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      <title>Il mio padlet dolce by CORRADO MARZANO</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-02-07 18:59:21 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>corradomarzano2206</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Elisa Spriger</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>Scrittrice austriaca naturalizzata italiana (Vienna&nbsp; 1918 - Matera 2004). Reduce dell’Olocausto, di famiglia ebraica di origine ungherese, dopo che, con l’annessione dell’Austria&nbsp; alla Germania, i suoi genitori e i suoi familiari furono catturati e deportati, nel 1940 è scappata in <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/%5BtermOrCategory%5D/">Italia</a>. A Milano, città nella quale lavorava come traduttrice, è stata arrestata nel 1944 e deportata ad Auschwitz dove le venne tatuato il numero di matricola A-24020. È stata trasferita poi nel campo di concentramento di Bergen Belsen nel quale ha conosciuto <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/anne-frank/">A. Fra</a>nk&nbsp;e poi a Terezin, e lì nel 1945 è stata liberata. Dal 1946 è tornata in Italia e ha vissuto per gran parte della sua vita a Manduria, in provincia di Taranto. Per cinquant’anni ha portato con sé i ricordi di quegli orrori per paura di non essere capita o peggio creduta, ma nel 1997 ha avuto il coraggio di condividere la sua esperienza di sopravvissuta nel libro <em>Il silenzio dei vivi. All'ombra di Auschwitz, un racconto di morte e di resurrezione</em>, per lei una seconda liberazione. Da allora ha iniziato l’attività di divulgazione, soprattutto tra i giovani, della sua storia di perseguitata, convinta che il ricordo di una della pagine più buie dell’umanità potesse portare alla diffusione di quei valori in cui aveva sempre creduto, come la solidarietà e la tolleranza, uniche armi contro l’odio, la barbarie e l’indifferenza. Dagli incontri avuti con le giovani generazioni sperando di indirizzarle con il suo esempio a una scelta di pace e fratellanza, nel 2003 è nato il secondo libro <em>L'eco del silenzio. La Shoah raccontata ai giovani</em>.&nbsp;</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-07 19:36:56 UTC</pubDate>
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         <title>Helga Schneider</title>
         <author>corradomarzano2206</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br><br><br>Helga Schneider è una donna massiccia, come la sua scrittura, ma dotata di una grazia solida che ti fa pensare alla caparbia volontà di inventare storie in una lingua non sua: l'italiano. Rimasi molto colpito dal suo libro Il rogo di Berlino perché è un romanzo implacabile su una donna che incontra la madre dopo trent'anni e scopre che quest'ultima era stata una SS mai pentita. Agghiacciante la scena dell'armadio in cui è riposta, perfettamente conservata, l'uniforme nazista. La vecchia, con una certa compiacenza, mostra tutto a Helga e al nipotino di cinque anni, quasi per ribadire che lei rimarrà per sempre una SS. Il bello è che questo libro non racconta per niente la visita alla madre, ma l'episodio dà l'abbrivio in medias res per lanciarci con l'autrice in una Berlino spettrale, con una bambina, suo fratello e una matrigna, negli anni più terribili della storia del '900.<br><br>Quando uscì il romanzo d'esordio, nel 1995, che poi non era un esordio perché prima c'era stato un romanzo Pendragon artatamente celato dalle biografie adelphiane -giusto così, scelta condivisibile - lessi una bella recensione fatta da Giuseppe Culicchia per Tuttolibri. Mi fiondai in libreria a Ferrara ad acquistarlo. Lessi con l'avidità di chi vuole saperne di più, sempre di più, e tra i capitoli alternati ricorrevano i nomi di Goebbels, Hitler, e a me venivano in mente immagini di repertorio e il film Germania Anno Zero di Rossellini. Seppi che l'autrice abitava a Bologna e siccome stavo andando in giro per l'Italia a intervistare scrittori stranieri con una lingua madre diversa dall'italiano, arrivai da lei bello tranquillo con quei registratorini di un tempo. Quei registratorini con la cassetta e il microfono per registrare. Avete presente no? Si chiamavano walkman, e si inseriva la musicassetta per ascoltare o registrare. Helga abita all'interno di una galleria, e se anche lì vicino ci passano giornalmente centinaia di treni, io ricordo solo il cinguettio di qualche storno, la finestra aperta, e questa signora di origine tedesca con gli occhiali, una folta capigliatura arancione e le sue parole. Era giugno del 2001. Era da poco uscito il suo secondo libro Lasciami andare madre e mi diceva: «In me c'è l'idea di raccontare una storia che non sia uno sfogo sulla vita e sul dolore che getto addosso agli altri. Devo cercare di fare riflettere, di commuovere, di emozionare, la storia deve lasciare qualcosa ai lettori. La mia vorrebbe essere, nello stesso tempo, una lezione di storia e una lezione di vita scaturiti da un'esperienza personale. Nel mio caso vorrei far trasparire come le ideologie false, ingannevoli, brutali, ad esempio il nazismo, possano fare sgorgare anche una storia familiare, filiale. La mia, così drammatica e così protratta nel tempo. Ho 63 anni ma vivo ancora questa non-storia tra me e una madre che non ho mai avuto. Ho ancora voglia di madre, ne soffro ancora. Ne ho sofferto per tutta la vita e ormai, dopo l'ultima visita, ho capito che è tutto perduto: non c'è più nulla da recuperare. Nello stesso tempo ho sempre avuto un'altra madre, una SS nazista mai pentita, e ce l'ho ancora».</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-02-07 19:52:10 UTC</pubDate>
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