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      <title>Mondi possibili  by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-05-30 09:33:55 UTC</pubDate>
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         <title>Federico García Lorca, Romance de la luna, luna</title>
         <author>gjlorenzo5</author>
         <link>https://padlet.com/gjlorenzo5/vlupqeqraif25dfr/wish/2608983237</link>
         <description><![CDATA[<div>“Romance de la luna, luna” cuenta la historia trágica de la muerte de un niño gitano. García Lorca, se apoya en el romance lírico narrativo, caracterizado por octosílabos rimados en asonantes, para mostrarnos una de sus más sentidas composiciones con la que abre su poemario Romancero Gitano (1924 – 1927).</div><div>El poema versa sobre la presencia de la luna en una fragua (taller de herrería), inmensa y blanca, tal que los gitanos harían con ella «collares y anillos blancos». En esa fragua, un niño la mira y platica con ella, pidiéndole que escape antes de que lleguen los gitanos; sin embargo, la luna le responde que la deje, que a él lo encontrarán con los ojos cerrados.</div><div>Por fin, llegan y encuentran al niño, muerto, en la fragua. Una zumaya canta su partida. La personificación de la luna lo lleva de la mano y los gitanos lloran y dan gritos por él.</div><div><br>Esta poesia es el romance prologo del Romancero Gitano, la obra más popular de García Lorca. &nbsp;</div><div>La obra es rica de símbolos, por ejemplo la luna representa la muerte.&nbsp;</div><div>El romance de la luna luna se ambienta en una fragua, donde los gitanos trabajan, y cuenta de la muerte de un niño en una noche de luna llena y como la luna llega para llevarse al niño con ella.&nbsp;</div><div>La luna que representa la muerte llega con los brazos abiertos para llevarse al niño que está al borde de la muerte y quiere conducirlo con ella, sosteniendo su mano. &nbsp;</div><div>Mientras tanto mantiene un diálogo con el niño&nbsp; y él trata de convencerla de que se vaya, tal vez para retrasar el momento de su muerte, diciendo que los gitanos vendrían y le harían collares y anillos con su corazón (¿una amenaza?). &nbsp;</div><div>Pero la luna le pide al niño que le deje llevar a cabo su misión, porque los gitanos no podrán llegar a tiempo.&nbsp;</div><div>Hemos dicho que la luna es personificada, de hecho aquí hay una mujer que tiene el niño por la mano. Otra personificación es el aire que se conmueve porque comprende que el niño está muriendo.&nbsp;</div><div>En esta poesía la naturaleza refleja el estado de ánimo del niño.&nbsp;</div><div>En el diálogo entre la luna y el chico, este último le dice a la luna que él no quiere ir con ella.&nbsp;</div><div>Al final la luna le convence&nbsp; y se lo lleva consigo.&nbsp;</div><div>Con esta personificación, Lorca nos hace entender que la naturaleza refleja el estado de animo del chiquillo. Luego el niño pide a&nbsp; la luna&nbsp; que se vaya porque no quiere que ella se lo lleve.&nbsp;</div><div>La luna le responde que si vinieran los gitanos le transmitirían felicidad con sus bailes (los gitanos siempre bailan) y con sus piedras preciosa blancas, que simbolizan el alma pura del niño. &nbsp;</div><div>En la segunda estrofa Lorca describe su muerte en una manera muy dulce, como podemos ver con la expresión “ojillos cerrados” que representan la fragilidad del pobrecito.&nbsp;</div><div>En la tercera estrofa llega un jinete que se da cuenta de que el niño esta muerto. &nbsp;</div><div>En la cuarta estrofa hay otra personificación: la luna descrita por Lorca como una mujer que tiene al niño de la mano. &nbsp;</div><div>Luego hay también un pájaro, que se parece a un cuervo, y simboliza el augurio de muerte.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 10:33:25 UTC</pubDate>
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         <title>Il campo magnetico</title>
         <author>gjlorenzo5</author>
         <link>https://padlet.com/gjlorenzo5/vlupqeqraif25dfr/wish/2609107270</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>IL METODO SCIENTIFICO O SPERIMENTALE</strong></div><div>Caratterizza tutte le scienze sperimentali, anche&nbsp; la fisica. Il metodo sperimentale fu introdotto da Galileo Galilei (XVII sec.)&nbsp; fondatore, storicamente riconosciuto, della moderna scienza sperimentale.</div><div>Con Galileo comincia il processo irreversibile che porterà la fisica a staccarsi dalla filosofia.</div><div>Ogni fatto, evento o fenomeno naturale va:</div><ul><li>identificato</li><li>analizzato&nbsp;</li><li>isolato</li><li>riprodotto&nbsp;</li><li>confermato&nbsp;</li></ul><div>La spiegazione del fenomeno implica la capacità non solo di replicarlo, ma anche di prevederlo con la possibilità di dominare la realtà dei fenomeni naturali.