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      <title>Palermo e i suoi splendidi monumenti: by Guarneri99</title>
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      <description>Realizzato con magia</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-13 07:26:48 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo dei Normanni:</title>
         <author>guarnerivito199</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div>Il Palazzo dei Normanni, noto anche come Palazzo Reale, si trova a Palermo ed è attualmente sede dell'Assemblea regionale siciliana. Il palazzo è la più antica residenza reale d'Europa, dimora dei sovrani del Regno di Sicilia, sede imperiale con Federico II e Corrado IV e dello storico Parlamento siciliano. Al primo piano del palazzo sorge la Cappella Palatina. È uno dei monumenti più visitati nell'isola. I servizi aggiuntivi turistici sono curati dalla Fondazione Federico II; l'ingresso principale è su piazza del Parlamento, quello turistico e quello carraio sono su piazza Indipendenza. Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell'Unesco nell'ambito del sito seriale "Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale".</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 07:35:33 UTC</pubDate>
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         <title>Sala di Ruggero:</title>
         <author>guarnerivito199</author>
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         <description><![CDATA[<div>Prende il nome da Ruggero II. Le stupende decorazioni musive si devono al figlio Guglielmo. I mosaici, di matrice profana, rappresentano un unicum raffigurando elementi  fitomorfi, zoomorfi ed antropomorfi. Il tavolo è un finissimo arredo di gusto neoclassico realizzato con una porzione di sequoia fossile pietrificata. L'antistante sale dei Venti è uno dei luoghi più suggestivi del Palazzo Reale. E' ubicata in una torre medievale del nucleo arabo-normanno, detta Joharia, ed è oggi coperta da un soffitto ligneo settecentesco al cui centro spicca la rosa dei venti. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 07:41:39 UTC</pubDate>
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         <title>Sala Duca di Montalto </title>
         <author>guarnerivito199</author>
         <link>https://padlet.com/guarnerivito199/wnxjxlnmw80p/wish/230931300</link>
         <description><![CDATA[<div>In prossimità dello scalone d'onore, prima di giungere al cortile Maqueda, si accede alle Sale Duca di Montalbano, affrescate durante la prima metà del XVII secolo dai più valenti artisti del tempo, tra cui Pietro Novelli, per trasformare i vani originali in sala delle udienze estive del Parlamento. Al piano inferiore delle Sale, in seguito agli scavi del 1984, sono venute alla luce tracce delle antiche mura fenicio-romane di Palermo, risalenti circa al V secolo a.C. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 07:57:35 UTC</pubDate>
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         <title>Sala d&#39;Ercole </title>
         <author>guarnerivito199</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Sala d'Ercole è un luogo nel quale si riuniscono, dal 1947, i deputati dell'Assemblea Regionale Siciliana. Prende il nome delle pitture raffiguranti il ciclo dedicato all'eroe mitologico greco, completate all'inizio del XIX secolo dall'artista Giuseppe Velasco. Il Parlamento regionale esercita il potere legislativo previsto dallo Statuto autonomo siciliano e rappresenta il primo ed il più antico parlamento italiano e uno de  più  antichi d'Europa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 08:03:56 UTC</pubDate>
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         <title>La Cappella Palatina: </title>
         <author>guarnerivito199</author>
         <link>https://padlet.com/guarnerivito199/wnxjxlnmw80p/wish/230933759</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La costruzione della Cappella Palatina risalirebbe all'anno di incoronazione di Ruggero II, cioè al 1130. Sorta come oratorio privato del re entro il palazzo reale, oggi Palazzo dei Normanni, la cappella era un tempo isolata e pertanto se ne potevano vedere le cortine murarie esterne, percorse da alte ghiere a rincassi multipli. Attualmente la cappella è completamente avvolta dalle strutture del palazzo. Molteplici interventi eseguiti nei secoli hanno modificato il monumento preservandone comunque la struttura architettonica e parte dei mosaici. La costruzione della Cappella Palatina risalirebbe all'anno di incoronazione di Ruggero II, cioè al 1130. Sorta come oratorio privato del re entro il palazzo reale, oggi Palazzo dei Normanni, la cappella era un tempo isolata e pertanto se ne potevano vedere le cortine murarie esterne, percorse da alte ghiere a rincassi multipli. Attualmente la cappella è completamente avvolta dalle strutture del palazzo. Molteplici interventi eseguiti nei secoli hanno modificato il monumento preservandone comunque la struttura architettonica e parte dei mosaici.