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      <title>Il nome della rosa II Liceo A 2021-2022 by Maria Marra</title>
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      <description>Letteratura italiana</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-03-07 20:39:55 UTC</pubDate>
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         <title>Personaggi</title>
         <author>malesoem</author>
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         <title>Secondo giorno</title>
         <author>malesoem</author>
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         <title>Primo giorno</title>
         <author>malesoem</author>
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         <title>Personaggi</title>
         <author>malesoem</author>
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         <pubDate>2022-03-07 20:54:21 UTC</pubDate>
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         <title>Abbazia</title>
         <author>malesoem</author>
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         <pubDate>2022-03-07 20:55:12 UTC</pubDate>
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         <title>Essere nani sulle spalle di giganti</title>
         <author>sannaigabriele061</author>
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         <description><![CDATA[<div>"Essere nani sulle spalle di giganti" è una metafora con la quale si esprime un rapporto di dipendenza della cultura moderna rispetto a quella antica.<br>È una citazione di Giovanni di Salisbury, il quale, citando a sua volta Bernardo di Chartres, scrisse che possiamo vedere più lontano non per l'acutezza della nostra vista o l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo portati in alto dalla grandezza dei giganti.<br><br>Fonte: Treccani</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 10:31:40 UTC</pubDate>
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         <title>OMICIDIO SECONDO GIORNO</title>
         <author>insonne</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>VITTIMA: VENANZIO DA SALVEMEC</strong><br><em>LUOGO DI RITROVAMENTO</em>: A testa in giù in un recipiente pieno di sangue di maiale dai porcai durante la preghiera del mattino<br><em>MOMENTO DEL DELITTO</em>: durante la notte (fra le sette di sera e le due e trenta del mattino)<br><em>CAUSA</em>: Presunto avvelenamento (ipotizzata per assenza di lesioni sul corpo del cadavere)<br><em>INDIZIO 1</em>: la morte di Venanzio non è un suicidio perchè il suo cadavere era in una posizione insolita e impossibile da acquisire autonomamente<br><em>INDIZIO 2</em>: la vittima non è morta sullo stesso luogo dove è stata ritrovata perché c'erano impronte meno recenti dall'edificio al recipiente<br><em>INDIZIO 3</em>: Il delitto si è consumato in biblioteca perché non può essere frequentata e quindi protetta da occhi indiscreti<br><em>INDIZIO 4</em>: Il torrione orientale è un possibile luogo dove si è consumato il delitto perché il pavimento è ricoperto di paglia attenua il suono dei passi ed era l'unico accesso alla biblioteca,&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 10:32:51 UTC</pubDate>
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         <title>ciao</title>
         <author>thomasgastelu</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 10:33:11 UTC</pubDate>
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         <title>Primo giorno</title>
         <author>emmacassara06</author>
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         <description><![CDATA[<div>CHI? <strong>ADELMO DA OTRANTO<br></strong>DOVE? ritrovato morto in fondo alla scarpata<br>QUANDO RITROVATO? la mattina<br>QUANDO MORTO? probabilmente la sera<br>COME?</div><ul><li>Ipotesi 1: suicidio</li></ul><div>Confutazioni:&nbsp;<br>=&gt; Pk morto sotto una finestra<br>=&gt;C’era una tempesta</div><ul><li>Ipotesi 2: omicidio</li></ul><div>Indizio a sostegno<br>=&gt; qualcuno ha chiuso la finestra<br>=&gt; seconda entrata conosciuta solo dal bibliotecario e che porta dalla biblioteca si chiude dell’interno<br><br></div><ul><li>Personaggi sospetti</li></ul><div>Severino Da St Ermanno: padre erborista&nbsp;<br>Venanzio: traduttore di greco antico<br>Jorge: bibliotecario&nbsp;<br>Benengario: assistente del bibliotecario+ relazione con Adelmo<br><br></div><ul><li>Regole severe del monastero&nbsp;</li></ul><div>L’Abate non può parlare ma sa qualcosa&nbsp; =&gt; segreto della confessione&nbsp; (sigillo sacramentale).<br>Divieto di entrare in biblioteca eccetto il bibliotecario.</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 10:41:12 UTC</pubDate>
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         <title>Sara </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Riso--&gt; dialogo tra Jorge e Guglielmo &nbsp;<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Dio rideva o no?&nbsp;<br>Jorge afferma che Gesù non rideva e Guglielmo lo contraddice " il riso è proprio dell'uomo, è segno della sua razionalità ".<br>Jorge dice di ricordarsi di aver trattato questa discussione quindi,sottintende inconsciamente, con Venanzio, ma in precedenza aveva affermato che non si ricordava.<br>Guglielmo cercando di contraddire Jorge, disse di non essere sicuro del fatto che Gesù non avesse mai riso: in vari passi del Vangelo egli dice cose argute "per sostenere l'animo dei suoi".<br>A questa affermazione fece ridere dei monaci e Jorge si infurió rispondendogli bruscamente, infine Guglielmo si scusò. Così finisce il dialogo.</div><div>Riso per Jorge= " il riso è fomite di dubbio "<br>Riso per Guglielmo= "il riso è una buona medicina"<br>Nel racconto Bencio ricorda che nel dialogo Venanzio parló di Aristotele, del fatto che parlava del riso non come una cosa cattiva anzi; parló di ciò nel secondo libro della Poetica, ma questo non venne mai ritrovato e Jorge pensava che non fosse mai stato scritto per evitare di "glorificare cose futili"</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 10:42:52 UTC</pubDate>
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         <title>EPISODIO DEL LABIRINTO </title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2083767859</link>
         <description><![CDATA[<ul><li>&nbsp;Bencio consiglia a Guglielmo di guardare nella biblioteca =&gt;aveva sospetti&nbsp;</li><li>Adso+Guglielmo incontrano Alinardo da Grottaferrata</li></ul><div>=&gt; svela passaggio segreto x lo scriptorium&nbsp;</div><ul><li>Notte  : Guglielmo e Adso si recano in biblioteca</li><li>Intravedono un ombra, qualcuno si trova in biblioteca</li><li>Trovano un manoscritto in codice, in qui le scritte sono visibili solo con il lume 🕯&nbsp;</li><li>Intanto che Adso corre per recuperare l’intruso =&gt; esso ruba le lenti di Guglielmo</li></ul><div>CONSEGUENZA: Guglielmo perde tempo per rifare le lenti e per leggere il manoscritto “rubato” in codice.&nbsp;</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 11:04:00 UTC</pubDate>
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         <title>Adelmo II giorno - Alice P. &amp; Elisabetta </title>
         <author>alicepacchiotti05</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2083779351</link>
         <description><![CDATA[<div>Guglielmo interroga Bencio: Venanzio ed Adelmo avevano parlato con Berengario due giorni prima della morte di Adelmo e Bencio consiglia poi a Guglielmo di analizzare la biblioteca e lo <em>scriptorium.</em><br>Guglielmo interroga Berengario: probabilmente è l'ultimo ad aver visto Adelmo vivo.&nbsp;<br>Dal dialogo con Bencio si deduce che Berengario «era consumato da un'insana passione per Adelmo», usava armi del ricatto per ottenere qualcosa di poco virtuoso da Adelmo, facendogli commettere un peccato di carne. Quest'ultimo infatti preso dai sensi di colpa, perché Berengario gli aveva confessato il suo segreto, si confessa da Jorge. Uscì dalla sua cella pallido in viso, provato dal mancato perdono del cieco, e&nbsp; si dirige verso la Chiesa.<br>Berengario lo aveva seguito, ma senza entrare in Chiesa.&nbsp;<br>Bencio si rese conto che era presente una quarta persona, Venanzio. Adelmo allora parla con Venanzio e probabilmente gli confessa il segreto appreso da Berengario. Bencio era tornato al dormitorio, spaventato di essere scoperto.&nbsp;<br>Adelmo invece esce dalla Chiesa, incontra Berengario e si rivolgono parole di disperazione.&nbsp;<br>Da questo Guglielmo deduce che Adelmo si è ucciso.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 11:13:35 UTC</pubDate>
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         <title>Camille e Alice</title>
         <author>andolinaali</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Guglielmo da Baskerville</strong>, in passato inquisitore, ora erudito frate francescano. Viene mandato come consigliere della corte imperiale in un'abbazia del nord Italia per moderare una riunione tra gli ambasciatori del papa e quelli dell'imperatore.&nbsp;<br>Uomo di 50 anni, con ''una statura che supera quella di un uomo normale'' e con un'altezza tale che sembrava più alto; occhi acuti e penetranti, naso affilato, espressione sul volto ''di uno che vigili''. Insicuro all'apparenza ma in realtà è solo curioso. Agile malgrado la sua età ed ha questo strano modo di chiamare i suoi occhiali ''oculi de vitro''.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-08 11:17:58 UTC</pubDate>
