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      <title>Le nostre riflessioni by Silvia Gruppioni</title>
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      <description>Bologna e la strage del 2 agosto</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-03-23 07:46:23 UTC</pubDate>
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         <title>Il sorriso che nasconde una sconfitta Di Federico Baldo</title>
         <author>gruppionisilvia</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div><br></div><div>“Nonostante tutto ciò che ho provato in seguito alle loro scelleratezze, non ho sete di vendetta perché ho imparato cosa vuol dire perdere qualcuno a cui si vuole bene”: è probabilmente questa una delle frasi che mi ha lasciato più a bocca aperta della vicenda di Paolo Sacrati, uno dei sopravvissuti alla strage di Bologna del 2 agosto 1980.&nbsp;</div><div>Egli, che all’epoca aveva soli tredici anni, riuscì a salvarsi dopo essere rimasto per diverse ore sotto le macerie, ma, in quell’occasione, perse due delle persone più importanti della sua vita, sua mamma e sua nonna.&nbsp;</div><div><br></div><div>A questo punto mi sono chiesto: vale la pena commettere altro male per soddisfare la propria sete di vendetta e per “rimettere a posto i conti”, o forse conviene, come ha fatto Paolo, lasciare che siano la vita e il tempo a punirli?</div><div><br></div><div>Per rispondere a questa domanda è bene partire da più indietro, per capire come questo desiderio di rivincita si sia evoluto con il tempo.&nbsp;</div><div>Fin dall’antichità, ancor prima della nascita di Cristo, alcune persone, soprattutto filosofi, si erano resi conto di questo fenomeno e avevano cercato di analizzarlo. Tra questi vi era sicuramente Socrate, il quale definiva l’ingiustizia come qualcosa di assolutamente negativo, come si può comprendere dalla sua celebre frase “commettere ingiustizia e disobbedire a chi è migliore, Dio o uomo, so che è una cosa cattiva e disonorevole”. Egli era infatti convinto che commettere un’ingiustizia fosse peggio che subirla, perché, a suo avviso, replicare il male ricevuto poteva nuocere all’anima e rendere perciò l’individuo peggiore.</div><div>Ma questa non era l’unica posizione contemplata: molti secoli dopo, nel tredicesimo secolo, Gianciotto Malatesta, dopo aver sorpreso la promessa sposa Francesca da Rimini amoreggiare con suo fratello Paolo Malatesta, attuava la propria vendetta, ponendo fine, in modo atroce, alla vita dei giovani innamorati.</div><div><br></div><div>Alla luce di ciò si può ben capire come le reazioni ad un torto subito possano essere diverse da persona a persona, anche con il passare del tempo. Come nella maggior parte delle cose ognuno è libero di fare le proprie scelte, ma deve essere consapevole delle conseguenze che lo attendono.</div><div>Personalmente ritengo che sia di poca utilità replicare il male ricevuto, in primis perchè credo che la vendetta sia solo uno strumento per dare sfogo all’ira accumulata in seguito al torto subito e perché , in secondo luogo, essa, come si suol dire, “non restituisce l’oggetto rotto, ma lo distrugge ancora di più”. Questo perché, come accade spesso, sul momento non si pensa a quelle che potrebbero essere le conseguenze di un’eventuale “rivincita”, finendo poi per sperimentarle dopo che il peggio è stato compiuto, quando ormai è troppo tardi per tornare indietro. Dopo aver attuato una vendetta, si potrebbe infatti iniziare a soffrire anche per il male inflitto agli altri, cadendo così in un pozzo dal quale è praticamente impossibile risalire.</div><div>Proprio per questo motivo sono dell’idea che la cosa migliore che si possa fare, anche se è davvero complicato, sia cercare di placare questo desiderio di rivalsa e, invece, mostrare al di fuori la nostra forza, la nostra capacità di risalire dai burroni nei quali i nostri avversari cercano continuamente di gettarci, per esempio avendo sempre un sorriso smagliante sul volto.</div><div>È questo ciò che mi ha colpito di più di Paolo, la sua espressione semplice ma carica di emozioni, dietro la quale si cela l’amarezza di coloro che hanno provato ad abbatterlo, ma che non ci sono riusciti.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-23 07:51:22 UTC</pubDate>
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         <title>LA “PICCOLA” STORIA di Giorgio Alfani</title>
