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      <title>LE NOSTRE MADELEINE by Rossella Groppi</title>
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      <description>Classe 1d.         a.s.2018/19</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-01-19 10:31:18 UTC</pubDate>
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         <title>Michelle </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il cinguettio degli uccellini in primavera è uno dei miei suoni preferiti fin da quando avevo circa quattro anni.<br>Mi piaceva tanto perché preannunciava una giornata soleggiata che avrei passato con la mia famiglia.<br>Se era giovedì e mi svegliavo con una giornata di sole e con il canto degli uccellini diventavo la bambina più felice del mondo intero.<br>Ogni giovedì io, mia madre e mio fratello andavamo al mercato per prendere frutta e verdura fresca.<br>In quei giovedì di maggio tutto era perfetto: la compagnia, il venticello rinfrescante, il profumo delle violette appena colte.<br>Proprio in quegli istanti mi sentivo viva, un’unica cosa con la natura.<br>Ricordo anche che dopo la spesa al mercato io e mio fratello correvamo al parchetto vicino casa per mangiare la frutta di stagione che ci aveva comprato nostra madre qualche minuto prima per giocare con quelle poche giostre mal ridotte ma che per noi erano le più belle.<br>Giocando vedevamo in lontananza il sorriso di nostra madre che ci abbracciava in una sensazione di sicurezza e amore.<br>Il canto degli uccellini in primavera, da quando sono piccola fino ad adesso mi ha sempre ricordato quelle bellissime mattine di spensieratezza che passavo con mia madre e mio fratello.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 13:27:24 UTC</pubDate>
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         <title>Massimiliano</title>
         <author>MassiPar</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'aria fresca soffiava sul mio viso dandomi una sensazione di piacere, ansioso di scoprire in un certo senso le "meraviglie" di una delle mie città preferite: AMSTERDAM. La stavo visitando per la prima volta, e già camminare, passeggiare al suo interno mi provocava curiosità, divertimento, felicità. Anche la cosa più insignificante, anche se pareva strano, mi dava una certa gioia. Il rumore che arrivava dalle acque dei canali, assaporare i piatti tipici, analizzare i più grandi monumenti tastandoli. Esplorare luoghi storici e famosi rimaneva comunque cosa nuova, impressa in testa per tanto tempo. Un ricordo provocato dalla semplice vista di una vecchia cartolina, sporca, anche graffiata, con un' immagine in cui spiccano la scritta AMSTERDAM e tante foglie d' autunno volanti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 15:48:09 UTC</pubDate>
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         <title>Alessandro</title>
         <author>AlexGuarn</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ero andato, insieme a mia sorella, a prendere un regalo. Eravamo appena entrati da "Tag" e subito noto un aroma per ambienti. Sento l'odore e... è lavanda!<br>Quel dolce aroma mi fa venire in mente dei bei ricordi. Uno tra questi è quando andavo da mia nonna per passare le giornate. Avrò avuto all'incirca sette o otto anni. Stavo sempre sul divano a guardare Dragon Ball alla TV, mentre mia nonna stava seduta su una sedia a leggere il quotidiano. In quei momenti, l'aroma di lavanda riempiva le stanze della casa, come se fossimo in un campo pieno di lavande. Un odore molto rilassante, anzi, forse anche magico, perché ogni volta che ero triste e sentivo quell'odore, la tristezza svaniva. Una vera e propria cura contro la negatività.<br>Durante il pomeriggio, quel profumo tramutava la merenda in un banchetto delizioso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 18:51:20 UTC</pubDate>
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         <title>Sofia</title>