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         <title>Terzo giorno</title>
         <author>malesoem</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-14 08:59:42 UTC</pubDate>
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         <title>Terzo giorno </title>
         <author>alicepacchiotti05</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2094436691</link>
         <description><![CDATA[<div>Tutti nell’abbazia cercano Berengario che non era presente a Compieta e a mattutina è introvabile.</div><div>Viene successivamente trovato un panno sporco di sangue nella sua cella.&nbsp;</div><div>Intanto Guglielmo va a parlare con Nicola, il vetraio, per avere notizie sui suoi «Oculi de vitro cum capsula» e Adso si addormenta in chiesa.&nbsp; Al risveglio Adso si reca nello <em>scriptorium</em> e nota in particolare con quanta&nbsp; serenità i monaci svolgevano il loro lavoro nonostante gli eventi terribili di quei giorni.&nbsp;</div><div>Si reca poi in cucina dove incontra e parla con Salvatore, che gli racconta la sua vita: da vagabondo al convento dei minoriti.&nbsp;</div><div>Adso poi gli chiede se abbia mai conosciuto fra Dolcino ma Salvatore sbarra gli occhi e con un pretesto se ne va. Così Adso decide di andare a cercare Ubertino, ma non lo trova.</div><div>Adso chiede al suo maestro spiegazioni sul ordine degli eretici, che era per lo più composto dai “semplici” . Il maestro ricorre alla spiegazione attraverso metafore ed allegorie come il “gran fiume ereticale”. Poi Guglielmo informa Adso di aver decifrato l’alfabeto di Venanzio e che la frase ricopiata da lui significa “La mano sopra l’idolo opera sul primo e sul settimo dei quattro”; ma evidentemente per ora non ha alcun significato.</div><div>L’abate si dichiara assai dispiaciuto perché Guglielmo non aveva ancora trovato l’assassino di due delitti e Berengario non è ancora stato trovato.</div><div>Mentre passeggiano nel chiostro a Guglielmo viene in mente un modo per orientarsi nella biblioteca, e, con l’aiuto di Adso, riesce&nbsp; a disegnare la sua struttura , costruendo così una mappa su cui si possono orientare.&nbsp;</div><div>Adso, poi, finge di andare a dormire, mentre, per contro, va in chiesa a cercare Ubertino. I due hanno un dialogo. In particolare Adso gli chiede informazioni su fra Dolcino, la cui storia viene impostata a partire da Gherardo Segalelii, personaggio che il frate aveva iniziato a predicare e che gridava spesso “Penitenziagite”. Gherardo viene poi scoperto dal papa per le sue azioni illecite, finendo sul rogo come eretico. Dolcino cominciò a predicare a Trento e quando vi fu cacciato si trasferì a Novara. Poi fu bandita una crociata contro Dolcino: egli affermava infatti che la Chiesa romana non dava più obbedienza ai sacerdoti.&nbsp;</div><div>Infine Ubertino informa Adso di voci che sussurrano nell’abbazia sulle tentazioni del cellario e a tal proposito gli indica la statua della Vergine.</div><div>Il colloquio con Ubertino aveva straziato Adso, il quale si reca nello <em>scriptorium</em>.&nbsp; Su un tavolo trova un libro su fra Dolcino e capisce che quando è stato torturato e poi bruciato non ha emesso alcun lamento.Si dirige poi verso la biblioteca, dove guarda alcuni libri rimanendone scosso.&nbsp;</div><div>Poi si dirige verso la cucina e si accorge di una strana presenza: ci sono due ombre sul pavimento. Sentì dei rumori, voci e gemiti. Adso prende coraggio e si avvicina&nbsp; alla persona accorgendosi che è una fanciulla, tremante con in mano un involto scuro. Le dice di essere un amico, di non preoccuparsi e&nbsp; lei risponde in un volgare che lui non capisce. Adso descrive con personalità la fanciulla, paragonandola spesso infatti a motivi religiosi: «come la vergine nera ma bella di cui dice il Cantico»</div><div>&nbsp;Così i due si spogliano, Adso molto confuso e disorientato mentre lei dolce e sensuale. Si addormentano ma quando il novizio si sveglia non trova di fianco a lui la fanciulla, provando così grande tristezza. Scorge l’involto che la ragazza aveva abbandonato nel fuggire e vi trova dentro, tra sangue e brandelli di carne, un cuore di grandi dimensioni: Adso sviene.&nbsp;</div><div>Quest’ultimo trova poi davanti a sé il suo maestro e sconvolto si confessa da lui, il quale lo assolve dal suo peccato. Guglielmo si concentra poi sull’identità della donna e sulla sua “vera funzione”. Infine suggerisce ad Adso di recarsi in chiesa a pregare. Si dirigono poi nei Balnea dove trovano “finalmente” il corpo di Berengario, che pare sia annegato: «il viso era gonfio, il corpo bianco e molle».&nbsp;</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-14 18:16:07 UTC</pubDate>
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         <title>Terzo giorno </title>
         <author>elisabettamuggittu</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2094590001</link>
         <description><![CDATA[<div>Non si trova più Berengario, ma un panno rosso sporco di sangue. <br>Adso dopo aver riposato nella chiesa si dirige allo scriptorium e in seguito in cucina dove ha un colloquio con Salvatore. Quest'ultimo gli racconta la storia della sua vita, di come in passato era stato un vagabondo e un ladro, e che solo in seguito abbia trovato la retta via. <br>Adso curioso di sapere chi fosse fra Dolcino, pone la domanda anche a Salvatore, ma quest'ultimo, spaventato, corre via. Questo insolito comportamento aumenta soltanto la curiosità di Adso, a cui viene in mente di parlare con frate Ubertino. <br>Incontra però il suo maestro, con cui ha un colloquio sulla questione degli eretici. Il maestro gli spiega il suo punto di vista tramite una metafora del fiume, la quale&nbsp; dice che dopo molto tempo si dirama in tanti fiumi, e arriva ad un certo punto in cui non si conosce l'origine dei rami del delta, e così tutto si confonde. Parla dei "semplici" che «non possono scegliersi la loro eresia» ma che seguono chi gli sta vicino. In seguito fa riferimento a Dante, «quel fiorentino di cui avrai sentito nominare il poema.»<br>Quando il maestro e Adso si avviano per incontrare l'abate, il primo svela ad Adso che è riuscito a decifrare «i segni cabalistici di Venanzio». <br>Dopo un confronto con l'abate i due decidono di andare a informarsi di Berengario, ma nessuno lo aveva ancora trovato, e scovano un modo per orientarsi all'interno del labirinto, utilizzando una "bussola". <br>Adso va poi a cercare da mangiare da Salvatore, e fingendo di andare nella sua cella per dormire va in chiesa a cercare Ubertino, il quale gli svela la storia di fra Dolcino. Adso esce dalla chiesa agitato, e questa agitazione non fa che aumentare quando si reca nello <em>scriptorium</em> e legge altre informazioni su fra Dolcino e di Margherita la bella. &nbsp;<br>Adso, in seguito, vede un' ombra di un uomo (che scappa via) e una fanciulla, che lo ammalia e gli fa commettere un peccato carnale.&nbsp;<br>Il giorno successivo, Adso sviene trovando di fianco a sé un cuore immerso nel sangue. Nel momento in cui Adso si riprende dal mancamento si confessa con il suo maestro che lo assolve dal peccato e inizia ad indagare sull'identità della fanciulla.&nbsp;<br>Poi andando in chiesa incontrano Alinardo, che avverte un terzo morto e si avviano ai Balnea per controllare che non ci fosse un cadavere. I loro sospetti erano corretti e trovano il corpo nudo di Berengario, il quale parve esser stato annegato dal viso gonfio.<br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-14 20:00:19 UTC</pubDate>
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         <title>terzo giorno </title>
         <author>csantoro2006</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2096434748</link>
         <description><![CDATA[<div>Come la donna viene ritratta&nbsp;<br><br>Il discorso della donna viene affrontato tre volte in questo giorno: la prima quando Adso discute con Ubertino, la seconda all'incontro tra Adso e una fanciulla e l'ultima dopo la confessione di Adso a Guglielmo.&nbsp;<br><br>Nel momento in cui il novizio chiede consiglio ad Ubertino, quest'ultimo si affretta ad assicurarsi se fossero «le ansie della carne». Il frate ritorna su questo argomento parlando della bella Margherita, perché «è attraverso la donna che il diavolo penetra nel cuore degli uomini».&nbsp;<br><br>Le emozioni provate dal novizio sono inesprimibili, infatti ricorre all'uso delle parole udite in precedenza, in altri contesti.&nbsp;<br>«Figli, quando viene l'amore folle, nulla può l'uomo! », si ricorda il giovane, che solo a quel momento riesce a comprendere il significato. Adso si sente sottomesso dall'amore, e dal demonio, credendo di essere sottoposto ad una prova.&nbsp;<br>Il novizio eleva la passione dell'amore provocato in lui dalla donna, ma allo stesso tempo la razionalità in sé gli dice che quest'esperienza è vana e perversa.&nbsp;<br>Dopo che la fiamma si spense, riconosce il totale smarrimento dei sensi in cui si perse, e riduce quello che successe a «due peccatori» che fecero qualcosa di «buono e bello».&nbsp;<br><br>Rispetto ad Ubertino, Guglielmo è d'altra opinione: crede che, se Dio ha introdotto un essere, esso ha sia virtù, che un ruolo d'importanza, soprattutto visto come Dio dà attenzione ad Eva e alle sue figlie.&nbsp;<br>Quindi, non solo la donna non è una fonte di rovina, ma è fonte di nobiltà e grazia.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-15 17:12:25 UTC</pubDate>
