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      <title>Da kant all&#39; idealismo in 5 g by Salvatore Improta</title>
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         <title>studiare</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>Esercizio di analisi del testo</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <author>salvatore_improta71</author>
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         <title>hegel</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2018-11-06 10:58:23 UTC</pubDate>
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         <title>IL ROMANTICISMO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<h1>L'ESSENZIALE</h1><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><strong>IL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO: I CARATTERI GENERALI</strong></div><div><strong>I fratelli Schlegel e il circolo di Jena</strong></div><div>Il Romanticismo è un fenomeno culturale complesso che si sviluppa in Europa tra Settecento e Ottocento. Embrione di tale movimento è il circolo di Jena costituito da amici, pensatori, poeti e letterati facenti capo ai fratelli Schlegel. Strumenti fondamentali per la filosofia romantica, che si afferma come symphilosophieren, sono la comunicazione e il dialogo. La rivista Athenaeum diviene manifesto del movimento romantico.</div><div><strong>L’importanza della poesia e un nuovo modo di intendere la ragione</strong></div><div>Il primo Romanticismo si confronta con l’idealismo prendendo le mosse dal dibattito post-kantiano. Alla ragione viene riconosciuto il limite di non poter comprendere l’assoluto, ma la necessità di approssimarsi il più possibile a esso porta la filosofia a diventare poesia: esercizio libero dell’immaginazione che deve coinvolgere ogni forma di vita e di pensiero. La razionalità strumentale viene rifiutata a favore degli aspetti emotivi e sensibili, il discorso filosofico non si svolge più in modo sistematico ma assume una forma frammentaria. Per uscire dalla società moderna governata dal meccanicismo è necessario un ritorno alla religione e una formazione completa dell’individuo che lo renda capace di avvicinarsi all’assoluto.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>LE ORIGINI DEL PRIMO ROMANTICISMO TEDESCO</strong></div><div><strong>Lo Sturm und Drang e Goethe</strong></div><div>Questo movimento d’avanguardia letteraria si sviluppa a partire dal 1776 fino al 1782. Al centro dei suoi interessi vi è l’elogio della cultura e dell’arte tedesche, l’anelito alla libertà dalle regole e l’esaltazione dell’opera di Shakespeare.</div><div>Le tendenze dello Sturm und Drang sono sintetizzate ne I dolori del giovane Werther, testo del 1774 in cui Goethe introduce alcuni di quelli che saranno i temi fondamentali del Romanticismo come il culto della natura come specchio dell’individuo, il rapporto tra amore e morte, il ruolo dell’artista come genio privo di limiti e l’Io come opera principale dell’artista.</div><div><strong>Herder</strong></div><div>Influenzato da Hamann, Johann Gottfried Herder (1744-1803) si avvicina alla teologia non accademica e alla letteratura e poesia europee proponendo un ritorno a Socrate e san Paolo per criticare il sapere mondano e superficiale del razionalismo illuministico.</div><div>La poesia è considerata da Herder il mezzo privilegiato per avvicinarci alla comunicazione divina. Il linguaggio non ha però origine divina ma nasce dalle necessità dell’uomo e si sviluppa con la civiltà come frutto del bisogno di esprimere emozioni e sentimenti.</div><div>Herder si oppone alle visioni unilaterali e assolutizzanti della storia e sostiene un approccio aperto alla comprensione delle altre civiltà. Il pensiero moderno meccanicistico tratta l’uomo come una macchina ed escludendo Dio dal mondo e dalla storia indebolisce l’uomo.</div><div><strong>Schiller</strong></div><div>Illustre rappresentante del classicismo di Weimar, Friedrich Schiller (1759-1805) fu profondamente condizionato dall’idea kantiana di libertà incondizionata e dal ruolo chiave giocato dall’arte nell’esperienza umana nella Critica del giudizio.</div><div>La nobiltà della morale si esprime, per Schiller, senza costrizione, in modo naturale, e per l’uomo ideale la sensibilità è necessaria per la realizzazione della moralità.</div><div>La modernità non è pronta per la libertà poiché gli impulsi costitutivi del progresso, uno razionale e libero, ma inefficace, l’altro, sensibile e energico, ma incapace di darsi una direzione, si separano sempre più uno dall’altro, sia all’interno dell’uomo che nella società. È necessario formare un uomo nuovo attraverso l’educazione estetica al dialogo e alla libertà.