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      <title>Le donne della divina commedia by Vittorio Salvi</title>
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      <description>Tante sono le presenze femminili nella Commedia. Dall&#39;amore lussurioso delle figure confinate all&#39;inferno si passa alla dolcezza di Pia de&#39; Tolomei nel purgatorio per approdare infine in paradiso all&#39;amore divino di Piccarda Donati e soprattutto di Beatrice, che Dante ha incontrato da bambino eleggendola a proprio angelo personale. </description>
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      <pubDate>2021-03-03 09:03:49 UTC</pubDate>
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         <title>Marzia: prima donna nel purgatorio</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-03-04 15:07:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[<div> Nel purgatorio s’incontrano donne non molto diverse, anche se hanno evitato l’inferno. La prima compare indirettamente, è Marzia, la seconda moglie di Catone Uticense. Figlia di Lucio Marcio Filippo, visse nella seconda metà del I secolo a.C.Intorno al 62 a.C. Marzia sposò Catone dal quale ebbe due figli. Nel 56 a.C., a seguito della decisione di Catone di cederla a scopo procreativo, sposò l’oratore Quinto Ortensio Ortalo, al quale diede un figlio. Alla morte di Ortensio, nel 50 a.C., sposò nuovamente Catone il Giovane. L’unione matrimoniale tra Catone e Marzia si svolse in linea con le disposizioni del diritto romano, che permetteva al marito o al padre di prestare a un altro uomo la moglie o la figlia a fini di procreazione. Tale pratica non era rara, soprattutto tra i ceti elevati, e non era considerata eccentrica e sconveniente. Alla sua base c’era l’idea che le donne in età fertile avessero il dovere di procreare per garantire la prosecuzione dei ceti elevati. Viene ricordata soprattutto per il suo matrimonio con Catone il Giovane, detto anche l’Uticense, al quale fu data in sposa giovanissima. Secondo gli usi del tempo, il padre, in accordo con Catone, la diede poi in sposa a Quinto Ortensio Ortalo per fini procreativi. Dopo la morte di Ortensio lei tornò da Catone, divenendo così un simbolo di fedeltà coniugale.<br>Dante Alighieri, che lesse la sua storia probabilmente da Lucano, la collocò nel Limbo degli spiriti magni accanto ad altre importanti donne della mitologia romana<br>                                -Francesca Romano<br><br></div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-04 15:22:12 UTC</pubDate>
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         <title>Pia de&#39; Tolomei</title>
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         <description><![CDATA[<div>Nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canto_(metrica)">canto</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Purgatorio_-_Canto_quinto">V</a> del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Purgatorio"><em>Purgatorio</em></a>, tra i morti che hanno subito <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Violenza">violenza</a> e si sono pentiti solo in fin di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vita">vita</a>, appare una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Donna">donna</a> molto dolce, che scambia alcune <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parola">parole</a> con Dante assieme ad altre anime. Svela di chiamarsi Pia e vuole essere ricordata in Terra per accelerare il suo purgarsi.<br>Ella enuncia gentilmente e brevemente al pellegrino il luogo in cui nacque, Siena, e in cui fu uccisa, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maremma">Maremma</a>. Allude amaramente al suo assassino, il marito, come a colui che, dandole la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Morte">morte</a>, non rispettò la promessa di indissolubile fedeltà dell'anello nuziale. Pia racconta la sua storia a Dante con una concisione quasi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_(genere_letterario)">cronachistica</a>, a sottolineare il suo completo distacco dalla vita e dal mondo terreno. È l'unica <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anima">anima</a> nel canto dalla quale traspare un velo di cortesia, chiedendo al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poeta">poeta</a> di ricordarla tra i vivi, solo quando si sarà riposato dal lungo viaggio. Dopo il tumultuoso crescendo del racconto dell'anima precedente,  il canto si chiude con il tono <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elegia">elegiaco</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malinconia">malinconico</a> dell'appello di Pia.<br><br></div><div>                                                               -Annachiara Cirillo       </div><div><br></div>]]></description>
         <pubDate>2021-03-04 15:28:37 UTC</pubDate>
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         <title>Francesca da Rimini</title>
