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      <title>Alteranza Scuola-Lavoro IVB by Salvatore Improta</title>
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      <description>Realizzato con carisma</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-21 10:56:00 UTC</pubDate>
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         <title>ATTIVITà  ALTERNANZA SCUOLA LAVORO, curvatura del curriculm disciplina filosofia : IL PASSATO CHE RITORNA&quot;</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/uji2vx4vl31v/wish/234741896</link>
         <description><![CDATA[<div>La scienza nuova di Vico attraverso la&nbsp; filologia e la&nbsp; filosofia.&nbsp; FOCUS : Il corso della civiltà umana,&nbsp; Vico.<br><br>“Il noto filosofo napoletano Giambattista Vico1, vissuto a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, elaborò una teoria sulla storia umana assai singolare.<br>Egli era convinto che la storia fosse caratterizzata dal continuo e incessante ripetersi di tre cicli distinti: l’età primitiva e divina, l’età poetica ed eroica, l’età civile e veramente umana. Il continuo ripetersi di questi <strong>cicli</strong> non avveniva per caso ma era predeterminato e regolamentato, se così si può dire, dalla provvidenza. Questa formulazione di pensiero è comunemente nota come<strong> “teoria dei corsi e dei ricorsi storici”.</strong>In parole povere, tanto per non essere troppo criptici, il Vico sosteneva che alcuni accadimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo; e ciò avveniva non per puro caso ma in base ad un preciso disegno stilato della divina provvidenza.”<br><br></div><div>Da sempre nella storia abbiamo assistito a situazioni che ci hanno ricordato precedenti periodi storici, seppur in forme diverse, con strumenti diversi adeguati al periodo attuale, ci siamo ritrovati di fronte a manifestazioni e situazioni politiche, economiche, culturali che ci ricordavano come un ciclo si stesse per concludere e il nuovo stesse per giungere.<br>Ad oggi stiamo assistendo a situazioni, tumulti, reazioni da parte del “popolo” mondiale di fronte ad un periodo che ha “tirato troppo la corda” per molte “categorie” di persone.<br>L’<strong>oppressione</strong> e la mancanza di ciò che è da considerarsi basilare per il semplice vivere dell’essere umano, la mancanza e il calpestio di valori come il rispetto dell’altro, i diritti umani, la libertà d’espressione, la ricerca della verità, il bisogno del non percepire più il vivere come un sopravvivere, ha condotto sempre più gli esseri ad una sensazione frustrante di oppressione a tutti i livelli e al bisogno di <strong>reagire</strong>.<br>Credo che se dovessimo considerare la teoria di Giambattista Vico, il ciclo che si sta concludendo è quello dell’età poetica ed eroica.<br>Egli denominava i tre cicli Divino, Eroico e Umano.<br>Nello stadio <strong>Divino</strong> sosteneva che la società fosse dominata dai sensi e dall’immaginazione.<br>Nello stadio <strong>Eroico</strong> che la società fosse dominata dagli “aristoi” cioè aristocrazia dei più forti.<br>Il terzo stadio, quello <strong>Umano</strong>, era considerato da Giambattista Vico il più evoluto, in cui la società sarebbe stata dominata dalla ragione con conseguente uguaglianza tra gli uomini, periodo in cui si sarebbero potuti trovare due tipi di governo: o la monarchia assoluta o la democrazia.<br><br></div><div>Ecco io credo che in questo momento tutto ciò che si sta muovendo sul pianeta in questo periodo possa essere il sintomo della fine del periodo caratterizzato dal potere detenuto dall’aristocrazia dei più forti.<br>Ciò che in cuor mio mi auguro è che ciò che ne conseguirà possa essere qualcosa di maggiormente simile alla <strong>democrazia</strong> che non ad una monarchia assoluta.<br>Ciò che continuo a sperare ogni giorno leggendo le informazioni che viaggiano in rete alla velocità della luce, è che uno di questi giorni io possa improvvisamente assistere ad un bagliore così potente, foss’anche per una frazione di secondo, che mi concedesse di poter immaginare l’<strong>evoluzione</strong> di qualcosa.<br>Sarebbe un vero miracolo : il pianeta che compie un <a href="http://youtu.be/3EA89KjFtRM">salto d’ottava.<br></a><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 15:40:29 UTC</pubDate>
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         <title>ALTERNANZA SCUOLA LAVORO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/uji2vx4vl31v/wish/234759522</link>
