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      <title>Aggiornamenti by Nebur</title>
      <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2</link>
      <description></description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2015-10-21 15:43:25 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2016-05-06 15:59:49 UTC</lastBuildDate>
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      <item>
         <title>Asteroidi e comete hanno &amp;quot;piegato&amp;quot; la Luna più del previsto</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/85105722</link>
         <description><![CDATA[<p>E' stato un bombardamento incessante da parte di asteroidi e comete ad inclinare l'asse della Luna 'piu' del previsto' rispetto al piano dell'orbita terrestre: si risolve cosi' quello che per molti anni e' stato un autentico rompicapo per astronomi e astrofisici.                                           <strong>A trovare la soluzione</strong>, pubblicata sulla rivista Nature, è stato il gruppo dell'Osservatorio della Costa Azzurra coordinato da Kaveh Pahlevan e Alessandro Morbidelli...          </p>]]></description>
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         <pubDate>2015-12-06 11:53:38 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Osservata in &amp;quot;diretta&amp;quot; la nascita di un pianeta : Si trova a 473 anni luce dalla Terra ed è nato attorno alla stella LkCa 15</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/85105891</link>
         <description><![CDATA[<p>Per la prima volta è stata osservata “in diretta” la nascita di un pianeta: si trova a 473 anni luce da noi ed è nato attorno alla stella LkCa 15. La scoperta, pubblicata sulla rivista<a href="http://www.nature.com/nature/journal/v527/n7578/full/nature15761.html"><em><strong>Nature</strong></em></a>, è stata possibile grazie ad una tecnica messa a punto nell'<a href="http://www.arizona.edu/"><strong>università dell'Arizona</strong></a>&nbsp;a Tucson, dal gruppo di Stephanie Sallum. Le osservazioni sono state fatte anche utilizzando il&nbsp;<a href="http://www.lbto.org/"><strong>Large Binocular Telescope</strong></a>&nbsp;(Lbt), costruito in Arizona grazie al contributo italiano.                                                                            <strong>Finora è stato impossibile osservare un processo come questo</strong>&nbsp;...   http://notizie.tiscali.it/scienza/articoli/Osservata-in-diretta-la-nascita-di-un-pianeta/               </p>]]></description>
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         <pubDate>2015-12-06 12:00:55 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>
      
        
          
          Osservata la creatività all&#39;opera nel cervello</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/88124619</link>
         <description><![CDATA[<p> </p><p>La creatività è 'figlia' delle
 emozioni. Che si tratti di fare una jam session fra musicisti o la 
caricatura di un personaggio famoso, poco importa: la capacità di creare
 e improvvisare nasce da aree del cervello differenti a seconda delle 
emozioni che si vogliono esprimere con la performance. Lo ha scoperto un
 gruppo di neuroscienziati della Johns Hopkins School of Medicine a 
Baltimora, ricostruendo i circuiti cerebrali all'opera in un gruppo di 
musicisti jazz.<br>I risultati dello studio, pubblicati su 
Scientific Reports, dimostrano che la creatività non è un semplice 
interruttore del cervello che può essere acceso o spento: ''in realtà 
esiste tutta una serie di stati più o meno creativi e le emozioni 
giocano un ruolo cruciale nel determinarli'', spiega il coordinatore 
della ricerca Charles Limb, che oltre ad essere un medico 
otorinolaringoiatra è anche un sassofonista appassionato di jazz.<br>Le immagini del cervello, ottenute con la risonanza magnetica 
funzionale, dimostrano che la creatività nasce da circuiti neuronali 
diversi a seconda delle emozioni veicolate. Se l'artista vuole esprimere
 emozioni positive, allora nel cervello si osserva una specie di 
blackout nella corteccia prefrontale dorsolaterale, una regione 
coinvolta nel controllo del comportamento e nella pianificazione: 
spegnere questa area equivale a togliere il 'freno a mano' 
dell'immaginazione, liberando più facilmente gli impulsi creativi. 