</div><div><strong>Jacobi</strong></div><div>Richiamando l’attenzione su Spinoza, Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) mostra che il panteismo è una forma di ateismo e che il sistema spinoziano va contrastato poiché costituisce la forma più coerente di razionalismo. Secondo Jacobi il fondamento ultimo di ogni sapere è Dio, perciò la fede non va distinta dal sapere.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>I PROTAGONISTI DEL CIRCOLO DI JENA</strong></div><div><strong>Gli Schlegel e la letteratura</strong></div><div>I fratelli Schlegel si dedicano a letteratura e filologia. Attraverso il confronto tra la poesia dei greci e quella moderna.</div><div>Friedrich Schlegel (1772-1829) mira a perfezionare l’arte e il gusto dei tedeschi. Il primo quaderno della rivista Athenaeum curata dai due fratelli esce nel 1798 ed è emblema della symphilosopieren dei primi romantici.</div><div>Il pensiero viene esposto prevalentemente in frammenti che rispecchiano, secondo Schlegel, la tendenza dell’uomo alla frammentazione dovuta alla tensione tra finito e infinito che caratterizza il sentimento della limitatezza umana.</div><div><strong>L’atteggiamento ironico</strong></div><div>La comprensione dell’Io è possibile solo pensando insieme il sentimento di limitazione dell’uomo e la nostalgia dell’infinito. La filosofia sistematica separa Io finito e infinito e impedisce una visione d’insieme, per questo è necessario assumere un atteggiamento ironico poiché il fondamento del sapere sfugge a ogni tentativo di spiegazione razionale e nella ricerca della verità si deve essere coscienti del carattere storico di ogni forma di sapere.</div><div>L’atteggiamento ironico permette di accogliere e pensare insieme prospettive diverse. Il carattere di mediazione tra finito e infinito, proprio dell’ironia, è caratteristico dell’arte che tramite allegorie finite riesce a riferirsi all’infinito.</div><div><strong>Novalis</strong></div><div>Novalis (1772-1801) afferma l’inconoscibilità del fondamento assoluto e l’impossibilità per la filosofia di parlarne poiché il pensiero procede per analisi e sintesi mentre il fondamento, in quanto originario e uno, è anteriore a queste operazioni e fuori dal tempo.</div><div>Il sentimento da un lato ha un legame con l’identità originaria del fondamento e dall’altro indica i limiti della filosofia. Per potersi avvicinare all’assoluto la filosofia deve diventare poesia.</div><div>Il poeta è sempre espressione di un popolo e di una cultura e la poesia esprime anche il legame tra umano e divino e si avvicina così alla religione il cui senso del sacro è un elemento unificatore.</div><div>Nella concezione storica di Novalis il passaggio dal Medioevo alla modernità è visto come una perdita progressiva di unità e coesione dovuta alla perdita del senso del sacro. La riforma protestante ha costituito un principio disgregatore e l’Illuminismo con la nuova religione razionale ha chiuso con ogni senso del sacro.</div><div><strong>Schleiermacher</strong></div><div>Per Friedrich Daniel Schleiermacher (1768-1834) le singole religioni non sono altro che articolazioni storicamente determinate di un’unica religione che è da intendersi come “intuizione dell’universo” che si dà nel sentimento. La religione permette di vedere l’infinito in ciò che è limitato ed è necessaria.</div><div>Con Schleiermacher l’ermeneutica cessa di essere solo un metodo che si applica a diverse discipline e diventa teoria generale del comprendere. L’interpretazione è sempre possibile ma mai compiuta.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>FUORI DAL CIRCOLO: HÖLDERLIN E HUMBOLDT</strong></div><div><strong>Hölderlin</strong></div><div>Coetaneo di Hegel, Friedrich Hölderlin (1770-1843) si mostra sin dagli anni del collegio avverso agli studi kantiani in cui la morale era usata per difendere il dogmatismo della fede. Egli riafferma il valore della libertà e della bellezza e la necessità di una nuova mitologia che rispecchi l’ideale perduto della Grecia antica in contrasto con la decadenza del presente. Per il poeta non è la filosofia ma la bellezza ciò che può attuare la sintesi di finito e infinito. È necessario un ritorno alla natura che è l’uno-tutto in cui si ricompongono le scissioni.</div><div><strong>Humboldt</strong></div><div>Studioso di giurisprudenza, filologia, storia e filosofia, Karl Wilhelm von Humboldt (1767-1835) è ricordato per la riforma del sistema scolastico e la fondazione dell’università di Berlino. Nella sua teoria sul linguaggio afferma che le lingue sono prodotto della creatività infinita dello spirito che esprime il pensiero con i suoni. Il linguaggio è mediazione tra sensibilità e pensiero ed è vivo come un organismo.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-11-06 11:34:15 UTC</pubDate>
