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      <title>Roma by Silvia Carlini</title>
      <link>https://padlet.com/silviacarlini14/ukudtpoimudj</link>
      <description>Realizzato da Silvia Carlini, Michela Lulli, Anna Piacentini, Flavia Gubbiotti e Valentina Fabiani.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-10-16 07:03:38 UTC</pubDate>
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         <title>Masaccio e Masolino, Cappella Branda, Chiesa di San Clemente</title>
         <author>silviacarlini14</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-10-16 07:09:05 UTC</pubDate>
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         <title>Masolino, Miracolo della Neve</title>
         <author>silviacarlini14</author>
         <link>https://padlet.com/silviacarlini14/ukudtpoimudj/wish/293184464</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Miracolo della Neve è un dipinto realizzato nel 1428 da Tommaso di Cristoforo Fini detto anche Masolino da Panicale; l'opera fu commissionata dalla famiglia Colonna che la voleva per la Basilica di Santa Maria Maggiore. Si tratta di un pannello del trittico dipinto su due facce (questa si trova sul "recto", ovvero, sulla parte anteriore) poi smembrato ed oggi è diviso tra vari musei. Al trittico collaborò anche Masaccio, il quale dipinse uno degli scomparti laterali. L'episodio a cui fa riferimento il dipinto è quello della fondazione miracolosa della chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma. In primo piano notiamo Papa Liberio, con il triregno sul capo che ne ribadisce l’autorità e la zappa tra le mani con la quale si aiuta nel compito miracolosamente assegnatogli. Lo osserviamo intento a disegnare sul terreno il perimetro della chiesa. I fiocchi di neve depositati a terra hanno già chiaramente indicato il luogo prescelto dalla Vergine per essere venerata: essi formano già distintamente la superficie del transetto e dell’abside della futura basilica. Attorno al pontefice la folla accorsa si dispone lungo il profilo di due architetture scorciate in prospettiva che suggeriscono la profondità dello spazio così come le nuvole che punteggiano il cielo, cariche di neve, perdendosi a vista d’occhio sullo sfondo d’oro; più in alto troviamo quella più grande e al di sopra di essa, dentro un medaglione circolare, Gesù e Maria assistono alla scena. Masolino ce li presenta intimamente uniti, corresponsabili dell’evento prodigioso. E la stretta vicinanza di Gesù sottolinea il ruolo della Vergine, madre di Cristo. Il dipinto oggi è conservato nel museo nazionale di Capodimonte di Napoli.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-16 07:09:34 UTC</pubDate>
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         <title>Beato Angelico, Cappella Niccolina</title>
         <author>silviacarlini14</author>
         <link>https://padlet.com/silviacarlini14/ukudtpoimudj/wish/293184663</link>
         <description><![CDATA[<div>Giovanni di Fiesole nacque a Vicchio nel 1395 circa e morì a Roma nel 1455. Per la religiosità dei suoi dipinti  e per la sua umiltà fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II,da lì Beato Angelico,e da grande pittore qual'era,cercò di saldare i principi rinascimentali come la prospettiva;il valore mistico della luce e la miniatura dipingedo anche nella Cappella Niccolina.<br>La cappella Niccolina è un ambiente affrescato nella parte più antica del palazzo Apostolico in Vaticano (nella torre di Innocenzo III),da Beato Angelico e i suoi aiutanti, tra il 1447 e il 1448 circa. Essa è a pianta rettangolare e presenta tre pareti di ugual dimensione,ciascuna divisa in diversi settori:le lunette iniziali contengono scene della vita di Santo Stefano,la parte intermedia vede varie rappresentazioni della vita di San Lorenzo,mentre,il settore inferiore prende tutte e tre le parenti dalla quale si aprono alcune porte ed è decorato da una finta tappezzeria verde, successivamente ridipinta con una predominanza di colori rosso e oro.<br> I diversi settori,la maggior parte delle volte, racchiudono due affreschi significativi della vita dei santi ed hanno tutti una caratteristica comune,ovvero il cielo di un blu scuro che persiste nelle scene affiancate e un muro che le divise. Ciò avviene in tutti i settori,tranne nel settore intermedio della parete sinistra,dove troviamo l'affresco unico della Consacrazione di San Lorenzo con due grandi finestre ai lati decorate da rosoni e medaglioni con i santi.<br> L'affresco più importante è quello di "Santo Stefano condotto al martirio"a Gerusalemme che occupa la lunetta della parete destra e come gli altri settori,esso comprende un muro separatorio che divide la scena di destra da quella di sinistra. La prima scena ritrae Santo Stefano condotto al martirio al di fuori delle mura della città, con alcune figure minacciose che prepotentemente lo spingono,compreso un uomo già munito di pietra per la lapidazione. Il lato destro, invece, mostra la lapidazione di Santo Stefano appena fuori la città,inginocchiato e posto di spalle mentre subisce il martirio,pregando. L'affresco ritrae in primo piano,un ricco ragazzo che probabilmente rappresentava Paolo di Tarso,che assiste alla scena. Gli elementi importanti di questa opera sono sicuramente gli alberi retrostanti a destra,che indicano la prospettiva; e la visione mistica della città.<br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-16 07:10:22 UTC</pubDate>
