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      <title> DOMANDE DI STORIA : 3M by Anna Bubici</title>
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      <description>RIEPILOGO</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-09-14 12:04:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>annabubi</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-09-14 12:04:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>annabubi</author>
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         <description><![CDATA[<div>RIEPILOGO DI STORIA: CLASSE 3L</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-14 12:04:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cristyterpin</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/124574956</link>
         <description><![CDATA[<div>domanda 29)<br>L'ORGANIZZAZIONE DELLA CURTIS<br><br>La curtis,grande tenuta agricola di proprietà del dominus, era divisa in pars dominica (dominicum)e pars massaricia (massaricium). Nella prima, riserva privata del signore, si trovavano:la dimora del signore; le capanne dei servi praebendarii (coloro che svolgevano i lavori)e tutti gli edifici necessari alla produzione agricola. La seconda parte era costituita dai mansi ovvero lotti di terreno concessi a contadini liberi o ai servi casati, all'inizio in cambio di un tributo in natura o in denaro e dal VII anche con il corvèes cioè prestazioni lavorative gratuite nella riserva del dominus.<a href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;ved=&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.slideshare.net%2Ftuttinfila%2Fla-crisi-dellimpero&amp;bvm=bv.133178914,d.d24&amp;psig=AFQjCNH949DBkXkSGAmvZu3fs51rcgo1jg&amp;ust=1474305014826904&amp;cad=rjt"><br><br><br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-18 17:05:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>teo_lazovic</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/124592756</link>
         <description><![CDATA[<div>LA CURTIS<br><br>La curtis, grande tenuta agricola di proprietà del dominus, era divisa in pars dominica (dominicum)e pars massaricia (massaricium). Nella prima, riserva privata del signore, si trovavano:la dimora del signore; le capanne dei servi praebendarii (coloro che svolgevano i lavori)e tutti gli edifici necessari alla produzione agricola. La seconda parte era costituita dai mansi ovvero lotti di terreno concessi a contadini liberi o ai servi casati, all'inizio in cambio di un tributo in natura o in denaro e dal VII anche con il corvèes cioè prestazioni lavorative gratuite nella riserva del dominus.<a href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=images&amp;cd=&amp;ved=&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.slideshare.net%2Ftuttinfila%2Fla-crisi-dellimpero&amp;bvm=bv.133178914,d.d24&amp;psig=AFQjCNH949DBkXkSGAmvZu3fs51rcgo1jg&amp;ust=1474305014826904&amp;cad=rjt"><br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-18 21:47:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>rabbit_dp_46</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/124804660</link>
         <description><![CDATA[<div>L’espansione araba inizia a formarsi durante l 'appello religioso del profeta Maometto nel 622 d.c.e ha evidenti riscontri nella contemporanea debolezza dei due grandi imperi che circondavano la penisola arabica, il bizantino ed il persiano.</div><div>�</div><div>Fra i successori di Maometto si distinsero due dinastie importanti: i califfi Omayyadi , che guidarono il nuovo impero dal 661 al 750d.c. e i califfi Abbasidi, che lo guidarono dal 750 al 1258 d.c. e spostarono la capitale da Damasco a Baghdad nell’odierno Iraq.</div><div>L’espansione avvenne attraverso tre grandi ondate intervallate da periodi di contrasti interni.</div><div><br></div><div>Il primo ciclo, detto dei califfi "ben diretti" , va dal 632 al 661 e vide come capi, eletti dai principali personaggi del paese, quattro immediati collaboratori di Maometto: Abu Bekr, Omar, Otman ed Al. Questi conquistarono con un modesto esercito di beduini, Siria, Egitto, Palestina, e una larga fascia del grande Impero Persiano (dalla Mesopotamia sino al Caucaso e ai confini con l'India).</div><div><br></div><div>Il secondo ciclo dell'avanzata musulmana avviene a capo dei califfi Omayyadi ,negli anni 661-750, è porta gli Arabi lungo a conquistare la parte settentrionale dell’Africa, la Spagna e la Valle dell’Indo.</div><div>Il terzo e ultimo ciclo riguarda l’avanzata degli arabi sotto gli Abbasidi, dal 750 al 1258 , in cui si spostano per il mediterraneo e conquistano la Sicilia, la Sardegna, le isole di Creta e le isole Baleari.</div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>capraramartini_maria</author>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <title></title>
         <author>koki2000</author>
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         <pubDate>2016-09-19 20:06:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Domanda 24: dalle persecuzioni cristiane alla politica nuova di Costantino<br>Nel IV secolo Diocleziano, l'imperatore dell'impero Romano d'Oriente, rafforza le sue autorità perseguitando coloro che non credevano nel potere divinizzato dell'imperatore. I cristiani che non erano più un'isolata minoranza ma avevano raggiunto molti strati sociali diventano il bersaglio preferito di Diocleziano, che non poteva tollerare organismi non sottoposti al suo diretto controllo. Scatenò quindi una violenta persecuzione contro di loro con quattro editti. Quando Diocleziano si ritira a vita privata inizia la guerra civile per il potere tra Costantino e Massenzio. Il primo vince grazie a un sogno premonitore che gli consiglia di convertirsi al cristianesimo e disegnare croci sugli scudi basando quindi il potere su Dio, per la prima volta nella storia. Nel 313 con l'editto di Milano emanato da Costantino ci fu libertà di culto. </div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-20 12:44:07 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>A causa delle continue incursioni delle popolazioni barbariche nei territori dell'impero romano, l'esercito romano diventa sempre più importante mentre il senato perde potere. Questo porta nel 235 d.C. a 50 anni di anarchia militare. Inoltre nell'impero si diffondono epidemie e c'è quindi un forte calo demografico. Nel 285 d.C. sale al potere Diocleziano che emana l'editto dei prezzi per cercare di sanare i problemi dell'impero. Dopo di lui sale al potere Costantino che emana l'editto di Milano. Nel 476, dopo un secolo di vaste immigrazioni barbariche, Odoacre depone sul trono Romolo Augustolo. Questa è la data con cui si fa coincidere la fine dell'impero romano d'occidente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-20 13:25:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La democrazia ateniese(V secolo a.C.) è la prima forma di governo democratico attestata nella storia. Imitato da altre città, il sistema ateniese prevedeva che un limitato numero di cittadini potesse proporre le proprie leggi e votare quello che