         <author>gruppionisilvia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando sentiamo parlare di storia, nella stragrande maggioranza dei casi, ci vengono raccontati i grandi avvenimenti del passato quali gli intrighi di corte, gli attentati, le alleanze, le guerre e i trattati di pace. Perciò spesso viene ignorata l'esperienza dei veri protagonisti della storia, l’esperienza delle persone comuni: generali, soldati semplici, imprenditori grandi e piccoli, operai, famiglie, uomini, donne e bambini sono coloro che in effetti subiscono lo scorrere del tempo, ma sono anche coloro che possono dare il maggior impulso allo sviluppo della società. Basti pensare alla Rivoluzione francese guidata dal popolo, ma anche ai movimenti del Sessantotto i cui promotori principali erano semplici lavoratori e studenti.</div><div>Perciò mi chiedo: perché la storia dei singoli viene così sottovalutata? perché vengono raccontate quasi esclusivamente le vicende in cui nobili famiglie si uniscono o entrano in conflitto, in cui despoti si impadroniscono del potere, in cui si ridefiniscono confini e alleanze tra paesi, senza considerare il racconto di coloro le cui vite vengono sconvolte a causa delle decisioni dei potenti?</div><div><br></div><div>Io credo che le vite delle vittime delle stragi, dei soldati che hanno combattuto in guerra, dei sopravvissuti agli stermini, delle persone normali, insomma, siano la vera essenza della storia e che dunque vadano raccontate e ascoltate per comprendere appieno i più importanti eventi del passato e del presente e per fare in modo che gli episodi negativi non si ripetano in futuro.</div><div>E non lo dico soltanto io: già molti grandi autori del passato hanno individuato il problema e hanno sentito il bisogno di sopperire a questa mancanza.&nbsp;</div><div>Il primo fra tutti, almeno in Italia, è stato Alessandro Manzoni con il suo famosissimo romanzo <em>i Promessi sposi</em>. Spostandoci verso il '900 spiccano poi <em>il Sentiero dei nidi di ragno</em> di Italo Calvino e <em>Se questo è un uomo</em> di Primo Levi, che raccontano l'esperienza della Seconda Guerra Mondiale da due punti di vista molto differenti. È curioso notare anche come nei primi due romanzi citati la finzione coadiuvi la realtà, rendendola molto più incisiva, ma che allo stesso tempo, nel caso di Levi, la verità possa colpire il lettore senza alcun aiuto.</div><div>La maestria di questi autori è stata quindi determinante per la trasmissione della storia.</div><div><br></div><div>Ma non è necessario essere dei grandi scrittori per raccontare la propria vita. È questo il caso dei testimoni, che siano diretti o indiretti. Calvino e Levi sono solo due delle moltissime persone che hanno sentito il bisogno di raccontare la propria esperienza in guerra. Molti dei nonni della mia generazione e di quella precedente raccontano, o raccontavano, continuamente ciò che hanno vissuto ad esempio durante gli anni del fascismo, dell'occupazione tedesca e della lotta partigiana.</div><div>Anche il cognome della mia nonna paterna porta i segni della storia. Hanno dovuto <em>italianizzarlo</em>, da Burich a Buri, per scappare dell'Istria durante il periodo delle persecuzioni di Tito e integrarsi perciò in Italia. Il mio bisnonno, suo padre, ha inoltre lasciato un'altra importante testimonianza, ovvero una raccolta di lettere che ha scritto mentre era in viaggio durante il dopoguerra, essendo stato lui un Ufficiale nella Marina Militare Italiana in servizio sulle navi che portavano gli Emigranti (con la maiuscola, come lo scriveva lui in segno di rispetto) fino in Sudamerica.</div><div>Un’altra esperienza personale che ho avuto con dei testimoni diretti di un pezzo importantissimo di storia è stato l’incontro con un testimone della Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Paolo Sacrati ha deciso di raccontarci la sua storia, di come ha vissuto gli istanti subito precedenti e i mesi successivi all’esplosione della bomba. È stata di sicuro un’esperienza toccante, che mi ha spinto a riflettere sul tema di cui parlo in questo testo. È stato un momento in cui ho sentito la storia di Paolo e di tutte le altre vittime fluire attorno a me, in cui ho capito l’importanza di ricordare anche le vite delle persone comuni. Anzi, soprattutto le vite delle persone comuni.</div><div><br>Questi racconti sono qualcosa di veramente importante, aiutano a comprendere il quadro generale delle vicende più importanti da un punto di vista nuovo rispetto a quello che ci viene proposto nella maggior parte dei casi a scuola. Servono a far riflettere e a coinvolgere gli ascoltatori molto di più, perché un’esperienza raccontata in prima persona non può che essere più emozionante o appassionante rispetto a qualche freddo paragrafo di un libro o a una o due ore di lezione. Perciò esperienze del genere, non dovrebbero essere più limitate a qualche sporadico discorso con un nonno o a un’eventuale attività a scuola, andrebbero promosse, dovrebbero diffondersi tra le aule di liceo e università e non fermarsi più.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-23 07:52:30 UTC</pubDate>