</div><div><br></div><div><strong>LO SCHEMA DEL METODO SCIENTIFICO</strong></div><div>Per indagare su un fenomeno (fisico) si procede con una successione di fasi:</div><ol><li><strong>individuazione</strong> delle caratteristiche del problema;</li><li><strong>raccolta</strong> di tutte le informazioni;</li><li><strong>formulazione</strong> di una ipotesi (per l’interpretazione del fenomeno): una ipotesi che spiega un grande numero di fenomeni diventa una teoria;</li><li><strong>costruzione</strong> del modello (laboratorio);</li><li><strong>verifica</strong> dell’ipotesi (con esperimento);</li><li><strong>conclusione</strong> (se l’ipotesi è verificata) viene formalizzata, tramite simboli (ad ogni grandezza assegno un simbolo) ed equazioni matematiche, in una legge fisica;</li><li><strong>comunicazione</strong> dei risultati.</li></ol><div>Fondamentale è la ripetibilità dell’esperimento. L’applicazione del metodo scientifico, in particolare l’interpretazione dei dati, consente di fare previsioni sull’andamento del fenomeno su cui si indaga. Quello finora descritto è un metodo induttivo (Galileo Galilei): porta ad una conclusione di un ragionamento procedendo dal particolare all’universale.</div><div>Il ciclo conoscitivo induttivo descrive il percorso seguito per arrivare alla stesura di una legge scientifica a partire dall’osservazione di un fenomeno</div><div>Quando si cerca di risolvere un problema in diversi campi dell’attività umana seguendo il metodo sperimentale può essere utile rappresentare la realtà con un modello, cioè&nbsp; una esemplificazione (teorica) di ricostruzione della realtà.</div><div>Questo metodo fu utilizzato anche da Faraday per spiegare l’interazione che esiste tra correnti elettriche e campi magnetici. Il suo esperimento fu eseguito per la prima volta nel 1821.</div><div><br></div><div><strong>L’ESPERIMENTO DI FARADAY</strong></div><div>consiste nel porre un filo conduttore tra i due poli di un magnete. Questo filo è sorretto da un'intelaiatura che gli permette di muoversi solo in verticale. Quando si collega questo filo ad una batteria e la corrente lo attraversa, si nota che esso si muove verso il basso.&nbsp;</div><div>Con questo esperimento Faraday comprese che un campo magnetico non genera solo una forza nei confronti dei magneti, ma anche nei confronti dei conduttori attraversati da corrente elettrica.</div><div>https://www.youtube.com/watch?v=gJgToZilDIc<br><br></div><div><strong>IL CAMPO MAGNETICO</strong></div><div>Il campo magnetico (o campo di induzione magnetica) è una grandezza vettoriale che descrive l'interazione tra corpi dotati di natura magnetica; si misura in tesla, si indica con il simbolo B e si traduce in ogni punto dello spazio in un vettore, detto vettore campo magnetico.</div><div><br></div><div>Le prime osservazioni dei fenomeni magnetici risalgono all’antichità.</div><div>Agli antichi greci era nota la proprietà della magnetite di attirare la limatura di ferro.</div><div>Avevano anche notato che un ago magnetico libero di ruotare intorno ad un asse verticale si orienta con una delle sue estremità verso il Nord (polo Nord) e l’altra verso il Sud (polo Sud).</div><div>Le calamite interagiscono tra loro con forze attrattive o repulsive (poli di nome contrario si attraggono, poli dello stesso nome si respingono).</div><div>I poli magnetici non possono essere separati: non esiste il monopolo magnetico. Se si spezza una calamita si ottengono due nuove calamite, entrambe con un polo Nord e un polo Sud.</div><div>Un magnete crea sempre attorno a sé un campo; lo spazio che circonda un qualsiasi magnete acquisisce la proprietà di interagire con altri magneti e con alcuni materiali (come il ferro), esercitando su di essi una forza attrattiva o repulsiva a seconda dell'orientamento reciproco dei loro poli.</div><div>Se consideriamo tale campo indipendentemente dagli effetti che può sortire sulla materia circostante, ci riferiamo ad esso con il nome di campo magnetico: il simbolo del campo magnetico è la lettera H maiuscola (H); l'unità di misura del campo magnetico è l'ampère su metro (H = A / m).</div><div><br></div><div><strong>IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE</strong></div><div>La Terra si comporta come se fosse una grande calamita, in grado di influenzare l’ago magnetico delle bussole determinandone l’orientamento approssimativamente verso Nord. La forza che agisce sull’ago, costringendolo ad assumere questa posizione, è generata dal <strong>campo magnetico terrestre</strong>.&nbsp;</div><div>Per la sua geometria il campo magnetico terrestre è simile a quello generato da una calamita a barra, collocata al centro della Terra e inclinata di circa 11°&nbsp; rispetto all’asse di rotazione terrestre.