Quando invece la performance artistica vuole esprimere emozioni 
negative, nel cervello si ha una maggiore attivazione delle aree legate 
alla ricompensa, che risultano più connesse con la corteccia prefrontale
 dorsolaterale. Secondo i ricercatori, questi diversi meccanismi 
cerebrali potrebbero spiegare il piacere che si prova nel creare musica 
allegra o triste.<br></p><p></p>]]></description>
         <enclosure url="http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2016/01/04/osservata-la-creativita-allopera-nel-cervello_4d7aeb41-6dd2-41d8-96ac-76bdb80765a3.html?idPhoto=1" />
         <pubDate>2016-01-07 11:06:49 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Dalla Terra alla Luna, in un video la Basilicata della Scienza</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/88125078</link>
         <description><![CDATA[<p>Un viaggio nello spazio e nel tempo, attraverso alcuni uomini di scienza
 vissuti in Basilicata, da Pitagora a Rocco Petrone, ingegnere capo 
della missione Apollo 11 della Nasa, che ha portato l'uomo sulla luna: è
 il documentario ''Dalla terra alla luna'' prodotto dall'associazione 
Liberascienza. Protagonista del video è la Basilicata della scienza, dei
 luoghi nei quali sono nate idee, leggi, teoremi e conoscenze che hanno 
contribuito allo sviluppo della cultura scientifica mondiale. Il 
documentario prodotto dall'associazione lucana è stato acquistato da Rai
 Cultura che lo metterà in programmazione per i prossimi due anni, anche
 sulle sue piattaforme web.<br><br> L'itinerario parte da Metaponto,prosegue per Melfi e Lagopesole, nei castelli abitati da Federico II, 
luoghi che hanno visto la stesura delle Costituzioni Melfitane e del 
trattato di Federico II sulla falconeria. Si raggiunge poi Venosa per fare tappa a Monticchio, nel Vulture, 
teorie''</p>]]></description>
         <enclosure url="http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2016/01/04/dalla-terra-alla-luna-in-un-video-la-basilicata-della-scienza_a4bc1b33-475a-480d-8948-d9702dad53b3.html?idPhoto=1" />
         <pubDate>2016-01-07 11:11:49 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/88125078</guid>
      </item>
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         <title>Addio alle iniezioni quotidiane di insulina, dal Mit arriva una possibile cura al diabete</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/91769952</link>
         <description><![CDATA[<p><p>Dopo la scoperta fatta nel 2014 da un team di scienziati di Harvard, che annunciò al mondo di aver trovato il modo di produrre grandi quantità di cellule staminali in grado a loro volta di produrre insulina, un gruppo di ricercatori del&nbsp;<strong><a href="http://web.mit.edu/">Massachusetts Institute of Technology</a></strong>&nbsp;di Boston (Mit) ha raggiunto un obiettivo che pochi speravano di poter raggiungere in tempi così rapidi. Gli scienziati hanno infatti dimostrato che queste cellule, trapiantate nei topi affetti da diabete, possono ripristinare l’organismo così da renderlo capace di produrre autonomamente insulina per quasi sei mesi.</p><p><strong>Basi importanti per futuri studi sull'uomo</strong>&nbsp;- "Questi risultati - ha evidenziato il team di Boston - pongono le basi per futuri studi sull'uomo che utilizzino queste formulazioni con l'obiettivo di raggiungere la terapia di sostituzione a lungo termine per il diabete di tipo 1. Riteniamo che le cellule abbiano il potenziale per fornire l'indipendenza da insulina per i pazienti affetti da questa malattia". Sebbene i topi presentino delle incontestabili differenze dall’uomo, in loro le cellule hanno immediatamente cominciato a produrre insulina e si sono dimostrate in grado di mantenere stabili i livelli di glicemia per 174 giorni.</p></p>]]></description>
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         <pubDate>2016-01-28 16:13:46 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Lesione del midollo spinale, scoperta una proteina che migliora la mobilità</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/91774536</link>
