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      <title>Descrizione capitoli by Serena</title>
      <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-11-11 07:45:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>deni_page21</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207422539</link>
         <description><![CDATA[<div>"...nessuno dei guardiani, né italiani né tedeschi, ebbe animo di venire a vedere cosa fanno gli uomini quando sanno di dover morire".<br><br>"...proprio così, punto per punto: vagoni merci, chiusi dall'esterno, e dentro uomini donne bambini, compressi senza pietà, come merce di dozzina , in viaggio verso il nulla, in viaggio all'ingiù, verso il fondo. Questa volta dentro siamo noi."<br>"...emersero invece nella luce dei fanali due drappelli di strani individui. Camminavano inquadrati, per tre, con curioso passo impacciato, il capo spenzolato in avanti e le braccia rigide. In capo avevano un buffo berrettino, ed erano vestiti di una lunga palandrana a righe, che anche di notte e di lontano si indovinava sudicia e stracciata. [...] noi ci guardavamo senza parola. Tutto era incomprensibile e folle, ma una cosa avevamo capito. Questa era la metamorfosi che ci attendeva. Domani anche noi saremmo diventati così."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 20:09:39 UTC</pubDate>
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         <title>Riferimenti a Dante</title>
         <author>deni_page21</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207425270</link>
         <description><![CDATA[<div>Il viaggio verso il lager può essere visto come il trasporto delle anime da traghettare verso l'inferno attraversando il fiume Acheronte, laddove un soldato del campo copre un ruolo simile a quello del tremendo nocchiero Caronte all'arrivo ad Auschwitz. A differenza di Caronte, il soldato nazista si esprime con un tono grottescamente cortese per farsi consegnare gli oggetti di valore dei prigionieri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 20:16:22 UTC</pubDate>
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         <title>Riferimenti a Dante</title>
         <author>deni_page21</author>
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         <description><![CDATA[<div>La tristemente nota scritta sul portone di accesso (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arbeit_macht_frei"><em>Arbeit macht frei</em></a><em>,</em> il lavoro rende liberi) viene proposta come una riscrittura dell'incipit del terzo canto dell'Inferno: nella cantica dantesca, la frase riferita alla porta di ingresso (<em>Per me si va nella città  dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente [...] lasciate ogne speranza, voi ch'intrate</em>) indica che attraverso quell'ingresso si accede al mondo dei dannati.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 20:25:44 UTC</pubDate>
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         <title>Riferimenti a Dante</title>
         <author>deni_page21</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'infermeria viene paragonata al limbo, un mondo escluso dalle categorie del bene e del male, privo di punizioni vere e proprie e, in un certo senso, un momento di tregua durante l'avventura del lager nazista.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 20:26:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dipaola_serena</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207460000</link>
         <description><![CDATA[<div>"..la nostra saggezza era il cercare di non capire, non rappresentarsi il futuro, non tormentarsi sul come e sul quando tutto sarebbe finito: non porre e non porsi domande.."<br><br>"..non era rassegnazione cosciente, ma il torpore opaco delle bestie domate con le percosse,a cui non dolgono più le percosse.."<br><br>".. per quanto senso può avere il voler precisare le cause per cui proprio la mia vita, fra migliaia di altre equivalenti, ha potuto reggere alla prova, io credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all'odio e alla paura; qualcosa di assai mal definibile, una remota possibilità di bene per cui tuttavia metteva contro di conservarsi.."<br><br>"..ma Lorenzo era un uomo; la sua umanità era pura e incontaminata, egli era al di fuori di questo mondo di negazione. <mark>Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo</mark>.."<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-15 22:03:27 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>tabatacioce99</author>
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         <description><![CDATA[<div>"...almeno per qualche ora sazi [...] siamo capaci di pensare alle nostre madri e alle nostre mogli. Per qualche ora, possiamo essere infelici alla maniera degli uomini liberi.."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 19:25:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>tabatacioce99</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207864737</link>
         <description><![CDATA[<div>"Vorremmo ora invitare il lettore a riflettere, che cosa potessero significare in Lager le nostre parole &lt;&lt;bene&gt;&gt; e &lt;&lt;male&gt;&gt;, &lt;&lt; giusto&gt;&gt; e &lt;&lt;ingiusto&gt;&gt; ; giudichi ognuno in base al quadro che abbiamo delineato e agli esempi sopra esposti, quanto del nostro comune mondo morale potesse sussistere al di qua del filo spinato."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 19:29:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>tabatacioce99</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207867762</link>