&nbsp;</div><div>Il campo che si stabilisce fra i poli di questo magnete è visualizzabile dalle cosiddette <strong>linee di forza</strong>, che entrano nella Terra nell'emisfero Nord ed escono in quello Sud. &nbsp;</div><div>Oggi si sa che non esiste nessuna calamita interna alla Terra e che la sorgente primaria del campo si trova in una parte profonda della Terra, ovvero nel <strong>nucleo fluido</strong>.&nbsp;</div><div>Qui scorrono complesse correnti elettriche alimentate da un movimento convettivo condizionato dalla rotazione terrestre.&nbsp;</div><div>L’esistenza del campo magnetico terrestre ha permesso lo sviluppo e il mantenimento della vita sulla Terra. Esso infatti protegge l’atmosfera dalla penetrazione di radiazioni e particelle cariche provenienti dal sole (vento solare), dannose per la vita degli organismi viventi.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 12:53:41 UTC</pubDate>
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         <title>Tahar Ben Jelloun, Le racisme expliqué a ma fille</title>
         <author>gjlorenzo5</author>
         <link>https://padlet.com/gjlorenzo5/vlupqeqraif25dfr/wish/2609311845</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La vie de Tahar Ben Jelloun </strong><br>Tahar Ben Jelloun est un écrivain, poète et peintre franco- marocain né le 1er décembre 1947 au Maroc. En 1971, il part pour la France et il s'installe à Paris pour poursuivre ses études de psychologie.<br>En 1975, il obtient un doctorat de psychopathologie sociale. Il écrit plusieurs ouvrages pédagogiques tel que Le Racisme expliqué à ma fille, 1998.<br><br><strong>Le racisme explique à ma fille<br></strong>L'essai est structuré sous la forme d'un dialogue entre l'auteur et sa fille de dix ans. L'œuvre a été écrite en 1998 peu après la manifestation contre le projet de loi Debré, approuvée le 24 avril 1997. La loi autorisait la confiscation des passeports des étrangers en situation irrégulière. L'auteur a participé à la manifestation avec sa fille de dix ans, Mérième, qui, frappée par les slogans et les protestations, a commencé à poser des questions à son père sur le racisme. Le choix du dialogue est dicté par la nécessité de rendre la compréhension plus facile et plus immédiate. En fait, les destinataires de l'essai sont des enfants entre huit et quinze ans.<br>La première définition du racisme donnée par l'auteur est celle d’un racisme comme tendance à manifester la méfiance et le mépris pour les personnes qui ont des caractéristiques physiques et culturelles différentes de la nôtre. Mais le racisme se manifeste toujours vers les étrangers plus pauvres que nous, parce que nous avons peur qu’ils peuvent nous dérober de quelque chose.<br>Par conséquent, le raciste est celui qui pense que tout ce qui est trop différent de lui le menace dans sa tranquillité.<br>Le racisme est un comportement instinctif : l’homme, comme les animaux, tend à délimiter son territoire, ses terres, ses biens et seulement grâce à la raison et surtout grâce à l'éducation et à la culture il apprend à vivre ensemble.<br>Mais l'homme, contrairement aux animaux, a des préjugés et souvent il a tendance à juger les autres avant de les connaître et cela provoque des attitudes racistes.<br>Le racisme n'a aucun fondement scientifique, mais les hommes tout au long de l'histoire ont essayé d'utiliser la science pour justifier toute forme de discrimination.<br>L'auteur souligne, cependant, que les religions ne sont pas racistes. Ce sont les fondamentalistes, les fanatiques religieux qui les amènent à le devenir quand ils interprètent à leur manière les textes sacrés.<br>Tahar Ben Jelloun aborde aussi des arguments concernant l’extermination, à savoir la volonté de se débarrasser de manière radicale et définitive une communauté entière. Ce qui est arrivé au cours de la Seconde Guerre mondiale, quand Adolf Hitler, chef de l'Allemagne nazie, a décidé d'exterminer les Juifs, en faisant un véritable génocide. A ce type de racisme on donne le nom d'antisémitisme et il est dirigé contre les juifs considérés comme « race négative ».<br>Aujourd'hui, la lutte pour leurs droits n'est pas encore terminée.<br>La forme la plus répandue du racisme, cependant, reste celle contre les Noirs et ce comportement a été amplement justifié par les grandes puissances dans les années du colonialisme.<br>B. Jelloun démontre à Mérième que le racisme n’existe pas. En effet l’enfant ne naît pas raciste. Toutefois il peut le devenir si ses parents ou ses proches lui mettent dans sa tête des idées racistes.<br>Donc lutter contre le racisme signifie éduquer les enfants au respect des autres, appliquer des lois qui punissent l’incitation à la haine, connaître l’histoire et les erreurs du passé pour ne pas les répéter dans le futur.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 15:48:08 UTC</pubDate>