preferiva. Non è da sottovalutare il ruolo del teatro e della satira politica come strumento di propaganda di influenza della pubblica opinione. Tra i principali leader che contribuirono allo sviluppo della democrazia ateniese si annoverano: Solone (594 a.C.), Clistene (508/7 a.C.) ed Efialte (462 a.C).Atene prima era una monarchia,poi una oligarchia.Nell' VIII secolo a.C. c'è un cambiamento e i poteri passano dal re a poche famiglie aristocratiche. Inoltre, tutti i cittadini maschi liberi fanno parte dell'ecclesia, un'assemblea che ha poco valore. Alla fine del VII secolo a.C., il legislatore Dracone scrive le prime leggi scritte per limitare il potere delle grandi famiglie aristocratiche. Invece, nel 594 a.C., il legislatore Solone scrive nuove leggi per risolvere i problemi politici di Atene,esso vuole abolire la schiavitù e divide la popolazione in quattro classi sulla base della ricchezza. Nella metà del VI secolo a.C. il tiranno Pisistrato prende il potere e crea nuove flotte e costruisce nuovi templi. Nella democrazia di Atene tutti i cittadini maschi e adulti hanno uguali diritti. Solo chi è nato ad Atene può essere cittadino: donne,schiavi e stranieri non posso partecipare alla vita politica. Inoltre,solo pochi cittadini ricchi partecipavano all'assemblea.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-20 13:53:54 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cristyterpin</author>
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         <description><![CDATA[<div>curtis mappa concettuale</div>]]></description>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>DOMANDA 15: LE MAGISTRATURE NELL'ANTICA ROMA</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-09-20 15:06:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>mappa concettuale caduta dell'impero romano d'occidente</div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>reby_fuser33</author>
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         <description><![CDATA[<div>Galletto Emma, Zanotti Francesca, Fuser Rebecca e Sozio Davide.<br><br>Roma cercò di impedire la penetrazione delle popolazioni barbare trincerandosi dietro il limes, cioè la linea continua di fortificazioni estesa tra il Reno e il Danubio. Per i romani i popoli barbari erano soprattutto quelli dell'Europa occidentale e settentrionale: i Galli e i Germani, i popoli stanziati nel nord Africa e nel vicino Oriente. I Germani, con cui Roma si scontrò molto spesso, divennero la maggior minaccia da contenere. L'imperatore romano Adriano (117-138) per scoraggiare la pressione dei popoli barbari che si affacciavano minacciosi sulle frontiere del dominio romano, fece consolidare i confini imperiali con una serie di fortificazioni, trincee, bastioni, muraglie sorvegliate da soldati dell'Impero. La costruzione del limes lungo il confine renano-danubiano serviva a prevenire una possibile invasione dei popoli germanici. Un'analoga situazione si verificò anche in Britannia, dove Adriano fece erigere il famoso Vallo, una linea di mura fortificate lunga 120km che segnava il confine con la Caledonia e serviva a proteggere i domini romani dalle popolazioni celtiche. Con la creazione del limes romano si manifestò l'intenzione dei principi romani di voler mantenere i territori acquisiti nel corso dei secoli e non un ulteriore desiderio di espansione.<br><br></div>]]></description>
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         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>domanda numero 17: l' espansionismo nell' antica Roma</div>]]></description>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Guerre Puniche</div>]]></description>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Conquiste romane in Italia</div>]]></description>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>mappa concettuale di Atene </div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>koki2000</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-11-11 20:17:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>emmagalletto</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-11-11 20:23:28 UTC</pubDate>
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         <title>GLI SCALIGERI (Matilde Mosele)</title>
         <author>matildemosele</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/137192883</link>
         <description><![CDATA[<div>La famiglia <strong>della Scala</strong> o <strong>famiglia scaligera</strong> fu una dinastia che governò sulla città di Verona per centoventicinque anni, dal 1262 al 1387.<br>Fu con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mastino_I_della_Scala">Mastino</a> che la città veneta passò da Comune a Signoria.Il primo di cui si hanno notizie certe è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arduino_della_Scala">Arduino della Scala</a> che si dichiara di origine "latina" in un documento del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1180">1180</a>.Da Arduino, vennero un Leonardino, un Balduino ed il di lui figlio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jacopino_della_Scala">Giacomino</a>,considerato il capostipite dei successivi Signori di Verona.<br>Il maggiore esponente del popolo veronese era in quel periodo la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Domus_mercatorum"><em>Domus mercatorum</em></a>, un corporazione dei mercanti veronesi. Le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corporazioni_delle_arti_e_mestieri">Arti</a> detenevano in sostanza il potere nella città tramite i <em>gastaldioni </em>che eleggevano un proprio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Podest%C3%A0_(medioevo)">podestà</a>, denominato <em>capitano e rettore di gastialdoni dei Mestieri e di tutto il popolo</em>, e una parte del <em>consiglio Maggiore</em>. Le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corporazioni_delle_arti_e_mestieri">Arti</a> eleggevano tredici <em>anziani </em>detto anche <em>consiglio dei Cinquecento.</em><br>Il potere quindi era soprattutto in mano ai capi delle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corporazioni_delle_arti_e_mestieri">Arti</a>, mentre i feudatari non avevano alcun potere, poiché esclusi per statuto da tutte le cariche. Proprio per il grande potere che aveva la classe mercantile, di cui erano importanti esponenti gli scaligeri, fu facilitato l'accentramento del potere nelle mani della famiglia.