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      <title>l&#39;ecologia  by Angelo Pintus</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-27 07:55:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>angelopintus2_0</author>
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         <description><![CDATA[Allo “sviluppo sostenibile” fa esplicito riferimento la costituzione della Svizzera (1999), al principio di sostenibilità quella greca (2001), ai diritti delle generazioni future la Germania e, fuori Europa, fra le altre Cuba, Argentina, Malawi, Sudan, Venezuela, Georgia, con definizioni tutte approvate negli anni novanta.
Anche l’articolo 37 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata a Nizza nel dicembre 2000, introduce il principio dello sviluppo sostenibile, riversandosi oggi nella parte seconda del progetto di trattato all’esame della Conferenza intergovernativa. Dire “sviluppo sostenibile” non basta a discriminare in positivo fra centrodestra e centrosinistra in Italia, in Europa, nel mondo. Ma forse, proprio per questo, può diventare un principio costituzionale condiviso. In molte “leggi” dell’ONU (ratificate da Europa e Italia) la nozione è ripresa, definita, articolata. Non possiamo prescinderne]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:01:41 UTC</pubDate>
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         <author>angelopintus2_0</author>
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         <description><![CDATA[L’ambiente e la tutela nella Costituzione italiana.
 

A similitudine di altre costituzioni europee nate nel dopoguerra, anche la Costituzione del 1948 non presenta espliciti riferimenti all’ambiente per il semplice fatto che all’epoca vi era una sensibilità diversa rispetto a quella degli ultimi lustri.]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:05:37 UTC</pubDate>
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         <author>angelopintus2_0</author>
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         <description><![CDATA[Con questa nozione di paesaggio si ricomprendono pertanto da un lato «ogni preesistenza naturale, l’intero territorio, la flora e la fauna»; dall’altro «ogni intervento umano che operi nel divenire del paesaggio qualunque possa essere l’area in cui viene svolto»[4].  E’ in questo contesto dottrinario che la nozione di paesaggio esprimerebbe una sorta di “volontà giuridica” ad aggregare nel suo significato non solo latamente la disciplina urbanistica, ma anche la nozione giuridica di ambiente.]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:06:04 UTC</pubDate>
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         <author>angelopintus2_0</author>
         <link>https://padlet.com/angelopintus2_0/v722jeufcvf8/wish/235756293</link>
         <description><![CDATA[Il diritto dell'ambiente è un area del diritto che si occupa di codificare e definire le leggi e le norme e i regolamenti che sono disposti a tutela dell'ambiente.
Il diritto ambientale è la categoria generale che comprende riferimenti normativi per la tutela e la prevenzione dell'inquinamento di sottocategorie più specifiche come il suolo, l'acqua, l'aria, i rumori, l'urbanistica, il paesaggio, i boschi, le foreste, ogni ambiente rurale, ogni ambiente circostante, ecc.
In Italia fino alla riforma costituzionale approvata con la legge cost n° 3 del 18 ottobre 2001 “modifiche al titolo 5 della Costituzione” la Costituzione non conteneva alcuna formulazione relativa all’ambiente.

Gli articoli della Costituzione che parlano dell’ambiente sono:

. Articolo 2 diritti dell’uomo nelle formazioni sociali.
. Articolo 9 tutela del paesaggio.]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:07:53 UTC</pubDate>
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         <author>angelopintus2_0</author>
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         <description><![CDATA[Articolo 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34].

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:09:11 UTC</pubDate>
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         <author>angelopintus2_0</author>
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         <description><![CDATA[Nonostante le restrizioni dovute sia alle conseguenza della seconda guerra mondiale, che diminuivano le risorse economiche che potevano essere utilizzate per la ricerca, sia agli accordi di pace del 1947, che imponevano all'Italia di non poter disporre di un'industria per l'arricchimento del combustibile, la decisione di costruire la prima centrale elettronucleare venne presa già all'indomani della conferenza "Atomi per la pace" di Ginevra dell'8-20 agosto 1955 e portò l'Italia, nel corso degli anni sessanta, ad avere sul proprio territorio tre impianti di prima generazione basati sulle tre più innovative tecnologie dell'epoca: i reattori di tipo BWR e PWR di origine statunitense e quello di tipo Magnox di origine britannica.

Considerato che le tecnologie disponibili nelle prime fasi dello sfruttamento dell'energia nucleare erano molteplici e che non si conoscevano ancora tutti i vantaggi e le problematiche relativi a ciascuna, l'Italia si dotò di tre centrali di differenti metodiche produttive (anche se tutte di origine anglo-statunitense) che rappresentavano, per ciascuna di esse, dei modelli pressoché prototipali e che dunque servirono anche a Regno Unito e USA per sperimentare all'estero dei reattori capostipite delle rispettive filiere.

La prima centrale elettronucleare italiana venne realizzata a Latina, un impianto con un unico reattore di tipo Magnox da 160 MWe lordi che, una volta ultimato il 12 maggio 1963, ne rappresentava l'esemplare più potente a livello europeo.

Otto mesi più tardi fu approntata quella di Sessa Aurunca, alla quale seguì meno di un anno dopo l'installazione di Trino, che aveva a disposizione un reattore PWR Westinghouse da 270 MWe lordi e che al momento della sua entrata in funzione costituiva la centrale elettronucleare più potente nel mondo.

L'energia prodotta da queste tre centrali era comunque ridotta rispetto al fabbisogno nazionale, a cui contribuivano mediamente per il 3-4%.

Il 1º gennaio 1970 iniziò la costruzione della quarta centrale, quella di Caorso.]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:19:33 UTC</pubDate>
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         <author>angelopintus2_0</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gli effetti inquinanti del petrolio sull’ambiente marino sono disastrosi; gli uccelli, con le piume impregnate dal liquido nero, muoiono sulle coste, diventano cibo per altri animali che, avvelenati, seguono la stessa sorte. La catena sembra non avere fine e i danni a lungo termine saranno ancora più gravi di quelli immediati. I tentativi per rimediare a questi incidenti non si sono rivelati soddisfacenti; si è provato a impiegare sostanze chimiche in grado di sciogliere il petrolio, ma gli effetti secondari sulla fauna marina sono stati giudicati altrettanto gravi. Un altro aspetto inquietante legato all’uso del petrolio deriva dalle sostanze altamente tossiche che si sviluppano nella combustione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:25:39 UTC</pubDate>
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         <author>angelopintus2_0</author>
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         <description><![CDATA[L'impatto delle attività umane sul clima della terra non è più trascurabile. La terra si sta scaldando sempre più velocemente e la causa è da cercare nell'anidride carbonica emessa dalle attività umane. Se non faremo niente per invertire questo trend, le conseguenze potranno essere catastrofiche: immense aree oggi fertili trasformate in terra arida, aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici straordinari (tifoni, alluvioni, uragani), estinzione di oltre il 30% delle specie animali e vegetali presenti sulla terra, solo per citarne alcune. Siamo però ancora in tempo per fermare tutto questo.

 ]]></description>
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         <pubDate>2018-02-27 08:46:09 UTC</pubDate>
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