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      <title>Napoleone Bonaparte by Paola Furone</title>
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      <description>Realizzato da Paola Furone, Letizia Caivano e Roberta Diamante</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-05-28 12:15:01 UTC</pubDate>
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         <title>                                                                                                            POLITICA</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264017837</link>
         <description><![CDATA[<div>Nacque il Consolato di cui Napoleone fu primo console. Il 7 febbraio 1800 un plebiscito approvò la nuova costituzione e aprì l’epoca dell’irresistibile ascesa di Napoleone al potere in Francia e in Europa. <br>In politica interna Napoleone creò un regime autoritario e accentratore, introducendo tuttavia importanti riforme sul piano sociale, istituzionale e giuridico, recepite nel Codice di commercio e nel Codice civile (“Codice napoleonico”). Egli godette del consenso dell’alta e media borghesia, che voleva uno Stato forte ed ordinato.<br><mark><br></mark>Nel 1801 Napoleone firmò un concordato con la chiesa cattolica che gli assicurò un periodo di pace religiosa e il Papa Pio VII tornò in possesso dello Stato della Chiesa.<br><br><mark>Sul piano economico</mark> fu stimolato lo sviluppo dell’industria e furono imposte elevate tariffe doganali per scoraggiare l’importazione di manufatti (specialmente dall’Inghilterra).<br><br><mark>Sul piano militare</mark>, Napoleone fronteggiò la seconda coalizione sconfiggendo gli austro-russi a<mark> Marengo (giugno 1800)</mark> e costringendoli alla pace di Lunéville (1801). Riconquistò così l’Italia, dove nel 1802 nacque la Repubblica Italiana, di cui lo stesso Napoleone divenne presidente. Anche la Gran Bretagna fu indotta dalla supremazia militare napoleonica a desistere e ad accettare la pace di Amiens (1802).<br><br>La fondazione dell’impero (1804) segnò l’apice del successo di Napoleone, anche se l’anno successivo ricominciò la guerra contro la terza coalizione, costituita dai britannici con la Prussia, l’impero russo e quello asburgico. La flotta inglese guidata da Nelson prevalse a Trafalgar (1805), riaffermando la sua superiorità sui mari, ma la Gran Bretagna non poté impedire nello stesso anno la resa austriaca prima a Ulm, poi la sconfitta definitiva degli eserciti coalizzati ad <mark>Austerlitz.</mark><br><br><mark>La pace di Presburgo (26 dicembre 1805)</mark> allargò i confini dell’impero francese secondo tre linee:<br><br>1) nuove annessioni (Liguria, Toscana, Parma, Lazio);<br>2) costituzione di monarchie satelliti della Francia (fratelli di Napoleone: Luigi-re d’Olanda; Giuseppe re di Napoli; Gerolamo-regno tedesco di Westfalia);<br>3) intervento negli affari della Germania: creazione della Confederazione del Reno sotto protettorato francese e alleanza con il re di Sassonia (che ottenne il Granducato di Varsavia).</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 12:17:40 UTC</pubDate>
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         <title>POLITICA INTERNA</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264020090</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Napoleone ha un ampio disegno riformatore, che mira alla pacificazione interna.<br><br><strong>Prime trasformazioni:</strong></div><ul><li>Approvazione definitiva dei passaggi delle varie proprietà terriere avvenute durante la rivoluzione, a favore della borghesia e di parte dei contadini</li><li>Venne invece quasi del tutto cancellata la libertà di stampa, infatti i giornali diventarono dei semplici opuscoli con il compito di rendere gloria al regime.</li><li>Rafforzò la burocrazia, reintroducendo i prefetti, ovvero dei funzionari che nominava il ministro degli interni.</li><li>Riformò anche il sistema giudiziario, i magistrati ora dovevano dipendere ed essere nominat idal governo (prima erano eletti dalla popolazione).</li><li>Per quanto riguarda il clero invece, l'intero corpo vescovile venne rinnovato per mettere fine ai vari antagonismi tra i vescovi pro-repubblica e quelli contro. Il papa aveva ancora il potere di consacrazione e riprese il possesso dello Stato della chiesa, mentre il console Napoleone aveva la facoltà di scegliere i componenti del clero, che erano stipendiati dallo Stato.</li><li> Il console pose delle tasse doganali molto alte, per evitare l'importazione di manufatti esteri (soprattutto dell'Inghilterra). Infatti favoriva parecchio l'industria francese, e con lui l'economia del Paese visse un periodo di crescita.</li></ul><div><br><strong>Riforma fianziaria</strong><br>Il sistema monetario necessitava di un cambiamento, infattivenne eliminata tutta la cartamoneta(data dagli assegnati) inutile e si tornò alle monete metalliche. Inoltre la banca di Francia poteva liberamente emettere cartamoneta convertibile in moneta metallica. Nonostante questa riforma però la Francia rimase indietro rispetto ad altre potenze come ad esempio l'Inghilterra, che aveva una banca di stato da più tempo; infatti il<br>sistema monetario francese rimase meno evoluto<br>.<br> –<br>Moneta della repubblica Cisalpina.<br><br> <br><strong>Riforma scolastica<br></strong> Con il governo precedente (quello dei montagnardi) le scuole elementari erano affidate al controllo dello stato, mentre ora, con Napoleone erano tornate sotto il potere ecclesiastico. Tuttavia le scuole superiori eranodello stato, e avevano il compito di preparare i giovani al loro futuro di dirigenti amministrativi e militari. Era data moltissima importanza alla scuola, probabilmente perché formava le basi appunto della società.<br><br><strong>Il codice civile</strong><br>Era un codice di leggi con cui il signor Bonaparte era riuscito a daremaggiore stabilità allo Stato. Infatti prima e dopo la rivoluzione le leggi erano tutte mischiate e alla rinfusa, la divulgazione di un unico codice civile invece permetteva di ottenere una legge sicuramente più chiara. Questo codice, chiamato anchenapoleonico, venne emanato nel 1804 e garantiva principalmente:<br> </div><ul><li>l'uguaglianza del cittadino di fronte alla legge.