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         <title>Omicidio del terzo giorno</title>
         <author>sannaigabriele061</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2096530376</link>
         <description><![CDATA[<div>VITTIMA: Berengario<br>LUOGO DEL RITROVAMENTO: i <em>balnea</em>, dentro una vasca colma d'acqua<br>ORA DEL RITROVAMENTO: durante la notte, poco prima di <em>Mattutino</em><br>CAUSA DEL DECESSO: è molto probabile che sia morto per annegamento, poiché il viso presenta rigonfiamenti dovuti all'acqua<br>SOSPETTATI: Salvatore, Remigio da Varagine, poiché si sanno spostare con disinvoltura nel monastero anche quando c'è buio<br>CIRCOSTANZE: Alinardo, ripensando ai ritrovamenti dei cadaveri, elabora dei collegamenti con l'Apocalisse secondo San Giovanni, dove è scritto che allo squillo della prima tromba scesa grandine sulla Terra (Adelmo è morto durante una tempesta di neve), allo squillo della seconda tromba la terza parte dei mari sarà diventata sangue (Venanzio è stato trovato con la testa immersa in un secchio pieno di sangue). Allo squillo della terza tromba una stella ardente si abbatterà sulla terza parte dei fiumi e delle fonti, ed Alinardo è persuaso che qualcuno possa essere morto in circostanze di questo tipo, vale a dire in un ambiente acquoso. Questo porta Guglielmo a dedurre che, essendo Adelmo probabilmente morto suicida, l'assassino abbia tratto ispirazione dal primo decesso per provocarne altri secondo la simbolgia dell'Apocalisse. Adso, in virtù di questi ragionamenti, ipotizza che i <em>balnea</em> siano un possibile luogo di un nuovo delitto; infatti, Adso e Guglielmo trovano Berengario morto nei <em>balnea</em>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-15 18:04:45 UTC</pubDate>
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         <title>Quarto giorno</title>
         <author>malesoem</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-21 08:10:55 UTC</pubDate>
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         <title>Quinto giorno</title>
         <author>malesoem</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2104806794</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-21 08:11:09 UTC</pubDate>
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         <title>Il libro e i suoi significati - Quarto Giorno</title>
         <author>alicepacchiotti05</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2115355989</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel periodo “Dopo Compieta” del Quarto Giorno, Umberto Eco propone una riflessione profonda ed universale sul significato e sul valore dei libri.&nbsp;</div><div>Grazie al ritrovamento dei suoi «oculi de vitro cum capsula»  Guglielmo insieme al suo discepolo si dirige verso la misteriosa biblioteca, alla ricerca dell’ancor più misterioso libro di cui parla il manoscritto di Venanzio.&nbsp;</div><div>Nella biblioteca Guglielmo e Adso svolsero un lungo lavoro: come afferma lo stesso narratore «fu cosa assai lunga e noiosa», ma riuscirono a capire il meccanismo che regolava l’ordine dei libri.&nbsp;</div><div>Il torrione occidentale era contraddistinto dalla lettera rossa "H" e passando di stanza in stanza si trovava una sequenza di lettere: “HIBERNIA”. I libri erano dunque raggruppati in più aree: “ANGLIA”, “ROMA” e “LEONES”, le quali riproducevano «la mappa dell’universo mondo». Ad ogni area inoltre corrispondevano i libri provenienti da quel determinato luogo : Roma - i classici latini, Leones - i libri della menzogna.</div><div>Riferendosi a quest’ultimo, il novizio chiese come mai era stato posto tra le «falsità» anche un libro con un “unicorno”.&nbsp;</div><div>Ed è proprio in questo passaggio che Eco, attraverso Guglielmo, coglie l’occasione per inviare&nbsp; un messaggio a noi lettori e spiegare che i libri nascondono un significato intrinseco che noi dobbiamo cogliere: «i libri […] sono fatti per essere sottoposti a indagine. Di fronte a un libro non dobbiamo chiederci cosa dica ma cosa vuole dire».</div><div>Per questo ispirandosi all’epistola XIII dell’Alighieri, indirizzata a Cangrande della Scala, il maestro afferma che questi libri, che si trovano nel “LEONES”, celano una verità “morale, o allegorica, o anagogica, che rimane vera”. La verità letterale, invece, che comunque sostiene le altre tre, dipende da quale esperienza ha avuto origine la “lettera”.&nbsp;</div><div>Sono queste quattro “verità”, chiamate dal Sommo poeta come “significati”, che identificano un libro, un’opera.</div><div>Non a caso <em>Il nome della rosa, </em>come ho potuto cogliere fin dalle sue prime pagine, si lascia leggere secondo questi quattro sensi dell’allegorismo medioevale: romanzo storico e giallo, secondo l'interpretazione letterale; romanzo incentrato maggiormente sulla realtà contemporanea, secondo l'interpretazione allegorica e romanzo di idee logico-filosofiche, con particolari riferimenti al “Maestro di color che sanno”, secondo il livello morale.</div><div>Si potrebbe affermare che il senso anagogico, invece, ovvero il senso divino, rimane effettivamente vuoto: non vi può essere una verità assoluta, infatti, in questo labirintico e così attuale universo medievale in cui i segni sono lo strumento dell'orientamento umano.&nbsp;</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 08:08:03 UTC</pubDate>
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         <title>Un furto remoto </title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2115404673</link>
         <description><![CDATA[<div>Guglielmo e Severino ( l'erborista dell'abbazia) esaminano il cadavere di Berengario, trovato morto in una vasca, e scoprono che ha la lingua nera, cosa singolare per un annegato.&nbsp;<br>Discutono in seguito di veleni dolorosissimi e di un furto remoto.<br><br>Molti anni fa, Severino conservava in uno dei suoi scaffali una sostanza molto potente che gli era stata data da un confratello che aveva viaggiato paesi lontani. Erano incapaci di dire di quali erbe si trattasse eccetto che erano viscose e giallastre e che digerite sarebbero state mortali.<br>Il confratello conoscendo le conseguenze: un senso di grande spossatezza, una lunga paralisi di tutte le membra e la morte, la lasciò a Severino che interessato volle esaminarla.&nbsp;<br>Un giorno venne una bufera di vento e probabilmente Agostino, un novizio che aiutava Severino in quel momento, lasciò la porta dell'ospedale aperta. L'uragano non risparmio la stanza causando numerose perdite di erbe, ampolle e vari liquidi.&nbsp;<br>Riordinando le stanza si accorse che non c'era traccia dell'ampolla che il confratello li aveva donata.<br>Inizialmente l'erborista non si preoccupò e si convinse che forse la sostanza fosse andata persa con gli altri detriti.<br>Ma dopo che Guglielmo lo interrogo, Severino comincio a dubitare della colpa di Agostino.<br>L’esistenza di questa sostanza era nota sicuramente all’Abate e a Malachia, forse anche a Berengario e ad altri che erano nello scriptorium.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 09:25:22 UTC</pubDate>
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         <title>Omicidio del quinto giorno </title>
         <author>csantoro2006</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2115675717</link>
         <description><![CDATA[<div>VITTIMA: Severino da Sant'Emmerano&nbsp;<br>CHI L'HA RITROVATO: il capitano degli arcieri&nbsp;<br>LUOGO DEL RITROVAMENTO: nell’ospedale in un lago di sangue<br>ORA DEL RITROVAMENTO: la mattina&nbsp;<br>CAUSA DEL DECESSO: sfera armillare con cerchi di rame e d'argento, tenuta insieme da una più robusta intelaiatura di anelli di bronzo. Era stata vibrata da una forza sul cranio della vittima, nell'impatto molti cerchi più sottili si erano spezzati da un lato. &nbsp;<br>SOSPETTATI:<br>1.&nbsp;Malachia è accusato da Bencio, il quale testimoniava di averlo visto entrare nella stanza del delitto prima del celleraio. Guglielmo, provando a ricostruire, crede che Malachia potrebbe aver saputo del fatto che Severino era in possesso di un libro proveniente dalla biblioteca.&nbsp;<br>2. Remigio da Varagine poiché Alinardo l'aveva visto entrare nell'ospedale, ed è stato trovato dagli arcieri nel luogo di morte di Severino rovistando tra gli scaffali, in cerca di un libro.<br>ACCUSA: Bernardo accusa Remigio di due crimini, quello di eresia e quello di omicidio. A testimoniare contro di lui vengono chiamati Malachia e Salvatore, i quali sostengono l’accusa di eresia. Alla fine il cellario confessa sia di essere stato un dolciniano, sia di aver ucciso i quattro monaci dell'abbazia.<br>MOTIVO: Remigio ha ucciso Severino perché collezionava le erbe, mentre lui le mangiava sul monte Rebello.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 15:55:16 UTC</pubDate>
