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      <title>LAUDATO SI by Esther Milito</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-01-18 07:51:37 UTC</pubDate>
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         <title>1</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo un tempo di fiducia irrazionale nel progresso e nelle capacità umane, una parte della </div><div>società sta entrando in una fase di maggiore consapevolezza. Si avverte una crescente sensibilità </div><div>riguardo all’ambiente e alla cura della natura, e matura una sincera e dolorosa preoccupazione per ciò che sta accadendo al nostro pianeta. Facciamo un percorso, che sarà certamente incompleto, attraverso quelle questioni che oggi ci provocano inquietudine e che ormai non possiamo più nascondere sotto il tappeto. L’obiettivo non è di raccogliere informazioni o saziare la nostra curiosità, ma di prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:03 UTC</pubDate>
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         <title>2</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più </div><div>poveri, e provocano milioni di morti premature. Ci si ammala, per esempio, a causa di inalazioni di </div><div>elevate quantità di fumo prodotto dai combustibili utilizzati per cucinare o per riscaldarsi. A questo si aggiunge l’inquinamento che colpisce tutti, causato dal trasporto, dai fumi dell’industria, dalle discariche di sostanze che contribuiscono all’acidificazione del suolo e dell’acqua, da fertilizzanti, insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale. La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:06 UTC</pubDate>
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         <title>3</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>C’è da considerare anche l’inquinamento prodotto dai rifiuti, compresi quelli pericolosi pre-</div><div>senti in diversi ambienti. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili: rifiuti domestici e commerciali, detriti di demolizioni, rifiuti clinici, elettronici o industriali, rifiuti altamente tossici e radioattivi. La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura. Tanto i rifiuti industriali quanto i prodotti chimici utilizzati nelle città e nei campi, possono produrre un effetto di bio-accumulazione negli organismi degli abitanti delle zone limitrofe, che si verifica anche quando il livello di presenza di un elemento tossico in un luogo è basso. Molte vol-te si prendono misure solo quando si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:10 UTC</pubDate>
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         <title>4</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div> Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli es-</div><div>seri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, </div><div>per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo </div><div>a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:15 UTC</pubDate>
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         <title>5</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità. </div><div>Gli impatti più pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo. </div><div>Molti poveri vivono in luoghi particolarmente colpiti da fenomeni connessi al riscaldamento, e i loro mezzi di sostentamento dipendono fortemente dalle riserve naturali e dai cosiddetti servizi dell’ecosistema, come l’agricoltura, la pesca e le risorse forestali. Non hanno altre disponibilità economiche e altre risorse che permettano loro di adattarsi agli impatti climatici o di far fronte a situazioni catastrofiche, e hanno poco accesso a servizi sociali e di tutela. Per esempio, i cambiamenti climatici danno origine a migrazioni di animali e vegetali che non sempre possono adattarsi, e questo a sua volta intacca le risorse produttive dei più poveri, i quali pure si vedono obbligati a migrare con grande incertezza sul futuro della loro vita e dei loro figli. È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria </div><div>vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fron-</div><div>te a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità </div><div>per i nostri simili su cui si fonda ogni società civil</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:17 UTC</pubDate>
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         <title>6</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concen-</div><div>trarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni </div><div>impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo. Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di biossido di carbonio e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile. Nel mondo c’è un livello esiguo di accesso alle energie pulite e rinnovabili. C’è ancora bisogno di sviluppare tecnologie adeguate di accumulazione. Tuttavia, in alcuni Paesi ci sono stati progressi </div><div>che cominciano ad essere significativi, benché siano lontani dal raggiungere una proporzione importante. Ci sono stati anche alcuni investimenti in modalità di produzione e di trasporto che consumano meno energia e richiedono minore quantità di materie prime, come pure in modalità di costruzione o ristrutturazione di edifici che ne migliorino l’efficienza energetica. Ma queste buone pratiche sono lontane dal diventare generali.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:19 UTC</pubDate>
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         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri e acquatici. Le fonti di acqua </div><div>dolce riforniscono i settori sanitari, agropastorali e industriali. La disponibilità di acqua è rimasta re-</div><div>lativamente costante per lungo tempo, ma ora in molti luoghi la domanda supera l’offerta sostenibi-</div><div>le, con gravi conseguenze a breve e lungo termine. Grandi città, dipendenti da importanti riserve idriche, soffrono periodi di carenza della risorsa, che nei momenti critici non viene amministrata sempre con una adeguata gestione e con imparzialità. La povertà di acqua pubblica si ha specialmente in Africa, dove grandi settori della popolazione non accedono all’acqua potabile sicura, o subiscono siccità che rendono difficile la produzione di cibo. In alcuni Paesi ci sono regioni con abbondanza di acqua, mentre altre patiscono una grave carenza</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:22 UTC</pubDate>
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         <title>8</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attività umana. Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:26 UTC</pubDate>
