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      <title>Storia 3 A  by MARIA ROSARIA ANGELOME&#39;</title>
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      <description>per imparare meglio</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-09-14 12:45:36 UTC</pubDate>
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         <title>Il Risorgimento (parte 1)</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/384103446</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Con il termine Risorgimento si indica quel periodo della storia italiana nell’Ottocento in cui gli intellettuali lottarono per l’affermazione di alcuni ideali:</div><ol><li><strong>l’Italia doveva diventare un Paese Unito,</strong> quindi bisognava superare le divisioni presenti al suo interno;</li><li><strong>l’Italia doveva diventare un Paese Indipendente,</strong> quindi bisognava cacciare lo straniero.</li></ol><div>Questi due principi vennero considerati fondamentali da coloro che volevano lo sviluppo economico dell’Italia.</div><div>Gli orientamenti politici principali che guidarono il Risorgimento in Italia furono :</div><ol><li>i <strong>Liberali Moderati</strong> propensi a riforme graduali e con un’Italia Unita governata da una <strong><em>Monarchia Costituzionale.</em></strong> I principali esponenti di questa corrente furono <strong>Gioberti</strong> e <strong>Balbo</strong>. Gioberti, partendo dal pensiero che tutti gli stati italiani fossero cattolici, teorizzò la nascita di uno stato italiano che fosse una federazione di stati guidata dal papa; Balbo,invece, vide nello stato Sabaudo quello stato italiano che poteva portare tutta l’Italia all’Unità e all’Indipendenza.</li></ol><div><br><br></div><ol><li>I <strong>Democratici,</strong> convinti che le innovazioni dovevano nascere da un’iniziativa popolare, furono convinti che l’Italia sarebbe dovuta diventare una <strong>Repubblica</strong> fondata sul principio della Sovranità popolare. Il principale esponente fu<strong> Mazzini</strong> che era convinto che per ottenere uno stato indipendente e unito bisognava educare e far propaganda presso il popolo, in quanto solo sensibilizzando gli animi degli italiani si poteva realizzare l’unità e l’indipendenza dallo straniero.</li></ol><div><br><br></div><div>Nel <strong>1846 </strong>fu eletto come papa Pio IX che appena eletto attuò delle riforme e concesse anche </div><div>l’amnistia. Altri sovrani come Leopoldo II in Toscana e Carlo Alberto nel Regno di Sardegna seguirono l’esempio del papa neoeletto. Per un breve periodo si pensò che si potessero attuare le idee di Gioberti.</div><div>Nel <strong>1848</strong> anche in Italia si attuarono una serie di ribellioni, la prima si ebbe a Palermo il <strong>12 gennaio</strong> perché i siciliani volevano ottenere l’indipendenza dal Regno delle due Sicilie, ma anche i napoletani insorsero in quanto chiedevano al re Ferdinando II la Costituzione che fu concessa. La stessa cosa accadde in Toscana da Leopoldo II, e nei regni di papa Pio IX e di Carlo Alberto, che concesse lo Statuto Albertino.</div><div>Sulla scia dei moti scoppiati a Vienna il 13 marzo del 1848, <br>il <strong>17 marzo a </strong>Venezia <br>il <strong>18 marzo a  </strong>Milano i cittadini  si ribellarono al dominio austriaco e l’esercito asburgico fu costretto a lasciare le due città rifugiandosi nel quadrilatero ( Mantova, Peschiera, Verona e Legnago). </div><div>A Milano fu istituito un governo provvisorio che chiese l’intervento militare del re di Sardegna Carlo Alberto contro gli Austriaci.</div><div>Carlo Alberto dichiarò guerra agli Austriaci il 24 marzo 1848, iniziava così la <strong>Prima guerra di indipendenza. </strong>A sostegno dell’esercito sabaudo accorsero molti volontari provenienti da tutta Italia e anche gli eserciti di alcuni stati: Toscana, Regno delle due Sicilie, Stato della Chiesa.</div><div>Le truppe di Carlo Alberto vinsero a<strong> Goito </strong>e <strong>Peschiera</strong>, ma quando gli stati alleati richiamarono le proprie truppe, Carlo Alberto fu sconfitto a <strong>Custoza.</strong></div><div>Dopo questa esperienza militare promossa dai moderati, i democratici avviarono in alcuni stati italiani un’ondata di insurrezioni popolari con governi democratici, destinati però a durare poco tempo:</div><ul><li>La Repubblica Romana venne cacciato il papa Pio IX</li><li>La Repubblica di San Marco a Venezia</li><li>in Toscana venne cacciato il re Leopoldo II</li></ul><div>Nel regno di Sardegna Carlo Alberto, sconfitto a Novara il 27 marzo 1849, abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-14 12:50:28 UTC</pubDate>
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         <title>Il Risorgimento (2 parte)</title>
         <author>mr_angelome</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Il Regno di Sardegna fu l’unico stato italiano in cui, dopo il fallimento delle insurrezioni del 1848 e della prima guerra di Indipendenza, rimase in vigore una costituzione ( Statuto Albertino), era quindi una monarchia costituzionale e i protagonisti del nuovo corso politico furono il re Vittorio Emanuele II e il primo ministro Camillo Benso conte di Cavour. </div><div>Camillo Benso conte di Cavour fu nominato primo ministro del Regno di Sardegna nel 1852 e condusse la sua politica per migliorare economicamente lo stato sabaudo convinto sostenitore di un liberismo aperto e dinamico quindi:</div><ul><li>ridusse le <strong>tariffe doganali</strong>;</li><li>strinse <strong>accordi commerciali</strong> con le principali nazioni europee;</li><li>finanziò per conto dello Stato la costruzione di <strong>strade e ferrovie</strong>;</li><li>favorì l’industria <strong>siderurgica e meccanica</strong>;</li><li><strong>ammodernò e riorganizzò l’esercito</strong>;</li><li><strong>incamerò i beni della Chiesa</strong></li><li>il porto di Genova divenne un porto moderno.</li></ul><div><br><br></div><div>Torino divenne il punto di incontro di molti patrioti italiani e rifugio per tutti coloro che sfuggivano alle persecuzioni dei governi reazionari.</div><div><br><br></div><div>Mazzini nel 1853 fondò il Partito d’Azione che avrebbe dovuto organizzare una serie di rivolte, convinto che, per ottenere l’unità e l’indipendenza, fosse necessario coinvolgere il popolo con la promessa di terre e di salari più alti. Fu proprio il Partito d’Azione che tra il 1853 e il 1856 organizzò moti insurrezionali in diverse parti dell’Italia settentrionale e nel 1857 Carlo Pisacane attuò una spedizione nel Regno dei Borbone che risultò un fallimento in quanto i patrioti furono scambiati dai popolani per pericolosi briganti.</div><div>Dopo tutti i fallimenti, fu chiaro per tutti, moderati e democratici, che il Regno di Sardegna era l’unico Stato in Italia in grado di guidare tutti i patrioti verso l’indipendenza.</div><div>Cavour, nonostante tutti i fermenti patriottici, era convinto che la situazione italiana poteva essere risolta solo attraverso alleanze ufficiali con gli stati ostili alla potenza austriaca e con una guerra diretta.</div><div>L’occasione fu offerta a Cavour dalla guerra in Crimea tra inglesi e francesi contro i russi. Il Piemonte vi partecipò al fianco dei francesi con un esercito di 10.000 bersaglieri; questa partecipazione permise al Regno di Sardegna di sedere come vincitrice al tavolo della Pace a Parigi nel 1856 e, in tale sede, Cavour sottopose la situazione italiana all’attenzione dei maggiori stati europei. Il Piemonte trovò un alleato in Napoleone III imperatore della Francia. </div><div>Il 20 luglio 1858 a Plombières località termale della Francia, furono firmati accordi tra Cavour e Napoleone III che prevedevano che la Francia sarebbe entrata in guerra a fianco del Piemonte, solo se l’Austria fosse stata la prima ad attaccare il Regno di Sardegna, in caso di vittoria si sarebbe formato un Regno dell’Alta Italia comprendente il Regno di Sardegna, il Lombardo-Veneto e l’Emilia-Romagna sotto la guida dei Savoia. Alla Francia sarebbero andate Nizza e la Savoia. Da questo momento in poi Cavour iniziò ad ammassare l’esercito piemontese lungo la sponda del Ticino ( fiume che segna il confine tra Piemonte e Lombardia). L’ Austria sentendosi in pericolo dichiarò guerra al Regno di Sardegna il 26 aprile 1859. Iniziava così la <strong>Seconda guerra di Indipendenza</strong> che fu il segnale per la mobilitazione di numerosi volontari agli ordini di Garibaldi, numerosi furono anche gli aiuti forniti dai sovrani italiani al Regno Sabaudo.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-14 12:55:51 UTC</pubDate>
