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      <title>Cogli l&#39;attimo by </title>
      <link>https://padlet.com/diegoarmandomaradona/coglilattimo</link>
      <description>La musica è dell&#39;ora (Bach) (Sergio)</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-09-19 14:58:46 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>diegoarmandomaradona</author>
         <link>https://padlet.com/diegoarmandomaradona/coglilattimo/wish/386707120</link>
         <description><![CDATA[<div>Il linguaggio musicale è chiamato linguaggio non verbale perché non utilizza la parola. Ma come funziona? Esistono dei codici? E quali sono? Il linguaggio verbale opera attraverso le associazioni, nella musica queste associazioni di varia natura ed influenzano la struttura del linguaggio musicale.  L'impianto tonale, in un discorso musicale melodico definisce i suoni usati all'interno del discorso, ma anche una certa espressione che impregna l'opera nel suo scorrere. Una combinazione di suoni in modo diverso stravolge il linguaggio: è come sentire una fiaba in inglese o una in cinese oppure in arabo. Alcuni suoni hanno la possibilità di acquisire per ciascuno di noi un potere evocativo che va ben oltre il significato intrinseco. La musica lavora sulla nostra parte più primordiale e amplia i nostri istinti. Un esempio è la musica dei film che ha spesso un potere evocativo nell'immediato, già nelle prime :quattro battute si aprono spazi e sensazioni che ti conducono nel racconto. Se così non fosse, essa non avrebbe il potere di stimolare anche senza immagine, determinate sensazioni che le immagini ampliano. La musica, nello scorrere dei secoli, ha sempre più acquisito una sua identità. Possiamo ascoltare brani musicali a cui noi togliamo le parole, ma mantengono una loro bellezza, come se fossero parole solo come parte secondaria del brano, mentre la musica è quella fondamentale. .  <br>Ma capita anche, quando di una canzone si traduce il testo</div><div>da una lingua ad un'altra, che essa perda le espressione essenziale della sua bellezza o peggio ancora che perda il suo significato originale, mutando aspetto.</div><div>Prestandoattenzione alla concordanza che le parole hanno con la musica, si può osservare che  non esistono contrasti poichè le singole parole si adattano ai suoni e ne rispettano le cadenze, così come accadeva nell'antica Grecia quando parole e musica si raccordavano perfettamente tra loro. Ma la dissociazione avviene quando le parole non rispecchiano più l'anima della musica, potrebbero travisarla sanaturandone l'eesenza.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-09-19 16:10:07 UTC</pubDate>
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         <title>Omoritmia è un termine della teoria musicale che denota, in un brano polifonico, il fatto che tutte le voci procedono simultaneamente con gli stessi valori ritmici, pur con melodie diverse. Si tratta della forma più elementare di contrappunto (l&#39;espressione punctum contra punctum denotava nel Medioevo proprio la composizione omoritmica): la si ritrova in alcuni degli esempi più antichi di polifonia (organum, conductus), e nei secoli successivi è la tecnica prevalente nelle composizioni polifoniche di carattere popolaresco (villanelle) o destinate a cantanti non professionisti (come le laude e le armonizzazioni dei corali luterani o calvinisti).Tuttavia, anche composizioni con una struttura contrappuntistica più complessa (come mottetti, chansons o madrigali) possono presentare sezioni omoritmiche, volte a creare un effetto di contrasto e mettere in particolare evidenza le parole del testo. </title>
         <author>diegoarmandomaradona</author>
         <link>https://padlet.com/diegoarmandomaradona/coglilattimo/wish/390112680</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-09-26 15:30:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>diegoarmandomaradona</author>
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         <pubDate>2019-09-26 15:31:40 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>diegoarmandomaradona</author>
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         <pubDate>2019-09-26 15:34:41 UTC</pubDate>
