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      <title>LA BELLE EPOQUE by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-02-20 17:02:58 UTC</pubDate>
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         <title>I PARTITI DI MASSA</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-02-20 17:03:35 UTC</pubDate>
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         <title>SOCIETÀ E SPORT a cura di Matteo Fioravanti </title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div>INVENZIONI E SCOPERTE SCIENTIFICHE a cura di Mattia Cipolla <br>PUBBLICITÀ E GRANDI MAGAZZINI a cura di Claudio Maniaci<br>LE NUOVE ESPRESSIONI ARTISTICHE E LETTERALI<br>a cura di Sijia Xu<br>ABBIAMO TRATTATO L'ARGOMENTO DELLA "BELLE EPOQUE" UN FLORIDO PERIODO STORICO INIZIATO VERSO LA FINE DELL'800 E CHE SI CONCLUSE BRUSCAMENTE CON L'ASSASSINIO DI FRANCESCO FERDINANDO A SARAJEVO NEL 1914.<br>MA QUESTO È UN ALTRO ACCADUTO. <br>NOI ABBIAMO PARLATO DI CIÒ CHE LA BELLE EPOQUE HA PORTATO TRA LE PAGINE DELL'IMMENSA STORIA UMANA,PASSANDO PER LE INVENZIONI PIÙ IMPORTANTI DEL SECOLO(GRAMMOFONO,RAGGI X....), I NUOVI MODI DI ESPRIMERSI CULTURALMENTE(FUTURISMO, ASTRATTISMO, DADAISMO...),SOCIALMENTE(SUFFRAGETTE, PARI DIRITTI....) E ANCHE L'ADATTAMENTO A NUOVI STILI DI VITA, PER TUTTI (GRANDI MAGAZZINI). POSSIAMO DIRE CHE POCHI, ANZI POCHISSIMI SONO I PERIODI SIMILI A QUESTO. PERIODI DOVE LA VITA PARE IL NUOVO EDEN! MA POICHÉ SIAMO LA GENESI DI ADAMO ED EVA CI CACCIAMO DAL PARADISO, TENTATI DALLA MELA CHE STAVOLTA SIMBOLEGGIA IL POTERE, L'AMBIZIONE, LA GLORIA. MA DENTRO COVA SOLO MORTE E DISTRUZIONE( PRIMA GUERRA MONDIALE). MA NOI NON ABBIAMO GUARDATO OLTRE. CI SIAMO FERMATI SU QUESTO SPLENDIDO CAPITOLO STORICO. PERCHÉ OGNI COSA HA IL SUO TEMPO ANCHE SE QUEST'ULTIMO SCORRE INESORABILE. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-20 17:09:09 UTC</pubDate>
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         <title>Il rifiuto della tradizione </title>
         <author>Zhanghua</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nei primini anni del Novecento  </div><div>emersero  in  Europa  fermenti  nuovi  nella  cultura  e  nell’arte.  Numerosi  artisti si fecero portatori di esigenze espressive che </div><div>si opponevano al passato.<br><br>VERSO UN RINNOVAMENTO RADICALE DELL'ARTE.<br>Nel corso dell'Ottocento erano entrati in crisi i generi pittorici tradizionali; il quadro viene sostituito dalla fotografia, anche i temi mitologici,allegorici e religiosi non erano più in grado di esprimere i valori e la visione del mondo della società industriale. Questa esigenza era già stata affermata da Gauguin, van Gogh, Cézanne ma in quel momento storico assunze la forza di un'onda impetuosa, inarrestabile. Vennero scardinati definitivamente i principi di ordine, proporzione, simmetria la concezione del bello, gli stessi concetti di spazio e di tempo, riferimenti fino ad allora indiscussi nella cultura occidentale. La tradizione del mondo fisico e della realta umana non poteva lasciare indifferenze l'arte, che subito intraprese nuove strade alla ricerca della nuova realta.<br>L'AFFERMAZIONE DELLE AVANGUARDIE STORICHE <br>Nei primi decenni del novecento si formarono i movimenti artistici come Avanguardie Storiche, si proposero con la loro carica innovatrice e talvolta dissacratorica di interpretare lo spirito del nuovo tempo. I movimenti d'avanguardia esasperano il principio della liberta espressisa, ritenendo l'arte dovesse essere svicolata da qualsiasi formula prestabilita, affermarono con forza la necessiva di dare un nuovo significato all'arte e all'attivita dell'artista.<br>1905= i Fauves in Francia e die Bruce in Germania <br><br>1907=nasce il CUBISMO, seguito in Russia dal SUPREMATISMO e dal COSTRUTTIVISMO <br>1916=prende l'esprienza del DADAISMO, vengono elaborate le prome ricerche dell'ASTRATTISMO,<br>1924=nascita di SURREALISMO, che era anticipato nel 1917.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-20 19:36:35 UTC</pubDate>
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         <title>SOCIALISMO</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br></div><div> Il massiccio sviluppo dell’industria, la crescita quantitativa della classe operaia e il formarsi di movimenti sindacali e politici organizzati, accanto alla diffusione internazionale del marxismo e allo stesso aggravarsi della situazione economica a seguito della depressione iniziata nel 1873, sono i fattori che, a partire dall’ultimo quarto del 19° sec., furono alla base della nascita dei partiti socialisti. in molti Paesi europei. Il primo a essere fondato, nel 1875, fu la SPD, ossia il Partito Socialdemocratico Tedesco, che ben presto divenne anche la forza egemone nel movimento operaio del Vecchio continente. Di lì a poco nacquero il Partito socialista danese (1876) e poi formazioni simili in Belgio (1885), Norvegia (1887), Svizzera (1888), Svezia (1889;Partito socialdemocratico svedese), Austria (1889;Partito socialdemocratico austriaco), Italia (1892;Partito socialista italiano), Olanda (1894), Finlandia (1899), Francia (1905). In Gran Bretagna le organizzazioni che si richiamavano al socialismo fondarono invece il Labour party (1906), che diede vita a una tradizione peculiare nell’ambito del movimento operaio e socialista (laburismo)<br><br></div><div>Tuttavia lo scoppio della Prima guerra mondiale e il voto favorevole ai crediti di guerra da parte della quasi totalità dei partiti socialisti (fatta eccezione per quello italiano e per vivaci minoranze interne ai vari partiti) provocarono dibattiti accesi e gravi crisi in molti partiti socialisti, da cui si staccarono consistenti minoranze che in seguito, sull’esempio del Partito bolscevico e della Rivoluzione d’ottobre, si sarebbero costituite in <strong>Partiti Comunisti</strong> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:11:53 UTC</pubDate>
