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      <title>TAVOLA ROTONDA &quot;NEOREALISMO&quot; by Isabella_Goglia</title>
      <link>https://padlet.com/iprof/neorealismo_3MEDIA_</link>
      <description>Le nostre recensioni sugli scrittori del secondo dopoguerra</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2016-01-11 18:00:12 UTC</pubDate>
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         <title>Eugenia A./ Maria Sole C./ Martina B.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<blockquote>L'improbabile non è impossibile!</blockquote><div>"Le ragazze di Sanfrediano" è un libro di Vasco Pratolini, pubblicato da Rizzoli nel 1961: prima di concludere questo romanzo l'autore aveva conosciuto Elio Vittorini, che lo introdurrà negli ambienti letterari e lo porterà a maturare una&nbsp;<strong>coscienza "proletaria"</strong>, grazie alla quale si sentirà vicino alle classi umili della società e meno con quello benestanti. Dal 1951 si trasferisce a Roma, dove muore nel 1991 e si dedica anche alla sceneggiatura cinematografica.<br>"Le ragazze di Sanfrediano" è ambientato in un quartiere di Firenze, Sanfrediano, nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Questa vicenda vede come protagonista un giovane "rubacuori" di nome Aldo, ma soprannominato da tutti Bob. Quest' ultimo, con il suo carattere estroverso ed impavido, riusciva sempre a conquistare il cuore di tutte le ragazze di Sanfrediano. Egli faceva credere loro di essere uniche per il suo cuore, quando in realtà riservava a tutte lo stesso trattamento. Le ragazze erano a conoscenza del fatto che non erano le sole ad amare ed essere amate da Bob. Egli, infatti, illudeva allo stesso tempo sei ragazze : Tosca, la più coraggiosa e indipendente; Mafalda, la ribelle e sognatrice del quartiere; Gina, la più innamorata; Bice, non curante nei confronti di Bob; Silvana, amica di vecchia data di Tosca; Loretta, la giovane innamorata. Verso la fine della vicenda le ragazze comprenderanno che Bob, in realtà, era più innamorato di se stesso che di loro. Per questa ragione decisero di far patire al loro innamorato ciò che avevano passato loro in una serie di episodi imbarazzanti ed emozionanti, che fanno riflettere...&nbsp;<br>Vasco Pratolini con quest' opera ha voluto trasmettere un significato simbolico: talvolta l'aspetto della vita più inaspettato più diventare il nostro futuro fatale. Nelle sue opere Pratolini utilizza un linguaggio semplice e scorrevole, ma nel complesso vivace e coinvolgente. Dai suoi romanzi emerge anche una line personale, raffigurante la sua infanzia e le sue vicende familiari. Una conferma di ciò è che la maggior parte delle sue opere è ambientata a Firenze, la città dove nacque nel 1913, protagonista anche di altre opere come ad esempio "Il quartiere "(1944) che narra delle vicende di alcuni giovani a Firenze durante il fascismo. Altre importanti sue opere sono "Cronaca familiare" e "Cronache di poveri amanti".<br><strong>Lo scrittore trasmette al sensazione di essere lui stesso membro incompreso delle vicende</strong>. Questo aspetto ci ha colpito molto, dato che non sempre i libri ci comunicano queste sensazioni. Un altro aspetto di questa vicenda , a nostro avviso fondamentale, è stato&nbsp;<strong>il distacco, anche se in minima parte, dalle atrocità prodotte dalla guerra</strong>. Per questo motivo egli decide di raccontare una vicenda banale rispetto a ciò che stava succedendo, con la quale ci ha raccontato la vita quotidiana di alcuni giovani, ponendo allo stesso piano il dolore della guerra con la sofferenza dell'amore. Questo romanzo ha dei significati molto profondi, per questo crediamo che solo poche persone siano in grado di comprendere il difficile e acuto messaggio dell'opera.<br>Nel 1955 è stato creato anche un film, diretto da Valerio Zurlini, ispirato al libro:</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-23 14:46:30 UTC</pubDate>
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         <title>Aurora C./ Elisa S./ Elena T. </title>