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         <title>Il Risorgimento ( 3 parte) </title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/387794155</link>
         <description><![CDATA[<div>Le vittorie si ebbero:</div><ul><li><strong>27 maggio1859 </strong>Como e Varese furono conquistate da Garibaldi</li><li><strong>4 giugno 1859 </strong>vittoria franco-piemontese a Magenta</li><li><strong>24 giugno 1859</strong> vittoria franco-piemontese a Solferino e San Martino</li></ul><div>Inaspettatamente Napoleone III firmò in segreto l’11 luglio con gli austriaci un armistizio a Villafranca. L’Austria cedette alla Francia la Lombardia affinché la consegnasse al Regno di Sardegna. Cavour giudicò l’azione francese un tradimento e si dimise; ma Napoleone III si era ritirato dalla guerra per questi motivi:</div><ol><li>questa guerra aveva provocato più morti del previsto;</li><li>era scoppiata un’epidemia tra le truppe francesi;</li><li>la Prussia, temendo il rafforzarsi della Francia, aveva minacciato un’alleanza con l’Austria;</li><li>il papa aveva protestato con la Francia, perché aveva appoggiato il Piemonte stato nemico.</li></ol><div><br><br></div><div>Dopo la vittoria di Magenta nell’Italia Centrale numerose città dell’Emilia-Romagna e della Toscana avevano rovesciato i governi legittimi e si erano dati governi provvisori retti da moderati della Società nazionale italiana, furono elette anche assemblee che votarono l’annessione al Regno di Sardegna. Cavour il primo gennaio 1860 ritornò al governo e ottenne da Napoleone III la promessa di non ostacolare le annessioni in cambio di Nizza e della Savoia. A marzo del 1860, in Toscana, a Parma, a Modena e nella Romagna si tennero dei plebisciti che votarono col 97 % l’annessione al Regno di Sardegna.</div><div><br><br></div><div>Anche nel sud Italia venne organizzata una lotta patriottica dai democratici per raggiungere l’unità dello stato italiano. Il<strong> 5 maggio 1860</strong> dallo scoglio di Quarto, in Liguria, partì Garibaldi con una spedizione di <strong>mille volontari</strong> provenienti da ogni parte d’Italia e che indossavano una camicia rossa:</div><ul><li>11 maggio 1860 i Mille sbarcarono a Marsala in Sicilia;</li><li>15 maggio 1860 i Mille si scontrarono con le truppe borboniche e vinsero;</li><li>27-30 maggio 1860 Garibaldi conquistò Palermo e numerosi furono i volontari che si unirono ai Mille;</li><li>20 luglio 1860 le truppe borboniche furono definitivamente sconfitte a Milazzo;</li><li>20 agosto 1860 Garibaldi sbarcò in Calabria e marciò rapidamente verso Napoli;</li><li>7 settembre 1860 Garibaldi entra a Napoli in modo trionfale;</li><li>1 ottobre 1860 Garibaldi sconfigge le truppe borboniche al Volturno.</li></ul><div><br><br></div><div>Se Garibaldi trionfava al sud, il re Vittorio Emanuele II iniziò la sua discesa verso l’Italia Centrale, dove guidò l’esercito piemontese</div><ul><li>18 settembre 1860 sconfisse le truppe pontificie a Castelfidardo occupando le Marche e l’Umbria e marciò verso Napoli;</li><li>incontro a Teano tra il re Vittorio Emanuele II e Garibaldi che gli consegna tutte le terre conquistate, salutandolo come re d’Italia;</li><li>Tra ottobre e novembre del 1860, le Marche, l’Umbria e tutto il Mezzogiorno votarono con dei plebisciti l’annessione al Regno di Sardegna;</li><li>18 febbraio 1861 si riunì a Torino il primo parlamento Italiano;</li><li>17 marzo 1861 nacque il Regno d’Italia e il primo re fu Vittorio Emanuele II, la capitale divenne Torino e lo Statuto Albertino la prima costituzione che si estese a tutto il territorio italiano. Mancavano tuttavia, ancora il Veneto ( degli Austriaci), il Trentino, la Venezia Giulia( Friuli ) il Lazio e Roma</li></ul><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-22 16:09:36 UTC</pubDate>
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         <title>L’ITALIA DOPO IL 1861 -1875          La destra storica   </title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/390996460</link>
         <description><![CDATA[<div>A marzo del 1861 era nato il Regno d’Italia. Si era realizzato nel giro di tre anni il sogno di molti patrioti: la <strong>creazione di uno stato unito e indipendente</strong> che richiedeva la soluzione di numerosi problemi legati alle differenze territoriali e politiche. Non bisogna dimenticare che al completamento del territorio italiano mancavano di fatto:</div><ol><li>Trento, il Veneto, Trieste ancora sotto il dominio austriaco;</li><li>il Lazio e Roma governati dal papa.</li></ol><div>Il nuovo stato era nato da un insieme di realtà molto diverse tra loro per economia, cultura, organizzazione interna e per lingua.</div><div>Il primo governo che affrontò i problemi italiani fu quello della <strong>Destra Storica </strong>che ebbe il potere dal 1861 al 1876, ne facevano parte i seguaci di Cavour, cioè i moderati che volevano una monarchia costituzionale, all’opposizione c’erano i democratici e i seguaci di Mazzini e Garibaldi che presero il nome di <strong>Sinistra Storica</strong> e che avranno in seguito il potere dal 1876. All’epoca non c’era molta differenza tra Destra e Sinistra, in quanto i problemi che andavano risolti erano uguali e sentiti, allo stesso modo, dai due schieramenti. </div><div>La <strong>Destra Storica </strong>scelse, come prima fase di organizzazione, di estendere a tutti i territori annessi il sistema amministrativo e di governo esistente in Piemonte (questo fenomeno fu chiamato <strong>PIEMONTESIZZAZIONE</strong>). Questo volle dire che in ogni territorio del nuovo Regno d’Italia venne applicato:</div><ul><li>lo <strong>Statuto Albertino</strong> come costituzione;</li><li>nel 1865 vennero promulgate le leggi del <strong>Codice Civile</strong> e di pubblica sicurezza;</li><li>furono unificati su tutto il territorio italiano con quelli piemontesi i <strong>pesi, le misure e la moneta</strong>;</li><li>a capo di ogni provincia ( 59 in tutto) fu posto un <strong>prefetto</strong> nominato dal governo centrale che controllava: l’ordine pubblico, il sistema scolastico, la sanità, i lavori pubblici. I prefetti nominavano i sindaci dei comuni. I prefetti erano in maggioranza piemontesi e non conoscevano i problemi locali, né le usanze e neppure la lingua. </li></ul><div><br><br></div><div>Economicamente invece la <strong>Destra Storica </strong>attuò:</div><div><br><br></div><ol><li><strong><em>unificazione economica del Paese che si cercò di raggiungere con decreti</em></strong>:</li></ol><div>-1862 unificavano la moneta ( lira piemontese);</div><div>-1863 trattati commerciali con Francia e Inghilterra;</div><div>- abolizione dogane interne; </div><div><br></div><ol><li><strong><em>creazione di infrastrutture permise di migliorare le comunicazioni tra le regioni dello Stato italiano;</em></strong></li></ol><div>- venne migliorata la rete ferroviaria;</div><div>- furono ampliate le strade nazionali e provinciali;</div><div>- aumentarono gli uffici postali e telegrafici;</div><div>- aumentò la flotta mercantile e le navi a vapore</div><div><br><br></div><ol><li><strong><em>raggiungimento del pareggio del bilancio ( equilibrio tra entrate e uscite);</em></strong></li></ol><ul><li><strong>Entrate </strong>erano costituite dalle tasse che lo Stato italiano faceva pagare ai suoi cittadini in base al reddito ( <strong>imposte dirette</strong>) oppure sui beni di consumo ( <strong>imposte indirette</strong>).</li><li><strong>Uscite</strong> erano i soldi che lo Stato aveva speso per far guerra oppure per migliorare le infrastrutture su tutto il territorio della nazione. </li><li>Le imposte indirette facevano in modo che il peso finanziario del risanamento economico dello stato fosse sopportato dai ceti popolari che videro diminuire il loro reddito. Una imposta indiretta, fu la <strong>“Tassa sul macinato”</strong> nel 1868 che penalizzò fortemente i ceti più deboli in quanto aveva aumentato il prezzo della farina e quindi del pane, alimento base della dieta dei poveri.</li><li>Il raggiungimento del pareggio fu ottenuto nel 1876 dal ministro Quintino Sella.