<br><br></div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-13 14:41:37 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>FAMIGLIA DELLA SCALA A VERONA<br>Selene Giari </div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-14 22:54:13 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Organi di governo a Verona (Sofia Sabaini)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il maggiore esponente del popolo di Verona era la Domus mercatorum (corporazione di mercanti veronesi). Le Arti avevano potere nella città grazie ai gastialdoni (capi delle Arti), che eleggevano un podestà, capitano dei gastialdoni e di tutto il popolo, tranne del consiglio Maggiore. I gastialdoni si riunivano e emanavano leggi utili al Comune secondo gli statuti cittadini; il podestà presentava al consiglio Maggiore le deliberazioni dei capi delle Arti. Le Arti eleggevano 13 anziani, i quali con i sapienti facevano parte del consiglio Maggiore o consiglio dei Cinquecento. Il podestà aveva obbligo di riformare il consiglio; esso era straniero, e a lui competeva potere esecutivo, mentre quello giudiziario era dei giudici e dei consoli, e il potere legislativo era affidato al Consiglio Maggiore. I feudatari non avevano potere, perché esclusi da tutte le cariche. Grazie al potere che aveva la classe mercantile, tra cui gli Scaligeri, fu facile riunire il potere nelle mani della Famiglia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-19 15:49:42 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>GLI SCALIGERI(Rebecca Fuser)   La famiglia della Scala, detta anche degli Scaligeri fu una ricca e potente dinastia che governò sulla città di Verona e gran parte del Veneto per centoventicinque anni, ininterrottamente dal 1262 al 1387. Fu con Mastino 1° (1262-1277) della Scala che la città veneta iniziò il passaggio da comune a signoria. Con Mastino della Scala la città raggiunse un notevole stato di benessere. Alla sua morte prese il potere il fratello Alberto (morirà nel 1301), che fu il vero artefice del consolidamento del potere scaligero a Verona. Con Cangrande (1298-1329) della Scala, figlio di Alberto, la signoria raggiunse l&#39;apice della sua fama e importanza. Cangrande fu per vent&#39;anni un signore illuminato e rispettato, nella cui reggia ospitò scienziati, poeti e artisti tra cui Dante. Cangrande morirà nel 1329 e poiché non ebbe discendenti diretti, il potere passó a suo nipote Mastino 2° della Scala. Fu con Mastino 2° il periodo della massima espansione della signoria scaligera ed anche l&#39;inizio della sua fine: si arrivò ad un forte ridimensionamento territoriale, ma vennero eretti anche Castelvecchio, il Ponte Scaligero e le Arche. </title>
         <author>reby_fuser33</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/138924739</link>
         <description><![CDATA[<div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 11:56:33 UTC</pubDate>
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         <title>SVILUPPO URBANISTICO NELLA VERONA ME (Davide Pegorari)</title>
         <author>rabbit_dp_46</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/138931663</link>
         <description><![CDATA[<div>Lo sviluppo urbanistico si può suddividere in tre principali fasi temporali:&nbsp;<br>-Regno di Teodorico (1)<br>-Periodo Comunale (2)<br>-Periodo Scaligero (3)<br>Durante il regno di Teodorico, dal 493 al 506, vennero completate le mura che servivano a rafforzare e proteggere la zona attorno al colle di San Pietro. Oltre alle mura, Teodorico fece costruire nella città delle terme,un acquedotto Romano e alcuni palazzi. Nonostante ciò, durante l'Alto Medioevo, le dimensioni della città simasero abbastanza le stesse fino al Mille.&nbsp;<br>Dopo l'anno Mille la cittá si ingrandisce e si ha la necessitá di aumentare le cinte murarie per gli edifici nati fuori dalle mura di Teodorico. Con la piena del 1239 vennero però distrutte le cinte murarie attorno all Adige ma con il Ghibellino Ezzelino da Romano vengono costruite nuove Mure più robuste.<br>Con gli Scaligeri Verona,che si era di nuovo ingrandita, ha la necessità ancora una volta di allargare le cinte murarie dalla zona dell'Isolo alla attuale Veronetta.&nbsp;<br>Tutto ciò avviene grazie a Alberto I della Scala. Cangrande, suo successore provvederà invece ad eliminare molte torri e alla costruzione di Castelvecchio e ponte Scaligero.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 14:04:35 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Gli scaligeri (Alexandrina Crovnicov</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/138932920</link>
         <description><![CDATA[<div>La famiglia scaligera governa su Verona per 125 anni, dal 1262 al 1387.</div><div>Il primo della scala è Arduini a cui succede il figlio Mastino che attenuò i contrasti civili. La città raggiunse un notevole stato di benessere che durò fino alla morte di Mastino nel 1277 per mano dei Guelfi. Gli succede il fratello Alberto con il quale si ha l'effettivo passaggio dal Comune alla Signoria. Alla sua morte sale al potere il figlio Cangrande che divenne signore di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Belluno, Feltre, Monselice, Bassano, oltre che vicario imperiale di Mantova e capi ghibellino italiano. Muore a 38 anni e lascia il potere al nipote Mastino II che con suo fratello infastidisce Venezia. Grazie alla pace del 1339 Mastino II salva la signoria e suo fratello. Gli scaligeri diventano sempre meno potenti ma allo stesso momento costruiscono i monumenti che più lì ricorderanno. Mastino II muore nel 1351 e lascia il potere al figlio Antonio contro cui si forma una lega che segna la fine della Signoria scaligera. Antonio si ritira a Venezia e muore nel 1388. I componenti della famiglia scaligera finiscono così in Baviera con il nome "Von Der Leiter" mentre alcuni vanno in Sicilia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 14:23:16 UTC</pubDate>
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         <title>Cristiana Terpin</title>
         <author>cristyterpin</author>
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         <pubDate>2016-11-20 16:14:43 UTC</pubDate>
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         <title>PALAZZO DELLA RAGIONE</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 18:00:13 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>PALAZZO DELLA RAGIONE (centro politico della Verona medievale) - Giulio Marinelli -</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 18:00:14 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>MASSIMA ESPNSIONE ECONOMICA (kamil balan</title>
         <author>kamilbalan0</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Cangrande della Scala fu signore illuminato e rispettato, ospitò per il secondo periodo Dante, esiliato da Firenze, nella reggia fatta allestire apposta per i grandi rifugiati politici, gli scienziati, i poeti e gli artisti di talento che coprì generosamente di denaro e doni. A Cangrande Dante dedicò una menzione d'onore nel canto XVII del Paradiso nella Divina Commedia: Dante sperava che questo principe valoroso e potente potesse realizzare l'unificazione italiana dal poeta vagheggiata.<br></em><br></div><div><em>Fu allora che Padova fece lega con i Sambonifacio, Treviso e Aquileia, che firmarono una pace nel 1314. Già l'anno successivo, però, Padova invase Vicenza: Cangrande allora con un contingente di cavalieri partì alla volta della città, dove mise in fuga il nemico e catturò il Carrara. Il prigioniero venne trattato come un ospite sino alla pace del 1315. Nel 1318, a Soncino, Cangrande venne addirittura nominato generale della Lega Ghibellina.