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         <title>Interrogatorio Remigio</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2117512422</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>ELEONORA</strong><br><br>Remigio viene interrogato da Bernardo Gui, il quale lo accusa della morte di Severino perché quella mattina è sato trovato nella stanza dove c' era la vittima, a rovistare tra gli scaffali alla ricerca di un libro.<br><br>DIFESA DELL'INTERROGATO: Giunti a metà dell'interrogatorio, Bernardo, per far dire a Remigio la verità, gli chiede se ha mai conosciuto fra Dolcino da Novara e se ha mai conversato con lui. L'interrogato si interrompe prima di rispondere, ma poi decide di confessare dicendo di averlo visto e di averci anche parlato quando era frate in un convento. Bernardo però capisce che sta mentendo e gli dice che in realtà lui faceva parte di un gruppo di fraticelli e si è unito ai dolciniani. Per dimostrare ciò fa entrare Salvatore, che confessa tutto, ovvero che incontrò Remigio nel gruppo dei dolciniani e con lui si salvò dalla battaglia di monte Rebello. Ammise anche che fra Dolcino diede delle lettere a Remigio, ma lui non sapeva nè per chi fossero e nè dove le doveva portare.&nbsp;<br>Bernardo a quel punto, contento di conoscere una parte di verità, fa entrare in aula Malachia, che arriva con Bencio. Egli rivela che le lettere dovevano essere consegnate al signor Bernardo e che egli era giunto nella stanza di Severino dopo che Remigio era stato scoperto.<br>Bernardo, sempre più confuso, chiede a Remigio cosa voleva da Severino. Egli però rimane smarrito,e , guardando Guglielmo, rivela un'altra parte di verità dicendo che pensava che , dopo la cattura di Salvatore, si doveva parlare ancora delle lettere.<br>Egli però si rende conto di essere stato ingannato e cerca di giustificare la sua rivelazione dicendo&nbsp; che, quando aveva sentito parlare Guglielmo e Severino di quelle carte, aveva pensato che Malachia se ne fosse sbarazzato e le avesse date a Severino. Egli, volendo distruggerle, era andato nella stanza di Severino, che era già morto, per frugare tra le sue cose.<br><br>Bernardo a quel punto chiede a Malachia di ripetere ciò che gli ha confessato quella mattina, ed egli&nbsp; confessa che Remigio aveva iniziato ad occuparsi delle cucine, ed essendo lui (Malachia) l'incaricato della chiusura dell'Edificio aveva conosciuto Remigio. Egli gli aveva raccontato di tenere con sè dei documenti greci che non dovevano finire in mani sbagliate e gli aveva chiesto se poteva conservargliele. Malachia aveva accettato la proposta e li aveva collocati nella biblioteca, ma quella mattina li aveva consegnati al signor inquisitore, che li aveva chiesti.<br>Bernardo decide dunque di mandare via Malachia, e, rvolgendosi a Remigio, gli chiede se riconosce le carte come di sua proprietà. Remigio inizialmente non risponde, ma poi rivela che da giovane si era unito alla banda di fra Dolcino , e per sua richiesta, aveva consegnato le lettere ad alcuni seguaci di Bernardo, tra cui Bertrando, a Bologna.<br>Bernardo allora, vicino alla confessione dell' interrogato, gli chiede di confessare di essere stato nella setta di Dolcino e di aver ucciso Severino.<br>Remigio, stanco dell'inteerogatorio, rivela la verità dicendo di essere stato con Dolcino&nbsp; e di aver ucciso Severino perchè collezionava le erbe, quando lui si trovava sul Monte Rebello.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-28 16:07:42 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>IV giorno, Prima: Guglielmo interroga Salvatore e Remigio</title>
         <author>sannaigabriele061</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2117645064</link>
         <description><![CDATA[<div>Manca poco all'arrivo degli inquisitori ecclesiastici.<br>Secondo Guglielmo, è ormai appurato che esista un'Abbazia diurna e una notturna, quest'ultima, purtroppo, più interessante per le indagini, perché di notte si consumano omicidi e altri episodi assai poco conformi al luogo.&nbsp;<br>Dopo l'omicidio di Berengario, Guglielmo individua due sospettati, Salvatore e Remigio, i quali vengono prontamente interrogati.&nbsp;</div><div>Dapprima, Guglielmo si occupa di Salvatore, chiedendogli informazioni su una donna veduta aggirarsi nottetempo per l'Abbazia. Salvatore cerca di aggirare la domanda, ma quando Guglielmo si fa più aggressivo, capisce che è il caso di rivelargli la verità. Allora, Salvatore racconta che, per dilettare il cellario, gli procurava fanciulle dal villaggio, facendole accedere all'Abbazia durante le ore notturne, assicurando a Guglielmo la sua buona fede nel compiere tali azioni, per il fatto che non trovasse piacere nel rimediare qualche soddisfazione alle sue passioni.<br>Ma quando Guglielmo chiede <em>ex abrupto</em> a Salvatore se aveva conosciuto Remigio prima o dopo essere stato con fra Dolcino, questi implora Guglielmo di risparmiarlo dagli inquisitori. Guglielmo accetta la richiesta di Salvatore e passa ad interrogare Remigio, che per compito deve aggirarsi per l'Abbazia di notte; questo aspetto costituisce la prima domanda di Guglielmo, alla quale Remigio fornisce una vaga risposta. In seguito, Guglielmo cambia brutalmente discorso, chiedendogli informazioni sul villaggio, le quali, in ritorno, gli risultano poco chiare, ma accenna di aver capito. Tuttavia, quello che interessa a Guglielmo riguarda non tanto tutti gli abitanti del villaggio, bensì le <em>mulieres pauperes in villulis</em>, delle quali si dice che siano tentate maggiormente dai peccati carnali; Remigio non ha molto da dire in merito. Cionondimeno, egli rivela che, secondo alcune voci, Berengario fosse mosso da lussuriosi desideri verso persone del suo medesimo sesso. Ma secondo Guglielmo si è tutti peccatori e, per tanto, non è bene guardare la pagliuzza nell'occhio del fratello quando non si vede la trave che si ha nel proprio (cit. Mt, 7, 1-5).<br>A un certo punto, Remigio decide di parlare del suo passato insieme a fra Dolcino e compagni, con i quali conduceva una vita semplice e libera.<br>Dopo questa digressione, Remigio fornisce informazioni sull'omicidio di Venanzio, il cui cadavere era stato ritrovato da lui stesso nelle cucine con una tazza rotta e del liquido (probabilmente dell'acqua) a fianco. Dunque, Venanzio potrebbe essere stato avvelenato, viste le tracce nere constatate su lingua e dita in precedenza, nonché nessun apparente segno di lotta rinvenuto da Remigio, il quale preferì non dire niente sull'accaduto, poiché avrebbe dovuto ammettere di aver vagabondato per l'Abbazia di notte ed ormai per Venanzio non c'era più niente da fare. Decise di aspettare la mattina seguente e rimase sconvolto nell'apprendere che il cadavere era stato trovato nella giara.<br>Guglielmo, in virtù di quanto detto da Remigio, ipotizza che sia stato Malachia a uccidere Venanzio, ma Remigio gli consiglia piuttosto di sorvegliare Bencio e assicura la sua collaborazione a Guglielmo, che lo ringrazia e lo congeda.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-28 17:14:28 UTC</pubDate>
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         <title>Temi: Quarto giorno</title>
         <author>elisabettamuggittu</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2117704799</link>
         <description><![CDATA[<div>Al preludio del Quarto giorno Guglielmo, Adso e Severino esaminano il cadavere di Berengario. Con l'aiuto di quest'analisi scoprono che il cadavere ha la lingua nera, e discutono sui vari veleni mortali. <br>Da questo dialogo si scopre di un furto all'erboristeria di Severino.<br><br>In seguito Adso e il suo maestro si recano ad interrogare Salvatore. Grazie alla sua arte retorica, Guglielmo riesce ad avere delle informazioni sul cellario, con cui andarono a parlare subito dopo. <br>Il celleraio confessa di sapere dove e quando è morto Venanzio. Dice che era entrato in cucina dopo compieta per cercare del cibo e vide il cadavere con affianco una tazza infranta. Ma Remigio era andato via a fermare Salvatore per non far entrare la ragazza dalle mura e la mattina seguente i porcai trovarono il cadavere nella giara. <br><br>Guglielmo trova le sue lenti e riesce a decifrare gli appunti di Venanzio, anche se questi rimangono indecifrabili. <br><br>Adso pensava e vedeva ancora «l'immagine della fanciulla, bella e terribile come esercito schierato in battaglia». <br><br>Durante <em>Sesta </em>Adso si reca a cercare tartufi&nbsp; con Severino e dei porcai. Qui vede arrivare la delegazione dei frati minori e corre verso il monastero per avvertire Guglielmo.&nbsp;<br><br>Arriva poi la seconda delegazione, quella del papa. Durante i saluti il narratore descrive la figura di Bernardo Gui. Quest'ultimo passa la giornata ad indagare per risolvere gli omicidi.<br><br>Dalla conversazione con Alinardo si deduce che ci sta per essere un altro morto. Guglielmo spiega ad Adso il suo metodo di «allineare tanti elementi sconnessi e fingere delle ipotesi».&nbsp;<br><br>Dopo la cena Adso vede sgattaiolare Salvatore con un fagotto in mano e lo segue chiedendogli cos'ha nel fagotto.&nbsp;<br>Questo gli racconta della magia per far innamorare una donna, uccidendo un gatto nero e cavandogli gli occhi per metterli in due uova di gallina nera e porle nello sterco di cavallo.&nbsp;<br><br>Adso e Guglielmo rientrano nel labirinto e iniziano a capirne lo schema, secondo cui la biblioteca era costruita con «l'immagine dell'orbe terraqueo».&nbsp;<br>Scoprono inoltre l'assenza della stanza eptagonale di un torrione e suppongono che sia murata.&nbsp;<br>Adso trova un libro che tratta dell'amore e, dopo un breve momento di incertezza, si convince di non essere ossessionato dalla ragazza.<br><br>Salvatore e la fanciulla, dei pensieri di Adso, vengono scoperti. Bernardo definisce la fanciulla una strega, perché portava con se un gatto e un gallo nero, che sarà bruciata al rogo.&nbsp;<br>Adso rimane sconvolto. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-28 17:44:17 UTC</pubDate>