         <description><![CDATA[<div>"Infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere, e su registro un numero di matricola spuntato. "<br><br>".... già troppo vuoti per soffrire veramente. Si esitava a chiamarli vivi: si esita a chiamar morte la loro morte, davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per comprenderla."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 19:34:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>tabatacioce99</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207873323</link>
         <description><![CDATA[<div>".. Io so che non sono della stoffa di quelli che resistono, sono troppo civile, penso ancora troppo, mi consumo al lavoro.. "<br><br>"..Oggi, questo vero oggi in cui io sto seduto a un tavolo e scrivo, io stesso non sono convinto che queste cose sono realmente accadute.."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 19:44:39 UTC</pubDate>
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         <title>Riferimenti a Dante</title>
         <author>tabatacioce99</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207878733</link>
         <description><![CDATA[<div>Levi si trova davanti al dottor Pannwitz per sostenere l’esame di chimica ed es- sere ammesso al costituendo <em>Kommando Chimico</em>. L’esaminatore è «alto, magro, biondo; ha gli occhi, i capelli e il naso come tutti i tedeschi devono averli, e siede formidabilmente dietro una complicata scrivania». La descrizione di questa postura, sottolineata dall’avverbio «formidabilmente» (in senso etimologico: “che incute paura“, dal latino <em>formido </em>= “paura“) è, per ammissione dello stesso Levi, una reminiscenza dantesca: «Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia» (“Vi si erge – nel primo cerchio infernale – con aspetto orribile Minosse, e ringhia”, <em>Inferno</em>, V, 4); Minosse è il giudice infernale che «essamina le colpe ne l’intrata; / giudica e manda secondo ch’avvinghia» (“esamina le colpe all’ingresso del cerchio infernale; giudica i peccatori e li invia nel luogo a essi assegnato indicandolo col numero degli avvolgimenti della coda”, <em>Inferno</em>, V, 5-6).&nbsp;<br>Come Minosse anche il Dottor P. esamina gli ebrei attraverso l'esame di chimica e come un giudice infernale decide la sorte dei "dannati/ebrei".</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 19:55:55 UTC</pubDate>
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         <title>Riferimenti a Dante </title>
         <author>tabatacioce99</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207902067</link>
         <description><![CDATA[<div>lo sforzo rievocativo si avvia verso il finale dell'episodio di Ulisse; tale è il coinvolgimento emotivo e il desiderio di comunicazione dell’alto messaggio all’amico straniero, che Levi darebbe la zuppa del giorno per potersi ricordare il finale; e quel finale, che faticosamente riaffiora, apre un altro squarcio di verità, rivela «il perché del nostro destino, del nostro essere oggi qui». Anche loro hanno la colpa paradossale, come Ulisse, di sfidare una potere più grande di loro (l’oppressione nazista e fascista), anche loro sono destinati a soccombere, anche per loro il mare si richiuderà. La fine del racconto coincide con l’arrivo alla baracca. I due portantini, con sulle spalle le stanghe della marmitta che servirà a trasportare il rancio, appaiono nella loro grottesca e tragica realtà esteriore di poveri esseri ridotti ad automi.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 20:49:35 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dipaola_serena</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207915652</link>
         <description><![CDATA[<div>"...Sarai scelto tu. Sarò escluso io..."<br><br>.."la SS con uno sguardo di faccia e di schiena giudica della sorte di ognuno, e consegna a sua volta la scheda all'uomo alla sua destra o all'uomo alla sua sinistra, e questo è la vita o la morte di ciascuno di noi. In tre o quattri minuti una baracca di duecento uomini è "fatta", e nel pomeriggio l'intero campo di dodicimila uomini.."<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 21:32:08 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dipaola_serena</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207916341</link>
         <description><![CDATA[<div>"..E' fortuna che oggi non tira vento. Strano, in qualche modo si ha sempre l'impressione di essere fortunati, che una qualche circostanza, magari infinitesima,ci trattenga sull'orlo della disperazione e ci conceda di vivere. Piove, ma non tira vento. Oppure, piove e tira vento: ma sai che stasera tocca a te il supplemento di zuppa, e allora anche oggi trovi la forza di tirar sera. O ancora, pioggia, vento, e la fama consueta, e allora pensi che se proprio dovessi, se proprio non ti sentissi più altro nel cuore che sofferenza e noia, come a volte succede, che pare veramente di giacere sul fondo; anche allora noi pensiamo che se vogliamo, in qualunque momento, possiamo pur sempre andare a toccare il reticolato elettrico, o buttarci sotto i treni in manovra, e allora finirebbe di piovere.."<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 21:35:01 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dipaola_serena</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207917358</link>