<br></em><br></div><div><em>Nel 1325 Cangrande venne colpito da una grave malattia e si sparse la voce che fosse morto: Federico della Scala allora si fece eleggere principe, ma alla sua guarigione Cangrande bandì lui e la sua famiglia, oltre alle altre famiglie che parteciparono al complotto (compresi i Montecchi).<br></em><br></div><div><em>Nel 1328 un legato pontificio indisse una crociata contro di lui (con un'accusa di eresia), a cui risposero numerose città guelfe che vennero però sconfitte. Cangrande riuscì quindi a consolidare il dominio di Padova e mise d'assedio Treviso, che poco dopo si arrese: divenne quindi signore di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Belluno, Feltre, Monselice, Bassano, oltre che vicario imperiale di Mantova e capo ghibellino italiano. Cangrande però morì a soli 38 anni, battuto da una malattia presa bevendo da una fonte fredda. La prematura e inaspettata morte di Cangrande della Scala lasciò la Signoria senza discendenti diretti (ebbe solo figlie femmine, oltre che maschi illegittimi) e il potere venne preso dal nipote Mastino II della Scala che allargò la signoria fino a Pontremoli e sul Mar Tirreno.<br></em><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 19:53:45 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>SVILUPPO URBANO VERONA MEDIEVALE(Delia Iosub)</title>
         <author>deliapop158</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/138959938</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 20:20:10 UTC</pubDate>
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         <title>Gli Scaligeri- Lazović Teodora</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Agli inizi del Xlll secolo il capofamiglia era Jacopino della Scala (figlio di Balduino)- abile politico, divenne vicario imperiale di Castiglia e podestà di Cerea (morto nel 1215), fu padre di Mastino l, Alberto e Manfredo della Scala. <br>Mastino l nel 1262, divenne capitano del popolo e si attivò per attenuare i forti contrasti in città che coinvolgevano varie frazioni e famiglie; estese i domini veronesi su Lonigo, Montecchio e Montebello. Gli successe il fratello Alberto della Scala (podestà di Mantova)- da lui si ebbe il passaggio dalla città da libero comune a signoria. Morì nel 1301 lasciando tre figli: Bartolomeo, Alboino e Canfrancesco (detto Cangrande). Alboino e Cangrande nel 1310 furono nominati vicari imperiali di Enrico Vll. Cangrande divenne generale della lega ghibellina, signore di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Belluno, Feltre, Monselice, Bassano e Mantova (morì nel 1329). Il potere passò al nipote Mastino ll, il quale divenne capitano generale della lega formata da Scaligeri, Estensi, Gonzaga e Visconti contro il re di Boemia. Questo fu il momento della massima espansione per la signoria scaligera e anche l'inizio della sua fine. Nel 1337 Mastino ll riuscì a salvare la signoria e il fratello. Nel 1351 la signoria passò a Cangrande ll, Cansignorio e Paolo Alboino.<br>Gian Galeazzo Visconti guidò la città ma alla sua morte i Carraresi si impadronirono del potere, i quali però vennero cacciati. Gli Scaligeri si trasferirono in Germania traducendo il loro nome in "Von der Leiter". In Germania ebbero un ruolo importante nella vita della corte imperiale. Si estinsero nel XVl secolo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-20 22:15:14 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title></title>
         <author>francizanotti00</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/139408926</link>
         <description><![CDATA[<div>GLI SCALIGERI&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Zanotti Francesca</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-11-22 16:40:53 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>COMMENTO AL LIBRO &quot;I SOMMERSI E I SALVATI&quot;    </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/149129930</link>
         <description><![CDATA[<div>Il libro di Primo Levi “I Sommersi e i Salvati” è un saggio che espone in modo, se si può ritenere così ,crudele la realtà dei fatti visti da un testimone che si può considerare dalla parte dei salvati grazie alla fortuna.</div><div>Nei vari capitoli si capisce la tristezza, la vergogna e la sofferenza dell’autore che nonostante il passare degli anni vive ancora queste emozioni nate nei campi di concentramento e mai abbandonate ed è per questo motivo che pochi anni più avanti darà fine alle sue sofferenze in modo estreno, uccidendosi.<br>Al tal proposito voglio fare riferimento a una citazione del libro nel capitolo III sulla vergogna a pg.50 in cui Levi fa anche esso riferimento a un altro libro che egli ha evidentemente letto, di cui vengono riportate poche ma significative frasi che anche l'autore si porrá spesso  in maniera simile negli anni avvenire:<br>"Come ho potuto sopravvivere ad Auschwitz? Il mio principio é: per prima , per seconda e per terza vengo io.Poi più niente. Poi io di nuovo; e poi tutti gli altri.</div><div>Un’altra preoccupazione di Levi che emerge da questo racconto è la paura che tutti questi avvenimenti diventino semplici e banali storie ripetute così tante volte da diventare ai giorni d’oggi quasi noiose e prese alla leggera.<br>La sua preoccuoazione é corretta ed é per lo stesso motivo che tuttgli gli anni ricordiamo ciò che addade in quegli orribili posti grazie all idea di un folle didattore come Hitler.<br>Pultroppo , nonostante tutti gli scritti prodotti da Levi e altri sopravissuti , ci sono ancora persone che ritengono noioso e inutile ricordare.<br>Altri invece cercano di minizzare l'accaduto o cercano di mantanere in vita alcuni dei valori dei movimenti nazisti e fascisti.</div><div>Dobbiamo invece capire che tutto quello che viene fatto su questi argomenti serve come lezione perché tutto ciò non si ripeta.</div><div>Sembra banale ormai ma è importante.<br><br><br>DAVIDE PEGORARI&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-24 18:52:32 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Commento al libro &quot;I sommersi e i salvati.&quot; •Teodora Lazović•</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/149180082</link>
