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      <title>Coscienza e tempo come durata interiore by HUB Scuola</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-05-02 07:07:49 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Bergson: tra critica al positivismo e fama internazionale<br></strong><br>Quella di <strong>Henri-Louis Bergson</strong> (1859-1941) è una figura del tutto singolare nel panorama filosofico a cavallo tra Ottocento e Novecento, sia per la peculiarità della sua ricerca e della <strong>profonda influenza</strong> che eserciterà sull'intero universo culturale del suo tempo, sia per il <strong>successo</strong> e per la grande <strong>notorietà</strong> che riscuoterà nel corso della sua vita.<br><br>Il pensiero di Bergson si caratterizza, da un lato, per la centralità che egli attribuisce alla <strong>dimensione della coscienza </strong>e al <strong>problema del tempo</strong>; dall'altro, per la <strong>critica alle concezioni scientifiche del positivismo, </strong>di cui Bergson rifiuta la pretesa di costituire l'unico modello legittimo di sapere.<br><br>La sua personale ricerca e la sua attività letteraria, intese a rivendicare uno <strong>spazio di autonomia all'esercizio del sapere filosofico</strong> come attività dello spirito in grado di cogliere gli aspetti qualitativi dell'esperienza umana, riscuotono un amplissimo successo. Il “<strong>bergsonismo</strong>” diventa così un fenomeno culturale di portata internazionale e una moda intellettuale diffusa sino agli anni Venti. A coronamento di questa notorietà, che porta da tutto il mondo una folla di ammiratori – tra artisti, scrittori, uomini e donne dell'alta società – alle sue lezioni tenute al Collège de France, Bergson riceve nel 1928 il <strong>premio Nobel per la letteratura</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-13 17:00:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;     </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-14 07:27:46 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Coscienza e tempo<br></strong><br>La ricerca di Bergson parte dall'analisi degli <strong>stati di coscienza</strong>. In contrasto con la psicologia positivistica, che ha la pretesa di misurare l'esperienza interiore in termini quantitativi e fisici, Bergson afferma che gli stati di coscienza hanno un <strong>carattere qualitativo</strong>, irriducibile a qualsiasi quantità misurabile e separabile. Da ciò deriva l'immagine della coscienza come un <strong>flusso continuo</strong>, in aperta contrapposizione con la visione della psicologia sperimentale che rappresenta la vita della coscienza come susseguirsi di singoli stati tra loro separati e quantitativamente differenti.<br><br>Secondo Bergson, accade qualcosa di simile con il concetto di tempo. In analogia con quanto compiuto dalla psicologia sperimentale, <strong>la fisica ha “spazializzato” il tempo</strong>, concependolo come una <strong>dimensione uniforme e omogenea </strong>che contiene al suo interno elementi tra loro&nbsp; estrinseci e separati. <br><br>Così facendo, però, la scienza ha perso di vista la vera natura del tempo, che è quella di essere «<strong>durata</strong>». La durata, infatti, è la caratteristica della <strong>temporalità autentica</strong> della coscienza, vissuta come un <strong>puro flusso dinamico</strong>, che possiamo comprendere per Bergson pensando a una melodia, come scrive nel <em>Saggio sui dati immediati della coscienza</em>:<br><br></div><blockquote>Si potrebbe dire che, sebbene queste note si succedano, noi le percepiamo comunque le une le altre, e che il loro insieme è paragonabile a un essere vivente le cui parti, per quanto distinte, si compenetrano.</blockquote><div><br><em>Che cosa ne pensi della concezione del tempo proposta da Bergson? Concordi che ci siano una netta distinzione tra la concezione scientifica del tempo e quella della nostra esperienza interirore?</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-14 08:36:07 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La memoria<br></strong><br>La durata, dunque, è per Bergson ciò che contraddistingue l'autentica temporalità, che è qualcosa di profondamente differente dal tempo come viene concepito dal senso comune e dalla scienza. Essa è il <strong>tempo vissuto della coscienza</strong>, «una successione di stati qualitativi che si fondono, si penetrano, senza contorni precisi».