</li><li>Il carattere assoluto della proprietà privata.</li><li>La libertà di iniziativa economica.</li></ul><div> <br>Prima pagina dell'edizione originale del 1804. Tale codice venne poipreso ad esempio dal resto dell'Europa.<br>Divorzio e condizione della donnaIl divorzio fu introdotto anni prima, per ottenerlo serviva la richiesta di uno dei due coniugi, aventi stessidiritti. Con il codice civile cambiarono le cose, il divorzio venne mantenuto ma in maniera molto più limitata per la donna.<br> <br>Infatti:</div><ul><li>Se il marito commetteva adulterio, era condannabile solo se ne aveva dato scandalo (ad esempio portando l'amante in casa). Ad ogni modo poi doveva pagare una specie di multa.</li><li>Se la moglie tradiva il coniuge, veniva in ogni caso mandata in una casa di correzione (da 3 mesi a 2anni).</li></ul><div><br></div><div>Poiché il codice civile vedeva la donna come debole sia fisicamente che intellettualmente, e sempresottomessa ad un tutore (prima il padre, poi il marito), non le riconosceva praticamente diritti. Ad esempio lasua testimonianza non aveva valore legale.</div><div>Nel matrimonio poi, la disparità fra i sessi era ancor piùchiara; infatti la donna possedeva beni solo in una lontana teoria, visto che erano sempre e comunqueamministrati dal marito e lei non poteva mettervi mano.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 12:30:33 UTC</pubDate>
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         <title>POLITICA ESTERA</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264101636</link>
         <description><![CDATA[<div> Le guerre rivoluzionarie hanno senza dubbio col difendere i valori democratici e liberare l’Europa dal giogo dei vecchi regimi; tuttavia Napoleone, continuando la lotta contro i nemici di Napoleone (le varie coalizioni) le ha trasformate in breve tempo in guerre di conquista.<br>I tre grandi nemici di Napoleone sono stati: l’Inghilterra, l’Austria e la Russia, sempre coalizzati.<br>In un primo tempo, Napoleone riuscì a neutralizzare l’Austria, suggellando perfino il destino comune dei due paesi con il suo matrimonio con Maria-Luisa, figlia dell’imperatore austriaco, da cui ebbe un figlio, il re di Roma, chiamato dal nonno duca di Reichstadt. Ma l’Inghilterra, protetta dalla sua situazione geografica, non cedette. Napoleone pensò, allora, di indebolirla con il blocco continentale, isolandola economicamente. E’ in parte per essere sicuro che nessun stato possa rifornire l’Inghilterra che assoggettò con la forza l’Europa, annettendo alcuni paesi, creando degli stati satelliti a capo dei quali pose i suoi familiari o suoi amici.<br><br>Ma questa ambizione di controllo totale, lo condusse al fallimento. In Spagna, Napoleone si scontrò con la guerrilla, nonostante la violenza della repressione da parte dell’esercito francese. La campagna di Russia, iniziata nel 1812, per eliminare l’ultimo alleato dell’ Inghilterra terminò con un totale fallimento. I paesi conquistati si coalizzarono di nuovo. I Francesi dovettero battere ritirata ovunque. Nel 1814, Napoleone abdicò a Fontainebleau. Fu imprigionato nell’Isola d’Elba, da cui tuttavia evase nel febbraio 1815. Per 100 giorno sembrò che riconquistasse la Francia, ma la disfatta di Waterloo mise un punto definitivo al suo regno egemonico.. Napoleone fu deportato dagli Inglesi all’isola di Sant’Elena dove morì sei annidi tardi, mentre le nazioni vittoriose, riunite nel Congresso di Vienna, fra il novembre 2014 e il giugno 1815, avevano già restaurato l’Europa pre-Rivoluzione e rimesso i Borboni sul trono di Francia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 21:21:20 UTC</pubDate>
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         <title>CODICE NAPOLEONICO</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264102037</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante l'esilio a Sant'Elena, Napoleone sottolineò più volte che la sua opera più importante, quella che sarebbe passata alla storia più delle tante battaglie vinte, sarebbe stata il suo codice civile. Il Codice napoleonico legittimò alcune delle idee illuministiche e giusnaturalistiche, fu esportato in tutti i paesi dove giunsero le armate di Napoleone, fu preso a modello da tutti gli Stati dell'Europa continentale e ancora oggi è la base del diritto italiano. Istituita l'11 agosto 1799, la commissione incaricata di redigere il codice civile (composta dal Secondo Console Jean-Jacques Régis de Cambacérès e da quattro avvocati), fu presieduta molto spesso dallo stesso Napoleone, il quale ne leggeva le bozze durante le campagne militari e inviava a Parigi, dal fronte, le sue idee sul progetto. Il 21 marzo 1804 il Codice Civile, immediatamente ribattezzato Codice Napoleonico, entrava in vigore.<br>Il Codice eliminava definitivamente i retaggi dell'Ancien Régime, del feudalesimo, dell'assolutismo monarchico, e creava una società prevalentemente borghese e liberale, di ispirazione laica, nella quale venivano consacrati i diritti di eguaglianza, sicurezza e proprietà. Tra i principi della Rivoluzione, venivano salvaguardati quelli della libertà personale, dell'uguaglianza davanti alla legge, della laicità dello Stato (già sancita dal Concordato) e della libertà di coscienza, della libertà del lavoro. Il Codice era stato però pensato e redatto soprattutto per valorizzare gli ideali della borghesia; perciò andava soprattutto a regolamentare questioni riguardanti i contratti di proprietà e la stessa legislazione riguardante la famiglia era di natura contrattualistica. La struttura familiare che il Codice consacra è di tipo paternalistico: il padre può far imprigionare i figli per sei mesi senza controllo delle autorità e amministra i beni della moglie. Veniva tuttavia garantito il divorzio, benché reso più complesso rispetto all'epoca rivoluzionaria.<br>Per l'Italia il valore del Codice napoleonico fu fondamentale, poiché esso fu portato negli stati creati da Napoleone e confluì poi nel codice civile italiano del 1865. Di eguale valore e importanza sono anche gli altri codici: quello di procedura civile, emanato nel 1806, quello del commercio (1807), quello di procedura penale (1808) e il codice penale del 1810</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 21:25:49 UTC</pubDate>