</li></ul><div>La politica della Destra aveva danneggiato soprattutto le regioni del sud Italia, le poche industrie del Meridione infatti avevano risentito della politica del libero scambio. Inoltre:</div><ol><li>Le tasse imposte dal Piemonte risultarono più onerose di quelle dei Borboni.</li><li>I contadini del sud che tante speranze avevano riposto in Garibaldi, non ottennero quei vantaggi ( nuove terre) sperati in effetti le terre rimasero nelle mani dei latifondisti.</li><li>Le leggi del nuovo stato prevedevano che i giovani delle famiglie contadine prestassero lontano da casa il servizio di leva obbligatoriodella durata di sei annipenalizzando quindi numerose persone.</li></ol><div>Il Meridione rispose con una rivolta popolare che prese il nomedi<strong>Brigantaggio</strong>:</div><div><br><br></div><ul><li>il fenomeno si diffuse nelle regioni montuose interne ( Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sicilia)</li><li>il fenomeno fu reso possibile da gruppi di ex soldati borbonici, nostalgici del vecchio regime, semplici banditi o giovani renitenti alla leva;</li><li>lo stato combatté contro questi una vera e propria guerra civile dal 1861 al 1865 introducendo la legge marziale.</li></ul><div>Se dopo il 1865 il fenomeno poteva dirsi concluso, è anche vero che i problemi del Meridione continuarono, perché legati alla povertà che imperversava nel sud Italia e il nuovo stato veniva percepito come estraneo e distante dalle realtà locali.</div><div>In Sicilia nacque un altro fenomeno destinato col tempo ad accrescersi e a diffondersi: la <strong>mafia</strong> .</div><div>Nel sud oltre l’arretratezza economica, si aggiungeva quella sociale: l’analfabetismo era del 90%.</div><div>Fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani. Nel nuovo stato, infatti, non si parlava la stessa lingua, era necessario far nascere una nuova identità nazionale. Lo stato doveva essere laico.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-29 11:53:35 UTC</pubDate>
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         <title>La Francia tra il 1848 e il 1870</title>
         <author>mr_angelome</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>Francia</strong> si presentava, dopo i moti del 1830, come una monarchia liberale anche se il re Luigi Filippo d’Orleans manteneva atteggiamenti conservatori e rifiutava ogni riforma vietando ogni manifestazione pubblica. Vista la fame che affliggeva il popolo, le opposizioni socialiste presero a organizzare banchetti pubblici in cui propagandare le loro idee. Quando il governo ne vietò uno, il popolo insorse innalzando barricate ( 22 febbraio 1848), poiché la situazione a Parigi non si normalizzava, il re abbandonò la città e a Parigi nacque un governo provvisorio che proclamò la nascita della Seconda <strong>Repubblica</strong>. Il nuovo governo fece alcune riforme importanti:</div><div> - il suffragio universale maschile</div><div><em> - </em>la giornata lavorativa di dieci ore</div><div> - l’abolizione della pena di morte per i reati politici</div><div> - la nascita delle <strong>fabbriche nazionali</strong> aperte dallo stato per creare occupazione.</div><div>              Le <strong>fabbriche nazionali</strong> non furono ben viste dalla borghesia in quanto vedevano in queste</div><div>              una concorrenza sleale, anche i socialisti ricevettero un duro colpo alle elezioni dell’aprile</div><div>              1848, perché vinsero i moderati i quali votarono una Costituzione che dava ampi poteri al</div><div>              presidente che doveva essere eletto ogni 4 anni a suffragio universale. Fu eletto presidente </div><div>              con la maggioranza dei voti <strong>Luigi Napoleone Bonaparte</strong> che dopo tre anni indisse un</div><div>              plebiscito per portare la durata della carica presidenziale da 4 a 10 anni. Ottenne il 90% del</div><div>              consenso e l’anno dopo ricevette dal parlamento pieni poteri a vita e la carica di</div><div>              imperatore, diventò così <strong>Napoleone III</strong>. La sua politica fu:</div><div>               - autoritaria e repressiva ( mise sotto controllo la stampa);</div><div>               - limitò la libertà di associazione politica e sindacale;</div><div>               - appoggiò lo sviluppo delle industrie;</div><div>               - venne attuata la ristrutturazione urbana di Parigi; </div><div>               - ampliò la rete ferroviaria nazionale;</div><div>               - in politica estera combatté gli altri stati più forti per dare alla Francia un posto di rilievo.</div><div>Napoleone III combatté contro la Prussia nel 1870 in quanto voleva ostacolare il progetto di Bismark di creare una Germania unita, durante la disfatta di Sedan l’imperatore francese fu imprigionato e le condizioni di pace dettate dalla Prussia alla Francia furono molto dure: </div><div> </div><div>- la Francia cedeva alla Prussia due regioni molto ricche di risorse minerarie l’Alsazia e la Lorena;</div><div>- la Francia doveva pagare alla Prussia una cifra molto elevata come indennità di guerra.</div><div> </div><div>In  Francia la situazione sociale era molto precaria a causa di una forte disoccupazione e il popolo francese era scontento delle conseguenze della guerra contro la Prussia. Il 18 marzo 1871 il popolo di Parigi insorse e creò la <strong>Comune </strong>( fu un esperimento significativo di una democrazia diretta, tutti i poteri erano affidati ad assemblee elettive). Il 21 maggio tale esperimento fu represso e il governo della città fu preso dal potere centrale. Nacque la terza repubblica che si presentava come un governo fragile. </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-13 16:21:18 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Italia dopo il 1876- 1886                 La Sinistra storica</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/397131836</link>
         <description><![CDATA[<div>Il “pareggio del bilancio”, raggiunto nel 1876 dalla Destra Storica, aveva da un lato sanato i conti dello stato, ma aveva anche impoverito pesantemente i ceti popolari, quindi, l’opinione pubblica richiedeva allo stato sia dei provvedimenti che sanassero il disagio sociale, sia misure che promuovessero lo sviluppo dell’industria. All’inizio degli anni ‘70 in tutta Europa, c’era stata una crisi economica che aveva determinato una notevole disoccupazione e un’ emigrazione ( si conta che tra il 1881 e il 1901 abbandonarono l’Italia più di due milioni di persone per andare verso il continente americano). </div><div>Molti stati europei industrializzati adottarono una politica protezionistica e anche in Italia la Sinistra Storica, andata al potere nel 1876, aveva operato in tal direzione favorendo però solo le industrie del nord Italia. Il primo Presidente del Consiglio della Sinistra Storica fu il suo leader cioè Agostino Depretis che avviò una serie di riforme:</div><ul><li><strong>Riforma Elettorale</strong>: ( 1882) venne innalzato a due milioni di persone il numero di coloro che potevano votare, ma ancora furono esclusi i più poveri, le donne e gli analfabeti;</li><li><strong>Riforma Fiscale</strong>: venne eliminata la <em>Tassa sul Macinato(1884)</em> che era stata il motivo della perdita del potere della Destra Storica;</li><li><strong>Riforma Scolastica</strong>: con la legge <em>Coppino( 1877) </em>l’obbligo scolastico passò da due a tre anni e i cinque anni delle Scuole elementari divennero gratuiti.</li><li>In <strong>politica Estera</strong> la Sinistra Storica per evitare l’isolamento internazionale in cui l’Italia si trovava da quando aveva invaso lo stato della Chiesa, aderì nel 1882 alla <strong><em>Triplice alleanza</em></strong> con Germania e Austria-Ungheria ( questa alleanza non era vista positivamente dai patrioti in quanto era stata fatta con l’Austria che possedeva alcuni territori che l’Italia rivendicava).</li><li>Si dette avvio alla <strong>politica di Conquista Coloniale</strong> e nel 1885 l’Italia conquistò Massaua in Eritrea e nel 1887 si cercò di conquistare l’Etiopia con l’occupazione di Dogali, ma le truppe italiane furono sconfitte. </li><li>In<strong> politica economica </strong>il governo Depretis, per proteggere i prodotti delle industrie italiane, aumentò<strong> i dazi doganali</strong> imposti sulle merci importate dall’estero.