         <description><![CDATA[<div>"..le forze non ci basteranno.."<br><br>"..tutto&nbsp; questo è un dono del destino, che come tale va goduto il più intensamente possibile, e subito: ma del domani non v'è certezza.."<br><br>"..quest'anno è passato presto. L'anno scorso a quest'ora io ero un uomo libero: fuori legge ma libero, avevo un nome e una familgia, possedevo una mente avida e inquieta e un corpo agile e sano. Pensavo a molte lontanissime cose: al mio lavoro, alla fine della guerra, al bene e al male, alla natura delle cose e alle leggi che governano l'agire umano; e inoltre alle montagne, a cantare, all'amore , alla musica,alla poesia. Avevo una enorme, radicata, sciocca fiducia nella benevolenza del destino, e uccidere e morire mi parevano cose estranee e letterarie. I miei giorni erano lieti e tristi, ma tutti li rimpiangevo, tutti erano densi e positivi; l'avvenire mi stava davanti come una grande ricchezza. Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere.."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 21:39:10 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dipaola_serena</author>
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         <description><![CDATA[<div>"..distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi.."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 21:49:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dipaola_serena</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/207920355</link>
         <description><![CDATA[<div>"..tutti si dicevano a vicenda che i russi presto, subito, sarebbero arrivati; tutto lo proclamavano, tutti ne erano certi, ma nessuno riusciva a farsene serenamente capace. Perchè nei Lager si perde l'abitudine di sperare, e anche la fiducia nella propria ragione. In Lager pensare è inutile, perchè gli eventi si svolgono per lo più in modo imprevedibile; ed è dannoso, perchè mantiene viva una sensibilità che è fonte di dolore, e che qualche provvida legge naturale ottunde quando le sofferenze sorpassano un certo limite.."<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-16 21:50:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>deni_page21</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/208293951</link>
         <description><![CDATA[<div>"...Questo è l'inferno. Oggi, ai nostri giorni, l'inferno deve essere così, una camera grande e vuota, e noi stanchi stare in piedi, e c'è un rubinetto che gocciola e l'acqua non si può bere, e noi aspettiamo qualcosa di certamente terribile e non succede niente e continua a non succedere niente. Come pensare? Non si può pensare, è come essere già morti. Qualcuno si siede per terra. il tempo passa goccia a goccia..."</div><div><br>"...Oramai siamo stanchi di stupirci. CI pare di assistere a qualche dramma pazzo, di quei drammi in cui vengono sulla scena le streghe, lo Spirito Santo e il demonio..."<br><br>"...Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata due punti siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare due punti condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro due punti ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremmo trovare in noi la forza di farlo, di farsi che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga..."<br><br>"...Haftling: ho imparato che io sono Haftling. Il mio nome é&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; 174 517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro... "<br><br>"...Dopo quindici giorni dall'ingresso, già ho la fame regolamentare, la fame cronica sconosciuta agli uomini liberi, che fa sognare di notte e siede in tutte le membra dei nostri corpi; già ho imparato a non farmi derubare, e se anzi trova in giro un cucchiaio, uno spago, un bottone di cui mi possa appropriare senza pericolo di punizione, li intasco e li considero miei di pieno diritto. Già mi sono apparse, sul dorso dei piedi, le piaghe torpide che non guariranno. Spingo vagoni, lavoro di pala, mi fiacco alla pioggia, tremo al vento; già il mio stesso corpo non è più mio Due punti al ventre gonfio e le membra schiacciate, il viso tumido al mattino incavato a sera; qualcuno fra noi ha la pelle gialla, qualche altro grigia: quando non ci vediamo per tre o quattro giorni, stentiamo a riconoscerci l'un l'altro..."<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-17 20:23:50 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>deni_page21</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/208460281</link>