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         <title>SARA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2117996767</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-03-28 20:44:17 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot;sono stato naturalmente sedotto&quot;- quarto giorno </title>
         <author>ninaadrotcastorina734</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2118115297</link>
         <description><![CDATA[<div>(BOZZA DA FINIRE X 29.03)<br><br>Adso era andato a confessarsi, ma dopo essere uscito dal confessionale si rese conto di non essersi liberato del tutto dai suoi peccati. Era il volto della fanciulla "bella e terribile come esercito schierato in battaglia"&nbsp; che aveva a mala pena intravvisto nella cucina a la sera prima ad accompagnarlo ovunque: la vedeva nei rami dell'albero spoglio che palpitavano leggermente quando un passero initirizzito volava a cercarvi rifugio; la vedeva negli occhi delle giovenche che uscivano dalla stalla, e la udiva nel belato degli agnelli che incroviavano il suo errare. Adso per liberarsi della presenza di questa donna, riflette sul come avrà potuto lasciarsi sedurre dalla passione amorosa e sulle sue emozioni.<br><br>Il nostro novizio benedettino si è innamorato, ne è appagato ma allo stesso tempo ne soffre. Adso decise di non nascondersi a se stesso, di non negare a se stesso la verità di quanto sentiva il bisogno di non dimenticare il volto della fanciulla, perché sapeva di desiderare di vederla apparire ad ogni istante.&nbsp;</div><div><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-28 22:59:50 UTC</pubDate>
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         <title>5° giorno: temi</title>
         <author>eliiiiiiiii</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2118119607</link>
         <description><![CDATA[<ul><li>&nbsp;Nella mattinata del quinto giorno ha luogo la discussione tra le due delegazioni, quella francescana e quella papale.</li><li>&nbsp;L’Abate inizia una discussione sulla povertà di Cristo che dà in seguito vita ad una grande lite, nella quale vi sono anche scontri fisici.</li><li>Mentre l’incontro procede, anche se in maniera disordinata, Guglielmo ed Adso si allontanano per parlare a Severino, il quale comunica loro di aver trovato il libro che era stato portato via a Venanzio da Berengario.</li><li>Guglielmo torna al luogo della discussione ma prima incarica Adso di seguire Jorge che aveva sicuramente sentito ciò di cui parlavano.</li><li>Alla fine Adso si ritrova a seguire Severino ed a scontrarsi con Bencio.</li><li>Ad un certo punto, entra in sala il capitano degli arcieri che comunica a Bernardo che è successo nuovamente qualcosa di terrificante.</li><li>Il corpo di Severino si trova nell’ospedale, Guglielmo manda tutti fuori dalla stanza e, insieme ad Adso, si dedica alla ricerca del libro di cui Severino gli aveva parlato, prima di morire, che scopre in seguito essere quello arabo. Nonostante la lunga ricerca i due non lo trovano.</li><li>Nel mentre, un’accusa è in corso contro Remigio a causa dei suoi peccati più grandi: eresia ed omicidio. L’accusa di eresia viene sostenuta da Malachia e Salvatore.</li><li>Remigio finisce per confessarsi ed ammettere di essere stato l’assassino dei tre monaci. Bernardo decide di mandarlo ad Avignone per eseguire il processo.</li><li>Durante la cena del quinto giorno, dopo aver tentato di convincere Michele a restare e non partire, Guglielmo parla con Bencio che lo informa di aver prestato il libro a Malachia.&nbsp;</li><li>Infine Jorge esprime la sua opinione sull’abbazia che non è, secondo lui, luogo di ricerca.</li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-28 23:05:22 UTC</pubDate>
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         <title>4° giorno: la ragazza</title>
         <author>eliiiiiiiii</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2118150858</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel terzo giorno del “Nome della Rosa” compare un nuovo personaggio che torna nel quarto giorno:  una ragazza. Ella abita nel villaggio vicino ed entra ogni notte di nascosto nell’ abbazia per soddisfare i piaceri sensuali di Salvatore e di Remigio in cambio del cibo necessario per nutrire tutta la sua famiglia. Una sera accadde però che Adso venne a conoscenza del patto ma, non appena incontrata la ragazza, se ne innamora follemente. Egli non riesce a non pensare a lei ed alla notte passata in sua compagnia. La sera del quarto giorno però egli vede Severino camminare ansiosamente con un fagotto in mano; dopo avergli domandato cosa fosse, quest’ultimo gli risponde che si tratta di una magia intenta a far innamorare una donna. Al suo ritorno viene però sorpreso insieme alla ragazza che teneva in mano un gallo nero.&nbsp; Bernardo, molto preoccupato da ciò, decide di condannare la fanciulla al rogo poiché pensa sia una strega. Dopo questo evento Adso è pietrificato, hanno ucciso la ragazza che, anche se la conosceva da poco, amava.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-28 23:42:10 UTC</pubDate>
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         <title>Alice A.</title>
         <author>andolinaali</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2118712224</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div>IL COLPO DI SCENA <br>Nella sala capitolare dell’abazia avviene un famoso convegno tra francescani e rappresentanti del papa, che, nonostante dovesse essere una riunione pacifica, sfocia poi in uno scontro verbale e fisico. In quella situazione Guglielmo e Adso scelgono di uscire per parlare con Severino (frate erborista) di nascosto e a bassa voce cosicché nessuno potesse sentirli. Quest'ultimo racconta di aver trovato tra i libri del laboratorio il libro che Berengario aveva sottratto dal tavolo di Venanzio e lo prega di andare con lui a vederlo. Tuttavia Guglielmo in quel momento, essendo atteso nella sala capitolare, dice a Severino di chiudersi dentro il laboratorio e di aspettarlo, mentre ordina ad Adso di seguire Jorge, che intanto probabilmente aveva udito la loro conversazione. Ma Adso, vedendo Jorge andare da un’altra parte e vedendo il cellario seguire furtivamente Severino, decide di pedinare il secondo fino alla porta chiusa dell’ospedale. Allora, mentre il cellario si dirige verso la cucina, Adso ritorna nella sala capitolare e si scontra con Bencio che gli chiede se Severino abbia trovato qualcosa lasciato da Berengario e successivamente Adso riferisce a Guglielmo tutto quanto. Dunque riprende il dialogo tra le due delegazioni e questa volta interviene Guglielmo ad esporre le tesi dei teologi imperiali, dicendo che il papa non ha alcun diritto ad intromettersi nelle cose secolari e che quindi non può mandare al rogo gli eretici, ma può solo segnalare la cosa all’imperatore, che li punirà nel caso abbiano nociuto ad altre persone. Terminato il suo discorso, entra il capitano degli arcieri che sussurra qualcosa a Bernardo, questo dice a tutti che era capitato qualcosa di brutto. Il primo pensiero di Guglielmo ricade su Severino. Ed ecco lì il colpo di scena, il corpo di Severino, con la testa fracassata da una sfera armillare, si trova nell’ospedale in un lago di sangue. &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-29 06:24:15 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Severino è l’erborista dell’abbazia. Cerca sempre di aiutare Guglielmo, ma quando ritrova il libro viene scoperto e viene ritrovato assassinato nel suo laboratorio insieme a Remigio che viene fatto processare da Benardo che credeva di aver risolto il caso. Nel suo laboratorio ha molte erbe e piante medicinali e di questo ha un’interessante discussione con Guglielmo, dimostrando di avere una grande conoscenza su di esse e una grande cultura in generale. Egli fornisce a Malachia sostanze che provocano visioni per i tranelli della biblioteca.  </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[Pierpaolo]]></description>
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         <pubDate>2022-03-29 06:46:28 UTC</pubDate>
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         <title>Sogno e visione di Adso</title>
         <author>elisabettamuggittu</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2125816247</link>
