imprenditori, soprattutto i lavoratori dipendenti ed esse finirono per utilizzare metodi di lotta sempre più simili a quelli dei sindacati socialisti.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://pixabay.com/get/g9f4be31f3739581e154714e593ba236652f6483b972d1c4c9cece8ed40e0e56ad60ce068aab52f86a0d436f4b52cc69e.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:30:29 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176668753</guid>
      </item>
      <item>
         <title>IL NUOVO NAZIONALISMO E ANTISEMITISMO</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176670053</link>
         <description><![CDATA[<p>Nel corso del XIX secolo, si svilupparono nuove forme di nazionalismo e antisemitismo, che ebbero un impatto significativo sulla politica e la società in Europa.</p><p>Il nazionalismo emerse come una delle ideologie più potenti dell'Ottocento, influenzato dalle idee della Rivoluzione Francese e dal Romanticismo. Il nuovo nazionalismo era caratterizzato da un senso di identità collettiva basata su una lingua, una cultura, una storia e, spesso, una religione comuni.</p><p>Alcuni aspetti distintivi del nuovo nazionalismo furono:</p><p><br></p><ul><li><p>Unificazione nazionale: Movimenti nazionalisti cercarono di unificare territori frammentati in stati-nazione, come avvenne con l'unificazione dell'Italia (Risorgimento) e della Germania (sotto la guida di Otto von Bismarck).</p></li></ul><p><br></p><ul><li><p>Identità nazionale: L'identità nazionale venne vista come la base della legittimità politica, con l'idea che ogni nazione dovesse avere il proprio stato</p></li><li><p>L'antisemitismo nell'Ottocento non era un fenomeno nuovo, ma in questo periodo acquisì nuove forme e giustificazioni che lo differenziarono dall'ostilità religiosa tradizionale contro gli ebrei. Questa evoluzione si verificò in parallelo con l'emergere del nazionalismo e delle teorie razziste.</p><p><br></p><p>Antisemitismo razziale: Mentre l'ostilità verso gli ebrei era stata storicamente basata su motivi religiosi, nel XIX secolo si trasformò in un antisemitismo di tipo razziale. Gli ebrei erano visti come una "razza" distinta e inferiore, indipendentemente dalla loro religione o livello di assimilazione nella società.</p><p><br></p><p>Teorie della cospirazione: Si diffusero teorie complottiste che accusavano gli ebrei di cercare di dominare il mondo attraverso il controllo della finanza, della politica e dei media. Queste idee furono amplificate da testi come "I Protocolli dei Savi di Sion," un falso documento che sosteneva di rivelare un complotto ebraico per il dominio mondiale.</p><p><br></p><p>Nazionalismo escludente: Gli ebrei venivano spesso visti come un corpo estraneo all'interno della nazione, incapaci di essere veri patrioti a causa delle loro presunte lealtà internazionali o transnazionali.</p><p><br></p><p>Cambiamenti sociali ed economici: L'industrializzazione e l'urbanizzazione portarono a grandi trasformazioni sociali e a tensioni economiche. Gli ebrei, che erano spesso coinvolti in attività economiche come il commercio e la finanza, venivano accusati di essere i responsabili delle difficoltà economiche.</p><p><br></p><p>Reazione alla modernità: L'antisemitismo e il nazionalismo erano in parte una reazione alla modernità e ai cambiamenti portati dall'emancipazione ebraica e dalla diffusione di idee liberali e democratiche. I conservatori vedevano gli ebrei come simboli delle forze della modernità e del cambiamento sociale che minacciavano i valori tradizionali.</p><p><br></p></li></ul>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/a6fb039853ac8359308f99a6c647d823/download__4_.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:32:26 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176670053</guid>
      </item>
      <item>
         <title>LA CRISI DEL POSITIVISMO</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176671641</link>
         <description><![CDATA[<p>Alla fine dell’Ottocento, il positivismo, fondato sulla fiducia in un progresso lineare e costante, iniziò a mostrare i suoi limiti. Le scienze e i fenomeni sociali ed economici in rapida evoluzione rivelarono l’inadeguatezza di questa corrente a spiegare la complessità del mondo. Filosofi come Friedrich Nietzsche si fecero interpreti di una critica radicale al positivismo e alla cultura borghese. Nietzsche attaccò l’idea del progresso continuo e il moralismo cristiano, proponendo invece una visione del tempo ciclica, con il concetto dell’“eterno ritorno”, e la figura del “superuomo”, un individuo capace di vivere al di là delle convenzioni morali e delle regole della società.</p><p><br></p><p>Parallelamente, gli sviluppi nel campo della scienza contribuirono a mettere in discussione le certezze positiviste. La teoria della relatività di Albert Einstein, presentata nel 1905, sfidò i fondamenti della fisica classica, rivedendo concetti tradizionali come la distinzione tra materia ed energia e la natura assoluta di spazio e tempo. Questa nuova visione scientifica influenzò altri campi del sapere, creando un legame con i cambiamenti nel pensiero filosofico, psicologico e artistico dell’epoca.</p><p><br></p><p>Nel campo della psicologia, Sigmund Freud elaborò la teoria psicoanalitica, che diede un ruolo centrale all’inconscio come elemento chiave nella determinazione del comportamento umano. Nella sua opera L’interpretazione dei sogni (1900), Freud descrisse l’inconscio come dominato da istinti primari e leggi diverse da quelle della vita cosciente. Le sue teorie rivoluzionarono l’idea di un essere umano razionale, dimostrando come i comportamenti siano spesso guidati da forze irrazionali e inconsce.