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         <description><![CDATA[<blockquote>La recensione in città!</blockquote><div>Il libro che abbiamo letto è “La Casa In Collina” di Cesare Pavese, che è stato pubblicato nel 1948 dalla casa editrice Einaudi.</div><div>Narrato in prima persona, il romanzo tratta la storia di Corrado, un insegnante di una scuola torinese che è costretto a vivere in campagna con due donne, Elvira ed Egle. Vicino a loro abitano anche Cate, l’amica d’infanzia di Corrado e la sua vecchia fiamma, alcune ragazze, due sposi e il figlio di Cate, chiamato Corrado ma soprannominato Dino. Il racconto è ambientato durante gli anni ’40 del Novecento, in piena Seconda Guerra Mondiale, a&nbsp; Torino e nelle sue provincie in campagna. I nazisti vogliono occupare la zona e per farlo imprigionano Cate e i suoi amici, ma Corrado riesce a sventare la cattura dei nazifascisti rifugiandosi in un collegio a Torino insieme a Dino. Decide però di tornare a casa dei genitori; inizia quindi un viaggio per le campagne che lo porteranno a scoprire la crudeltà della guerra, accentuandone la percezione pessimista, nel modo che è tipico dei romanzi di Pavese.</div><div>L’autore, nato nel 1908 a Santo Stefano Belbo, precisamente nella campagna delle Langhe, un luogo che è spesso presente nella sua produzione letteraria e in molti suoi romanzi come "In&nbsp; carcere", "La bella estate" e "La luna e i falò",<strong>&nbsp;ha vissuto le crudeltà della guerra.</strong>&nbsp;Infatti nel 1935 la sua rivista “La Cultura” viene eliminata dalla censura fascista e lo scrittore è esiliato a Brancaleone Calabro, ove scrisse “Il mestiere di vivere”.</div><div>La parte che ci ha entusiasmato maggiormente è quando Corrado parla con Cate, ritrovando il suo vecchio amore: nonostante siano passati molti anni e sia stato lui a lasciarla, scopre di provare ancora un sentimento sincero per lei, che però non riesce a dimostrare. Ciò che abbiamo gradito di meno è stata la parte in cui venivano descritti gli orrori commessi dai tedeschi e dai partigiani,&nbsp;<strong>dimostrando che non esistono giusto o sbagliato nella guerra, ma soltanto morte e terrore.</strong></div><div>Il messaggio nascosto che abbiamo colto de “La casa in collina” è basato principalmente sul pregiudizio: il narratore non esprime mai le sue preferenze politiche, ma il libro mostra le azioni, onorevoli o no, sia dei partigiani che dei nazifascisti. I personaggi di sfondo invece dicono il loro parere, anche se ciò non influenza le scelte di Corrado. Inoltre, il protagonista non fa nulla degno di nota, non aiuta né fa del male: non è né il super-uomo di D’Annunzio né l’inetto di Svevo . A nostro parere, questa scelta stilistica di Pavese vuole indicare che il lettore è libero di scegliere da che parte stare, dando all’opera una chiave di lettura diversa: per questo il libro è ancora attuale e viene amato tutt’ora, anche grazie al linguaggio semplice ma raffinato.</div><div>Il fatto che l’autore abbia deciso di non descrivere molto il protagonista non significa che questi non sia caratterizzato: essendo in prima persona, ci sono molti pensieri e pareri, soprattutto riguardo ai rapporti con gli altri personaggi. Il capitolo dove chiede a Cate se Dino fosse anche suo figlio dimostra la paura e l’incertezza che gli impediscono di mostrarsi pienamente alla donna.</div><div>Nel complesso, il nostro parere è positivo ma<strong>&nbsp;consigliamo la lettura solo a chi ha abbastanza tempo per riflettere sulle tematiche trattate</strong>; per decidere con chi “schierarsi” sarebbe utile leggerlo almeno due volte al fine di comprendere del tutto le ragioni degli avvenimenti, senza trarre conclusioni affrettate.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-23 14:58:29 UTC</pubDate>
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         <title>Aurora C., Elisa S, Elena T.: &quot;La recensione in città!&quot;</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/iprof/neorealismo_3MEDIA_/wish/112152223</link>
         <description><![CDATA[<div>Questa è la foto del capitolo dove Corrado e Cate si parlano.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-23 15:27:16 UTC</pubDate>
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         <title>Aurora C., Elisa S., Elena T.: &quot;La recensione in città!&quot;</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/iprof/neorealismo_3MEDIA_/wish/112154229</link>
         <description><![CDATA[<div>In ricordo di Cesare Pavese.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-23 15:36:17 UTC</pubDate>
