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      <title>Artemisia Gentileschi by melanie</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-04-27 18:25:30 UTC</pubDate>
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         <title>Autoritratto come suonatrice di liuto</title>
         <author>melanie1999</author>
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         <description><![CDATA[<div>Autore: Artemisia Gentileschi</div><div>1615-1617 circa<br>Minneapolis, Curtis Gallery<br><br>In questo splendido autoritratto, <strong>Artemisia Gentileschi</strong> si raffigura nelle vesti di una <strong>suonatrice di liuto</strong>. L'artista si ritrae con un'espressione attenta e concentrata, intenta a seguire il ritmo della musica che sta suonando toccando le corde con le mani affusolate: per questo, il suo sguardo non incontra quello dell'osservatore. Il soggetto, una donna che suona il liuto, era frequente nella produzione dei pittori caravaggeschi, e gli strumenti musicali alludevano spesso ai piaceri e alla sensualità.<br>Le generose forme della ragazza sono avvolte da un abito di tessuto pregiato (e Artemisia indossa anche un <strong>turbante alla moda</strong>), riflesso dei gusti della <strong>corte medicea</strong> a inizio Seicento: è stato infatti ipotizzato (e l'ipotesi ha trovato il riscontro della maggior parte degli studiosi) che questo dipinto, oggi conservato presso la <strong>Curtis Gallery</strong> di <strong>Minneapolis</strong> negli Stati Uniti (che lo ha acquistato nel 1998 in un'asta da Sotheby's), che il dipinto vada riferito a una descrizione, contenuta in un inventario delle collezioni della villa medicea di Artimino redatto nel 1638, in cui si parla di un "ritratto della Artemisia di sua mano che suona il liuto". Alcuni pensano anche che sia stato commissionato dallo stesso granduca Cosimo II. A supporto dell'identificazione con il quadro descritto nell'inventario ci sono inoltre i tratti stilistici che sono del tutto simili a quelli delle altre opere realizzate da Artemisia durante il suo soggiorno a Firenze, durato dal 1614 al 1620.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-27 18:27:09 UTC</pubDate>
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         <title>Vita di Artemisia Gentileschi</title>
         <author>melanie1999</author>
         <link>https://padlet.com/melanie1999/wd494x586nwx/wish/168726494</link>
         <description><![CDATA[<div>Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1653) è stata una delle più importanti pittrici italiane. È considerata un’artista di <strong>scuola caravaggesca</strong>, per le sue pennellate che riprendono lo stile del grande Michelangelo Merisi.  Fin dalla più tenera età, Artemisia viene educata all’arte dal padre, il pittore toscano <strong>Orazio Gentileschi</strong>. È lui che le insegna a disegnare, a impastare i colori e a dare lucentezza ai dipinti: all’epoca infatti le donne non potevano frequentare alcuna scuola o bottega d’arte. Artemisia vive la sua giovinezza in un ambiente ricco di stimoli artistici come quello della Roma del XVII secolo, resa grande dall’arte barocca. Il padre, inoltre, pare fosse amico del <strong>Caravaggio, n</strong>on è escluso dunque che Artemisia conoscesse di persona il grande artista. Nel 1614 l’artista si trasferisce a <strong>Firenze</strong>, dove viene accolta presso Accademia delle Arti del Disegno, prima donna a ricevere questo “privilegio”. Negli anni fiorentini realizza alcune delle sue opere più celebri, che hanno come tema essenzialmente donne coraggiose, determinate e dedite al sacrificio come le <strong>eroine bibliche</strong>. Nel 1621 è ancora a Roma, per poi spostarsi a Venezia e Napoli, città presso cui si trasferirà definitivamente, fatta eccezione per una <strong>breve parentesi a Londra</strong> nel 1638.<br> Artemisia muore nel 1653, lasciando in eredità i suoi capolavori</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-27 18:28:54 UTC</pubDate>
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         <title>Artemisia Gentileschi: vita e opere in 10 punti</title>
         <author>melanie1999</author>
         <link>https://padlet.com/melanie1999/wd494x586nwx/wish/168729673</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-04-27 18:39:24 UTC</pubDate>
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         <title>Processo ad Agostino Tassi</title>
         <author>melanie1999</author>
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         <description><![CDATA[<div> Il processo ad Agostino Tassi per lo stupro di Artemisia Gentileschi fu intentato da Orazio Gentileschi alla fine del febbraio 1612 a Roma. Gentileschi era un pittore di origini pisane al tempo attivo a Roma, Tassi era un pittore paesaggista arrivato da poco in città, che collaborava con Orazio e frequentava abitualmente la sua casa. L'accusa è lo stupro, avvenuto almeno un anno prima, della figlia Artemisia Gentileschi, anche lei pittrice. La vicenda era stata taciuta per molto tempo; quando finalmente Gentileschi decide di sporgere denuncia, l'evento suscita numerose dicerie, tanto che in più occasioni il processo si trasforma in uno strumento di diffamazione di Artemisia, che viene vista con sospetto per aver taciuto per tanto tempo e che, quindi, viene ritenuta consenziente da gran parte dell'opinione pubblica. Il reato è ampiamente documentato dalle testimonianze raccolte al processo dell'anno successivo, iniziato nel marzo 1612 e durato sette mesi. Sotto giuramento, Artemisia sostenne di aver subito una violenza sessuale da parte di Tassi il 6 maggio 1611.  Dopo lo stupro in maggio, Tassi promise ad Artemisia di sposarla, e quest'ultima dovette credergli, ben conscia del fatto che il matrimonio fosse l'unico mezzo per riabilitarla nella società e per cancellare l'onta della violenza e l'"impurità" che da essa derivava. Tassi è descritto nelle fonti come un uomo ammaliante, di circa trent'anni al momento dello stupro: è plausibile che Artemisia avesse ormai riposto fiducia in lui, tanto più che egli ostacolava ogni suo legame con altri uomini. Nei mesi successivi il pittore, però, evitò accuratamente di farsi vedere in pubblico con la Gentileschi, e continuò gli incontri amorosi nell'intimità degli appartamenti di lei.  Alla fine del febbraio 1612 Orazio Gentileschi denunciò il collega Agostino Tassi per lo stupro della figlia, avvenuto a maggio del 1611. Il processo iniziò a marzo e si protrasse fino ad ottobre, concludendosi poi con la condanna di Tassi.  Una dubbia lettura dei critici dell'opera "Susanna e i vecchioni" della Gentileschi, che privilegiava la sua biografia rispetto alla qualità artistica, aveva voluto vedere nella Susanna una sorta di auto-rappresentazione della propria condizione di giovane donna quotidianamente insidiata da uomini lascivi. Il quadro precede lo stupro subito da Artemisia, ed è stata avanzata l'ipotesi che l'uomo con i capelli scuri (troppo giovane per essere chiamato "vecchione") si possa identificare con <strong>Agostino Tassi</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-27 18:43:07 UTC</pubDate>
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