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      <title>Il mio padlet by Giulia Floreani</title>
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      <description>Realizzato con destrezza</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-07-30 13:38:21 UTC</pubDate>
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         <title>Combatti per l&#39;onore, lotta per la tua vita</title>
         <author>sevenfoldxx</author>
         <link>https://padlet.com/sevenfoldxx/vgw1k6g9xbd9/wish/117221496</link>
         <description><![CDATA[<div><br>7 gennaio 2015, alcuni uomini armati aprono il fuoco nella redazione del settimanale francese Charlie Hebdo. 12 vittime, 10 feriti.</div><div>9 gennaio 2015, un complice dell’attentato spara in un supermercato. 9 morti, tra cui l’attentatore. </div><div>13 novembre 2015, Parigi è colpita da diversi attacchi, in sei zone diverse della città si fanno esplodere i terroristi, il maggior numero di vittime si ha alla sala concerti Bataclan. 129 morti, 350 feriti.</div><div>22 marzo 2016, due esplosioni coinvolgono l’aeroporto di Bruxelles. 32 morti. </div><div>L’uomo per natura è un essere egoista, è avido di tutto ciò che  lo circonda e desidera il tutto, ma il tutto non è mai abbastanza. La razza umana ciò che vuole lo deve ottenere e per far sì che ciò si realizzi inizia a uccidersi a vicenda, a dar inizio ad una serie di guerre che si protraggono nel corso del tempo i cui esiti sono devastanti. Morti, milioni di morti tra cui bambini e donne, persone innocenti, pure che non meritavano una fine tragica, meritavano di avere un futuro, una vita radiosa, ricca di felicità e non quella di giacere senza vita su un terreno arido conteso tra nazioni il cui unico scopo è la supremazia. </div><div>Mi chiamo Edoardo Andrea Riperto, ho 23 anni e studiavo Lettere all’università di Udine prima che accadesse il disastro o come sento dire dai bambini che incontro per strada, la <em>fine del mondo</em>.</div><div>28 luglio 2016, esattamente 102 anni dopo lo scoppio della Grande Guerra i movimenti jihadisti insediati nelle diverse nazioni europee insorgono prendendo il potere, il continenti si mobilita velocemente dando inizio ad una nuova e tragica guerra. </div><div>All’inizio il capo del Governo sosteneva che saremmo riusciti a vincere, l’Europa sarebbe riuscita a ristabilire l’ordine annientando le forze nemiche, ma dopo 6 mesi la situazione non era migliorata, anzi il tutto era peggiorato. L’ISIS aveva conquistato la ex Jugoslavia e aveva stabilito la sua base in Slovenia a pochi passi dall’Italia, dal Friuli Venezia Giulia, la mia patria. Tutto il fronte friulano era gremito di soldati che imbracciavano armi, aspettando l’ordine di invadere il campo nemico e iniziare a disseminare morte, distruzione e sangue di persone innocenti.</div><div>Abito a Pordenone, all’inizio si pensava che fosse un semplice attacco che sarebbe stato soffocato nel giro di breve tempo, ma col passare del tempo la situazione si aggravava e le vittime si facevano sempre più numerose tanto da richiedere anche l’aiuto di quei ragazzi gracili che fino a quel momento erano rimasti a casa con la madre o che erano all’università a studiare.  Abitando in Friuli mi mandarono sul confine con la Slovenia, il nuovo stato dittatoriale islamico, il pericolo era maggiore rispetto alle altre parti d’Italia, ma mi assicurarono che era troppo prevedibile un possibile attacco in quella zona e che i terroristi avrebbero puntato altrove. Imbracciai il fucile che il Maggiore mi consegnò, indossai la divisa e partii alla volta del confine, lasciai la mia famiglia, la mia ragazza, la mia città per andare incontro alla morte. Paura, rabbia, delusione presero il sopravvento nel mio cuore, le miei gambe andavano avanti seguendo i comandi dei miei superiori, ma la mia mente vagava altrove: perché la guerra? Perché tutto ciò? Un semplice desiderio di vendetta? Ricchezza? Potenza? Avidità?</div><div>Ho sempre amato la mia regione, però non ho mai avuto modo nella mia breve vita di compiere un viaggio per visitarla tutta, ma conosco ogni singolo particolare della mia terra e ne vado fiero, ne abbiamo passate così tante. </div><div>73 kilometri, Pordenone – Cividale del Friuli, un giorno e mezzo di marcia a piedi, sembrava essere tornati nel ’14-’18 quando tutti dovevano spostarsi con le proprie energie, la tecnologia non poteva fermare la guerra, niente era possibile se non lo scontro diretto. Il lato positivo di quella situazione drammatica era che potevo visitare la mia patria e scoprire quei luoghi che mi son sempre stati cari e irraggiungibili.