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      <title>Torre di pordenone: un esmpio di villa rustica nella X regio in età imperiale by Fabrizia Orsaria</title>
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      <description>appunti per un gioco</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-11-23 18:12:00 UTC</pubDate>
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         <title>gruppo 4 la romanizzazione della X regio in età augustea </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/fabrizia_orsaria/wfh74sksw2xf/wish/140605762</link>
         <description><![CDATA[<div><em>La romanizzazione,detta alternativamente anche latinizzazione,era un' insieme di processi come acculturazione,assorbimento e integrazione, usata dai Romani sulle popolazioni vinte, attuata sempre concedendo una certa autonomia alle popolazioni in via di romanizzazione. La romanizzazione veniva attuata anche cercando di rendere la zona il più possibile romana e quindi creando nuove colonie romane ,in cui si sarebbe parlato esclusivamente Latino,nelle zone scelte. La romanizzazione,lenta e graduale portava ad una serie di conseguenze: l'uso dei nomi latini,l'adozione della lingua latina come lingua principale,l'instaurazione del diritto romano e la creazione di istituzioni tipiacemnte romane come le terme romane,i giochi gladiatorii e il culto verso l'imperatore,questi ultimi due venivano usati anche come mezzo per la romanizzazione e non erano quindi solo delle conseguenze. Va sintetizzato e semplificato<br></em><br>La regio X (pl. regiones) corrispondeva alle attuali regioni Veneto, Trentino- Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e comprendeva inoltre una parte della Lombardia (la zona del Bresciano,Mantovano e del Cremonese) e infine l'Istria. <br>Ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che Cremona <em>Aquileia</em>,la città in cui si hanno più elementi archeologici della romanizzazione in questa regio, aveva un'urbanistica simile all'accampamento romano, ovvero era divisa in quattro parti dalle strade principali Cardo e Decumone. Nella città è stato trovato un edificio di notevoli dimensioni,risalente all'inizio del I secolo a.C.che era destinato a funzioni pubbliche e nel quale sono stati trovati diverse parti di mosaici. Sono stati trovati altri pezzi di mosaico in diverse altre parti della città<br>PERCHé CREMONA??.<br>La romanizzazione, detta anche latinizzazione, era un insieme di processi come acculturazione,assorbimento e integrazione, usata dai Romani sulle popolazioni vinte, attuata sempre concedendo una certa autonomia alle popolazioni in via di romanizzazione. Veniva attuata anche cercando di rendere il territorio il più possibile romano e quindi creando nuove colonie nelle quali si sarebbe dovuto parlare esclusivamente il latino. La romanizzazione, lenta e graduale, portava a una serie di conseguenze: l'uso dei nomi latini (nomen pronomen e cognomen), l'adozione della lingua latina come lingua principale, l'instaurazione del diritto romano e la creazione di istituzioni tipicamente romane come le terme,i giochi gladiatorii e il culto verso l'imperatore; questi ultimi due venivano usati anche come mezzo per la romanizzazione e non erano quindi solo delle conseguenze.&nbsp;<br><br></div><div>La colonizzazione latina della X regio ebbe inizio nel II sec. a.C. come colonia di diritto latino ma in particolare modo serviva come postazione difensiva per proteggersi dalle invasioni provenienti da Oriente. Questo era infatti lo scopo di molte colonie romane, che si sviluppavano con procedimenti lentissimi e che, come già detto, portavano alla sostituzione di una cultura con il modello latino e tutte le tradizioni romane.&nbsp;<br><br></div><div>La X regio corrispondeva alle attuali regioni Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e comprendeva inoltre una parte della Lombardia (la zona del Bresciano, Mantovano e del Cremonese) e infine l'Istria.<br>&nbsp;Ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che Cremona, la città in cui si hanno più elementi archeologici della romanizzazione in questa regio, aveva un'urbanistica simile all'accampamento romano ovvero era divisa in quattro parti dalle strade principali: cardo e decumano. Nella città è stato trovato un edificio di notevoli dimensioni, risalente all'inizio del I secolo a.C.che era destinato a funzioni pubbliche e nel quale sono stati trovati diverse parti di mosaici. Sono stati rinvenuti inoltre altri lacerti di mosaico in diverse altre zone della città.