         <author>sofiasebas04</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando mio padre ascolta la canzone "Angie" dei Rolling Stones la mia mente ritorna sempre al periodo in cui ero ancora figlia unica. <br>Lui tornava a casa tardi a causa del lavoro e io lo vedevo pochissimo. <br>Aspettavo intere giornate con mia mamma chiedendole con gesti speranzosi, come battere le mani, perché lui non potesse mai esserci durante il giorno. <br>Poi, quando tornava, io gli gattonavo e correvo incontro, mi prendeva in braccio e andavamo in cucina da mia mamma.<br>Finalmente eravamo insieme, ero coccolata e amata.<br>Ci trovavamo nella nostra intimità in cui tutto era giusto e che nulla avrebbe potuto rovinare.<br>Dopo aver cenato metteva sempre sul giradischi la canzone "Angie".<br>Dalla cucina andavo in sala e lui mi prendeva in braccio per farmela ballare.<br>Ero contentissima e ridevo molto. <br>In quel momento tutto sembrava immutabile, io avrei avuto sempre mio padre e mia madre con me.<br>Lo facevamo tutte le sere, era diventato il nostro momento in cui lui non pensava solamente al lavoro, ma solo a me.<br>Anche oggi, quando ascolto questa canzone, mi emoziono per questo ricordo così lontano a livello temporale eppure così nitidamente vicino a me. <br>A volte lo rimpiango e ne sento la mancanza perché so che non potrà più succedere o, per lo meno, non con la stessa dolcezza e serenità. <br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 19:59:26 UTC</pubDate>
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         <title>Martina</title>
         <author>martina_magnani04</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mio fratello ha sempre amato cucinare e sperimentare fin da quando era più piccolo. Sebbene abbiamo ben sei anni di differenza, siamo sempre stati molto uniti. In casa si sentiva sempre odore di spezie, di qualsiasi tipo. Ogni volta che oggi cucina in quel modo, ho sempre il ricordo di quand’ero piccola. I miei genitori non erano amanti di tutti quei sapori e odori forti, perciò cucinava (e cucina) questi piatti principalmente quando eravamo soli a casa. Mi chiedeva spesso di aiutarlo ed io, anche se senza voglia, lo facevo. I ricordi non sono tantissimi, ma so per certo che, quando cucinava, l’atmosfera cambiava: l’ambiente si scaldava, i colori caldi del cibo si abbinavano sempre di più all’arredamento della casa, l’odore forte degli ingredienti e delle carni speziate inebriava persino i vicini. Quando finalmente era pronto le sensazioni erano sempre le stesse, ma se ne aggiungeva una delle più importanti: il gusto. Una morbida e cremosa sensazione avvolgeva la carne in un bellissimo piatto orientale, colorato e profumato. Come rumore si sentiva solamente la televisione con i cartoni animati in sottofondo, il pasto non ne produceva nessuno. Ripercorro questo ricordo sempre meno purtroppo, ma ogni volta è come se fosse la prima.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 20:04:35 UTC</pubDate>
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         <title>Emma</title>
         <author>tireemma204</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ogni estate, quando vado da mia cugina, prepariamo insieme il tiramisù con la ricetta che usava mia nonna quando ero piccola. Nonna è sempre stata il mio modello da seguire, era buona, gentile e severa quando serviva. Il sapore del tiramisù, buono, dolce e fresco,mi riporta indietro a quando la nonna me lo preparava. Anche se quello che prepariamo io e mia cugina non sarà mai uguale a quello di nonna, il sapore gli si avvicina molto. Utilizziamo la sua ricetta e la seguiamo perfettamente ma il gusto non sarà mai uguale. La ricetta della nonna del tiramisù prevede gli orosaiva al posto dei savoiardi e nella crema si aggiunge l'alchermes che le da' un buonissimo sapore e il colore rosa (che da piccola era il mio colore preferito). Il dolce lo preparavamo per il pranzo della domenica. Oggi io e mia cugina quando prepariamo il tiramisù ripensiamo sempre ai bei momenti passati con nonna. Andare da mia cugina è come un incontro con i bellissimi ricordi che ho con mia nonna.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-22 20:06:32 UTC</pubDate>