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         <title>Melozzo di Forlì, Sisto IV e il Platina </title>
         <author>silviacarlini14</author>
         <link>https://padlet.com/silviacarlini14/ukudtpoimudj/wish/293184911</link>
         <description><![CDATA[<div>Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana</div><div>Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto Melozzo da Forlì (Forlì, 1438 – Forlì, 1494), è stato un pittore e architetto italiano, massimo esponente della scuola forlivese di pittura nel XV secolo. Per scuola forlivese si intende un gruppo di pittori Italiani, tutti collegati, in primo luogo, dal fatto di essere stati attivi a Forlì nei secoli che vanno dal XIII in avanti. Gli esponenti principali sono accomunati anche da alcuni elementi formali, quali l'uso della prospettiva, dello scorcio, e del colore. Fu uno tra i grandi del rinascimento insieme al suo discepolo Marco Palmezzano. Unì l'uso illusionistico della prospettiva, tipico di Andrea Mantegna, a figure monumentali, vicine ai modi di Piero della Francesca. La luce limpida della sua pittura richiama quella dei "pittori di luce" fiorentini, come Domenico Veneziano e Beato Angelico. Fu il primo a praticare con grande successo lo scorcio dal basso, detta anche "l'arte del sotto in su”, ottenendo quella particolare prospettiva che viene perciò detta melozziana. “Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana” è un affresco staccato del 1477 e oggi conservato nella Pinacoteca Vaticana. L'affresco è una delle opere celebrative più note del pontificato di Sisto IV e raffigura la nomina del primo prefetto della Biblioteca, l'umanista Bartolomeo Sacchi detto il Platina. La scena, scorciata per una vista dal basso, mostra un gruppo di personaggi inseriti in una sfarzosa architettura classica di arcate sostenute da pilastri al di sotto di un soffitto a cassettoni dorati. A destra si trova il papa seduto su un seggio ligneo, con davanti inginocchiato il Platina, che, nel ricevere l'investitura, punta l'indice in basso verso un'iscrizione da lui stesso composta che esalta alcune imprese edili di Sisto IV, quali la ristrutturazione dell'Ospedale di Santo Spirito, dell'acquedotto di Trevi, la costruzione di alcuni ponti tra cui Ponte Sisto, l'inizio dei lavori del porto di Civitavecchia. Gli altri personaggi sono i familiari di Sisto IV: i due cardinali Giuliano della Rovere, in piedi al centro, e Pietro Riario, di fianco al papa, e i due nipoti Giovanni della Rovere (mecenate del Platina) e Girolamo Riario (protettore di Melozzo da Forlì) nella parte sinistra. Le figure sono monumentali e si integrano illusionisticamente con lo sfondo. La luce che schiarisce le ombre, assieme ai volumi solenni, derivano dai modelli di Piero della Francesca, addolciti però da una maggiore naturalezza che fu tipica del pittore forlivese.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-16 07:11:28 UTC</pubDate>
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         <title>Pinturicchio, Appartamento di Alessandro VI</title>
         <author>silviacarlini14</author>
         <link>https://padlet.com/silviacarlini14/ukudtpoimudj/wish/293185040</link>
         <description><![CDATA[<div>Papa Alessandro VI, nel cuore dei palazzi vaticani, sotto Niccolò V, fece restaurare sei grandi stanze dove risiedeva lo stesso Alessandro  e la sua famiglia. L’imponente decorazione interna, composta di un grandioso ciclo di affreschi, è del pittore italiano Pinturicchio e dei suoi assistenti, realizzata a partire dal 1492 al 1494. Bernardino Pinturicchio, fu un artista completo capace di lavorare la pittura su tavola, l’affresco e la miniatura. Quando il Papa morì, le stanze del pregiato appartamento Borgia furono abbandonate e divennero inaccessibili. Durante il corso dell’ottocento, vennero riaperte al pubblico. Pinturicchio riuscì a finire l’intera decorazione in tempi brevissimi grazie ai suoi assistenti. Si trattò dell’incarico più impegnativo di tutta la carriera del pittore. I temi scelti sono tradizionali , riguardano raffigurazioni degli apostoli, narrazioni della vita di Maria con Gesù e santi, vengono inoltre inseriti motivi mitologici paganeggianti come allegorie. Il risultato fu una serie di decorazioni raffinate e preziose dalle quali appaiono riflessi dorati su soffitti e pareti che richiamano il gotico internazionale. Purtroppo non fu di grande importanza la diffusione dell’appartamento per via della difficile accessibilità agli ambienti. Con il passare del tempo il complesso decorativo  danneggiato dall’umidità, venne restaurato per iniziativa di  Leone XIII e per la prima volta, dopo anni, ovvero nel 1897 l’appartamento venne aperto al pubblico. Questo evento suscitò grande curiosità negli studiosi che in seguito cercarono di risalire alla maggiore quantità di informazioni possibili su Pinturicchio e i suoi collaboratori.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-16 07:12:12 UTC</pubDate>
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