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         <title>LA CAMPAGNA DI RUSSIA</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264102640</link>
         <description><![CDATA[<div>Nonostante gli accordi stabiliti a Tilsit, lo zar Alessandro I di Russia temeva l'egemonia napoleonica e rifiutò di collaborare con lui riguardo al Blocco Continentale, per non danneggiare l'economia russa e perché segretamente sperava di formare una nuova coalizione antifrancese. Napoleone decise di cominciare una campagna decisiva contro la Russia per sottomettere lo zar al suo sistema di potere in Europa, costringerlo ad aderire al Blocco, privarlo della sua influenza in Polonia, Balcani, Finlandia, Persia. L'imperatore disponeva di circa 700.000 uomini, di cui circa 300.000 francesi e il resto contingenti stranieri provenienti da tutti gli stati vassalli e alleati del Grande Impero. I russi, comandati prima dal generale Michael Barclay de Tolly e poi dal generale Mikhail Kutuzov, timorosi di affrontare il preponderante esercito nemico e intimiditi dalla reputazione militare di Napoleone, decisero inizialmente di ritirarsi nel cuore della Russia.<br><br>Napoleone alla battaglia di Borodino<br>Una serie di vaste manovre strategiche, ideate da Napoleone per sconfiggere l'esercito nemico e concludere rapidamente la guerra, fallirono a causa di errori dei suoi luogotenenti, delle difficoltà del terreno e delle tattiche prudenti dei suoi avversari; a Vilna, a Vitebsk e soprattutto nella battaglia di Smolensk e nella battaglia di Valutino i russi, battuti ma non distrutti, riuscirono a evitare uno scontro decisivo e a ripiegare verso est.<br><br>Finalmente il 7 settembre, dopo la decisione del generale Kutuzov di combattere per difendere Mosca, ebbe luogo la grande battaglia di Borodino, a ovest della città: dopo una battaglia cruenta e molto combattuta, i russi, sconfitti, ripiegarono e Napoleone entrò a Mosca una settimana dopo, nel pomeriggio del 14 settembre, dopo aver posto il suo quartier generale sulla collina Poklonnaja, convinto che Alessandro avrebbe negoziato la pace. Stabilitosi nel Cremlino, Napoleone non poteva immaginare che la città completamente vuota nascondesse in realtà un'insidia: nella notte Mosca cominciò a bruciare, essendo state appiccate le fiamme da alcuni russi nascosti nelle case. Napoleone, che aveva tentato a più riprese di venire a un accordo con Alessandro I senza riuscire neanche a far ricevere i propri messi, si rese conto della necessità di ritirarsi visto l'approssimarsi dell'inverno. Diede perciò ordine di cominciare la ritirata: era rimasto a Mosca non più di trentacinque giorni.<br><br>La Grande Armata francese soffrì gravi perdite nel corso della rovinosa ritirata; la spedizione era cominciata con circa 700.000 uomini (di cui poco meno della metà erano francesi) e 200.000 cavalli, alla fine della campagna poco più di 18.000 uomini raggiunsero Vilna rimanendo nei ranghi; a questi si aggiunsero poi quarantamila isolati nei giorni successivi. In totale più di 400.000 furono i morti e 100.000 i prigionieri. Sopravvissero inoltre solo 10.000 cavalli. Tra il 25 e il 29 novembre, infatti, i resti dell'armata, distrutta prima dal caldo e poi dal freddo (il cosiddetto "generale Inverno") vennero in gran parte annientati dai russi durante il passaggio della Beresina. Intanto, Napoleone era stato raggiunto dalla notizia che a Parigi il generale Malet aveva diffuso la notizia della morte dell'imperatore e tentato un colpo di Stato. Angosciato delle notizie di tradimento (Talleyrand e Fouché stavano ormai tramando col nemico), Napoleone abbandonò precipitosamente la Russia lasciando il comando a Gioacchino Murat e a Eugenio di Beauharnais e tornando nella capitale, dove cominciava a ricostruire un nuovo esercito di 400.000 uomini, in realtà giovanissimi e male addestrati. Le potenze europee, conscie dell'atroce disfatta di Russia, sollevarono la testa e formarono una nuova coalizione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 21:31:54 UTC</pubDate>
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         <title>LA STRATEGIA DI NAPOLEONE</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264102923</link>
         <description><![CDATA[<div>Le qualità militari di tattico e stratega e la sua carriera più che ventennale costellata di impressionanti vittorie, continuano a rendere Napoleone, le tondu, "il rapato", come era soprannominato dai suoi soldati, nel giudizio degli storici uno dei più grandi condottieri militari di tutti i tempi, accostato solo ad Alessandro Magno. Altri autori hanno ugualmente esaltato le qualità di generale dell'imperatore. Georges Lefebvre parla di "maestria senza eguali" tattica e strategica, Jean Tulard di "genio militare", Nigel Nicolson e Franz Herre di "più grande generale di tutti i tempi", Evgenij Tarle di "genio militare non mai superato nella storia dell'umanità", David G. Chandler di "una delle più grandi menti militari che siano mai esistite", Basil Liddell Hart di più grande "stratega logistico" della storia.<br>Dal punto di vista della strategia operativa, Napoleone seppe fondere nel suo sistema di guerra le innovazioni di pensatori militari francesi come il conte di Guibert e Jean du Teil con lo studio dei grandi condottieri del passato da Federico II di Prussia, a Turenne al Gran Condé. I pensatori francesi avevano evidenziato le debolezze dei rigidi schemi tattici dell'esercito prussiano basati su lente e ripetitive campagne di guerre, sulla tattica lineare, sulla disciplina draconiana, sulle lunghe colonne dei carriaggi. Napoleone, sfruttando le qualità delle armate rivoluzionarie, il loro slancio aggressivo, il loro spirito democratico, il sistema dell'amalgama e della promozione per merito e le nuove tattiche basate sul fuoco della fanteria leggera sparpagliata e sugli attacchi alla baionetta in colonne di battaglione, forgiò uno strumento militare di grande potenza. L'esercito napoleonico, articolato in corpi d'armata autonomi, scarsamente disciplinato ma combattivo, estremamente rapido nelle marce, privo di ingombranti traini e abituato a vivere sulle risorse locali e sulle depredazioni, permetteva a Napoleone grande flessibilità operativa.