</p><p><br></p><p>Inoltre, in ambito filosofico e nelle scienze umane (come la sociologia e la scienza politica), si sviluppò una riflessione sulla relatività e soggettività della conoscenza, ponendo in evidenza come i valori e i pregiudizi dell’osservatore influenzino l’analisi della realtà. Questo portò a una critica dei processi di democratizzazione, con teorie che affermavano che il potere effettivo restasse sempre nelle mani di una minoranza, la cosiddetta “classe politica” o “élite”. Queste riflessioni, sviluppatesi proprio mentre la partecipazione politica si ampliava con l’avvento della società di massa, alimentarono il pessimismo nei confronti della democrazia, vista come prossima al declino.</p><p><br></p><p>In sintesi, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il pensiero occidentale attraversò una fase di crisi delle certezze positiviste, sostituite da nuove visioni più complesse e spesso contraddittorie della realtà, che misero in discussione non solo la conoscenza scientifica, ma anche i fondamenti politici, psicologici e morali della civiltà occidentale.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://media.snl.no/media/60820/standard_compressed_Nietzsche1882.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:35:09 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176671641</guid>
      </item>
      <item>
         <title>L’EUROPA E IL MONDO AGLI INIZI DEL 900, LA BELLA EPOQUE 

 </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176673105</link>
         <description><![CDATA[<p>Negli anni che precedettero lo scoppio della prima-guerra mondiale, nel 1914, l'Europa visse una fase di forti contraddizioni. Furono anni di intenso sviluppo economico e di continua crescita del commercio mondiale, ma anche di inasprimento delle tensioni internazionali e della conflittualità sociale all'interno dei singoli Stati; di frenetico riarmo da parte delle grandi potenze e di rinnovate spinte pacifiste; di nazionalismi esasperatamente aggressivi; di incessante progresso scientifico e tecnologico e di critica nei confronti del progressismo positivista che aveva improntato di sé la cultura tardo-ottocentesca. Le spinte alla democratizzazione, che in molti paesi portarono all'allargamento del diritto di voto incontrarono dappertutto la resistenza ostinata dei gruppi conservatori e in alcuni casi furono duramente represse, come in Russia, o bloccate entro le vecchie strutture autoritarie, come in Germania e nell'impero asburgico.&nbsp;</p><p>&nbsp;Questa compresenza di spinte diverse e fra loro contraddittorie ha fatto si che della realtà europea di quest'epoca si costruissero due rappresentazioni contrapposte. Da un lato quella idilliaca e nostalgica di un'età di progresso e di spensieratezza, di pace e di benessere: la Belle Époque, l'"epoca bella", come sarebbe stata definita successivamente in implicito confronto con le tragedie del primo conflitto mondiale e con gli anni agitati del dopoguerra. Dall'altro quella di una stagione dominata dal militarismo, dall'imperialismo: dunque irreversibilmente avviata verso lo scontro fratricida e suicida della Grande Guerra. In realtà, la guerra fu piuttosto il prodotto della combinazione di eventi casuali e di cause profonde. E queste ultime vanno ricercate principalmente negli storici contrasti fra le grandi potenze europee e nella nuova configurazione del sistema di alleanze, che si delineò a partire dall'ultimo decennio del XIX secolo.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/d58c344b933634e70d0b608c9fb1e8e2/download__2_.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:37:32 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176673105</guid>
      </item>
      <item>
         <title>NUOVE ALLEANZE IN EUROPA E NUOVI EQUILIBRI MONDIALI </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176673894</link>
         <description><![CDATA[<p>Dopo il 1890 con l'uscita di scena del cancelliere tedesco Bismarck, i rapporti fra le grandi potenze che dominavano la politica europea e mondiale subirono radicali mutamenti. Si ruppero infatti gli equilibri internazionali, che nei vent': anni precedenti erano rimasti inseriti in una rete di alleanze con al centro la Germania bismarckiana e si formò un nuovo assetto bipolare fondato sulla contrapposizione due blocchi di potenze europee: la Germania, l'impero austro-ungarico con l'Italia da una parte. la Francia, con la Russia e la Gran Bretagna dall'altra. A mettere in crisi il vecchio sistema di alleanze furono soprattutto due fattori: la scelta dell'imperatore tedesco Guglielmo II in favore di una politica più dinamica e aggressiva di quella praticata da Bismarck in favore di una politica dopo il 1870: e la crescente obiettiva difficoltà per la Germania di tenere uniti i suoi due maggiori alleati, gli Imperi austro-ungarico e russo.