&nbsp;<br><br></div><div>Per quanto riguarda la zona centrale della X regio sappiamo che questa è stata romanizzata in modo estremamente lento e in modo pacifico, soprattutto per merito della fondazione della colonia di Aquileia nel 181 a.C. , alla costruzione della rete stradale Bononia-Aquileia, della via Annia e della via Postumia, anche grazie al fatto che gli indigeni militarono nelle truppe ausiliarie Romane. In città di questa regio sono comunque stati ritrovati altri reperti collegati alla romanizzazione come l’acquedotto Romano a Vicenza ,le mura a Oderzo e il teatro a Iulia Concordia.<br>&nbsp;Per quanto riguarda la parte orientale della X regio è stata decisamente importante la già citata colonia di Aquileia. In questa zona sono state ritrovate diverse abitazioni romane, per la precisione ville rustiche, tra le quali la più importante è sicuramente quella di Torre di Pordenone.<br>&nbsp;La romanizzazione dell’Istria fu principalmente trainata dall’istituzione della colonia di Pola, da cui provengono inoltre numerosi esempi di stele e di are di cui una con un’epigrafe. Fu inoltre compiuto un esteso programma di ristrutturazione urbana durante il periodo augusteo. Durante il periodo di governo di Ottaviano Augusto, infatti, Roma entrò in un periodo di pace che fece perdere alle colonie il loro ruolo di avamposti per invece dare loro quello di parte integrante dell'Impero a tutti gli effetti, che avevano un ruolo fondamentale in tutti gli aspetti della vita romana, non solo in quello economico. Per questo, assieme alla nuova suddivisione del principe della penisola italica in undici regioni amministrative, arrivò anche una nuova rete di strade e vie commerciali che contribuirono a fare delle colonie e delle province delle regioni prospere e più ricche.&nbsp;<br><br></div><div>Nella decima regio si trovava la via Postumia come importante via di comunicazione e commercio, che sorgeva in coincidenza di altre vie costruite precedentemente da altri consoli romani.&nbsp;<br><br></div><div>Una tecnica utilizzata spesso in periodo romano per colonizzare queste terre consisteva nel concederle come doni ai senatori o ai veterani che si erano distinti in battaglia. Durante il periodo del suo governo, Ottaviano proseguì con questa tradizione e affidò molti terreni ai senatori e agli uomini a lui più fidati. Un esempio è la villa a Torre di Pordenone, appartenuta al senatore Trebelleno Rufo, nella cui dimora si trovarono molti dipinti volti ad esaltare la figura dell'imperatore e del popolo romano.&nbsp;<br><br></div><div>Ottaviano Augusto dunque dal 7 secolo d.C suddivise i territori della penisola in XI regiones.<br>&nbsp;La X regio però era di fatto già una colonia latina nata nel II secolo a. C. per difesa della città di Aquileia.<br>&nbsp;L’ampiezza della regio e l’importanza strategica di Aquileia permetteva di sviluppare importanti vie commerciali: Nord-Sud passando dai valichi delle montagne allo sbocco sul mare che creava un continuo integrarsi di lingue e culture diverse con le popolazioni del nord Europa; Est-Ovest invece manteneva la condivisione della stessa cultura arricchendola però con nuovi e costanti linguaggi commerciali.<br>&nbsp;E’ chiaro che in un contesto così ricco di esperienze e scambi commerciali si va a sviluppare anche l’attività contadina con la nascita di ville padronali, ville contadine, fattorie che attorno ai terreni fertili oppure bonificati.&nbsp;<br><br></div><div>La romanizzazione pertanto è stata l’espressione più alta del concetto di integrazione tra il mondo latino e i territori conquistati e la X regio ne è l’esempio più chiaro.&nbsp;<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-29 18:19:00 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo 3: la filiera produttiva agricolo-artigianale </title>
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         <link>https://padlet.com/fabrizia_orsaria/wfh74sksw2xf/wish/140795552</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La filiera produttiva è l'insieme dei processi di lavorazione mediante i quali si passa da una materia prima ad un prodotto finito. La villa romana era una vera e propria azienda agricola la quale, per determinate produzioni, aveva più zone specifiche, ovvero la "pars rustica" e la "pars fructuaria". La prima era adibita a stalle o a magazzini, mentre la pars fructuaria aveva una funzione lavorativa e conservativa. La fattoria era abitata da una ricca famiglia latifondista, la quale aveva al suo servizio una grande schiera di schiavi; la produzione agricola doveva soddisfare le necessità dei padroni, mentre l'eccesso veniva messo in vendita sul mercato. <br>Gli schiavi dovevano lavorare la terra e vivevano<em> e stretto</em> contatto con la pars rustica.