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         <title>HEGEL</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>LA TIPICA BIOGRAFIA DI UN UOMO DI STUDI Una vita dedicata alla ricerca filosofica </strong>Nato a Stoccarda nel 1770 in una famiglia di funzionari protestanti, dopo aver completato gli studi liceali Hegel si trasferì a Tubinga, dove fino alla fine del 1793 frequentò il Collegio teologico e dove strinse amicizia con Schelling e Hölderlin. Invece di intraprendere la carriera ecclesiastica decise di trovare un impiego e divenne precettore privato, dapprima in Svizzera (fino all’inizio del 1797), poi a Francoforte (fino ai primi del 1801). Dal 1801 al 1807 Hegel visse a Jena, allora importante centro della filosofia idealistica e della cultura romantica. Ottenne l’abilitazione all’insegnamento universitario e fece regolarmente lezione, il che gli permise di perfezionare il proprio sistema filosofico. L’interesse per gli sviluppi della filosofia e lo spirito critico lo indussero a fondare, insieme all’amico Schelling, il Giornale critico della filosofia; presto però le strade dei due amici si divisero: la prima opera maggiore di Hegel, la Fenomenologia dello Spirito (1807), contiene un duro attacco a Schelling. Di fronte all’avanzata dell’esercito napoleonico Hegel riparò per alcuni mesi a Bamberga, dove diresse un giornale locale. Alla fine del 1808 fu nominato professore e preside di un liceo di Norimberga. Qui restò fino al 1816, si sposò e scrisse la Scienza della logica, un’opera che gli consentì di diventare professore universitario a Heidelberg. Nel 1817 pubblicò l’Enciclopedia delle scienze filosofiche; l’anno dopo accettò di trasferirsi a Berlino, dove raggiunse l’apice del successo, suscitando però anche accese polemiche. A Berlino Hegel tenne corsi sulle varie parti del sistema filosofico; pubblicò i Lineamenti di filosofia del diritto (1821); fondò una Società per la critica scientifica e una rivista di recensioni. Fu anche rettore dell’università. Morì il 14 novembre del 1831.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>I PRINCIPI FONDAMENTALI DEL PENSIERO DI HEGEL</strong></div><div><strong>L’unità originaria di ragione e realtà</strong></div><div>Per Hegel pensiero e realtà non sono separati, come per gli empiristi e per Kant: la realtà è razionale, in quanto governata da leggi universali; e la ragione è reale, cioè è immanente alla realtà e non si riduce a una mera facoltà mentale. Il pensiero permette di scoprire le leggi presenti nella realtà che la distinguono da ciò che è contingente. Il lógos è dunque sia l’ordine razionale della realtà, sia il ragionamento, il discorso umano sulla realtà. Hegel, respingendo l’impostazione empirista e kantiana ritiene che la realtà ultima sia accessibile al pensiero umano e condivide la posizione di Schelling che aveva sostenuto la possibilità di conoscere l’Assoluto.</div><div>Il principio d’identità su cui si fondava il sistema schellinghiano è tuttavia troppo semplice e povero per Hegel poiché non spiega né l’esistenza di una natura contrapposta al pensiero né il processo della conoscenza.</div><div><strong>Lo Spirito assoluto come principio unico</strong></div><div>La filosofia è chiamata a rendere conto sia dell’unità che della ricchezza del reale, per questo Hegel critica sia la soluzione kantiana che vincolava la conoscenza alle sensazioni senza riuscire a indicare l’unità profonda della realtà, sia la metafisica tradizionale che aveva posto il fondamento primo dell’essere in un’entità impersonale. Hegel sostiene che il principio assoluto è sì una sostanza unica, identica, come per Schelling (e prima di lui Spinoza); ma al tempo stesso è “soggetto”, cioè “Spirito assoluto”; e come tale esso produce da sé le proprie determinazioni. La conciliazione dell’universale e del particolare deriva dalla presenza, nel concetto universale, di un principio dinamico che gli permette di specificarsi: la dialettica.</div><div>Hegel rivoluziona la metafisica occidentale, poiché propone un’immagine dinamica e non statica della sostanza assoluta, ovvero della struttura prima dell’essere.