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Mentre Bismarck era riuscito in qualche modo a legare a sé entrambe le potenze, suoi successori decisero di privilegiare l'alleanza con l'Austria e non rinnovarono quella con la Russia nella convinzione che l'Impero zarista non avrebbe mai stretto alleanza con la Francia repubblicana. Ma queste due potenze, diversissime e distanti sotto tutti i punti di vista, ave vano almeno una cosa in comune: la necessità di trovare un alleato. Si giunse così, nell'estate del 1891, a un primo accordo franco-russo. trasformatosi poi, nel 1894, in vera e propria alleanza militare. Contemporaneamente la Francia si impegnò in una serie di ingenti prestiti alla Russia. che stava cercando di avviare un processo di industrializzazione. Con la stipulazione della Duplice franco-russa veniva meno il principale pilastro su cui si era fondato il sistema bismarckiano: l'isolamento della Francia. Così la Germania era costretta a pre munirsi contro l'eventualità, sempre temuta, di una guerra su due fronti. Pochi anni dopo la decisione presa dal governo tedesco di dare il via alla costruzione di una potente flotta provocava un inasprimento dei rapporti fra Germania e gran Bretagna. Ma l'effetto fu quello di indurre i britannici decisi a mantenere la propria superiorità&nbsp;</p><p>Frattanto aveva inizio fra Gran Bretagna e Francia quel processo di graduale riavvicinamento che portò le due potenze a regolare i rispettivi interessi coloniali in Africa e a stipulare, nel 1904. un accordo che prese il nome di Intesa cordiale. L'Intesa non era una vera e propria alleanza militare, ma costituiva ugualmente una sconfitta diplomatica per la Germania e un notevole successo per la Francia, che diventava il perno di un nuovo sistema di alleanze. Quando, nel 1907, anche Gran Bretagna e Russia regolarono i loro contrasti in Asia con un accordo che limitava le rispettive sfere di influenza, il capovolgimento della situazione. Invece la Germania e Austria con l'Italia formarono la Triplice alleanza.&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://pixabay.com/get/gbfe065c00fd3ccffc310c9e0b2c9a7afb2bd7c90f3301e51b9c8e6e51d51a81abb91b708792cc3971335caa6819d766c.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:38:49 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176673894</guid>
      </item>
      <item>
         <title>I FOCOLAI DI CRISI</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176676448</link>
         <description><![CDATA[<p>Nel decennio che precedette lo scoppio della Prima guerra mondiale, i due blocchi di potenze che si erano venuti a formare nell’Europa di inizio secolo si fronteggiarono in un contesto internazionale sempre più inquieto, dove ai vecchi motivi di contrasto (i revanscismo francese nei confronti della Germania la rivalità austro-russa nei balcani) si sommavano le nuove tensioni derivanti, dalla politica sempre più aggressiva dell’impero tedesco e dalla sua competizione con la Gran Bretagna per la superiorità navale. In queste condizioni accadeva di frequente che le tensioni, vecchie e nuove, si traducessero in crisi acute ognuna delle quali rischiava di innescare il meccanismo di un conflitto generale.&nbsp;Due furono in questo periodo i più pericolosi punti di frizione. Il primo e il più importante riguardava l'assetto dei Balcani. Il secondo era costituito dal Marocco, uno degli ultimi Stati africani indipendenti, da secoli governato da dinastie islamiche, oggetto delle mire francesi e proprio per questo scelto dalla Germania come ultimo possibile terreno di scontro per contrastare lo strapotere delle rivali in campo coloniale. Per due volte, nel 1905 e nel 1911, il contrasto franco-tedesco sul Marocco sembrò portare l'Europa sull'orlo della guerra. Alla fine la Francia riuscì a spuntarla, grazie alla solidarietà dei suoi alleati, e si vide riconosciuto un formale protettorato* sul territorio conteso.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>I pericoli maggiori per la pace sul continente vennero in questo periodo dalla zona balcanica. A mettere in movimento una situazione già precaria fu, nel 1908, una profonda trasformazione interna all'Impero ottomano: la cosiddetta rivoluzione dei "Giovani turchi", un movimento composto in prevalenza da intellettuali e da ufficiali che si proponevano la trasformazione dell'Impero, retto da istituzioni autocratiche e arretrato sul piano economico, in una moderna monarchia costituzionale. Nell'estate del 1908, un gruppo di ufficiali marciò con le proprie truppe sulla capitale, costringendo il sultano Abdul Hamid a concedere una Costituzione e, l'anno successivo, a lasciare il trono al fratello Maometto V. Il nuovo regime tentò di realizzare un'opera di modernizzazione dello Stato. Ma non si mostrò in grado di risolvere il problema dei rapporti con i popoli europei ancora soggetti all'Impero. Al contrario, i "Giovani turchi" cercarono di attuare un ordinamento amministrativo più centralizzato ma ottennero l'effetto di accentuare le spinte indipendentiste e di accelerare la fine della presenza ottomana in Europa.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Della crisi interna all'Impero ottomano approfittò subito l'Austria-Ungheria per procedere, nell'ottobre 1908, all'annessione della Bosnia e dell'Erzegovina, che le erano state affidate in amministrazione temporanea al congresso di Berlino del 1878: ciò provocò un immediato inasprimento dei rapporti con la Serbia e con la stessa Russia, che della Serbia era la grande protettrice. Appoggiata dall'alleata Germania, l'Austria riuscì però a far accettare alle altre potenze il fatto compiuto.&nbsp;</p><p>I due imperi centrali ottennero così un successo diplomatico; ma lo pagarono con una radicalizzazione del nazionalismo sud-slavo e con un indebolimento della Triplice alleanza: l'Italia, infatti, subì l’iniziativa austriaca.