</div><div>Pordenone, il mio paese natale, abito in via Vittorio Emanuele II, la via principale dove svettano palazzi gotici e rinascimentali; dominata dalla Serenissima nel 1500 grazie a Bartolomeo d’Alviano, nel 1630 subì una grave epidemia di peste dove morì metà della popolazione; nel periodo napoleonico e dei moti rivoluzionari venne contesa dall’Austria e dal futuro Regno d’Italia. Alla fine del XII sorse il Castello di Torre dove risiedeva la famiglia dei signori di Ragogna. </div><div>Spilimbergo, storicamente seguì le stesse sorti di Pordenone, è famosa per la scuola di mosaico tanto da darle il nome di <em>città del mosaico</em>, il suo patrimonio storico-artistico venne completamente distrutto inseguito al terremoto del ’76. </div><div>Gemona del Friuli, tra il XIII e il XIV secolo fu un importante centro di traffico commerciale sotto il controllo del Patriarca di Aquileia, nel 1976 fu l’epicentro del terremoto che sconvolse il Friuli, vennero devastate chiese e gli antichi palazzi medievali. </div><div>Attimis, luogo ricco di castelli, in particolare quello di Partistagno dove si narra di una sventurata contessa e di una culla d’oro che ancora tutt’oggi appare tra le rovine di questo castello. Durante la Seconda Guerra Mondiale questa zona fu protagonista delle attività della Resistenza Friulana, un evento in particolare è l’eccidio di Porzus.</div><div>Cividale del Friuli, fondata da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii fu la capitale longobarda del Friuli, il Congresso di Vienna del 1815 la assegnò all’Austria, ma inseguito alla Terza Guerra di Indipendenza entrò a fare parte del Regno d’Italia; durante la Grande Guerra fu assediata dagli austriaci inseguito alla disfatta di Caporetto e riconquistata dopo la vittoria sul Piave. Il Ponte del Diavolo, situato per collegare le due sponde del paese separate dal Natisone, nasconde una leggenda: venne fatto costruire dal Diavolo in cambio dell’anima del primo passante. </div><div>E così paese dopo paese arrivai a destinazione, vedevo famiglie disperate che fuggivano, l’odore di smog aveva lasciato spazio all’aria fresca e pulita, ma densa di ansia e preoccupazioni. I vecchi confini non esistevano più, Cividale era a pochi kilometri dal nemico, da lontano si vedevano le bandiere islamiche muoversi col vento, non provavo nessuna emozione se non un misto di malinconia e rassegnazione; poveri uomini che siamo, costretti ad affrontare qualche cosa di più grande di noi per un semplice desiderio di potenza. </div><div>I primi giorni in quella zona passarono tranquilli, nessun movimento strano, nessuna notizia dagli altri fronti italiani, perciò tutto era sotto controllo, chissà chi avrebbe attaccato prima, noi o loro? L’articolo 11 della Costituzione Italiana nel quale si affermava che l’Italia ripudiava la guerra come strumento di offesa, non era più valido, ormai eravamo in gioco e quindi dovevamo giocare, ma a scapito della vita altrui. Chissà cosa pensavano gli altri soldati. Seduto su un sasso a leggere un libro, fissavo gli altri uomini che pulivano i propri fucili e passavano il tempo giocando a briscola in attesa del fatidico momento in cui avrebbero dovuto entrare in azione. </div><div>Passeggiavo per le vie di Cividale, vedevo le famiglie scappare con le provviste e gli abiti, le campagne erano luoghi desolati, il paese era gremito di soldati con armi da fuoco, tende e più lontano carri armati, non volevo essere lì e men che meno essere in quella orribile situazione, come eravamo arrivati a tanto? </div><div>Giunsi davanti alla statua di Giulio Cesare in piazza Duomo, era circondata da detriti, la parte sinistra del corpo rovinata, la fissavo e più osservavo quei lineamenti più capivo che la storia si ripeteva: l’uomo non impara mai dal passato, le guerre si susseguono, tutto si sussegue, epidemie, carestie, lotte, conquiste, fallimenti, vittorie. Bisogna imparare dal passato, per vivere nel presente al fine di migliorare il futuro per dare alle