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         <title>Jane Austen, Pride and Prejudice</title>
         <author>gjlorenzo5</author>
         <link>https://padlet.com/gjlorenzo5/vlupqeqraif25dfr/wish/2609340235</link>
         <description><![CDATA[<div>Jane Austen was an English novelist whose books, set among the English middle and upper classes, are notable for their wit, social observation and insights into the lives of early 19th century women.&nbsp;<br>Jane Austen was born on 16 December 1775 in the village of Steventon in Hampshire. She was one of eight children of a clergyman and grew up in a close-knit family. She began to write as a teenager. In 1801 the family moved to Bath. After the death of Jane's father in 1805 Jane, her sister Cassandra and their mother moved several times eventually settling in Chawton, near Steventon.&nbsp;<br>Jane's brother Henry helped her negotiate with a publisher and her first novel, 'Sense and Sensibility', appeared in 1811. Her next novel 'Pride and Prejudice', which she described as her "own darling child" received highly favourable reviews. 'Mansfield Park' was published in 1814, then 'Emma' in 1816. 'Emma' was dedicated to the prince regent, an admirer of her work. All of Jane Austen's novels were published anonymously. In 1816, Jane began to suffer from ill-health, probably due to Addison's disease. She travelled to Winchester to receive treatment, and died there on 18 July 1817. Two more novels, 'Persuasion' and 'Northanger Abbey' were published posthumously and a final novel was left incomplete.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 16:14:20 UTC</pubDate>
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         <title>Pride and Prejudice </title>
         <author>gjlorenzo5</author>
         <link>https://padlet.com/gjlorenzo5/vlupqeqraif25dfr/wish/2609340654</link>
         <description><![CDATA[<div>A novel by Jane Austen about Mr and Mrs Bennet and their daughters: Jane, Elizabeth (Lizzy), Mary, Kitty and Lydia. The most important characters are Elizabeth Bennet, a clever and amusing young woman, and the rich, attractive Mr Darcy, who finally realize that they love each other, although previously Elizabeth thought that Darcy was too proud, and he thought that she disliked him without any good reason. The first sentence of Pride and Prejudice is one of the most famous sentences in English literature: <em>‘It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune must be in want of a wife’. <br><br><br></em>It is written by a precocious Austen when she was just twenty-one years old. Pride and Prejudice is set in rural England at the turn of the 19th century, and it follows the Bennet family, which includes five very different sisters. <strong>Elizabeth</strong>, the heroine of the novel, is the protagonist of Pride and Prejudice and one of the most well-known female characters in English literature. The second daughter of Mr. Bennet, Elizabeth is the most intelligent and sensible of the five Bennet sisters. She is well read and quick-witted, with a tongue that occasionally proves too sharp for her own good.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 16:14:45 UTC</pubDate>
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         <title>Themes and Style</title>
         <author>gjlorenzo5</author>
         <link>https://padlet.com/gjlorenzo5/vlupqeqraif25dfr/wish/2609341663</link>
         <description><![CDATA[<div>1. Overcoming obstacles for true love, where<br>Elizabeth must overcome her prejudices and Darcy must fight away his prideful nature in order for a happy union to result. Elizabeth and Darcy are a classic couple, but they could not reach their point of happiness until each character worked hard in order to overcome personal prejudices.&nbsp; &nbsp;<br><br></div><div>2. A woman’s reputation where Elizabeth refuses to adhere to societal norms for women. For example, she allows her shoes and skirts to become muddy, she has a sharp tongue that is seen as unbecoming for a young lady, and she refuses to marry for any reason other than actual love.&nbsp;<br><br></div><div>3. Social class, class distinction, class status.&nbsp;<br>Love can defy class boundaries and social prejudices. When Darcy proposes to Elizabeth the first time, he confesses that this love has allowed him to overcome the obstacle of their economic and social differeces. Elizabeth refuses his proposal and declares that she could never marry a man she does not love. She only accepts his proposal when she is certain that her feelings for him are sincere. The marriages between Elizabeth and Darcy, Jane and Bingley are the demonstration that true love can overcome social hierarchies.<br><br>The overall style of Pride and Prejudice is ironic and witty. The narrator frequently makes remarks that may seem to mean one thing but actually mean another. It is told mostly from Elizabeth’s point of view. The reader learns about events throughout her eyes. This effect is taken thanks to the use of free indirect speech and the use of dialogue. The narrator is recognisable for the ironic tone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 16:15:21 UTC</pubDate>