</li><li>Lo stato anticipò i capitali alle industrie ritenute strategicamente più importanti nella vita del Paese come quelle della produzione delle armi ( nacquero le <strong>acciaierie di Terni 1884</strong>, e altre industrie che operavano nel settore dei cantieri navali come l’<strong>Ansaldo e l’Orlando</strong>) alla<strong> Pirelli </strong>il governo commissionò importanti forniture di cavi telegrafici sottomarini. La nascita delle industrie italiane fu favorita dagli investimenti francesi e tedeschi e dalla nascita nel<strong> 1893 della Banca d’Italia</strong>.</li></ul><div>In questo periodo in Parlamento non ci fu più la netta divisione degli schieramenti politici tra Sinistra e Destra, tra maggioranza e opposizione, tra conservatori e progressisti, infatti nel periodo in cui governò Depretis i deputati furono invitati a votare per provvedimento più che per programma politico. Questa tendenza fu chiamata <strong>Trasformismo.</strong></div><div>Le maggioranze variavano sulla base dei singoli provvedimenti e la classe politica italiana attraversò un periodo di grave decadenza e a volte prevalevano gli interessi personali e tali atteggiamenti alimentarono il clientelismo e la corruzione infatti nella politica italiana prevalsero gli interessi personali piuttosto che l’interesse collettivo della nazione.</div><div>Le industrie presenti in Italia erano concentrate nel <strong>nord</strong> ( triangolo industriale Genova, Milano e Torino)in quanto la ricca borghesia era concentrata in queste zone e i costi del trasporto delle merci era più conveniente, perché erano zone vicine al confine, inoltre i settori industriali prevalenti erano: </div><ul><li>tessile= Rossi, Marzotto e Cantoni </li><li>agroalimentare= Cirio, Buitoni e Perugina </li><li>siderurgico e meccanico= Falck, Ansaldo e Breda </li><li>idroelettrico=Edison</li><li>chimiche=Montecatini, Pirelli</li><li>automobilistiche= Fiat</li></ul><div><br><br></div><div>Allo sviluppo economico italiano del nord-ovest, non corrispose un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, infatti, ciò era dovuto a paghe basse e orari di lavoro pesanti; in caso di vecchiaia e di malattia, non esistevano leggi che proteggessero i lavoratori. Il resto dell’Italia non fu coinvolta dallo sviluppo per cui le condizioni di vita erano peggiori. In Italia non esistevano associazioni di lavoratori per cui sperare di migliorare la propria condizione di vita era impossibile. Nell’Ottocento anche l’Italia, come gli altri paesi europei, ebbe un notevole sviluppo demografico passando da 18 a 33 milioni di abitanti. </div><div>La politica protezionistica della Sinistra Storica penalizzò notevolmente la produzione agricola del <strong>sud</strong> in quanto l’agricoltura italiana era attuata con metodi arretrati e i latifondisti non avevano nessun interesse a migliorare la produzione agricola, quindi, anche la produzione di cereali non fu incentivata e non era in grado di soddisfare la richiesta di cereali per tutti quindi il prezzo del grano aumentò. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-13 16:23:03 UTC</pubDate>
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         <title>La Prussia tra il 1848 e il 1870</title>
         <author>mr_angelome</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong>Germania </strong>era una Confederazione di stati  nata dopo il Congresso di Vienna, era presieduta dall’impero Asburgico e si presentava come una struttura politica debole in quanto ogni stato manteneva la propria autonomia.  In Prussia era nato un movimento liberale che chiedeva riforme costituzionali e l’unificazione della Germania. Tra  il 14 e il 18 marzo 1848  si ebbero una serie di rivolte a cui parteciparono liberali e operai. I sovrani tedeschi permisero la creazione di un’assemblea nazionale che, in previsione dell’unificazione nazionale, offrì la corona di re di Germania al sovrano della Prussia Federico Guglielmo IV che rifiutò tale titolo convinto che gli sarebbe dovuto essere offerto dagli altri principi, non da un’assemblea popolare. L’assemblea nazionale a giugno del 1848 si sciolse. </div><div> </div><div>1.      Nella Confederazione Germanica, lo stato più potente era la <strong>Prussia </strong>poiché<strong>:</strong></div><div><strong>           -</strong> era ricco di <strong>risorse minerarie</strong>;</div><div>           - aveva un’efficiente <strong>rete ferroviaria</strong>;</div><div>           - dal punto di <strong>vista sociale era compatto, </strong>in quanto erano poche le minoranze etniche;</div><div>         - era militarmente forte in quanto l’<strong>esercito</strong> possedeva <strong>armi moderne ed era ben addestrato</strong>;</div><div>          - aveva un’efficiente <strong>burocrazia fedele</strong> al governo dotata di proverbiale <strong>onestà</strong>;</div><div>-nel 1834 si era fatta promotrice di un<strong><em> “accordo doganale” </em></strong>tra quasi tutti gli stati      dell’area germanica. La forza dello stato nasceva dall’alleanza tra la monarchia, l’esercito e la classe sociale dei grandi proprietari terrieri ( Junker).</div><div>Quando nel 1861 salì al trono <strong>Guglielmo I </strong>questa alleanza divenne più forte anche grazie alla nomina a Cancelliere di <strong>Ottone von Bismark</strong> leader degli Junker.</div><div><strong>Bismark </strong>era convinto che:</div><div>- l’unità e la forza dello Stato fossero più importanti delle libertà individuali;</div><div>- alla borghesia si doveva dare spazio nelle attività industriali e commerciali, ma non      nella politica;</div><div>- mise fuori legge il partito socialista;</div><div>- fornì agli operai una legislazione sociale molto avanzata come l’assicurazione contro le malattie (1883); l’assicurazione contro gli incidenti sul lavoro (1884); l’assicurazione contro la vecchiaia e la malattia (1889);</div><div>- cercò di creare una Germania unita in cui la Prussia avesse un ruolo dominante e per far questo mosse nel 1866 guerra all’Austria avendo come alleato il Regno d’Italia. La guerra si concluse con la <strong>pace di Praga</strong>: la  Confederazione Germanica venne sciolta e l’Austria fu estromessa dall’area tedesca e l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe volse le mire espansionistiche verso l’area danubiano-balcanica. Gli stati tedeschi settentrionali aderirono alla Confederazione del Nord, mentre gli stati tedeschi del Sud ne furono esclusi per l’opposizione di Napoleone III. Per realizzare l’unità della Germania Bismark nel 1870 fece in modo che la Francia dichiarasse guerra alla Prussia. Le truppe francesi subirono diverse sconfitte fino alla disfatta avvenuta a Sedan il 31 agosto in cui anche Napoleone III venne fatto prigioniero, le truppe prussiane arrivarono fino a Versailles e qui il 1 gennaio 1871 i  sovrani dei 25 stati tedeschi incoronarono Guglielmo I imperatore del <strong>Secondo Reich tedesco </strong>i sovrani tedeschi mantennero i loro stati, ma tutti erano subordinati al governo centrale guidato da Bismark.</div><div>Per rafforzare il prestigio internazionale, Bismark strinse 2 alleanze:</div><div>A)    <strong>“dei Tre Imperatori”</strong> 1873 tra Germania, Russia e Austria-Ungheria;</div><div>B)    <strong>“ Triplice Alleanza”</strong> 1882 tra Germania, Italia e Austria-Ungheria.</div><div> </div><div><strong> </strong></div><div>2.      <strong>Austria</strong> Il 13 marzo 1848 a Vienna vi fu una vasta insurrezione dovuta alla richiesta dei liberali che volevano la fine dell’assolutismo e la richiesta dei differenti popoli che facevano parte dell’<strong>impero austriaco </strong>e che volevano l’indipendenza. Il popolo viennese innalzò le barricate ma, allo stesso tempo, altre ribellioni erano sorte a Milano, Praga e Budapest. Le rivolte contemporanee spinsero l’imperatore a concedere il suffragio universale maschile, ma le divisioni tra le varie nazionalità permisero alle truppe austriache di domare ciascuna rivolta anche se il nuovo imperatore Francesco Giuseppe, salito al trono a dicembre del 1848, introdusse alcune riforme:</div><div>                   - abolì la servitù della gleba;</div><div>                   - migliorò l’istruzione tecnica;</div><div>                   - varò un piano di ampliamento della rete ferroviaria;</div><div>                   - concesse una Costituzione;</div><div>                 - nel 1867 concederà agli ungheresi una maggiore autonomia in quanto era la nazionalità             più numerosa;</div><div>                  - da quel momento l’Impero asburgico prese il nome di <strong>Impero austro-ungarico.</strong></div><div>L’antico Impero era molto debole economicamente, infatti, il suo bilancio era in passivo a causa delle enormi spese affrontate per la burocrazia e per l’esercito.</div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-10-13 16:23:15 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Italia tra &#39;800 e &#39;900</title>