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         <title>La solidarietà dei cittadini bolognesi di Eleonora Guidotti</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Ciò che mi ha colpito di più di questa esperienza all’insegna della scoperta dei luoghi simbolo della strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980 è senza dubbio la testimonianza di Paolo Sacrati. Quest’ultimo, testimone sopravvissuto alla strage, ci ha raccontato di come questo violentissimo evento ha colpito direttamente la sua famiglia, lasciandolo nel giro di pochi attimi, senza nonna e senza madre e con tanto dolore che ancora, nonostante i tanti anni trascorsi, non lo abbandona.</div><div>Ripensando ora alle sue parole e a quelle della professoressa Cinzia Venturoli, ricordo nello specifico il momento in cui ci ha raccontato di come per rendere più efficiente il trasporto dei feriti in ospedale si adibì al trasporto delle vittime anche l’ autobus, la linea 37 , e alcuni taxi per accompagnare i familiari in ospedale e alla camera mortuaria.&nbsp;</div><div>Oltre a questo fatto ho trovato davvero significativa la solidarietà che tutti i cittadini di Bologna hanno dimostrato a seguito di questo terribile accaduto sia negli istanti immediatamente dopo la tragedia, collaborando al soccorso delle vittime e dei feriti, per i funerali pubblici ma anche in occasione delle cerimonie commemorative che si sono svolte ogni anno, con costante partecipazione.</div><div>A testimonianza ulteriore di questa diffusa sensibilizzazione degli “altri”, ovvero di coloro che non erano nè tenuti ad impegnarsi per il ruolo pubblico che rivestivano e tantomeno erano coinvolti direttamente, proprio lo stesso Sacrati ci ha raccontato di come un ragazzo che allora prestava servizio militare si offrì spontaneamente di accompagnarlo nel tragitto scuola - ospedale nel periodo successivo, quando ancora non era completamente guarito ed era sottoposto a continue cure.&nbsp;</div><div>Penso che questo atteggiamento da parte dei cittadini di Bologna sia da prendere come esempio per altre situazioni anche più semplici a cui magari spesso non facciamo attenzione perché presi dalla frenesia delle nostre vite.</div><div>In generale, ritengo opportuno sottolineare che il clima che si respirava in quegli anni (1970-1980) era di forte paura , a causa dei numerosi e violentissimi attentati terroristici come quello avvenuto alla stazione di Bologna .&nbsp;</div><div>Sono dell’avviso che la vicinanza mostrata in quei momenti di difficoltà, non soltanto da parte delle istituzioni, come accade solitamente, ma anche da parte delle persone comuni abbia anche solo minimamente aiutato chi ha subito gli effetti di questo attacco terroristico da vicino e ha perso familiari , amici e conoscenti mostrando loro non soltanto supporto nel senso pratico del termine ma anche sostegno psicologico per superare lo shock.&nbsp;</div><div>Probabilmente a muovere il senso civico dei cittadini bolognesi di quel periodo fu proprio il fatto che in un modo o nell’altro questo attentato colpì emotivamente tutti, aumentando il panico generale diffuso, già notevole dopo l’attentato del treno Italicus di qualche anno prima.</div><div>Al di là degli aspetti giudiziari e delle ripercussioni politiche che la strage ha portato, penso comunque che la reazione dei cittadini bolognesi abbia contribuito positivamente, dando una svolta, dal punto di vista morale, alla percezione del senso civico della città e dell’Italia intera, dimostrando una fortissima ed unitaria condanna di questo tipo di stragi.</div><div><br><br><br><br></div><div>&nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 17:11:47 UTC</pubDate>
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         <title>Bologna sente la strage nel profondo del cuore Di Ersil Kolaj</title>
         <author>kolajersil</author>
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         <description><![CDATA[<div>2 Agosto 1980, Stazione di Bologna, ore 10:20: la folla di persone era indescrivibilmente densa, la<br>sala d’aspetto non avanzava spazi liberi, le valige erano tutte accalcate una sull’altra, sotto i tavoli, in<br>mano alle persone o in balia della folla.<br>2 Agosto 1980, Stazione di Bologna, ore 10:25: nulla più si ode, nulla più si vede, se non il potente<br>boato causato da un’esplosione. Della sala d’aspetto non rimasero che le pesanti macerie, le quali<br>intrappolarono al loro interno quei pochi sopravvissuti a questa strage.<br>E’ in queste circostanze di terrore e panico in cui servono degli “eroi”, e di certo si può dire che questi<br>paladini non mancarono a Bologna.<br>Subito dopo la sonora esplosione si accalcarono al più presto i soccorsi: parliamo di uomini e donne<br>che, pur mettendo in pericolo la propria vita tra le polveri e le macerie, si impegnarono nel prestare<br>servizio alle vittime, cercando di portare in salvo il maggior numero di feriti possibile; però vi era un<br>problema, ovvero le ambulanze disponibili erano insufficienti per quella mole di persone, ed ecco che<br>intervennero anche le persone comuni: con taxi o mezzi privati provvidero al trasporto dei feriti negli<br>ospedali.