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         <title>«Ahi... disperata vita!». Due battute da quattro quarti e tutta la sofferenza del mondo sembra volatilizzarsi nella tenerezza di un madrigale a 5 voci. Tenero ma insieme energico, deciso, a volte aspro e dissonante. Oppure ascoltate quest’altro gioiello, «Io pur respiro in così gran dolore... E tu pur vivi, o dispietato core!». Una vocalità caratterizzata a tratti da un’asprezza colorata da passaggi (e paesaggi) musicali intensamente cromatici (cioè basati su una scala composta da tutti e dodici i semitoni del sistema temperato, dove il semitono è l’intervallo minimo tra due note), che a tratti sembra fiorire dalle sonorità contemporanee, della musica “nuova”, e invece si è fatta strada sin dal Medioevo, arrivando intatta a noi attraverso i secoli, e trovando nel Rinascimento un raffinato interprete grazie all’arte del compositore Carlo Gesualdo da Venosa.Ascoltando forse per la prima volta il Madrigale “Ahi... disperata vita” – seguito da altri due, “Veggio, sì, dal mio sole” e “Sparge la morte” (quest’ultimo di una bellezza accecante) – non vi sembrerà quasi vero che canti a 5 voci concepiti sul finire del Cinquecento, al sorgere dell’epoca barocca, possano risultare alle vostre orecchie così forti, così “moderni”, intendendo con la banalità di questo aggettivo la distanza siderale dalla rassicurante vocalità di tanta musica antica. Ma nella splendente purezza di un coro “a cappella”, che nasce dal silenzio del cuore e dal travaglio interiore, emerge con chiarezza un’energia impensabile, una linfa rigenerante che ci mette con le spalle al muro, ci lascia attoniti, ci spoglia di tutte le nostre preoccupazioni, ci lascia “nudi” con noi stessi, purifica le nostre ansie, le conflittualità, appiana i contrasti, spegne le eccitazioni, domina le inquietudini, allenta le pressioni negative, dà conforto agli spasimi del dolore e del mal di vivere. Davanti a un madrigale come “Ahi... disperata vita”, tratto dal Libro III di Gesualdo, la musica ci lascia come disadorni, svuotati dalle cose inutili della vita che non sia il respiro per sopravvivere, “essenziali”, immobili, gli occhi chiusi, i muscoli contratti, quasi increduli che tanta bellezza ci faccia dimenticare ogni tensione.Carlo Gesualdo, principe di Venosa, compositore spesso dimenticato, eppure tra i più grandi di ogni tempo. Protagonista, ai nostri giorni, di un contrasto che fa quasi sorridere: l’artista ardito ultimo dei rinascimentali, il genio musicale affascinato dalle più estreme evoluzioni (e rivoluzioni, per l’epoca) cromatiche, l’artista dalle più stupefacenti provocazioni polifoniche nel perimetro del contrappunto antico, capace di far dire alla sua musica quello che non possono dire semplicemente le parole, oggi, nel 2013, terzo millennio, ha almeno 4-5 profili Facebook con oltre 6.000 fan che hanno cliccato “Mi piace”. E Gesualdo “racconta” da uno di questi suoi spazi digitali: «Vivo con l’incubo di una colpa terribile e l’unico modo che conosco per liberarmi di questo dolore è scrivere musica».Dietro questo principe compositore, infatti, si nasconde una storia personale incredibile, condita da tragici e misteriosi eventi. Certamente contò anche questo: rimase uno spirito introverso, tormentato, malinconico; la vita non gli diede molte gioie, lo colpì con sofferenze fisiche e psichiche, delusioni, perdite. Ma ciò che probabilmente spiega meglio la vocalità ardita di Gesualdo è la capacità di riversare nelle sue composizioni le emozioni più intense e drammatiche, non solo nella musica profana ma anche in quella sacra: per esempio, basta ascoltare i Responsori per il Sabato Santo, che il primo agosto saranno interpretati nella storica basilica di San Simpliciano, a Milano, dai Tallis Scholars di Peter Phillips, uno dei momenti più alti dell’esperienza musicale di Gesualdo.Ma tutta questa musicalità di sconvolgente arditezza armonica, per un rinascimentale, questo stile inimitabile che traspare dai suoi sei Libri di madrigali, ricchi di cromatismi prolungati, durezze vocali, frizioni dissonanti, pause improvvise, trapassi bruschi nel mutare delle parole, intervalli tra le note ardui da intonare anche per i cantanti più esperti, muove da testi assai semplici, poveri nella loro qualità letteraria.  Per Gesualdo le parole erano soltanto il materiale grezzo, il supporto indispensabile per la sua ispirazione. E questa ispirazione è stimolata continuamente da alcune parole-chiave, sempre le stesse: la donna crudele, l’amore ardente, la vita miserabile, il destino infelice, la morte opposta alla vita, la sofferenza, la gioia, però dolorosa. Insomma, la musica come intensificazione di ogni parola detta e scritta. Abbandonatevi al madrigale “Sparge la morte”: le parole non contano più nulla, l’intreccio delle voci è una sorta di catarsi che ci spinge oltre ogni prova fisica e condizione umana. Sono solo brividi.</title>
         <author>diegoarmandomaradona</author>
         <link>https://padlet.com/diegoarmandomaradona/coglilattimo/wish/390116751</link>
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         <pubDate>2019-09-26 15:36:43 UTC</pubDate>
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