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         <title>Alice R. / Chiara P/ Marta F.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<blockquote><strong>  </strong><em>La storia di Pin</em><strong> </strong></blockquote><div> Il libro “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, pubblicato nel 1994 dalla casa editrice Mondadori, parla di Pin, un ragazzo orfano di 10 anni, che viveva con la sorella prostituta in un paesino. <strong>Pin preferiva stare con gli adulti piuttosto che con i suoi coetanei</strong>, ed è per questo che molte volte si trovava in situazioni inadatte alla sua età.</div><div>Un giorno i suoi “amici” adulti gli chiesero di prendere la pistola ad un marinaio tedesco che aveva rapporti con la sorella. Una volta presa la pistola la nascose in un sentiero, che solo lui pensava di conoscere, <strong>dove i ragni facevano il nido</strong>. Mentre era lì in seguito a uno sparo i tedeschi lo catturarono e lo portarono in prigione, dove conobbe Lupo Rosso che lo aiutò a evadere dal carcere. Dopo aver perso di vista Lupo Rosso ed essersi incamminato per diverso tempo, incontrò Cugino che lo condusse al suo gruppo. Dopo varie disavventure, tra cui il combattimento tra tedeschi e partigiani, Pin si rese conto che Cugino era sempre stato il suo unico e vero amico.<strong> </strong></div><div>Questo libro, neorealista per trama e ambientazioni, si basa su temi reali e spiega quanto sia dura la vita di un bambino di soli 10 anni nel dopoguerra, e come lui si possa dimostrare maturo, anche di fronte a situazioni inappropriate per la sua giovane età.</div><div>Il suo linguaggio è molto diretto ed esplicito, a volte anche troppo, ma nonostante ciò è scritto bene e dettagliatamente. Inoltre, abbiamo notato come Calvino sia stato condizionato molto dalla guerra e dall'ambiente nel quale aveva vissuto e si è perciò avvicinato al realismo letterario, con opere di questo genere. </div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-23 19:53:34 UTC</pubDate>
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         <title>Lucrezia M./ Sandra L./ Silvia C.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<blockquote><em>Mara e Bube: una storia</em></blockquote><div><br>"La ragazza di Bube" è un romanzo scritto da Carlo Cassola tra 1958 e il 1959. Nello stesso anno in cui la casa editrice Einaudi lo pubblicò, il 1960, lo scrittore ricevette il premio Strega.<br>Carlo Cassola nacque a Roma il 17 marzo del 1917 da due genitori lombardi. Dopo essersi laureato in legge nel 1939, si iscrive al partito Socialista Italiano e intraprende la carriera da giornalista. In seguito vince un concorso ed inizia a insegnare storia, filosofia e pedagogia nei licei classici e scientifici, ma smette nel 1962 per dedicarsi interamente alla letteratura.<br>Le sue opere più importanti sono queste: ''La visita'' del 1942, "Fausto e Anna" del 1952, "Il taglio del bosco" del '54 e appunto "La ragazza di Bube", oggetto di questa recensione.<br><strong>I personaggi piu' importanti del romanzo sono Arturo Cappellini, soprannominato Bube, Mara e Stefano,</strong> le cui vicende si intrecciano nel periodo successivo della Seconda Guerra Mondiale, nell'ambiente della Resistenza italiana toscana.<br>Mara, che viveva in Valdelsa, un giorno conosce Arturo Cappellini, combattente comunista soprannominato il vendicatore, ed iniziano a frequentarsi inviandosi lettere. Dopo poco tempo Bube comunica a Mara che di li' a poco sara' costretto a trasferirsi a Volterra, e successivamente in Francia, dal momento che e' stato accusato di omicidio; Mara amareggiata e rassegnata torna a casa, dopo aver passato due giorni con lui a Volterra: da qui va a lavorare come domestica a Poggibonsi e inizia a frequentare un altro ragazzo di nome Stefano, senza molto trasporto nei suoi confronti. Passa qualche tempo e Mara viene a sapere che Bube e' stato arrestato  alla frontiera e, portato a Firenze: sara' <strong>condannato a 14 anni di carcere</strong>. La ragazza capisce che il suo amore per Bube non e' mai finito.<br>Questo romanzo e' considerato neorealista perché e' ambientato nell'<strong>immediato dopoguerra</strong>, sebbene le vicende sociali e politiche rimangano in secondo piano rispetto al carattere psicologico e individuale della storia.