<br>E’ importante sottolineare il fatto che queste persone intervennero spontaneamente, come spinte da<br>un impulso che parte dal profondo del cuore.<br>Il culmine di questa spontaneità, divenuta simbolo, la ritroviamo nell’intervento di Agide Melloni,<br>ovvero il conducente dell’autobus 37, messo a servizio dei morti: Agide decise spontaneamente di<br>trasportare i numerosi corpi senza vita fino all’obitorio cittadino, dando a quest’ultimi il rispetto che si<br>darebbe ad una persona vivente.<br>L’insieme di questi eventi hanno portato Bologna a guadagnarsi una medaglia d’oro per la prontezza<br>di cuore che hanno dimostrato tutti i cittadini.<br>Questo impulso interiore si è mantenuto vivo nel cuore dei Bolognesi fino ad oggi, donandoci il<br>bisogno di mantenere vivi i ricordi attraverso monumenti simbolo e testimonianze.<br>I familiari delle vittime e i sopravvissuti di questa strage fondarono l’Associazione tra i Familiari delle<br>Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980, volta a proteggere e tramandare le<br>memorie legate alle vittime, poiché la morte definitiva di una persona avviene quando nessuno ne ha<br>più ricordo; pertanto l’Associazione è composta da persone che hanno dedicato la loro stessa vita a<br>questo lavoro, sia imparando a memoria le biografie di tutte le vittime della strage, sia tramandando<br>questi ricordi a quante più persone.<br>Questo evento ha scolpito il cuore di molti altri cittadini non appartenenti all’Associazione, per questo<br>motivo Paolo Sacrati (sopravvissuto alla strage e testimone dell’Associazione) ci racconta di un<br>episodio in cui si trovava a lavoro insieme ad un suo collega, e ad un certo punto subentra un signore,<br>il quale, lasciatosi prendere dal discorso, esclamò: “Hanno fatto bene a mettere la bomba nella<br>stazione !” La reazione del collega è stata istantanea: mise le mani intorno al collo dell’uomo e lo<br>strattonò con forza, fino a quando Sacrati non separò i due soggetti. Questo evento ci fa riflettere sul<br>come le persone, che non sono state coinvolte direttamente in questa strage, abbiano a cuore questo<br>argomento e non permetterebbero a nessuno di infangare la memoria.<br>Infine a Bologna, per mantenere vivi i ricordi, sono state lasciate alcune tracce, e la più importante tra<br>queste è rappresentata dall’orologio nell’ala ovest della stazione, il quale, a causa di un guasto dovuto<br>all’esplosione della bomba, segna sempre e solo le 10:25. Nel 2001 si è deciso di riparare l’orologio,<br>ma la collettività, affranta dalla morte di questo ricordo, ha lottato incessantemente per ritornare al<br>vecchio monumento.<br>Tutta Bologna vive con ricordo e partecipazione questo tremendo evento, e la spinta interna di ogni<br>bolognese al ricordo si mantiene viva e costante, poiché solo così potremmo evitare la seconda morte<br>delle vittime: la morte del ricordo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 17:21:01 UTC</pubDate>
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         <title>La memoria come arma di Eva Tassoni</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 2 agosto 1980 alle 10.25 di mattina esplode una bomba nella stazione ferroviaria di Bologna. Quest’ultima, posizionata sotto un tavolino della sala di aspetto dell’ala Ovest, causa la morte di 85 persone innocenti e più di 200 feriti.</div><div>L’esplosione venne sentita anche a chilometri di distanza e durante le prime ore dopo la detonazione si pensava fosse stata causata dall’esplosione di una caldaia sotterranea.</div><div>Solo dopo diversi giorni si venne a conoscenza dei veri autori di questa strage, ovvero un gruppo terroristico di estrema destra che alla base di tutto il fatto aveva come principale obiettivo quello di creare instabilità a livello della popolazione, portando a una diminuzione della fiducia, che in questi ultimi già scarseggiava, nei riguardi del governo.</div><div>Ma questa motivazione non crea pace nei cuori dei familiari, amici e conoscenti della vittime, mogli che non hanno più visto i mariti tornare a casa, figli che aspettavano solo il ritorno dei propri genitori per poterli riabbracciare, ma tutto ciò è stato a loro negato, gli è stato portato via.</div><div>Nonostante siano passate decine e decine di anni ancora continuano a domandarsi:</div><div>“Perchè lo hanno fatto, perché proprio a me, perché proprio a lui?”.</div><div>Si vorrebbe poter riuscire a dare una risposta a queste domande, ci sarà un principio di causa effetto no?</div><div>Ci saranno scusanti, colpe, motivazioni, insomma, ci sarà una ragione per cui i terroristi commettono gli attentati…</div><div>Ma non si può, non si riesce a trovare una motivazione valida che possa cucire una volta per tutte le ferite che la perdita di una persona cara lascia dentro.