         <author>mr_angelome</author>
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         <description><![CDATA[<div>Alla morte di <strong>Depretis 1887</strong>, al governo salì Francesco <strong>Crispi</strong> che in gioventù aveva partecipato alla spedizione dei Mille poi era diventato anticlericale, era animato da un acceso nazionalismo ed era convinto sostenitore della conquista coloniale italiana, era convinto che i socialisti fossero i nemici dell’Unità nazionale e le lotte operaie e contadine erano considerate minacce da stroncare.</div><div>In Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, cominciarono a svilupparsi movimenti di protesta degli operai al Nord e dei contadini al Centro-Sud, nacquero le prime <strong>associazioni</strong> <strong>sindacali di ispirazione socialista</strong> ( nel 1892 era nato il partito socialista italiano), le <strong>Camere del Lavoro. </strong>Nel 1906 nacque la <strong><em>Confederazione generale dei Lavoratori ( CGL) </em></strong>.</div><div>Crispi era convinto che per rendere grande l’Italia doveva governare in modo autoritario e così rafforzò il potere del governo rispetto al Parlamento e assunse personalmente oltre la carica di <strong>capo del governo,</strong> anche quella di <strong>ministro degli Interni </strong>e <strong>ministro degli Esteri.</strong></div><div>Attuò numerose riforme:</div><div>●    <strong>nuovo Codice penale</strong> ( Codice Zanardelli): aboliva la pena di morte, dava maggiori garanzie agli imputati, riconosceva il diritto di sciopero, ma non di associazione sindacale.</div><div>●    <strong>Riforma della Sanità</strong> che sostituiva il concetto di “carità legale”, con quello di assistenza al cittadino svolta in ospedali finanziati dallo stato in cui si svolgeva la ricerca scientifica.</div><div>●    <strong>Riforma della Pubblica assistenza</strong> soprattutto in favore dei più poveri in fatto di sanità, ma anche in fatto di istruzione e avviamento a qualche professione che ne poteva migliorare la condizione economica.</div><div>●    Nell’amministrazione dello stato la carica di<strong> sindaco</strong> divenne elettiva non più stabilita dal governo. Venne aumentato il potere dei<strong> prefetti </strong>e la polizia ricevette la facoltà di sorvegliare i facinorosi e di sciogliere le manifestazioni ritenute sovversive.</div><div>●    Aumentò il protezionismo fino a scatenare una <strong>guerra commerciale con la Francia</strong> (1888) e ne ebbero la peggio le colture pregiate del Meridione ( olio, vino e agrumi).</div><div>Nel <strong>1891 </strong>divenne capo del governo <strong>Giovanni Giolitti</strong> che si trovò ad affrontare la protesta dei contadini e minatori siciliani tra il 1892-93 “<strong>Fasci Siciliani</strong>”, Giolitti, convinto che lo stato non dovesse usare i metodi repressivi, ma dovesse trovare una soluzione politica non riuscendo a risolvere la rivolta fu costretto a dimettersi anche per uno scandalo bancario.</div><div>Nel <strong>1894 Crispi,</strong> ritornato al governo, dichiarò lo Stato d’assedio (sospensione delle leggi di garanzia che sono previste dalla Costituzione) e dichiarò illegali tutte le organizzazioni operaie e i  Fasci Siciliani furono repressi con la violenza che causò un centinaio di morti e duemila scioperanti furono condannati a pene repressive.</div><div>Crispi continuò la politica coloniale cercando di conquistare l’Etiopia, ma le truppe italiane furono pesantemente sconfitte ad Adua nel 1896. Crispi accantonò altri progetti di conquista e l’Italia conservò come colonie l’Eritrea e la Somalia acquisita tra il 1889-92.  Crispi dette le dimissioni nel <strong>1896</strong> e il suo posto fu preso dal marchese <strong>Antonio di Rudinì</strong> che adottò, nei confronti delle manifestazioni di protesta del popolo un atteggiamento repressivo.</div><div>Nel 1898 c’era stata una cattiva annata del raccolto del grano con il conseguente aumento del prezzo del pane e in tutto il Paese si ebbero manifestazioni di protesta. Particolarmente violenta fu la repressione a Milano tra il 6 e il 9 maggio del <strong>1898 </strong>dove il generale Bava Beccaris fece sparare cannonate sulla folla inerme, provocando un centinaio di morti, si ebbero anche numerosi arresti. Le proteste della popolazione non si fermarono e il capo di governo di Rudinì dette le dimissioni, fu sostituito da <strong>Luigi Pelloux</strong> che a sua volta adottò una politica repressiva, non trovando la maggioranza nel governo, anche Pelloux si dimise.</div><div>Le  elezioni del <strong>1900 </strong>diedero la maggioranza ad una coalizione formata da liberali democratici, radicali, socialisti e repubblicani e venne nominato presidente del Consiglio <strong>G. Saracco</strong>, ma il 29 luglio del 1900 a Monza l’anarchico G. Bresci uccise il re Umberto I con l’intento di vendicare le vittime di Milano del 1898. Saracco, sostenuto dal nuovo re Vittorio Emanuele III, proseguì nel dialogo </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-03 16:49:30 UTC</pubDate>
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         <title>LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE ( PARTE 1)</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/406924511</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1830 la Rivoluzione industriale si diffuse nel resto del continente europeo, a partire dal Belgio e in seguito in Francia e in Germania. L’industrializzazione fu favorita da operai e ingegneri meccanici che lasciate le industrie del Regno Unito, con la prospettiva di maggiori guadagni, insegnarono le nuove tecniche di produzione di macchine e processi di produzione del settore meccanico e siderurgico (produzione di ferro, ghisa e acciaio col carbon coke.</div><div>Questi settori furono alla base dello sviluppo industriale europeo in quanto gli stati emergenti cercavano di espandere la rete ferroviaria. La differenza tra la prima e la seconda Rivoluzione industriale fu sostanziale:</div><div>➢   la <strong>prima Rivoluzione industriale</strong> si era avuta in <strong>Inghilterra</strong> ed era stata avviata dall’aumento della richiesta dei<strong> beni di consumo</strong>.</div><div>➢   la <strong>seconda Rivoluzione industriale</strong> si ebbe in alcuni stati del <strong>continente europeo</strong> e fu legata alla produzione di <strong>beni di investimento</strong>.</div><div>In Inghilterra come negli stati europei interessati dallo sviluppo industriale, determinante fu la<strong> ferrovia </strong>infatti la rete ferroviaria permise all’industria estrattiva, siderurgica e meccanica, ma anche alle persone di diminuire i tempi e i costi del trasporto.</div><div>Anche l’<strong>agricoltura</strong> fu beneficiata dallo sviluppo industriale, infatti, diversi furono i tentativi di meccanizzazione delle diverse fasi agricole in quanto aumentando la popolazione urbana c’era una maggiore richiesta di generi alimentari. La <strong>popolazione europea </strong>aumentò in quanto si diffusero  miglioramenti nella medicina e una maggiore igiene pubblica e privata dovuta all’aumento dei beni di consumo prodotti industrialmente e a prezzi più bassi. Si ebbe il fenomeno dell’<strong>urbanizzazione</strong> e le maggiori capitali ebbero un rapido sviluppo come Parigi e Londra in cui si potevano distinguere i quartieri più eleganti, centrali abitati dalla borghesia e i quartieri degli operai periferici, malsani e miserabili.</div><div>I ceti sociali che si imposero furono:</div><div>(1)   la <strong>Borghesia imprenditoriale capitalista </strong>era quella che possedeva il <strong>capitale</strong> investito nei beni di produzione da cui ricavava il <strong>profitto</strong> che veniva reinvestito nell’acquisto di nuove macchine che potevano allargare l’impresa accrescendo i propri guadagni. Tale classe sociale divenne <strong>dominante</strong> dal punto di vista <strong>economico e politico</strong>. Impose anche i suoi valori basati sul lavoro e sul denaro.</div><div>(2)   <strong>Il Proletariato</strong> era una classe sociale molto variegata, composta da chi non disponeva se non della propria capacità di lavorare e poteva essere o il <strong>proletariato agricolo </strong>chi lavorava  la terra come bracciante ( colui che lavora la terra per conto di qualcuno)<strong> o industriale </strong>( chi lavorava come operaio nelle industrie). In tutte e due i casi il proletario riceveva un salario dal padrone. Vivevano tutti in una condizione di miseria e di sfruttamento:</div><div>- i salari erano molto bassi</div><div>- lavoravano sei giorni la settimana</div><div>- la giornata lavorativa era di quindici ore</div><div>- l’ambiente era malsano e pericoloso</div><div>- in fabbrica c’erano dure regole ( orario, obblighi e punizioni).</div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-05 15:54:12 UTC</pubDate>