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         <title>Hannah Arendt, i Totalitarismi</title>
         <author>gjlorenzo5</author>
         <link>https://padlet.com/gjlorenzo5/vlupqeqraif25dfr/wish/2609356329</link>
         <description><![CDATA[<div>Hannah Arendt nacque da una famiglia borghese benestante ebraica ad Hannover. I suoi studi si basarono principalmente sulla filosofia, studiò all'Università di Heidelberg. Visse a <strong>Königsberg</strong>&nbsp;(attuale Kaliningrad), città natale di Kant, a Berlino e a Marburgo, dove conobbe ed ebbe una relazione con Heidegger (che aderisce in seguito al nazismo). Nel 1933, quando salì al potere Hitler, fuggì a Parigi. Nel 1940 quando in Francia arrivarono i nazisti fu arrestata dal Governo di Vichy e messa in un campo di prigionia. Venne però presto rilasciata grazie ad alcuni amici, tra i quali dei giornalisti americani, andando poi a New York; dove si occupò della comunità ebraica newyorkese e della propria attività di scrittura. Le sue due principali opere sono: Le Origini del Totalitarismo (1951) e Eichmann in Gerusalemme - Banalità del Male (1963).<br><br><strong>I totalitarismi<br></strong>Prende le distanze dal movimento femminista poiché crede che l’emancipazione della donna debba inserirsi in un contesto generale già ampio. &nbsp;</div><div>Si definisce “<strong>pensatrice della politica</strong>” poiché ritiene che la mancanza di un pensiero politico sia alla base dei totalitarismi del 1900. Per lei la guerra è il momento giusto per chiedersi il perché si sono affermati regimi totalitari. Equipara il <strong>nazismo</strong> e lo <strong>stalinismo</strong>.&nbsp;<br><br></div><div>Nelle Origini del totalitarismo definisce l’essenza del totalitarismo come l’intreccio perverso tra <strong>terrore </strong>e <strong>ideologia</strong>. Quando parla di totalitarismo si riferisce al nazismo e allo stalinismo. Non agli altri regimi, come il fascismo che è stato definito un totalitarismo imperfetto, vista l’importante presenza anche della chiesa e del re.&nbsp; &nbsp;</div><div>Il <strong>terrore</strong> viene esercitato con la polizia segreta e con i campi di concentramento. Questi due elementi rendono gli uomini sospettosi: sanno che possono essere denunciati da chiunque e quindi temono continuamente di fare qualcosa che può portarli ai campi. &nbsp;</div><div>Insinuare il terrore, il sospetto, la paura, comporta isolamento e chiusura in se stessi.&nbsp; &nbsp;<br><br></div><div><strong>L’ideologia</strong> è l’idea: nel nazismo è la superiorità della razza ariana su quella ebraica e nello stalinismo è la supremazia del proletariato su tutte le altre classi sociali.&nbsp; &nbsp;</div><div>In base a questa idea viene reinterpretata tutta la storia. Questa idea inoltre viene affermata come vera e non si tengono in considerazione altri fattori o altre esperienze. Alla luce di questa idea, se gli ebrei sono degenerati non si riuscirà a rieducarli, bisogna eliminarli. &nbsp;</div><div>Quello che non è normale, come lavorare senza un prodotto da ottenere nei campi di concentramento, diventa logico.&nbsp;</div><div>Dal punto di vista filosofico, quindi, secondo la Arendt <strong>il totalitarismo è un intreccio malato, perverso tra terrore e ideologia</strong>. &nbsp;<br><br></div><div><strong>Il suddito ideale </strong>di un regime totalitario non è tanto il fanatico o l’esaltato, come Göth il pazzo di Schindler's list, ma il conformista, <strong>quello che ha rinunciato a pensare</strong>. &nbsp;</div><div>Le cause del totalitarismo sono 3: &nbsp;</div><ul><li><strong>l’antisemitismo</strong> moderno: per i cristiani gli ebrei hanno commesso il deicidio uccidendo Dio.&nbsp;</li><li><strong>l’imperialismo:</strong> la politica imperialista e aggressiva della classe borghese&nbsp;</li><li>l’avvento della <strong>società</strong> <strong>di</strong> <strong>massa</strong> &nbsp;</li></ul><div>Il totalitarismo tende ad annullare non solo fisicamente ma anche spiritualmente: annulla le persone come esseri pensanti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-05-30 16:30:06 UTC</pubDate>
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         <title>Giovanni Verga, Rosso Malpelo</title>
