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      <title>Percorso di Storia Classe II by AMIRANTE FRANCESCA</title>
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      <description>8 lezioni del primo quadrimestre </description>
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      <pubDate>2021-06-03 13:54:03 UTC</pubDate>
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         <title>Umanesimo</title>
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         <pubDate>2021-06-08 14:47:32 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2021-06-08 14:51:23 UTC</pubDate>
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         <title>Visione del Film </title>
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         <description><![CDATA[<div>Non ci resta che piangere </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-08 14:51:50 UTC</pubDate>
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         <title>attivita info E Media News Utilità Prenotazioni ContattiMuseo della carta e della filigranahome  la stampa  gutenbergla StampaGutenbergJohann Gensfleisch GutenbergLa paternità dell’invenzione della stampa, universalmente attribuita a Johann Gensfleisch Gutenberg sembra derivare non solo dall’unanime accordo degli scrittori dell’epoca, ma anche dall’analisi degli stessi frammenti superstiti degli stampati prodotti negli anni della sua attività.Fra questi, il più antico attualmente conosciuto sembra essere il “Frammento del Giudizio Universale”, così denominato per via del suo contenuto, e conservato nel Museo Gutenberg già dal 1902, dieci anni più tardi la sua scoperta a Magonza.L’analisi di alcuni dettagli quali la posizione della filigrana, unita alla conoscenza dell’intero poema, lasciano intendere che il libro a cui il frammento apparteneva fosse costituito da 74 pagine di 28 righe ciascuna. La sua pubblicazione viene fatta risalire agli anni compresi tra il 1444 e il 1447, immediatamente a ridosso del soggiorno a Strasburgo.Gli studiosi tedeschi hanno individuato tre distinte fasi evolutive dell’attività di Gutenberg: i caratteri del Donato di Parigi, quelli della Bibbia a 36 righe e quelli del Calendario Astronomico.Rispetto al “Frammento del Giudizio Universale”, risultano essere molto simili – da un punto di vista tecnico – quelli della “Grammatica latina” di Elio Donato, della quale vennero realizzate tre diverse edizioni, tutte su pergamena e tutte anteriori al 1458. Sono pochi i fogli superstiti giunti fino ai nostri giorni: quelli relativi alle prime due edizioni sono conservati a Berlino, mentre quelli della terza si trovano presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, e proprio da questi trae nome la tipologia dei caratteri.Per quanto attiene i caratteri del calendario astronomico, possiamo affermare con certezza che costituiscono la seconda variante dei “caratteri della Bibbia a 36 righe”: quest’ultima fu stampata a Magonza sicuramente prima del 1460.Il calendario astronomico consiste in una pergamena rinvenuta a Wiesbaden nel 1901. Le pagine purtroppo non riportano datazioni che possano far individuare facilmente il periodo di realizzazione. Tuttavia, è grazie alle indicazioni astronomiche che gli studiosi pensano possa riferirsi al 1458 e che sia stato stampato quindi a fine 1457. Una magistrale esecuzione tecnica, la quale testimonia una certa esperienza sia dell’incisore che del tipografo, attribuibile in quegli anni proprio e soltanto alla figura di Johann Gensfleisch Gutenberg.L&#39;INVENTORE DELLA STAMPA A CARATTERI MOBILIJohann Gensfleisch Gutenberg nacque a Magonza intorno al 1400. Appartenente a una famiglia benestante, a seguito di moti popolari delle classi più povere, fu costretto all’esilio e a trasferirsi a Strasburgo.Fonti storiche collocano il suo arrivo in città intorno al 1430, ed è proprio qui che Gutenberg inizia ad avvicinarsi alla possibile idea di un procedimento tipografico, così come testimoniano i verbali di un processo del 1439 che lo vide direttamente coinvolto per questioni ereditarie di uno dei due soci, prematuramente deceduto, con cui da qualche tempo aveva avviato un’attività.Non si conoscono quelli che furono gli sviluppi di detta