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         <title>LA SECONDA INTERNAZIONALE</title>
         <author>divincodino33</author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/334234065</link>
         <description><![CDATA[<div>Fu costituita a Parigi nel 1889 come luogo di discussione politica e strumento di coordinamento dei partiti operai e socialisti diffusi dagli anni Settanta in quasi tutti i Paesi europei. Fino al Congresso di Parigi del 1900, essa non ebbe una struttura organizzativa permanente e i congressi rimasero la sua massima espressione, anche se le risoluzioni congressuali non vincolavano i singoli partiti alla disciplina. Pur ereditando in parte dalla prima Internazionale. il dibattito tra socialisti e anarchici sulla forma partito, la seconda Internazionale,segnò il prevalere delle concezioni politiche marxiste in seno al movimento operaio europeo, che venne reso largamente omogeneo sul terreno dei principi dalla teoria e dalla pratica della lotta di classe e dal prevalere delle concezioni politiche della socialdemocrazia tedesca; emersero però ben presto, specie con il nuovo secolo, in un ambito ormai prevalentemente socialista e marxista, linee tra loro diverse, per esempio riguardo alla tattica parlamentare e alla partecipazione ai governi borghesi, che alcuni settori più radicali intendevano meno vincolate a una strategia riformista di quanto non facessero i socialdemocratici tedeschi. Ma più ancora, soprattutto con i congressi di Stoccarda (1907) e Copenaghen (1910), divenne centrale la discussione sui problemi del colonialismo, del patriottismo e della guerra. A determinare la crisi della Seconda Internazionale,fu nel luglio 1914 lo scoppio della Prima guerra mondiale: i partiti socialisti di Germania, Austria, Gran Bretagna, Francia e Belgio aderirono alle politiche nazionali dei rispettivi governi, mentre altri partiti assunsero posizioni neutraliste (come l’italiano) o decisamente rivoluzionarie e antibelliciste; questa situazione esplicitò il fallimento dell’internazionalismo proletario, ma fece emergere, per opposizione, una sinistra rivoluzionaria (tra gli esponenti più noti V.I. Lenin e R. Luxemburg) che avrebbe percorso una strada autonoma e, dopo aver organizzato le conferenze socialiste contro la guerra di Zimmerwald (1915) e Kienthal (1916), confluì largamente nel movimento comunista. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:13:55 UTC</pubDate>
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         <title>IL NAZIONALISMO</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div>Insieme delle dottrine e dei movimenti che attribuiscono un ruolo centrale all'idea di nazione e alle identità nazionali. Il nazionalismo si è storicamente manifestato in due forme: come ideologia di liberazione delle nazioni oppresse e come ideologia della supremazia di una nazione sulle altre.<br><br></div><div>Dopo l'unificazione italiana e tedesca, dagli anni Settanta del 19° sec., il n. iniziò a configurarsi come ideologia della politica di potenza da parte di uno Stato. Con la seconda rivoluzione industriale, l'ingresso delle masse nella vita economica implicò la ricerca di una strategia di integrazione politica che condusse alla piena identificazione tra nazione e Stato, con il fine di realizzare una solidarietà nazionale che superasse le divisioni di classe.<br><br></div><div>Sul piano internazionale il n. fu alla radice (tra 19° e 20° sec.) della competizione tra le nazioni europee e dello scontro imperialistico tra le grandi potenze. All'inizio del 20° sec. sorsero movimenti nazionalisti (per es. l'Action française, la Lega pangermanica, l'Associazione nazionalista italiana) volti a contrastare i regimi democratici e a disinnescare i conflitti sociali (e la minaccia socialista). Questo tipo di nazionalismo,teso a esaltare l'identità nazionale e la politica di potenza, contribuì in modo decisivo allo scoppio della Prima guerra mondiale. La versione del nazionalismo fondata sull'autodeterminazione dei popoli continuò invece ad avere un ruolo storico, alimentando i movimenti di liberazione dal colonialismo nei paesi del Terzo Mondo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:15:08 UTC</pubDate>
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         <title>IL DIRITTO DI VOTO ALLE DONNE</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1865 sorse a Manchester il primo comitato per il suffragio femminile e, nel 1903, E. Pankhurst fondò la Women’s social and political union, le cui aderenti furono chiamate dagli avversari suffragette. La situazione della donna contrastava con i principi di una società liberale e industriale, che richiedeva anche la partecipazione attiva delle donne. Il pensatore inglese J.S. Mill (<em>On the subjection of women</em>, 1869) sostenne che il grado di elevazione delle donne era un sintomo della civiltà di una nazione e rivendicò la parità di diritti civili e politici con il sesso maschile e l’ammissione delle donne a tutte le funzioni e occupazioni. L’elaborazione socialista della questione femminile venne formulata da A.F. Bebel  (<em>Die Frau und der Sozialismus</em>, 1883). Le campagne di emancipazione, alle quali parteciparono numerose intellettuali, non ebbero tuttavia i risultati sperati: le suffragette, derise dalla borghesia conservatrice, giudicate borghesi dai socialisti e pericolose dai cattolici, rimasero politicamente isolate.<br><br><br></div><div>Nessun movimento pro-suffragio fu così ampio da comprendere le donne. Una grossa suddivisione, specialmente in Gran Bretagna, furono le suffragette.  Esisteva anche una diversità di vedute sul "posto della donna". Alcuni che portavano avanti campagne a favore del suffragio femminile, ritenevano che le donne fossero naturalmente più buone, gentili e più comprensive verso i membri più deboli della società, specialmente i bambini. si riteneva spesso che le donne votanti potessero esercitare un potere civilizzante sulla politica e tendessero a sostenere il controllo sull'alcool, per esempio. Si riteneva che benché il posto della donna fosse in casa, ella potesse influenzare le leggi che avevano effetto su quella casa. Altri fautori di queste campagne ritenevano che uomini e donne dovessero essere uguali sotto ogni aspetto e che non esistesse il cosiddetto "ruolo naturale" delle donne.<br><br></div><div>In Gran Bretagna quindi le Suffragette raggiunsero con la loro leader E.Pankhurst il diritto di voto nel 1918.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:17:21 UTC</pubDate>