         <description><![CDATA[<div>Levi in questo libro parla dei sommersi ovvero quelli che non sono riusciti a sopravvivere ei salvati quelli che sono riusciti a tornare alla loro vita dopo i campi di concentramento. Parla dei limiti disumani che i prigionieri hanno dovuto affrontare e della vergogna che si porta con se per essere sopravvissuto e l'orgoglio nello stesso tempo per aver portato delle testimonianze scrivendo. Essendo un testimone dei lager e ciò che avveniva all'interno, Levi ci descrive la realtà che ha dovuto affrontare, una realtà crudele che poneva fine a vite di persone senza aver commesso nulla di sbagliato. <br>Libri come questo ci aiutano a pensare e riflettere e cosa più importante, non ripetere fatti cosi gravi.<br>CITAZIONE: <em>Non ho quasi mai avuto tempo da dedicare alla morte; avevo ben altro a cui pensare, a trovare un po’ di pane, a scansare il lavoro massacrante, a rappezzarmi le scarpe, a rubare una scopa, a interpretare i segni e i visi intorno a me.<br>Gli scopi della vita sono la difesa ottima contro la morte: non solo in Lager.<br>Questa citazione ci fa capire in modo molto chiaro quanto fosse difficile la vita nei lager e quanto si dovesse essere egoisti per sopravvivere, non tenendo conto degli altri. Involontariamente si perdevano tutti i valori acquisiti nel corso della vita riducendosi ad uno stato quasi animale. </em></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-24 21:27:44 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Commento al libro &quot;i sommersi e i salvati&quot;. •Alexandrina Crovnicov</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/149193423</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<br>“I sommersi e i salvati” non è il racconto di una storia o un’autobiografia. È un saggio che analizza la realtà dei campi di concentramento e tratta diversi concetti di quel mondo è di quella orribile realtà: la differenziazione dei prigionieri, la vergogna dei carnefici, le violenze inutili e gratuite degli oppressori o l’impossibilità di concepire il suicidio all’interno del campo. Ogni capitolo si occupa di un aspetto specifico, analizzando scrupolosamente i comportamenti dei tormentati e dei tormentatori, non assumendo il ruolo della vittima ma del testimone diretto, che vuole raccontare le atrocità subite, viste e vissute. L’analisi di Levi è lucida e attenta, frutto di anni di riflessione e di una maturità conseguita con sofferenza, anche attraverso la divulgazione della sua storia.<br>CITAZIONE:  &lt;&lt;Quanto più è dura l'oppressioni, tanto è più diffusa tra gli oppressi la disponibilità a collaborare con il potere&gt;&gt;, questa citazione del libro di Primo Levi rende molto l'idea di come nei lager anche gli oppressi cioè gli ebrei fossero disposti a collaborare con il potere è quindi con la parte "cattiva". Gli ebrei perdevano tutti i loro valori e quindi diventavano egoisti. Questo era uno degli obiettivi dei nazisti: far vedere agli altri come gli ebrei si comportassero da animali, nonostante fossero loro a ridurli in questo stato.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-24 22:56:48 UTC</pubDate>
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         <title>COMMENTO LIBRO &quot;I SOMMERSI E I SALVATI&quot;     </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/149301956</link>
         <description><![CDATA[<div>Il libro "i sommersi e i salvati" espone in modo netto ed esplicito i pensieri e gli ideali dell'autore che portano il lettore a capire idee ed &nbsp; immagini del passato che al giorno d'oggi possono essere definiti estremi e che possono essere interpretati come oltraggiosi&nbsp; verso gli esseri umani .<br>&nbsp;Ad esempio, i pensieri dei detenuti nei campi di concentramento durante l'età hilteriana vengono esplorati e analizzati (capitolo La vergogna) fino ad arrivare ad un analisi psicologica ed introspettiva dell'autore che riporta i propri sentimenti senza trascurare sensazioni di angoscia e pentimento provati da lui stesso o da conoscenti durante il tempo di prigionia e quello posteriore ad essa.<br>&nbsp;In questo libro vengono esaminate tematiche di tipo storico-scientifico; vengono studiati i rapporti tra oppressori e oppressi, l' annullazione della personalità di un individuo e infine la creazione di un mostro (interpretato come oppressore fisico e psichico). <br>Questo libro è un saggio che invita e aiuta a ricostruire il pensiero di un uomo che ha lo scopo di informare le persone di ciò che è avvenuto e non dovrebbe più ripetersi.<br><br><strong>CITAZIONE</strong>&nbsp;<br>''I salvati del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l'esatto contrario. Sopravvivevano i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della ''zona grigia'', le spie. non era una regola certa (non c'erano, nè ci sono nelle cose umane, regole certe), ma era pure una regola. Mi sentivo si innocente, ma intruppato fra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti; i migliori sono morti tutti.'' &nbsp;<br>Questa citazione rappresenta l'idea dell'autore a riguardo di chi è sopravvissuto ai Lager, le persone migliori sono morte e i sopravvissuti sono quelle che hanno utilizzato diversi metodi per sopravvivere anche quelli&nbsp; che potrebbero aver causato la morte ('' ... un sospetto: che ognuno sia il Caino di suo fratello,che ognuno di noi&nbsp;<br>[...] abbia soppiantato il suo prossimo, e viva in sua vece.'').<br> I sopravvissuti cercano una giustificazione che possa sollevare loro il peso dell'essere sopravvissuti senza sentirsi colpevoli della morte delle altre persone delle quali secondo Levi alcuni erano colpevoli e altri erano innocenti.&nbsp;<br>&nbsp;<br>Zanotti Francesca&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-25 13:44:36 UTC</pubDate>
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         <title>Commento &quot;I sommersi e i salvati&quot; - Sofia Sabaini</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/150511567</link>
         <description><![CDATA[<div>"I sommersi e i salvati" è un saggio di Primo Levi che racconta l'importanza della testimonianza e ne ravviva la memoria, per paura che questo venga dimenticato. <br>Il titolo si riferisce alle due diverse categorie dei campi di concentramento:  i sommersi sono quelli che non hanno resistito, che non si sono adattati; mentre i salvati sono coloro che sono stati capaci di adattarsi, capendo il Sistema, coloro che nonhanno seguitole regole, i privilegiati, i peggiori.<br>Primo Levi parla del senso di colpa di essere sopravvissuti, ingannando gli altri e diventando animali, facendo saltare tutti i valori umani.<br>L'importante era salvare se stessi, non pensare agli altri.<br>Levi prova una grande vergogna, a cui dedica un saggio; lo scrittore spiega che questo senso di vergogna deriva dal non aver aiutato gli altri, di non aver fatto nulla contro il Sistema, eliminando il codice morale civile e dalla vergogna del mondo; sostenendo che i veri testimoni sono coloro che non possono testimoniare.<br>Citazioni "La vergogna":<br>-"Hai verogna perchè sei vivo al posto di un altro? Ed in specie, di un uomo più generoso, più sensibile, più savio, più utile, più degno di vivere di te? Non lo puoi escludere: ti esamini, passi in rassegna i tuoi ricordi, sperando di ritrovarli tutti, e che nessuno di loro si sia mascherato o travestito; no, non trovi trasgressioni palesi, non hai soppiantato nessuno, non hai picchiato (ma ne avresti avuto la forza?), non hai accetato cariche (ma non ti sono state offerte...), non hai rubato il pane di nessuno; tuttavia non lo puoi escludere."<br>Questo pensiero di Levi mi è rimasto molto impresso, si chiede perchè dovrebbe provare vergogna, ci ragiona ma, alla fine, anche se non trova trasgressioni  da parte sua non esclude il fatto di aver rubato la vita di un altro uomo.