&nbsp;<br>Dal portico si accede ad un vestibolo che in origine metteva in collegamento la cappella con gli appartamenti reali. La cappella ha una struttura architettonica che affianca la struttura basilicale della navata, di tipo occidentale, ad un presbiterio sopraelevato dominato da una cupola che ne attribuisce una struttura centrale tipica dei santuari greci.</div><div>Due file di quattro colonne dividono il braccio longitudinale in tre navate. Molto belli sono gli archi, molto sopraelevati e dotati di un sesto acuto che ne testimonia la derivazione da tipologie arabe. Il presbiterio è centrato su una campata quadrata coperta dalla cupola e delimitata da ampi archi ogivali che ricadono su colonne. Una stretta campata rettangolare precede l'abside centrale: entrambi gli archi ricadono su colonne in porfido che alleggeriscono la struttura. Mosaici ricoprono tutta la superficie: anche se solo una parte sono originali (1143) l'insieme mantiene una grande unitarietà.&nbsp; Al vertice della cupola si trova il Pantocratore corcondato da angeli ed arcangeli. Nel tamburo sono raffigurati profeti e, nelle nicchie di raccordo, gli Evangelisti. Sull'arco trionfale è raffigurata l'Annunciazione mentre sull'arco opposto, non visibile dalla navata, si trova la Presentazione. Nel catino dell'abisde si trova il Cristo Pantocratore; al di sotto il mosaico raffigurante la Madonna tra santi risale al XVIII secolo. Ai lati si trovano due arcangeli e, sotto, i santi Gregorio e Silvestro. Nei bracci del transetto si aprono absidiole poco profonde. Nel catino di quella destra si trova il busto di S. Paolo. Al di sopra la Natività. Nella parete del transetto sono raffigurate alcune scene della vita di Cristo. Nella cupola a botte è posta una rappresentazione della Pentecoste. Nel catino dell'absidiola sinistra si trova il busto di S. Andrea (XVI secolo). Al di sopra la Vergine Odigitria col Battista. Nella parete di fronte sono raffigurati santi vescovi della Chiesa greca. Nella cupola è rappresentata l'Ascensione. I mosaici della navata sono più tardi di quelli del presbiterio risalendo agli anni tra il 1160 e la fine del secolo.&nbsp; Quelli della navata centrale sono distinti in due ordini e sono dedicati a scene dell'Antico Testamento, dalla Creazione alla lotta di Giacobbe con l'Angelo. Le navate laterali sono decorate con un alto zoccolo in marmo con inserti in porfido e decorazioni ad intarsio. Al di sopra, la fascia a mosaico è dedicata a scene della vita dei santi Pietro e Paolo.&nbsp; La controfacciata è occupata dal soglio reale, sollevato da cinque gradini rispetto al pavimento della navata. Nella parte superiore è raffigurato il Cristo in trono tra i santi Pietro e Paolo, mosaici restaurati durante il regno di Ludovico d'Aragona nella metà del XIV secolo. La parte inferiore è occupata da una decorazione marmorea intarsiata con al centro lo stemma aragonese; Ai lati della cuspide due leoni all'interno di cerchi sono avvolti da una decorazione a motivi floreali con due uccelli. Il soffitto della navata centrale è una meraviglia dell'artigianato magrebino del Medioevo. Una fascia centrale a cassettoni scolpiti in forma di stelle è affiancata da una struttura ad alveoli degradanti. La struttura lignea è ricoperta da una tela sulla quale sono dipini innumerevoli soggetti che rimandano alla vita delle corti arabe, il tutto circondato da iscrizioni in caratteri cufici. Pur restaurato nel XV secolo il soffitto si mantiene sostanzialmente integro. Il soffitto della navate laterali è più semplice essendo cotituito da assi trasversali che delimitano delle conche nelle quali sono ripresi i soggetti visti nella navata centrale. Di grande importanza è l'ambone costituito da due casse parallelepipede affiancate sorrette da colonne alcune delle quali ricoperte da motivi a zig-zag. Una delle fronti delle casse è in porfido mentre l'altra è intarsiata. I leggi rappresentano l'aquila di S. Giovanni ed il leone di S. Marco. A lato dell'ambone si trova il candelabro pasquale, ricoperto da cinque ordini di rilievi. La base è decorata con leoni nell'atto di azzannare uomini ed animali. Seguono una fascia decorata a tralci abitati ed una in cui appare il Cristo in una mandorla sorretta da angeli con al suo fianco la figura inchinata di Ruggero II. La quarta fascia è decorata con aquile e tralci fioriti; alla sommità il disco del candelabro è sorretto da tre figure seminude raffigurate naturalisticamente.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 08:10:26 UTC</pubDate>
