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      <title>RISCHIO INDUSTRIALE-3C by Gruppo 5</title>
      <link>https://padlet.com/cc551/wxasnotqne61</link>
      <description>RISCHIO INDUSTRIALE </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-04-16 07:22:37 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2017-03-15 10:49:39 UTC</lastBuildDate>
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         <title>RISCHIO INDUSTRIALE </title>
         <author>cc551</author>
         <link>https://padlet.com/cc551/wxasnotqne61/wish/106118804</link>
         <description><![CDATA[<div>I processi industriali che richiedono l’uso di sostanze pericolose, in condizioni anomale dell'impianto o del suo funzionamento, possono dare origine a eventi incidentali - emissione di sostanze tossiche o rilascio di energia - di entità tale da provocare danni immediati o differiti per la salute umana e per l’ambiente, all’interno e all’esterno dello stabilimento industriale.<br>Per rischio industriale si intende la possibilità che in seguito a un incidente in un insediamento industriale si sviluppi un incendio, con il coinvolgimento di sostanze infiammabili, una esplosione, con il coinvolgimento di sostanze esplosive, o una nube tossica, con il coinvolgimento di sostanze che si liberano allo stato gassoso, i cui effetti possano causare danni alla popolazione o all’ambiente.<br>Un incidente industriale può, infatti, provocare danni alla popolazione e al territorio:<br><br>Gli effetti sulla salute umana in caso di esposizione a sostanze tossiche rilasciate nell’atmosfera durante l’incidente variano a seconda delle caratteristiche delle sostanze, della loro concentrazione, della durata d’esposizione e dalla dose assorbita.<br><br>Gli effetti sull’ambiente sono legati alla contaminazione del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera da parte delle sostanze tossiche. <br><br></div><ul><li>Gli effetti sulle cose riguardano principalmente i danni alle strutture.<br><br></li><li>Una piena conoscenza di questi aspetti è la premessa indispensabile per ridurre il rischio industriale ai livelli più bassi possibili, prevenendo danni alla salute e all’ambiente.<br>Gli effetti di un incidente industriale possono essere mitigati dall'attuazione di piani di emergenza adeguati, sia interni sia esterni. Questi ultimi prevedono misure di autoprotezione e comportamenti da fare adottare alla popolazione.<br><br><br></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-16 07:33:20 UTC</pubDate>
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         <title>RISCHIO PER L&#39;AMBIENTE </title>
         <author>cc551</author>
         <link>https://padlet.com/cc551/wxasnotqne61/wish/106118884</link>
         <description><![CDATA[<div>Le diverse tipologie di inquinamento diventano di interesse per la protezione civile quando il rischio ambientale è connesso alla probabilità che si verifichi un evento provocato da un’alterazione repentina dei parametri fisico-chimici caratterizzanti le matrici ambientali acqua, aria e suolo, con ricadute immediate o a breve termine sulla salute della popolazione residente in una data area e tale da comportare l’adozione di misure emergenziali straordinarie.<br>Il rischio ambientale è legato alla produzione, alla gestione e alla distribuzione di beni, servizi o prodotti di processi industriali, derivanti sia dai settori primario e secondario (agricoltura e industria), sia dal settore terziario (cosiddetto “dei servizi”), che possono costituire una causa di incidenti con ricadute nel breve periodo sulla salute della popolazione.Anche se l’alterazione dei parametri fisico-chimici dell’ambiente può essere causata da eventi naturali eccezionali, come ad esempio i fenomeni vulcanici secondari, il rischio ambientale deve essere considerato principalmente un rischio di natura antropica.<br>Molte realtà del territorio nazionale hanno sperimentato o vivono situazioni tali da richiedere un intervento normativo a carattere d’urgenza per la tutela dell’incolumità pubblica. In questo ambito, il Dipartimento della Protezione Civile è sempre più spesso chiamato ad intervenire.<br>La normativa vigente, pur prevedendo un regime di gestione ordinaria sui temi dell’ambiente, non esclude il ricorso a procedure di carattere emergenziale e straordinario qualora sia in pericolo la salute della popolazione che risiede in un’area soggetta al rischio in parola. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-16 07:35:58 UTC</pubDate>
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         <title>RISCHIO SANITARIO </title>
         <author>cc551</author>
         <link>https://padlet.com/cc551/wxasnotqne61/wish/106118905</link>