prossime generazioni una vita serena e degna di essere chiamata tale, affinché i nostri figli possano giocare tranquilli per strada e non avere ricordo di alcuna guerra. </div><div>-una notte alcuni soldati islamici sono entrati e hanno distrutto gran parte del patrimonio della città- disse una voce maschile, mi girai, era un bambino. Vestito con i colori della guerra, imbracciava un fucile, aveva a malapena 12 anni, davvero eravamo arrivati a questo? Davvero avevamo assoldato bambini per questa guerra? Fissai il ragazzino, troppo giovane per la sua età per essere su un campo di battaglia, pensai a quando avevo la sua età, circa un decennio prima. Da piccolo amavo giocare in strada a pallone fino a tardi, tornare a casa e sorbirmi le urla di mia madre per aver rovinato i pantaloni appena lavati e per essere rincasato dopo l’ora di cena, amavo aiutare nei campi mio nonno con la semina e la raccolta, mangiare ciò che nell’orto avevo coltivato con tanto amore … ricordi vividi, ma lontani anni luce. Lui non poteva più fare niente di tutto ciò.</div><div>Quella sera fui di guardia assieme ad un mio superiore che veniva dalla Lombardia, l’accento milanese era facile da distinguere. Camminavo su e giù, non avevo scambiato molte parole con quell’uomo, la mia mente non pensava a nulla e nella notte non vi era alcun rumore, se non il fruscio dei rami degli alberi.</div><div>Poi un movimento più forte, più rapido. Un animale? Il mio superiore alzò il capo da terra, aveva notato anche lui quel suono estraneo. </div><div>-imbraccia il fucile soldato e sii pronto a sparare al mio ordine- annuii. </div><div>Rumore di passi, foglie secche che venivano calpestate, era una persona, presi la mira verso il punto da cui proveniva il rumore, tremavo, ero agitato e sudavo freddo. </div><div>Poi dagli alberi emerse in modo sempre più nitido la figura di un bambino.</div><div>-spara- disse il mio superiore. </div><div>Avevo il dito pronto a premere il grilletto, ma la mia mente non voleva mandare quell’impulso nervoso al fine di eseguire quel semplice movimento. </div><div>-SPARA SOLDATO- urlò</div><div>Rimasi fermo. </div><div>-no- dissi pacato e abbassai il fucile.</div><div>-soldato … -</div><div>Davvero dovevo uccidere un bambino? Una persona innocente a causa di una guerra di religioni che lui non aveva voluto? Lui non faceva parte di quell’evento, di quell’orrore. Lui era a vittima, se gli avessi sparato, non avrei potuto garantirgli un futuro, una vita, dargli dei ricordi per cui essere fiero e felice, con un colpo gli avrei negato l’esistenza, gli avrei negato di crescere, di sposarsi, di essere felice, di vedere i figli e i nipoti crescere, di andare in pensione e di morire serenamente, con il sorriso sul volto.</div><div>Combattiamo per avidità, ricchezza, potenza, denaro, ma tutto ciò non fa la felicità, non ti rende una persona migliore, anzi fa di te un uomo brutale, tanto da essere disposto a sacrificare un bambino per una stupida guerra. Dobbiamo porre fine a tutto il male che c’è nel mondo, dobbiamo essere più altruisti e meno avidi, più onesti e meno bugiardi, dobbiamo pensare al prossimo e non a noi stessi, dobbiamo combattere per l’onore, dobbiamo lottare per la vita, ma non per porvi fine, ma per renderla uguale per tutti, nessuno più ricco, più povero, più infelice rispetto ad un altro, dobbiamo essere uguali partendo dall’amore, dall’amicizia, dalla fratellanza. Come abbiamo dato inizio alle guerre, possiamo porvi fine. </div><div>“tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano” disse Antoine de Saint-Exupéry: tutti noi dobbiamo ricordare di quando eravamo più piccoli, nel nostro cuore ardeva la voglia di vivere, di crescere, di imparare. Tutti gli uomini si dimenticano ciò, pensano ad uccidersi, a lottare, a farsi del male, sia verbalmente che fisicamente e ciò porterà solo al degrado e all’estinzione della razza umana. I bambini sono il futuro e noi dobbiamo garantirglielo, ponendo fine a tutto. </div><div>Mi ribellavo al sistema, mi ribellavo per la pace. </div><div>-soldato, in guerra devi essere un bastardo senza cuore- il mio superiore prese l’arma dalle mie mani e sparò al bambino. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-07-30 13:39:01 UTC</pubDate>
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