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      <title>Intellettuale nella società, serve o non serve? by Piero Abbate</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-02-23 07:12:52 UTC</pubDate>
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         <title>Anna </title>
         <author>annagambardella84</author>
         <link>https://padlet.com/pieroabbate/vb6yjcdyua/wish/334446019</link>
         <description><![CDATA[<div>«Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero». Diceva così Pier Paolo Pasolini negli anni ’70.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-23 15:02:28 UTC</pubDate>
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         <title>Isabella Gentile</title>
         <author>isabella_gentile_al</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-02-23 20:38:31 UTC</pubDate>
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         <title>Giovanna Ferrara
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         <author>giovanna_ferrara_al</author>
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         <description><![CDATA[<div>Oggi l’intellettuale è una delle figure più disprezzate insieme a quella dell’insegnante e del medico. Dai giornali, dai social network, dai talk televisivi si attacca sempre più spesso colui che desidera riflettere in maniera più approfondita su un certo tema poiché non sarebbe un’azione abbastanza pratica; d’altronde termini quali <em>intellettualoide</em>, <em>professorone</em>, <em>filosofo</em> ecc sono tra i dispregiativi più utilizzati per delegittimare chi esercita il pensiero.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-27 16:12:41 UTC</pubDate>
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         <title>ROS</title>
         <author>rosaria_mazza_al</author>
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         <description><![CDATA[<div> Gli intellettuali sono come il sole in inverno. Brillano ma danno poco calore.<br> (Philippe Obrecht) <br><br>Date libera interpretazione. Baci.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-27 16:24:09 UTC</pubDate>
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         <title>Ylenia</title>
         <author>YleniaAmatruda</author>
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         <description><![CDATA[<div>Serve ancora ragionare, argomentare in maniera competente, serve sapere come altri lo hanno fatto, serve imparare dal passato? Serve analizzare i problemi, porci di fronte ai grandi dilemmi della vita con una visione di fondo, proporre strategie di lungo termine, confidare ancora nel buon senso e nell’intelligenza delle persone? Certo che sì: visto che l’opinione pubblica non è affatto composta da stupidi. Vanno semmai cambiate le forme in cui questo contributo viene offerto. Non si tratta solo di mutare stile di comunicazione: è una questione di contenuti. Basta con gli intellettuali “organici”, quelli almeno superstiti, che solo per abitudine qualcuno ancora ascolta. Basta con coloro che ritengono che sia sufficiente una bella immagine, o un’efficace presenza in un talk show, per essere seguito. Si tratta invece di far sì che la cultura sia messa davvero al servizio dello sviluppo del paese, e di mostrare concretamente i modi in cui ciò può avvenire. Si tratta d’integrare nella coscienza civile il contributo di sviluppo e di ricerca di coloro che lavorano sulle questioni di fondo, senza isolarli e senza permettere loro d’isolarsi in comode torri d’avorio. Condannare questo contributo all’irrilevanza, infatti, è uno spreco per l’intera società.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-27 16:30:53 UTC</pubDate>
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         <title>Piero Abbate</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>https://www.tempovissuto.it/il-ruolo-dell-intellettuale-contemporaneo/</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-28 16:08:32 UTC</pubDate>
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         <title>Gli intellettuali </title>
         <author>chiara_amatruda_al</author>
         <link>https://padlet.com/pieroabbate/vb6yjcdyua/wish/336479041</link>
         <description><![CDATA[<div>Che fine ha fatto la <em>classe intellettuale</em> in Italia oggi? Due possibili risposte. La prima: gli intellettuali in Italia oggi sono pochi, molto nascosti, generalmente inascoltati. Continuano il loro lavoro, indispensabile alla società, da là sotto, senza che nessuno se ne accorga. Sapreste nominare un grande filosofo, uno storico di livello, uno scienziato degno di questo nome ampiamente conosciuti (e riconosciuti) dalla gente in Italia nel 2018? Qualcuno che possa essere interrogato dai media nel momento in cui il Paese si trova (accade ogni giorno) di fronte a temi importanti? Che sappia indicarci la strada di fronte allo scadimento della vita politica o ai rigurgiti fascistoidi, o che ci parli di calcio o di cruciverba o di qualsiasi altra cosa fuori dalle solite banalità? Queste persone esistono, continuano a lavorare, studiano e producono cultura. Una cultura indispensabile ma invisibile.</div><div>Se le cose stanno così è in atto da tempo, e noi ne siamo testimoni, un vasto processo di sostituzione. Cosa accade quando la classe intellettuale viene lasciata ai margini della società?  Accade che quel ruolo verrà occupato da qualcun altro. Da almeno un paio di decenni, in un processo di sostituzione molto evidente, la classe intellettuale italiana è stata sostituita da qualcosa d’altro. In ogni campo, attraverso meccanismi di emersione del tutto inediti.</div><div>La seconda risposta possibile – ma è pura accademia – è che ogni tempo abbia la propria classe intellettuale e che la nostra scandalizzata meraviglia di oggi sia un semplice problema di sistemi di riferimento. Quella che a me pare una schiera di scadenti comprimari eletti a guida culturale del Paese in realtà è invece la lista dei migliori che abbiamo: una società magari mediocre che produce una classe intellettuale a sua immagine.</div><div>Io credo invece che gli intellettuali esistano – io li ho visti – e che siano sempre più ai margini, sconosciuti ai più: usualmente sostituiti nella reputazione pubblica da una vasta schiera di <em>parvenu</em> della cultura e dell’arte. Il loro posto è semplicemente occupato, il loro lavoro ha smesso – da tempo – di creare valore per la società intera.