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      <title>Divina Commedia, Inferno by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-05-20 08:32:57 UTC</pubDate>
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         <title>Canto XIII</title>
         <author>santororossella049</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ci troviamo nel secondo girone del settimo cerchio e qui vengono puniti i suicidi, trasformati in alberi, e gli scialacquatori, attaccati perennemente da cagne&nbsp;</div><div>fameliche.</div><div>I due poeti giungono qui all'alba del sabato santo del 1300 e si trovano in una strana "selva selvaggia" in cui si possono vedere solo alberi e si sentono urla strazianti,</div><div>Dante d'un tratto strappa un ramoscello da un albero e vede che da questo fuoriescono sangue e parole; si trattava dell'anima di Pier Delle Vigne (un gran pruno). Il dannato spiega come le anime dei suicidi diventino alberi e non fa in tempo a finire che sopraggiungono due scialacquatori che stanno fuggendo dalle cagne; uno dei due riesce infine a trovare riparo presso un cespuglio di un anonimo fiorentino.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-20 09:03:16 UTC</pubDate>
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         <title>Canto XV</title>
         <author>santororossella049</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dante e Virgilio dopo aver superato la selva dei suicidi camminano sull'argine di un fiume di fuoco e si imbattono in una schiera di peccatori: i sodomiti che per punizione corrono sotto una pioggia di fuoco.<br>Uno di loro riconosce Dante e gli chiede di poterlo accompagnare per un breve tratto. Si tratta di Brunetto Latini che gli chiede i motivi del viaggio. Successivamente spiega al padre della lingua italiana come conseguire la gloria eterna e lo esorta a non farsi influenzare dai fiorentini corrotti. Dante a questo punto menziona la sorte e si dichiara pronto ad affrontarla, poi i due si lasciano e Brunetto torna dai suoi compagni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-20 09:21:43 UTC</pubDate>
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         <title>Canto XIX</title>
         <author>santororossella049</author>
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         <description><![CDATA[<div>La terza bolgia è il luogo di pena dei simoniaci che Dante colloca nei fori del terreno a testa in giù mentre si agitano mentre hanno i piedi ricoperti di fiamme.<br>Dante è successivamente attratto da uno in particolare che si muove più degli altri, si tratta infatti di Papa Niccolò terzo, che parlando con il poeta lo scambia per Bonifacio ottavo nella speranza che quest'ultimo sia venuto a sostituirlo. Chiarito poi il malinteso, il dannato rivela il piano di&nbsp; Papa Clemente quinto. Allora l'autore lascia un'invettiva contro i papi simoniaci ricollegandosi a Pietro.&nbsp;<br>Infine i due poeti giungono alla quarta bolgia e termina il canto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-20 09:31:28 UTC</pubDate>
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         <title>Canto XXVI</title>
         <author>santororossella049</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il canto si apre con un'accusa contro Firenze. I due poeti sono infatti nell'ottava bolgia, qui il fondo è cosparso di tante piccole fiammelle che sembrano lucciole d'estate, ciascuna di esse è in realtà un consigliere fraudolento. Una lucciola in particolare presenta una fiamma biforcuta e questa incuriosisce Dante, il quale chiede a Virgilio il motivo di tale aspetto e il maestro afferma che in realtà si tratta di Ulisse e Diomede; entrambi hanno sempre superato tutto tramite inganni e beffe e invita i sue a raccontare la propria morte. A parlare è Ulisse e racconta che dopo esser tornato a Itaca nessuno riuscì a placargli la voglia di conoscere e quindi partì nuovamente. Durante questo secondo viaggio si spinse oltre le Colonne d'Ercole e cinque mesi dopo naufragò per colpa di un turbine di vento. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-20 09:41:51 UTC</pubDate>
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         <title>Canto XXXIII</title>
         <author>santororossella049</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il canto si apre con l'immagine del conte Ugolino che mangia l'arcivescovo Ruggeri. Il racconto di Ugolino ha inizio quando lui e i figli vengono rinchiusi nella Torre della Muda e, come vuole la tradizione, il padre per la fame si cibò dei figli. Segue poi un'invettiva contro Pisa da parte di Dante.&nbsp;<br>I due poeti poi giungono nella Tolomea dove sono puniti i traditori degli ospiti, condannati a rimanere nel ghiaccio con le lacrime congelate negli occhi. Uno di loro è Frate Alberigo e chiede di essere liberato in cambio della rivelazione della sua identità. Spiega poi come i due poeti siano già all'inferno con il corpo e con l'anima. Dante poi si rifiuta di liberarlo e scaglia una violenta critica contro Genova.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-20 09:51:07 UTC</pubDate>
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