<br><br>Nella villa<em> vi erano numerosi prodotti alimentari, come per esempio l'olio, il vino e cereali in abbondanza.</em><br>L'uva a settembre veniva pigiata e lavorata, per poi diventare vino, mentre le olive venivano coltivate per garantire la produzione dell'olio.</div><div><br>Per la conservazione del grano, dei legumi e del fieno, all'interno della villa romana, era indispensabile la presenza di un granaio. Questa struttura aveva due piani ed era situata in una zona sopraelevata rispetto al resto della villa. Ciò che non veniva conservato nel granaio veniva risposto all'interno di specifici vasi di terra cotta chiamati <em>"dolii".</em><br>All'esterno della struttura principale c'era l'orto, dove oltre ad ortaggi, venivano coltivati anche frutta, piante aromatiche e fiori.<br><br>Lavorare la terra era ritenuto dagli antichi romani come il metodo più redditizio e onesto per guadagnare vivendo in campagna. <em>OK però va spostato sopra</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-30 13:42:48 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo 3: la II fase della villa rustica</title>
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         <description><![CDATA[<div><br>Spesso nei secoli le strutture architettoniche subiscono mutamenti riguardo la loro funzione. Ciò è accaduto anche alla villa rustica di Torre : attorno al III-IV secolo d.C. dopo essere caduta in disuso parte di questa struttura, precedentemente destinata  a complesso termale,  è stata adibita a zona di produzione. Questo cambiamento arricchì molto i propietari della domus poichè<em> favoriva le attività mercantili</em>. L'ubicazione della casa era strategica: trovandosi in prossimità di un fiume, oltre al commercio <em>di terra, </em>era possibile praticare anche quello fluviale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-30 14:40:29 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo 2: Le terme della villa rustica a Torre di Pordenone</title>
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         <link>https://padlet.com/fabrizia_orsaria/wfh74sksw2xf/wish/141738465</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella frazione di Torre di Pordenone sono conservati i resti di una villa rustica romana. Dai resti si può intuire che fossero presenti delle terme. Inizialmente si può notare una piccola stanza apparentemente separata dalle altre e di conseguenza si può dedurre che fosse adibita a forno, nella quale veniva mantenuto un fuoco affinché l’aria nella struttura rimanesse calda. In un’altra stanza, molto più ampia, si trovano moltissimi pilastrini di mattoni disposti a file parallele. Si è capito che questi servivano a sorreggere un pavimento, sulla quale era posato un impianto termale. Gli archeologi lo hanno dedotto dalla serie di pilastrini disposti in quel modo, che non potevano servire al altro che a far passare l’aria; dalla camera contenente cenere di legna, che comunica con l’altra stanza attraverso un piccolo passaggio e dalla cenere lì presente che si è verificato fosse di legna e localizzata (quindi non è causata da un incendio). Per essere sicuri che fossero delle terme, gli studiosi hanno paragonato i resti ad altri siti archeologici simili meglio conservati: il risultato combaciava. L’aria che veniva scaldata nel forno passava attraverso delle intercapedini presenti nel pavimento e nelle mura per riscaldare le stanze. Infine concluso il ciclo usciva dai comignoli presenti sul tetto. Inoltre l’acqua delle vasche veniva sostituita giornalmente tramite delle canalette di scolo che la portavano all’esterno. </div>]]></description>
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         <pubDate>2016-12-05 14:15:55 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo 2: la I fase di utilizzo della villa rustica romana</title>
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         <description><![CDATA[<div>Inizialmente la villa rustica di Torre, di epoca romana, abitata da un consigliere di Augusto, era suddivisa in tre parti. La prima è quella urbana (Pars Urbana), in cui si trovano le terme al piano terra e al primo piano le stanze adibite alla vita di ogni giorno.<br>La seconda parte è quella rustica, formata da stanze costruite con materiale grezzo e serviva da magazzino e da stalla.<br>La terza parte è quella fructuaria, una zona che serviva per produrre e lavorare i prodotti e i frutti del raccolto.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-12-05 14:37:39 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo 2: ruolo dei liberti in età imperiale</title>