<br>La ragazza di Bube affronta ed in parte approfondisce due tematiche molto care a Cassola: da una parte la "poetica esistenziale", ossia l' analisi di ciò che e' più autentico di un gesto e di un sentimento, e dall'altra il fallimento degli ideali della Restistenza ed il suo acceso antifascismo.<br><strong>Questo racconto insegna che, se un amore o una passione e' vera e grande, si può fare di tutto</strong> e niente e nessuno potrà mai scalfire due persone innamorate. <br>Pensiamo inoltre che questo  racconto sia originale e anche molto romantico: <strong>ci ha colpito la fedeltà di una piccola giovane donna come Mara nei confronti del suo innamorato</strong>, cosa che non succede spesso tra i giovani d' oggi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-24 20:32:58 UTC</pubDate>
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         <title>Giulia P./ Alessandro R./ Raoul D.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<blockquote>Abitudini domestiche</blockquote><div><br></div><div>"Lessico famigliare" è stato scritto da Natalia Ginzburg ed è stato pubblicato nel 1963. Il libro  ha avuto molto successo sia da parte della critica sia dei lettori ed ha vinto successivamente il premio Strega. E' un'opera incentrata sul tema del ricordo, nel quale l'autrice ripercorre la sua vita o, come dice lei stessa '' <strong>questa non è la mia storia ma la storia della mia famiglia</strong>''. Luoghi e fatti sono esistiti e accaduti e la vicenda si svolge a Torino negli anni del fascismo e durante la seconda guerra mondiale con riferimenti all'Abruzzo e a Roma, dove l'autrice conobbe e sposò il marito.<br>Il libro racconta la vita di ogni personaggio che si stacca dalla famiglia per entrare nel mondo degli adulti compreso il matrimonio dell' autrice con Leone Baldini, decritto  in modo molto semplice ed è essenziale perché il romanzo  non vuole  portare il lettore a provare ciò che ha provato la narratrice, ma invece vuole far provare nostalgia e gioia nei confronti delle situazioni che il racconto presenta. <strong>E' una narrazione che somiglia a una cronaca</strong> per fa capire le difficoltà di quell'epoca. Il titolo, "famigliare", è così perché racconta la storia di questa famiglia ebraica e antifascista. Ed è lessico perché le storie della memoria passano attraverso il ricordo di frasi e modi di dire. L'autrice trova nella scrittura un modo di esplorare se stessa e gli amici, in modo da capirsi e capirli. La fine del racconto potrebbe essere intesa in vari modi. Si può pensare che sia un lieto fine, perché la protagonista si libera da tutti i contatti della vecchia famiglia per stare con la nuova. Però potrebbe anche non essere un lieto fine perché trasferendosi a Roma, tutti i contatti con la famiglia si potrebbero interrompere. <br>Per alcuni lettori, per esempio quelli a cui piacciono i romanzi d'avventura,  questo libro può sembrare noioso. A quelli a cui piacciono le storie familiari, invece, questo libro non può non piacere perché in molte sue pagine ci sono racconti divertenti e interessanti. I personaggi sono descritti efficacemente, ognuno con i propri pregi e difetti tanto che,<strong> leggendo, sembra quasi di far parte di quella famiglia</strong>. Il linguaggio è molto particolare perché è quello quotidiano, fatto di parole strane e  modi di dire che sono comprensibili solo a chi fa parte della famiglia. C'è poi una considerazione da fare sul linguaggio. La famiglia Levi, di cui fa parte l'autrice, è una famiglia importante nella storia del nostro Paese. Il padre di Natalia era un illustre scienziato, professore universitario, molti suoi parenti erano intellettuali, compreso suo marito Leone Baldini. Ma l'autrice, scrivendo il libro esattamente con il linguaggio parlato a casa, permette al lettore di entrare nell'intimità della sua famiglia, che a molti, dall'esterno, poteva apparire austera e severa, mentre invece, con i borbottii del padre, le vacanze in montagna e le minestrine serali, sembra più vicina alle famiglie popolari.  Gran parte del libro è ambientata a Torino o nelle vicinanze, poi il resto, in altri luoghi italiani o non, tra cui la Francia. Il romanzo, per le ambientazioni, il linguaggio e le tematiche che affronta, legate agli avvenimenti durante il regime fascista ed alla condizione di estrema difficoltà in cui si trova la famiglia Levi, ebrea e antifascista, appartiene al genere del neorealismo, di cui la Ginzburg è considerata uno dei principali esponenti. Infine, il messaggio che il libro vuole trasmettere è sicuramente  legato alle tutto quello che di negativo c'è nella guerra e nel fascismo, nel razzismo e nelle persecuzioni, ma nel libro c'è anche molta forza, voglia di vivere comunque e ovunque e speranza.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-26 16:35:11 UTC</pubDate>