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         <title>LA SITUAZIONE POLITICA IN ITALIA</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div>PERIODO CRISPI<br>Francesco Crispi fu il primo uomo politico meridionale a diventare, nel 1887, presidente del consiglio, accentrando su di sé anche il portafoglio degli interni e degli esteri. Basandosi sul sostegno di un blocco politico solido e facendo ricorso alle prerogative della Corona, Crispi attuò una profonda riorganizzazione della struttura dello stato contraddistinta dal rafforzamento del governo e dall'accentramento amministrativo. In generale le iniziative crispine tendevano da un lato a modernizzare il paese, ampliando i ruoli e rendendo più 'esecutiva' l'azione dello stato, e dall'altro lato a limitarne i margini di libertà interna con una tendenza sempre più marcata all'autoritarismo. Tale schema emerge chiaramente dalle riforme attuate nel periodo 1888-90. La nuova legge sugli enti locali allargava il voto amministrativo e rendeva il sindaco dei centri maggiori eleggibile da parte del consiglio comunale, ma rafforzava anche il controllo prefettizio nelle province attraverso la creazione della giunta provinciale amministrativa, espressione del potere centrale. Il nuovo codice penale aboliva la pena capitale e riconosceva il diritto di sciopero, ma la legge di pubblica sicurezza limitava quello di riunione e introduceva ampie facoltà d'intervento per la polizia. Il sistema assistenziale veniva 'laicizzato' affidando allo stato compiti prima svolti dalle opere pie, ma il tutto subordinando gli organi periferici all'esecutivo. Dal 1894 gli aspetti reazionari e autoritari ebbero il sopravvento, con la violenta repressione dei Fasci siciliani, la revisione delle liste elettorali e i provvedimenti contro le organizzazioni socialiste, mentre le iniziative di riforma agraria segnavano il passo e il risanamento delle finanze passava da un inasprimento della tassazione indiretta. L'età crispina sarebbe terminata con le dimissioni del 5 marzo 1896, a seguito della disfatta di Adua.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:18:59 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ETA&#39; GIOLITTIANA</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’avvento dell’energia elettrica e del motore a scoppio avevano favorito lo sviluppo industriale, sostenuto da una politica doganale che, tuttavia, non aveva giovato all’agricoltura, accentuando così il divario esistente tra il nord e il sud dell’Italia. In generale, l’aumento della ricchezza non era stato pari all’incremento demografico inducendo, nel 1901, mezzo milione di lavoratori a lasciare l’Italia.<br>Le riforme politiche ed economiche che questa realtà suggerì sono legate al nome di Giovanni Giolitti, passato alla storia come il più grande statista italiano dopo Cavour. Nato nel 1841 a Mondovì (Cuneo), Giolitti iniziò la sua brillante carriera politica nel 1882 come deputato di Cuneo. Nel 1889 entrò nel governo Crispi come ministro del tesoro e nel 1892 fu per la prima volta presidente del consiglio. Costretto alle dimissioni perché coinvolto nello scandalo della Banca di Roma, rientrò nella scena politica nel 1901 come ministro degli interni del governo Zanardelli. Dal 1903, salvo qualche breve interruzione, fu capo dell’esecutivo fino alla vigilia della Grande Guerra.<br>La sua politica interna fu contrassegnata dallo sforzo di far rientrare il conflitto con le classi operaie, la cui influenza sulla vita politica gli appariva oramai come un fatto ineluttabile, all’interno delle istituzioni. Nel 1912 venne sancito il suffragio universale maschile.<br>La politica estera, inizialmente cauta a livello coloniale, sfociò, nel 1911, nella guerra contro la Turchia per la conquista della Libia, che, con il Trattato di Losanna (1912), divenne una colonia italiana. Due anni dopo l’Europa intera verrà trascinata nel primo conflitto mondiale. <br>Nell’ Italia del dopoguerra, attraversata da crisi economica, disoccupazione e problemi di ordine pubblico, Giolitti, tornato per breve tempo al potere, dovette registrare il fallimento della sua politica tradizionale rispetto al tentativo di far rientrare nella legalità il giovane partito fascista.<br>Il vecchio statista morirà nel 1928 e verrà ricordato come il simbolo di “una lontana e diversa Italia, l’Italietta", come usava dire, "tollerante, colta e civile”.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:30:53 UTC</pubDate>
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         <title>LO SPORT</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div> La belle epoque fu anche l'età nella quale lo sport si diffuse fra le classi popolari. Calcio, ciclismo e automobilismo attirarono sempre più l'interesse grazie anche all'opera svolta dai giornali specializzati, che vedevano nello sport l'epopea dell'uomo moralmente sano e teso al mito del successo. Fu così che la bicicletta divenne la protagonista di impegnative gare quali il giro di Francia (1893) e quello d'Italia (1909).<br>Vennero inoltre ripristinate le Olimpiadi (che erano state abolite nel 393 d.C dall'imperatore Teodosio, grazie alla tenacia del barone Pierre de Coubertin, che in un mondo sempre più diviso da accaniti nazionalismi volle riunire gli atleti di tutte le nazionalità in una leale competizione sportiva. Le prime Olimpiadi dell'era moderna si tennero non a caso nel 1896 ad Atene, in Grecia, la terra in cui erano nate nell'antichità. Con circa 250 partecipanti, le Olimpiadi furono il più grande evento sportivo internazionale mai organizzato e vennero accolte con successo. I giochi successivi si tennero a Parigi nel 1900 e a Saint Louis, negli Stati Uniti, nel 1904, e in entrambi i casi furono considerati come completamento delle esposizioni universali allestite nelle città. Nel corso di questi ultimi giochi vennero organizzate le cosiddette Giornate Antropologiche, competizioni separate da quelle ufficiali in cui venivano fatti gareggiare atleti di razze considerate inferiori a quella dei bianchi, come pigmei, nativi americani, eschimesi e mongoli, le cui esibizioni sportive finivano spesso per essere ridicolizzate come se fossero numeri da circo.<br><br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:32:15 UTC</pubDate>
