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      <title>I CELLULARI A SCUOLA by chriss</title>
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      <description>I PRO</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-01-20 11:33:33 UTC</pubDate>
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         <title>il mio pensiero:</title>
         <author>2018_fiori_ester</author>
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         <description><![CDATA[<div>Io penso che il cellulare a scuola, possa essere uno strumento utile all'apprendimento infatti credo che avere uno strumento tecnologico a portata di mano potrebbe aiutare l'apprendimento&nbsp; a patto che venga usato&nbsp; correttamente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-20 11:44:08 UTC</pubDate>
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         <title>Il mio pensiero</title>
         <author>2018_tanzi_cecilia</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Secondo me l'uso dei cellulari durante orario scolastico può tornare utile per svariati motivi,&nbsp; senz'altro stiamo parlando di un utilizzo corretto sotto la supervisione di un insegnante. in primo luogo torna molto utile anche solo nel tempo, infatti al contrario dei computer anche solamente nell'accensione è già molto </strong><strong><mark>più veloce</mark></strong><strong> e </strong><strong><mark>connettersi</mark></strong><strong> ad una rete è molto </strong><strong><mark>più semplice e rapido</mark></strong><strong>. Inoltre l'utilizzo dei cellulari è quotidiano per cui tutti lo sappiamo usare relativamente molto meglio degli altri dispositivi.</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-20 11:44:28 UTC</pubDate>
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         <title>giada</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div> </div><div>I cellulari al giorno d’oggi sono diventati degli strumenti essenziali usati quotidianamente dalla maggior parte delle persone. Molti ragazzi ne possiedono uno già all’età di 12 anni e uno su 10 resta connesso per 12 ore al giorno. Gli adolescenti passano molto del loro tempo a scuola, è comune che una buona parte di loro lo portino anche in classe. Secondo me è opportuno portare il cellulare dovunque, quindi anche in classe, difatti esso ci può essere utile per compiere varie azioni. </div><div><br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-20 11:52:08 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-01-24 11:45:53 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-01-24 11:46:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>2017_giacomelli_giada1</author>
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         <description><![CDATA[nti passano molto del loro tempo a scuola, è comune che una buona parte di loro lo portino anche in classe. Secondo me è opportuno portare il cellulare dovunque, quindi anche in classe, difatti esso ci può essere utile per compiere varie azioni. 
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         <pubDate>2018-01-27 11:38:04 UTC</pubDate>
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         <title>un cellulare in mano a un bambino di 12-13 anni </title>
         <author>2017_giacomelli_giada1</author>
         <link>https://padlet.com/2018_canossa_christian1/PHONE/wish/225283655</link>
         <description><![CDATA[<div> È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico".<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-27 11:40:45 UTC</pubDate>
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         <title>NICK</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/2018_canossa_christian1/PHONE/wish/225284171</link>
         <description><![CDATA[<div>Chi sta tutti in giorni in classe ha un approccio diverso. <strong>Franco Lorenzoni</strong>, maestro e scrittore, guarda con attenzione a questa commissione: “È un problema di età. Alle superiori va benissimo purché si usi come <strong>strumento didattico</strong>. Se è uno strumento che moltiplica le domande è buono, se è un ‘<strong>rispostario</strong>‘ è inutile. L’illusione di avere il mondo in tasca genera un rischio. Serve una presenza adulta capace accanto ai ragazzi. <strong>Internet</strong> va usato per diventare più critici e non per trovare la prima risposta utile. Se cambia radicalmente il rapporto con la conoscenza nel senso della semplificazione non serve. Non dev’essere il<strong> libro contro lo schermo</strong>, oggi possiamo e dobbiamo moltiplicare i linguaggi”.<br><br></div><div>Il maestro Lorenzoni esclude il cellulare per i più piccoli: “Dalla scuola dell’ infanzia fino alla seconda elementare si deve fare altro: meno si usa lo schermo meglio è. Per i piccoli è da escludere. Con lo schermo non ti sporchi, non fai rumore: diventa solo una comodità per la scuola”. Ad opporsi alla ministra Fedeli è anche il pedagogista <strong>Daniele Novara:</strong> “Lo smartphone in classe è l’ultimo atto della consegna della scuola italiana alle<strong> lobby digitali</strong>. Il ministero confeziona come novità la svendita della scuola agli interessi dei colossi dell’<strong>informatica</strong>. La didattica digitale non appartiene in alcun modo alla didattica progressista e innovativa”.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-27 11:48:21 UTC</pubDate>