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         <title>Emanuele L./ Leonardo T./Luna D.</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/iprof/neorealismo_3MEDIA_/wish/113069794</link>
         <description><![CDATA[<blockquote><em>La donna della Resistenza</em></blockquote><div><br></div><div>“L’Agnese va a morire” della scrittrice bolognese Renata Viganò, è un romanzo pubblicato nel 1949 dalla casa editrice Einaudi. Il libro si basa su&nbsp;<strong>una storia vera</strong>, la storia di una donna, Agnese, che combatteva nella Resistenza. Il romanzo è molto semplice ed avvincente soprattutto per gli amanti della storia della seconda guerra mondiale, anche perché gli avvenimenti sono descritti in maniera estremamente precisa. La Viganò ha analizzato il tema della Resistenza in quasi tutti i suoi romanzi, ma&nbsp; il suo più grande successo fu proprio “L’Agnese va a morire” che le assicurò il Premio Viareggio.<br>La protagonista del romanzo è Agnese, una donna alta e robusta che fa la lavandaia. Vive insieme a suo marito Palita, un uomo molto fragile fin da giovane, che ama la sua gatta nera e da tempo collabora con la Resistenza. Per questo motivo viene catturato e deportato dai tedeschi, insieme agli altri uomini del paese. Qualche tempo dopo&nbsp; si presentano a casa di Agnese dei Partigiani, tra cui Cencio; quest’ultimo le racconta che Palita è morto mentre insieme cercavano di fuggire dai tedeschi e<strong>&nbsp;le chiede di diventare una partigiana</strong>. In quei tempi la Minghina, la vicina di casa di Agnese, ospita un soldato tedesco che per gioco uccide la gatta nera di Palita. Per vendetta, Agnese uccide a sua volta il soldato, spaccandogli il cranio con il mitra e per non essere catturata fugge in un campo partigiano che si trova nella valle di Comacchio. Qui tutti la vedono come una madre, perché svolge tutte le attività come lavare, cucinare. Agnese fa tutto con grande impegno, anche se non si sente mai all’altezza della situazione e infatti dice e pensa sempre la frase&nbsp;<strong>”chissà se sarò buona”</strong>. Fa anche da staffetta, cioè porta cibo o messaggi usando la sua bicicletta e nascondendo tutto nel cestino. Passa l’intera estate insieme agli uomini della Resistenza, in un campo nella palude con le zanzare che si placano solo quando c’è il sole. La pattuglia dei tedeschi di cui faceva parte il soldato che ha ucciso è sempre nei dintorni. Lei ricomincia a fare da staffetta con la bici o a piedi. È molto stanca ma va avanti per non deludere il comandante e i suoi compagni che hanno bisogno di lei.&nbsp; Il romanzo si conclude verso la fine dell’inverno, durante un drammatico rastrellamento dei tedeschi in cui la nostra Agnese viene coinvolta.&nbsp;</div><div>Agnese rappresenta quanto hanno fatto gli uomini e le donne della Resistenza durante la seconda guerra mondiale in Italia, che&nbsp;<strong>hanno contribuito alla liberazione del popolo italiano dalla dittatura</strong>. A quel tempo la maggior parte degli uomini, ma soprattutto delle donne non sapevano leggere e scrivere e Agnese le rappresenta perfettamente. Il linguaggio utilizzato è semplice e di stampo dell’Emilia Romagna.<br>La storia ci è piaciuta molto, perché è molto decisa e coinvolgente e rispecchia pienamente gli standard dei Neorealisti. È un romanzo che ci ha dato una visione sulla vita dei Partigiani durante il conflitto. Noi crediamo che tutti i romanzi neorealisti abbiano un tocco in più di decisione e suspense, contornato dai dettagli che Renata Viganò adotta spesso nelle descrizioni che caratterizzano questo romanzo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-30 16:44:08 UTC</pubDate>
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         <title>Mattia C./ Luca I./ Luca E. </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/iprof/neorealismo_3MEDIA_/wish/113080940</link>