<br><strong><em><mark>Napoleone a Il Cairo</mark></em></strong><br>La strategia napoleonica è profondamente innovativa in primo luogo nelle concezione di fondo; obiettivo della guerra diventa la distruzione dell'esercito nemico possibilmente con una campagna rapida e una battaglia decisiva; obiettivi geografici o fortezze diventano elementi secondari utili eventualmente per attrarre e sviare il nemico, costringendolo a battersi in circostanze sfavorevoli.<br>Lento e scientifico nella fase ideativa dei suoi piani di guerra, Napoleone era invece risoluto, ottimista, energico nella fase esecutiva pretendendo e ottenendo rapidità e disciplina dai suoi subordinati ed effettuando manovre di sconcertante velocità e imprevedibilità per i suoi avversari. Dotato di grande ascendente e idolatrato dai suoi soldati, i grognards, i "brontoloni", Napoleone dominava intellettualmente i suoi luogotenenti e anche i suoi avversari, intimoriti dalla sua reputazione e spesso ridotti a strategie rinunciatarie e prudenti. Grazie alle sue doti militari, al suo enorme prestigio e all'entusiasmo suscitato nelle truppe, con la sua sola presenza sul campo di battaglia l'esercito francese sembrava disporre di molte migliaia di soldati invisibili in più; lo stesso Duca di Wellington disse che la presenza di Napoleone sul campo corrispondeva a quella di 40.000 soldati in più nelle fila dell'armata francese.<br>L'esercito napoleonico, dispiegato su vasto fronte, avanzava di sorpresa e nel massimo segreto secondo i piani dell'imperatore, che di regola prevedevano in anticipo tutte le possibilità e le evenienze; i corpi d'armata marciavano su direttrici separate ma disposti in modo da potersi reciprocamente sostenere in caso di complicazioni e di potersi concentrare al momento opportuno, scelto da Napoleone sulla base delle circostanze effettive sul terreno. La marcia separata confondeva il nemico e progressivamente restringeva il suo spazio di manovra fino a costringerlo alla battaglia nelle peggiori condizioni; Napoleone effettuava il concentramento generale all'ultimo momento e a volte durante la battaglia stessa; l'esercito avversario quindi o rischiava la battaglia o, se rimaneva immobile come a Ulma, veniva tagliato fuori dalle sue retrovie e accerchiato dall'avanzata convergente dei vari corpi d'armata. La superiore capacità strategica di Napoleone si evidenziava proprio nella sua abilità nel predisporre opportunamente la dislocazione e la marcia dei vari corpi d'armata e di effettuare il raggruppamento finale nel momento e nel punto giusto.<br>Nel caso della presenza di diversi eserciti nemici contemporaneamente in campo, come nel 1796-1797 o nel 1813, la strategia di Napoleone prevedeva il concentramento principale del grosso dell'armata contro uno solo degli avversari, mentre gli altri nemici sarebbero stati tenuti a bada con il minimo delle forze e, più lenti e mal collegati tra loro, sarebbero stati a loro volta progressivamente affrontati e sconfitti da nuovi raggruppamenti delle truppe francesi molto più rapide.<strong><em><mark><br>Napoleone nel 1806</mark></em></strong><br>Sul campo di battaglia la tattica di Napoleone prevedeva di cominciare i combattimenti su tutta la linea con solo una minima parte delle sue forze; quindi si sarebbe scosso il morale e la sicurezza del nemico con il fuoco di grandi concentramenti di artiglieria e con le minacce, portate sui fianchi o nelle retrovie, alle sue vie di comunicazione La fase finale della battaglia napoleonica era preceduta da quello che l'imperatore chiamava "il fatto": un grave errore tattico del nemico o un indebolimento decisivo delle sue forze.Tenendo sempre a disposizione cospicue riserve, Napoleone era ora in grado di sferrare il coupe de foudre ("il colpo maestro"), l'attacco finale nel punto debole nemico che di regola provocava il crollo definitivo dell'avversario. Questo schema applicato per la prima volta a Castiglione venne attuato anche a Austerlitz, Jena, Friedland e Wagram. Napoleone dava anche grande importanza alla fase di inseguimento e di sfruttamento del successo affidata alla sua cavalleria e a corpi di fanteria freschi appositamente predisposti; condotto a oltranza, poteva condurre alla totale distruzione dell'avversario come dopo Jena.<br>Fattori di debolezza della dottrina di guerra napoleonica furono in primo luogo lo scarso interesse dell'imperatore per i dettagli logistici e per i fattori climatici e ambientali che portarono alla sottovalutazione delle distanze e delle difficoltà di grandi campagne militari in territori inospitali e impervi in Spagna, Europa orientale e Russia. Inoltre Napoleone prestò limitata attenzione agli schemi tattici della sua fanteria che in pratica adottò i metodi operativi, aggressivi ed eccessivamente offensivi, delle armate rivoluzionarie che a volte costarono gravi insuccessi contro le solide truppe britanniche e russe. Infine, con il tempo e i continui impegni, decadde la qualità delle truppe napoleoniche e anche il morale e la determinazione dei suoi luogotenenti, coraggiosi ma non in grado di dirigere autonomamente operazioni strategiche e totalmente dipendenti dalle decisioni dell'imperatore.<br><br>Applicata per la prima volta in Italia settentrionale, la dottrina di guerra di Napoleone era soprattutto idonea a campagne militari in regioni di limitata estensione, in terre fertili ed economicamente ricche da sfruttare per rifornire le truppe, in cui costringere il nemico a una battaglia di annientamento senza possibilità di sfuggire con lunghe ritirate. La guerra napoleonica, rapida anche per la carenza di risorse che non permetteva di sostenere lunghe campagne, fornì le sue dimostrazioni più brillanti nel 1805 e nel 1806 e diede grande fama all'imperatore; essa rimane un modello insuperato di maestria strategica e tattica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 21:35:12 UTC</pubDate>