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         <title>IL CINEMA è...</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Le origini del c. vanno rintracciate nei numerosi esperimenti sulla visione degli oggetti in movimento che si svilupparono nel corso del 19° sec. a partire dagli studi iniziati (1824) dal fisico inglese P.M. Roget. Una svolta di rilievo si ebbe con l’adozione del rotolo di pellicola trasparente e sensibile (film), messa a punto da <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/george-eastman/">G. Eastman</a> (1888), e soprattutto con le invenzioni di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/thomas-alva-edison/">T.A. Edison</a>, che, spinto da interessi propriamente industriali, costruì nel 1889 il cinetoscopio, che consentiva la visione, attraverso una fessura protetta da una lente, di un film fotografico (alla velocità di 48 immagini al secondo) e che in breve si diffuse nelle sale di spettacolo delle principali città americane ed europee. Negli anni successivi numerosi furono i tentativi di proiettare su schermo i film del cinetoscopio: soprattutto in America dove <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/charles-francis-jenkins/">C.F. Jenkins</a> effettuò nel 1894 il primo spettacolo di proiezioni animate, seguito nel 1895 da <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/woodwille-latham/">W. Latham</a> e <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/thomas-armat/">T. Armat</a>, che riportarono però scarso favore di pubblico; in <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/germania/">Germania</a> nel frattempo vi furono le proiezioni dei fratelli Anschütz, di M. Skladanowski e di O. Messter. </div><div>Un successo assai maggiore riportò il cinematografo di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/louis-jean-lumiere/">Louis Lumière</a> (coadiuvato dal fratello Auguste), tanto che usualmente si fa cominciare la storia del c. proprio dalla sua prima proiezione di fronte a un pubblico pagante, effettuata il 28 dicembre 1895 nel Salon Indien del Grand Café del Boulevard des Capucines a Parigi, di una serie di film-documentari di 16 o 17 m (della durata di un paio di minuti ciascuno), la cui finalità preminente era quella di cogliere scene movimentate. Il cinematografo, che in breve si diffuse in tutto <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/il-mondo/">il mondo</a> (e il cui nome si estese pertanto a significare l’intero campo di attività), era contemporaneamente macchina da presa, proiettore e macchina da stampa, capace di riprendere e proiettare le immagini fissate sul nastro sensibile mediante un sistema ottico-meccanico a movimento intermittente; esso deve gran parte del suo successo alla tecnica assai raffinata di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/louis-jean-lumiere/">L. Lumière</a>, uno dei fotografi più celebri del suo tempo, e alla sua scelta di soggetti tratti dalla vita quotidiana, che ebbero la capacità di affascinare il pubblico, attratto dall’apparizione sullo schermo di ambienti e facce familiari o ingenuamente impaurito dal progressivo ingrandirsi sullo schermo di una sopraggiungente locomotiva. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:32:35 UTC</pubDate>
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         <title>GLI SPORT IN ITALIA</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div>CALCIO<br><br>La <strong>storia della Serie A</strong>, ovvero la massima serie del campionato italiano di calcio, è iniziata nel 1898 con l'organizzazione del primo campionato ufficiale e riporta gli avvenimenti salienti della massima divisione del calcio italiano dal 1898 a oggi.<br><br></div><div><br>Il torneo ha assunto la denominazione ufficiale di «Serie A» dalla stagione 1929-1930, allorché venne introdotta stabilmente la formula a girone unico.<br>La più antica formazione italiana tra quelle che conservano tuttora il proprio atto fondativo è il Genoa, fondato il 7 settembre 1893, sebbene alcune testimonianze sostengano che in tale data fosse già attivo l'Internazionale Torino (1891), a sua volta frutto della fusione di due precedenti sodalizi: il Torino FCC (1887) e il Nobili Torino(1889). L'ultimo decennio dell'Ottocento vide poi nascere molte altre società: tra le varie si possono citare la FC Torinese nel 1894, la Pro Liguria nel 1896, la Juventus nel 1897, l'Ascoli nel 1898, il Milan nel 1899 e il Palermo nel 1900.<br>Nonostante i pionieri del nuovo sport fossero diffusi in tutto il Paese, era solo nell'Italia nord-occidentale che si aveva una concentrazione di squadre tali da poter disputare stabilmente degli incontri. Già dal 1896 la Federazione Ginnastica Nazionale Italiana organizzò un campionato nazionale, nella prima edizione vinto dall'Udinese, cui seguì l'anno dopo l'affermazione dell'Unione Pro Sport Alessandria. I tornei FGNI continuarono a disputarsi annualmente, con alcune eccezioni, fino al 1913, senza però essere mai riconosciuti come ufficiali dalla futura FIGC.