         <author>gjlorenzo5</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>SINTESI DELL'OPERA<br></strong>Rosso Malpelo, così chiamato per la rossa capigliatura, è un ragazzo che lavora duramente in una cava di sabbia in Sicilia. E’ un povero infelice sfruttato e deriso.<br>L’opinione popolare attribuisce una personalità malvagia a coloro che hanno i capelli rossi e per questo motivo Malpelo viene trattato con pregiudizio da tutti ed anche dalla stessa madre. Egli è costretto a vivere emarginato e isolato, trattato come una bestia e non come un essere umano.<br>Il padre, soprannominato “il bestia” per la sua resistenza alla fatica, proprio come se fosse una bestia, è l’unico che ha dell’affetto per Malpelo ma muore nella stessa cava sotto una frana di sabbia.<br>Le difficoltà portano Malpelo ad assumere atteggiamenti cinici e spietati, soprattutto nei confronti di chi vive una condizione ancora più debole e fragile della sua, come Ranocchio, un ragazzetto infelice come lui che lavora come manovale alla cava.<br>Dietro questo carattere indurito e indifferente Malpelo nasconde però una sua umanità e un bisogno di amore che manifesta nei confronti dello stesso Ranocchio e del padre morto.</div><div>Quando Ranocchio si ammala ed in breve tempo muore, stroncato dalla fatica e dalle inumane condizioni di lavoro, Malpelo rimane completamente solo.<br>Nel finale Malpelo si offre volontario per esplorare un passaggio della cava, egli si smarrisce così nei cunicoli , nell’indifferenza generale e senza lasciare alcuna traccia di sé.<br><br>Il racconto fu pubblicato per la prima volta sul Fanfulla nell'agosto del 1878 e fu poi raccolto in Vita dei Campi nel 1880.</div><div><br><strong>ANALISI DELL'OPERA<br></strong>Il racconto occupa una posizione preminente nella produzione verghiana poiché dà inizio alla fase verista dello scrittore. Già nell'incipit è possibile notare la rivoluzionaria novità dell'impostazione narrativa: "Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo".&nbsp; Un pensiero che appartiene a una visione primitiva e superstiziosa, che considera il <em>diverso</em> come un essere segnato da un'oscura maledizione, da cui difendersi. Subito scompare il narratore onnisciente: la voce narrante è interna al mondo rappresentato e si colloca allo stesso livello dei personaggi. E' uno dei primissimi esempi del discorso diretto libero. Il linguaggio è ricco di modi di dire, paragoni, proverbi ed espressioni dialettali. Verga narra, in questo racconto, il conflitto continuo tra l'individuo "diverso" e il contesto sociale che lo rifiuta. Attraverso Malpelo, l'autore esprime la sua visione pessimistica dell'esistenza dominata dalla lotta per la vita, in cui il più forte prevale e il più debole viene schiacciato. Eppure Malpelo, che si è formato nell'ambiente disumano, ha conservato alcuni valori autentici, disinteressati: l'affetto per il padre, il senso della giustizia, l'amicizia, la solidarietà. Il narratore esercita su questi valori un processo di straniamento: fa apparire strano, incomprensibile, ciò che dovrebbe essere normale perché è portavoce della visione di un mondo disumano che ignora i valori e riconosce solo l'interesse e la forza. Non tutto il racconto è basato sullo straniamento: nella seconda parte emerge il punto di vista del protagonista e possiamo sapere cosa pensa e cosa sente. Affiora così la visione pessimistica del ragazzo indurito da una vita di fatiche e ingiustizie. Malpelo ha capito perfettamente le regole della lotta per la vita in cui prevale il più forte e il più debole viene schiacciato. Sulla figura del protagonista lo scrittore trasferisce il suo pessimismo: Verga non sa proporre alternative alla realtà.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-06-01 06:30:44 UTC</pubDate>
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         <title>Le donne durante il fascismo</title>
         <author>eleonorachelli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella rivoluzione fascista le donne erano chiamate, soprattutto, a mettere al mondo nuovi italiani, preferibilmente maschi, per farne dei soldati.&nbsp;</div><div><br></div><div>Le donne non potevano perdere tempo in cose da maschi, dovevano solo mettere al mondo figli. In virtù del suo ruolo di procreatrice di nuovi giovani italiani (fascisti), la figura della donna si trasformò sostanzialmente in quella di <strong>fattrice</strong>, consolidando uno stereotipo già incardinato nella società italiana. Tutte le azioni concrete portate avanti dal regime in questo campo partirono dal presupposto che le donne erano “grembi”, e non individui.</div><div>La prima legge organica fascista sul tema, ad esempio, è quella che fonda l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia. L’istituzione aveva al centro non la difesa della donna come individuo, ma l’atto di mettere al mondo figli. L’articolo 4 della legge esplicitava: «<em>L’Opera Nazionale provvede alla protezione delle </em><strong><em>gestanti</em></strong><em> e delle </em><strong><em>madri</em></strong><em> bisognose o abbandonate</em>».