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         <title>La seconda Rivoluzione industriale (parte 2)</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/406925725</link>
         <description><![CDATA[<div>Le condizioni di vita degli operai erano così misere e dure che iniziarono ad esserci le prime forme di rivolta. La prima fu la <em>rivolta contro le macchine</em> passata alla storia come <strong>movimento luddista</strong> infatti nel 1799 un certo<em> Ned Ludd</em> distrusse un telaio meccanico convinto che le macchine avessero tolto il lavoro agli artigiani.</div><div>Tra le prime forme di organizzazione operaia ci furono:</div><div>1) <strong>le cooperative </strong>che potevano essere</div><div>a)      le <strong>cooperative di consumo</strong> più soci si univano per acquistare e rivendere a prezzi più bassi generi alimentari o le abitazioni</div><div>b)      le <strong>cooperative di produzione</strong> i soci erano anche lavoratori che partecipavano alla gestione dell’attività</div><div>2) <strong>le società di mutuo soccorso</strong> erano associazioni che assicuravano i soci dal rischio di restare senza salario in caso di malattia, infortunio o vecchiaia. I lavoratori versavano dei <strong>contributi</strong>, che gestivano loro stessi, e che forniva una sorta di fondo che permetteva di pagare i salari mancati, di erogare assegni di studio ai figli dei lavoratori e, dopo un certo numero di anni, veniva corrisposta ai lavoratori anche una <strong>pensione</strong>.</div><div>3)<strong> i sindacati  di mestiere </strong>( Trade Unions) che avevano come principali obiettivi:</div><div><strong>(a)</strong>   <strong>l’aumento dei salari</strong></div><div><strong>(b)</strong>  <strong>la riduzione della giornata lavorativa</strong> all’inizio era di dodici ore.</div><div><strong>(c)</strong>   <strong>diritto di associazione </strong>in quasi tutti gli stati i sindacati erano associazioni fuori legge così come lo sciopero che veniva interpretato come violazione della proprietà privata. I salari potevano essere mantenuti bassi perché la manodopera disponibile era numerosa.</div><div>Nacquero, accanto ai sindacati, anche movimenti politici e poi i partiti che si proponevano di modificare la legislazione favorevole alle classi lavoratrici. Tutti questi partiti furono indicati come <strong>Socialisti</strong>, in quanto anche se con obiettivi diversi tutti si occupavano dei lavoratori, che pur producendo ricchezza, vivevano in condizioni di miseria ed erano esclusi dal governo. I socialisti ritenevano che accanto all’uguaglianza dei diritti civili e politici si dovesse giungere all’uguaglianza sociale.</div><div>Il pensiero <strong>Socialista </strong>venne teorizzato dai tedeschi <strong>Karl Marx e Friedrich Engels </strong>secondo loro la solidarietà e l’uguaglianza tra gli uomini erano irrealizzabili. Le loro teorie furono esposte in una serie di opere tra cui la maggiore fu “ il Manifesto del partito comunista” pubblicato a Londra nel 1848. Per <strong>Marx ed</strong> <strong>Engels </strong>tutta la storia dell’uomo era una lotta tra la classe sociale che detiene i mezzi di produzione e la classe sociale dei lavoratori (a partire dalla società feudale, fino alla Rivoluzione francese) anche la società industriale ha generato un conflitto tra borghesia e proletariato.</div><div>La proprietà privata dei mezzi di produzione fa sì che la ricchezza sociale prodotta sia nelle mani di una ristretta classe ( la borghesia capitalista) che la ottiene attraverso lo sfruttamento del lavoro operaio.  </div><div>Era quindi inevitabile la lotta di classe che avrebbe portato a una rivoluzione che si sarebbe conclusa con:</div><div>        La classe operaia al potere</div><div>        Abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, quindi la classe operaia avrebbe dovuto gestire attraverso lo Stato l’attività economica.</div><div>        Realizzazione di una società senza classi senza lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.</div><div><strong>Il Socialismo di Marx fu definito scientifico o semplicemente Comunismo</strong>.</div><div>Nel 1864 Marx costituì a Londra il primo movimento operaio chiamata anche la Prima Internazionale che riuniva i rappresentanti di tutti i partiti socialisti. Questa riunione aveva il compito di coordinare i movimenti operai e socialisti e di favorirne la diffusione in ogni Stato. Un’altra dottrina politica che si affermò nello stesso periodo fu l’<strong>anarchismo</strong> per opera di <strong><em>Bakunin,</em></strong> egli riteneva che solo una rivoluzione avrebbe consentito di costruire una società libera ed egualitaria, tuttavia la principale esigenza dell’uomo è la libertà intesa come assenza di ogni vincolo esterno, infatti per Bakunin sarà libera quella società che avrà eliminato completamente ogni coercizione esterna. Anche la Chiesa veniva vista come una minaccia alla libertà dell’uomo ed anche lo stato veniva inteso come origine di ogni forma di oppressione e ingiustizia sociale. Protagonisti della rivoluzione anarchica dovevano essere i più oppressi, i più sfruttati, non solo gli operai, ma anche la gran massa dei contadini poveri, dei braccianti, dei disoccupati e dei vagabondi. Questa dottrina ebbe e fece le sue vittime illustri come, il re d’Italia Umberto I, l’imperatrice d’Austria Elisabetta, lo zar di Russia Alessandro II.                                                                     </div><div>                    </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-05 15:55:51 UTC</pubDate>
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         <title>La Rivoluzione industriale (parte 3)</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/406927169</link>
         <description><![CDATA[<div>Il sistema di produzione industriale si diffuse in differenti periodi:</div><div>1)      seconda metà del ‘700 in Gran Bretagna per la richiesta di beni di consumo;</div><div>2)      prima metà dell’800 in alcuni stati come Belgio e Francia;</div><div>3)      dal 1850 anche in Germania e negli Stati Uniti d’America.</div><div>Gli<strong> elementi </strong>che favorirono la diffusione della produzione industriale furono:</div><div>✔    impiego di <strong>macchine efficienti</strong> che permettevano di ottenere in <strong>minor tempo</strong> delle <strong>quantità maggiori di beni</strong>;</div><div>✔    suddivisione del lavoro in <strong>fasi di produzione </strong>tra gli operai;</div><div>✔    aumento della rete ferroviaria.</div><div>Tra il 1873 e il 1896 si ebbe un periodo chiamato “ grande depressione” in cui l’industrializzazione rallentò, infatti ad esempio, dopo che tutti i Paesi europei più ricchi avevano costruito la loro rete ferroviaria le industrie legate al settore non riuscivano a vendere i loro prodotti quindi si ebbe una crisi del settore. Con la “ grande depressione” le condizioni di vita della popolazione europea peggiorarono e molti soprattutto contadini, operai, artigiani e impiegati persero il posto di lavoro, quindi, molti preferirono emigrare verso altri continenti. Tra il 1870 e il 1910 circa 30 milioni di persone emigrarono dall’Europa. Oltre alla crisi economica l’emigrazione fu causata dall’aumento della popolazione europea generata dall’aumento della produzione agricola, industriale e dal miglioramento della salute.