<br><br>Solo grazie alla coscienza si può dare la memoria,<strong> </strong>che Bergson distingue in <strong>memoria corporea</strong> e <strong>memoria pura</strong>. La prima è responsabile di tutti gli automatismi motori e delle abitudini (Bergson fa l'esempio di una lezione da imparare a memoria, in cui il «<strong>ricordo funzionale</strong>» mette in moto specifiche attività come – per esempio – la rilettura, la ripetizione ad alta voce ecc.). La seconda, invece, coincide con il <strong>nostro essere più profondo e personale</strong>,<strong> </strong>ed è<strong> </strong>quella da cui provengono i «<strong>ricordi immagine</strong>», in cui il passato viene conservato nel presente. Scrive Bergson in <em>Materia e memoria</em>:<br><br></div><blockquote>Ciò che abbiamo sentito, pensato, voluto sin dalla nostra prima infanzia è qui, proteso sul presente che sta per ricongiungersi a lui, e preme alla porta della coscienza che vorrebbe lasciarlo fuori.</blockquote>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 06:26:23 UTC</pubDate>
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         <title>LETTERATURA FRANCESE</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Proust e la memoria involontaria<br><br></strong>Per Bergson, dunque, la memoria rende possibile tornare a rappresentarsi il passato coscientemente. Qualcosa di simile, sul <strong>lavoro nascosto della memoria</strong>, si trova nell'opera <strong><em>Alla ricerca del tempo perduto</em></strong> del grande scrittore francese <strong>Marcel Proust</strong> (1871-1922), su cui il pensiero di Bergson – suo cugino acquisito – esercitò un notevole influsso. <br><br>Proust distingue infatti tra memoria volontaria e <strong>memoria involontaria</strong>. Quest'ultima fa emergere in modo imprevedibile i ricordi conservati del nostro io più profondo: un'immagine, una sensazione, un sapore possono <strong>far rivivere nel presente ricordi in apparenza dimenticati</strong>. Proprio la memoria involontaria, secondo Proust, rappresenta la chiave d'accesso alla nostra <strong>identità più profonda e inaccessibile</strong>, essendo capace di riportare alla luce esperienze, sentimenti, relazioni che costituiscono la trama stessa del grande racconto della nostra vita.<br><br>Celebre, in questo senso, è l'episodio in cui il protagonista del romanzo proustiano intinge nel tè un pasticcino noto come <strong><em>madaleine</em></strong>, scatenando in lui un flusso di ricordi e stabilendo così un'inattesa unità di passato e presente nel fluire ininterrotto della coscienza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 08:37:54 UTC</pubDate>
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         <title>LETTERATURA FRANCESE</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Leggi il celebre brano alla </em>Ricerca<em> di Proust. Ti è mai capitato qualcosa di simile? Prova a raccontarlo alla classe.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 09:55:45 UTC</pubDate>
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         <title>ARTE</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Maurice de Vlaminck, </strong><strong><em>Une rue de Marly-le-Roi</em></strong><strong> (1905-1906) <br><br></strong>Il pensiero e l'opera di Bergson hanno un enorme influenza sull'<strong>arte francese del primo Novecento</strong>, tanto da spingere gli studiosi ad affermare che a Bergson spetti nella storia della pittura un posto simile a quello che Proust ha nella storia della letteratura. <br><br>L'indagine di Bergson, rivolta a spiegare le dinamiche della vita interiore, la dimensione profonda del tempo e della memoria, è infatti fonte di grande ispirazione per il gruppo di artisti denominati «<strong><em>Fauves</em></strong>». Nelle loro opere, caratterizzate da un <strong>uso trasgressivo del colore</strong>, steso puro con pennellate nervose e dense, prende forma quell'intreccio di materia e memoria – per usare i termini di Bergson – con cui i <em>Fauves</em> intendono esprimere in modo “selvaggio” (<em>fauves</em> significa in francese «belve») il <strong>continuo fluire della coscienza</strong>, il <strong>creativo slancio vitale </strong>che muove sia la natura sia il pensiero umano, lo scorre incessante delle <strong>emozioni</strong>, delle <strong>sensazioni</strong>, degli <strong>istinti</strong>.<br><br>Spezzare la sterile riproduzione della realtà, linguaggio ancora proprio – a detta dei <em>Fauves</em> – degli impressionisti, per dare libero sfogo ed espressione alla propria interiorità è quanto ritroviamo nel tela&nbsp;<strong><em>Une rue de Marly-le-Roi</em></strong><strong> </strong>di<strong> Maurice de Vlaminck </strong>(1876-1958). Dalla <strong>prospettiva distorta</strong>, dove alla fuga in diagonale della strada si contrappone la visione frontale dell'albero, il dipinto è reso con <strong>pochi tratti di colore</strong>, utilizzati in modo molto personale dall'artista, svincolandoli dalla realtà che vuole rappresentare.&nbsp;</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 09:58:34 UTC</pubDate>