&nbsp;</div><div>La qualificazione non fu di genere, ma di funzione: “gestanti”, “madri”, non donne.&nbsp;</div><div>Fu questa la visione dominante della donna nell’immaginario fascista; non diversa, in realtà, dalla visione della donna che la tradizione cattolica patriarcale aveva scolpito nella società italiana. Il fascismo in questo seguì la linea di tendenza che vedeva la donna relegata a un ruolo subalterno nel contesto sociale.</div><div>Non vi furono solo leggi che tendevano a preservare il ruolo procreativo, ma anche tutta una serie di provvedimenti che cercarono di limitare la libertà di azione della donna in quanto cittadina.&nbsp;</div><div>Per trasformare la donna in semplice “<em>incubatrice</em>” bisognava costringerla a stare in casa. Lo strumento legislativo fu la manipolazione del diritto del lavoro: era necessario escludere le donne da questo mondo. Avere un proprio stipendio, e quindi una propria indipendenza, non permetteva al regime la costruzione della gabbia casalinga.</div><div>Per portare avanti questa manovra il fascismo procedette su due fronti: quello <strong>economico</strong>, espellendo progressivamente le donne dal mondo del lavoro e privandole quindi dell’indipendenza economica; quello <strong>culturale</strong>, escludendole dal sistema dell’istruzione, sia come docenti sia come discenti e come personale amministrativo.</div><div>Si cominciò con le scuole private paritarie; nel 1926 alle donne venne impedito di insegnare materie scientifiche negli istituti tecnici e lettere e filosofia nei licei.&nbsp;</div><div>Si metteva in chiaro il fatto che mai una donna avrebbe potuto essere l’insegnante di riferimento per una classe, essendo escluse dalle materie caratterizzanti dei corsi di studio.&nbsp;</div><div>Il mondo del lavoro <strong>pubblico</strong> era un bacino molto appetibile per il lavoro femminile, e anche quello su cui era più facile incidere a livello legislativo. La funzione pubblica cominciò quindi a essere vista come un luogo da cui espellere le donne, per lasciare posto ai maschi.</div><div>Nel 1933 il fascismo acconsentì allo svolgimento di concorsi per le amministrazioni pubbliche da cui potessero essere escluse le donne.&nbsp;</div><div>Nel 1934 si limitò la presenza femminile negli organi di governo locali, nell’evidente convinzione che le donne non fossero adatte all’esercizio del governo e dell’amministrazione pubblica.&nbsp;</div><div>Nel 1938 si rese necessario varare una legge apposita che limitasse la percentuale massima di donne presenti negli uffici pubblici e nelle aziende private al 10% del totale della forza lavoro.&nbsp;</div><div>Nel caso delle imprese ed enti con meno di 10 dipendenti, come ad esempio i piccoli comuni e le piccole aziende a esclusione delle imprese familiari, era fatto divieto di avere personale femminile.&nbsp;</div><div>Questi provvedimenti, evidentemente misogini, dimostrano come il fascismo, all’interno della sua retorica popolare, ritenesse la donna inferiore, inadatta a ricoprire incarichi di governo o amministrazione.&nbsp;</div><div>Le donne vennero progressivamente e sistematicamente buttate fuori dalla vita attiva e dal mondo del lavoro in una maschilizzazione della società. Il fascista ideale era giovane, forte e soprattutto maschio. La visione fascista della donna era quella di madre, moglie e, al limite, vedova. Il suo posto era la casa, in cui doveva essere rinchiusa per occuparsi solo delle faccende domestiche e dei figli.</div><div><br></div><div>Accanto alle leggi che cercavano di escludere la donna dalla vita pubblica vi furono poi una serie di norme che dovevano <strong>obbligarla in posizione di subalternità</strong> anche nella vita domestica. L’articolo 587 del nuovo Codice Penale, introdotto nel 1930, prevede le famigerate <strong>attenuanti per il cosiddetto delitto d’onore</strong>: «<em>Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’ onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni</em>».&nbsp;</div><div>Questo passaggio, che sarà poi cancellato dal nostro ordinamento solo nel 1981, sancisce <strong>due</strong> principi fondamentali: il concetto che l’<strong>onore fosse caratteristica prettamente maschile</strong> e che i confini della sua lecita difesa si estendessero alle familiari più strette. Una donna “disonorata” disonorava pure l’uomo a lei più vicino, e tale disonore poteva essere lavato col sangue contando sulla clemenza delle istituzioni.</div><div>Il secondo principio è che, nei fatti, <strong>la vita di una donna valeva meno di quella di un uomo</strong>. In un periodo in cui non esisteva l’istituto del divorzio, le attenuanti garantite da tale articolo furono una minaccia costante per le donne in cerca di indipendenza, che avessero cercato di costruirsi un proprio cammino di vita autonomo, magari accanto a un altro uomo. Un avallo implicito al femminicidio.