</div><div>La “legge” fondamentale della realtà non è l’identità, ma il mutamento, ovvero l’unione di identità e differenza. La sostanza è l’essere in-sé e per-sé e la verità ultima del reale è il processo compiuto dalla sostanza-soggetto che realizza l’unione di concetto e realtà attraverso la dialettica. L’unità di concetto e realtà è denominata “Idea” e l’autoconoscenza di tale idea è definita da Hegel “Spirito”.</div><div><br></div><div><br></div><div><strong>HEGEL A BERNA E FRANCOFORTE (1793-1801)</strong></div><div><strong>Religione popolare e cristianesimo (1793-95)</strong></div><div>Hegel non pubblicò nessuno dei suoi scritti dei periodi di Berna e Francoforte. In essi si concentrò sul tema della religione ed elaborò alcuni dei concetti che avrebbero caratterizzato la sua intera filosofia.</div><div>Nella Religione popolare e cristianesimo, Hegel si concentra sull’influenza che la religione esercita sugli uomini. Contrapponendo la religione oggettiva a quella soggettiva, critica la trasformazione del cristianesimo in una teologia rigida e in una Chiesa, ma anche il razionalismo astratto degli illuministi; e propone in alternativa l’ideale di una religione popolare. Affiora in queste pagine l’insoddisfazione per il sapere fondato sull’intelletto che procede per astrazioni e distinzioni, non sa cogliere l’unità profonda della realtà; pertanto non è in grado di indirizzare gli uomini verso scopi morali, ma può servire solo come mezzo rispetto a fini già dati.</div><div>L’esempio migliore di religione popolare vien visto da Hegel nel mondo greco classico in cui la religione non era un qualcosa di separato dalla comunità e dalla politica.</div><div><strong>La vita di Gesù (1795)</strong></div><div>Ne La vita di Gesù Hegel riscrive il racconto dei Vangeli nel linguaggio della filosofia morale kantiana. Alla base dell’insegnamento di Gesù ci sarebbe la polemica contro la religione tradizionale degli ebrei, incentrata sull’osservanza minuziosa di una serie di norme. Nel racconto hegeliano Gesù diviene il portavoce della riduzione della religione a un’etica razionale che pone il principio di autonomia della ragion pura a fondamento della morale.</div><div><strong>La positività della religione cristiana (1795-96)</strong></div><div>La natura dell’uomo è qualcosa di complesso che si sviluppa nel tempo, a seconda della cultura dei popoli. Ne La positività della religione cristiana Hegel esprime l’insoddisfazione verso il progetto illuminista di riforma della religione. Il concetto della religione non si può esaurire in un principio della ragion pura ma comprende una serie di usanze, culti e credenze che dipendono dalle circostanze storiche e dai costumi.</div><div><strong>Lo spirito del cristianesimo e il suo destino (1798-1800)</strong></div><div>A Francoforte Hegel matura il definitivo distacco dal pensiero di Kant. A differenza di quanto espresso ne La vita di Gesù, la predicazione di Gesù gli appare ora incompatibile con la concezione kantiana della religione poiché costituisce il tentativo di andare al di là dell’etica del dovere (che presuppone l’opposizione di legge morale e inclinazioni naturali) a favore di un’etica dell’amore, in grado di trasformare la natura dell’uomo. A differenza della legge morale kantiana che è un mero contenuto di pensiero fatto valere a prescindere dalle situazioni particolari, il messaggio di Gesù esalta la concretezza dei rapporti umani.</div><div>Negli scritti giovanili di Hegel si può definire uno schema a tre elementi:</div><div>1. religione greca = unità immediata e inconsapevole tra divino e umano;</div><div>2. religione ebraica = rottura dell’unità tra Dio e il mondo;</div><div>3. religione di Gesù = nuova unità mediata dall’amore e frutto di scelta consapevole.</div><div>Ne Lo spirito del cristianesimo e il suo destino, il superamento dell’etica del dovere da parte dell’etica dell’amore costituisce il primo esempio dell’argomentazione dialettica che diverrà il nucleo del pensiero hegeliano.</div><div>Hegel perfeziona la sua critica al sapere intellettualistico (proprio soprattutto dell’Illuminismo tedesco) distinguendo «l’unità del concetto» e l’«unità vivente». L’essenza della realtà non si lascia esprimere mediante principi astratti, perché la verità è l’«unità vivente», è qualcosa di concreto che non si può esprimere con le categorie dell’intelletto.