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      <title>Essere riflessivi by Martina Sessa</title>
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      <description>Esploriamo il concetto di riflessività nel contesto di prossimità del lavoro professionale di assistente sociale</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-10-08 08:02:25 UTC</pubDate>
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         <title>Introduzione alle competenze trasversali </title>
         <author>martinasessafg004</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le competenze trasversali sono capacità che coinvolgono la riflessione, le relazioni sociali e le abilità cognitive, utili per affrontare situazioni complesse e risolvere problemi vari. Gli assistenti sociali devono acquisire sia competenze specialistiche che trasversali per aiutare in modo efficace. Le competenze specialistiche sono specifiche di un settore, mentre le competenze trasversali possono essere applicate in diverse situazioni. Queste ultime includono competenze etiche, creative, comunicative, riflessive, di gestione della diversità e dell'organizzazione. Valorizzare e promuovere le competenze trasversali nel servizio sociale è una sfida importante per la professione, in quanto consentono di affrontare meglio le mutevoli caratteristiche dei fenomeni sociali.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-08 08:43:16 UTC</pubDate>
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         <title>Cos&#39;è il pensiero riflessivo?</title>
         <author>martinasessafg004</author>
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         <description><![CDATA[<p><br></p><p>Il concetto di riflessività nel servizio sociale è stato introdotto da John Dewey, che evidenzia l'importanza della costante considerazione delle credenze personali nelle azioni praticate. Nella pratica del servizio sociale, la riflessività si manifesta attraverso la valutazione del rapporto tra pensiero e azione concreta nelle relazioni interpersonali complesse. È fondamentale evitare l'infantilizzazione o la svalutazione delle persone anziane nell'uso inappropriato dei nomi. La riflessività può assumere forme come la reflecting action e la reflection on action, utili per analizzare e comprendere le dinamiche dell'agire. Diventare professionisti riflessivi nel servizio sociale richiede competenze per valutare e migliorare costantemente le proprie azioni.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-08 08:58:25 UTC</pubDate>
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         <title>La teoria degli incidenti critici</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Gli incidenti critici sono momenti o episodi che interrompono la routine professionale e costringono a riflettere in profondità su quanto accaduto. Questi incidenti possono essere sia positivi che negativi, ma hanno in comune la capacità di scuotere le nostre certezze e far emergere dubbi, incertezze o nuovi punti di vista.</p><p>Nella pratica del lavoro sociale, gli incidenti critici possono rappresentare esperienze chiave che aiutano i professionisti a diventare più riflessivi e consapevoli. Quando un assistente sociale o un altro professionista incontra un evento inatteso, viene portato a riconsiderare i propri schemi di azione e di pensiero abituali. Questo processo è fondamentale per lo sviluppo della competenza riflessiva, poiché offre l’opportunità di apprendere dall’esperienza e migliorare il proprio approccio nel tempo.</p><p>Gli incidenti critici, quindi, non sono solo momenti di difficoltà, ma rappresentano un’occasione di crescita.</p><p><br></p><p>VERGNAUD (1996) definisce come la PRISE DE COSCIENCE permette di trasformare degli schemi di pensiero e di azione in operazioni riflessive, ciò significa che gli eventi critici creano per le persone delle situazioni di discordanza e che costringono a sperimentare nuovi metodi interpretativi e elaborati, quindi, permettono di vedere le situazioni con un occhio diverso da quello precedente.</p><p><br></p><p>Per TRIPP (1993) uno dei problemi principali dell’individuazione di un incidente critico, è riconoscerlo.</p><p>Gli incidenti o gli errori commessi da parte dei professionisti, non sono sempre riconosciuti e di conseguenza, esistono molti motivi per la quale non vengono palesati ad esempio la difficoltà nella discussione oppure l’incapacità cognitiva di assimilare le informazioni di un accadimento.</p><p><br></p><p>TENNANT (2013) ci vuole far capire che gli eventi provanti o traumatici possono offrire un’opportunità di trasformazione, ma non sono sufficienti da soli per attivare efficacemente il processo riflessivo. È necessario considerare anche altri elementi per gestire con successo questa riflessione.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-08 08:59:24 UTC</pubDate>
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         <title>Il gioco degli specchi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>II gioco degli specchi è la metafora del fatto che non può esserci la riflessione senza un</p><p>piano di resistenza e la conseguente rifrazione che apre la possibilità del distacco tra</p><p>osservante e oggetto/azione dell'osservazione. La tecnica dello specchio come fonte della riflessione sull'azione si esercita nel servizio sociale attraverso il confronto con un mentore (professionista esperto che ha il compito di aiutare la riflessione individuale e di gruppo) nell'ambito della supervisione professionale. Nella pratica però, la supervisione professionale paga una serie di limitazioni come la riduzione di risorse</p><p>destinate dagli enti a tale attività.</p><p>E' necessario elaborare una distinzione tra thick description: l'osservatore è in grado di interpretare i significati che gli individui attribuiscono ai comportamenti e thin description:l'osservatore non è in grado di cogliere il significato che gli individui attribuiscono ai comportamenti.</p><p>Per effettuare il cosiddetto "gioco degli specchi" è necessario esercitare un atteggiamento di"coraggiosa consapevolezza identitaria" che può essere definita come la presa d'atto della fallibilità della professione. Si potrebbe infatti affermare come riflettere implica trovare sempre il coraggio per guardare la propria immagine nello specchio</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-08 09:06:38 UTC</pubDate>