         <description><![CDATA[<p><p>Una scoperta fatta da un team di ricercatori della UAB School of Medicine, dell’<strong><a href="http://www.uab.edu/home/">University of Alabama at Birmingham</a></strong>, sembra aver trovato il modo di limitare la disabilità funzionale nei pazienti che hanno subito una lesione del midollo spinale. La terapia, evidenziano gli scienziati guidati dal professor Rubén López, è stata testata nei topi immediatamente dopo la lesione. Le cavie, affette da paraplegia o tetraplegia, hanno recuperato un certo grado di mobilità. I risultati sono stati ottenuti grazie all’utilizzo di una proteina nota con il nome IL-37 (interluchina-37), una proteina della famiglia delle citochine usata&nbsp;dal sistema immunitario per proteggere l’organismo dai danni provocati da un’eccessiva infiammazione e che minimizza la degenerazione del tessuto spinale e la conseguente disabilità funzionale.</p><p><strong>Proteina va somministrata dopo l'avvenuta lesione</strong>&nbsp;- Negli ultimi anni, diversi studi hanno dimostrato che la risposta infiammatoria che si sviluppa dopo una lesione contribuisce alla degenerazione di queste vie, aumentando così i deficit funzionali portati dalla lesione. Tuttavia, gli studi clinici che utilizzano farmaci anti-infiammatori come metilprednisolone non hanno dimostrato la loro efficacia. Il lavoro di López e colleghi, difficile in quanto la proteina non viene sintetizzata nei topi, mostra per la prima volta l’efficacia di IL-37.</p></p>]]></description>
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         <pubDate>2016-01-28 16:25:53 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Il non pianeta</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/93464095</link>
         <description><![CDATA[<div>Il nostro Sistema Solare non finisce di stupirci (e in un certo senso non sembra così diverso dagli altri). Come ben sapete, qualche giorno fa è stata<a href="http://www.focus.it/scienza/spazio/un-pianeta-gigante-ai-confini-del-sistema-solare">pubblicata una ricerca</a> di Kostantin Batygin e Mike Brown del Caltech che ipotizza che ci sia un pianeta gigante, soprannominato Nono Pianeta, al di là di Nettuno e Plutone. Non si tratta di un'osservazione diretta, vale la pena ricordare, ma della spiegazione di un fenomeno curioso: le orbite di sei corpi celesti che si trovano oltre l’orbita di Nettuno, sono disposte tutte nello stesso modo.</div><div><br>L'ipotesi dei due giovani astronomi è molto suggestiva, ma lascia aperte molte domande.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-02-05 14:09:29 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Svolta nella lotta ai tumori, &quot;create&quot; delle cellule che uccidono il cancro e proteggono dalle recidive</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/97287485</link>
         <description><![CDATA[<div>La ricerca italiana è di nuovo in prima linea nella lotta ai tumori. Un team di ricercatori dell'<a href="http://www.hsr.it/"><strong>Irccs ospedale San Raffaele</strong></a>&nbsp;e dell'<a href="http://www.unisr.it/"><strong>università Vita-Salute San Raffaele</strong></a>, guidati da&nbsp;<a href="https://www.researchgate.net/profile/Giacomo_Oliveira"><strong>Giacomo Oliveira</strong></a>&nbsp;ed&nbsp;<strong>Eliana Ruggiero</strong>, ha sviluppato una terapia immuno-cellulare che potrebbe rappresentare la svolta nella lotta ai tumori. Gli scienziati, nel corso del meeting annuale dell'<a href="https://aaas.confex.com/aaas/2016/webprogram/Session12231.html"><strong>American Association for the Advancement of Science</strong></a>&nbsp;(Aaas), hanno annunciato di aver sviluppato delle speciali cellule killer in grado non solo di sconfiggere il cancro, ma anche di impedire che si ripresenti per anni. L’effetto, sottolineano gli stessi autori della scoperta, è per molti aspetti simile a quanto farebbe un vaccino.<br><br></div><div><strong>"Soldati scelti" in difesa del sistema immunitario</strong>&nbsp;- Una sfida che ha tenuto i ricercatori impegnati per anni. Il team, infatti, ha dovuto prima individuare e selezionare dei "soldati" già al servizio del sistema immunitario e, dopo averli modificati geneticamente, li ha trasformati in un esercito armato specificatamente addestrato per riconoscere e uccidere selettivamente le cellule tumorali: un’impresa tutt’altro che semplice. "Ci siamo riusciti - ha però assicurato Chiara Bonini, vicedirettore della divisione di immunologia, trapianti e malattie infettive del San Raffaele - e abbiamo individuato quali sono i linfociti con le maggiori probabilità di riuscire in questa impresa".<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-02-25 15:02:06 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Individuati due ormoni vegetali in grado di uccidere le cellule tumorali</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/97288255</link>