         <description><![CDATA[<div>Il rischio sanitario è sempre conseguente ad altri rischi o calamità, tanto da esser definito come un rischio di secondo grado. Emerge ogni volta che si creano situazioni critiche che possono incidere sulla salute umana. Difficilmente prevedibile, può essere mitigato se preceduto, durante il periodo ordinario, da una fase di preparazione e di pianificazione della risposta dei soccorsi sanitari in emergenza.<br>Il fattore rischio sanitario si può considerare come una variabile qualitativa che esprime la potenzialità che un elemento esterno possa causare un danno alla salute della popolazione. La probabilità che questo possa accadere dà la misura del rischio, cioè dell’effetto che potrebbe causare. <br>Questo tipo di rischio può essere:<br><br><br></div><ul><li>antropico, se provocato dalle attività umane come incidenti industriali, attività industriali e agricole, trasporti, rifiuti; <br><br></li><li>naturale, se provocato da eventi naturali come terremoti, vulcani, frane, alluvioni, maremoti, tempeste di sabbia.<br><br></li></ul><div>Il rischio sanitario emerge ogni volta che si creano situazioni critiche che possono incidere sulla salute umana. Durante il periodo ordinario è importante la fase di pianificazione della risposta dei soccorsi sanitari in emergenza e la predisposizione di attività di sensibilizzazione sui comportamenti da adottare in caso di rischio. In emergenza, vengono attivate le procedure di soccorso previste nei piani comunali e provinciali; il Dipartimento della Protezione Civile interviene quando le strutture locali non sono in grado di affrontare l’evento con le proprie risorse.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-16 07:37:27 UTC</pubDate>
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         <title>Che cosa si intende per rischio industriale oppure rischio di impresa.</title>
         <author>cc551</author>
         <link>https://padlet.com/cc551/wxasnotqne61/wish/108435421</link>
         <description><![CDATA[<div>Che cosa si intende per rischio industriale oppure rischio di impresa.<br><br><br></div><div>La recente immissione sul mercato delle <strong>norme volontarie ISO 9001 e ISO 14001</strong> che hanno come "<em>focal point</em>" il rischio di impresa adeguando le normative alla situazione economica che il mondo sta vivendo, molto probabilmente darà nuovo impulso alle aziende che vorranno sfruttare questa nuova occasione di mettere sotto la lente di ingrandimento la propria azienda considerando il "<em>risk assessment</em>", in italiano il rischio di impresa, o rischio industriale.<br><br></div><div>Si tratta di una nuova visione della realtà aziendale non considerando più la propria azienda sotto un punto di vista di <a href="http://www.logisticaefficiente.it/simco/magazzino/progettazione-e-miglioramento/kaizen-filosofia-giapponese-miglioramento.html">miglioramento continuo</a>, o meglio, non solo quello, ma rimettendo in gioco tutto cio' che fino ad ora è stato fatto.<br><br></div><div>Ripartire da zero</div><div><br><br>Il business aziendale, i fornitori, i clienti, tutto deve essere rivisto completamente sotto questa nuova veste.<br><br></div><div>Il concetto fondamentale è quello già espresso nella valutazione del rischio (D.lgs 81/2008) e che ha già dato prova di essere efficace, soprattutto per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro, diminuiti nel corso degli ultimi 5 anni, soprattutto in quelle aziende dove il rischio per i lavoratori, il rischio di impresa è alto.<br><br></div><div>Ed è proprio dalla <strong>valutazione del rischio</strong> come concetto generale che ripartono tutte le norme volontarie relative a qualità ed ambiente.<br><br></div><div>In Italia la ISO 9001 è stata "buttata via", quante volte ci siamo sentiti dire una cosa del genere, e quante volte i "responsabili qualità" si sono sentiti denigrati da questa situazione, quasi a sentirsi inutili all'interno dell'azienda stessa, in particolar modo in quelle aziende dove la Direzione, pur avendo nominato il proprio rappresentante, non crede veramente, o meglio, non considera la qualità e l'ambiente come elementi essenziali ed indispensabili per potere considerarli tali come linee guida per la gestione dell'azienda.<br><br></div><div>Con le nuove norme sarà indispensabile <strong>ripartire da zero</strong> con l'analisi di tutte le parti dell'azienda; riconsiderare i processi aziendali, gli audit interni, i fornitori, e così via. Insomma una vera e propria e<strong>voluzione o rivoluzione</strong>.<br><br></div><div>Non solo aumentano i punti delle nuove norme, ma si fanno più specifici nelle richieste di soddisfacimento. La specificità di ogni richiesta dovrebbe fare in modo di guidare l'azienda in direzione di nuove possibilità di sfruttamento e miglioramento che dovrebbe poter avvenire solo dopo aver analizzato a fondo la situazione aziendale sotto il profilo del rischio.<br><br></div><div>Unitamente alla valutazione del rischio sarebbe opportuno <strong>seguire anche il protocollo ISO 22301</strong>, la<strong><em> business continuity</em></strong><em>.<br></em><br></div><div>Valutazione del rischio, certo, ma non solo.