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         <description><![CDATA[<div> I liberti erano gli schiavi che venivano liberati per volere esplicito del patronus.<br>I liberti spesso mantenevano un rapporto con i patronus, e continuavano a vivere nella casa padronale, spesso venivano ammessi alla distribuzione del grano, di alimenti o di denaro.<br>I liberti avevano diritti economici indipendenti ma spesso il loro patronus poteva chiedere una parte del loro ricavato in cambio della dimora e della protezione.<br>I liberti venivano riconosciuti dal loro nome: oltre al nome del loro padrone, mantenevano come "cognomen" il loro nome da schiavo.<br>Trebelleno Rufo, proprietario della villa, era un liberto imperiale, funzionario di Augusto.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-12-05 14:41:57 UTC</pubDate>
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         <title>gruppo 5 ricerche e studi su Torre </title>
         <author>emma_bellon</author>
         <link>https://padlet.com/fabrizia_orsaria/wfh74sksw2xf/wish/142995919</link>
         <description><![CDATA[<div>STORIA DEGLI STUDI DI TORRE DI PORDENONE
<br>Nel 2008 sono stati intrapresi, da parte del Comune di Pordenone, i lavori di restauro conservativo al parco del Castello di Torre, attuale sede del Museo Archeologico del Friuli Occidentale. La necessità di questi scavi era motivata da precedenti rinvenimenti nel parco stesso e più in generale in tutta l’area di Torre, a seguito di indagini avviate dall’ultimo proprietario del castello, il conte Giuseppe di Ragogna, a partire dagli anni centrali del secolo scorso. Il nucleo più importante è tuttora rappresentato dalle cosiddette “terme romane”, individuate negli anni ’50 nella bassura sottostante il castello. Altri resti, di più difficile lettura, erano stati scoperti sempre dal conte Ragogna. Infatti il terreno interessato dai lavori era stato in parte sondato dal conte fin dagli anni ’30: nel 1934, come si legge da una sua nota manoscritta, erano state individuate alcune sepolture nell’orto. Si tratta dello spazio detto “gli orti I e II”, che Ragogna stesso indica come “adiacenze della chiesa” presso l’asilo infantile, da cui nel passato “si cavarono in abbondanza resti umani dentro e fuori tombe in muratura, di varia forma”. Tre sono le tombe ritrovate nell’”orto I” nel 1934. In un successivo scavo del 5 agosto 1936, il conte di Ragogna esplora un tratto dell’”orto II”, confinante con l’”orto I”, dal quale recupera alcuni frammenti di anfora, di ceramica grezza, pezzetti di marmo. Il 14 luglio del 1939 recuperò una tomba in cassone di laterizi: il tutto fu asportato e ricostruito allora presso il museo privato allestito dal conte nel salone del suo castello, dove rimase fino alla sua morte, e quindi smontato nel 1954. Oltre alle sepolture, il conte rinvenne, tra il 29 marzo e il 3 aprile del 1940, nell’area a cavallo dei due orti, anche le fondamenta di una struttura interpretata come parte di un recinto sepolcrale. 
<br>Resta al momento in sospeso una più precisa definizione dell’inizio e soprattutto della durata del sepolcreto, poiché l’unica tomba individuata nel 2008 non consente deduzioni in merito, né siamo in grado di ricostruire una sequenza nemmeno relativa con quelle individuate in precedenza a più riprese e solo in parte scavate; pur non potendosi escludere una riconversione ad uso necropolare già in età tardo-antica, la totale assenza di corredi in tutte le sepolture documentate fa propendere per l’età altomedievale, a partire dal VII-VIII secolo.
<br>Nonostante la limitatezza delle indagini del 2008, allora si desumeva che le emergenze murarie analogamente a quelle rinvenute dal conte non potevano essere messe in relazione con le sepolture tardoromane e altomedioevali. I lavori del 2008 hanno quindi rappresentato l’occasione per riprendere gli scavi degli anni ’30 e ’90 del secolo scorso, allo scopo di delimitare l’estensione e comprendere il significato delle strutture allora messe in luce. Infatti vennero effettuate due trincee, una con lo scopo di individuare i limiti del fossato in corrispondenza di una depressione, un’ulteriore trincea ha intercettato lo stesso fossato dove si andava a spogliare le strutture romane.