<br>-"Mi disse che l'essere io sopravvissuto non poteva essere stata opera del caso, di un accumularsi di circostanze fortunate (come sostenevo e tutt'ora sostengo io), bensì della provvidenza." poi aggiunge: "Questa opinione mi parve mostruosa. Mi dolse come quando si tocca un nervo scoperto, e ravvivò il dubbio di cui dicevo prima: potrei essere vivo al posto di un altro, a spese di un altro; potrei avere soppiantato, cioè di fatto ucciso. I "salvati" del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l'esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della "zona grigia", le spie."<br>Da questa frase si riesce a percepire la sofferenza e la disperazione  dello scrittore, la paura di aver ucciso qualcuno e di avergli "rubato" la vita.<br>Per far capire meglio aggiungo un'altra citazione che miha stupito:<br>-"Mi sentivo sì innocente, ma intruppato fra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti."<br>Levi pensa di essere sopravvissuto perchè si era adattato al campo di concentramento,con l'inganno e senza seguire le regole.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 13:35:24 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;I sommersi e i salvati&quot; -Alice Venturini-</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/150514549</link>
         <description><![CDATA[<div>Il libro "i sommersi e i salvati" è un saggio scritto da Primo levi, il quale ci porta la sua testimonianza di ciò che ha vissuto in un campo di concentramento.<br>Il capitolo preso in questione, con il titolo "la vergogna", tratta del problema di come i salvati abbiano vissuto questa condizione con profondo senso di colpa anziché di liberazione.<br>Levi spiega che durante la prigionia l'unico pensiero dei detenuti era quello di rimanere vivi senza preoccuparsi degli altri. Sopportavano angherie di ogni genere perchè il loro valore morale era molto basso. Una volta liberati venivano travolti dal pensiero che avrebbero dovuto ritornare a vivere, quindi erano in pena per la famiglia dispersa e nello stesso momento provavano sensi di colpa per tutte quelle persone che sono morte e tanti di questi sceglieranno la via del suicidio<br>-CITAZIONE<br>«Il suicidio è dell'uomo e non dell'animale, è cioè un atto meditato, una scelta non istintiva, non naturale; ed in Lager c'erano poche occasioni di scegliere, si viveva appunto come gli animali asserviti, che a volte si lasciano morire, ma non si uccidono.»<br><br>Mi ha colpito questa frase perché rende l'idea di come il lager abbia trasformato queste persone.&nbsp;Verrebbe spontaneo pensare che i suicidi sarebbero dovuti avvenire all'interno dei lager invece la loro condizione li ha resi come le bestie, le quali non si suicidano, ma muoiono lentamente. Dopo la liberazione i sopravvisuti sono ritornati a pensare da esseri umani e a quel punto molti hanno preso la via del suicidio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 13:43:26 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;I sommersi e i salvati&quot; Cristiana Terpin</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/150662538</link>
         <description><![CDATA[<div>In questo libro Primo Levi espone l'importanza&nbsp; del tema dell'olocausto, ma non lo affronta come siamo soliti a sentire ed a leggere bensì si pone molte domande alle quali cerca di dare risposte fondendo dati storici, fonti esterne, e anche la sua diretta esperienza(memoria). La memoria viene considerata da lui stesso&lt;&lt;meravigliosa ma fallace &gt;&gt; in quanto quello da lui riferito è si vero ma pur sempre soggetto, col tempo, involontariamente a mutamenti, accrescendosi, inglobando dettagli proveniente da altre fonti. Alcune delle riflessioni compiute da Levi, alle quali egli dedica ad ognuna un capitolo, sono per esempio il perché all'interno dei lager i sodderkommandor (gli ebrei scelti per far sì lavori "sporchi") ma anche coloro che definisce i prigionieri privilegiati invece di aiutare i loro compagni peggioravano la loro situazione.Levi parla di questo argomento in tutto il secondo capitolo"LA ZONA GRIGIA" senza però condannare o meno questi privilegiati. Forse perché essendo sopravvissuto pensa di essere anche lui come loro? Forse perché, anche lui, all'interno dei lager si è dovuto adattare alla "nuova" morale che vigeva in quei luoghi infernali dove bisogna pensare prima a te stesso e poi agli altri se volevi sopravvivere. Un passo che mi ha molto colpito è tratto dal testo e può essere collegato a questo sentimento di autocolpevolezza che Levi prova è che si unisce a quel senso di vergogna che è sempre presente nei sopravvissuti è che continuamente li tormenta; "Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. E' questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco, leggendo le memorie altrui, e rileggendo le mie a distanza di anni. Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo."Altro pensiero che gira spesso nella testa di Levi ma anche di molti altri è: come mai i tedeschi compievano tutta quella sorta di violenza inutile? Mirata solo a depravare quelli che per loro non erano neanche umani ma animali. Forse perché il loro scopo non era solo sterminarmi, ucciderli subito, prima di fare ciò non renderli più persone bensì animali, privi di dignità, di un proprio nome ai quali sarà associato solamente un codice e i quali a causa di questo si ridurranno a ciò. Riguardo a questo Levi ne parla molto bene nel capitolo IV "VIOLENZA INUTILE". Un altro tema di cui parla molto è la vergogna( CAP. III). Lo scrittore dice che molti, compresso lui, hanno provato vergogna sia durante che dopo la prigionia; questo sentimento non era percepito come lo intendiamo noi, ma come un senso di colpa, senso di colpa che riemerge quando si pensa a tutto ciò che non si è fatto per fermare quell'atrocità. Da questo tipo di vergogna si possono ritenere immuni quei prigionieri che si opposero a quella terribile macchina qual'era il lager( anche se molti di quelli che hanno mostrato resistenza ma anche al contrario hanno visto fino in fondo di cosa fosse capace il campo, ora non ci sono più per raccontare ,riuscendo a farlo). La vergogna veniva vissuta da ognuno in maniera diversa. Una volta usciti dal campo e riacquistata la "libertà", si incominciava riflettere (ora che c'era tempo) su come si era vissuti in quel periodo durante il auale si era diventati come animalied il metro morale era totalmente cambiato, tutti almeno una volta avevano rubato alla controparte o addirittura al proprio compagno. I casi di suicidio si sono presentati dopo l'uscita dal campo, proprio perché si ripensa a ciò che si è fatto in quelle condizioni disumane. Come mai i prigionieri straziati non si sono uccisi durante la prigionia? La risposta secondo Levi è semplice, perché il suicidio è tipico dell'uomo, è un atto premeditato non istintivo tipico degli animali quali erano all'interno dei campi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-01-31 19:30:47 UTC</pubDate>
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         <title>Arianna Rigo</title>
         <author>koki2000</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/150977725</link>