&nbsp;I pericoli maggiori per la pace sul continente vennero in questo periodo dalla zona balcanica. A mettere in movimento una situazione già precaria fu, nel 1908, una profonda trasformazione interna all'Impero ottomano: la cosiddetta rivoluzione dei "Giovani turchi", un movimento composto in prevalenza da intellettuali e da ufficiali che si proponevano la trasformazione dell'Impero, retto da istituzioni autocratiche e arretrato sul piano economico, in una moderna monarchia costituzionale. Nell'estate del 1908, un gruppo di ufficiali marciò con le proprie truppe sulla capitale, costringendo il sultano Abdul Hamid a concedere una Costituzione e, l'anno successivo, a lasciare il trono al fratello Maometto V. Il nuovo regime tentò di realizzare un'opera di modernizzazione dello Stato. Ma non si mostrò in grado di risolvere il problema dei rapporti con i popoli europei ancora soggetti all'Impero. Al contrario, i "Giovani turchi" cercarono di attuare un ordinamento amministrativo più centralizzato ma ottennero l'effetto di accentuare le spinte indipendentiste e di accelerare la fine della presenza ottomana in Europa.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Della crisi interna all'Impero ottomano approfittò subito l'Austria-Ungheria per procedere, nell'ottobre 1908, all'annessione della Bosnia e dell'Erzegovina, che le erano state affidate in amministrazione temporanea al congresso di Berlino del 1878: ciò provocò un immediato inasprimento dei rapporti con la Serbia e con la stessa Russia, che della Serbia era la grande protettrice. Appoggiata dall'alleata Germania, l'Austria riuscì però a far accettare alle altre potenze il fatto compiuto.&nbsp;</p><p>I due imperi centrali ottennero così un successo diplomatico; ma lo pagarono con una radicalizzazione del nazionalismo sud-slavo e con un indebolimento della Triplice alleanza: l'Italia, infatti, subì l’iniziativa austriaca.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Pochi anni dopo nel 1912 l’occupazione italiana della libia provocò una guerra fra l’italia e la turchia che subì l’ennesima sconfitta. Questo favorì le mire degli stati balcanici: i regni di grecia, serbia, montenegro e bulgaria, coalizzati attaccarono l’impero ottomano e lo sconfissero (prima guerra balcanica).&nbsp;&nbsp;</p><p>Sulla costa meridionale dell’Adriatico nasceva il principato di Albania, voluto dall’Austria e dall’Italia per impedire alla serbia lo sbocco al mare. Ma al momento della spartizione dei territori conquistati, l’alleanza fra gli stati balcanici si ruppe.&nbsp;&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Nel 1913 la bulgaria attaccò improvvisamente la grecia e la serbia. Contro l’aggressione bulgara si formò una coalizione. Alla serbia e alla grecia si unirono la romania e la turchia (seconda guerra balcanica). La Bulgaria sconfitta dovette restituire alla turchia una parte della tracia e cedere alla romania una striscia di territorio sul ma nero.&nbsp;&nbsp;</p><p>Si trattò, in entrambi i casi, di guerre sanguinose, che colpirono pesantemente le popolazioni civili, anticipando gli orrori che avrebbero segnato quei territori nel corso del XX secolo.&nbsp;</p><p>Dal punto di vista degli equilibri internazionali, il bilancio finale delle due guerre balcaniche risultava sfavorevole per gli imperi centrali. Il loro maggiore alleato, l'Impero turco, era stato praticamente estromesso dall'Europa. La Serbia, si era considerevolmente rafforzata raddoppiando quasi il suo territorio senza per questo attenuare la sua ostilità verso l'Impero asburgico, che le aveva precluso lo sbocco sull'Adriatico e ostacolava i suoi disegni di unificazione dei popoli slavi. In queste condizioni si faceva sempre più forte nei circoli dirigenti austriaci, e soprattutto fra i militari, la tentazione di liquidare una volta per tutte i conti con la Serbia.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/4d7758daed1ecaffcb0b3bd0dab084e2/download__5_.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:43:04 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176676448</guid>
      </item>
      <item>
         <title>LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI: FRANCIA E GRAN BRETAGNA </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176677231</link>
         <description><![CDATA[<p>Alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo, le principali potenze europee si distinguevano per i loro sistemi politici. Francia e Gran Bretagna avanzavano verso la democrazia, mentre Germania, Austria-Ungheria e Russia rimanevano autoritarie.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Francia: Dopo la sconfitta contro la Germania, la Francia avanzò sulla strada della democrazia, ma il paese era diviso da nazionalisti, clericali e antisemiti. Il caso Dreyfus, un ufficiale ebreo ingiustamente accusato di tradimento, scatenò un dibattito nazionale che coinvolse anche intellettuali e partiti politici. Alla fine, Dreyfus fu riabilitato nel 1906. Le elezioni del 1899 portarono al potere un governo di coalizione progressista, che nel 1905 separò Stato e Chiesa. Tuttavia, le tensioni sociali aumentarono a causa del fallimento di riforme fiscali e dell’insoddisfazione della classe lavoratrice. Nel 1912, i repubblicani moderati tornarono al potere, concentrandosi sul rafforzamento dell’esercito in vista di una possibile rivincita contro la Germania.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Gran Bretagna: Dal 1886 al 1906, una coalizione di conservatori e unionisti governò puntando sull’espansione coloniale e un moderato riformismo sociale. Dopo il 1906, i liberali, con il supporto di deputati laburisti, portarono avanti una politica sociale più avanzata e una riforma fiscale progressiva che sfidava i privilegi della Camera dei Lord. Nel 1911, una riforma limitò il potere di veto dei Lord sulle leggi finanziarie. Nello stesso anno, il governo propose una legge per l’autonomia irlandese (Home Rule), ma la sua attuazione fu sospesa dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://www.worldhistory.org/uploads/images/16578.png" />