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         <title>9</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Oggi riscontriamo, per esempio, la smisurata e disordinata crescita di molte città che sono </div><div>diventate invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l’inquinamento originato dalle emis-</div><div>sioni tossiche, ma anche per il caos urbano, i problemi di trasporto e l’inquinamento visivo e acusti-</div><div>co. Molte città sono grandi strutture inefficienti che consumano in eccesso acqua ed energia. Ci sono quartieri che, sebbene siano stati costruiti di recente, sono congestionati e disordinati, senza spazi verdi sufficienti. Non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:29 UTC</pubDate>
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         <title>10</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a </div><div>proporre una riduzione della natalità. Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di “salute riproduttiva”. Però, «se è vero che l’ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell’ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale ».</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:32 UTC</pubDate>
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         <title>11</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contene-</div><div>re i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono, e «il cibo che si butta via è come se lo si rubasse dalla mensa del povero».</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:35 UTC</pubDate>
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         <title>12</title>
         <author>militoesther1701</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ad ogni modo, è certo che bisogna prestare attenzione allo squilibrio nella distribuzione della </div><div>popolazione sul territorio, sia a livello nazionale sia a livello globale, perché l’aumento del consumo </div><div>porterebbe a situazioni regionali complesse, per le combinazioni di problemi legati all’inquinamento ambientale, ai trasporti, allo smaltimento dei rifiuti, alla perdita di risorse, alla qualità della vita.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:41 UTC</pubDate>
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         <title>13</title>
         <author>militoesther1701</author>
         <link>https://padlet.com/militoesther1701/uvw619549wex/wish/322017704</link>
         <description><![CDATA[<div>L’inequità non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un’etica delle </div><div>relazioni internazionali. C’è infatti un vero “debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi. Le esportazioni di alcune materie prime per soddisfare i mercati nel Nord industrializzato </div><div>hanno prodotto danni locali, come l’inquinamento da mercurio nelle miniere d’oro o da diossido </div><div>di zolfo in quelle di rame. In modo particolare c’è da calcolare l’uso dello spazio ambientale di tutto il pianeta per depositare rifiuti gassosi che sono andati accumulandosi durante due secoli e hanno generato una situazione che ora colpisce tutti i Paesi</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:51 UTC</pubDate>
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         <title>14</title>
         <author>militoesther1701</author>
         <link>https://padlet.com/militoesther1701/uvw619549wex/wish/322017712</link>
         <description><![CDATA[<div>L’inequità non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un’etica delle </div><div>relazioni internazionali. C’è infatti un vero “debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in am-bito ecologico, come pure all’uso sproporzionatodelle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi. Le esportazioni di alcune materie prime per soddisfare i mercati nel Nord industrializzato hanno prodotto danni locali, come l’inquinamento da mercurio nelle miniere d’oro o da diossido di zolfo in quelle di rame. In modo particolare c’è da calcolare l’uso dello spazio ambientale di tutto il pianeta per depositare rifiuti gassosi che sono andati accumulandosi durante due secoli e hanno generato una situazione che ora colpisce tutti i Paesi accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso. È necessario che i Paesi sviluppati contribuiscano a risolvere questo debito limitando in modo importante il consumo di energia non rinnovabile, e apportando risorse </div><div>ai Paesi più bisognosi per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile. Le regioni e i </div><div>Paesi più poveri hanno meno possibilità di adottare nuovi modelli di riduzione dell’impatto ambientale, perché non hanno la preparazione per sviluppare i processi necessari e non possono coprirne i costi. Perciò, bisogna conservare chiara la coscienza che nel cambiamento climatico ci sono responsabilità diversificate e, come hanno detto i Vescovi degli Stati Uniti, è opportuno puntare « specialmente sulle necessità dei poveri, deboli e vulnerabili, in un dibat-</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:53 UTC</pubDate>
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         <title>15</title>
         <author>militoesther1701</author>
         <link>https://padlet.com/militoesther1701/uvw619549wex/wish/322017729</link>
         <description><![CDATA[<div>Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti. In questa linea il Documento di Aparecida chiede che «negli interventi sulle risorse naturali non prevalgano gli interessi di gruppi economici che distruggono irrazionalmente le fonti di vita ».32 L’alleanza tra economia e tecnologia finisce per lasciare fuori tutto ciò che non fa parte dei loro interessi immediati. Così ci si potrebbe aspettare solamente alcuni proclami superficiali, azioni filantropiche isolate, e anche sforzi per mostrare sensibilità verso l’ambiente, mentre in realtà qualunque tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sarà visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o come un ostacolo da eludere</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:53:57 UTC</pubDate>
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         <title>16</title>
         <author>militoesther1701</author>
         <link>https://padlet.com/militoesther1701/uvw619549wex/wish/322017744</link>
         <description><![CDATA[<div>e guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. È il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-18 07:54:00 UTC</pubDate>
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