         <description><![CDATA[<div>"Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. E' questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco, leggendo le memorie altrui, e rileggendo le mie a distanza di anni. Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo."<br>Mi ha affascinato molto questo passo perchè Levi esprime a pieno la sua vergogna riguardo l'essersi salvato, i sensi di colpa che narra sembrano toccarci da molto vicino, soprattutto quando si parla delle persone che non hanno toccato il fondo, che non sono arrivate al limite del dolore e della disperazione</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-01 20:11:07 UTC</pubDate>
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         <title>Maria Caprara Martini </title>
         <author>capraramartini_maria</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/151856084</link>
         <description><![CDATA[<div>"Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.&nbsp;<br>Non credo di avere nulla da cancellare o da correggere, bensì qualcosa da aggiungere. Che molti (ed io stesso) abbiano provato «vergogna», e cioè senso di colpa, durante la prigionia e dopo, è un fatto accertato e confermato da numerose testimonianze. Può sembrare assurdo, ma esiste. Cercherò di interpretarlo in proprio, e di commentare le interpretazioni altrui. Come ho accennato all’inizio, il disagio indefinito che accompagnava la liberazione forse non era propriamente vergogna, ma come tale veniva percepito." In questo capitolo Primo Levi ci fa capire quanta era la sofferenza dopo la liberazione. Erano molti i sensi di colpa che i sopravvissuti,&nbsp; dopo la liberazione, provavano.&nbsp;Provavano vergogna contro il sistema, per come venivano trattati, loro erano considerati come animali. Provavano un senso di colpa per coloro che non erano sopravvissuti. Penso che non potremo mai capire come si sentivano i sopravvissuti, però possiamo sicuramente non dimenticare. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-06 15:40:38 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Camilla Confente</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/152146345</link>
         <description><![CDATA[<div>" Hai vergogna perché sei vivo al posto di un altro? Ed in specie, di un uomo più generoso, più sensibile, più savio, più utile, più degno di vivere di te? Non lo puoi escludere: ti esamini, passi in rassegne i tuoi ricordi, sperando di ritrovarli tutti, e che nessuno di loro si sia mascherato o travestito; no, non trovi trasgressioni palesi, non hai soppiantato nessuno, non hai picchiato (ma ne avresti avuto la forza?), non hai accettato cariche (ma non ti sono state offerte…), non hai rubato il pane di nessuno; tuttavia non lo puoi escludere. E’ solo una supposizione, anzi, l’ombra di un sospetto: che ognuno sia il Caino di suo fratello, che ognuno di noi (ma questa volta dico “noi” in un senso molto ampio, anzi universale) abbia soppiantato il suo prossimo, e viva in vece sua. E’ una supposizione, ma rode; si è annidata profonda, come un tarlo; non si vede dal di fuori, ma rode e stride."</div><div>in questo passo preso dal capitolo della vergogna si legge la tragedia di un uomo che si sente in colpa solo perché è vivo e per questo motivo si pone delle domande. Il quesito è di tipo esistenziale: che diritto ho di esistere o di vivere al posto di un altro che può essere meglio di me, e che quindi meriterebbe un posto d'onore nella vita? La domanda mi colpisce perché mi ricorda tutte le condizioni che manifestano il potere e la violenza sul proprio simile. Particolarmente forte è il passaggio in cui l'autore ci fa sorgere il dubbio che questa condizione trovi giustificazione nella lotta tra fratelli Caino e Abele. È chiaramente una provocazione a cui dire no.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-07 14:35:55 UTC</pubDate>
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         <title>Commento – Primo Levi – I Sommersi e i Salvati – Galletto Emma</title>
         <author>emmagalletto</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/152229139</link>
         <description><![CDATA[<div>Nelle pagine de <em>I sommersi e i salvati</em> Levi decide di farci udire la voce anche di chi non è sopravvissuto al nazismo, quella dei <strong>"sommersi"</strong>. Questi ultimi sono coloro che non hanno trovato un modo per restare in vita perché hanno seguito passo per passo le regole della vita del campo; a loro si contrappongono i&nbsp; "salvati" che&nbsp; soffrono perché ora che sono liberi si rendono conto di aver vissuto per mesi come animali e in qualche modo si sentono colpevoli per non aver fatto niente o non abbastanza contro il sistema in cui erano assorbiti<br><br></div><div>Levi&nbsp; spiega al lettore come la maggior parte dei "salvati" siano riusciti a vivere perché hanno accettato di <strong>abbandonare parte della propria moralità e integrità</strong>. Da ciò capiamo l’angoscia provata da Levi al momento della liberazione da parte degli alleati, che non viene vissuto con totale gioia, perché porta con sé <strong>la vergogna per essere sopravvissuti</strong>.&nbsp;<br><br></div><div>Inoltre il fatto di essere sopravvissuti fa sempre pensare che forse "sei vivo al posto di un altro", sicuramente migliore di te. Levi infatti dice che i salvati non erano i migliori; di solito sopravvivevano i peggiori, gli egoisti, gli insensibili, i collaboratori, le spie; è stato un caso fortuito se è capitato ad altri di essere salvati.<br><br></div><div>Questa frase mi ha molto colpito perché si riesce a percepire il livello di dolore e la consapevolezza che prova un “sopravvissuto” e Levi stesso.&nbsp;<br><br></div><div>“Non ho quasi mai avuto tempo da dedicare alla morte; avevo ben altro a cui pensare, a trovare un po’ di pane, a scansare il lavoro massacrante, a rappezzarmi le scarpe, a rubare una scopa, a interpretare i segni e i visi intorno a me…”&nbsp;<br><br></div><div>Affermando ciò, Levi a mio parere intende comunicarci che all’interno del campo di concentramento non si pensava alla possibilità di morire perché si era troppo occupati a pensare alla propria sopravvivenza e non si era in grado neanche di capire ciò che realmente stava accadendo.<br><br></div><div>Mi ha colpito perché ho sempre creduto che pensare e ragionare su ciò che succede intorno a noi fosse una cosa che venisse&nbsp; naturale ma probabilmente il livello di stato confusionale e di oppressione limita questa capacità in noi.<br><br></div><div>&nbsp;“… l'ho fatto perché sono stato costretto o comandato, o per l'educazione impartitami, o per l'ambiente in cui sono cresciuto, insomma, merito il perdono perché io stesso sono stato a mia volta "vittima".”<br><br></div><div>Questa frasi mi ha colpito molto perché la stessa persona che ha inflitto la pena alla vittima si ritiene essa stessa una di loro. Non avendo mai cercato di aiutare in qualche modo chi soffriva, bensì fregandosene e mettendo da parte tutta la propria morale di vita, colui che ha commesso l’oppressione riesce ad autoconvincersi e continuando a&nbsp; vivere ripetendosi che non è colpa sua; cosa che non possono fare le vittime.