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         <title>françoi</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/2018_canossa_christian1/PHONE/wish/225284608</link>
         <description><![CDATA[<div>Al momento è solo un annuncio, ma ha già fatto discutere. Il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli<strong> ha aperto all'utilizzo degli smartphone in classe</strong>, predisponendo una commissione per definire le «linee guida dello smartphone in aula» al via domani. Fedeli sostiene che i dispositivi, utilizzati con criterio, potrebbero trasformarsi in uno «strumento utile di apprendimento», veicolando la formazione attraverso un mezzo già familiare ai giovanissimi. “Potrebbero”, appunto, perché c'è chi ha sostenuto il contrario e agito di conseguenza. Nel resto del mondo, dagli Stati Uniti ai paesi scandinavi,<strong> si è tentato più che altro di fissare delle limitazioni all’uso di dispositivi a scuola perché danneggebbero i risultati degli studenti</strong>. I risultati concreti, poi, sono tutti da verificare. Uno studio della società di ricerca CommonSense ha evidenziato che gli adolescenti americani spendono in media nove ore al giorno sui social media - e non è un mistero che una quota del “fabbisogno” sia consumato dai propri display durante le lezioni in classe.</div><div><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-06-06/il-ministero-istruzione-stop-divieto-smartphone-classe-151423.shtml?uuid=AD0d2qW">Il ministero dell'Istruzione: «Stop al divieto di smartphone in classe»<br></a><br></div><div><strong>Dal Regno Unito agli States, quali sono le regole all’estero</strong> <br>In genere non esistono legislazioni ad hoc, ma la scelta è affidata ai singoli istituti. Nel Regno Unito, secondo dati che risalgono al 2015, <strong>il totale di scuole che vieta l'uso di smartphone (attraverso proibizione tout court o richiesta di consegna in ingresso) è cresciuto da 50% del 2007 a oltre il 90% nel 2012</strong>. Gli effetti sembrerebbero benefici: un report del<em> Centre for economic performance </em>della London School of Economics, pubblicato sempre nel 2015, hanno stimato v<strong>alutazioni in miglioramento del 6,4% a seguito dei divieti</strong>, pari a una settimana in più di lezioni “recuperate” dalla disattenzione generata dai cellulari .<br><br></div><div>Nelle scuole tedesche l'uso è disciplinato dai regolamenti adottati dai vari istituti, con differenze anche a seconda dei landër. Negli Stati Uniti si sono diffuse politiche restrittive, ma didattica e regole si stanno adattando alla proliferazione dei dispositivi con sperimentazioni di “educazione digitale” che passano per app e programmi specializzati. Senza dimenticare un fattore sensibile, almeno nelle metropoli: l'uso degli smartphone per comunicare con i genitori e rendersi sempre reperibili, anche in ottica di una maggiore sicurezza. La stessa ragione che ha spinto Bill De Blasio, il primo cittadino di New York, ad abolire nel 2015 il divieto che impediva agli studenti di introdurre qualsiasi cellulare o dispositivo elettronico nelle proprietà scolastiche della Grande Mela. In alcuni casi, però, sono gli stessi studenti a vedere di buon'occhio qualche rigidità in più. Secondo un sondaggio della società di telecomunicazioni Telenor, il 40% degli studenti svedesi non ha alcuna possibilità di fare uso dello smartphone in classe. Una ragione di scontento? Al contrario:<strong> il 57% degli allievi interessati (età di 10-15 anni) considera positivo il divieto,</strong> contro una quota di appena il 14% che vorrebbe più elasticità.<br><br></div><div><strong>Ferri (Bicocca): vietarli in blocco non ha senso, ma no a uso indiscriminato</strong>&nbsp;<br>Al di là delle policy, e dei dubbi sulla loro efficacia, la presenza dello smartphone in classe riapre una questione che ha già preso piede da tempo: il ruolo delle tecnologie come leva di potenziamento didattico, piuttosto che fattore di distrazione degli studenti in un'età sensibile. E qui gli interrogativi si fanno più sottili rispetto al dualismo tra favorevoli e contrari all'utilizzo di un dispositivo. Anche perché il ragionamento, come sempre, dovrebbe concentrarsi sull'uso della tecnologia e non sulla tecnologia in sé, per sua natura neutra. «È ovvio che usare gli smartphone in maniera indiscriminata in classe produrrebbe un certo ritardo. Ma da qui a proibirlo del tutto, ne passa» spiega Paolo Ferri, ordinario di Didattica e pedagogia alla Bicocca ed esperto di tecnologie applicate alla formazione. «Ma è anche vero – prosegue – che lo stesso smartphone può essere un potente mezzo di attivazione didattica, se non è usato in maniera incontrollata. In fondo, ormai, cosa cambia rispetto a un Pc?».