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         <title>VITA PRIVATA</title>
         <author>paolafurone</author>
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         <description><![CDATA[<div>La vita privata di Napoleone Bonaparte è stata oggetto di studi specifici riguardanti aspetti del personaggio che non attengono direttamente all'opera politica e militare per la quale è divenuto famoso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 21:44:53 UTC</pubDate>
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         <title>LE ABITUDINI ALIMENTARI</title>
         <author>paolafurone</author>
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         <description><![CDATA[<div>Napoleone Bonaparte non era un buongustaio. Pur apprezzando alcuni cibi rispetto ad altri (gli piacevano la carne di pollo, comunque cucinata, quella di montone alla griglia, le cotolette ed alcuni tipi di frutta) dava scarsa importanza all'alimentazione (era tuttavia molto esigente sulla qualità del pane).<br>Mangiava avidamente e frettolosamente, quasi che ritenesse l'alimentazione un fastidio necessario, da togliersi il più presto possibile. <br>A tavola rispettava poco l'etichetta, anche in presenza di ospiti, e passava spesso, nella frenesia di terminare, dall'uso della forchetta a quello diretto delle proprie mani. Questa fretta nell'assumere i cibi gli procurava sovente problemi di digestione che sfociavano anche in forme acute di congestione, seguite da vomito, o in gastriti. <br>I pasti giornalieri erano due: la colazione alle 9 e 30 di mattina, ed il pranzo alle ore 18. Il rispetto degli orari dei pasti era cosa normale ma le eccezioni, dovute alla necessità di trattare problemi urgenti con i suoi ministri o generali, anche piuttosto frequenti. In questi casi i ritardi nel mettersi a tavola potevano anche raggiungere più ore: tutti, inclusi eventuali ospiti, attendevano con pazienza che Napoleone avesse concluso e si presentasse per il pranzo o la cena.<br>Quanto al vino, non era un intenditore e ne beveva poco e di una sola qualità: lo chambertin, un vino di Borgogna proveniente dal territorio del comune di Gevrey, che allungava quasi sempre con acqua; tuttavia le bottiglie di chambertin erano un costituente immancabile delle vettovaglie a lui destinate, le quali venivano portate al seguito anche durante le numerose campagne militari. Beveva invece volentieri il caffè: una tazza abbondante dopo il pranzo ed una la sera dopo cena. Non era raro che bevesse tè nel corso della giornata. Era anche ghiotto di orzata, uno sciroppo a base di mandorle amare. Non beveva mai liquori. Quanto al tabacco, non fumava né sigari né pipa, ma si limitava talvolta ad annusarne velocemente una presa.<br>Detestava i farmaci che si rifiutava spesso di assumere anche in presenza di un ordine del medico personale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 21:46:44 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>L&#39;ABBIGLIAMENTO</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264107485</link>
         <description><![CDATA[<div>Napoleone I detestava gli abiti attillati, non tanto nel portarli quanto per le difficoltà inevitabili che comportava l'indossarli: impaziente nel vestirsi, preferiva gli abiti comodi, anche se da ciò talvolta conseguiva un effetto non gradevole della sua figura. Abitudinario, non si curava per niente della moda, ed era un problema fargli smettere vestiti e scarpe per sostituirli con abiti e calzature più à la page.<br>Non portava mai indosso gioielli ed anche nelle grandi occasioni tendeva alla sobrietà, spesso contrastante con il lusso, non di rado stravagante, di coloro che lo circondavano: generali, gran commis e dame dell'alta società parigina. Una costante preoccupazione degli addetti alla sua persona erano i copricapi: aveva l'epidermide della testa molto sensibile e soffriva nel calzare cappelli nuovi per la loro inevitabile rigidità iniziale, per cui tendeva ad indossare i suoi copricapi fino a quando, troppo lisi, era inevitabile sostituirli.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 22:21:41 UTC</pubDate>
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         <title>IL DIVERTIMENTO</title>
         <author>paolafurone</author>
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         <description><![CDATA[<div>Amava molto il teatro: commedie, tragedie, opere liriche e gli spettacoli in genere; in particolare amava la commedia francese ed il melodramma italiano. Frequentava i teatri parigini assai spesso e, durante le campagne, quando, vincitore, si installava in città capitali, si recava a teatro o faceva organizzare spettacoli per sé, il suo seguito di marescialli ed alti ufficiali e per i nobili del paese in cui si trovava.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 22:23:24 UTC</pubDate>
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         <title>GLI AMORI</title>
         <author>paolafurone</author>
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         <description><![CDATA[<div> Nella primavera del 1795 era già giovane generale, promosso da Robespierre a seguito della conquista di Tolone, quando sembrò innamorarsi della sedicenne Désirée Clary, sorella minore della cognata, Julie Clary, giovane sposa del fratello Giuseppe, che conobbe a Marsiglia e con la quale si fidanzò ufficialmente il 21 aprile, auspice Giuseppe. Tuttavia l'innamoramento durò poco: tornato a Parigi il mese successivo con il fratello minore Luigi, già nel mese di agosto scriveva al fratello Giuseppe pregandolo di comunicare a Desirée la sua intenzione di fare in modo che egli «possa concludere con il matrimonio o rompere il fidanzamento», il che, in quelle circostanze, significava la seconda ipotesi. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 22:50:15 UTC</pubDate>