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         <title>Tommaso S.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Da bambino avevo il brutto vizio di non finire quello che mangiavo a tavola perché<br>io quando mangiavo avevo una sensazione di vomito che mi portava a sputare <br>il cibo nel piatto, non so perché ma era cosi.<br>Un giorno di estate decisi di uscire a giocare al parco giochi vicino alla scuola media accompagnato da mia madre, andai incontro ai miei amici che stavano giocando sullo scivolo.<br>Arrivato li noi decidemmo di fare una gara di corsa, il vincitore sarebbe salito sull'altalena, io arrivai primo ma i miei amici dissero che ero troppo magro per salirci, mi rubarono il posto allora triste e arrabbiato per l'accaduto corsi da mia madre con un' espressione arrabbiata e il viso pieno di lacrime e tristezza.<br>Ogni volta che ho dolore alla pancia e  una sensazione di nausea mi ritorna alla mente quel giorno.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-28 10:22:02 UTC</pubDate>
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         <title>Chantal</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Oggi il tempo è nuvoloso, grigio, cupo e spento come ogni inverno. In classe le due grandi finestre mostrano il cielo facendo penetrare nella stanza quella luce scura e triste che vedevo sempre le domeniche invernali trascorse con mia mamma. Come oggi in classe, anche nel nostro appartamento c'erano delle grandi finestre e la luce che oltrepassava ci ingannava facendo sembrare il mondo fuori un po' più luminoso, e portando l'ombra tra le pareti delle camere. La luce al di fuori delle finestre ci invogliava ad uscire nonostante il vento punzecchiante e gelido. La mamma mi copriva di sciarpe, guanti, cuffie e paraorecchie, poi decisa la destinazione ci avviavamo tra negozi e tra i lampioni. Le stringevo forte la mano così da non potermi perdere tra la nebbia, ridevamo e ci facevamo gli scherzi a vicenda finché non calava piano piano il buio. Una volta sparito il grigio cielo cupo e fatto spazio al nero della notte ritornavamo a casa. A me piaceva fare quelle lunghe passeggiate mano nella mano con la mamma durante quelle domeniche grigie. Era il momento più atteso della settimana e lo preferivo al sabato, lo preferivo all'estate e lo preferivo alla pizza del venerdì. Perché ero sola con mia mamma e lei mi dava tutte le attenzioni che desideravo. Quando finivano le lunghe passeggiate tornavamo a casa felici che il cielo grigio e triste fosse andato via per fare spazio alle stelle. <br><br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-28 10:33:53 UTC</pubDate>
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         <title>Maria</title>
         <author>andreavega04_masv</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il numero due è un numero perfetto.<br>Vero mamma?<br>Ti ricordi quando c'eravamo solo noi due?<br>Forse non te lo ricordi, ma io si, lascia che ti ricordi uno dei miei momenti preferiti, di quando eravamo solo noi due.<br>Ti ricordi una piccola tabaccheria dalle pareti color giallo limone, c'era sempre un uomo sorridente, che appena ci vedeva diceva solo "un euro" e poi con la sua grande mano mi porgeva un pacchetto marrone.<br>La scritta M&amp;M. <br>Il sapore dolce del cioccolato, il crack dello zucchero colorato che lo avvolge come una calda e dolce coperta colorata. <br>E mentre mangio tu mi prendi la mano, così grande e calda che mi dava sicurezza e un calore che ho provato solo con te, solo con la mia mamma. <br>Uno. Due. Tre.<br>Solo tre passi o forse di più, e il luogo cambia.<br>Il suono del campanello e Marco che si gira, un nostro amico, il mio preferito.<br>Lui che sorride da dietro il suo bancone di vetro pieno di foto e sorrisi, l'odore di lavanda che aleggia nell'aria e quella sedia in legno su cui mi sedevo, aspettando con ansia il flash luminoso che mi accecava per pochi secondi, tu che ridi, lui che scherza per la mia faccia buffa, una risata allegra, spensierata, contagiosa. <br>E poi tu mamma, che vieni da me, mi prendi le guance e sorridi, metti a posto le mie mollette argentate e ti inginocchi alla mia altezza, appoggi la fronte contro la mia, mi guardi con i tuoi grandi occhi marroni come i miei e sorridi.