<br><br>La Federazione Italiana del Football (FIF) fu fondata a Torino il 16 marzo 1898 e subito organizzò il primo campionato italiano di calcio riconosciuto come ufficiale, vinto dal Genoa. Sia il primo torneo (chiusosi in una sola giornata) sia i successivi erano strutturati su un sistema a eliminazione diretta, sul modello della Coppa d'Inghilterra. A partire dal 1900 a primi turni di carattere regionale, in caso di qualificazione seguivano semifinali e finali su base nazionale, queste ultime concepite come atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo, visto l'esito delle amichevoli solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi in maniera equilibrata: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. Le formazioni delle altre regioni (anche nelle amichevoli) rimediavano spesso pesanti sconfitte da squadre del Nord-Ovest, anche non di primo piano. Il Genoa fu la prima «grande» del calcio italiano, aggiudicandosi i primi tre campionati (1898, 1899 e 1900).<br><br></div><div><br>Fu il Milan, capitanato dal suo fondatore Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa del Genoa, aggiudicandosi il campionato del 1901. Il Genoa – che nel frattempo adottò quella che sarebbe diventata la loro classica casacca rossoblù – si rifecero l'anno successivo, per ottenere poi una seconda tripletta tricolore (1902, 1903 e 1904).<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:35:04 UTC</pubDate>
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         <title>IL CICLISMO</title>
         <author>divincodino33</author>
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         <description><![CDATA[<div> </div><div>Nel 1909 Gino Bartali e Fausto Coppi non erano ancora nati. A marzo ci furono le elezioni e le vinsero i liberali di Giovanni Giolitti, che comunque era già al governo. Gli italiani erano circa 33 milioni ma avevano votato in meno di due milioni. Un mese prima Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato il Manifesto del futurismo e qualche mese dopo Guglielmo Marconi avrebbe vinto il Nobel per la Fisica. A Belfast stavano iniziando a costruire il Titanic. In Italia un operaio prendeva in media due lire al giorno, più o meno quanto costava un chilo di pane. Le biciclette erano circa 600mila, pesavano una quindicina di chili, ma alcune anche più, ed erano fatte quasi tutte di ferro: avevano il rapporto fisso e, se andava bene, un solo freno: a tampone, che premeva direttamente sulla ruota anteriore, dall’alto. Una discreta bicicletta costava almeno 100 lire. La <em>Gazzetta dello Sport </em>usciva tre volte a settimana e costava 50 centesimi. Nel 1909 la <em>Gazzetta dello Sport </em>organizzò il primo Giro d’Italia: 2.448 chilometri da corrersi in otto tappe. Si iscrissero in 166, partirono in 127. Quelli che lo finirono furono 49.</div><div>In quel periodo in Italia il calcio era ancora poca roba. La gente seguiva la scherma, il pugilato, il canottaggio e il ciclismo. Le gare nei velodromi – o nei galoppatoi adattati a velodromi – erano seguitissime, ma le gare su strada stavano diventando la nuova cosa. Nel 1870 si era corsa una Firenze-Pistoia, nel 1876 la prima Milano-Torino. Il Tour de France si correva dal 1903, organizzato da <em>L’Auto, </em>il quotidiano che sarebbe poi diventato <em>L’Equipe. La Gazzetta dello Sport </em>era nata nel 1896 dalla fusione dei periodici <em>Il Ciclista</em> e <em>La Tripletta</em>, che prendeva il nome da quello di una bicicletta a tre posti. Nel suo piccolo aveva copiato <em>L’Auto </em>organizzando il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo, che sono ancora due tra le più importanti corse ciclistiche di un giorno. Erano corse folli – pensate a com’erano le bici, immaginate com’erano le strade e calcolate cosa potesse voler dire percorrerle per un paio di centinaia di chilometri – e avevano lo scopo di far vendere un po’ più di biciclette a chi le produceva e dare qualcosa da raccontare ai giornali.</div><div><br></div><div>Due tra le principali aziende che producevano biciclette (ma le chiamavano ancora velocipedi) erano la Bianchi e l’Atala, che era stata fondata nel 1908 da Angelo Gatti, che aveva lavorato alla Bianchi ma se n’era dovuto andare dopo che la Bianchi aveva dato il suo incarico – che oggi definiremmo “direttore commerciale” – a Gian Fernando Tommaselli, un noto ciclista che aveva vinto molte importanti gare su pista.</div><div>Già nel 1908 la <em>Gazzetta </em>aveva pensato di organizzare un Giro ciclistico d’Italia ma se la stava prendendo con calma, che non era una cosa semplice. Nell’agosto di quell’anno Gatti però era venuto a sapere che il <em>Corriere della Sera</em>, la Bianchi e il Touring Club Italiano avevano avuto la stessa idea e se la stavano prendendo con meno calma. <em>Corriere</em> e <em>Gazzetta</em> non erano ancora dello stesso editore e Gatti, saputa la cosa, lo disse a Tullo Morgagni, caporedattore della <em>Gazzetta. </em>Il 5 agosto Morgagni scrisse quindi un telegramma a Eugenio Camillo Costamagna e Armando Cougnet, direttore e direttore amministrativo della <em>Gazzetta, </em>entrambi fuori città: «Improrogabili necessità obbligano Gazzetta lanciare subito Giro d’Italia. Ritorna Milano. Tullio». Tornarono e il 24 agosto la <em>Gazzetta </em>annunciò con titolone in prima pagina che nel 1909 avrebbe organizzato insieme all’Atala di Gatti il primo Giro d’Italia. L’articolo era pieno di entusiasmo ma tutto era molto vago: soprattutto chi avrebbe pagato le spese. <br> Il primo Giro d’Italia partì nella notte tra il 12 e il 13 marzo da rondò Loreto di Milano, che ancora non si chiamava piazzale. Si partì di notte per due motivi: per dare il tempo ai corridori di finire la corsa prima del tramonto del giorno successivo, e perché una partenza fatta di giorno, magari in un’area più centrale di Milano, avrebbe creato problemi per via dei troppi tifosi. Il ciclismo era infatti seguitissimo e quel primo Giro era molto atteso. Il più anziano tra i 127 che la sera del 12 marzo si presentarono alla “punzonatura delle macchine a pedale” (cioè il controllo delle biciclette) era Enrico Nanni, 44 anni. Molti avevano tra i venti e i trent’anni, quasi tutti erano poveri o comunque non ricchi.<br> Si scrisse che all’arrivo al Parco Trotter di Milano c’erano almeno 60mila persone. Galetti arrivò secondo. Ganna terzo: vinse il Giro. Il migliore degli isolati fu Carlo Oriani, quinto in classifica. Quello che avrebbe vinto il Giro se la classifica fosse stata a tempo era Rossignoli: per fare il primo Giro d’Italia ci mise 89 ore e 19 minuti; 25 minuti meno di Galetti e 50 meno di Ganna. All’arrivo ci fu un gran trambusto, un po’ per il pubblico un po’ per le proteste di alcuni sconfitti. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 17:41:45 UTC</pubDate>