         <pubDate>2024-10-18 20:44:24 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176677231</guid>
      </item>
      <item>
         <title>GLI IMPERI CENTRALI: GERMANIA E AUSTRO-UNGHERIA </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176678354</link>
         <description><![CDATA[<p>Dopo la fine dell'era di Otto von Bismarck, che aveva dominato la politica tedesca come Cancelliere dal 1862 al 1890, la politica degli Imperi Centrali, in particolare della Germania e dell'Austria-Ungheria, subì cambiamenti significativi.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>1. Germania&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Dopo la destituzione di Bismarck nel 1890, il Kaiser Guglielmo II prese il controllo diretto della politica estera e interna della Germania, inaugurando un periodo noto come "Weltpolitik" (politica mondiale). Questo nuovo approccio si distaccava dalle strategie diplomatiche bismarckiane, che miravano a mantenere l'equilibrio di potere in Europa e a evitare conflitti su larga scala. Sotto la guida di Guglielmo II: la Germania iniziò a espandere la propria flotta navale, creando una rivalità con il Regno Unito e ci fu un aumento dell'imperialismo e della ricerca di colonie in Africa e nel Pacifico.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La politica estera divenne più aggressiva, con una maggiore enfasi sulla costruzione di alleanze e sulla dimostrazione della potenza tedesca.&nbsp;</p><p>Questi cambiamenti contribuirono a un aumento delle tensioni internazionali e al deterioramento delle relazioni con altre potenze europee, come la Francia, la Russia e il Regno Unito.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>2. Austria-Ungheria&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>L'Impero austro-ungarico, sotto la guida degli Asburgo, era caratterizzato da una complessa struttura politica e da una gestione delicata delle tensioni nazionalistiche all'interno dei suoi confini. Dopo la morte di Francesco Giuseppe I nel 1916, Carlo I divenne imperatore, ma la stabilità dell'impero era già compromessa.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Alcuni punti chiave del periodo post-Bismarck per l'Austria-Ungheria includono:&nbsp;&nbsp;</p><ul><li><p>problemi nazionalistici: L'impero era composto da numerosi gruppi etnici, tra cui ungheresi, cechi, slovacchi, croati, serbi e molti altri, ognuno con le proprie aspirazioni nazionali. Queste tensioni interne resero difficile il mantenimento dell'unità politica e portarono a una crescente instabilità.&nbsp;</p></li></ul><p>&nbsp;</p><ul><li><p>politica estera: L'Austria-Ungheria era concentrata principalmente sulla questione dei Balcani, vedendo la Serbia come una minaccia alla propria integrità territoriale. La crisi balcanica e l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando nel 1914 furono fattori cruciali che portarono allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.&nbsp;</p></li></ul><p>&nbsp;</p><ul><li><p>alleanza con la Germania: La cooperazione militare e politica con la Germania divenne sempre più importante per contrastare l'influenza russa nei Balcani e per fronteggiare le minacce esterne.&nbsp;</p></li></ul><p>&nbsp;</p><p>La nuova direzione politica presa dagli Imperi Centrali dopo Bismarck portò a un aumento delle tensioni internazionali e contribuì al complesso sistema di alleanze che culminò nella Prima Guerra Mondiale. La mancanza della prudenza diplomatica di Bismarck, unita a una politica più aggressiva e all'intransigenza verso le questioni nazionalistiche interne, giocò un ruolo fondamentale nel destino di questi imperi.&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/2516930594/be938ecd5763a0a2a6cae6993dffb327/sacro1601.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:46:30 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176678354</guid>
      </item>
      <item>
         <title>LA RUSSIA E LA GUERRA CON IL GIAPPONE </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176679232</link>
         <description><![CDATA[<p>Alla fine dell’Ottocento, la Russia era l’unica grande potenza europea che manteneva un sistema autocratico, privo delle limitate forme di costituzionalismo presenti in Germania o Austria-Ungheria. Nonostante ciò, l’Impero zarista avviò un primo processo di industrializzazione, accelerato dalle politiche del ministro delle Finanze Sergej Witte (1892-1903). Queste politiche si basavano sul protezionismo, sugli investimenti pubblici e sull’afflusso di capitali stranieri, soprattutto francesi, attratti dai profitti elevati dovuti alla repressione dei conflitti sociali e alla compressione dei salari. Tuttavia, l’industrializzazione russa fu guidata dallo Stato e da capitali stranieri, senza un vero sviluppo autonomo della borghesia imprenditoriale e risultò concentrata geograficamente e nelle dimensioni delle imprese.