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         <title>LE MOGLI</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264109830</link>
         <description><![CDATA[<div>S'innamoròdi una donna di sei anni più anziana di lui e ben navigata, già madre di due figli, la vedova del ghigliottinato (23 luglio 1794) generale (e visconte) Alexandre de Beauharnais, Giuseppina Tascher de la Pagerie. <br>La sposò il 9 marzo 1796, nonostante che di lei si dicesse, che fosse stata amante di più di uno, in particolare del Direttore Barras, colui che aveva consentito a Napoleone di uscire dallo stallo della radiazione dall'esercito (15 settembre 1795), riaccogliendolo in tutta fretta nei ranghi per poter domare in Parigi la rivolta realista del 13 vendemmiaio (5 ottobre 1795), compito che Napoleone svolse alla perfezione reprimendo le manifestazioni, che miravano ad occupare Les Tuileries, con l'uso dell'artiglieria caricata a mitraglia, che provocò la morte di circa 300 dimostranti davanti alla chiesa di San Rocco. <br>Sposò poi in seconde nozze, dopo aver divorziato da Giuseppina, la figlia dell'imperatore Francesco II, Maria Luisa d'Asburgo-Lorena (1791 – 1847), che gli diede l'erede agognato, Napoleone Francesco Giuseppe.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 22:51:17 UTC</pubDate>
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         <title>LE AMANTI</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264109909</link>
         <description><![CDATA[<div>Napoleone era comunque molto attivo nell'ars amandi al di fuori del matrimonio. Dotato di senso morale convenzionale e un po' ipocrita, considerava legittimo per un sovrano come lui (primo console od imperatore che fosse) godere di scappatelle più o meno occasionali con giovani e belle signore (pur non ammettendo che la moglie Giuseppina potesse fare altrettanto), e al contempo riteneva altamente immorale che la cosa fosse compiuta senza le opportune precauzioni al fine di mantenerla riservata.&nbsp; Era frequente il caso di giovani ed avvenenti signorine, in Francia e nei paesi conquistati, che venivano spinte dalle madri, spesso nobili decadute e rimaste prive di mezzi finanziari adeguati al rango, nelle braccia dell'imperatore, con la speranza di ottenerne poi cospicui favori, cosa che si verificava sempre anche se non nella misura sperata. Capitava sovente che si recasse la sera in incognito, a Parigi, presso la casa di amanti occasionali o meno, vestito in abiti borghesi ed accompagnato da qualche servitore che lo attendeva con la carrozza fino ad incontro terminato.<br>Di alcune amanti sono noti i nomi, quali:<br>•	<strong>Marguerite Pauline Bellisle Fourès</strong>, bionda moglie di un tenente dei cacciatori a cavallo dell'Egitto, chiamata da Napoleone Bellilote, dai soldati «la Cleopatra di Napoleone». Quest'ultimo la conobbe a Il Cairo, durante la Campagna d'Egitto nell'agosto 1798 e ne fece la sua amante. <br>•	<strong>Giuseppina Grassini</strong> (Varese, 18 aprile 1773 – Milano 3 gennaio 1850), contralto lombarda conosciuta a Milano dopo la battaglia di Marengo, portata a Parigi dal Bonaparte, lo lasciò dopo qualche mese per dedicarsi a tournée varie in Francia ed in Inghilterra. Richiamata nel 1806 da Napoleone a Parigi, fu nominata Prima cantante di Sua Maestà l'Imperatore. Trasferitasi a Roma durante l'esilio di Napoleone all'isola d'Elba, ritornò a Parigi nei Cento giorni. Rimastavi anche con la restaurazione, divenne l'amante del duca di Wellington, allora nominato ambasciatore inglese a Parigi. <br>•	<strong>Luisa Caterina Eleonora Denuelle de la Plaigne</strong> (1787 – 1868), lettrice della principessa Carolina Bonaparte, già sposata a Jean-Honoré François Revel e da questi divorziata nell'aprile del 1806, poco prima che nascesse il figlio avuto da Napoleone (vedi oltre)<br>•	<strong>Maria Laczynska</strong> (1786 – 1817), giovane polacca, moglie dell'anziano conte Attanasio Colonna di Walewice-Walewski, meglio nota con il nome di Maria Walewska, della quale Napoleone fu sinceramente innamorato e che gli diede un figlio.<br>•	<strong>Marguerite-Joséphine Weimer</strong>, detta Mademoiselle George (Bayeux, 24 febbraio 1787 – Passy, 12 gennaio 1867), attrice francese (debuttò a Parigi il 29 novembre 1802 in Clitemnestra), dapprima amante di Luciano Bonaparte e poi del più potente e famoso fratello. Lasciò Parigi per Mosca nel 1808 su disposizione del ministro degli esteri Talleyrand che la incaricò di sedurre lo zar Alessandro I[20]<br>•	<strong>Marie Françoise Pallapra</strong>, conosciuta a Lione e successivamente frequentata anche a Parigi<br>•<strong>	Marie Antoinette Duchâtel</strong><br>•	<strong>Carlotta Gazzani</strong> (1789 – 1827), figlia di una ballerina italiana e conosciuta da Napoleone a Genova<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 22:52:12 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>I FIGLI ILLEGITTIMI</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264109963</link>
         <description><![CDATA[<div>•	<strong>Carlo, conte Léon</strong> (1806 – 1881) avuto da Eleonora Denuelle, lettrice della principessa Carolina Bonaparte, già sposata a Jean-Honoré François Revel e da questi divorziata pochi mesi prima della nascita di Carlo; <br>•	<strong>Alessandro Floriano Giuseppe</strong>, conte Colonna-Walewski, (1810 – 1868), avuto da Maria Laczynska, della quale Napoleone fu sinceramente innamorato.<br>Da una lionese, certa Marie Françoise Pallapra, avrebbe avuto anche una figlia, Émilie,[21] ma non esistono prove certe del fatto.<br>Si disse inoltre che fosse il padre del filosofo, giornalista e uomo di stato francese Jules Barthélemy-Saint-Hilaire (1805 – 1895), di cui si ha certezza che fosse un figlio naturale ma del quale non si conosce neppure il nome della madre; della voce che il padre fosse Napoleone Bonaparte non vi è alcuna certezza storica.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 22:52:49 UTC</pubDate>
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         <title>NAPOLEONE BONAPARTE</title>
         <author>rdiamante30</author>