<br>Marco che scatta la foto perfetta. <br>E poi tutto finisce. <br>Lo ricordo bene sai?<br>Lo ricordo di continuo ogni volta che entro in salotto e la foto di quel giorno regna sovrana sul muro vicino alla tv.<br>Lo ricordo ogni volta che cambio i vestiti e l'odore di detersivo alla lavanda mi invade le vie respiratorie. <br>Lo ricordo ogni volta che mangio gli M&amp;M, lasciando che il dolce sapore del cioccolato mi riporti indietro nel tempo. <br>Dove ero solo una bambina con la sua mamma.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-01 18:18:25 UTC</pubDate>
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         <title>Anita</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Prendo una mela dal vaso della frutta, la lavo e comincio a giocarci: la faccio girare, la passo da una mano all'altra, la lancio e la riprendo al volo.<br>Poi quando la mordo, quando il suo dolce sapore mi invade la bocca, a quel suono secco, ricordo.<br>Torno indietro al passato, quando avevo cinque anni, quando i miei capelli non erano ancora rossi e le mie gambine corte facevano passi da gigante.<br>Correvo per la campagna, accompagnata da mio padre, quando una figura immensa si piazzò davanti a me, alzai lo sguardo e per la prima volta nella vita rimasi senza fiato.<br>Stagliata di fronte a me c'era una creatura meravigliosa: le zampe lunghe e affusolate, il manto color della terra appena arata, la lunga criniera color pece e dei giganteschi occhi bruni mi scrutavano .<br>Un cavallo.<br>Un maestoso cavallo.<br>Mio padre mi porse una mela e mi indicò l'animale.<br>"Dagliela da mangiare" disse<br>Porsi il palmo della mano verso la splendida creatura, lasciai che addentasse il frutto e al suono secco del morso la mia mente ritornò al presente.<br>La mela rossa in mano e il ricordo vivido di quell'animale spettacolare stampato in mente.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-09 08:50:44 UTC</pubDate>
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         <title>Stefano</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quand'ero piccolo, alle Elementari, mi piaceva moltissimo guardare gli episodi di "Star Trek", perchè li trovavo divertenti ed ero molto appassionato di spazio. Mi avevano regalato due cofanetti con i dvd del telefilm e io adoravo guardarli, alcune parti me le ricordo ancora. Ho anche chiamato il mio gatto con il nome di uno dei protagonisti.  Nel giro di qualche mese ho smesso di guardare quegli episodi, finchè i cofanetti sono finiti insieme agli altri film, sulla mensola del salone. Un paio d'anni fa mi è capitato di provare a guardarli di nuovo, un giorno che non sapevo che film scegliere, e mi è venuto in mente quanto mi divertivano da piccolo il teletrasporto e le avventure nello spazio. Anche adesso mi basta vederli lì in sala per ripensare a quel periodo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 21:59:44 UTC</pubDate>
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         <title>Francesca</title>
         <author>rossella_groppi</author>
         <link>https://padlet.com/rossella_groppi/x1x4kly7mqav/wish/330117224</link>
         <description><![CDATA[<div>Le prime goccioline di pioggia che sembrano precedere un burrascoso temporale mi inumidiscono il viso ed i vestiti, mentre percorro quell’immenso cortile. Ormai, la strada da percorrere per raggiungere la vecchia casa gialla è impressa nella mia mente come se la praticassi spesso; cammino con lo sguardo perso verso terra mentre cerco di osservare ogni minuscolo particolare di tutte le mattonelle che calpesto. Sussulto quando il mio smartphone vibra all’interno della tasca del mio lungo cappotto nero: “Ciao Francy, sono arrivati tutti. Sbrigati che ti aspettano”, scrive mio padre. Oggi è il 13 gennaio 2018; per tutti potrebbe sembrare un giorno qualunque, ma per la mia famiglia è una data speciale. Scrivo freneticamente “Okay” sulla tastiera e riprendo a camminare, anche se mi sembra di avere dei macigni