</div><div>Le ragioni di un simile fenomeno sono sostanzialmente due. La mancata richiesta di un ricambio generazionale è la prima. Il punto non è che ex direttori ultranovantenni continuino a presidiare gli editoriali della domenica mattina; il punto è che non esista una spinta che domandi a gran voce qualcosa di nuovo. E’ un processo a due vie: il palco non offre, la platea non domanda.</div><div>Non è solo la dittatura del posto fisso, che per gli intellettuali di fama in Italia prevede il pensionamento solo nel giorno del funerale (e talvolta perfino dopo, visto che il nostro avrà prodotto nel frattempo <em>in senectute</em>vaste opere da pubblicare postume) ma esiste anche una più banale questione di domanda e offerta. C’è domanda di idee nuove e colte? Esistono esempi di nuovi intellettuali che siano usciti dalla bolla e abbiano reso il proprio lavoro riconoscibile abbastanza da diventare economicamente interessante? Pochissimi mi pare.</div><div>E tuttavia quello economico è quasi l’ultimo dei problemi. La scomparsa dell’intellettuale dall’orizzonte riguarda primariamente la centralità del loro pensiero, la possibilità di influenzare le nostre idee. Nell’Italia del 2018 gli intellettuali restano chiusi nelle biblioteche e il loro lavoro si impoverisce nella sua parte più rilevante: creare consapevolezza per tutti. Nel frattempo i mass media e la politica sono pieni di patetici saltimbanchi senza né arte nè parte che semplicemente, a un certo punto, hanno ricoperto uno spazio vuoto. Gente che la maggioranza di noi oggi chiama <em>intellettuali</em>. Sono dappertutto, recitano una parte, non sanno nulla. Noi ci accontentiamo.</div><div>Tutelare il lavoro di sintesi della classe intellettuale era un compito importante interamente a carico nostro. Era importante soprattutto per noi. Non ci è sembrato abbastanza importante.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-02-28 16:16:09 UTC</pubDate>
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         <title>Nat</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>E l’intellettuale è privato dei privilegi passati, ed è costretto ad occupare un ruolo lavorativo che spesso ne mortifica l’estro, costringendolo quindi ad una situazione d'emarginazione. Da ciò il sistematico rifiuto della realtà da parte dell’<strong>intellettuale</strong>, il quale oltre a non condividere gli ideali borghesi, è offeso dal sistema che assegna un valore definito alla propria produzione artistica. Pertanto egli proietta nelle proprie opere il dissidio con la società, e s'identifica col tipico eroe romantico, teso alla perenne ricerca della libertà.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 06:50:18 UTC</pubDate>
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         <title>SERENA</title>
         <author>serena_gambardella_al</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.<br>(Norberto Bobbio)</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 08:50:56 UTC</pubDate>
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         <title>Giancarlo Cappuccio</title>
         <author>GiancarloCappuccio</author>
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         <description><![CDATA[<div>I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri, i quali non sanno capire l’uomo che non accetta i pregiudizi ereditati, ma con onestà e coraggio usa la propria intelligenza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 13:00:21 UTC</pubDate>
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         <author>natalia_cappotto_al1</author>
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Avatar di Piero Abbate
Piero Abbate
 + 10
●
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         <pubDate>2019-03-01 15:24:45 UTC</pubDate>
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         <title>Valeria
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         <description><![CDATA[<div> “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.” Norberto Bobbio </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 17:20:21 UTC</pubDate>
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         <title>Valery</title>
         <author>valeriaruocco</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’intellettuale non è mai sfiorato dal dubbio, sorretto com’è da un intelletto fuori misura per i comuni mortali. Se si schiera lo fa per motivi etici, morali, umanistici.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 17:43:10 UTC</pubDate>
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         <title>Valeria</title>
         <author>valeriaruocco</author>
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         <description><![CDATA[<div>“<em>Gli intellettuali sono razionali <br>lucidi, imparziali, sempre concettuali <br>sono esistenziali, molto sostanziali <br>sovrastrutturali e decisionali</em>.<br><em>Gli intellettuali fanno riflessioni <br>considerazioni piene di allusioni <br>allitterazioni, psicoconnessioni <br>elucubrazioni, autodecisioni</em>."<br>Giorgio Gaber</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 17:43:57 UTC</pubDate>
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         <title>Federica</title>
         <author>infofedericadipino</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’intellettuale è quello che ricorda in quanti modi si possa dire la stessa parola di cui tutti paiono accontentarsi. Sa che, per questo semplice contributo, sarà tacciato di saccenteria, ma non si lascia intimidire, accoglie su di sé il peso della povertà lessicale generalizzata e prova a dimostrare che il linguaggio ha valore anche nella scelta, direi selezione, dei termini e non solo nel tono di voce con cui si decide di esprimerli. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 17:54:19 UTC</pubDate>
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         <title>Federico</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>https://www.tempovissuto.it/il-ruolo-dell-intellettuale-contemporaneo/</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-01 20:42:44 UTC</pubDate>
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