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         <description><![CDATA[<div> </div><div>Napoleone Bonaparte nacque ad <mark>Ajaccio</mark> il 15 Agosto del <mark>1769</mark>, in Corsica, poco più di un anno dopo la stipula del trattato di Versailles del 1768, con il quale la Repubblica di Genova lasciava mano libera alla Francia nell'isola, che fu così invasa dalle armate di Luigi XV e annessa al patrimonio personale del re. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 15:02:39 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LA FAMIGLIA</title>
         <author>rdiamante30</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264553944</link>
         <description><![CDATA[<div> </div><div>La famiglia Bonaparte apparteneva alla <mark>piccola borghesia còrsa</mark> e aveva lontane origini nobili toscane </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 15:03:17 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LA MADRE </title>
         <author>rdiamante30</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264554141</link>
         <description><![CDATA[<div> </div><div>La madre era <mark>Maria Letizia Ramolino</mark>, discendente da nobili toscani e lombardi; al momento del matrimonio, il 2 giugno 1764, aveva 14 anni, mentre il marito ne aveva 18. La coppia ebbe <mark>13 figli</mark>, di cui solo otto sopravvissero. Lo stesso <mark>Napoleone disdegnò</mark> in più occasioni tali <mark>ascendenze illustri</mark> affermando che voleva essere fondatore e non discendente di tale nobiltà. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 15:03:55 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>IL PADRE</title>
         <author>rdiamante30</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264554279</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;</div><div><mark>Carlo Maria Buonaparte </mark>, avvocato, laureatosi all'Università di Pisa, aveva effettuato <mark>ricerche araldiche</mark> per ottenere presso i lontani parenti di San Miniato una<mark> patente di nobiltà</mark> che gli conferisse prestigio in Patria e gli permettesse di meglio provvedere all'istruzione dei figli. Carlo Maria Bonaparte <mark>morì prematuramente a causa di un tumore</mark> dello stomaco, il 24 febbraio 1785, a Montpellier.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 15:04:21 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>rdiamante30</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264554577</link>
         <description><![CDATA[<div>I due genitori <mark>combatterono nella guerra fra i corsi e i francesi</mark> e <mark>Maria combatté anche quando era incinta</mark> di Napoleone, suo secondo figlio. durante la festa dell'assunzione si recò alla cattedrale di Ajaccio, al suo ritorno a casa, intorno a mezzogiorno si accasciò dando alla luce Napoleone. Venne battezzato un anno ed undici mesi dopo, il 21 luglio 1771.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 15:05:22 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;INFANZIA</title>
         <author>rdiamante30</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264554776</link>
         <description><![CDATA[<div>A cinque anni venne iscritto in un <mark>asilo d'infanzia in Francia.</mark></div><div>Fu grazie al titolo nobiliare ottenuto in Toscana che il padre Carlo <mark>poté iscriversi al Libro della nobiltà di Corsica,</mark> istituito dai francesi per consolidare la conquista dell'isola e, solo grazie a tale iscrizione,<mark> all'età di nove anni</mark>, il giovane Napoleone <mark>fu ammesso</mark> il 23 aprile 1779, <mark>alla Scuola reale di Brienne-le-Château</mark>, nel nord della Francia, dove rimase fino al 17 ottobre 1784. Per migliorare il suo francese e prepararsi alla scuola, prima <mark>frequentò per quattro mesi il collegio di Autun.</mark></div><div>Napoleone inizialmente <mark>non si considerava francese</mark> e si sentiva a disagio in un ambiente dove <mark>i suoi compagni</mark> di corso erano in massima parte provenienti dalle file dell'alta aristocrazia transalpina e <mark>lo prendevano crudelmente in giro</mark>. Qui <mark>strinse amicizia con Louis-Antoine Fauvelet de Bourrienne</mark>, suo futuro biografo, e nel frattempo il giovane Napoleone si dedicò con costanza agli studi, riuscendo particolarmente bene in matematica. </div><div>Seguì le idee ateiste del collegio e lui stesso narrò che a 11 anni la sua fede vacillò. </div><div>Grazie alla sua nascita in contesto italiano/toscano-corso, mantenne comunque un <mark>legame forte con la lingua e la cultura toscana/italiana</mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 15:06:01 UTC</pubDate>
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         <title>LA CARRIERA NELL&#39; ESERCITO</title>
         <author>rdiamante30</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264554872</link>
         <description><![CDATA[<div>Dopo il giudizio positivo del cavaliere di Kéralio, il 22 settembre 1784, l'ispettore militare Reynaud des Monts, gli concesse <mark>l'ammissione alla Regia Scuola Militare di Parigi.</mark> Nel 1785 <mark>tentò di passare in Marina</mark>,<mark> ma</mark> in seguito all'annullamento degli esami d'ammissione di quell'anno, <mark>passò in artiglieria</mark>, desideroso di abbandonare gli studi al più presto e dedicarsi alla carriera militare.</div><div>Ottenne quindi la <mark>nomina a sottotenente a soli 16 anni e fu distaccato, il 1º settembre 1785,</mark> presso un reggimento d'artiglieria di stanza a La Fère,<mark> come sottoluogotenente</mark>, <mark>per assumere la luogotenenza, pochi mesi dopo, presso un reggimento di stanza a Valence,</mark> nel sud-est della Francia. Nel 1787 tornò a Parigi, poi viaggiò in Corsica e infine raggiunse il reggimento ad Auxonne. </div><div>Frattanto il giovane Napoleone continuava a <mark>detestare segretamente la Francia e i francesi </mark>e a coltivare la causa dell'indipendenza della Corsica. </div><div>Allo scoppio della rivoluzione <mark>nel 1789,</mark> Napoleone, ventenne e ormai ufficiale del re Luigi XVI, <mark>riuscì a ritornare al sicuro in Corsica</mark>. Una volta stabilitosi qui si unì al movimento rivoluzionario dell'isola . Nel 1791 <mark>dopo essere stato per alcuni mesi a Auxonne</mark> il 1º giugno <mark>venne inviato nel 4º reggimento d'artiglieria</mark> a Valence con il grado di primo luogotenente. Nel gennaio del <mark>1792 si candidò come tenente colonnello e venne eletto</mark>, con alcuni dubbi, <mark> il 28 marzo</mark>, in seguito verrà momentaneamente <mark>retrocesso al rango di capitano</mark>. Per i suoi continui viaggi in Corsica, superando il tempo concessogli per la licenza militare,<mark> rischiò di essere considerato disertore</mark>, preoccupato ritornò a Parigi nello stesso anno. <br><br></div><div>Nel frattempo <mark>in Corsica</mark> infuriava la<mark> guerra civile scoppiata nel 1793.