al posto delle adidas bianche. Purtroppo, dopo qualche momento di smarrimento, continuo a mettere i piedi sulle mattonelle grigie, avanzando lentamente. Arrivo vicino al breve tratto di erba posto di fianco al vialetto d’ingresso della mia “casa degli incubi”. Quella porta nera, dopo quasi un anno e mezzo, ha un aspetto ancora più imponente di quanto lo ricordassi. Sul muro in cui essa è posta, c’è una targhetta ossidata che cita Carla Cremona, 3192. Il suono del campanello rimbalza sulle pareti interne della casa, permettendomi di sentirlo anche da qui fuori. Dopo qualche secondo, con un fastidioso clack la porta si apre ed entro in quell'ingresso freddo, dalle pareti bianche macchiate di nero a causa di qualche perdita d’acqua. La posa che ha la Madonna ritratta in un quadretto sembra quasi che mi indichi le scale e che mi inviti a salire. E così faccio, ma esito a mettere la mano sulla maniglia ghiacciata, finché non prendo coraggio e spingo la porta, entrando in un ambiente caldo: il corridoio su cui affacciano sue stanze; la camera di mia nonna è il salone. Appendo il cappotto all'attaccapanni, mentre un appena percettibile ma pungente odore di ospedale mi pervade le narici. L’incubo ha inizio. Raggiungo la mia famiglia in sala da pranzo; tutti mi salutano ed io ricambio, finché non vedo mio padre seduto su quel vecchio divano. Era la notte del 12 gennaio 2009, quando mia madre stava tornando da un viaggio di lavoro e mi aveva lasciato a dormire a casa di mia nonna Carla. Esattamente sul quel vecchio divano era coricato mio nonno che mi guardava con uno sguardo stanco è pesante, ma allo stesso tempo colmo di amore e passione. L’ ago attaccato alla flebo non gli permetteva di muovere il braccio sinistro, perciò poteva solamente osservarmi e farmi dei consigli su come costruire la torre con i lego. Avevo appena sei anni; non potevo ancora sapere che quella volta sarebbe stata l’ultima in cui avrei potuto abbracciare il mio caro nonno .-Francesca, lascia stare il tuo vecchio e vai a giocare in camera!- disse Carla, sua moglie. Ma lui, dopo qualche secondo le rispose che non c’era nessun problema: amava stare con me e non avrebbe avuto più molto tempo. Non capii subito quella frase: avevo solo sei anni. Nella notte venni svegliata da mio padre, che mi portò a casa dove mia madre era appena arrivata. Il giorno dopo, quando andai con i miei lego a giocare con il nonno, trovai il divano vuoto. -Fra, ci sei?- mi chiede Filippo, mio cugino maggiore. Subito sento la testa appesantirsi e l’aria farsi sempre più carica di anidride carbonica. Ho quasi la sensazione che le pareti si stiano stringendo, così mi giro e corro di sotto ed apro la porta. Esco e posso sentire l’aria pura entrare nelle narici e finire nei polmoni. Una lacrima mi riga il viso, ma non ci faccio caso ed inizio a correre verso l’unico posto in cui mi sarei sentita al sicuro: in quel cimitero all’interno della cappella in marmo bianco, dove mi sarei seduta a piangere sotto la targhetta con una foto in bianco e nero che ritrae un giovane, con accanto scritto “In memoria di Carlo Peveri”. Sono passati quasi dieci anni, ma io ero solo una piccola bambina e non potevo fare niente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 22:00:35 UTC</pubDate>
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         <title>Tommaso A.</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>A casa in un cassetto della mia stanza di cui conosco il posto solo io, nascondo uno straccio molto importante per me . Questo straccio è di cotone molto morbido a tinta unita che mi ricorda la mia bisnonna . La mia bisnonna di nome Edda (un nome genovese ) era speciale, una di quelle donne che per la sua famiglia faceva di tutto , una donna piena di felicità e con un modo personale di vestirsi.<br>Con quello straccio fino ai miei undici anni ci pulivamo tutti i residui degli impasti lasciati sul tavolo dove facevamo tutte le torte immaginabili del mondo . Quando lo tocco mi sembra di rivivere quell’esatto momento che per me rimarrà comunque indimenticabile in cui c’era lei che impastava l’impasto per le torte ed io che la guardavo con ammirazione pronto per assaggiare le sue delizie. Ogni volta che penso a quell’esatto momento penso sempre a quanto era brava la mia splendida bisnonna in tutto e per tutto. Da quando lei è venuta a mancare mi sono ripromesso di non usarlo più per qualsiasi cosa, perché se lo avessi riusato un’altra sola volta avrei tolto tutta la bravura che ci metteva lei </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 22:10:25 UTC</pubDate>