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Questa industrializzazione non modificò i tratti fondamentali della società russa, ancora dominata da un’agricoltura arretrata che occupava circa il 70% della popolazione attiva. La classe operaia, concentrata in poche aree come Pietroburgo, Mosca e i distretti minerari degli Urali, restava isolata in un contesto prevalentemente agricolo. Il tenore di vita della popolazione non migliorò significativamente, e la Russia rimase tra i paesi europei con i più alti tassi di analfabetismo e mortalità infantile, con un prodotto pro capite inferiore rispetto a Francia e Germania.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>In questo contesto di arretratezza sociale ed economica, crebbero le tensioni politiche e le manifestazioni di malcontento. La classe operaia subì l’influenza del Partito Social-Democratico, fondato nel 1898 da Georgij Plechanov e aderente alla Seconda Internazionale, mentre i contadini vennero attratti dal Partito Socialista Rivoluzionario, nato nel 1900 dalla fusione di gruppi anarchici e populisti, che proponeva un socialismo agrario legato alle tradizioni russe. La mancanza di canali legali per esprimere il dissenso portò a un crescente movimento rivoluzionario.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La situazione precipitò nel 1904 con lo scoppio della guerra contro il Giappone, che fece aumentare la tensione sociale nelle città a causa del brusco aumento dei prezzi. Nel gennaio del 1905, un corteo di 150.000 persone si diresse verso il Palazzo d’Inverno a Pietroburgo per presentare una petizione allo zar Nicola II, chiedendo maggiori libertà politiche e interventi contro il disagio sociale. L’esercito rispose con una brutale repressione, causando più di 100 morti e 2.000 feriti. Questo evento, noto come la “Domenica di sangue”, scatenò un’ondata di rivolte, scioperi e ammutinamenti nelle forze armate.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Tra la primavera e l’autunno del 1905, la Russia si trovò in uno stato di semianarchia, e nacquero spontaneamente i “soviet”, organismi rivoluzionari ispirati alla Comune di Parigi del 1871, che rappresentavano la popolazione lavoratrice. Il soviet di Pietroburgo assunse la guida del movimento rivoluzionario, ma in novembre-dicembre, dopo la fine della guerra con il Giappone, la corona e il governo ripresero il controllo con una dura repressione, arrestando i leader del soviet di Pietroburgo e schiacciando le rivolte.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Nonostante la repressione, lo zar fu costretto a promettere la convocazione di un’assemblea rappresentativa (Duma). Tuttavia, la prima Duma, eletta nell’aprile del 1906, venne sciolta rapidamente per il suo ruolo di ostacolo al ritorno dell’assolutismo. Una seconda Duma, eletta nel 1907, fu altrettanto ingovernabile e anch’essa sciolta. Il governo modificò la legge elettorale, riducendo drasticamente la rappresentanza popolare, e istituì una Duma dominata dagli aristocratici, restaurando di fatto l’autocrazia.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Il conte Pëtr Stolypin, primo ministro dal 1906, fu l’artefice della restaurazione autoritaria. Stolypin cercò di consolidare il regime con una riforma agraria, volta a creare una piccola borghesia rurale, favorendo l’acquisizione di terre da parte dei contadini. Tuttavia, la riforma ebbe un successo limitato: solo una parte dei contadini divenne kulaki (ricchi proprietari), mentre la maggioranza rimase in condizioni di povertà.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Nel frattempo, la guerra russo-giapponese (1904-1905) segnò una grave sconfitta per la Russia. Il Giappone, che si era già affermato come potenza imperialistica in Asia, inflisse alla Russia pesanti sconfitte sia a terra (battaglia di Mukden) sia in mare (battaglia di Tsushima). Con il trattato di Portsmouth, la Russia dovette cedere territori in Manciuria e accettare il protettorato giapponese sulla Corea. Questa sconfitta non solo ridimensionò la posizione della Russia, ma segnò un punto di svolta per l’Europa intera: per la prima volta, un paese asiatico sconfiggeva una grande potenza europea, infrangendo il mito della superiorità tecnologica e militare dell’Europa e aprendo la strada alla competizione imperialistica tra Giappone e Stati Uniti in Asia.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://pixabay.com/get/g4f791a35daf5ed4443ccfe03a9c146de175475a6ba20c1b7b540f0b1973a94f8f3ecb80fde7831533c4c0629de465143.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:48:00 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176679232</guid>
      </item>
      <item>
         <title>LA RIVOLUZIONE CINESE </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176680107</link>