         <description><![CDATA[<blockquote>Il partigiano Johnny: storia di un eroe</blockquote><div>Beppe Fenoglio,fu un celebre autore che nacque nella città di Alba nel 1922 che nel 1943 interrompe gli studi universitari poiché riceve la chiamata alle armi. Ritornato fortunosamente ad Alba,da Roma,nel 1944 si unisce ufficialmente alle formazioni partigiane arruolandosi per un breve periodo nei gruppi partigiani comunisti “Brigate Garibaldi” per poi entrare rimanendovi fino alla fine della guerra, nelle formazioni autonome composte da monarchici, cattolici, socialisti, repubblicani e liberali. Alla fine della guerra inizia a dedicarsi alla narrativa e trova lavoro come procuratore e corrispondente estero presso un’azienda vincola; molti dei suoi lavori sono scritti sul retro di fogli di carta con intestazione della ditta. Durante il periodo di libertà comincia a scrivere una vasta cronaca a sfondo autobiografico.&nbsp;<em>Il Partigiano Johnny&nbsp;</em>è l’opera più importante di Beppe Fenoglio, un romanzo lasciato incompiuto dall’ autore e pubblicato postumo nel 1968 presso Einaudi, a cura di Lorenzo Mondo ed è considerato uno dei più importanti romanzi della Resistenza e del Novecento italiano. Il testo è stato tramandato dalle carte di Fenoglio,in due redazioni differenti: l’edizione Mondo le utilizzava entrambe unendole , la seconda edizione di Maria Corti forniva le due redazioni distintamente una dopo l’altra. Infine il terzo assetto testuale è stato curato da Dante Isella.&nbsp;<strong>Il romanzo si nutre fortemente della memoria diretta dell’autore</strong>, lui stesso partigiano nelle colline attorno alla città di Alba, e in esso il partigiano Johnny diventa l’impresa eroica individuale e al tempo stesso universale dell’ eroe partigiano. Quando Fenoglio parla della lotta partigiana nella Resistenza,lo fa senza trionfalismi, con obiettiva valutazione dei fatti, talvolta con un tono ironico che tende a&nbsp;<strong>ridimensionare l’aspetto epico per sottolineare la sconvolgente crudeltà della guerra</strong>. Il romanzo non va letto come una fonte da cui ricavare informazioni utili a ricostruire un dato periodo storico, piuttosto come osservazione di un evento importante quale la Resistenza,descritto direttamente da un autore contemporaneo ai fatti, rendendo possibile la ricostruzione delle ideologie e della mentalità del tempo.&nbsp;<br>Fin da subito Johnny si interessa alla vita partigiana e matura molta abilità nelle azioni militari, nonostante provasse grande rimorso per gli atti vandalici e l’uso della violenza. Così Johnny si arruolò al partito partigiano guidato dal generale Némega; successivamente&nbsp; Johnny si arruola nelle brigate azzurre, dove a comando c’era il partigiano Nord. Qui Johnny conosce Ettore e il tenente Pierre che staranno accanto a Johnny fino alla fine. La perdita di Alba, avvenuta 23 giorni dopo la conquista da parte dei partigiani, segna l’inizio di un lunghissimo inverno in cui conosce Elda, una ragazza molto gelosa ma disposta a fare di tutto per la vita di Johnny. I rastrellamenti fascisti però costringono Johnny a nascondersi insieme a Pierre e Ettore, che invece vennero catturati e uccisi. A Gennaio del 1945 il tenente Nord riunisce tutti i partigiani superstiti e dichiara una battaglia a&nbsp; Valdivilla, e Johnny nonostante si fosse stancato della vita da partigiano prese il fucile e iniziò la battaglia. Due mesi dopo la guerra finì ma di Johnny non si saprà più niente. Molte persone solo alla semplice lettura del titolo del capolavoro novecentesco di Beppe Fenoglio IL PARTIGIANO JOHNNY potrebbero pensare e illudersi di stare per leggere un semplice racconto della vita di un partigiano. Ovviamente a primo impatto,molte persone, possono sbagliare,ma noi tre avventurieri abbiamo subito intuito il suo significato! Secondo la nostra opinione,siamo arrivati in cima alla vetta, immensa e tortuosa, e abbiamo trovato il messaggio segreto&nbsp;<strong>capendo quindi che non si tratta solo di un semplice racconto ma di una lezione di vita, soprattutto per noi italiani, perché parliamo di un ragazzo che per principio è contro la violenza ma che per il bene del suo Paese diventa partigiano</strong>. Da questo possiamo già dedurre una semplice lezione, cioè&nbsp;<strong>non pensare solo a se stessi</strong>&nbsp;ma