         <description><![CDATA[<div>Umberto Eco ama giocare con la fantasia, la realtà e la credenza. <br>L'intero <em>Nome della rosa</em> è un insieme di questi tre. <br>Così nello stile tipico dell'autore viene raccontata la visione, o il sogno, di Adso, l'ingenuo novizio. <br>Una visione con stile iperbolico, un racconto con ritmo crescente causato dal contesto in cui sembra che quello accaduto nel corso dei millenni si sia «dissolto nelle sue parti» fino a disporsi nella cripta, tra peccati mortali e azioni irrazionali. <br> Leggendo le poche pagine ci si confonde tra i tre pilastri: la realtà, come San Francesco; la fantasia, che si esprime quando ogni santo divora un animale differente; la credenza, Gesù che «rimase digiuno per quaranta giorni e quaranta notti». <br>Dall'azione di un unico personaggio ne deriva un susseguirsi di altre. <br>Le azioni compiute dai santi vanno contro ogni comandamento religioso, la dimensione gerarchica tra i personaggi è totalmente ribaltata ed emerge lo stile comico del narratore che raggiunge i limiti dell'assurdo. Provocando una satira e una parodia dei testi biblici, prendendo ispirazione dal <em>Cena Cypriani</em>, un racconto risalente al Medioevo in cui viene utilizzato lo stesso stile.&nbsp;<br>Tutti gli elementi presenti nel sogno derivano dai fatti e dalle emozioni provate da Adso a causa degli ultimi accadimenti: la fanciulla nera come un gatto che porta una gallina anch'essa nera, l'immagine della cripta in cui era stato poco tempo prima e delle sue reliquie, il finis Africae.&nbsp;<br>Nella visione Eco rende tutta questa confusione un unico corpo fatto di molteplici forme che diventano «immagine del proprio contrario», così che il paradiso diventi inferno e viceversa.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-01 17:32:49 UTC</pubDate>
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         <title>Nei labirinti e nelle &quot;liste&quot; di Eco e Calvino - Sesto Giorno</title>
         <author>alicepacchiotti05</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2126312537</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Il nome della rosa</em> è costruito sul continuo tentativo, da parte di Eco, di classificare e catalogare i vari concetti e contenuti del libro attraverso l’utilizzo di liste, archivi, cataloghi, collezioni.</div><div>L’elencazione talvolta caotica o talvolta ordinata di oggetti, cose, persone, fenomeni, costituisce uno degli aspetti tipici della narrativa de <em>Il nome della rosa</em>.&nbsp;</div><div>Un esempio di questa tecnica narrativa è ben rappresentato nel sesto giorno nell’episodio della «visione o sogno che dir si voglia» di Adso.&nbsp;</div><div>Durante un grandioso simposio, partecipano i personaggi del manoscritto e i personaggi della Bibbia, si servono le portate della cena, dopodiché avviene un furto, si scopre il colpevole e lo si giustizia.&nbsp;</div><div>L’andamento del testo che descrive il sogno è una lunga lista, che accosta personaggi biblici e personaggi del manoscritto a oggetti, piatti, azioni, a seconda dei casi, seguendo sempre il criterio della citazione o del riferimento a qualche elemento caratterizzante la storia del personaggio.&nbsp;</div><div>Il massimo esempio è rappresentato dalla figura di Gesù che «spezzò il pane» e lo distribuì ai suoi discepoli, rimase poi «digiuno per quaranta giorni e quaranta notti».&nbsp;</div><div>In questo senso, a mio parere, <em>Il nome della rosa </em>può essere<em> </em>accostato al romanzo <em>Se una notte d’inverno un viaggiatore </em>di Italo Calvino, che è costruito su una “lista di libri” con cui il lettore deve prima poi fare i conti nella sua vita.</div><div>Basti leggere il primo capitolo per cogliere a pieno la tecnica narrativa fatta di classificazioni ed elencazioni: «Libri Che Puoi Fare A Meno Di Leggere, I Libri Fatti Per Altri Usi Che La Lettura, I Libri Già Letti Senza Nemmeno Bisogno D’Aprirli In Quanto Appartenenti Alla Categoria Del Già Letto Prima Ancora D’Essere Stato Scritto».</div><div>Questa tecnica narrativa utilizzata dai due autori ha la funzione di stimolare il lettore che inizialmente rimane disorientato davanti ad una elencazione estrema, ma lo costringe poi a “porre ordine” e quindi a capire dove finisce il libro e dove invece inizia la realtà.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-02 07:25:01 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title></title>
         <author>andolinaali</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2126321471</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel sogno di Adso troviamo in particolare una frase in volgare pronunciata da un capo di una brigata che voleva rendere omaggio all’abate :&nbsp; "Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti". La traduzione è:&nbsp; “So che quelle terre, per quei confini che qui si contengono, le possedette per trenta anni la parte di S. Benedetto”.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Questa non è una frase inventata da Umberto Eco, bensì risale al marzo del 960 dopo Cristo e fu una frase detta in una sentenza di un tribunale lombardo che riguardava una lite per i confini di una proprietà che, per la prima volta, sancì la fine del latino anche nei testi ufficiali, in favore della’’ lingua del volgo’’, ovvero il volgare.&nbsp; L'importanza del Placito Capuano (nome dato successivamente) sta proprio nel fatto che si tratta del primo documento in linea temporale scritto in volgare.<br>Ma perché Umberto Eco scelse di inserire questa frase nel suo libro?&nbsp;<br>Non abbiamo reali certezze, sappiamo solo che prima di iniziare la stesura vera del romanzo Eco studiò intensamente le ambientazioni medievali, dalle strutture delle abbazie e dei monasteri ai nomi dei monaci benedettini, quindi potremmo ipotizzare che l’abbia fatto per far comprendere l’importanza di questo documento soprattutto in un contesto come quello medievale.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-02 07:46:55 UTC</pubDate>
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         <title>la chiave di volta</title>
         <author>andolinaali</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2126374161</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante la sesta giornata, un avvenimento che potrebbe sembrare casuale o non del tutto utile diventa la chiave di volta per risolvere il mistero.&nbsp; Adso si trova nella chiesa per pregare per l’anima di Malachia, ed è proprio ascoltando il ‘dies irae’, che ‘’cade esausto in un agitato torpore’’. In questo suo sogno o visione, che sia, Adso si trova in una scala stretta che, scendendo, diventa sempre più ampia, fino a quando riconosce la cucina dell’edificio, ma davanti a sé tutto scompare e riappare rapidamente, le pentole ribollenti che lanciano fumo, i cuochi che lanciano spiedi per aria e ad un tratto una torma di nanerottoli con la testa grande a forma di pentola entrano di corsa e lo spingono verso il refettorio. Le pareti della sala sono parate a festa, al centro della tavola si trova l’abate, accanto a lui Jorge beve un boccale di vino e il cellario legge da un libro i brani del vangelo. Un sogno con la trama del ‘Cena Cypriani’, (un racconto nato in Europa nel Medioevo), ma che ha come protagonisti le persone conosciute nell’abbazia, ogni personaggio da Adelmo in poi si presenta con lo stesso comportamento che avrebbe avuto in vita.&nbsp;<br>Un sogno confusionario, irreale ma che andrà fortificare l’ipotesi di Guglielmo sul fatto che Adelmo, Venanzio e Berengario siano morti dopo aver letto lo stesso libro. Tutto ciò grazie ad una frase alla fine del sogno, pronunciata da Adso ‘voglio vedere anch’io cosa c’è nel finis Africae’.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-02 09:41:58 UTC</pubDate>
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         <title>La sesta tromba </title>
         <author>csantoro2006</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2127063182</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante il mattutino, Malachia cade morto a terra, non prima di mormorare poche parole sembranti prive di senso: «Me lo aveva detto... davvero... aveva il potere di mille scorpioni...».&nbsp;<br>Questo fa immediatamente ripensare a Guglielmo e ad Adso alla quinta tromba, che afferma appunto «l'uscita delle locuste che tormenteranno gli uomini con un aculeo simile a scorpioni.»<br>Il novizio, tra l'altro, aggiunge: «La sesta tromba, annuncia cavalli con teste di leoni dalla cui bocca esce fumo e fuoco e zolfo, montati da uomini coperti di corazze color fuoco, giacinto e zolfo.»<br>Alcuni aspetti riportati durante il racconto del sogno successivamente fatto da Adso vanno a definire la visione, come afferma lui stesso, «multiforme e illogica». Infatti, pur presentandosi come una visione del mondo distopica, che riflette le emozioni accumulate durante i giorni trascorsi, è necessario interpretarlo, come si farebbe con le scritture: «Un sogno è una scrittura, e molte scritture non sono altro che sogni.»<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-03 10:24:40 UTC</pubDate>
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         <title>Sesto giorno</title>
         <author>malesoem</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-04-04 20:31:59 UTC</pubDate>
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         <title>BRAVI!!!</title>
         <author>malesoem</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-04-04 20:35:36 UTC</pubDate>
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         <title>IL FINIS AFRICAE</title>
         <author>littaeleonora</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2134757622</link>