</div><div><a href="http://stream24.ilsole24ore.com/video/notizie/quotidiano-classe-dieci-anni-fa-nasceva-smartphone-e-mondo-e-cambiato/ADLaMoVC">Quotidiano in classe / Dieci anni fa nasceva lo smartphone. E il mondo è cambiato<br></a><br></div><div>Tra gli usi «non incontrollati» dello smartphone citati da Ferri ci sono delle forme di lavoro di gruppo, ricerca e scambi di informazioni che possono essere agevolati dai tempi rapidi della comunicazione sul cellulare. « Ad esempio, e non succede in Italia, si usa lo smartphone per finalità didattiche – dice Ferri – Prendiamo il caso di ragazzi che lavorano in gruppo, in classe, su consegna dell'insegnante. In questo caso lo smartphone diventa uno strumento prezioso». In una certa misura, secondo Ferri, l'introduzione (graduale) degli smartphone in classe potrebbe anzi servire a diffondere una «cultura sana delle tecnologie, come forma di apprendimento e non solo di perdita di tempo – dice – Bisogna insegnare a farne un uso intelligente, e bisogna farlo a scuola». Il limite, però, è nell'infrastruttura. Le sperimentazioni digitali della formazione su smartphone sono diffuse in istituti con finanziamenti corposi e in sistemi dove l'istruzione è coltivata (anche) in senso innovativo. In Italia, fanalino di coda Ue per investimenti in formazione e retribuzione dei docenti, il progetto degli smartphone come «potenziamento didattico» potrebbe scontrarsi su carenza di risorse e materiale tecnico. Penalizzando la qualità dell'insegnamento, elevata, delle nostre scuole: « La scuola inizia pian piano a infrastrutturarsi e si sta cominciando a fare una formazione anche tecnologica degli insegnanti – dice Ferri – Ma siamo ancora indietro, e forse è presto per gli smartphone».<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-27 11:55:12 UTC</pubDate>
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         <title>NICK</title>
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         <link>https://padlet.com/2018_canossa_christian1/PHONE/wish/225284672</link>
         <description><![CDATA[<div>Vediamo ora quali potrebbero essere i <strong>vantaggi dell’uso del cellulare</strong>nella didattica, e perché, una volta che saremo riusciti ad educare i nostri ragazzi a usarli con consapevolezza (almeno entro le mura scolastiche) ci si potrà avvalere dell’importante contributo di questi strumenti anche per imparare meglio e di più.<br><br></div><ol><li><strong>La fotocamera</strong>: io personalmente li ho fatti usare per creare un fotoromanzo basato sui <em>Promessi sposi</em>, per fare dei brevi video di spiegazione condivisibili, e li uso spessissimo ogniqualvolta mi ritrovo nella condizione di dover condividere coi ragazzi un articolo di giornale che non c’è sul web, una foto che c’è magari solo su un libro, una carta geografica di un atlante. Insomma: le possibilità sono infinite!</li><li><strong>&nbsp;Le app</strong>. Ragazzi, è inutile che facciamo finta che non esistano, ma è pieno di app utilissime per il nostro lavoro: da edmodo a tutte le app cruciverba, da impara l’italiano a impara l’inglese, da world book a timeline a moltissime altre</li><li><strong>&nbsp;Le pagine facebook</strong>: il social inventato da Mark Zuckerberg è pieno di robaccia, lo sappiamo tutti, ma dentro ci possiamo trovare anche un sacco di pagine che sono oggettivamente una figata:<a href="https://www.facebook.com/lefotografiechehannofattolastoria.it/">Le fotografie che hanno fatto la storia</a> per studiare la storia attraverso le immagini famose,<br><a href="https://www.facebook.com/www.didatticarte.it?sk=wall">Didatticarte</a> per imparare a dare maggiore consapevolezza all’esperienza estetica,<br><a href="https://www.facebook.com/TuttaColpaDelleParole/?fref=ts">Tutta colpa delle parole</a> per assaggiare le grandi pagine della letteratura e le citazioni da grandi film e canzoni, ma anche la mitica<br><a href="https://www.facebook.com/seisocialnetwork/?fref=ts">Se i social network fossero sempre esistiti</a>, per imparare a ridere un po’ insieme ai grandi classici. Ma ce ne sono tantissime!</li><li><strong>&nbsp;I social in generale</strong>. Beh, i gruppi WhatsApp di classe già li usano tutti (chi bene, chi male). La cosa bella è che su Facebook e altri social è possibile creare pagine o gruppi chiusi in cui condividere lavori e discussioni, e mi stupisce come questa miniera di possibilità venga così poco sfruttata.</li></ol>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-27 11:56:30 UTC</pubDate>
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