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         <title>San Giovanni degli Eremiti</title>
         <author>guarnerivito199</author>
         <link>https://padlet.com/guarnerivito199/wnxjxlnmw80p/wish/230936766</link>
         <description><![CDATA[<div>Chiesa e convento di S. Giovanni degli Eremiti, secondo le cronache, furono edificati per volere del primo re di Sicilia Ruggero II, sovrano illuminato e colto, tra il 1132 e il 1148 su più antiche preesistenze di epoche diverse e affidati ai padri benedettini di Montevergine.<br>Lo storico Rocco Pirri nel suo “Sicilia Sacra”, mette in relazione il sito con uno dei monasteri benedettini fondati nel VI secolo da San Gregorio Magno nei possedimenti siciliani della propria madre, quello di S. Ermete.<br>Nei secoli sembra che questo luogo abbia mantenuto sempre una destinazione religiosa, infatti, durante il dominio musulmano dell’isola, vi sorgeva presumibilmente, una moschea araba.<br>La vicinanza del monastero con la residenza regia ne fece subito luogo privilegiato, destinato anche alla sepoltura degli alti dignitari della corte normanna: il suo abate, che era anche il confessore privato del re, godeva del titolo di primo cappellano della cappella reale e di numerosi privilegi. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1464 il complesso monastico (ormai privo di religiosi) fu assegnato da papa Paolo II, su suggerimento del cardinale Giovan Nicolò Ursino, ai monaci benedettini di San Martino delle Scale e poi, nel 1524 per volontà dell’imperatore Carlo V, fu concesso come “Gancìa” (ospizio) ai monaci benedettini di Monreale e all’arcivescovo di quella diocesi per la propria abitazione</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 08:25:12 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Santa Maria dell&#39;Ammiraglio:</title>
         <author>guarnerivito199</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>La <strong>chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio</strong>, sede della <strong>parrocchia di San Nicolò dei Greci</strong> e nota come <em>Martorana</em>, è ubicata nel centro storico di Palermo. Adiacente alla chiesa di San Cataldo, si affaccia sulla piazza Bellini ove affianca il Teatro omonimo e fronteggia la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria ed il prospetto posteriore del Palazzo Pretorio. La chiesa appartiene all'eparchia di Piana degli Albanesi, circoscrizione della Chiesa italo-albanese, e officia la liturgia per gli italo-albanesi residenti in città secondo il rito bizantino. Edificio bizantino del Medioevo, è testimonianza della cultura religiosa e artistica orientale in Italia, ulteriormente apportata dagli esulialbanesi rifugiatisi in Sicilia dal XV secolo sotto l'incalzare delle persecuzioni turco-ottomane nei Balcani. Quest'ultimo influsso ha lasciato notevoli tracce nella pittura delle icone, nel rito religioso, nella lingua, nei costumi tradizionali proprie di alcune colonie albanesi nella provincia di Palermo. La comunità è parte della Chiesa cattolica, ma segue il rito e le tradizioni spirituali che l'accomunano in gran parte alla Chiesa ortodossa. Si contraddistingue per la molteplicità di stili che s'incontrano, in quanto, con il susseguirsi dei secoli, fu arricchita da vari altri gusti artistici, architettonici e culturali. Oggi si presenta difatti come chiesa-monumento storico, frutto delle molteplici trasformazioni e sottoposta inoltre a tutela nazionale. Dal 3 luglio 2015 fa parte del patrimonio dell'umanità (Unesco) nell'ambito dell'"Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale".<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 08:29:11 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di San Cataldo </title>
         <author>guarnerivito199</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fu costruita nel 1154 sotto il regno di Gugliemo I quale cappella di un sontuoso palazzo, oggi non più esistente, Essa costituisce l'esempio più peculiare della cultura architettonica araba al servizio dei sovrani normanni con le tipiche cupole rosse che la sovrastano. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 08:32:13 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza Pretoria: </title>