         <description><![CDATA[<p>La vittoria del Giappone sulla Russia nel 1905 segnò un punto di svolta per le lotte nazionali e anticoloniali in Asia. Movimenti indipendentisti sorsero in diverse aree come l’Indocina francese, l’Indonesia olandese, le Filippine sotto il controllo statunitense, e soprattutto in Cina, dove il Giappone divenne allo stesso tempo una minaccia e un modello da imitare. La Cina, già oggetto delle mire espansionistiche delle potenze europee, si trovava a subire anche l’influenza giapponese. La sconfitta nella guerra sino-giapponese del 1894 accelerò la crisi dell’Impero cinese, portando alla nascita di un movimento conservatore e xenofobo che mirava a restaurare le tradizioni imperiali, supportato dai “Boxer”, un’organizzazione segreta paramilitare che attaccò simboli e rappresentanti stranieri. La rivolta dei Boxer fu repressa nel 1900 da un intervento militare congiunto delle grandi potenze, compresi gli Stati Uniti, il Giappone e l’Italia. Nonostante la sconfitta, la rivolta mostrò la persistenza di un forte nazionalismo cinese e contribuì al declino della dinastia Manciù.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Successivamente, il movimento democratico e occidentalizzante prese piede in Cina, con importanti riforme introdotte dalla reggente imperatrice Cixi, che governò fino al 1908. Tuttavia, fu la nascita del Tung meng hui nel 1905, un’organizzazione segreta guidata da Sun Yat-sen, a segnare una svolta cruciale. Il programma di Sun si basava su tre principi ispirati ai valori democratici occidentali: indipendenza nazionale, democrazia rappresentativa e benessere popolare. La sua organizzazione raccolse consensi soprattutto tra intellettuali, ufficiali militari e proletariato industriale.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Nel 1911, una decisione del governo cinese di affidare il controllo delle ferrovie a imprese straniere scatenò una serie di rivolte e ammutinamenti militari. Questi eventi portarono, nel gennaio 1912, alla caduta della dinastia Manciù e alla proclamazione della Repubblica cinese con Sun Yat-sen come presidente. Tuttavia, il generale Yuan Shi-kai, inviato per sedare la rivolta, passò dalla parte dei repubblicani e prese il potere come presidente, sostituendo Sun Yat-sen.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Il compromesso tra le forze democratiche del Kuomintang (il nuovo partito nazionale) e i conservatori che appoggiavano Yuan Shi-kai crollò rapidamente. Nel 1913, Yuan sciolse il Parlamento, mise fuori legge il Kuomintang e costrinse Sun Yat-sen all’esilio, instaurando una dittatura personale sostenuta dalle potenze straniere. La Cina entrò così in una lunga fase di instabilità politica, caratterizzata da guerre civili, che si sarebbe conclusa solo nel 1949 con la vittoria della rivoluzione comunista.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://www.startmag.it/wp-content/uploads/cina-turisti-1170x550.jpeg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:49:12 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176680107</guid>
      </item>
      <item>
         <title>L&#39;IMPERIALISMO STATUNITENSE</title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176680690</link>
         <description><![CDATA[<p>L'imperialismo statunitense tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo fu caratterizzato dall'espansione territoriale e dall'influenza economica e politica degli Stati Uniti in tutto il mondo. Eventi chiave includono la Guerra ispano-americana del 1898, che portò all'acquisizione di Porto Rico, Guam e le Filippine, e l'annessione delle Hawaii. Gli Stati Uniti utilizzarono anche la "politica della Porta Aperta" in Cina per garantire l'accesso ai mercati e il "Corollario Roosevelt" per giustificare interventi in America Latina.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Il Canale di Panama, completato nel 1914, fu uno dei progetti di ingegneria più ambiziosi del periodo. Dopo aver sostenuto la ribellione di Panama contro la Colombia nel 1903, gli Stati Uniti ottennero il diritto di costruire e controllare il canale. Questo progetto era cruciale per il commercio e la strategia militare, poiché riduceva notevolmente i tempi di navigazione tra gli oceani Atlantico e Pacifico, consolidando il ruolo degli Stati Uniti come potenza marittima globale.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Durante la sua presidenza (1901-1909), Theodore Roosevelt attuò una serie di riforme note come "Square Deal," che miravano a promuovere la giustizia sociale e a regolamentare il potere delle grandi imprese. Alcuni punti chiave includono:&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><ul><li><p>Regolamentazione dei trust: Roosevelt perseguì politiche antitrust per spezzare i monopoli e promuovere la concorrenza.&nbsp;</p></li></ul><p>&nbsp;</p><ul><li><p>Protezione dei consumatori: Sostenne leggi come il Pure Food and Drug Act e il Meat Inspection Act per migliorare la sicurezza dei prodotti alimentari e farmaceutici.&nbsp;</p></li></ul><p>&nbsp;</p><ul><li><p>Conservazione ambientale: Roosevelt promosse politiche di conservazione della natura, istituendo parchi nazionali, riserve naturali e sostenendo una gestione sostenibile delle risorse naturali.&nbsp;</p></li></ul><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Woodrow Wilson vinse le elezioni presidenziali del 1912 come candidato del Partito Democratico, battendo Theodore Roosevelt (che si candidò come progressista con il Partito Bull Moose) e William Howard Taft, il presidente uscente. La vittoria di Wilson fu favorita dalla divisione del voto tra i repubblicani. Wilson promosse una serie di riforme note come il "New Freedom," che miravano a ridurre il potere delle grandi imprese, a regolamentare il sistema bancario e a migliorare le condizioni di lavoro.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La presidenza di Theodore Roosevelt è ricordata come una delle più dinamiche della storia americana. Roosevelt si distinse come un leader progressista, che cercava di bilanciare gli interessi del capitale con quelli dei lavoratori e della società nel suo complesso. Rafforzò il ruolo del governo federale nel regolamentare l'economia, promosse una politica estera interventista ("Big Stick Diplomacy") e rafforzò la posizione degli Stati Uniti come potenza mondiale.