</div><div>Non resta niente a cui aggrapparsi, se non ricordare e non dimenticare ciò che è accaduto, ricordare le vittime, che non possono rimanere e mai rimarranno solo un nome inciso su una lapide.</div><div>Rievocare le vittime significa infatti dare loro voce, restituire loro l'identità e la dignità che la violenza e l’ingiustizia ha tolto loro.&nbsp;</div><div>La memoria è un impegno che non è riservato solo a chi viene colpito direttamente da questi fatti, è un dovere civico che implica l’attenzione e la partecipazione di tutti.</div><div>Bastano pochi minuti, una riflessione di breve durata o una discussione, l‘importante è parlarne, non dare il modo a chi compie queste tragedie di poterci gettare fumo negli occhi,&nbsp; perchè è quello che vogliono, ma non possiamo assecondare i loro scopi dando loro il controllo su di noi.</div><div>In quegli anni, ad aiutare le persone è stata proprio l’unione e la solidarietà. Un chiaro esempio fu la corsa dei cittadini bolognesi ad aiutare i soccorsi, scavando tra le macerie e assistendo i feriti.&nbsp;</div><div>Simbolo di questi aiuti fu Agide Melloni, autista dell’autobus 37, che mise a disposizione la vettura con lo scopo di trasportare le vittime dalla stazione fino all' obitorio, per aver a disposizione più ambulanze per i feriti.</div><div>Proprio in quel caso le voci dei cittadini di Bologna che all’unisono si coordinavano e si impartivano indicazioni, riuscirono a emanare un suono che fu più potente dell'esplosione della bomba.</div><div>La forza di quella stessa solidarietà e della reciproca tolleranza permise così all'Italia, negli anni, di uscire da uno dei periodi più asfissianti e gravi (in tutti i sensi) della sua storia, ripristinando pian piano, e con uno sguardo sempre rivolto al futuro, la pace sociale perduta fino a quel momento.</div><div>Se da un lato è importante studiare la storia per conoscere concretamente gli eventi del passato, non bisogna limitarsi ad una fredda analisi degli avvenimenti e le rispettive cause e conseguenze, ma è altrettanto importante scavare nel passato con l’occhio della memoria (individuale e collettiva) per comprendere cosa abbiano veramente quegli avvenimenti per chi li ha vissuti sulla propria pelle.</div><div>La memoria ci restituisce la rabbia, il senso di vuoto e la mancanza lasciate da chi quella storia non può più raccontarla, ma anche il loro dolce ricordo.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 17:25:24 UTC</pubDate>
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         <title>Viaggiare è un modo per conoscere di Daniele Giroletti</title>
         <author>girolettidaniele</author>
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         <description><![CDATA[<div>Viaggiare è fin dall’antichità un desiderio condiviso dalla maggior parte delle persone in tutto il globo. Missioni fantastiche come l’<em>Odissea </em>di Omero o diari come il <em>Giro del mondo in 80 giorni</em> scritto da Jules Verne, libri le cui vicende si svolgono su mezzi di trasporto come l’<em>Orient Express</em> di Agatha Christie o film ambientati fuori dall’orbita terrestre hanno sempre attirato l’attenzione di adulti e bambini che riempiono ogni giorno aeroporti o stazioni con il biglietto tra le mani in attesa della partenza per mete di ogni tipo. Nonostante ogni giorno, solamente in Italia, grazie ai treni circolino quasi 6 milioni di persone, viaggiare in luoghi non ordinari rimane veramente costoso. Di conseguenza gli adulti, a meno di necessità legate a lavoro o ad altro, attendono le ferie e quando si presenta l’occasione rischiano di tirarsi indietro proprio a causa dei prezzi spesso esagerati. Coloro che però sono più stimolati dalla scoperta e vengono cambiati maggiormente grazie ai viaggi sono i più giovani che per visitare luoghi lontani dipendono quasi esclusivamente dalle scelte dei genitori. Il problema è che quando giunge il momento della partenza i ragazzi sono costretti più volte a perdere lezioni, gare o eventi, iniziando la vacanza contrariati.</div><div>Solo in rare occasioni come campi estivi organizzati da associazioni o parrocchie i ragazzi e le ragazze possono girare per città o paesi senza ricevere troppi vincoli da parte degli adulti. Un’altra valida alternativa sono le gite organizzate dalle singole scuole, ma anche queste occupano davvero pochi giorni all’anno.