         <author>guarnerivito199</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Piazza Pretoria</strong> detta anche <strong>piazza della Vergogna</strong> si trova sul limite del quartiere della Kalsa, in prossimità dell'angolo del Cassarocon via Maqueda, a pochi metri dai Quattro Canti, centro esatto della città storica di Palermo. <br>Nel 1573 il senato palermitano acquistò la fontana con l'intenzione di collocarla nella piazza. L'elaborato manufatto in marmo di Carrara era inizialmente destinato al palazzo di San Clemente di Firenze, opera commissionata da Luigi, fratello di García Álvarez futuro viceré di Sicilia e della granduchessa di Toscana Eleonora di Toledo, entrambi figli di Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, vicerè di Napoli. Eleonora fu la prima moglie di Cosimo I de' Medici. Per collocare la monumentale realizzazione concepita per un luogo aperto, furono demolite diverse abitazioni. La fontana fu riadattata al luogo con l'aggiunta di nuove parti. Nel 1581 furono ultimati i lavori di sistemazione della fontana sulla piazza diretti da Camillo Camilliani e coadiuvato da Michelangelo Naccherino. Dal 1861 a seguito dell'invasione sabauda piemontese, la fontana fu considerata la rappresentazione della municipalità corrotta e i palermitani soprannominarono la piazza, anche per le nudità delle statue, piazza della Vergogna.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 08:36:34 UTC</pubDate>
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         <title>Pazza Villena o i Quattro Canti: </title>
         <author>guarnerivito199</author>
         <link>https://padlet.com/guarnerivito199/wnxjxlnmw80p/wish/230940231</link>
         <description><![CDATA[<div>I <strong>Quattro Canti</strong>, o <strong>piazza Villena</strong>, o <strong>Ottagono del Sole</strong>, o <strong>Teatro del Sole</strong><sup>[1][2]</sup>, è il nome di una piazza ottagonale all'incrocio dei due principali assi viari di Palermo: la via Maqueda e il Cassaro, oggi Via Vittorio Emanuele (antica via di origine fenicia, collegante l'acropoli e il Palazzo dei Normanni al mare), a metà circa della loro lunghezza. <br>Assunto nel 1606 il governo della città e dell'isola, il viceré, due anni dopo, affidò all'architetto fiorentino Giulio Lasso la sistemazione urbanistica della piazza, alla quale si lavorò per molti anni. Il progetto era ispirato al crocevia delle Quattro Fontane di Roma, disegnato dagli urbanisti di Papa Sisto V in forme molto più dimesse della successiva versione palermitana.<br>Nel 1609 doveva già essere terminata la parte strutturale dei due cantoni poi detti di Santa Ninfa e di Sant'Agata, che portano gli stemmi del viceré Vigliena. Nel 1612 era completo il cantone di Santa Cristina, aderente a San Giuseppe, promosso dal viceré Ossuna. Nel 1615 Giulio Lasso è già morto e dal 1617 è direttore dei lavori Mariano Smiriglio, ingegnere del Senato e già sorvegliante del cantiere durante la direzione del Lasso.<br>Con Mariano Smiriglio si assiste ad un cambiamento del programma decorativo iniziale: nell'ordine superiore, che in origine avrebbe dovuto ospitare le statue dei sovrani, vengono sistemate le statue delle quattro sante vergini palermitane: Santa Cristina, Santa Ninfa, Sant'Oliva e Sant'Agata. Dei quattro simulacri regali, previsti originariamente in bronzo, da Scipione Li Volsi, vengono eseguiti soltanto quelli di Carlo V d'Asburgo, poi collocato in piazza dei Bologna e quello di Filippo IV, un tempo posto sopra una macchina marmorea nel piano del Palazzo dei Normanni e poi distrutto. Le attuali statue in marmo presenti ai Quattro Canti furono scolpite fra il 1661 ed il 1663 da Carlo D'Aprile.<br>Il 2 agosto 1630 vennero appaltati i lavori per la fabbrica delle quattro fontane con le statue delle Quattro Stagioni, anch'esse previste in bronzo e poi realizzate in marmo: la Primavera e l'Estate furono realizzate da Gregorio Tedeschi; l'Autunno e l'Inverno da Nunzio La Mattina. Le attuali conche inferiori delle quattro fontane sono ottocentesche e furono realizzate per compensare il dislivello creatosi nel piano di calpestio della piazza che era stato ribassato a causa del livellamento della via. Il "Quinto Canto" che si vede su via Vittorio Emanuele ed è parte della facciata destra della Chiesa di San Giuseppe dei Teatini fu decorato nel 1844.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-13 08:39:40 UTC</pubDate>
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