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         <description><![CDATA[<div>-Serena Solimeno</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-04 15:42:38 UTC</pubDate>
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         <title>Beatrice </title>
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         <description><![CDATA[<div>Beatrice è in realtà Bice, figlia di Folco Portinari, nata a Firenze nel 1266. Beatrice è musa ispiratrice di Dante, nonché protagonista di molte delle prime poesie stilnoviste di Dante, poi raccolte nella Vita Nuova e nelle Rime. Ella non è solo la donna-angelo dello Stilnovo, ma è già raffigurazione di Cristo e sembra anticipare il valore allegorico che avrà nel poema, ovvero quello della grazia divina e della teologia rivelata che sola può condurre l'uomo alla salvezza eterna e al possesso delle tre virtù teologali (fede, speranza, carità).<br>- Ilaria Pappalardo </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-04 15:44:42 UTC</pubDate>
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         <title>Piccarda Donati</title>
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         <description><![CDATA[<div>Dante incontra Piccarda Donati nel Canto 3 del Paradiso tra il gruppo di anime in vita non adempirono i voti dati.</div><div>Piccarda Donati è figlia di Simone Donati e quindi sorella di Forese, l’amico di gioventù del poeta, e di Corso, il violento capo della parte Nera fiorentina; ed è anche cugina della moglie di Dante, Gemma Donati.</div><div>La donna, di bellissimo aspetto, era entrata nel monastero delle clarisse in Firenze, divenendo così sposa di Cristo. </div><div>Il crudele fratello Corso però, probabilmente nel decennio compreso fra il 1283 ed il 1293, costrinse la sorella ad abbandonare il convento ed a sposare il ricco ed influente Rosellino della Tosa, un altro dei più facinorosi rappresentati della fazione dei Guelfi Neri, per stringere così una parentela molto vantaggiosa per gli interessi della famiglia e per la sua personale carriera politica.</div><div>il dolore provocato dalla violenza subita la fece morire di crepacuore non molto dopo. </div><div>Dante dovette quindi intuire il dolore e la rassegnazione silenziosa, che mai cede al rancore, della vita di Piccarda accanto al marito che le era stato imposto, e su questi sentimenti costruì la sua salvezza eterna e la fece portavoce della necessità del beato, come dell’uomo, di accordare la sua volontà a quella di Dio per raggiungere la personale pienezza.<br>                                                           -Serena Pagano</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-04 15:48:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-03-04 16:20:39 UTC</pubDate>
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         <title>Costanza D&#39;Altavilla                                  </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/vischia07/xveg6659aiqrsibm/wish/1278430893</link>
         <description><![CDATA[<div>Figlia postuma (1154-1198) di Ruggiero II il Normanno, sposò nel 1186 a Milano il giovane Enrico VI, figlio del Barbarossa, tolta da un convento secondo una leggenda. Fu incoronata imperatrice a Roma nel 1191. Lasciata in Italia dal marito, fu fatta prigioniera da Tancredi, pretendente al trono siciliano; liberata da Celestino III, nel 1194 dette alla luce un figlio, il futuro imperatore Federico II. Morto Enrico VI, con abilità riuscì nel 1198 a far incoronare re di Sicilia il figlio Federico, che, morendo, affidò alla tutela di Innocenzo III.<br>Dante la include fra i beati del Paradiso, Canto III, 118-120 tra gli spiriti difettivi per inadempienza di voto. Il poeta dà credito alla leggenda in base alla quale il papa l'avrebbe tolta dal monastero di Palermo in cui si era ritirata, per costringerla alle nozze da lui preparate con Enrico VI, anche se il fatto è palesemente falso (Costanza non fu infatti mai monaca). La donna è citata anche in <em>Purg.</em>, III, 112-113, quando Manfredi di Svevia si presenta a Dante come <em>nepote di Costanza imperatrice</em> (il sovrano era figlio illegittimo di Federico II, quindi Costanza era la nonna).<br><br>-Emma Sollazzo<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-07 12:37:22 UTC</pubDate>
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         <title>Santa lucia </title>