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         <title>FILOSOFIA</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Bergson e il linguaggio cinematografico<br><br></strong>Bergson fu il primo a <strong>far ricorso al cinema</strong> nel suo tentativo di <strong>ridefinire che cosa sia il tempo</strong>. Egli era partito dalla distinzione fra durata reale e stato di realtà. La <strong>durata reale</strong> indica la <strong>vita come è veramente, trasformazione e innovazione continua</strong>, sempre altra da sé e quindi non vincolata ma <strong>libera</strong>. Lo stato di realtà, invece, è una costruzione artificiale dell’intelligenza, che fissa, immobilizza, congela arbitrariamente il fluire al fine di conoscerlo, ma lasciandosene sfuggire il senso, che può essere afferrato solo da un atto intuitivo. <br><br>Il filosofo francese <strong>Gilles Deleuze</strong> (1925-1995), attento studioso di Bergson, coglie significative analogie di carattere generale tra il pensiero bergsoniano e il «<strong>linguaggio cinematografico</strong>» che si andava allora formando, come si legge in questo passo de L'<em>immagine in movimento</em> (1983):<br><br></div><blockquote>Nel 1907 Bergson pubblica l’<em>Évolution Crèatrice</em> in cui aveva esplicitato la tendenza a pensare il movente tramite l’immobile in un capitolo intitolato significativamente “Il meccanismo cinematografico del pensiero e la illusione meccanicistica”. In esso Bergson sostiene che: «L’intelligenza agisce sulla realtà come un meccanismo cinematografico. Essa pretende di isolare le istantanee (cioè i singoli fotogrammi), che sarebbero le une separate dalle altre e che danno luogo a una sequenza temporale allorché qualcuno le mette in rapporto e le vive come un continuum». Per Bergson i concetti rivestono lo stesso significato che le immagini in movimento hanno per un regista, dal momento che il movimento cinematografico travalica la semplice sequenza meccanica di immagini fisse, ma assume forme e dinamiche assolutamente peculiari.</blockquote><div><br><em>Alla luce del passo riportato, quale analogia è possibile cogliere fra il pensiero di Bergson e il linguaggio cinematografico?</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 16:22:42 UTC</pubDate>
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         <title>CINEMA E TV</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Michel Gondry, </strong><strong><em>Se mi lasci ti cancello</em></strong><strong> (2004)<br><br></strong>E se riuscissimo a cancellare i ricordi che ci fanno soffrire, ne trarremmo davvero un beneficio? Che cosa ne sarebbe di noi, della nostra identità? A queste domande cerca di rispondere il film <em>Se mi lasci ti cancello</em>. <br><br>Dopo essersi incontrati per caso sulla spiaggia di Montauk, nello Stato di New York, <strong>Joel Barish e Clementine Kruczynski </strong>pongono le basi della loro relazione lungo il tragitto in treno verso Rockville Centre. Nessuno dei due, però, sa che entrambi <strong>sono stati insieme per due anni</strong>, e dopo l'ennesimo litigio, qualche giorno prima, avevano deciso di <strong>lasciarsi</strong>. <br><br>Clementine scopre l'esistenza di una particolare clinica, la <strong>Lacuna Inc.</strong>, nella quale è possibile cancellare alcuni ricordi specifici dalla propria memoria, e decide di <strong>far eliminare i ricordi legati a Joel </strong>e alla loro storia d'amore. Così, quando Joel si reca da lei per tentare di riappacificarsi, Clementine non lo riconosce. A questo punto Joel, dopo aver scoperto l'accaduto, prova a sua volta a rivolgersi alla clinica. Ma qualcosa andrà storto...<br><br><em>Guarda il trailer ufficiale del film.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 16:39:10 UTC</pubDate>
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