</mark> <br> Nel febbraio 1793 <mark>Napoleone comandò i 350 uomini dell'11º battaglione verso l'isola della Maddalena</mark>. Il 22 febbraio sbarcò a Santo Stefano; <mark>l'attacco però non riuscì</mark>, in quanto mancò l'appoggio previsto della corvetta Fauvette.<br><br></div><div><mark>Napoleone fuggì rapidamente ad Ajaccio e di lì riparò con l'intera famiglia, accusata di tradimento</mark>, a Tolone. <mark>In sei settimane riorganizzò le forze per l'assedio alla città,</mark> preparò 100 pezzi di grosso calibro e raccolse vari ufficiali competenti.<mark> Con l'appoggio di Gasparin</mark>, uno dei tre commissari a Tolone, <mark>riuscì ad avere il controllo dell'artiglieria d'assedio</mark>; intanto il 19 ottobre era divenuto capo di battaglione. A Cartaux<mark> successero Doppet e poi il capace generale Jacques François Dugommier</mark>. Il 1º dicembre viene nominato dal generale Dugommier <mark>aiutante generale</mark>. Riuscì a conquistare il forte dell'Eguillette, chiamato la piccola Gibilterra, e dopo gli altri forti nel dicembre 1793, liberò il porto di Tolone dai monarchici e dalle truppe inglesi che li appoggiavano. </div><div><mark>Tolone fu il suo primo successo militare</mark>, che gli valse la <mark>nomina a generale di brigata</mark>. <mark>La sua amicizia con</mark> Augustin <mark>Robespierre,</mark> fratello di Maximilien, <mark>prima lo liberò dagli arresti in casa</mark> cui era stato costretto nel 1794 <mark>poi lo fece cadere in disgrazia </mark>all'indomani del 9 termidoro e della conseguente fine del Terrore. <mark>Venne arrestato con l'accusa di spionaggio e poi liberato</mark>.<br><br></div><div>Tuttavia <mark>la fortuna gli arrise quando </mark>il 5 ottobre 1795 <mark>Barras lo nominò</mark>, all'improvviso, <mark>comandante della piazza di Parigi,</mark> con l'incarico di salvare la Convenzione nazionale dalla minaccia dei monarchici (realisti). Con l'aiuto di Gioacchino Murat al comando della cavalleria, <mark>Napoleone colpì spietatamente i rivoltosi scongiurando un nuovo colpo di Stato. In seguito al brillante successo, Barras lo nominò generale del Corpo d'armata dell'Interno. <br></mark><br></div><div><mark> </mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 15:06:21 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ESILIO E LA MORTE</title>
         <author>rdiamante30</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/wmwejmq8wfuh/wish/264577159</link>
         <description><![CDATA[<div>Napoleone fu <mark>trasferito nel villaggio interno di Longwood</mark>, <mark>dove rimase fino al decesso</mark>. </div><div>Sull'isola, Napoleone ebbe la libertà di muoversi a suo piacimento, ma in realtà per lui fu come trovarsi in un carcere di massima sicurezza, sorvegliato costantemente a vista da un piccolo contingente militare inglese; anche se <mark>non subì alcun processo o condanna,</mark> l'ormai ex imperatore <mark>si trovò praticamente a scontare un ergastolo</mark> in un posto lontano e sconosciuto. </div><div><mark>Napoleone dettò le sue memorie ed espresse il suo disprezzo per gli inglesi</mark>, personificati nell'odiosa figura del "carceriere" di Napoleone sir Hudson Lowe. <mark>Sulla base dei suoi ricordi</mark>, espressi in lunghe conversazioni quasi quotidiane, <mark>il conte de Las Cases scrisse </mark><em><mark>Il Memoriale di Sant'Elena</mark></em> e nella seconda metà dell'aprile 1821 redasse egli stesso le sue ultime volontà, e molte note a margine.</div><div><mark>I dolori allo stomaco di cui già soffriva da tempo,</mark> acuitisi nel clima inospitale dell'isola e con il duro regime impostogli, <mark>lo condussero alla morte il 5 maggio 1821</mark> <mark>alle ore 17:49</mark>. Le ultime parole di Napoleone furono <em>Francia,</em><em><mark> esercito - capo dell'esercito - Giuseppina</mark></em>.Egli <mark>chiese di essere seppellito sulle sponde della Senna,</mark> <mark>ma fu invece seppellito a Sant'Elena, </mark>presso Sane Valley, come stabilito già l'anno prima dal governo inglese. Il governatore Lowe e i suoi uomini gli tributarono gli onori riservati ad un generale. </div><div><mark>L'autopsia accertò la causa di morte in un tumore dello stomaco.</mark></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 16:21:32 UTC</pubDate>
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         <author>letiziacaivano14</author>
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         <pubDate>2018-05-30 17:59:32 UTC</pubDate>
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         <author>letiziacaivano14</author>
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         <pubDate>2018-05-30 18:02:58 UTC</pubDate>
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         <title>campagna di Russia</title>
         <author>letiziacaivano14</author>
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         <pubDate>2018-05-30 18:30:47 UTC</pubDate>
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         <title>GIUSEPPINA</title>
         <author>letiziacaivano14</author>
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         <pubDate>2018-05-30 18:42:20 UTC</pubDate>
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         <title>ASCESA E DECLINO</title>
         <author>letiziacaivano14</author>
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