         <description><![CDATA[<div>CURVATURA DI STORIA&nbsp;<br>La nascita dell’opinione pubblica e dell’enciclopedia come strumento al servizio del progresso.&nbsp;<br><br>L' Enciclopedia, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri venne pubblicata a Parigi tra il 1751 e il 1772. Alla sua realizzazione parteciparono oltre 150 intellettuali ed esperti che riunirono in essa le loro conoscenze, dando vita così a un'impresa che dava conto del punto a cui era giunto il sapere umano a tutta la cultura europea e offriva a migliaia di persone colte di differenti paesi uno strumento di riferimento e di formazione critica. Questa impresa culturale rappresentò il più grande monumento dell'illuminismo francese e contribuì in maniera determinante ad affermare la supremazia del francese come lingua internazionale. Tra i collaboratori vi furono uomini come Voltare, Montesquieu e Rousseau, ma i suoi grandi animatori furono Diderot e Alembert. Diderot assegnò all'Enciclopedia il compito di riunire le conoscenze sparse sulla superficie terrestre e di trasmettere il patrimonio culturale ai posteri. Egli sosteneva che la ragione e il consenso sono le uniche basi durature del sapere e della società politica e che in politica non era più accettabile la sottomissione illimitata del suddito al sovrano, un attacco all'assolutismo del tutto evidente. L'Enciclopedia venne percepita negli ambienti tradizionalisti come una minaccia ai valori e agli interessi della società dominante aristocratica e religiosa, tanto che nel 1752 un'accusa di empietà indusse il Consiglio del re a sospenderne la pubblicazione che venne però ripresa l'anno seguente. Nel 1759 la Chiesa condannò formalmente l'opera determinando una grave crisi interna all'Enciclopedia poiché D'Alembert si ritirò nel 1758 scoraggiato dagli attacchi. Ma Diderot, insieme ad altri collaboratori, continuò l'opera in clandestinità. La vicenda dell'Enciclopedia mostrò chiaramente la crisi d' identità della società francese, che da una parte produceva uno dei massimi monumenti della cultura umana e dall'altra aveva delle istituzioni che non erano in grado di dare allo spirito intellettuale e politico una libera cittadinanza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 16:10:09 UTC</pubDate>
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         <title>FOCUS:Lo spirito dell’Enciclopedia di F. Venturi</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 16:10:31 UTC</pubDate>
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         <title>« L&#39;opera che iniziamo [...] ha due scopi: in quanto enciclopedia, deve esporre quanto più è possibile l&#39;ordine e la connessione delle conoscenze umane; in quanto Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, deve spiegare i principi generali su cui si fonda ogni scienza e arte, liberale o meccanica, e i più notevoli particolari che ne costituiscono il corpo e l&#39;essenza »(dal Discorso Preliminare di Jean le Rond d&#39;Alembert tratto dal primo volume dell&#39;Encyclopédie[1])</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/uji2vx4vl31v/wish/234775069</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 16:35:33 UTC</pubDate>
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         <title>Diderot D&#39;alembertDenis Diderot (1713-1784) e Jean-Baptiste Le Rond D’Alembert (1717-1783),    </title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/uji2vx4vl31v/wish/234775956</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br><br>Tra il 1747 ed il 1772, furono i direttori e gli animatori del progetto che portò alla realizzazione dell’Encyclopédie; sotto la loro guida il progetto originale, che doveva portare alla semplice traduzione della Cyclopaedia dell’inglese Chambers, fu trasformato in un piano di ben più ampio respiro, riversando nell’opera la tendenza al rinnovamento filosofico e politico-sociale che animava l’illuminismo. Strumento imponente e rivoluzionario, per la prima volta veniva diffusa una visione del mondo laica e moderna; per questo motivo la pubblicazione fu fortemente osteggiata, più volte bloccata e censurata dai gesuiti, dagli ambienti religiosi e della corte francese; solo la dedizione di Diderot ne permise la conclusione, in oltre venti anni di lavoro, buona parte dei quali in direzione solitaria dopo l’abbandono da parte del D’Alembert nel 1757.Oltre al fondamentale contributo nella direzione e nella traduzione, Diderot riversò nell’opera la sua profonda conoscenza della storia della filosofia e delle arti meccaniche, mentre D’Alembert si occupò delle parti relative alle scienze fisico-matematiche.Fortemente motivati dalla fiducia illuminista nella ragione, intesa come sola guida dell’azione umana e come riflessione sulle conoscenze acquisite, con la loro direzione i due riuscirono ad imporre nella realizzazione dell’opera i capisaldi dell’Illuminismo, quali la preferenza degli aspetti