         <description><![CDATA[<div>Dopo compieta Adso e Guglielmo decidono di seguire Abbone per scoprire il segreto su come entrare nel Finis Africae.&nbsp;<br>Abbone entra nell'ossario e i due decidono di aspettarlo per vedere cosa fa dopo essere uscito. Dopo essere stati un'ora ad aspettare, Guglielmo decide di raggiungere le stalle. Arrivati lì Adso riconobbe subito la figura di Brunello vicino al terzo cavallo della fila, che quando li vede nitrisce. Guglielmo "risponde" sorridendo e dice :"Tertius equi". Guglielmo inizialmente non capisce e gli chiede di ripetere ciò che ha detto, al che Adso risponde dicendogli che Salvatore voleva fare qualche magia con quel cavallo e con il suo latino lo stabiliva come "Tertius equi", che corrisponde alla U.&nbsp; Guglielmo continua a non capire e chiede al ragazzo cosa abbia detto. Adso lo tranquillizza dicendogli che in realtà nel buon latino il significato di "Tertius equi" non é "Terzo cavallo", ma "il terzo del cavallo", o anhe la terza lettera della parola "cavallo", ma secondo lui è una sciocchezza, Guglielmo invece rimane felicemente colpito da queste sue parole ordina al ragazzo di correre alla sua cella per recuperare tutti i lumi che trova.&nbsp;<br>Recuperati i lumi, Guglielmo li utilizza per leggere meglio le pergamene di Venanzio e scopre che in realtà la frase "primum et septimum de quatuor" non significa "il primo e il settimo dei quattro, ma DEL quattro, ovvero della parola quattro. Adso ancora non comprende, ma poi gli vengono in mente le parole scritte sopra allo specchio.&nbsp;<br>A quel punto decidono di andare nel cunicolo sotterraneo per salvare la vita "di uno che non se lo merita". Arrivati davanti alla porta sentono dei rumori e decidono di scoprire da dove provengano. Arrivano nella stanza dello specchio e illuminano i versetti che lo sovrastano. Il versetto recitava queste parole "super thronos viginti quatuor". Adso capisce che bisogna spingere sulla Q o sulla R e decide di agire, rischiando però di bruciare la biblioteca.<br>Guglielmo prende il suo posto e spinge sia sulla Q che sulla R e a quel punto scoprono che lo specchio è in realtà una porta. Guglielmo cerca di inserirci una mano e scopre insieme ad Adso di essere penetrato finalmente nel Finis Africae.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 14:53:22 UTC</pubDate>
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         <title>INCONTRO NICOLA E GUGLIELMO </title>
         <author>sararattal14</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2134987502</link>
         <description><![CDATA[<div>nel sesto giorno, in PRIMA, Umberto Eco racconta dell'incontro tra Nicola (il vetraio) e Guglielmo.<br>Dopo la morte di Malachia vengono nominati il nuovo cellario e il "bibliotecario" (più che bibliotecario direi guardia) temporanei e Nicola prende le vesti da cellario.<br>Guglielmo voleva parlare con Nicola, solo che egli era molto indaffarato ma riuscì a ritagliarsi un poco di tempo per parlargli. Condusse lui e Adso nella cripta in cui si custodivano le ricchezze dell'abbazia. Nicola iniziò chiedendogli che tipo era Malachia e Nicola gli rispose che poteva sembrare un tipo pensoso ma che in realtà era uno semplice e addirittura per Alinardo era uno sciocco.&nbsp;<br>"Alinardo serba rancore a qualcuno per un avvenimento lontano, quando gli era stata negata la dignità di bibliotecario" afferma Nicola e spiega che in passato ci fu un'ingiustizia nei confronti di Alinardo, ma ritornando a Malachia, in passato giravano voci sul fatto che Malachia affermava di sapere il greco e l'arabo quando non era vero e che egli era solo il cane da guardia della biblioteca mentre se si voleva sapere qualcosa di un libro si andava da Jorge.<br>Guglielmo domandò chi possedeva ora, dopo la morte di Malachia e Berengario, i segreti della biblioteca.&nbsp;<br>"L'Abate, e l'Abate dovrà ora trasmetterli a Bencio... se vorrà..." rispose Nicola. A quel "se vorrà" Guglielmo ne chiese il perché e Nicola gli spiegò che Bencio era ancora troppo giovane ed era stato nominato aiuto bibliotecario che era diverso da bibliotecario perché quest'ultimo sarebbe diventato Abate. Al che Gugliemo domanda se l'Abate fosse stato un bibliotecario : "No, Abbone,no." rispose Nicola.&nbsp;<br>Egli non fu mai stato bibliotecario ma divenne abate grazie a una sua grande impresa: curò il trasporto del corpo di san Tommaso "giù per la scala di una torre da dove il cadavere non riusciva a passare". Quindi per riassumere un po', istruire Bencio voleva dire designarlo suo successore, un ragazzo sconsiderato che veniva dall'estremo Nord e che quindi non poteva saperne di questo paese. Ma cosa centra il fatto che venisse dall'estremo Nord? Anche Malachia e Berengario non erano italiani. Nicola spiegò che da un po' di tempo gira voce che l'abbazia non segua più le tradizione perché il bibliotecario era sempre stato italiano e aggiunse anche un'ipotesi, a bssa voce, come se non volesse dirla : "Malachia e Berengario sono morti, forse, perché non diventassero abati" ma subito si zittì e iniziò a dire di come stesse ricadendo una disgrazia sull'abbazia e sul com'era in passato, mostrando tutti gli oggetti di valore, che non erano pochi, a Guglielmo e Adso.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 17:02:27 UTC</pubDate>
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         <title>Temi del sesto giorno</title>
         <author>insonne</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2135123009</link>
         <description><![CDATA[<div>• Sparizione di Malachia al risveglio per cui insorge un panico collettivo dissolto dal suo arrivo poco dopo, ciò non dura molto perché Malachia, una volta arrivato in chiesa, cade a terra morente.<br><br>• Le ultime parole di Malachia.<br><br>• Nomina di Nicola come nuovo cellario, chiusura della biblioteca da parte dell'Abate, brama da parte del gruppo degli Italiani di deporre l'Abate.<br><br>• Accesso di Guglielmo e Adso alla cripta grazie a Nicola, quest'ultimo racconta il meccanismo attraverso cui un bibliotecario diventa Abate.<br><br>• Visione di Adso in chiesa mentre prega per Malachia.<br><br>• Riflessione tra Adso e Guglielmo sulla visione avvenuta precendetemente.<br><br>• Analisi da parte di Guglielmo del catalogo dei libri da cui vengono svelati molteplici indizi, preoccupazione di Bencio per la sua vita.<br><br>• Guglielmo illustra all'Abate le nuove ipotesi, Abbone lo congeda, decisione di Guglielmo di scopire il mistero dell'abbazia la stessa notte, l'Abate inizia a cercare di ostacolarlo.<br><br>• Assenza di Jorge in chiesa durante il vespro, chiaro nervosismo dell'Abate che ordina a tutti di non aggirarsi di notte nell'abbazia, disobbedienza da parte di Guglielmo e Adso.<br><br>•&nbsp;Movimenti insoliti nell'abbazia dopo compieta, citazione di Salvatore da parte di Adso ("tertius equi"), lampo di genio di Guglielmo, risoluzione della frase enigmatica di Venanzio nel "finis Africae", presenza di qualcuno rimasto intrappolato nel tentativo di raggiungere il libro.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 18:23:49 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>omicidio del sesto giorno: la morte di malachia </title>
         <author>ninaadrotcastorina734</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2135213955</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel periodo "mattutino" del quinto giorno, muore un altro personaggio: Malachia.&nbsp;</div><div><br></div><div>Dovendo assistere alle messe mattutine, Adso e Guglielmo si dirigono verso&nbsp; la chiesa ancora fredda. Una volta arrivati là, si uniscono agli altri per la preghiera. Notano l’assenza di Malachia vedendo il cieco Jorge molto agitato, di solito indecifrabile, le sue mani irrequiete e nervose cercavano la presenza di Malachia. Jorge continuava a tastare la sedia vuota,i suoi occhi di solito bianchi erano immersi nell'ombra con le mani “interrogava il buio"&nbsp; disperatamente fino all’arrivo di Malachia. Dopo avere finalmente toccato Malachia che era appena arrivato, Jorge tolse immediatamente la sua mano come se non fosse successo nulla. Poco dopo la fine del primo canto, Malachia cade pesantemente in avanti, Guglielmo salto’ dalla sua sedia per andare da lui. I suoi occhi erano ancora aperti, e filino d’aria usciva ancora dal suo naso. Ma riesce a dire le sue ultime parole: “Me lo aveva detto… davvero… aveva il potere di mille scorpioni” e si addormenta per sempre. Guglielmo si chinò un’ultima volta sul cadavere e noto che i polpastrelli delle prime tre dita erano scuri, come le vittime precedenti.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 19:26:44 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Le conseguenze dell&#39;omicidio di Malachia</title>
         <author>sannaigabriele061</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2135302321</link>