         <description><![CDATA[<div>"..Rinuncio dunque a fare domande, e in breve in un sonno amaro e teso. Ma non è riposo: mi sento minacciato, insidiato, ad ogni istante sono pronto a contrarmi in uno spasimo di difesa. Sogno, e mi pare di dormire su una strada, su un ponte, per traverso di una porta per cui va e viene molta gente. Ed ecco giunge, ahi quanto presto, la sveglia..."<br><br>"...Più ci penso, e più mi pare che lavarsi la faccia nelle nostre condizioni sia una faccenda insulsa, addirittura frivola: un'abitudine meccanica, o peggio, una lugubre ripetizione di un rito estinto. Morremo tutti, stiamo per morire: se mi avanzano dieci minuti fra la sveglia e il lavoro, voglio dedicarli ad altro, a chiudermi in me stesso, a tirare le somme, o magari a guardare il cielo e pensare che lo vedo forse per l'ultima volta; o anche solo per lasciarmi vivere, a concedermi il lusso di un minuscolo ozio.."<br><br>"...Ma questo ne era il senso, non dimenticato allora ne poi: che appunto perché il Lager è una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere importante sforzarsi di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civiltà . Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che è una facoltà&nbsp; ci è rimasta, dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l'ultima: la facoltà&nbsp; di negare il nostro consenso..."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-19 12:14:55 UTC</pubDate>
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         <author>deni_page21</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/208462604</link>
         <description><![CDATA[<div>"... come se ognuno si fosse reso conto che solo un uomo degno di avere un nome..."<br><br>.. guai a sognare: momento di coscienza che accompagna risveglio la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche..."<br><br>"...Contengono permanentemente un decimo della popolazione del campo, ma pochi vi soggiornano più di due settimane e nessuno più di due mesi: entro questi termini siamo tenuti a morire o a guarire. Chi ha tendenza alla guarigione, in Ka-be viene curato; che la tendenza ad aggravarsi, dal Ka-be viene mandato alle camere a gas..."<br><br>"... la vita del Ka-be è vita di limbo. Disagi materiali sono relativamente pochi, parte la fame le sofferenze inerente alle malattie. Non fa freddo, non si lavora, e, a meno di commettere qualche grave mancanza, non si viene percossi..."<br><br>"... in questo Ka-be, parentesi di relativa pace, abbiamo imparato che la nostra personalità è fragile, è molto più in pericolo che non la nostra vita; e i savi antichi invece di ammonirci &lt;ricordati che devi morire&gt;, meglio avrebbero fatto a ricordarci questo maggior pericolo che ci minaccia..."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-19 12:40:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>deni_page21</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/208464522</link>
         <description><![CDATA[<div>"...per noi è meglio così, perché notoriamente si fatica di meno coi grandi carichi che coi piccoli; infatti il lavoro è più suddiviso e ci vengono concessi attrezzi adeguati; però siamo in pericolo, non bisogna mai distrarsi, basta una svista di un attimo e si può essere travolti.."<br><br>"...a noi è noto che il procurarsi un piccolo dolore estraneo serve come stimolatore per mobilitare le estreme riserve di energia. Anche i Kapos lo sanno: alcuni ci percuotono per pura bestialità e violenza, ma ve ne sono altri che ci percuoto quando siamo sotto il carico, quasi amorevolmente, accompagnando le percosse con esortazioni e incoraggiamenti, come fanno i carrettieri coi cavalli volenterosi..."<br><br>"...una tacita convenzioni vuole che nessuno parli: in un minuto tutti dormono, serrati gomito a gomito, cascando improvvisi in avanti e riprendendosi con un irrigidirsi del dorso. Di dietro alle palpebre appena chiuse, erompono i sogni con violenza, e anche questi sono i soliti sogni. Di essere a casa nostra, in un meraviglioso bagno caldo. Di essere a casa seduti a tavola. Di essere a casa e raccontare questo nostro lavorare senza speranza, questo nostro aver fame sempre, questo nostro dormire di schiavi..."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-19 13:01:22 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>deni_page21</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/209249443</link>
         <description><![CDATA[<div>"...a noi tocca trascinarci fino alla latrina, col secchio che ci urta i polpacci nudi, disgustosamente caldo; è pieno oltre ogni limite ragionevole, e inevitabilmente, con le scosse, qualcosa ci trabocca sui piedi, talché, per quanto questa sia ripugnante, è pur sempre preferibile esservi comandati noi stessi piuttosto che il nostro vicino di cuccetta..."<br><br>"...ma per tutta la durata della notte, attraverso tutte le alternanze di sonno, di veglia e di incubo, vigila l'attesa e il terrore del momento della sveglia: mediante la misteriosa facoltà che molti conosco, noi siamo in grado, pur senza orologi, di prevedere lo scoccare con grande approssimazione..."<br><br>"...l'illusoria barriera delle coperte calde, l'esile corazza del sonno, la pur tormentosa evasione notturna, cadono a pezzi intorno a noi, e ci ritroviamo desti senza remissione, esposti all'offesa, atrocemente nudi e vulnerabili..."</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-21 19:44:18 UTC</pubDate>
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         <author>tabatacioce99</author>
         <link>https://padlet.com/dipaola_serena/yjfbysipx107/wish/210002861</link>
         <description><![CDATA[<div>Darei la zuppa di oggi per sapere saldare <em>non ne avevo alcuna</em> col finale”:</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-25 06:16:49 UTC</pubDate>
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