pratici e sperimentali del sapere (ereditato dalla rivoluzione scientifica del XVII secolo), la concezione della cultura e del sapere come vettori di progresso e di libertà politica e culturale, oltre alla visione di un intellettuale laico attivamente impegnato a migliorare la società.Diderot, nonostante abbia dedicato buona parte della sua vita all’Encyclopédie, vanta una vastissima opera letteraria e filosofica; nelle sue opere, oltre all’assoluta fedeltà alla ragione, traspare l’idea di una natura come un organismo individuale dotato di una vita propria, un concetto vicino alla visione roussoiana.Diderot dedicò e sacrificò la propria vita alla lotta per la diffusione della cultura, mantenendo sempre nei confronti della scienza un atteggiamento aperto, ritenendo inutile indagare problemi metafisici, che non coinvolgono un indagine sull’uomo.D’Alembert, oltre che per le capacità in campo fisico-matematico, si distinse per la realizzazione del Discorso Preliminare dell’Encyclopédie, nel quale presenta una classificazione delle discipline principali e delle attività spirituali, nonché la tesi (d’ispirazione lockiana) secondo la quale “ogni conoscenza deriva dai sensi e il passaggio dalla sensazione all’oggetto esterno non deriva dal ragionamento ma dall’istinto”.D’Alembert identificò nel pensiero tre modi di operare sugli oggetti: la memoria, l’immaginazione, e la ragione, di cui sottolineava i limiti, pur facendone un principio di validazione della verità.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 16:37:10 UTC</pubDate>
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         <title>VICO</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2018-02-23 16:53:35 UTC</pubDate>
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         <title>VICO MAPPA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2018-02-23 16:55:05 UTC</pubDate>
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         <title>VICO E LA SCIENZA NUOVA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <pubDate>2018-02-23 16:57:51 UTC</pubDate>
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         <title> PERCHè NASCE L&#39;ENCYCLOPèDIE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>ALESSANDRO DEL PRETE<br>L'<em>Encyclopédie</em> di Diderot e D'Alembert rappresentò il prototipo per eccellenza cui richiamarsi per quanti intrapresero in seguito la compilazione di opere enciclopediche e fu il punto di arrivo più completo e significativo di un percorso di ricerca sviluppatosi sin dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XVII_secolo">XVII</a> e proseguito nella prima metà del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XVIII_secolo">XVIII secolo</a>. Essa costituì, inoltre, il più ponderoso e consapevole compendio - in un certo senso un vero e proprio <em>manifesto</em> - rappresentativo della visione del mondo promossa dal movimento filosofico e culturale passato alla Storia come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Illuminismo"><em>Illuminismo</em></a> e finì per incarnare il concetto stesso di enciclopedia come <em>summa</em> complessiva e sistematica delle conoscenze di un'intera <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura">cultura</a>, laddove l'impiego di una lingua nazionale si afferma definitivamente come mezzo di descrizione ordinata dell'intero universo del sapere.<br><br></div><div><br>Se l'uso della lingua nazionale e l'ordinamento rigoroso delle materie trattate sono due dei più importanti fattori che contraddistinguono le moderne enciclopedie dai tentativi condotti in precedenza, possiamo dire che la prima compilazione di una moderna enciclopedia spetta all'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italia">italiano</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Coronelli">Vincenzo Maria Coronelli</a>, celebre <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cartografia">cartografo</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Venezia">veneziano</a> e generale dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francescani">Francescani</a> minoriti, il quale nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1701">1701</a> iniziò la pubblicazione della sua <em>Biblioteca universale sacro-profana</em>, un'opera ordinata alfabeticamente e scritta in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_italiana">lingua italiana</a>. L'ambizioso progetto di Coronelli rivela l'ampiezza e la maturità in senso enciclopedico della concezione della sua <em>Biblioteca</em>: l'opera avrebbe dovuto contare infatti ben 45 volumi e trecentomila voci. Ben al di sopra della possibilità di un sol uomo, rimase tuttavia incompiuta: solo sette volumi (con 32.000 voci) videro la luce sino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1706">1706</a>, quando il tentativo intrapreso fu abbandonato.