         <description><![CDATA[<div>Un team di ricercatori del&nbsp;<a href="https://nhs.georgetown.edu/humanscience"><strong>Department of Human Science at Georgetown University Medical Center di Washington</strong></a>&nbsp;ha individuato un potenziale nuovo trattamento efficace contro il cancro alla prostata. I ricercatori, guidati dal professor Ronit Giordano, hanno scoperto che, combinando due ormoni vegetali sintetici chiamati MEB55 e ST362 con un anti-tumorale è possibile interrompere la riparazione del Dna nelle cellule malate così da avviare il processo di autodistruzione. I risultati dello studio, pubblicati sulle pagine della rivista&nbsp;<a href="http://www.impactjournals.com/oncotarget/"><strong><em>Oncotarget</em></strong></a>, sono giunti dopo sette anni di ricerca e sperimentazione. Gli agenti MEB55 e ST362, versioni sintetiche degli strigolattoni (ormoni prodotti nelle radici delle piante che hanno l’importante compito di regolarne la crescita), sono stati sintetizzati da un’equipe internazionale di scienziati dell’<strong>Agricultural Research Association</strong>&nbsp;(ARO), in Israele, e dai colleghi italiani dell’<a href="http://www.unito.it/"><strong>Università di Torino</strong></a>.<br><strong>Sono agenti molto promettenti</strong>&nbsp;- Nel corso degli studi il team è riuscito a dimostrare che le versioni sintetiche degli strigolattoni possono fermare la crescita delle cellule non solo del cancro alla prostata, ma anche di quelle del colon, del polmone e al seno. I due ormoni, a detta dei ricercatori, risultano essere degli “agenti molto promettenti”. I ricercatori hanno testato gli agenti separatamente, in combinazione con inibitori poli ADP ribosio polimerasi (PARP) e in abbinamento a farmaci anti tumorali che impediscono la riparazione del Dna nelle cellule malate, bloccando l’enzima PARP. Sia MEB55 che ST362, quando sono state combinate con degli inibitori Parp, hanno ucciso le cellule tumorali della prostata.<br><strong>A breve via alla sperimentazione sui modelli animali</strong>&nbsp;- “Gli errori di copiatura del Dna sono particolarmente diffusi nelle cellule tumorali - ha evidenziato Yarden - quindi privando le cellule malate della capacità di autoriparare il proprio Dna queste si autodistruggono”. Il gruppo internazionale, che vuole tenersi prudente sulla comunque importante scoperta, avvierà a breve una serie di test degli agenti su modelli animali affetti dalle più diverse forme tumorali. Al momento la combinazione risulta esente da effetti tossici sulle cellule sane.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-02-25 15:04:08 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Cadaveri &quot;rianimati&quot; per addestrare i futuri chirurghi</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/97289735</link>
         <description><![CDATA[<div>La scienza e la tecnologia insieme per permettere ai futuri chirurghi di ''allenarsi'' operando su cadaveri "rianimati" artificialmente. Accade in Francia dove, entro fine anno, gli specializzandi in medicina potranno effettuare interventi in condizioni verosimili rispetto alla realtà su corpi donati alla scienza, controllando pulsazioni ed eventuali emorragie grazie ad un sistema messo a punto alla Facoltà di medicina di Poitiers da Cyril Brèque da un esperto di biomeccanica che lo ha anche brevettato, battezzandolo “Simlife”. Un programma che, quando diventerà operativo, consentirà ai futuri chirurghi di formarsi affrontando situazioni del tutto simili a quelle di una sala operatoria, ma senza rischi per i pazienti.<br><br></div><div><strong>La pratica risulta vietata in Italia</strong> - Nel nostro Paese la legge vieta l'utilizzo di cadaveri italiani per lavoro e studio, mentre negli altri Paesi questo metodo formativo viene riconosciuto come indispensabile per la didattica. Ad oggi però gli studenti di medicina francesi possono prepararsi sui manichini interattivi, allenarsi alle suture su zampe di maiale o esercitarsi su cadaveri inerti. Per questi motivi è nato il progetto del centro di simulazione, appena inaugurato nella facoltà francese, dove gli studenti possono praticare, ad esempio, un intervento ai reni su un corpo donato alla scienza, scongelato e “rianimato” in modo da lavorare con organi e tessuti del colore reale, con pulsazioni del tutto verosimili e persino controllare le eventuali emorragie e i parametri vitali.