</div><div>Proprio in una di queste uscite didattiche la mia classe ha avuto la possibilità di conoscere le storie di molte persone che la mattina del 2 agosto 1980 si trovavano nella stazione centrale di Bologna per cominciare le proprie vacanze estive. In particolare c’è un racconto che mi ha colpito. Iwao Sekiguchi era un ragazzo giapponese di venti anni che viaggiando si era innamorato dell’Italia e di una sua abitante. Quella mattina, non ricevendo alcuna risposta al telefono della casa della ragazza, aveva deciso di non fermarsi a Bologna e prendere un altro treno per continuare a visitare la penisola. Inutile dire che questo amore per la scoperta, tutt’altro che raro tra i suoi coetanei, gli sia costato la vita. Questa storia, e in generale tutta l’uscita, ha incrementato ulteriormente in me la voglia di viaggiare, nonostante io abbia avuto la fortuna di farlo più volte fino ad ora.</div><div>Anche se fatto raramente esplorare nuove realtà permette di ampliare la propria conoscenza e capire quanto sia bello e diverso il mondo, a centinaia di chilometri di distanza come a qualche metro, magari girato l’angolo.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 17:55:43 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Il ricordo va conservato&quot; di Francesco Cinelli</title>
         <author>cinellifrancesco</author>
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         <description><![CDATA[<div>La strage del due agosto della stazione di Bologna è sicuramente una delle più significative a livello storico italiano, anche per via del fatto che sia uno dei pochi attentati (fortunatamente) che abbiano mai colpito il nostro paese.</div><div>Normalmente, quando si passa dalla stazione non si ha il tempo di ricordare, talvolta non si ha nemmeno voglia di farlo, questo perché purtroppo è stato un avvenimento che sembra molto distante dalla nostra realtà, ma è proprio su questo che si dovrebbe ragionare.</div><div><br></div><div>Ancora ci sono casi mortali di covid ma a nessuno interessa più, ancora ci sono guerre in corso ma anche quelle sembra che non interessino, o ancora continuano a esserci omicidi in tutta Italia così come per gli attentati. Ma come mai tutte queste cose non interessano più?</div><div>La risposta è una: ormai è una cosa normale. Detto così sembra un po’ un estremismo ma, a pensare che attentati, omicidi, guerre siano normali sono in molti ormai, anche se è una cosa assurda.</div><div>Inoltre è importante sottolineare quello che riguarda all’effettivo coinvolgimento delle persone alle stragi di ogni giorno: nella maggior parte dei casi un avvenimento (non necessariamente brutto) ci coinvolge solo se succede vicino a noi o se succede a qualcuno che conosciamo.</div><div><br></div><div>Tornando alla strage del 2 agosto quindi, ciò che purtroppo sta succedendo è che, avendo così tante altre cose atroci che ci capitano di fianco, se ne stia perdendo la memoria, cosa di cui mi sono accorto sulla mia stessa pelle.</div><div>La visita del memoriale in sé non mi ha impressionato in modo eccessivo, quanto invece il racconto della storia delle vittime e della testimonianza di Paolo Sacrati, che, al contrario, mi hanno sinceramente colpito. Questo perché con il racconto delle vittime mi sono riuscito più accorgere di quanto in realtà fossero più simili a me di quanto credessi: in particolare mi ha colpito la storia di Iwao Sekiguchi, un ragazzo giapponese che era venuto in Italia per studiare la cultura e lingua, o anche quella che ci ha raccontato Paolo Sacrati in persona; inoltre un’altra cosa che mi ha scosso è come la guida e professoressa Cinzia Venturoli, mentre raccontava le storie delle vittime sembrava come se le conoscesse, come se fossero amici da anni.</div><div>Durante il racconto per alcuni momenti mi sono immaginato ciò che effettivamente possa essere successo, cosa possano aver pensato le persone da fuori o chi si è ritrovato direttamente coinvolto, magari riprendendo coscienza sotto le macerie.</div><div>In quel momento mi sono accorto della vera utilità di quell’uscita: di mio, non mi sarei mai riuscito a immedesimare nelle vittime, non mi sarei mai messo a riflettere su quanto effettivamente era accaduto.</div><div>Non credo di essermi mai soffermato a riflettere sulla strage prima d’ora quando passavo dalla stazione, ma sicuramente ora avrò una considerazione maggiore per quanto riguarda il memoriale che è stato fatto in Stazione Centrale a Bologna.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 18:07:24 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Elaborazione del lutto&quot; di Francesco Fornocaldo</title>