anche agli altri. Un altro importante messaggio lasciatoci da Fenoglio è che una vera amicizia dura per sempre. Come mai questa strana lezione in un libro di guerra!? Bè forse perché in un modo o nell’altro Johnny non abbandonava mai i suoi compagni, anche nelle situazioni più complicate. Molte volte si è trovato davanti a sfide tremende per salvare gli amici,prendeva ostaggi fascisti da scambiare oppure si precipitava nel luogo dove erano imprigionati e cercava in tutti i modi di liberarli. Ma l’esempio più grande di una forte amicizia è la sofferenza quando qualcuno ti abbandona, le preghiere verso Dio e la speranza di rivederli nella prossima vita. Molte volte ci blocchiamo per problemi insistenti, la cui pericolosità non è nulla, ma proviamo a immedesimarci in un partigiano, in una persona che è disposta a fare e a prendere tutto pur di aiutare gli altri,una persona che lotta anche con malori e con tristezza... quando si parla di una persona così, potremmo riassumere tutto con una semplice parola:&nbsp;<strong>EROE</strong>.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2016-05-30 18:56:46 UTC</pubDate>
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         <title>Elisa P./Aurora M./Matteo M. </title>
         <author>iprof</author>
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         <description><![CDATA[<blockquote>Ragazzi di vita,<strong>&nbsp;ragazzi di oggi</strong></blockquote><div>Il romanzo "Ragazzi di vita" dello scrittore e poeta Pier Paolo Pasolini è composto da otto capitoli attraverso i quali non emerge una vicenda né la storia di un solo personaggio, ma la rappresentazione della vita del sottoproletariato delle borgate romane degli anni '50. Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana, spesso Pasolini suscitò forti polemiche e dibattiti per via dei suoi giudizi, tante volte assai critici nei confronti delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi: su tutti questi aspetti si incentrano i suoi romanzi, come quello che abbiamo letto,&nbsp;<em>Ragazzi di vita</em>. Il romanzo&nbsp;<strong>racconta infatti la vita di un gruppo di "pischelli" di Pietralata</strong>, quartiere dell’infernale periferia romana: il Riccetto, Marcello, Alduccio, il Caciotta, il Lenzetta, Genesio, il Begalone, il Pistoletta sono i “ragazzi di vita”. Il Riccetto, che nella prima parte del romanzo è la figura principale, abita con la famiglia in una scuola divenuta centro di raccolta per sfollati, vive come molti suoi coetanei di espedienti, aggirandosi nei bassifondi della città popolati di ladri, truffatori e prostitute. La sua formazione avviene attraverso furti di vario genere, il gioco d’azzardo e l’incontro con la prostituta Nadia. Riccetto riesce sempre a cavarsela tranne una volta in cui, accusato di un furto non commesso, viene condannato a tre anni di galera. Riccetto è capace però anche di slanci di generosità, come quando si tuffa nelle acque del Tevere col rischio di annegare per salvare una rondine. Nell’avviarsi alla maturità Riccetto sceglie il lavoro e si integra nella società consumistica. Gli altri ragazzi di vita, che nella seconda parte del romanzo acquistano maggiore risalto, sono destinati al carcere, alla prostituzione e alla morte precoce. Alduccio è alle prese con una famiglia disgraziata: padre alcolizzato, madre epilettica, sorella incinta con manie suicide. Marcello muore sotto le macerie di un edificio, Amerigo si uccide, il Begalone è gravemente ammalato. Il Piattoletta muore bruciato al palo della tortura durante un gioco feroce; Genesio, il più taciturno, annega nelle acque dell’Aniene: Riccetto assiste alla tragedia, ma non interviene perché ora che ha un lavoro vuole evitare guai. Al termine di&nbsp;<em>Ragazzi di Vita</em>&nbsp;<strong>non rimane quella sensazione di soddisfazione</strong>&nbsp;che in genere si prova quando si finisce di leggere un romanzo distensivo, rilassante e coinvolgente; la sensazione che rimane è, piuttosto, di malessere e tristezza in questo romanzo, sono adolescenti della periferia di Roma, sottoproletari con alle spalle famiglie sfrattate, ammucchiate insieme ad altre famiglie in stanze e corridoi di edifici fatiscenti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2016-06-01 15:31:16 UTC</pubDate>
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