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         <title>Denise</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tutto è cupo, sono soffocata fra mille persone, le poltrone rosse rivolte verso il palco fatte a pennello per ascoltare e riascoltare quel violino suonare, quelle quattro note così abbandonate a se stesse, ma che sprigionano un suono che rompe ogni pianto, ogni silenzio.</div><div>Quattro note sole che anche un sordo riesce a percepire, che fanno parlare un muto, che sanno far danzare chi non né è capace.</div><div>In me quelle inutili note provocate da una semplice vibrazione al passaggio dei crini fanno ripensare a tutta l'adrenalina che avevo in circolazione, a quanto il cuore mi batteva forte la prima volta che con timore ho sfiorato la prima corda.</div><div>La mia insegnante mi prendeva il braccio con queste parole "Denise, suona che il violino non si fa male"; ancora oggi dopo cinque anni mi sprona a suonare con tutta la forza che solo le vere emozioni sanno far uscire alla luce, e star dritta su due piedi per sognare non mi stanca.</div><div>E risentendo suonare n violino, anzi risentendo suonare quelle quattro note sorde ritorno alla prima lezione, ai primi dolori di braccio, gambe, schiena … alla prima lettura della musica su un solitario leggio, quell'ingarbuglio di note su cinque righe di un pentagramma che mi incasinavano solo a guardarle, che mi sembrava impossibile leggere e suonare le note contemporaneamente come quando si cerca di scrivere mentre si parla. </div><div>Sono come la notte e il giorno, come il bianco e il nero, come il sole e la luna così opposti che insieme formano un capolavoro. Ripenso ai primi pianti quando tutto veniva scordato, quando più che una melodia era un lamento, ma ancora prima mi riporta al mio sorriso fuso a quello della mia insegnante quando il violino esprimeva le mie emozioni, agli applausi, che dopo cinque anni ancora mi fanno tremare gambe e braccia, quando prima erano quattro note a farmi paura ora a farmi veramente tremare è il viaggiare su quella strada nera rotta da quattro corde.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 22:30:40 UTC</pubDate>
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         <title>Daniel</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Una zuppa, una semplice zuppa di verdure ma senza sapore.</div><div>Un ricordo lontano ma che rivivo ogni volta che incomincio a mangiare la zuppa che a volte mia mamma cucina.</div><div>Sento ancora quel brodo che cola e il gusto terribile, quasi da vomito e da nausea.</div><div>Spesso e volentieri faccio fatica a mangiarla e mi si chuide lo stomaco solo a pensarci.</div><div>Un ricordo brutto, algido senza sapore e odore, che mi perseguita ogni volta che la mangio.</div><div>In Russia si mangiava in una grande mensa, i tavoli erano tutti uguali e le pareti di color giallo spento.</div><div>Era un posto di tristezza e di malinconia, dove noi bambini venivamo trattati da cani.</div><div>La sensazione che provavo prima di mangiarla era la paura, paura di mangiarla obbligatoriamente e di essere picchiati per non mangiarla.</div><div>Noi tutti eravamo terrorizzati e urlavamo dalla paura.</div><div>Ricordo gli schiaffi, le urla contro, e i calci che io e noi bambini dovevamo subire per una semplice zuppa che tra l'altro a nessuno piaceva.</div><div>Ogni volta che mi siedo a tavola mi sembra di rivivere quei momenti e riesco ancora a sentire quelle urla di disperazione come se mi chiamassero.</div><div>Sembra che la zuppa sia un incubo ma in realtà è solo una brutta persona e che ogni volta che incontro cerco di evitare.</div><div>Il gusto che provo nel mangiare la zuppa è un gusto scaduto andato a male e un brodo che più che un brodo è solo acqua con l'aggiunta di qualche verdura senza sapore e colore.</div><div>Un ricordo che ogni anno aumenta sempre di più e il disgusto non smette di passare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 22:36:54 UTC</pubDate>