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         <description><![CDATA[<div>Qualche giorno fa ho assistito assieme ai miei compagni di classe alla testimonianza di Paolo Sacrati in merito alla strage alla stazione di Bologna.</div><div>Si tratta di una tragedia che tutti noi bolognesi sentiamo in maniera forte perché siamo stati colpiti nel cuore della nostra città.</div><div>Paolo ci ha raccontato che la mattina del 2 agosto 1980 si trovava alla stazione di Bologna con la mamma e con la nonna ed erano diretti a Senigallia. Dopo aver fatto i biglietti, si sono diretti verso il primo binario in direzione della sala d’aspetto per leggere il tabellone degli orari. A quel punto tutto diventò nero e non vide più nulla. Oggi ricorda di essere rimasto al buio sotto ad una trave per un paio d'ore e poi di essere stato portato in ospedale.</div><div>Sono rimasto molto colpito dalla sua testimonianza. Si tratta di una tragedia ben conosciuta, ma alcuni particolari del racconto mi hanno fatto riflettere.</div><div>Lui ai tempi aveva 12 anni, ed era molto attaccato a sua madre, come è normale che sia a quell’età. Ci ha raccontato che durante il ricovero all'Ospedale Bellaria più volte chiese notizie di sua mamma e di sua nonna, ma le zie e suo padre non gli dissero la verità, ma gli risposero che la madre era in un altro ospedale insieme alla nonna. Un giorno però il padre dimenticò il giornale sul suo letto pensando che non riuscisse ad arrivarci, ma facendo un grande sforzo riuscì a prenderlo. Uno dei primi articoli riguardava i bolognesi che avevano perso la vita nell’attentato; leggendo l’elenco trovò il nome della madre fra le vittime della strage. In una sorta di autodifesa pensò che non si trattasse della madre, benché il nome non fosse comune, e si convinse di questo anche grazie al fatto che la data di nascita non era precisa perché la madre morì qualche mese prima di compiere gli anni. Evidentemente il giornalista aveva semplicemente fatto un conto matematico considerando l'anno di nascita e l'anno in corso senza considerare il mese. Questo errore ha costituito per Paolo un barlume di speranza per escludere che la donna di cui si parlava nel giornale fosse la madre.</div><div>Pensando alle sue parole, la mia riflessione è che il cervello umano ha la tendenza a negare o minimizzare le notizie quando queste sono riferite ad eventi drammatici, come in questo caso, o molto preoccupanti, come ricevere la diagnosi di una malattia grave.</div><div>Questo fenomeno credo che possa essere un meccanismo di autodifesa, per aiutare l’uomo a gestire l’ansia, lo stress e la disperazione che assale in questi casi.</div><div>Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo ad una notizia drammatica, probabilmente quelle più forti realizzano immediatamente quanto accaduto, mentre le persone che hanno meno risorse cercano di sfuggire dalla realtà più che possono. Perdere la madre deve essere un evento terribile e per un ragazzo credo che sia normale aggrapparsi anche ad una piccola possibilità che ciò possa non essere vero. Questo aiuta ad elaborare il lutto con più tempo e a non rimanere sconvolti nel momento in cui si concretizza con certezza la perdita. Paolo ci ha raccontato che quando gli hanno comunicato che la madre era morta era già preparato perché in cuor suo l’aveva già intuito.</div><div>Credo inoltre che in presenza di un lutto così importante sia di grande conforto condividere l’esperienza con chi si trova in una situazione simile, in questo modo ci si sente compresi. I parenti delle vittime spesso si riuniscono in associazioni che hanno lo scopo non solo di cercare giustizia, ma anche e soprattutto di offrire una comunità di sostegno e condivisione di esperienze.</div><div>Per elaborare un lutto è fondamentale avere vicino delle persone in grado di comprendere, non giudicare e soprattutto offrire comprensione e solidarietà.&nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 18:33:07 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;importanza della memoria, di Antonio Fornabaio</title>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div><br></div><div>La storia dell’uomo è lunga e comprende grandi scoperte, rivoluzioni e traguardi che mai nessun altro essere vivente riuscirebbe a raggiungere;</div><div>essa è allo stesso tempo però infangata da guerre, attentati ed eventi catastrofici che noi stessi abbiamo provocato.</div><div>E nonostante&nbsp; con l’avanzare degli anni&nbsp; queste catastrofi vengano sensibilizzate, i conflitti e tutte le azioni che comportano la morte di uomini per mano di altri uomini sono ancora le principali problematiche che ci riguardano.</div><div>Ma come provare a combattere questo problema?</div><div>Un modo ci sarebbe, e cioè tramandare la memoria: questa importantissima azione, che serve a&nbsp; non ripetere errori commessi già in passato, è l’unico metodo per salvaguardare il nostro futuro.</div><div>Uno degli esempi che dimostrano l’importanza della memoria è indubbiamente la strage di Bologna.</div><div>Avvenuta il 2 agosto 1980 nella stazione di Bologna, essa rappresenta il più grave atto terroristico in Italia nel dopoguerra, e comportò la morte di 85 persone.</div><div>In questo traumatico accadimento, la memoria svolge un ruolo fondamentale: è grazie alle testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime che si è potuto ricostruire gli eventi con precisione e di individuare gli attentatori;</div><div>questo ha perciò permesso di fare giustizia e di evitare che altri attacchi di questo tipo accadessero.