</div><div>La crisi ebbe termine verso gli anni novanta dell’800 con caratteristiche diverse rispetto alla Prima Rivoluzione Industriale:</div><div>(1)   <strong>crebbero le dimensioni delle industrie</strong> in quanto molte piccole o medie aziende dello stesso settore, durante la crisi, per resistere alla concorrenza si erano fuse formando grandi concentrazioni industriali che controllavano tutta o gran parte di un certo bene. Si parlava di <strong>monopoli</strong>. Nacque alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti d’America la <strong>Standard Oil</strong> un’unica industria che controllava il 90% della raffinazione del petrolio. Questa industria poteva decidere da sola quanto produrre e a quale prezzo vendere infatti non aveva concorrenti.</div><div>(2)   <strong>ruolo dello stato nell’economia</strong>: se le industrie rimanevano pur sempre di proprietà privata, lo Stato partecipò contribuendo con:</div><div>- l’istruzione dei cittadini</div><div>- diventando il principale cliente delle industrie pesanti;</div><div>- difendendo i prodotti delle industrie nazionali con politiche protezioniste;</div><div>- cercava di allargare i mercati per i propri prodotti nazionali con l’espansione coloniale.        </div><div><strong>(3)</strong>   <strong> introduzione di nuove tecnologie:</strong></div><div><strong>- energia elettrica </strong>nell’800 le fonti di energia divennero l’acqua e il petrolio da cui si svilupparono i motori elettrico e a scoppio. Con il motore elettrico era possibile trasformare il movimento in energia elettrica e viceversa. In seguito nel 1869 venne costruito il primo impianto idroelettrico che sfruttava la caduta dell’acqua dall’alto per mettere in funzione un generatore di elettricità. Nel 1881 invece si scoprì che l’energia elettrica poteva viaggiare attraverso cavi.</div><div><strong>- petrolio </strong>ebbe successo come fonte di energia, in quanto venne inventato il <strong>motore a scoppio </strong>che nel 1886 venne utilizzato come motore di un’automobile. Grazie al petrolio furono prodotti altri materiali come l’alluminio, coloranti artificiali, fertilizzanti chimici e nuovi tessuti. Nel campo dell’industria meccanica vennero costruite nuove macchine utensili.</div><div><strong>- taylorismo</strong> è una tecnica di produzione industriale in base alla quale tutto il processo produttivo industriale viene suddiviso in fasi secondo criteri scientifici. Da qui nasce la catena di montaggio che avrà la sua prima realizzazione nell’industria automobilistica Ford. Ogni fase di lavoro veniva scomposta in piccole azioni che ciascun operaio avrebbe dovuto ripetere in maniera meccanica  e ripetitiva.        </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-11-05 15:57:48 UTC</pubDate>
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         <title>Invenzioni e scoperte della 2° rivoluzione industriale</title>
         <author>mr_angelome</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-11-24 13:40:57 UTC</pubDate>
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         <title>L’IMPERIALISMO E IL COLONIALISMO ( PARTE 1)</title>
         <author>mr_angelome</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’<strong>espansione coloniale</strong> fu una scelta attuata dai maggiori stati europei per vari motivi:</div><div> </div><div><strong>(a)</strong>   <strong>motivi economici </strong>le colonie costituivano economicamente un serbatoio da cui attingere costantemente ricchezza viste le abbondanti materie prime, ma anche un mercato in cui esportare i propri prodotti.</div><div> </div><div><strong>(b)</strong>  <strong>motivi politici </strong>spesso avere delle colonie era un vantaggio per trattative con altri stati o per stipulare alleanze.</div><div> </div><div><strong>(c)</strong>   <strong>Prestigio</strong> in quanto espandersi in altri territori voleva dire mostrare la propria superiorità agli occhi degli stati stranieri (<strong>imperialismo</strong>) e la forza del proprio stato agli occhi dei propri cittadini (<strong> nazionalismo</strong>).</div><div> </div><div><strong>(d)</strong>  <strong>Missione civilizzatrice </strong>spesso le conquiste coloniali venivano giustificate facendo riferimento al dovere che aveva la nazione più forte di civilizzare le popolazioni più arretrate quasi una missione cristiana di convertire i popoli selvaggi al cristianesimo o comunque alla civiltà e al progresso. I popoli che venivano sottomessi erano considerati inferiori e le civiltà degli altri continenti erano considerate arretrate e di conseguenza inferiori.</div><div> </div><div>- La <strong>prima colonizzazione </strong>aveva avuto come principale obiettivo, per le nazioni europee economicamente più forti, quello di controllare le merci di grande valore ( oro, argento) ma anche le colture di piante non coltivabili in Europa e in questo caso si erano formati grandi imperi.</div><div> </div><div>L’<strong>Imperialismo </strong>di fine Ottocento, invece, fu una politica che ebbe come obiettivo la creazione di grandi imperi coloniali che si concretizzarono con<strong> l’occupazione di territori</strong> <strong>sia politicamente che militarmente</strong> in continenti extraeuropei, tale fenomeno fu agevolato dal fatto che le nazioni conquistatrici avevano:</div><div>1)      <strong>nuovi mezzi di trasporto e di comunicazione </strong>che permettevano di controllare facilmente vasti territori;</div><div>2)      lo <strong>sviluppo tecnologico</strong> che dava agli eserciti europei una notevole superiorità rispetto ai popoli extraeuropei;</div><div>3)      i <strong>progressi della medicina</strong> permettevano agli europei di recarsi nelle colonie con minori preoccupazioni per la loro salute.</div><div> </div><div>Tra i continenti quello maggiormente preda delle nazioni europee economicamente più forti, fu l’Africa. Fino al 1875 ( anno in cui l’Egitto passò sotto l’amministrazione di Francia, Germania e Gran Bretagna in quanto non era stato in grado di pagare i debiti che aveva contratto con gli stati europei per la costruzione del <strong><em>Canale di Suez</em></strong> nel 1869) l’Europa aveva esplorato solo le coste del continente africano, mentre dal 1875 iniziò una vera e propria corsa alla conquista dei territori più interni dell’Africa. La colonizzazione divenne quasi una competizione tra nazioni per accaparrarsi i territori ancora liberi come l’Italia che rivolse le sue attenzioni di conquista all’Etiopia (unico stato ancora indipendente). Gli italiani furono sconfitti dagli etiopi ad Adua nel 1896.</div><div>Tra il 1884-85 Bismark a Berlino organizzò un Congresso per la spartizione dell’Africa affinché  fossero fissate le zone di influenza delle nazioni europee per assicurarsi le zone ancora libere del continente senza che potessero scoppiare guerre tra loro. La debolezza dell’Africa dipendeva dalla disorganizzazione delle società africane che permisero agli stati europei militarmente più forti di prevalere velocemente.<br><br>Fino all’Ottocento gli europei avevano assunto il controllo del continente asiatico solo in alcune parti costiere in modo da gestire il commercio di alcuni prodotti locali e le colonie venivano controllate da Compagnie Commerciali private che ottenevano così il monopolio del commercio. Nel corso dell’Ottocento tale organizzazione cambiò in quanto i territori, controllati prima dalle Compagnie  mercantili, passarono sotto controllo diretto dei governi europei e il dominio divenne territoriale e politico.</div><div>Dal 1757 al 1858 l’India e la ricca regione del Bengala era sotto il controllo della Compagnia delle Indie Orientali, mentre dal 1858 ( quando si ebbe una rivolta dei sepoy) il governo inglese trasformò i territori indiani in un vero impero coloniale che progressivamente venne esteso. L’India,  in origine produceva tessuti di cotone e di seta,  ma divenuta  colonia della Gran Bretagna, fu invasa nell’Ottocento dai tessuti inglesi ( frutto dello sviluppo industriale inglese) e si limitò a produrre solo materie prime e vaste aree agricole, sotto il controllo inglese furono destinate alla produzione del <strong>papavero da oppio</strong>, che gli inglesi iniziarono a esportare in Cina sebbene tale prodotto fosse proibito dal governo cinese. Dopo la rivolta indiana il governo inglese mandò un proprio funzionario ( il viceré) che rispondeva direttamente al governo di Londra.