<br><br></div><div><br>Fu invece concluso felicemente ed ebbe grande successo internazionale il meno vasto - ma non meno importante e completo - progetto intrapreso da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ephraim_Chambers">Ephraim Chambers</a>, che nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1728">1728</a> pubblicò a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a>, in due soli volumi, la sua <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cyclopaedia"><em>Cyclopaedia, or an Universal Dictionary of Art and Sciences</em></a> (<em>Cyclopaedia</em>, o il dizionario universale delle arti e delle scienze). Sebbene mancasse del tutto di voci biografiche e non trattasse né di Storia, né di Geografia, la <em>Cyclopaedia</em> era un'opera compilata molto accuratamente e, per questo, s'impose immediatamente come molto attendibile, divenendo rapidamente oggetto di progetti di traduzione e di imitazione in altri Paesi europei.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 16:59:21 UTC</pubDate>
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         <title>CENNI STORICI SULL&#39;OPINIONE PUBBLICA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/uji2vx4vl31v/wish/234791746</link>
         <description><![CDATA[<div>SOLLI MARCO<br>Una parte della tradizione filosofica e storiografica europea, in concomitanza con la nascita dello Stato moderno, ha cercato di elaborare sul terreno della teoria, una <em>dottrina dell’</em>opinione<em> pubblica</em> e delle sue prerogative tralasciando l'analisi più specifica dell'espressione manifesta delle opinioni diffuse fra gruppi e individui. L'opinione, definita pubblica in quanto <em>non privata </em>e originata dal dibattito pubblico, ha il proprio antefatto storico nella democrazia greca della città-stato, la <em>pólis </em>e più in generale nelle riflessioni dei filosofi antichi sulle relazioni tra opinione e scienza<em>.</em> Sono proprio i filosofi greci, infatti, che sollevano per primi la questione dell'opinione pubblica come attore collettivo che si interessa del bene comune e orienta le soluzioni atte a perseguirlo. L'opinione pubblica appartiene alla <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/d%C3%B2xa.html">doxa</a>, la sfera del giudizio mutevole degli uomini, e non possiede l'evidenza e l'autorità dell'<em>epistheme</em>, la scienza. I suoi sono giudizi di valore, opinabili e cangianti, ma dotati di grande utilità pratica, perché permettono l'espressione di una qualche forma di volontà collettiva. La distinzione fra <em>doxa</em> ed <em>epistheme</em> e la sottolineatura del carattere esclusivamente pratico e contingente della prima risalgono a <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Parm%C3%A8nide+%28filosofo%29.html">Parmenide</a>. Tuttavia e in termini molto generali, possiamo dire che l'opinione pubblica appare un tipico fenomeno moderno, che nasce dalla separazione intervenuta con il consolidamento degli Stati nazionali fra società civile e Stato e dal formarsi di agenzie di dibattito (club, giornali, partiti, associazioni, borsa e mercato) ignote alle età storiche precedenti. I concetti di <em>pubblico </em>e di <em>civile</em>, peraltro, si differenziano essi stessi sempre più in questa stagione storico-politica. La formazione della moderna opinione pubblica è estranea alla costituzione dello Stato, ma sin dalle origini interagisce con lo sviluppo del potere assolutistico. Lo Stato moderno, concentrando la forza e demolendo la società dei ceti e delle corporazioni, ha certamente contribuito in maniera decisiva a separare la sfera pubblica dall'ambito del privato. Con la <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/rivoluzi%C3%B3ne.html">Rivoluzione francese</a> il potere politico dovrà dissolversi nel potere sociale. Scomparendo la sfera privata, verrà meno l'opposizione fra <em>bourgeois </em>e <em>citoyen</em>. La seconda generazione liberale non ritiene più l'opinione pubblica incorruttibile: il dispotismo delle maggioranze e il conformismo di massa la minacciano. <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Tocqueville%2C+Alexis-Charles-Henri-Maurice+Cl%C3%A9rel+de-.html">L. de Tocqueville</a> e <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Mill%2C+John+Stuart.html">J. Stuart Mill</a> temono i condizionamenti psicologici delle masse, il conformismo diffuso. Il controllo sociale può essere più oppressivo del controllo politico tradizionale, proprio dei regimi autoritari. La società industriale impone una logica