</div><div>Inoltre, la memoria ci consente di preservare e conservare la dignità delle vittime della strage: è grazie al tramandamento delle loro storie che riusciamo, in qualche modo, a tenere viva la loro esistenza, strappata così brutalmente all’improvviso.</div><div>Infine, la memoria ha anche benefici per il futuro: questa strage ha infatti aperto la lotta al terrorismo e ha portato ad un miglioramento delle norme di sicurezza nelle stazioni.</div><div>Un altro esempio che dimostra il ruolo cardine della memoria è il giorno della memoria;</div><div>istituito nel novembre 2005, esso è celebrato il 27 gennaio di ogni anno ed è una ricorrenza che serve a commemorare le vittime della Shoah.</div><div>In questo caso, la memoria serve a ricordare uno degli avvenimenti più terribili della storia dell’umanità e a riflettere sulle orribili conseguenze che le idee estremiste comportano.</div><div>La memoria dell’olocausto ci serve a combattere razzismo e intolleranza, aspetti che purtroppo sono tutt’oggi presenti nel mondo.</div><div>In conclusione, possiamo dire che la memoria sia un potentissimo mezzo di lotta alle ideologie sbagliate; tramandare la memoria del passato ci aiuta a comprendere meglio il presente e a costruire un futuro migliore;</div><div>è perciò fondamentale che tutti si impegnino a tutelare la memoria, affinché gli uomini del futuro traggano insegnamenti dal nostro passato.&nbsp;</div><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 19:36:55 UTC</pubDate>
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         <title>L’importanza del ricordo delle vittime di Quartieri Elena</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gruppionisilvia/wqbn9ly0nqx6f4b6/wish/2541381404</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel ricordo di una strage, di un accaduto storico che ha causato numerose vittime è fondamentale il loro ricordo. Con il termine “vittima” non si intende solo il deceduto, ma anche tutte le famiglie, i parenti e gli amici di costoro, che hanno perso una persona cara e fondamentale.<br>Se si vuole fare un esempio conosciuto a livello internazionale e di recente accaduto, si può parlare dell’attentato che ha causato il crollo delle Torri Gemelle avvenuto l’11 settembre 2001 a New York. Duemilanovecentosettantasette. Sono 2977 i morti di questo disastro.<br>È stato deciso di ricavare dalle fondamenta dei due pilastri le Reflecting Pools, piscine sui cui perimetri sono incisi i nomi delle quasi 3000 persone decedute. Questi non sono stati posizionati in maniera casuale: quelli di coloro che lavoravano nella Torre Nord e dell’aereo che la colpì sono impressi nel perimetro della piscina Nord, così anche per quella Sud. Una volta all’anno, da quel cruciale giorno, vengono proiettate nel cielo delle luci a partire dalla base delle fontane che simulano le vecchie Twin Towers.<br>Un cartello posizionato al lato delle piscine invita i passanti e i visitatori a scorrere la mano sulle lastre di bronzo incise affinché queste riportino al ricordo della tragedia e della quantità di persone che per la scelta di qualcun altro non è potuta tornare a casa quella sera o dalla vacanza nella metropoli tanto desiderata.<br>A livello italiano invece, alla Camera dei Deputati l’1 marzo 2017 è stata approvata la proposta di istituire il 21 marzo “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, giorno in cui vengono elencate tutte le innocenti vittime della mafia, che derivano dalle addolorate testimonianze delle famiglie raccolte nel tempo o da una minuziosa ricerca dei volontari di Libera nei territori in cui hanno vissuto.<br>L’origine di questa giornata fu nel 1996, quando una madre dopo aver perso il figlio nella strage di Capaci e tutti sembravano fare finta di niente, nel dolore del non ricordo prende coraggio e lancia l’iniziativa. Così da quell’anno in città diverse vengono pronunciati i nomi e i cognomi dei deceduti per ridare loro una dignità e una vita, senza farli svanire nel nulla, come se niente fosse successo.<br>Sempre in Italia nel 1980, a Bologna, nella mattina tra i primi giorni di ferie estive, il 2 agosto alle 10.25, esplose una bomba nella sala d’aspetto della stazione dei treni. Qui è stata messa una lapide con i nomi di tutte le 85 vittime, donne, bambini, uomini e ragazzi in particolare. Inoltre è stata fondata l’Associazione tra i familiari delle vittime che ha spesso assistito ai processi in tribunale dei colpevoli. Una sua partecipante in particolare per ridare onore e decoro ai morti ha ricostruito e sta ancora ricostruendo la loro vita e i motivi per i quali si trovavano lì in quel momento, spesso a causa di sfortunate coincidenze.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-02 22:06:46 UTC</pubDate>
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