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         <title> La nascita della radio :Guglielmo Marconi All&#39;età di 20 anni, Guglielmo Marconi aveva montato un grosso apparato di bobine, fili e altri dispositivi nella soffitta della sua casa  di Villa Grifone (Bologna), dove spesso si tratteneva fino a tarda notte a lavorare. Verso la fine del 1894 Marconi era già in grado, premendo un bottone, di far suonare un segnalatore acustico dall&#39;altra parte della soffitta, e nell&#39; anno seguente di riprodurre questo stesso esperimento all&#39;esterno.  Alla fine il ricevitore fu spostato dietro una collina e il fratello Alfonso si dotò di un fucile per segnalare l&#39;eventuale ricezione al fratello. Marconi raccontò più tardi: &quot;Dopo qualche minuto iniziai a inviare, mettendo mano all&#39;interruttore Morse... e da lontano echeggiò uno sparo nella valle&quot;. Gli esperimenti di Marconi riguardavano  l&#39;invio di messaggi in codice Morse. La trasmissione della voce  venne sviluppata, perlopiù ad opera di altri scienziati, poco dopo il volgere del secolo. L&#39;invenzione venne offerta al ministero italiano di Posta e Telegrafi, che tuttavia declinò; la madre di Marconi  introdusse il figlio a Londra.  Gli inglesi riconobbero il potenziale valore della telegrafia senza fili e accolsero con entusiasmo le dimostrazioni di Marconi.  Nel 1901 che egli compì la sua impresa più sensazionale: la trasmissione di segnali radio dalla Cornovaglia, in Inghilterra, a una stazione ricevente situata vicino a St. John&#39;s, nell&#39;isola canadese di Terranova. All&#39;età di 27 anni Marconi, ormai ricco e famoso, aveva dato inizio all&#39;era della radio.</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 18:07:40 UTC</pubDate>
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         <title>ART NOUVEAU (arte visiva)</title>
         <author>Zhanghua</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi del novecento , l'art nouveaus influenzò anche l'architettura. Le superfici e le strutture esterne degli edifici furono alleggerite da motivi floreali, movimentate da rientranze e sporgenze, illeggiadrite da eleganti linee curve. Per la decorazioni degli interni delle nuove costruzioni furono spesso usati anche vetro, ferro, e ghisa. Uno dei principali interpreti del nuovo stile fu il catalano Antonio Gaudí che a Barcellona progettò numerosi palazzi per la ricca e colta borghesia cittadina. Nelle sue architetture moderniste, le linee curve prevalgono su quelle rette; le supefici si animano e sembrano espandersi nello spazio. <br><br>LA DIFFUSIONE DELL'ART NOUVEAUS <br>Alcuni di questi gruppi si collegavano al movimento che proponeva uno stile nuovo (in francese art nouveau), caratterizzato da linee morbide e fluenti, derivate da quelle di animali e di piante flessuose, come gigli, edere, glicini. A piante e animali reali si affiancavano spesso figure femminili misteriose, simili, a ninfe o fate e animali fantastici comr draghi o grifi. Chiamato stile Liberty in Italia, Modern Style in Gran Bretagna, Modernisml in Spagna, Jugendstil in Germania. L'art nouveaus si diffuse in gran parte dell'Europa e negli Stati Uniti, coinvolgento non solo la pittura e l'architettura, ma anche l'abbigliamento e la grafica, il sviluppo era legato alla crescente diffusione della pubblicità, nella quale si cimentaro artisti come Henri de Toulouse Lautrec. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-22 19:42:26 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/340969408</link>
         <description><![CDATA[<div>La prima introduzione pratica del telefono in Italia ebbe luogo a Milano il 30 dicembre <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/1877">1877</a> quando fu attivata la linea tra due apparecchi costruiti dai fratelli Gerosa che metteva in contatto una caserma dei pompieri con la stazione di Porta Venezia della <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Tranvia_Milano-Monza">tranvia interurbana per Monza</a>. La successiva linea univa le stazioni ferroviarie di Varese e Gallarate. Nel <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/1879">1879</a> tutti gli uffici del telegrafo di Roma furono uniti alla linea telefonica che dall'anno precedente univa Roma a Tivoli. Il primo vero servizio telefonico ebbe però inizio nel <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/1881">1881</a>con l'attivazione della linea al signor Giovanni Uberti (il quale ebbe il numero 1) di Roma. Entro la fine dell'anno gli abbonati erano già 900.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-13 16:39:15 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>In <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Telecomunicazioni">telecomunicazioni</a> il <strong>telefono</strong> è un dispositivo elettrico/elettronico dotato di un <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Microfono">microfono</a> e di un <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ricevitore_(teoria_dell%27informazione)">ricevitore</a> che permette a chi lo utilizza di comunicare (parlare e ascoltare) a distanza verso chi utilizzi un dispositivo analogo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-13 16:55:10 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/340979278</link>