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         <title>Decostruire le categorie </title>
         <author>martinacuocci9</author>
         <link>https://padlet.com/martinasessafg004/wcn0m3f17wwtnmow/wish/3158863457</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>L’Habitus secondo Bourdieu e il Servizio Sociale</strong></p><p>Pierre Bourdieu definisce l'habitus come un insieme di disposizioni e abilità acquisite che influenzano le scelte degli individui, descrivendolo come il "principio non scelto di tutte le scelte". Nel contesto del servizio sociale, l’habitus dei professionisti è influenzato da modelli di lavoro, regole e procedure istituzionali. La burocrazia e il managerialismo influiscono in modo significativo su questo habitus, in particolare attraverso tre elementi: l’organizzazione e la valutazione standardizzata dei bisogni, la catalogazione delle prestazioni in base a risposte predefinite e la divisione del lavoro che porta a ridurre il tempo dedicato al contatto diretto con le persone.</p><p><strong>Categorizzazione e Riflessività</strong></p><p>La categorizzazione dei bisogni, come nel caso di Sergio, un giovane con disabilità, viene spesso inquadrata in cornici rigide. Questo approccio, pur facilitando un trattamento più uniforme, può ridurre la possibilità di comprendere le situazioni individuali in modo più profondo. Il rischio principale della categorizzazione è considerare le categorie come oggettive, ignorando la loro natura di costrutti sociali. Per evitare questo, è necessario decostruire le categorie e ampliare le cornici interpretative. La decostruzione, proposta dal filosofo Derrida, consente di smontare le semplificazioni della realtà, favorendo una riflessione più profonda sulle problematiche affrontate dai professionisti del servizio sociale.</p><p><strong>Riflessione tramite il Linguaggio</strong></p><p>Un modo per ampliare le cornici categoriali è attraverso l’uso del linguaggio. Le tecniche narrative possono rivelare aspetti della realtà che sfuggono a visioni troppo schematizzate, restituendo centralità alle esperienze vissute delle persone e promuovendo una comprensione più consapevole dei loro bisogni.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-08 09:38:09 UTC</pubDate>
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         <title>Interrogare il pensiero </title>
         <author>martinasessafg004</author>
         <link>https://padlet.com/martinasessafg004/wcn0m3f17wwtnmow/wish/3158991178</link>
         <description><![CDATA[<p>Per essere riflessivi è necessaria una buona "qualità della relazione tra pensiero ed azione", la quale non è l'esito di meccanismi spontanei della mente umana, ma è profondamente influenzata dal mondo attraverso il quale prende forma la riflessione.</p><p>Una strategia che puo favorire la capacità di analizzare riflessivamente gli accadimenti è il pensiero interrogante, porre domande tese a decostruire le certezze su cui si fonda la conoscenza tradizionale.</p><p>Per Socrate ogni forma di conoscenza deve essere sottoposta alla prova della confutazione, ponendo interrogativi mirati a mettere in discussione le considerazioni non argomentate.</p><p>Questa concezione della riflessività si avvicina al metodo pedagogico dell'AUTO-ESAME introdotto da Valverde, il quale considera la riflessività come l'esito di un processo continuo e intenzionale di auto-interrogazione rispetto a quesiti quali: che cosa ho fatto e per quali motivi? Sono consapevole di quali sono le conseguenze della mia azione? Ecc...</p><p>Allenarsi a porsi domande sul senso dell'agire permette di tenere vigile l'attenzione sugli obiettivi e sulle ragioni delle azioni.</p><p>A tal proposito; Schein paria del l'arte di fare domande, ovvero di una capacità che incorpora il principio dell'"umiltà" e ha solitamente due valenze: la prima si riferisce ad un soggetto che dispone di ridotte capacita, la seconda vede quest'ultima come una virtù essendo consapevoli dei propri limiti e agendo su questa consapevolezza.</p><p>Porsi domande non è segno di debolezza, ma al contrario, è sinonimo di maturità professionale e dovrebbe costituire la guida fondamentale del pensiero e dell'azione.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-08 11:14:27 UTC</pubDate>
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         <title>La conoscenza all&#39;opera </title>
         <author>martinasessafg004</author>
         <link>https://padlet.com/martinasessafg004/wcn0m3f17wwtnmow/wish/3162892054</link>
         <description><![CDATA[<p><br></p><p>La riflessività sfida la conoscenza, ma non può prescindere da essa. Questo è un paradosso poiché da un lato la riflessività non può essere basata sulla conoscenza stabile, dall’altro riflettere significa trasformare conoscenza</p><p>attraverso l’atto stesso del conoscere. A volte la riflessività si basa solo sul metodo riflessivo, ma se la conoscenza pregressa è fortemente limitata, inevitabilmente anche l’atto riflessivo può essere condizionato.</p><p>Secondo Thomas Kuhn. Ogni teoria di riferimento definisce indicazioni utili a identificare l’oggetto di osservazione, le domande da porre in relazione a determinati problemi il modo in cui tali domande vanno strutturate e come</p><p>vanno codificate le relative risposte. Per Kuhn le teorie sono come una “<strong>promessa di successo</strong>” nell’analisi di un fenomeno. Utilizzare teorie unitarie per riflettere sull’azione, costituisce un’antitesi di quello che dovrebbe essere</p><p>fatto per dare senso al pensiero riflessivo. Bisognerebbe valorizzare, invece, l’utilizzo in chiave interrogativa di molteplici schemi teorici per porre domande che forzano i confini cognitivi entro cui i problemi vengono</p><p>collocati.</p><p>Essere o meno riflessivi nel lavoro di servizio sociale può fare una grande diﬀerenza.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-10 11:01:50 UTC</pubDate>
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