<br>La principale questione che si pone riguarda tuttavia l’interpretazione dei testi di età romana e segnatamente dell’importante edificio porticato: il primo dato che spicca è l’orientamento coerente con i resti della villa presso il Noncello, il che fa supporre che ci troviamo nell’ambito di un unico ed articolato complesso; la planimetria e le dimensioni portano ad escludere un utilizzo abitativo e paiono rimandare piuttosto a strutture di tipo utilitario- pur con le dovute cautele, stante la relativa distanza e differenza di quota nel corso del Noncello. Tale proposta dovrà tuttavia essere verificata, previo uno studio dettagliato dei materiali, che consentirà una definizione più precisa della cronologia delle fasi costruttive
.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-12-11 15:49:31 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo1</title>
         <author>fabrizia_orsaria</author>
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         <description><![CDATA[<div>La domus sorgeva in un ambiente umido, di tipo palustre, dovuto alla vicinanza con il torrente Cellina il quale intorno al II sec. d.C. Fu protagonista di una disastrosa alluvione che modificò e procurò danni alla planimetria dell' impianto originale della residenza, perciò le strutture oggi visibili sono la parte restante e in parte restaurata di un più ampio complesso. La domus ha una superficie di circa 1000mq restaurati in due periodi differenti e che nel tempo vennero sfruttati per diverse attività. Il primo utilizzo fu di tipo residenziale, infatti sono ancora oggi presenti resti di un ambiente riscaldato di cui ci sono pervenuti solo i grandi pilastri che sostenevano un pavimento, sotto al quale passava dell' aria calda per riscaldare le stanze. IN un secondo momento la villa assunse un utilizzo produttivo, sono infatti ancora visibili i magazzini e gli altri ambienti usati per la preparazione , l'essiccazione e lo stoccaggio di prodotti agricoli. In età Romana la villa era un edificio piuttosto grande che veniva usato come abitazione adibita all' agricoltura. La domus invece era un' abitazione urbana posta fuori dalla città. Il padrone inizialmente si recava alla villa esclusivamente per riposare; in seguito la villa divenne il centro della gestione delle attività produttive. La villa era divisa in tre parti: la PARS URBANA, destinata al padrone, la PARS RUSTICA dedicata a coloro che lavoravano nei campi, ma anche per il ricovero degli animali o per il deposito degli atrezzi, e infine la PARS FRUCTUARIA, riservata alla lavorazione&nbsp; e alla conservazione dei prodotti. La villa era autosufficente, infatti la sua produzione soddisfava le esigenze dei padroni e degli schiavi, ciò che avanzava veniva venduto; infatti proprio per questo le ville sorgevano vicino ai corsi d' acqua. La domus invece si apriva in un corridoio, detto vestibulum, che conduceva all' atrio ad un cortile interno attorno al quale si aprivano le camere da letto dove all' interno il letto era posizionato sopra un mosaico bianco e nero. L' atrium riusciva a dare luce alle camere grazie al complurium, un'apertura sul tetto. Nell' atrio si trovava invece l' altare dedicato agli Dei, protettori della casa e della famiglia, i Lari; inoltre, c'era anche una vasca ornamentale, l' impluvium.&nbsp; Lungo i corridoi, invece, potevano essere presenti statue, portici oppure sedie per i clientes (coloro che godevano della protezione del padrone di casa) che vi si siedevano in attesa di essere ricevuti. Dopo l' atrium c'era il tamblinum, una stanza utilizzata come studio e raramente come sala da pranzo, infatti quella principale si chiamava triclinium e vi ci si riuniva per mangiare con gli ospiti. Il tablinium era seguito peristylium, un giardino colonnato, tranquillo e silenzioso con aiuole, sentieri e, solitamente, anche una fontana. La cucina (culina) non aveva una collocazione precisa, ma veniva disposta dove c'era spazio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-12-18 09:54:21 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-03-08 14:16:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[La domus sorgeva in un ambiente umido]]></description>
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         <pubDate>2020-02-27 20:25:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/fabrizia_orsaria/wfh74sksw2xf/wish/1379446916</link>
         <description><![CDATA[Scopo: La villa nasce come azienda agricola e come residenza durante il 1 secolo, data la sua posizione strategica in quanto vicina a risorse naturali. Segue un periodo di abbandono, che terminerà più tardi con il suo ritorno alla funzione produttiva]]></description>
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         <pubDate>2021-04-03 13:00:20 UTC</pubDate>
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