strumentale: la ragione non deve cercare il giusto, ma proporre l'utile, perdendo di vista l'universalità. L'industria culturale fa del sapere e della cultura una merce. Il dialogo fra popolo e intellettuali auspicato da <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Kant%2C+Immanuel.html">Kant</a>, diviene in questo modo impossibile, o assume forme manipolatorie. La sociologia critica fra le due guerre mondiali e nei decenni successivi porta alle estreme conseguenze la denuncia circa il declino e la scomparsa dell'opinione pubblica come elemento di controllo democratico, decadenza provocata dalla socializzazione televisiva di massa, dagli interessi economici dei grandi <em>media</em>, dallo sviluppo crescente dei partiti oligarchici e delle grandi burocrazie pubbliche. Lo Stato che ha permeato la società civile diviene soggetto e responsabile di nuove inquietanti dinamiche di manipolazione. Nel suo <em>1984</em> (1949), <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Orwell%2C+George.html">G. Orwell</a> fornisce una rappresentazione narrativa all'incubo politico-filosofico del <em>pensiero unico </em>nato da queste inquietudini.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 17:01:33 UTC</pubDate>
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         <title>OPINIONE PUBBLICA LOCKE E TOCQUIVILLE</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
         <link>https://padlet.com/salvatore_improta71/uji2vx4vl31v/wish/234793090</link>
         <description><![CDATA[<div>GIUSEPPE CHIANESE (peppe<br><strong>opinióne pùbblica</strong> Giudizio e modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini, o anche questa maggioranza stessa. Il concetto di opinione pubblica, intesa anche come sistema di credenze sulla cosa pubblica, nasce con l'idea moderna di democrazia rappresentativa, definita da J. Locke come governo dell'opinione. L'opinione pubblica è tale non solo perché del pubblico (diffusa fra i molti o fra i più), ma anche perché tendenzialmente indirizzata al pubblico: in quanto, cioè, costituisce un’intelaiatura di valori, un sistema di credenze sulla cosa pubblica. A partire dall’inizio del Novecento fiorì tutta una serie di studi sui rapporti fra opinone pubblica e società di massa in campo specialmente sociologico e psicologico (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/gustave-le-bon/">G. Le Bon</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/gabriel-tarde/">G. Tarde</a>, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ferdinand-tonnies/">F. Tonnies</a>, C.H. Cooley, W. Lipmann), che diedero impulso a una grande varietà di ricerche empiriche e di programmi applicativi basati sulle tecniche della propaganda, del sondaggio e del marketing, intese ad analizzare o a manipolare gli stati dell’opinone pubblica nelle diverse arene, economiche o politiche, in cui si manifestano. Con lo sviluppo degli strumenti di comunicazione di massa, il problema dell’opinone pubblica diventa essenzialmente quello di capire le modalità (critiche o passive, cognitive o emotive) attraverso cui i diversi ‘pubblici specializzati’ interagiscono con i flussi d’informazione, nonché gli esiti di questa interazione sulla struttura della società.<br><br></div><div><strong><br>APPROFONDIMENTO</strong>di Luciana Giacheri Fossati<br><br></div><div>Il concetto di opinione pubblica può essere utilizzato sia per indicare l'insieme delle idee che un determinato agglomerato umano (città, nazione, gruppo di nazioni) ritiene giusto e vero in un determinato momento, sia l'insieme delle persone che costituiscono la collettività che giudica, in base ai riferimenti culturali, sociali, religiosi ed economici, i fatti che accadono. Si tratta di un'espressione che si riferisce, dunque, a un concetto complesso e ambivalente che, a seconda dei contesti, può variare e assumere significato e senso diverso.<br><br></div><div><br></div><div><strong><br>1. La formazione del concetto<br></strong><br></div><div>Il concetto di opinione pubblica cominciò a prendere forma in Europa in seguito alla crisi dei regimi assoluti e alla formazione dei moderni Stati nazionali (tra il 17° e il 18° sec.), dotati di strutture centralizzate, di solidi apparati burocratici, amministrativi e militari. La formazione dell'opinione pubblica è infatti strettamente collegata all'organizzazione di una società moderna, complessa e articolata nella quale gli individui possano esprimere, in quanto collettività, giudizi sia sulla politica del governo che su tutti gli altri temi culturali, religiosi e sociali. Il processo si è sviluppato nel tempo in seguito alle profonde trasformazioni economiche e sociali, all'aumento dell'alfabetizzazione, alla