<br><br></div><div>La forza di questo libro è il<strong> coraggio di raccontare l’animo umano </strong>in una situazione inedita nella Storia come quella del campo di sterminio.&nbsp;<br><br></div><div>Levi ci spiega quali <strong>limiti disumani</strong> possa raggiungere una condizione come quella dei prigionieri di un lager, non riferendosi tanto alla ferocia nazista, bensì descrivendo <strong>lo stato di degradazione morale e fisica</strong> in cui vivono&nbsp; i prigionieri: una disumanizzazione tale da togliere significato anche alla morte.<br><br></div><div>Quindi quest’opera deve essere letta come un’essenziale testimonianza della storia dell’umanità, per ricordare a tutti come un uomo sia riuscito a trasmettere i suoi perversi ideali a un intero popolo e come, attraverso una regia ignobile e un’organizzazione terribilmente perfetta, un altro popolo sia stato quasi sterminato.<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-07 17:43:09 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/152241399</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em>PRIMO LEVI "I sommersi e i salvati" MATILDE MOSELE</em></strong><br>Primo Levi scrive questo libro per far riflettere perlopiù sugli aspetti più significativi della tragica esperienza dei prigionieri reduci dei Lager nazisti.<br>È dal ricordo,dalle sensazioni e dai sentimenti provati in quell'inferno che emergono,soprattutto dal libro,i fatti più drammatici e raccapriccianti.<br>"Nella maggior parte dei casi,l'ora della liberazione non è stata lieta nè spensierata:scoccava per lo più su uno sfondo tragico di distruzione,strage e sofferenza .In quel momento,in cui ci si sentiva ridiventare uomini,cioè responsabili,ritornavano le pene degli uomini:la pena della famiglia dispersa o perduta;del dolore universale intorno a sè;della propria estenuazione,che appariva non più medicabile,definitiva;dalla vita da ricominciare in mezzo alle macerie".<br>In un solo capitolo,Levi entra specificatamente nell'argomento delle violenze subite,ma si deduce dal resto degli altri capitoli del libro la tragedia e la sofferenza dell'autore.<br>"L'ingresso in Lager era un urto per la sorpresa che portava con se .Il mondo in cui ci si sentiva precipitati era si terribile,ma anche indecifrabile;non era conforme ad alcun modello,il nemico era intorno ma anche dentro".<br>Queste poche frasi,scritte nel terzo capitolo,L'autore descrive il tema dell'ambiguità umana provocata dall'oppressione.<br>Una volta entrati nei Lager,infatti ,c'era una demoralizzazione emotiva ma anche una distruzione a livello fisico,dovuta alle numerevoli leggi razziali che costituivano obblighi sempre più umilianti e assurdi che portavano appunto a questo decadimento.<br>Quindi all'interno dei Lager per sopravvivere era necessario "scendere a dei compromessi" con gli altri ma soprattutto con la propria interiorità.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-07 18:11:34 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;I SOMMERSI E I SALVATI&quot; - SEBASTIAN OSTAHI</title>
         <author>sebaostahi1999</author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/152488611</link>
         <description><![CDATA[<div>"I sommersi e i salvati" è un saggio di Primo Levi scritto nel 1986 in cui descrive ciò che accadeva in modo oggettivo,quasi scientifico.Nel capitolo terzo,in specifico quello della vergogna, quella provata una volta finita la prigionia ,meglio dire che hanno provato un senso di sollievo in quanto dopo anni di traumi  fisici e psicologici. La vergogna si provava una volta capito il fatto di non avere fatto niente contro il sistema ,il rendersi conto di essere diventati dei veri e propri animali durante quel periodo, la colpace che si aveva per il pensiero dell'essere sopravvissuti al posto di un altrofilm,il dolore di aver "ucciso" qualcuno.<br>«Credo che proprio a questo volgersi indietro a guardare l'«acqua perigliosa»siano dovuti i molti casi di suicidio dopo la liberazione» scrive Primo Levi. I ricordi dolenti di quel periodo ritornano sempre in memoria di coloro che sopravvissero a causa del dolore e del fatto che non avevanoricordi fatto niente e il troppo dolore ha fatto finire la vita dei sopravvissuti con il suicidio al fine di essere liberati dalle laceranti memorie.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-08 15:16:01 UTC</pubDate>
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         <title>PRIMO LEVI - &quot;I SOMMERSI E I SALVATI&quot;                       Luca Guglielmi</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/153785141</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1986, Primo Levi scrisse un saggio intitolato "I sommersi e i salvati" in cui descrive la sua esperienza nel campo di sterminio di Auschwitz.<br>Nel capitolo terzo, intitolato "la vergogna", Primo Levi espone la sua sensazione di sentirsi colpevole di essere sopravvissuto agli orrori della Shoah al posto di persone che meritavano più di lui di salvarsi.<br>Nel saggio ricorda per esempio Szabò, contadino ungherese alto quasi due metri, il quale non ha mai smesso di aiutare i suoi compagni più deboli a sopravvivere; ricorda Chajim, orologiaio polacco, che si sforzò al massimo di insegnare a Primo Levi e ai suoi compagni il regolamento del Lager nonostante le sue difficoltà con le lingue; ricorda Baruch, scaricatore di carichi navali, morto per aver "osato" rispondere ad un pugno tiratogli da un ufficiale subito dopo essere sceso dal treno; ripensando a tutte queste persone Primo Levi si tormenta chiedendosi "Perché io sì e gli altri no?".<br>C'è un senso di vergogna in questo: "Chi sono io per essere graziato al porto degli altri?", questo senso di colpa si manifesta ancor di più nel quando Levi si ricorda di un episodio nel Lager: un giorno, aveva il compito di pulire una cantina insieme a dei suoi compagni, trovò un tubo nella parete che conteneva acqua potabile e, visto che era una giornata molto calda e si aveva molta sete, si domandò se fosse più saggio berla da solo o dividerla con tutta la squadra a solo o con il suo amico Alberto; scelse di berla con Alberto, ma un suo compagno li vide e gli chiese "Perché lui si e io no?".<br>Questo ricordo accresce ancor di più il dolore di Levi il quale si sente la persona più infame ed egoista che esista.<br>Il saggio si conclude con un'avvertenza che esorta a ricordare ciò che è stato perché in condizioni favorevoli può riaccadere.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-14 16:58:31 UTC</pubDate>
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         <title>ciao a tutti colgo quest&#39;occasione x dirvi che i patan stann  a cing eur a casc.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/annabubi/domandestoria3m/wish/1321997643</link>
         <description><![CDATA[<div>ps..l'offerta scade il 20 alle ore11....vi aspettiamo presto<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-03-17 17:46:54 UTC</pubDate>
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