</div><div><strong>Frammento di sistema (1800)</strong></div><div>Questo scritto si apre con una serie di riflessioni sul concetto di vita e di organismo. La vita è considerata una pluralità infinita di esseri finiti e ogni organismo è contemporaneamente opposto e unito alla totalità degli elementi. Il pensiero che si sforza di afferrare la realtà utilizza i concetti della riflessione che sono strumenti inadeguati e lasciano sempre qualcosa fuori di sé. La verità non può essere un contenuto di pensiero astratto, è invece un’unità vivente.</div><div><br></div><div><strong>GLI SCRITTI DEL PERIODO DI JENA PRIMA DELLA FENOMENOLOGIA (1801-1807)</strong></div><div><strong>Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling (1801)</strong></div><div>A Jena Hegel approfondisce lo studio delle varie parti della filosofia soprattutto attraverso il confronto con i sistemi di Kant, Fichte, Jacobi e Schelling.</div><div>Secondo Hegel, Kant aveva avuto il merito di dimostrare l’esistenza di un nesso inestricabile tra soggetto e oggetto, ma introducendo la differenza tra fenomeno e noumeno aveva reintrodotto anche la separazione tra pensiero e essere. Fichte aveva spostato all’interno del soggetto il dualismo kantiano, senza riuscire a superarlo; inoltre ponendo la verità ultima nel soggetto aveva ridotto la realtà a un prodotto dell’Io.</div><div>Per superare il soggettivismo fichtiano occorre includere nell’idea di Assoluto anche la natura; in ciò Hegel ricalca il pensiero di Schelling da cui però prende progressivamente le distanze rimproverandogli di non aver dimostrato né la verità del principio dell’identità assoluta né il modo in cui da esso deriverebbero le distinzioni che costituiscono il contenuto effettivo del sapere.</div><div><strong>Fede e sapere (1802)</strong></div><div>Per Hegel la filosofia moderna è una metafisica della soggettività che sostiene la possibilità da parte del soggetto di conoscere solo singoli dati empirici. Anche la filosofia di Jacobi resta prigioniera della soggettività poiché attribuisce alla ragione un ruolo secondario anche in campo etico sostenendo che l’uomo supera la dimensione del finito con il sentimento interiore.</div><div>Del pensiero romantico Hegel condanna l’esaltazione del sentimento e della genialità come uniche vie d’accesso alla verità, a scapito della riflessione razionale e della scienza.</div><div><strong>Sulle maniere di trattare scientificamente il diritto naturale (1802-03)</strong></div><div>Col proposito di descrivere i limiti della filosofia moderna nel campo del diritto naturale Hegel respinge sia l’impostazione empiristica che quella formalistica sostenendo che la moralità dev’essere concepita come qualcosa di concreto, identificabile con la vita etica del popolo.</div><div>Ogni popolo è un individuo a sé stante in cui i principi universali della ragione si realizzano in una forma precisa, determinata nel tempo e nello spazio. Hegel chiama questa moralità che si fa concreta, oggettivandosi nei valori e nelle abitudini di un popolo, eticità.</div><div><strong>La costituzione della Germania</strong></div><div>Questo testo restò inedito. In esso Hegel analizza la crisi irreversibile in cui l’Impero tedesco era precipitato di fronte all’avanzata delle truppe francesi guidate da Napoleone e sostiene che la Germania aveva smesso di essere uno Stato già prima dell’arrivo di Napoleone a causa del particolarismo territoriale e dell’assenza di un unico centro decisionale capace di difendere la libertà dei cittadini.</div><div><strong>Rapporto dello scetticismo con la filosofia (1802)</strong></div><div>Negli scritti del periodo di Jena Hegel usa spesso la strategia argomentativa della “riduzione all’assurdo”.</div><div>Agli scettici moderni come Schulze che confutano la pretesa della filosofia dogmatica di andare al di là dell’esperienza sensibile e di scoprire l’essenza della realtà, Hegel contrappone lo scetticismo antico che ha avuto il grande merito di rivolgere gli argomenti confutativi non solo contro la metafisica, ma anche contro la conoscenza empirica, costituendo il miglior antidoto contro il dogmatismo.</div><div>A differenza degli scettici, tuttavia, Hegel sostiene che si possano pensare insieme le determinazioni tra loro opposte giungendo a un’unità concettuale nuova.</div>]]></description>
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         <author>pegvolterra</author>
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         <author>pegvolterra</author>
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         <author>pegvolterra</author>
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