formazione di circoli politici e culturali e alla diffusione della stampa, con modalità e tempi diversi nei vari paesi. Con l'affermazione della borghesia, all'inizio del Settecento, si era aperto un dibattito teorico sui limiti dei poteri dello Stato e sui diritti degli individui. Il tema del rapporto tra sfera pubblica e privata, con tutte le sue implicazioni come il nodo del rapporto tra morale e politica, comincia da quel momento ad assumere un ruolo centrale. Una delle prime riflessioni risale al filosofo inglese J. Locke che, nel <em>Saggio sulla intelligenza umana</em>, attribuì all'opinione pubblica una funzione di controllo nella società, stabilendo una distinzione precisa tra la legge morale, espressa appunto dall'opinione pubblica, e la legge civile, emanazione del potere politico, distinzione poi ripresa da I. Kant, che pose l'accento sull'"uso pubblico della ragione in tutti i campi". Si cominciava ad affermare l'importanza della 'pubblicità', cioè del coinvolgimento politico e della funzione di controllo dei cittadini nei confronti del potere costituito. Questo tema fu poi ripreso e approfondito nei primi decenni dell'Ottocento dalle correnti liberali inglese e francese, con i filosofi E. Burke, J. Bentham, B. Constant e F.-P.-G. Guizot attenti a sottolineare il rapporto tra opinione pubblica e potere costituito, tra informazione e libertà di stampa. Nella seconda metà dell'Ottocento il pensiero liberale cominciò a evidenziare come l'opinione pubblica, conseguenza dello sviluppo dello Stato democratico, potesse avere anche risvolti negativi. Già studiosi, come A. de Tocqueville nella <em>Democrazia in America</em> o J.S. Mill nel saggio <em>Sulla libertà</em>, avevano notato come l'opinione pubblica potesse condizionare il grado di autonomia degli individui.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 17:03:40 UTC</pubDate>
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         <title>IL PASSATO CHE RITORNA</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>AFORISMI VARI<br><br>Perdere il passato significa perdere il futuro.<br>(Wang Shu)<br><br></div><div>Il passato non è solo ciò che è successo ma anche ciò che avrebbe potuto succedere ma non è avvenuto.<br>(Sarah Ban Breathnach)<br><br></div><div>Un uomo non può liberarsi dal passato più facilmente di quanto possa farlo dal suo corpo.<br>(André Maurois)<br><br></div><div>Abbiamo tutti un pezzettino di passato che va in rovina o che viene venduto pezzo per pezzo. Solo che per la maggior parte delle persone non è un giardino; è il modo in cui pensavamo a qualcosa o qualcuno.<br>(Amor Towles)<br><br></div><div>Il passato è l’elemento più fragile: sbiadisce sempre. E il più stabile: non cambia mai.<br>(Alessandra Paganardi)<br><br></div><div>Remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.<br>(Francis Scott Fitzgerald)<br><br></div><div>I veri paradisi sono i paradisi che si sono perduti.<br>(Marcel Proust)<br><br></div><div>Questo solo è negato a Dio: disfare il passato.<br>(Aristotele)<br><br></div><div>Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri.<br>(Jean Leon Jaurès)<br><br></div><div>Il passato è un museo di statue di c’era<br>(egowalter, Twitter)<br><br></div><div>Il passato non mi preoccupa: i danni che doveva fare li ha fatti; mi preoccupa il futuro, che li deve ancora fare.<br>(Pino Caruso)<br><br></div><div>I bambini sono senza passato ed è questo tutto il mistero dell’innocenza magica del loro sorriso.<br>(Milan Kundera)<br><br></div><div>Se sei ancora attaccato ad un vecchio sogno di ieri, e continui a mettere dei fiori sulla sua tomba ad ogni momento, non puoi piantare i semi per un nuovo sogno che possa crescere oggi.<br>(Joyce Chapman)<br><br></div><div>Il passato non è un pacchetto che si può mettere da parte.<br>(Emily Dickinson)<br><br></div><div>Il passato è attaccato alle nostre spalle. Non dobbiamo vederlo; ma possiamo sempre sentirlo.<br>(Mignon McLaughlin)<br><br>Il Passato giace sul Presente come il corpo morto di un gigante.<br>(Nathaniel Hawthorne)<br><br></div><div>Il passato è un segnale di direzione, non un palo dove appoggiarsi.<br>(Thomas Holcroft)<br><br></div><div>Vivere nel passato è quasi come vivere in una bara… è totalmente limitante, e finisce con l’essere un coperchio sulla tua crescita…<br>(Doug Firebaugh)<br><br></div><div>Cercò di metterci una pietra sopra, ma quella si rifiutava di far da coperchio al passato.<br>(Alice Munro)<br><br></div><div>Quando abbracciamo qualcuno guardiamo dietro le sue spalle. È un modo per contagiare di futuro il passato che non possiamo cambiare.<br>(trappolapertopi, Twitter)<br><br></div><div>Il passato rivive ogni giorno perché non è mai passato.