</div><div><br></div><div>Dello stesso tenore l’articolo 544, in cui si normava il cosiddetto <strong><em>matrimonio riparatore</em></strong>. Chiunque avesse commesso violenza sessuale nei confronti di una donna (anche minore), avrebbe visto il proprio reato estinto in caso di matrimonio con la stessa. Una legge che, oltre all’evidente inumanità di condannare una donna a stare accanto al proprio violentatore per tutta la vita, sanciva il fatto che in un matrimonio la volontà della donna era totalmente superflua.&nbsp;</div><div>Sulla stessa linea le definizioni dei reati di stupro e incesto, che venivano derubricati ad atti contro la morale, e non contro l’individuo. Anche questo articolo del Codice Penale venne abrogato solo nel 1981.</div><div>Un discorso particolare infine, merita la situazione personale e familiare dello stesso Mussolini. Sono infatti noti i racconti, in parte veri e in parte no, della libertà e della voracità sessuale del duce. Infedeltà conclamate, sbandierate addirittura, con cui il regime stesso alimentava il mito del duce “maschio”.</div><div>L’immagine della donna del capo era <strong>duplice</strong>: da un lato l’<strong>ancella del focolare</strong>, rappresentata icasticamente da Rachele Guidi, che la propaganda fascista chiamò quasi per antonomasia “<strong>donna Rachele</strong>”. La moglie del duce, che gli diede cinque figli e che mandò avanti la famiglia garantendo al marito una fedeltà incondizionata e apparentemente incurante dei tradimenti manifesti.&nbsp;</div><div>Dall’altro lato le <strong>amanti</strong>, alcune con figli illegittimi, ultima delle quali, e ufficializzata nel ruolo di favorita, Clara Petacci: oggetto sessuale, ricordata col diminutivo di “Claretta”, quasi fosse una bambina, perennemente minore agli occhi del duce e anche dell’opinione pubblica. Un bel trofeo per un uomo che si avviava alla vecchiaia. Fedele come la stessa moglie, condivise con “<strong><em>LVI</em></strong><em>”</em> la fine violenta e la pubblica profanazione postuma. La tragica esposizione del suo cadavere accanto a quello del dittatore fu l’ultima immagine della donna fascista.</div><div><br></div><div>"<strong><em>E poi era bello! Tutte lo amavano!"</em></strong></div><div><em>Fonte: Francesco Lippi : Mussolini ha fatto anche cose buone (le idiozie che continuano a circolare sul fascismo).</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-06-01 08:17:16 UTC</pubDate>
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         <title>Mondi possibili </title>
         <author>gjlorenzo5</author>
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         <description><![CDATA[<div>Sullo sfondo di questo padlet è possibile vedere un’immagine del multiverso, termine coniato nel 1895 dal filosofo e psicologo americano William James. Multiverso è il termine che gli scienziati usano per descrivere l’idea che al di là dell’universo osservabile possano esistere anche altri universi. Il multiverso è uno dei mondi possibili. I mondi possibili, a mio avviso, sono il luogo dove arriva la nostra mente, ma che non può toccare il nostro corpo. Appartengono al passato e al futuro, fanno parte di noi anche se non possiamo viverli. È stato possibile, per esempio, il terribile mondo di Rosso Malpelo, raccontato nei dettagli da Verga alla fine del 1800. Un mondo che in quelle pagine prende corpo e vita. Un mondo ancora più orribile è stato possibile solo qualche anno dopo, con la prima, ma soprattutto con la seconda guerra mondiale, nel periodo che in Italia è stato caratterizzato dal fascismo: un mondo che ha messo a dura prova le donne forse più degli uomini, come racconta Hannah Arendt nel testo I totalitarismi e che continua ad avere ripercussioni anche oggi, se lo scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun ha sentito il bisogno di scrivere il romanzo Il razzismo spiegato a mia figlia. <br>Un mondo così diverso era descritto solo un secolo prima da Jane Austen, in Orgoglio e Pregidizio: il suo mondo possibile era un mondo senza pregiudizi, che riuscisse a superare la mentalità patriarcale, un mondo in cui l’amore fosse sincero e libero da compromessi. Un mondo sognato, immaginato, sperato, anche se mai realizzato, come il mondo che avrebbe voluto vivere il protagonista del <em>Romance della luna, luna</em> di Garcia Lorca che guarda il cielo e chiede alla luna di scappare prima che arrivino gli zingari. Un mondo che sogna oltre quel laboratorio in cui è chiuso, un mondo che non vedrà mai.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-06-08 10:13:53 UTC</pubDate>
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