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         <title>Giorgia</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Da piccola mi piaceva cucinare con mia nonna. Un sacco di gente ci diceva che eravamo brave, però non credevamo a ciò che dicevano. <br>Ci piaceva fare sopratutto gli struffoli, un tipico dolce pugliese a forma di pallina che una volta fritti si servono con sopra del miele e zuccherini colorati. <br>Era molto divertente, sopratutto perché mia nonna mi sgridava sempre e io mi mettevo a ridere senza motivo. Mentre lei li friggeva, io rubavo quelli già cotti e lei fingeva di non accorgersene anche se in realtà mi vedeva.<br>Il ricordo mi resterà sempre, perché è stata una parte di me, ricordo che una volta mia nonna stava mettendo l’impatto in cucina, però lo fece cadere a terra, andò in bagno a prendere lo straccio per pulire e quando tornò trovò il gatto che lo stava mangiando e noi scoppiammo dalle risate. Era bellissimo. <br>Io ho sempre adorato mia nonna, adesso pur non cucinando più, mi porta in uomo a Milano ogni settimana. C’è un negozio che vende gli struffoli, e ogni volta che li rimangio mi ricordo sempre quelle buffe scene.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 22:40:14 UTC</pubDate>
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         <title>CHE COSA ABBIAMO FATTO    </title>
         <author>rossella_groppi</author>
         <link>https://padlet.com/rossella_groppi/x1x4kly7mqav/wish/330126251</link>
         <description><![CDATA[<div>Prima di tutto abbiamo letto in modo approfondito il famoso brano di Proust sulle madeleine. Abbiamo ragionato su come i sensi siano veicolo di ricordi ma anche  parte sostanziale dei ricordi stessi. <br>Poi voi avete iniziato a scrivere la vostra madeleine, il ricordo che ancora oggi vi affiora alla mente a seguito di una percezione sensoriale.<br>Avete avuto la consegna di essere profondamente sinceri e attenti ai dettagli, per ricreare la giusta atmosfera.<br>Avete lavorato con impegno, avete scavato nelle vostre profondità per cercare quel vostro personale tesoro nascosto e anche le parole giuste per portarlo in superficie e offrirlo come dono nella condivisione. <br>Ecco dunque le vostre personalissime madeleine...commosse e commoventi, nostalgiche, dolci, cariche di emozione.<br>Grazie davvero.<br><br>La prof</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 22:43:16 UTC</pubDate>
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         <title>Matilde</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>C''è una particolare sensazione di pace e serenità che riesco a rivivere durante certe giornate in cui l'aria fresca accarezza la pelle calda baciata dal sole. Questa sensazione impagabile spesso mi accompagna durante la vista di un cielo limpido, quando il sole avvolge qualsiasi cosa mentre gli uccellini cantano la solita melodia di cui non mi stanco mai...<br>Questo mi porta a pensare a quando passavo le giornate tra gli alberi con la mia famiglia, giornate apparentemente semplici, ma che per me assumono un forte significato.<br>Ricordo di mio padre seduto su un vecchio muretto assieme a mio fratello mentre affilavano dei rametti di legno per creare dei coltelli mentre io e mamma osservavamo la vecchia chiesa del bosco; da li è nata la mia passione per l'arte, da lì ho iniziato a dare importanza a ogni singolo momento passato con la mia famiglia.<br>Queste giornate le ricordo con nostalgia, giornate lontane di cui resta solo un ricordo sfocato.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-11 23:23:02 UTC</pubDate>