società, ma ciò che è certo è che Gutenberg, scagionato da ogni accusa, proseguì nelle sue ricerche, fortemente incentivate tra l’altro da un prestito che egli ricevette nel 1441 dalla parrocchia di San Tommaso: è proprio questa l’ultima notizia che abbiamo del soggiorno in Francia.Gutenberg rientra in Germania: nel 1448, in seguito all’amnistia, lo ritroviamo a Magonza dove ottiene ulteriori prestiti per condurre i lavori. Nonostante questo tuttavia, i problemi non erano ancora finiti.Il 1455 infatti lo vede nuovamente protagonista di un secondo processo: Johann Fust, orafo e capitalista, pretese da Gutenberg non solo la totale restituzione delle somme di denaro anticipategli quale investimento nell’attività che egli stava svolgendo, ma addirittura impose il riconoscimento dei propri diritti sugli strumenti e macchinari costruiti grazie al ricavato del proprio prestito. A suo favore tra l’altro, testimoniò il genero e futuro consocio Peter Schoeffer. I due riuscirono ad ottenere il possesso di parte dell’attrezzatura e diventarono i tipografi più importanti di Magonza.Quanto a Gutenberg, cadde in un periodo di profonde difficoltà economiche: cercò di avviare autonomamente una nuova attività, una piccola impresa artigianale che però non riuscì mai a sollevarsi dalla crisi e a trovare la giusta via dello sviluppo.Di questa attività, così come della morte dello stesso Gutenberg avvenuta intorno al 1460, se ne può prendere atto grazie alla testimonianza di Konrad Humery che, tramite un documento datato 26 febbraio 1468, intende portare a conoscenza dell’arcivescovo Adolfo di Magonza di essere entrato in possesso di alcuni utensili dediti all’arte della stampa lasciatigli in eredità dall’inventore.</title>
         <author>francescaamirante</author>
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         <pubDate>2021-06-08 14:54:23 UTC</pubDate>
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         <title>Analizza le seguenti immagini e crea il collegamento con le 95 tesi di Lutero </title>
         <author>francescaamirante</author>
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         <description><![CDATA[<h1>La monarchia assoluta in Francia sotto Luigi XIV</h1><div>Con i precedenti governi di <strong>Enrico IV</strong>, <strong>Richelieu</strong> e di <strong>Mazzarino</strong>, in Francia era stato completato il processo di instaurazione della monarchia assoluta. La grande nobiltà venne convinta a desistere dai suoi tentativi di contendere al re il dominio dello Stato: per raggiungere questo risultato, già sotto il regno di Enrico IV, ai nobili vennero concesse cospicue pensioni e posizioni di rilievo all’interno del governo, nell’amministrazione dello Stato e nell’esercito. Questo processo venne portato a termine sotto il regno di <strong>Luigi XIV</strong>, il <strong>Re Sole</strong>. Sotto di lui, tutti i maggiori aristocratici di Francia vennero costretti a risiedere alla corte di Versailles, dove vivevano nel lusso più sfrenato, ammansiti con incarichi di vario genere. Si venne così a costituire un’aristocrazia di corte, che permise al re di poter controllare costantemente i nobili ed evitare le loro trame. Non conoscendo più limiti al proprio potere, il governo monarchico francese, assunse caratteri di dispotismo: mentre fino a quel momento la monarchia aveva avuto il merito di aver garantito l’unità della nazione, con l’ inizio del regno di Luigi XIV, essa si trasformò nello strumento che garantiva la protezione degli interessi della nobiltà. . Fu proprio sotto il Re Sole che ebbe inizio la decadenza della monarchia francese, che trovò il suo tragico epilogo circa un secolo dopo, con la <strong>Rivoluzione Francese</strong>. Alla morte del cardinale Mazzarino, Luigi XIV decise di volersi arrogare il titolo primo ministro di se stesso, <strong>L’Etat c’est moi</strong>, <strong>Lo Stato sono io</strong>, dichiarò in più di una occasione: durante la sua vita, egli sedette per molte ore al giorno al suo tavolo di lavoro, esaminando con notevole pignoleria tutte le pratiche riguardanti l’aministrazione dello Stato, con lo scopo di far prevalere su tutto il Paese la propria volontà dispotica. Ai suoi ordini lavoravano diversi