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, gli Stati Uniti conobbero un rapido sviluppo economico, alimentato dalla rivoluzione industriale, dall'innovazione tecnologica e dall'espansione dei mercati interni ed esterni. L'aumento della produzione manifatturiera, l'espansione delle ferrovie e l'accesso a nuove risorse naturali furono fattori chiave. Questa crescita economica rese gli Stati Uniti una delle principali potenze industriali mondiali, influenzando la loro politica estera e il loro ruolo nel mondo.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://get.pxhere.com/photo/symbol-flag-america-american-flag-blue-stars-and-stripes-patriotism-united-states-patriotic-flag-of-the-united-states-856390.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:50:14 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176680690</guid>
      </item>
      <item>
         <title>L&#39;AMERICA LATINA E LA RIVOLUZIONE MESSICANA </title>
         <author>antonellacastaldo327</author>
         <link>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176681135</link>
         <description><![CDATA[<p>All'inizio del XX secolo, l'America Latina era influenzata pesantemente dalle potenze straniere, in particolare dagli Stati Uniti e dalle potenze europee, che controllavano gran parte delle economie della regione. L'imperialismo statunitense giocò un ruolo dominante in questa parte del mondo, con una politica estera volta a garantire il controllo economico e politico attraverso interventi diretti e il sostegno a governi favorevoli.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Dottrina Monroe e Corollario Roosevelt: Gli Stati Uniti utilizzarono la Dottrina Monroe (1823), che dichiarava l'America Latina fuori dai limiti della colonizzazione europea, come base per il loro controllo della regione. Il Corollario Roosevelt (1904) ampliò questa dottrina, giustificando interventi militari negli affari interni dei paesi latinoamericani per stabilizzare la regione e proteggere gli interessi economici americani.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Gli Stati Uniti intervennero direttamente in numerosi paesi dell'America Latina, tra cui Cuba, Porto Rico, Panama, Nicaragua, Haiti e la Repubblica Dominicana, per proteggere i propri interessi economici e politici, spesso a scapito della sovranità locale.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La Rivoluzione messicana fu uno dei movimenti rivoluzionari più significativi in America Latina nel XX secolo. Fu una risposta alle profonde disuguaglianze economiche, sociali e politiche che caratterizzavano il Messico sotto il regime autocratico di Porfirio Díaz, che governò il paese per oltre tre decenni.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Cause: La rivoluzione fu causata dalla povertà diffusa tra i contadini, dall'esclusione politica, dalla concentrazione delle terre nelle mani di pochi proprietari terrieri (haciendas) e dalla repressione delle opposizioni politiche. Díaz favoriva gli investitori stranieri e le élite locali, mentre la maggioranza della popolazione viveva in condizioni di estrema miseria.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Principali leader rivoluzionari:&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Francisco Madero: Uno dei primi leader della rivoluzione, Madero guidò la rivolta contro Díaz nel 1910, proponendo riforme democratiche. Dopo la caduta di Díaz, Madero divenne presidente nel 1911, ma fu assassinato nel 1913 in un colpo di stato organizzato da Victoriano Huerta.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Emiliano Zapata: Zapata guidò i contadini nel sud del Messico, lottando per la redistribuzione delle terre con il motto "Tierra y Libertad" (terra e libertà). Le sue richieste erano incentrate sulla riforma agraria e sul ritorno delle terre alle comunità indigene.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Villa era un leader carismatico del nord del Messico, che lottava contro le ingiustizie sociali e il potere delle élite. Con il suo esercito rivoluzionario, partecipò attivamente alle battaglie contro i regimi di Díaz e Huerta.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La rivoluzione portò a una guerra civile lunga e sanguinosa, con vari gruppi rivoluzionari che combattevano sia contro il governo centrale sia tra di loro. Gli Stati Uniti intervennero più volte, sostenendo alcuni leader e cercando di proteggere i propri interessi economici e strategici in Messico.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La Costituzione messicana del 1917 fu uno dei principali risultati della rivoluzione. Includeva disposizioni rivoluzionarie come la riforma agraria, i diritti dei lavoratori, la limitazione del potere della Chiesa cattolica e il controllo statale delle risorse naturali. Tuttavia, la pace e la stabilità richiesero ancora diversi anni per essere raggiunte.&nbsp;</p>]]></description>
         <enclosure url="https://pixabay.com/get/g998f0a32376a7ab9ab8fc2987cafd60e743c0e286cc56b6f127d7cb5d81958a609058e39cd2a139806e78ed20841c813.jpg" />
         <pubDate>2024-10-18 20:51:12 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/antonellacastaldo327/z52wupmb1gqpqn57/wish/3176681135</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