<br>(Proverbio africano)<br><br></div><div>Non lasciare che il tuo passato<br>sia scaraventato nel tuo presente<br>per distruggere il tuo futuro.<br>(Anonimo)<br><br></div><div>Il passato è un paese straniero; fanno le cose in modo diverso lì.<br>(Lesley P. Hartley)<br><br></div><div>Saldare i conti col passato: tornare nella clinica in cui si è nati e restituire lo schiaffo al ginecologo.<br>(dlavolo, Twitter)<br><br></div><div>Il mio passato: quando è stato bello, rammento la situazione; quando è stato brutto, rammento me stesso.<br>(Peter Handke)<br><br></div><div>L’unico fascino del passato è che è passato.<br>(Oscar Wilde)<br><br></div><div>La vita può essere compresa solo guardando indietro, anche se dev’essere vissuta guardando avanti – ossia verso qualcosa che non esiste.<br>(Claudio Magris)<br><br></div><div>Quando mi guardo indietro, solitamente sono più dispiaciuto per le cose che non ho fatto che per quelle che non avrei dovuto fare.<br>(Malcolm Forbes)<br><br></div><div>Più lontano lascio il passato dietro di me, più sono vicina a forgiare il mio carattere.<br>(Isabelle Eberhardt)<br><br></div><div>Le scene della nostra vita sono come rozzi mosaici. Guardate da vicino non producono nessun effetto, non ci si può vedere niente di bello finché non si guardano da lontano.<br>(Arthur Schopenhauer)<br><br></div><div>Gli uomini trascorrono la prima metà della loro esistenza sognando il futuro e la seconda rimpiangendo il passato<br>(Pino Caruso)<br><br></div><div>Là dove noi non siamo, si sta bene. Nel passato noi non siamo più ed esso ci appare bellissimo.<br>(Anton Čechov)<br><br></div><div>Rimpiangiamo il passato anche perché lo ricordiamo male.<br>(Roberto Gervaso)<br><br></div><div>Il passato è l’unica cosa morta che ha un dolce odore.<br>(Edward Thomas)<br><br></div><div>Darei tutti i miei giorni per un unico ieri.<br>(Jim Morrison)<br><br></div><div>La gente fa sempre così. Rimpiange il passato come se il passato equivalesse al concetto del bene e odia il presente come se il presente equivalesse al concetto del male: volutamente ignorando che nel passato facevan lo stesso.”<br>(Oriana Fallaci)<br><br></div><div>L’illusione che i tempi passati erano migliori di quelli attuali, ha probabilmente pervaso ogni epoca.<br>(Horace Greeley)<br><br></div><div>Niente fa rivivere il passato più intensamente di un odore che una volta vi era associato.<br>(Vladimir Nabokov)<br><br></div><div>Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono solo leggere il titolo.”<br>(Virginia Woolf)<br><br></div><div>Il presente non contiene altro che il passato; così, ciò che si scopre nell’effetto si trovava già nella causa.<br>(Henri Louis Bergson)<br><br></div><div>Gli storici falsificano il passato, gli ideologi il futuro<br>(Zarko Petan)<br><br></div><div>Il passato è la sostanza di cui è fatto il tempo; perciò questo diviene subito passato.<br>(Jorge Luis Borges)<br><br></div><div>Non c’è distanza su questa terra così lontana come ieri.<br>(George Jena Nathan)<br><br></div><div>Il presente è un punto appena passato.<br>(David Russel)<br><br></div><div>Il futuro è già passato, e non ce ne siamo nemmeno accorti.<br>(Anonimo)<br><br></div><div>Abbiate rispetto per il passato, da giovane è stato un futuro anche lui.<br>(Comeprincipe, Twitter)<br><br></div><div>Ma, quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.<br>(Marcel Proust)<br><br></div><div>È difficile vivere nel presente, ridicolo vivere nel futuro, e impossibile vivere nel passato. Nulla è così distante quanto un minuto fa.”<br>(Jim Bishop)<br><br></div><div>Passato. Quella piccola parte di eternità che per una frazione infinitesimale, abbiamo la sfortuna di conoscere. Una linea mobile detta Presente provvede a dividerlo da un periodo immaginario conosciuto come Futuro. Queste due grandi ripartizioni dell’Eternità, che si cancellano continuamente l’una con l’altra sono nettamente diverse: la prima, oscura, è densa di dolori e di delusioni, la seconda, luminosa, ricca di gioia e di prosperità. Nel Passato, regno del pianto, si acquatta tetra la memoria avvolta in un saio, col capo coperto di cenere intenta a biascicare preghiere penitenziali; nel Futuro, il paese del canto e del sole splendente, vola con ali spiegate la Speranza, fra archi trionfali e dolci recessi di pace. Pure, il Passato non è che il Futuro di ieri, il Futuro sarà presto il Passato di domani; essi sono dunque una cosa sola, proprio come la consapevolezza è solo l’altra faccia del sogno.<br>(Ambrose Bierce)<br><br></div><div>Il “buon tempo andato”… il tempo è sempre buono quando è andato.<br>(George Gordon Byron)<br><br></div><div>La cosa migliore per vivere bene è avere un passato stupendo e non ricordarlo mai.