consigli regi quali, ad esempio, il <strong>Consiglio supremo delle Finanze</strong> ed il <strong>Consiglio dei Dispacci</strong>, alle cui sedute partecipavano, oltre ai segretari di Stato ed i ministri, anche il sovrano in persona. Una posizione predominante rispetto agli altri ministri, venne ben presto raggiunta dal Controllore generale delle finanze, il ministro <strong>Colbert</strong>. I Ministri ed i Consigli dirigevano dall’alto l’intera amministrazione dello Stato, ed i risultati di questo tipo di amministrazione furono una sempre maggiore lentezza ed inefficenza nell’espletamento delle funzioni. I Parlamenti,che sotto Mazzarino avevano iniziato a mostrare delle velleità di rappresentanza politica, vennero totalmente esautorati e ridotti ad entità burocratiche, la cui attività era sottoposta al potere centrale; in particolare, il Parlamento di Parigi perse il diritto di trattenere gli editti regi senza registrarli e di elevare rimostranze contro di essi. Nelle province, le forze militari erano agli ordini di un governatore che aveva alle proprie dipendenze dei <strong>sénéchals</strong> e dei <strong>luogotenenti</strong>.I reparti militari erano formati da <strong>guardie di città</strong>, delle quali facevano parte anche i figli dei ricchi borghesi locali, dalla <strong>gendarmeria</strong>, e da piccole guarnigioni locali dell’esercito. La maggiore autorità della provincia era però costituita dagli intendenti regi, che avevano pieni poteri in materia fiscale, giudiziaria, di pubblica sicurezza, in materia amministrativa e anche militare: questi funzionari divennero quindi nelle province francesi dei piccoli despoti, potendo disporre dell’assoluto appoggio del governo centrale, del quale erano gli esecutori di ordini. Sottoposte all’autorità degli intendenti regi erano anche le municipalità cittadine, composte da un <strong>maire</strong>, sindaco, e da scabini, tutti uffici che non erano elettivi, ma bensì di nomina regia, oppure ottenuti per acquisto. Alla morte di ogni titolare, il Governo metteva infatti in vendita queste cariche a caro prezzo. Nelle campagne siera invece conservato l’antico ordinamento feudale, con duchi e conti che possedevano il territorio amministrandolo come feudo regio. Ogni ducato o contea, si suddivideva in baronie, ogni baronia in castellania, ogni castellania in feudi censuali. Questo tipodi gerarchia feudale si estendeva su circa neve decimi del territorio francese, mentre solo un decimo era occupato dalla libera proprietà privata. Pur avendo perduto la propria importanza politica, la gerarchia feudale conservata ancora i propri diritti giurisdizionali e tributari. Normalmente i feudatari non gestivano direttamente le terre di loro pertinenza, preferendo cederle ad affittuari, nobili, ecclesiastici o borghesi, ma molto spesso a dipendenti contadini suddivisi in due distinti categorie: gli <strong>affittuari</strong> ed i <strong>censier</strong>, dei vassalli che dovevano pagare un censo. Nella maggior parte dei casi si trattava di concessioni di lunga durata, che in molti casi divenne anche ereditaria, nel senso che alla morte dell’affittuario che aveva siglato l’accordo con il proprietario della terra, questo poteva essere rinnovato dai suoi successori. In quel periodo tuttavia, le condizioni dei contadini francesi erano alquanto misere: infatti essi, oltre al pagamento della pigione, dovevano rendere al loro signore innumerevoli servizi, ai quali andavano aggiunte le decime ecclesiastiche, le imposte statali che gravavano nella maggior parte su di loro, oltre ai debiti contratti con usurai locali o delle città. Il pagamento di tutti questi debiti, era garantito da una rendita costituita, corrispondente all’attuale ipoteca. La giustizia feudale provvedeva a tenere a freno i contadini, garantendo il pagamento di rendite e tributi. La miseria dei contadini francesi non permetteva loro di costituire una propria economia, ed in questo modo, la Francia, che pure era molto ricca di prodotti naturali, non offriva molte possibilità di sviluppo ad una florida borghesia industriale.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-08 15:05:38 UTC</pubDate>
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