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         <description><![CDATA[<div>Martire siracusana, secondo la leggenda cristiana sarebbe stata denunciata dal suo fidanzato e condannata alla prostituzione; scampata a questa ignominia e uscita indenne anche dal rogo, sarebbe stata uccisa con la spada. Secondo una diceria assai diffusa nell'antichità, le sarebbero stati strappati gli occhi e per questo fu venerata come protettrice della vista. </div><div>Il personaggio compare in Inf., II, 97 ss., quando Beatrice racconta a Virgilio che la Vergine chiamò la santa a sé per raccomandarle il destino di Dante, ostacolato dalle tre fiere nella selva oscura. Lucia è definita nimica di ciascun crudele e Maria dichiara che Dante è un suo fedele, probabilmente proprio in quanto protettrice della vista (nel Convivio, III, IX, 15-16, Dante narra di una sua grave malattia agli occhi, per cui si ipotizza che si fosse votato al culto della santa). Lucia si reca poi da Beatrice e la invita a soccorrere Dante, per cui la beata si reca nel Limbo da Virgilio. Lucia è interpretata come allegoria della grazia illuminante. In Purg., IX, 52 ss. si narra come Lucia prenda Dante durante il sonno e lo trasporti dalla valletta dei principi negligenti fino alla porta del Purgatorio. Infine in Par., XXXII, 136-138 san Bernardo mostra a Dante che Lucia siede nella candida rosa dei beati di fronte ad Adamo, indicandola come colei che mosse Beatrice quando Dante abbassava lo sguardo, perdendo la speranza di salvarsi (ai piedi del colle, respinto nella selva dalle tre fiere).<br>                                                                                      -Mariafrancesca e Giulia Balzano</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-07 12:51:53 UTC</pubDate>
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         <title>Maria Vergine</title>
         <author>vischia07</author>
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         <description><![CDATA[<div>Maria compare per la prima volta in Inf., II, 64 ss., quando Beatrice racconta a Virgilio di come una donna gentil in Cielo si sia rivolta a santa Lucia, la quale sollecitò a sua volta Beatrice a soccorrere Dante (in quella circostanza Maria, pur non espressamente nominata, era forse allegoria della grazia preveniente).<br>In Purg., VIII, 37 ss. Sordello spiega a Dante e Virgilio che i due angeli  venuti nella valletta dei principi a scacciare il serpente sono giunti del grembo di Maria, cioè dall'Empireo. Maria è poi esempio di virtù premiata all'ingresso di ogni Cornice del Purgatorio: di umiltà in X, 34 ss. (raffigurata sul bassorilievo, mentre riceve la visita dell'arcangelo Gabriele); di carità in XIII, 28 ss. (la sua voce dice vinum non habent alle nozze di Cana); di mansuetudine in XV, 88 ss. (Dante ha la visione di Maria che rinuncia a rimproverare Gesù); di sollecitudine in XVIII, 100 (gli accidiosi ricordano Maria che visita Elisabetta a Ebron); di povertà e liberalità in XX, 19 ss. (una voce ricorda che Maria partorì poveramente Gesù); di frugalità in XXII, 142 (una voce ricorda ancora le nozze di Cana); infine di castità in XXV, 128 (la voce di Maria dichiara virum non cognosco).<br>Nel Paradiso Maria, più volte invocata, compare soltanto nel Canto XXIII, dopo il trionfo di Cristo. Dapprima definita da Beatrice la rosa in che 'l verbo divino / carne si fece, la Vergine appare in forma di luce sfolgorante, circondata da un'altra luce che rappresenta l'arcangelo Gabriele (88-102); in seguito celebra il suo trionfo seguendo Cristo (112-120).<br>Nel Canto XXXI, di fronte alla rosa dei beati, san Bernardo mostra a Dante il seggio di Maria che supera in luminosità tutti gli altri (94-142). Nel Canto seguente, Bernardo illustra al poeta la disposizione dei beati nella rosa, sempre tenendo lo sguardo fisso sulla Vergine di cui è devoto (1-48); poi il santo invita Dante a figgere lo sguardo nella luce di Maria, circondata da un tripudio di angeli, tra i quali Gabriele che intona per lei l'Ave Maria (85-138). È ancora san Bernardo, infine, a rivolgere a Maria la famosa preghiera che apre il Canto XXXIII (1-39), affinché la Vergine interceda presso Dio e questi consenta a Dante l'altissimo privilegio di figgere il suo sguardo nella mente divina.<br>                                                                                                                                                                            -Vittorio Salvi</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-07 17:54:43 UTC</pubDate>
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         <title>DONNE NELL&#39;INFERNO</title>
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         <pubDate>2021-03-07 18:36:45 UTC</pubDate>
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         <title>DONNE NEL PURGATORIO</title>
         <author></author>
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         <pubDate>2021-03-07 18:39:29 UTC</pubDate>
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         <title>DONNE NEL PARADISO</title>
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         <pubDate>2021-03-07 18:40:07 UTC</pubDate>
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         <title>Matelda</title>