<br>(Fulvio Fiori)<br><br></div><div>La vecchiaia comincia nel momento in cui il tuo attaccamento al passato supera la tua eccitazione per il futuro.<br>(Alan Parisse)<br><br></div><div>Il giorno seguente è lo scolaro del precedente.<br>(Publilio Siro)<br><br></div><div>Vivere nel passato è un’attività stupida e solitaria. Guardarsi indietro fa male ai muscoli del collo, ti fa sbattere contro la gente impedendoti di andare diritta per la tua strada.<br>(Edna Ferber)<br><br></div><div>Coraggio, il meglio è passato.<br>(Ennio Flaiano)<br><br></div><div>Ho tentato di dimenticare il passato. – E lui? – Ha chiesto ospitalità al futuro. Così non me ne libererò mai.<br>(ideeXscrittori, Twitter)<br><br></div><div>Alcune volte il passato è una cosa che non si riesce proprio a dimenticare e altre volte il passato è una cosa che faresti di tutto per dimenticare. E a volte impariamo qualcosa di nuovo del passato, che cambia tutto ciò che sappiamo del presente.<br>(Meredith Grey)<br><br></div><div>L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge.<br>(Gustave Flaubert)<br><br></div><div>Passato: me, mi han recapitato ieri. Futuro: me, mi decapiteranno domani.<br>(Roberto Morpurgo)<br><br></div><div>Tieni alcuni souvenir del tuo passato, o come credi che potrai mai provare che non è stato tutto un sogno?<br>(Ashleigh Brilliant)<br><br></div><div>Ho lasciato incompiute una quantità di cose. Ma questo è naturale. E, a proposito, val la pena di ricordare che in francese il passato si chiama imperfetto.<br>(Charles De Gaulle)<br><br></div><div>Il passato è solo il presente diventato invisibile e muto; e dato che è invisibile e muto, le suo occhiate memorizzate e i suoi mormorii sono infinitamente precisi: Noi siamo il passato del domani.<br>(Mary Webb)<br><br></div><div>Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te, prima di andare avanti.<br>(Forrest Gump)<br><br></div><div>Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro.<br>(Sant’Agostino)<br><br></div><div>Non posso cambiare il passato ma posso provare a migliorare il futuro.<br>(Wall Street: il denaro non dorme mai)<br><br></div><div>Non lasciare che il passato ti dica chi sei, ma lascia che sia parte di chi diventerai.<br>(Dal film Il mio grosso grasso matrimonio greco)<br><br></div><div>Vicino a singolarità nude potrebbe essere possibile compiere viaggi nel passato. Anche se questa potrebbe essere una bella cosa per gli scrittori di fantascienza, significherebbe però anche che non sarebbe mai sicura la vita di nessuno: qualcuno potrebbe infatti andare nel passato e uccidere tuo padre o tua madre prima che tu fossi concepito!<br>(Stephen Hawking)<br><br></div><div>Saper rivivere con piacere il passato è vivere due volte.<br>(Marziale)<br><br></div><div>Esistono solo tre fonti di delusioni: passato, presente e futuro.<br>(Alessandro Morandotti)<br><br></div><div>Non si dovrebbe mai guardare i vecchi ritratti. Anzi, non si dovrebbe mai farsi fare un ritratto. Gli anni passano, e un bel giorno si hanno così dei testimoni dolorosi della propria giovinezza, del tempo passato.<br>(Maxence Van der Meersch)<br><br></div><div>Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale.<br>(Cesare Pavese)<br><br></div><div>Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo.<br>(Primo Levi)<br><br></div><div>Non guardare ai giorni passati con il cuore disperato. Erano semplicemente dei punti che possono ora connettersi con il nostro presente, per aiutarci a disegnare il contorno di un domani migliore.<br>(Anonimo)<br><br></div><div>A ogni bivio sul sentiero che porta al futuro, la tradizione ha posto 10.000 uomini a guardia del passato.<br>(Maurice Maeterlinck)<br><br></div><div>Perchè preoccuparsi del passato: quel che è fatto è fatto. Perchè preoccuparsi del futuro: quel che è fato è fato<br>(Texxmat, Twitter)<br><br></div><div>L’ottimista è l’uomo che spera in futuro di avere un passato migliore<br>(Efim Tarlapan)<br><br></div><div>Spesso le persone trovano più facile essere un risultato del passato che una delle cause del futuro.<br>(Anonimo)<br><br></div><div>Una spugna per cancellare il passato, una rosa per addolcire il presente e un bacio per salutare il futuro.<br>(Guy de Maupassant)<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-23 17:07:07 UTC</pubDate>
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         <title>dall&#39;enciclopedia a Snowden</title>
         <author>salvatore_improta71</author>
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         <description><![CDATA[<div>chi è Snowden??</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-22 09:00:54 UTC</pubDate>
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