         <description><![CDATA[<div>Le prime implementazioni del telefono erano basate sul trasporto del suono attraverso l'aria, piuttosto che tramite segnali elettrici generati dalla voce. Secondo una lettera pubblicata sulla Gazzetta di Pechino, nel <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/968">968</a>, l'inventore cinese <a href="https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Kung-Foo-Whing&amp;action=edit&amp;redlink=1">Kung-Foo-Whing</a> inventò il <a href="https://it.m.wikipedia.org/w/index.php?title=Thumstein&amp;action=edit&amp;redlink=1">thumstein</a>, che probabilmente trasportava la voce attraverso dei tubi. Anche i primi esperimenti di Meucci ed altri usavano questo sistema. Anche in <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Europa">Europa</a> nell'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Alto_medioevo">alto medioevo</a>, ma anche prima in <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antica_Roma">epoca romana</a> e nell'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antica_Grecia">antica Grecia</a>, esistevano sistemi analoghi. L'invenzione del telefono elettrico è ufficialmente attribuita al <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Firenze">fiorentino</a> <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Antonio_Meucci">Antonio Meucci</a> (in seguito alle ricerche di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Basilio_Catania">Basilio Catania</a>) che nel <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/1871">1871</a> dimostrò il funzionamento del suo apparecchio che chiamò "telettrofono".</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-13 16:57:00 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/340980348</link>
         <description><![CDATA[<div>Il primato sembra spettare però ad un valdostano, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Innocenzo_Manzetti">Innocenzo Manzetti</a>, che riuscì a realizzare un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già negli anni cinquanta dell'Ottocento, catturando l'attenzione dei giornali anche esteri ma senza riuscire a diffondere ulteriormente l'invenzione. Manzetti battezzò la sua invenzione, basata sull'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Induzione_elettromagnetica">induzione elettromagnetica</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-13 16:58:58 UTC</pubDate>
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         <title>IL CORRIERE DELLA SERA E LA DOMENICA DEL CORRIERE: DUE GIORNALI ULTRACENTENARI</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/343345677</link>
         <description><![CDATA[<div>n giornale, in particolare un quotidiano con una vita ultracentenaria come il “Corriere della sera”, il cui primo numero uscì il 5 marzo 1876 (140 anni fa), non è soltanto specchio di un Paese ma ha una sua personalità, una vita propria, un dna, che deriva dal suo atto di nascita.  Il primo numero del “Corriere della sera” uscì nel tardo pomeriggio del 5 marzo 1876, prima domenica di Quaresima. Le quindicimila copie stampate (al costo di 5 centesimi in città e 7 fuori Milano) andarono a ruba, e l'incasso fu devoluto all’associazione dei tipografi per finanziare le famiglie bisognose. L’orientamento politico del nuovo foglio, diretto dal napoletano, ex garibaldino, Eugenio Torelli Viollier (1842-1900), era conservatore e moderato. I finanziamenti iniziali, centomila lire, venivano da tre industriali (Riccardo Pavesi, Riccardo Bonetti e Pio Morbio). La sede era in Galleria Vittorio Emanuele. La missione del quotidiano, in una città di 300 mila abitanti che ne aveva otto, era di interpretare l’opinione pubblica moderata, come scrisse Torelli Viollier, nel primo fondo, che qui riproduciamo, “Al pubblico”, in un’Italia di grandi trasformazioni anche politiche. Il 1876 segna l’avvento al potere della sinistra storica con Agostino Depretis. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-20 14:21:56 UTC</pubDate>
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         <title>Achille Beltrame, illustratore per oltre quarant&#39;anni de La Domenica del Corriere Fortemente voluto da Luigi Albertini, allora direttore amministrativo del Corriere della Sera, apparve per la prima volta nelle edicole l&#39;8 gennaio 1899 come supplemento illustrato del Corriere della Sera. Stampata in grande formato (sul modello del domenicale La Tribuna illustrata), aveva 12 pagine e veniva distribuita gratis agli abbonati del Corriere, oppure si poteva acquistare in edicola per 10 centesimi.Non fu concepito come periodico di informazione, per non risultare un doppione del quotidiano. Venne pensato come «settimanale degli italiani». Doveva scandire, come un calendario, le loro giornate liete, le loro tragedie, i loro fatti piccoli e grandi.La prima e ultima di copertina erano sempre disegnate. Il Corriere si avvaleva di un giovane disegnatore, Achille Beltrame, allora sconosciuto, a cui veniva affidato in ogni numero il compito di rendere con la sua tavola il fatto più interessante della settimana.La prima delle tavole a colori con cui Beltrame raccontò ogni settimana, per oltre quarant&#39;anni, le vicende del suo tempo, si riferiva ad una tempesta di neve nel Montenegro (1899). Il Montenegro era salito da poco agli onori della cronaca poiché Vittorio Emanuele di Savoia l&#39;erede al trono d&#39;Italia, si era appena sposato con Elena di Montenegro.Illustrazione dell&#39;invenzione del radiocomando, 1924Dopo la sua morte nel 1945, fu sostituito da Walter Molino che, come il suo predecessore, firmò memorabili copertine.Walter Molino immortalato da Joe Zattere A differenza dei settimanali dell&#39;epoca, la Domenica del Corriere diede ampio spazio alle fotografie e ai disegni, e questo fu uno dei motivi del suo successo.Nel corso degli anni venti e trenta, il periodico divenne uno dei principali strumenti di informazione non solo della borghesia colta ma di buona parte della popolazione italiana alfabetizzata. In questo periodo divenne il settimanale più venduto in Italia: le vendite raggiunsero le 600.000 copie.[senza fonte] Sulle pagine della Domenica del Corriere trovarono una vetrina popolare anche le grandi firme del Corriere, da Luigi Barzini a Indro Montanel</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/343352223</link>