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         <title>Keisy</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>"Keisy, corri!!" Melisssa correva come una pazza lungo lo stradone verso il sole che tramontava dietro gli alberi del bosco dopo casa. Tutto in quel posto mi era familiare: lo stradone, una grossa strada con più buchi di un formaggio, il sole che tramontava dietro gli alberi, le due case isolate in cui vivevo e..."Keisy!! E Melissa che urlava come se non ci fosse un domani" "Non c' è bisogno di urlare ! Ora arrivo!" Solo in quel momento mi resi conto che la mia sorellina era parecchio più avanti di me, così, per raggiungerla, iniziai a correre. Stavo per raggiungerla quando di colpo la vista di qualcosa interruppe la mia corsa, uno strano oggetto catturò la mia attenzione. Ai miei piedi, c' era una piccola mora secca: perchè mai un oggettino così insignificante avrebbe dovuto fermare la mia corsa? Raccolsi la piccola mora e la guardai con circospezione, c' era qualcosa di strano, qualcosa in me voleva emergere. Distolsi gli occhi dalla mora per guardare il sole, il ricordo arrivò come una ventata d' aria fresca. Io e mio fratello in quel bosco dove stava ora tramontando il sole, il cielo arancione sopra di noi circondati da rovi di more. Avevamo le mani e la bocca di un rosso scuro, segno della nostra scorpacciata di more. Il suo sorriso, uno di quelli che non faceva quasi mai: vederlo così mi rendeva felice. Il ricordo si era dissipato nell' aria lasciando al suo posto solo una grande nostalgia dei tempi in cui io e mio fratello scappavamo dal mondo in quel bosco dove ora Melissa mi chiedeva di andare. Andare con lei non era la stessa cosa e non mi sembrava giusto, anzi mi sembrava sbagliato andarci con qualcuno che non fosse Lui. <br>"Meli andiamo" ho detto finendo le parole, mi sono liberata dalla mora desiderando che anche la nostalgia se ne andasse con quel semplice gesto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-12 11:10:51 UTC</pubDate>
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         <title>Lucrezia</title>
         <author>rossella_groppi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Inspiro e mi riempio i polmoni di quel profumo, che riporta a galla ricordi del passato. Il profumo preferito da mia mamma. Angel. <br>Ormai non lo mette spesso, solo per le occasioni speciali, ma tutte le volte che lo sento è come se tornassi ad avere cinque anni. Ricordo una vigilia di Natale, non so di quanto tempo fa, ma immagino molto. Avevo finito di prepararmi e mi ero seduta sul letto della camera dei miei, aspettando che finissero di prepararsi per andare a messa. Io e mia mamma stavamo chiacchierando quando lei estrasse una piccola boccetta azzurro-trasparente dalla sua trousse nera e brillantinata, che avevo sempre amato a causa della moltitudine di brillantini che la ricoprivano; svitò il minuto tappo e spruzzò qualche goccia dell’allora misterioso liquido sul collo e sui polsi. Doveva aver notato il grosso punto interrogativo che fluttuava appena sopra alla mia testa, perché mi si avvicinò sorridendo, e spruzzò qualche piccola goccia del freddo liquido sulla mia bianca pelle da bambina. Un po' del liquido aveva preso a scendere lento sul mio avambraccio, partendo dal minuto polso ed arrivando al gomito, fino a formare una piccola goccia cristallina, che dopo qualche istante si staccò dalla mia pelle, cadendo a terra, lasciandosi dietro nulla più che la sua gelida e profumata scia. Come un vecchio ricordo, ancora vivido nelle nostre menti. Il pizzicorio dell’amara ma allo stesso tempo dolce fragranza si dissolveva lento ed invisibile nell’aria intorno a me, quasi fosse una fine nebbiolina che mi circondava, dividendomi dal resto del mondo che mi correva intorno, come un mantello che mi separava dalla realtà e mi permetteva di immergermi in un'altra dimensione. Ed io sedevo lì, su quel grosso e morbido piumone arancio, che ascoltavo le inesistenti ed ipnotizzanti parole bisbigliate adagio adagio da ognuno miei sensi. <br>Lo scopo della misteriosa boccetta mi era ora chiaro. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-14 15:29:10 UTC</pubDate>
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