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         <description><![CDATA[<div><br>Matelda è un personaggio della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Divina_Commedia"><em>Divina Commedia</em></a> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dante">Dante</a>.<br><br></div><div><br>Matelda è protagonista degli ultimi cinque canti del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Purgatorio">Purgatorio</a>: il suo nome verrà fatto soltanto in quello conclusivo. È la donna che il poeta incontra nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paradiso_Terrestre">Paradiso Terrestre</a> prima di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Portinari">Beatrice</a>. Caratterizzata da una bellezza assoluta, sia nell'aspetto sia nei gesti, simboleggia la condizione umana prima del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peccato_originale">peccato originale</a>.<br><br></div><div><br>Gli studiosi della Divina Commedia sono concordi nel dichiarare Matelda una donna storicamente vissuta. <br><br></div><div><br>Sarà Matelda a immergere Dante nelle acque dei due fiumi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lete_(fiume_dell%27oblio)">Lete</a> ed <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Euno%C3%A8">Eunoè</a>, rito indispensabile prima dell'ascesa al Paradiso Celeste. <br><br>                                                                                                   -Esposito Alessandra<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-07 18:42:23 UTC</pubDate>
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         <title>Cunizza Da Romano</title>
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         <description><![CDATA[<div>Dante la colloca infatti tra gli <a href="https://divinacommedia.weebly.com/spiriti-amanti.html">spiriti amanti</a> del III Cielo di Venere, facendone una dei protagonisti del <a href="https://divinacommedia.weebly.com/paradiso-canto-ix.html">Canto IX</a> del <em>Paradiso</em>: dopo l'oscura profezia di <a href="https://divinacommedia.weebly.com/carlo-martello.html">Carlo Martello</a> sulla sua discendenza, Dante si rivolge a un'altra luce che sfolgora nella beatitudine del Cielo e la invita a manifestarsi. Essa inizia a parlare indicando il suo luogo di nascita come il colle di Romano nella Marca Trevigiana, da cui discese Ezzelino III che esercitò su quelle terre il suo dominio tirannico: si presenta come sorella di quest'ultimo, dicendo di discendere dalla sua stessa radice (smentendo quindi la leggenda che voleva Ezzelino generato dal demonio) e rivelandosi come Cunizza. Dichiara di presentarsi nel III Cielo per aver subìto l'influsso di quella stella, quindi per essere stata uno spirito amante, cosa che però perdona a se stessa e di cui non si rammarica, anche se ciò, spiega, può sembrare difficile da comprendere. A questo punto la beata indica un'altra luce accanto a lei (<a href="https://divinacommedia.weebly.com/folchetto.html">Folchetto di Marsiglia</a>) e, pur non facendone il nome, afferma che lasciò grande fama di sé nel mondo, cosa che dovrebbe indurre gli uomini a ricercare l'eccellenza: ciò non sembra stare a cuore agli abitanti della Marca Trevigiana, per cui ella prevede che ben presto i Padovani arrosseranno col loro sangue le acque del Bacchiglione, il fiume di Vicenza (probabile allusione alla vittoria dei Ghibellini di Vicenza, aiutati da <a href="https://divinacommedia.weebly.com/cangrande.html">Cangrande</a> della Scala, sui Guelfi padovani nella battaglia del 1314). Cunizza profetizza anche la prossima fine violenta di Rizzardo da Camino, figlio del <em>buon Gherardo</em> citato da <a href="https://divinacommedia.weebly.com/marco-lombardo.html">Marco Lombardo</a> in Purg., <a href="https://divinacommedia.weebly.com/purgatorio-canto-xvi.html">XVI</a>, 124), signore e tiranno di Treviso che sarà ucciso in seguito a una congiura, e l'indeterminato castigo che subirà la città di Feltre a causa del suo vescovo, Alessandro Novello di Treviso, che nel luglio 1314 consegnò al vicario angioino di Ferrara alcuni fuorusciti ferraresi che furono poi decapitati. Cunizza conferma la veridicità delle sue predizioni affermando di aver letto tutto ciò nella mente dei Troni (la gerarchia angelica preposta al <a href="https://divinacommedia.weebly.com/vii-cielo-di-saturno.html">VII Cielo</a> di Saturno) in cui si riflette la mente di Dio, quindi il colloquio si interrompe.<br>                                                                                                            -Laura Mercogliano<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-07 22:13:26 UTC</pubDate>
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         <title>Le donne della Divina Commedia</title>
         <author>vischia07</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-03-08 17:53:19 UTC</pubDate>
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         <title>Video sulle donne della divina commedia : .raiscuola.rai.it/letteraturaitaliana/articoli/2021/01/Speciale-Dante-lamore-e-la-donna-nella-Commedia-079e391a-beec-4449-bbfc-c1c021c8a0d7.html </title>
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         <description><![CDATA[<div>- Alessandra Roscigno </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-08 19:03:05 UTC</pubDate>
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