         <description><![CDATA[<div> la <em>Domenica del Corriere</em> nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1989">1989</a> chiuse definitivamente i battenti per decisione del gruppo editoriale <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/RCS_MediaGroup">Rizzoli-Corriere della Sera</a>, per trasformarsi in un nuovo settimanale di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_nera">cronaca nera</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_rosa">rosa</a> chiamato <a href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Visto_(settimanale)&amp;action=edit&amp;redlink=1"><em>Visto</em></a>, che poco o nulla aveva a che fare con la storia e la tradizione della <em>Domenica del Corriere</em>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-20 14:32:24 UTC</pubDate>
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         <title>LA PUBBLICITÀ ALLA FINE DELL&#39;800</title>
         <author>divincodino33</author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/343360296</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div><br></div><div>La pubblicità,così come la conosciamo noi,nacque dopo la rivoluzione industriale quando l’aumento della produzione e la concorrenza fra imprenditori imposero una maggiore informazione degli acquirenti. I maggiori progressi furono compiuti negli Stati Uniti,dove la prima forma pubblicitaria fu quella dell’invio di cataloghi per opera dei produttori di sementi e di case editrici,a partire dal 1870 la pubblicità sui giornali fu usata dalle industrie farmaceutiche che,realizzando enormi profitti,potevano reinvestire una parte cospicua per pubblicizzare i propri prodotti. In seguito il manifesto pubblicitario assunse una grande importanza e contribuì allo sviluppo del mercato accelerando i consumi.Gli editori,per pubblicizzare i propri romanzi,diventano i maggiori investitori in questo campo,facendosi illustrare le locandine dai principali artisti dell’epoca e tappezzando per la prima volta i muri di Parigi e Londra di manifesti in bianco e nero.Nella seconda metà dell’800,viene invece sfruttata la cromolitografia,che permette di stampare a colori.Gli artisti dell’epoca,attratti da questo nuovo mezzo di guadagno,si dedicano a disegnare i soggetti dei manifesti,più che altro per la popolarità che regalava loro la comparsa del proprio nome sui muri delle metropoli.Al manifesto ricorrono teatri e cabaret,opere liriche e circhi equestri.L’artista è senza dubbio il protagonista assoluto di questo tipo di pubblicità,che vuole rappresentare soprattutto lo stile di vita dell’alta borghesia dell’epoca,che si trova nei teatri,nei</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>cafè,che ascolta i primi fonografi,che guida le prime automobili. Fra gli artisti di valore Toulose-Lautrec,De Chirico…</div><div>In Italia negli anni 80 dell’800 all’interno delle officine Grafiche Ricordi, specializzate nella stampa di spartiti musicali,nacque una sezione dedicata alla creazione e alla stampa di manifesti. Sarà proprio la Ricordi a realizzare importanti campagne pubblicitarie come quella per i grandi magazzini Mele di Napoli. I magazzini Mele,nati sull’esempio parigino degli empori La Fayette eBon Marchè,furono un primo esempio di grandi magazzini italiani al cui interno era possibile trovare tessuti e abiti preconfezionatiper tutta la famiglia a prezzi modici.I fratelli Mele conoscevano l’importanza e la forza del manifesto pubblicitario e,le loro campagne pubblicitarie divennero sempre più efficaci,grazie anche ad artisti come Marcello Dudovich e Leopoldo Metlicovitz ,autori dei manifesti più famosi.</div><div>L’escalation del manifesto si deve anche alle commissioni di altre aziende come Olivetti e Liebig,che utilizzeranno il manifesto per reclamizzare i loro prodotti,incoraggiando così l’attività degli artisti e contribuendo anche ad una sempre maggiore espansione dell’arte del cartellone.</div><div>E’ del 1895 la prima mostra d’arte(Biennale di Venezia)all’interno della quale furono esposti i manifesti pubblicitari,opere rappresentanti una società ben vestita,dedita ai divertimenti.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-20 14:44:53 UTC</pubDate>
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         <title>I GRANDI MAGAZZINI </title>
         <author>divincodino33</author>
         <link>https://padlet.com/divincodino33/y83rnkryiwdy/wish/343526000</link>
         <description><![CDATA[<div>Nati nella seconda metà dell'800 a Parigi, a Londra e a Berlino i grandi magazzini sono ampi spazi commerciali che mettono a disposizione degli acquirenti una grande varietà di merci (inizialmente soprattutto tessuti e capi di abbigliamento, poi anche prodotti per la casa, giocattoli, oggetti di cartoleria, e altri beni ancora). Oltre a ciò gli imprenditori che organizzano queste "cattedrali del commercio" trovano soluzioni di vendita adatte ad un nuovo consumo di massa. <br>Intanto i grandi magazzini riducono i prezzi e con ciò  attirano i clienti: lo fanno perché ritengono che vendere un grande volume di merce con margini di profitto contenuti, alla fine dia risultati economici migliori di quelli conseguiti dai negozi che vendono pochi oggetti con margini di profitto molto alti per ogni singolo oggetto. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-20 19:56:58 UTC</pubDate>
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