<br><br></div><div><br></div><div><strong>Cadaveri rianimati con sistemi meccanici -</strong> Al momento i battiti, la respirazione e la circolazione nei corpi "rianimati" sono controllati con sistemi meccanici, ma l'obiettivo è miniaturizzare il meccanismo che dovrà essere poi "pilotato", attraverso il wi-fi da un tablet per proporre diverse situazioni al tavolo operatorio. Dopo una prima fase di test, una ventina di studenti dell'ultimo anno, già dalla fine del 2016, potranno esercitarsi con il nuovo sistema al Centro di simulazione della facoltà di Poitiers.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-02-25 15:07:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Scoperti tre mondi simili alla Terra: potrebbero ospitare la vita</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/109037821</link>
         <description><![CDATA[<div>Per cercare nuovi mondi non occorre andare poi così lontano: lo dimostra l'eccezionale scoperta di tre pianeti potenzialmente ospitali per la vita, simili per dimensione e temperatura alla Terra, che ruotano intorno ad un'anonima stella 'vicina di casa' del Sole, posta nella costellazione dell'Acquario, a soli 40 anni luce da noi. ''Se esiste vita fuori dal Sistema solare, questi tre esopianeti potrebbero essere la nostra migliore chance per trovarla'', spiegano gli autori della scoperta, pubblicata sulla rivista Nature e frutto di una collaborazione internazionale coordinata dall'Istituto di astrofisica e geofisica dell'Università belga di Liegi. ''Grazie ai telescopi giganti che sono attualmente in costruzione - aggiungono i ricercatori - saremo presto in grado di studiare la composizione dell'atmosfera di questi pianeti, in modo da cercare la presenza di acqua e tracce di attività biologica. Si tratta di un enorme passo avanti nella ricerca di vita nell'universo''.<br><br></div><div>I pianeti orbitano attorno a Trappist-1</div><div>I tre nuovi mondi alieni sono stati individuati intorno a una piccola stella insospettabile, chiamata Trappist-1, poco più grande di Giove e con una temperatura pari alla metà di quella del Sole. Grazie al telescopio belga 'Trappist', installato in Cile presso lo European Southern Observatory (Eso), gli astronomi sono riusciti a intercettare periodiche variazioni della debole luminosità della stella, dovute proprio al passaggio dei tre pianeti che le ruotano intorno e che si trovano nella cosiddetta fascia abitabile, la zona in cui la radiazione e il calore sono sufficienti a mantenere in superficie acqua liquida e quindi condizioni ospitali per la vita.<br><br></div><div>La loro è una stella nana ultra-fredda</div><div><br></div><div>I tre pianeti, probabilmente rocciosi, sono molto simili alla Terra e a Venere per dimensioni e temperatura: il primo ruota intorno alla stella in un giorno e mezzo, il secondo in 2,4 giorni e il terzo in un periodo ancora indefinito che varia da 4,5 a 73 giorni. ''Questi periodi orbitali così brevi indicano che i pianeti si trovano 20-100 volte più vicini alla loro stella di quanto lo sia la Terra al Sole: per questo - precisano i ricercatori - la struttura di questo sistema planetario è molto più simile, in scala, al sistema delle lune di Giove, piuttosto che al Sistema solare''. I pianeti sono i primi mai scoperti in orbita intorno a questo tipo di stelle nane e ultra-fredde, comuni nella Via Lattea. ''Se venisse dimostrato che pianeti simili alla Terra sono comuni intorno a questo genere di stelle - dicono gli astronomi - allora i pianeti potenzialmente abitabili potrebbero essere molto più numerosi di quanto si sia mai creduto''.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-03 16:54:09 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Scoperto il primo gene responsabile dell&#39;eterna giovinezza</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/109038932</link>