</div><div> </div><div>Contrari al colonialismo furono gli Stati Uniti d’America che nel 1823 per rafforzare questa loro posizione affermarono la <strong>dottrina di Monroe</strong>. Il Presidente Monroe sostenne che gli Stati Uniti si sarebbero opposti a qualsiasi intervento delle potenze europee nelle faccende degli Stati del continente americano. Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento anche gli Stati Uniti d’America però iniziarono la loro colonizzazione con una guerra contro la Spagna alla fine della quale nel 1898 occuparono le Filippine e Porto Rico e nel XX secolo il presidente Roosevelt affermò che la dottrina di Monroe dava la possibilità agli Stati Uniti di intervenire all’interno degli altri Stati Americani ogniqualvolta lo ritenessero necessario alla difesa dei propri interessi politici ed economici. Questa affermazione si tramutò con un atteggiamento semicoloniale avuto dagli  Stati Uniti sui restanti Stati americani.</div><div> </div><div>Il Giappone, arcipelago del Pacifico, avviò una politica imperialistica legata strettamente a motivi economici, infatti, aveva bisogno di materie prime per il suo sviluppo economico. Il Giappone, dopo una guerra contro la Cina nel 1895 ottenne la Corea e alcune isole del Pacifico.</div><div>Lo scontro fu inevitabile anche con la Russia nel 1904-05 dopo il quale il Giappone vinse e ottenne la Manciuria regione cinese.</div><div> </div><div> </div><div><strong> </strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-12-01 14:10:23 UTC</pubDate>
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         <title>Inghilterra tra 1848 e 1870</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/418139189</link>
         <description><![CDATA[<div>Il <strong>Regno Unito, </strong>non fu coinvolto dalle rivoluzioni del 1848, perché con l’avvento dei liberali al governo era già iniziata una serie di riforme.</div><div>Dal 1837 al 1901 si ebbe il lungo regno della <strong>regina Vittoria ( età vittoriana) </strong>che fu contrassegnato da grande prosperità, infatti, l’<strong>industria inglese</strong> era la più forte del mondo, la <strong>flotta britannica </strong>non aveva rivali e <strong>Londra </strong>era il <strong>centro finanziario</strong> e il suo <strong>porto</strong> non aveva rivali in quanto alle merci scambiate. Dal punto di vista sociale, lo sviluppo economico favorì la borghesia che si arricchì, le condizioni delle classi inferiori, invece, subì dei miglioramenti legati al relativo benessere e al progresso della legislazione sul lavoro:</div><div><strong>(1)</strong> fu ridotto <strong>l’orario di lavoro;</strong></div><div><strong>(2)</strong> si diffuse la <strong>“settimana inglese”</strong> cioè il riposo domenicale iniziava dal mezzogiorno del sabato;</div><div><strong>(3)</strong> i <strong>salari</strong> aumentarono e il tenore di vita migliorò;</div><div><strong>(4)</strong> il numero dei cittadini che avevano <strong>diritto al voto</strong> aumentò;</div><div><strong>(5)</strong> nel 1871 vennero riconosciuti legalmente i <strong>sindacati ( Trade Unions);</strong></div><div>(6)   nel 1875 lo <strong>sciopero</strong> divenne legale.</div><div><strong> </strong></div><div>In Inghilterra furono fondate le prime <strong>scuole elementari pubbliche</strong> destinate ai figli dei lavoratori.</div><div> </div><div>Nei ceti più elevati si diffusero e si radicarono valori come l’onestà, la moralità, il pudore, l’attaccamento alla famiglia e la fedeltà alla patria e alla corona. </div><div>La democrazia nel Regno Unito, fu garantita dall’alternanza dei due partiti:</div><div><strong>A)</strong>  I <strong>Conservatori, </strong>(tories)<strong> </strong>che<strong> </strong>sostenevano l’<strong>espansione coloniale</strong> e il <strong>protezionismo doganale,</strong>  ebbero come esponente più importante <strong>B. Disraeli.</strong></div><div><strong>B)</strong>   I <strong>Liberali</strong>, ( whigs) che volevano il <strong>liberismo economico</strong> e <strong>l’allargamento dei diritti politici</strong>, furono a lungo guidati da W. <strong>Gladstone.</strong></div><div>Durante l’età vittoriana, il Regno Unito si tenne lontano dalle vicende dell’Europa con eccezione della guerra di Crimea a cui partecipò per evitare che la Russia estendesse i suoi interessi sul Mediterraneo. Gli inglesi scelsero di rimanere nel loro “splendido isolamento” cioè di occuparsi del loro immenso impero coloniale costituito da:</div><div>- <strong>Indie Orientali</strong></div><div><strong>- Australia</strong></div><div><strong>- Sudafrica</strong></div><div><strong>- Canada</strong></div><div><strong>- Hong Kong</strong></div><div><strong>- Egitto </strong>( controllo commerciale)</div><div><strong>- Canale di Suez </strong>( controllo commerciale)</div><div><strong>- Malta e Cipro </strong>( controllo commerciale)</div><div><strong>- Stretto di Gibilterra </strong>( controllo commerciale)</div><div><strong>- numerose isole  dell’Atlantico meridionale  e alcune Antille </strong>( controllo commerciale).</div><div> </div><div>Nel 1876 la regina Vittoria assunse il titolo di <strong>imperatrice d’India.</strong> </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-12-01 14:17:25 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>L&#39;Italia tra &#39;800 e &#39;900:</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/421306851</link>
         <description><![CDATA[<div>La vera svolta nella politica italiana si ebbe nel 1903, quando il re Vittorio Emanuele III nominò come capo del governo Giovanni Giolitti che era un liberale, convinto che le classi popolari dovessero partecipare alla vita politica, infatti se il popolo avesse avuto la possibilità di esprimersi, avrebbero adottato posizioni moderate e avrebbero abbandonato gli ideali rivoluzionari, era necessario che gli stipendi degli operai aumentassero.</div><div>In tutto il periodo in cui Giolitti governò non represse mai le manifestazioni popolari che avevano richieste economiche, perché lo stato doveva rimanere neutrale nei conflitti sociali a condizione che sia gli operai che i padroni rispettassero la legge. </div><div>Le riforme attuate da Giolitti furono:</div><div>l  <strong>tutela del lavoro delle donne e dei bambini</strong></div><div>l  <strong>assistenza ai lavoratori per vecchiaia e in caso di infortuni</strong></div><div>l  <strong>obbligo del riposo settimanale</strong></div><div>l  <strong>controllo dello stato sull’obbligo dell’istruzione elementare </strong>passata da tre ai sei anni, in quanto non veniva rispettato soprattutto nelle zone più povere del Paese</div><div>l  <strong>l’introduzione del suffragio universale maschile </strong>introdotto la prima volta nel 1913.</div><div>Gli interventi politici di Giolitti miravano a migliorare le condizioni di vita degli operai delle industrie del nord, mentre le condizioni di vita dei contadini del sud e le loro richieste rimanevano spesso inascoltate, mentre cercava di soddisfare le richieste dei ceti sociali privilegiati. Giolitti adottò scelte politiche oscillanti: si avvicinò ai socialisti, ma compì  anche scelte opposte.</div><div>Nel 1911 Giolitti riprese una politica coloniale, volta alla conquista della Libia ma senza che fossero chiari i vantaggi economici dell’impresa che venne fatta per soddisfare gli interessi delle forze politiche nazionalistiche, dei proprietari delle banche e delle industrie. Nel 1912 la Libia divenne Italiana.</div><div>Nel 1913 fu firmato il <strong>Patto Gentiloni</strong> con cui Giolitti si avvicinava ai cattolici per contrastare il Partito Socialista. Nel 1914 Giolitti abbandonò il governo alcuni mesi prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-12-08 13:48:54 UTC</pubDate>
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         <title>La prima guerra mondiale</title>
         <author>mr_angelome</author>
         <link>https://padlet.com/mr_angelome/vuwft9co1qkz/wish/421306994</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-12-08 13:50:13 UTC</pubDate>
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