</div><div>L'azienda deve essere in grado di continuare la propria attività partendo da una valutazione del rischio generico, cioè analizzando la situazione intorno all'azienda stessa a 360 gradi, dotandosi di un "<strong>piano di continuità di business</strong>" arrivando persino a considerare quali azioni dovrebbero essere "messe in campo" nel caso di temporanea mancanza di personale dovuta ad esempio all'impossibiltà di raggiungere il posto di lavoro.<br><br></div><div><strong><em>Business Continuity Management</em></strong> è un processo strategico che deve dare la possibilità ad un'azienda di poter rispondere a qualsiasi avvenimento e superare l'eventuale interruzione del Business che può avere impatto sui processi aziendali che contribuiscono al mantenimento in vita dell'azienda stessa, <strong>garantendo un livello di servizio</strong>, seppur ridotto al minimo, <strong>accettabile</strong>.<br><br></div><div>E' bene comunque rammentare un breve passaggio per distinguere la <em>Business Continuity </em>da<em> Disaster Recovery</em>.<br><br></div><div>La Business Continuity è la strategia più a largo raggio che si pone come unico obiettivo la "sopravvivenza" delle funzioni esistenziali dell'azienda in modo che questa posso continuare a "funzionare".<br><br></div><div>La Disaster Recovery è, diversamente, una strategia il cui obiettivo è quello della salvaguardia di funzioni dedicate all'interno dell'azienda che hanno il compito di far proseguire l'azienda come entità.<br><br></div><div>In altre parole <strong>il piano di </strong><strong><em>Disaster Recovery</em></strong><strong> puo' essere inserito nel piano di </strong><strong><em>Business Continuity</em></strong><em>.<br></em><br></div><div>La caratteristica più importante dell'insieme delle nuove norme e dei nuovi protocolli è forse il <strong>coinvolgimento di tutti i componenti dell'azienda</strong> nella valutazione del rischio e del continuità del business per il miglioramento dell'azienda con il supporto di tutti i componenti dell'azienda a tutti i livelli. </div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-29 10:13:59 UTC</pubDate>
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         <title>LE PARTI DEL MONDO CON PIU RISCHIO INDUSTRIALE</title>
         <author>cc551</author>
         <link>https://padlet.com/cc551/wxasnotqne61/wish/108580334</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-04-30 07:30:23 UTC</pubDate>
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                 7 impianti ad alto rischio di incidente rilevante. Ma il Comune non ha mai approvato il Piano di rischio</title>
         <author>cc551</author>
         <link>https://padlet.com/cc551/wxasnotqne61/wish/108580406</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>BRINDISI</strong>– Una zona industriale grande cinque volte la città di<strong> Brindisi,</strong> con <strong>sette impianti</strong> ad alto rischio di incidente rilevante,  di cui tre centrali termoelettriche, grandi serbatoi per lo stoccaggio di gas, industrie chimiche, ma la città non è ancora dotata di un <strong>Piano di rischio di incidenti rilevanti</strong> così come prevede la  legge. La questione ogni tanto torna alla ribalta.A riportare all’attenzione questa carenza è il consigliere comunale di Api <strong>Francesco Cannalire</strong> che ha scritto al sindaco Consales affinchè affronti l’argomento.<br><br></div><div> Il <strong>Decreto Ministeriale n° 9/200</strong>1 fa obbligo alle amministrazioni comunali di dotarsi di uno strumento di rilevamento del Rischio di Incidenti Rilevanti relativo agli impianti industriali presenti sul territorio.<br><br></div><div>“Tale strumento – a<strong>fferma Cannalire</strong>– fu commissionato alla <strong>ASL di Brindisi dal Settore Ecologia</strong> con determina del 27 novembre 2002, consegnato all’<strong>Amministrazione Comunale</strong> anche su supporto informatico e mai sottoposto all’attenzione del Consiglio Comunale. Personalmente ho avuto modo di consultare lo studio e la pericolosità degli insediamenti industriali è senz’altro dimostrata ed è persino risultante dai piani di sicurezza redatti dalle stesse aziende.  Data l’importanza dell’argomento e la priorità che riveste in una città industriale come Brindisi, spero che il Sindaco ritenga opportuno valutare in prima persona tale studio in modo da poter favorire una discussione pubblica in uno dei prossimi consigli comunale”.<br><br></div><div> In realtà la discussione nell’assise civica dello studio messo a punto dalla Asl  non è mai avvenuta in quanto il dirigente responsabile lo <strong>definì monco</strong>, perché orfano del <strong>Piano dei rischi portuale,</strong> di competenza dell<strong>‘Autorità portuale.</strong> Alcuni insediamenti industriali si trovavano proprio in quell’area.<br><br></div><div>Di conseguenza non esistendo entrambi i piani,  il Comune  di Brindisi non si è attrezzato neanche di un  <strong>Piano di protezione civile comunale</strong>, o meglio, uno esiste, ma è fermo a diversi anni fa. I cambiamenti che si sono susseguiti necessità un’integrazione e un aggiornamento.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-04-30 07:33:20 UTC</pubDate>
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