         <description><![CDATA[<div>Un’equipe di ricercatori dell’<a href="http://www.eur.nl/english/"><strong>Erasmus Rotterdam University</strong></a>, guidata dal professor&nbsp;<a href="http://www.erasmusmc.nl/MScMM/faculty/CVs/kayser_cv?lang=en"><strong>Manfred Kayser</strong></a>, ha identificato il gene responsabile dell’eterna giovinezza. Si tratta dello stesso che regola e dà origine ai capelli rossi e alla pelle chiara. A detta del team di scienziati, identificare i portatori di questo gene, chiamato MC1R, è abbastanza semplice : lo si trova infatti negli individui che appaiono molto più giovani della loro reale età. Il sogno di restare eternamente giovani è il desiderio segreto di miliardi di persone, anche perché la stragrande maggioranza degli individui associa l’aspetto giovanile ad una migliore condizione di salute e fecondità. E in effetti qualcosa di vero c’è. L’età percepita predice in qualche modo la sopravvivenza, in quanto associata a diversi marcatori molecolari come la lunghezza dei telomeri.<br><br></div><div>E' il primo gene responsabile dell'eterna giovinezza</div><div>"Il nostro studio - spiega il responsabile dello studio olandese - è il primo ad aver scoperto la prova genetica alla base dell’invecchiamento biologico". Per riuscire in quella che può esser considerata una vera e propria impresa il team del professor Kayser ha preso in esame oltre 8 milioni di varianti del DNA, confrontando i dati con quelli di 2600 adulti. Gli individui che hanno una particolare variante di MC1R sembrano di 2 anni più giovani della loro età reale, ha sottolineato il professore. Questi effetti sono indipendenti dall’età cronologica, il sesso e la quantità di rughe.<br><br></div><div>In futuro invecchieremo restando "giovani"</div><div><br></div><div>MC1R contiene istruzioni per la produzione di un recettore chiamato melanocortina 1. Questo recettore gioca un ruolo nella colorazione della pelle, capelli e occhi. Una certa variante del gene si trova come anticipato negli individui con pelle chiara, capelli rossi e lentiggini. Una riduzione della funzione del gene MC1R è stata collegata ad un aumento della sensibilità al sole e associata a tumori della pelle. Il gene MC1R è noto anche per svolgere una serie di ruoli, tra cui la risposta all’infiammazione e la riparazione del DNA danneggiato. Questa potrebbe essere la chiave per capire come la variante del gene mantiene le persone apparentemente più giovani. I ricercatori fanno notare che le azioni di MC1R sono solo una infinitesimale parte di una grande rete di interazioni. Nonostante ciò, anche se un singolo gene da solo non può spiegare la complessità dell’invecchiamento, la scoperta potrebbe aprire le porte a nuove vie di ricerca.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-03 16:59:10 UTC</pubDate>
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         <title>Il cancro è come un “hacker”, altera il metabolismo degli organi per alimentarsi</title>
         <author>ruben_mannazzu</author>
         <link>https://padlet.com/ruben_mannazzu/uzvfhear35l2/wish/109638120</link>
         <description><![CDATA[<div>Il tumore può agire come un vero e proprio “hacker” in grado di alterare l'orologio biologico del metabolismo per “costringere” gli organi ad alimentare l'attività cancerogena. E' la scoperta fatta da un team del Center for Epigenetics &amp; Metabolism dell'Università della California (Irvine), guidato dall'italiano Paolo Sassone-Corsi. Gli scienziati, stando a quanto pubblicato sulle pagine della rivista scientifica&nbsp;<em>Cell</em>, stavano indagando su come i ritmi circadiani (l'orologio biologico dell'organismo) controllano la funzionalità epatica e hanno scoperto che il tumore del polmone si trasforma in un “hacker” e invia segnali al fegato, attraverso una risposta infiammatoria che riprogramma i meccanismi circadiani che gestiscono le vie metaboliche. Il risultato è che la via di segnalazione dell'insulina nel fegato viene inibita, con la conseguente riduzione della tolleranza al glucosio e la riorganizzazione del metabolismo lipidico.<br><br></div><div>Tumori prendono controllo del ritmo circadiano</div><div>"Sembra che il tumore del polmone prenda il controllo del ritmo circadiano della funzione metabolica nel fegato per supportare le accresciute richieste alimentari delle cellule tumorali - spiega Selma Masri, ricercatrice del laboratorio diretto da Sassone-Corsi - Crediamo che questo intervento a distanza del cancro sui tessuti metabolici non si verifichi solo nel fegato". Secondo Sassone-Corsi "è importante continuare ad approfondire i processi che guidano i ritmi circadiani e come il cancro è in grado di alterarli. Grazie ad ulteriori lavori potremo cominciare a sviluppare interventi - sia comportamentali che terapeutici - capaci di aiutare a mantenere e ristabilire una buona salute".<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-06 15:53:45 UTC</pubDate>
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