         <description><![CDATA[<div>La morte di Malachia genera una serie di provvedimenti che non erano stati ritenuti necessari fino a questo momento. L'Abate, infatti, decide di far assumere a Nicola le funzioni di Remigio, chiedendogli di provvedere un sostituto alle fucine, mentre Bencio dovrà occuparsi dell'apertura dello <em>scriptorium</em>, nonché assicurarsi che nessuno salga in biblioteca da solo.&nbsp;<br>Nel coro rimane un piccolo gruppo formato da Alinardo, Pacifico da Tivoli, Aymaro d'Alessandria e Pietro da Sant'Albano, che intrattengono una conversazione con Guglielmo scambiandosi i loro sospetti. Chi pensa che ormai l'Abate debba essere sostituito, chi riflette sulle dinamiche degli omicidi, con particolare riferimento all'Apocalisse secondo San Giovanni, com'era stato fatto per l'omicidio di Berengario e si cercano di predisporre dei controlli in base alle conoscenze di quanto accade ad ogni squillo delle sette trombe angeliche, collegando gli avvenimenti del testo biblico con i luoghi dell'Abazia; tuttavia, questa volta si aggiunge l'ipotesi che venga ucciso soltanto chi conosce il greco, se si esclude Adelmo, e, da ultimo, comincia a farsi strada l'idea secondo la quale ci sia più d'un assassino.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 20:42:50 UTC</pubDate>
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         <title>Un amore impossibile </title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2135331499</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div>Nella giornata precedente la ragazza viene ingiustamente accusata di stregoneria. Guglielmo prova a consolare Adso, disperato perche non vuole vedere la donna che ama morire nonostante fosse innocente. &nbsp;<br>La giovane viene messa al rogo e bruciata viva, è probabilmente una delle morti più atroci, tutto questo sotto gli occhi sofferenti di Adso, che dopo avere visto la scena, scoppio inverecondamente in singhiozzi e fuggi nella sua cella.<br>Adso si sentiva corresponsabile, perché sul rogo bruciava non solo la ragazza amata ma anche il peccato che lui aveva commesso con lei. &nbsp;</div><div>Dopo avere visto il suo unico amore terreno diventare fiamma, Adso si senti cosi impotente che non posse nemmeno lamentarsi invocando il suo nome, che del resto non conosceva nemmeno.</div><div>"Scoppio a piangere", una reazione insolita per i canoni degli uomini dell'epoca. Adso fa emergere il fatto che era vietato piangere perché era scritto nei romanzi cavallereschi, perché gli uomini non dovevano piangere. I valori e gli ideali cavallereschi sono: la prodezza, l’onore, la fedeltà, il coraggio, la lealtà e la nobiltà d’animo.&nbsp;<br>La figura di Adso ci appare come un uomo fragile o semplicemente come une uomo, con emozioni e paure?</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 21:12:41 UTC</pubDate>
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         <title>Le torture dal medioevo-oggi</title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2135362128</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel quinto giorno nella nonna parte, si assiste all'interrogatorio del celleraio orchestrato da Bernardo.&nbsp;<br>L'accusato richiede delle prove su quello che l'ispettore avanza e è qui che entra Salvatore, di cui volto era di solito orribile ma che quel giorno particolarmente sfigurato.&nbsp;<br>Guglielmo nota subito che l'uomo appena arrivato si era fatto torturare.<br><br>Nei secoli bui del Medioevo, al fine di estorcere una confessione, i presunti colpevoli venivano sottoposti a terribili supplizi; i condannati erano costretti a subire mutilazioni, squartamenti e annegamenti e dopo una lunga agonia e fra atroci dolori andavano incontro alla morte.<br><br>Oggi in 112 Paesi nel mondo la tortura viene ancora praticata. In Messico, Uzbekistan, Somalia, Afghanistan e in molti altri paesi, uomini e donne vengono picchiati, ustionati, privati del sonno, colpiti con bastoni e scariche elettriche, una volta rinchiusi in prigione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 21:47:20 UTC</pubDate>
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         <title>La poverta di Cristo e la ricchezza della Chiesa</title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2135363880</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;</div><div>Tutto il romanzo del nome della rosa si ambienta in una ricca abbazia benedettina dell’Italia Settentrionale. Nella parte terza del quinto giorno, Guglielmo dibatte con Bertrando Gui, il cardinal del Poggetto e l'Abate riguardo non solo alla questione se Gesù Cristo fosse povero o no, ma anche se la Chiesa debba essere povera.&nbsp;</div><div><br>Questa xilografia a colori del XVI secolo, che ho allegato,&nbsp; proviene dalla Germania, riassume bene alcune delle richieste che venivano avanzate alla Chiesa di Roma da parte di coloro che volevano tornare al cristianesimo delle origini. Una delle richieste che si alzavano con maggiore forza da parte dei fedeli cristiani, infatti, era che la Chiesa abbandonasse il lusso e il potere e tornasse alla povertà evangelica. <br><br>Nel libro Guglielmo sfavorevolmente impressionò l'Abate e tutti gli altri dicendo che "se i francescani<strong> volevano rimanere poveri</strong>, il papa non poteva né non doveva opporsi a un desiderio tanto virtuoso. Certo che se l'ipotesi della povertà di Cristo fosse stata provata ... " <br>Guglielmo denuncia il fatto che l'istituzione della Chiesa ,ormai diventata ricca, influenzi la buona volontà dei cristiani.<br><br>Molto probabilmente Gesù nacque ricco ma visse come una persona povera. Appunto in quest'immagine troviamo il Cristo, vestito di un povero saio e scalzo, sul capo porta una corona di spine. Gesù cavalca un asino, senza finimenti. L’asino è un animale da lavoro dei poveri, ha un portamento umile e dimesso. <br>Il papa, in confronto rappresenta la Chiesa di Roma. È vestito con abiti lussuosi e indossa sul capo la tiara, segno del suo potere. Essi cavalca un cavallo con finimenti dorati. L’animale ha un portamento nobile e fiero.<br>Il testo che troviamo sotto l’illustrazione non è scritto in latino, cioè nella lingua della Chiesa, ma in tedesco, la lingua con la quale si diffondevano le idee di riforma espresse da <strong>Lutero</strong>.</div><div><br>Lutero è stato un teologo e accademico tedesco, noto principalmente come riformatore religioso e iniziatore del protestantesimo. Scrisse 95 tesi riguardano soprattutto la vendita delle indulgenze, il ruolo e i poteri del Papa e il rapporto tra il credente e Dio. La vendita delle indulgenze era praticata dalla Chiesa di Roma per finanziare la costruzione di basiliche. I fedeli desiderosi di purificarsi potevano <strong>comprarsi</strong>, a seconda delle loro possibilità economiche, la remissione totale o parziale dinanzi a Dio dei loro peccati. Grazie a questa corruzione che la Chiesa si è arricchita.<br><br></div><div>Nonostante il romanzo viene ambientato nel 1327, e che la riforma di Lutero verra ben due secoli dopo nel 1517, possiamo dire che Guglielmo era in anticipo sui suoi tempi cominciava già a denunciare e a "testimoniare della verità" perché "la verità ci fa liberi".<br><br></div><div>Ed oggi come la pensiamo?</div><div>"Deve essere povera, oltre che umile e fiduciosa in Dio. Così deve essere la Chiesa. Senza se e senza ma". Lo ha ribadito papa Francesco che durante una messa, la quale ha evidenziato che "la povertà è la prima delle Beatitudini" ed ha sottolineato: "la vera ricchezza della Chiesa sono i poveri, non i soldi o il potere mondano."<br>Quello di papa Francesco è un forte «no» a «una Chiesa che vive attaccata ai soldi, che pensa ai soldi, che pensa a come guadagnare i soldi».&nbsp;</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-07 21:49:29 UTC</pubDate>
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         <title>I sogni come scritture</title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2138052805</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Nel sesto giorno dopo terza, Guglielmo e Adso hanno una discussione sui sogni e la loro autenticità. Il giovane all'inizio ne dubita e afferma che " i sogni non sono messaggi divini sono vaneggiamenti diabolici, e non contengono nessuna verità!". Ma Guglielmo riesce a impadronirsi del sogno di Adso per sviluppare le sue ipotesi su tutta la faccenda. Si rende conto che l'anima addormentata di Adso aveva capito più cose di quante non ne abbia capita lui in sei giorni, e da sveglio: e trova "il tuo sogni rivelatore perché coincide con una delle sue ipotesi". <br>Adso, ancora scettico, pensa che era un sogno senza senso, come tutti ma il maestro sostiene che i sogni bisogna leggerli "capovolti" in modo allegoricamente e analogicamente esattamente come le scritture.<br><strong>"un sogno è una scrittura, e molte scritture non sono altro che sogni"</strong><br><br>Alessandra Perotti, scrittrice di numerosi libri ma sopratutto ghostwritter redige un articolo spiegando il motivo per il quale scrivere i propri sogni, non i desideri, ma proprio l'attività onirica è importante.&nbsp;<br>"In effetti, non c’è nulla di più evanescente dei sogni". O meglio, crediamo che sia così, ma fin dall’antichità, i sogni sono stati considerati scrigni di grandi significati, messaggeri di importanti comunicazioni. Anche nella mitologia, del resto, non trascura mai l’importanza del sogno.&nbsp;</div><div>Ci sono persone che dicono di ricordare con facilità quello che sognano, anche nei minimi particolari; poi c’è chi è convinto di non sognare affatto. In realtà, sappiamo bene che l’attività onirica ci riguarda tutti ed è importante per il nostro benessere mentale. Ma perché dovremmo prendere nota di quello che sogniamo?<br><br>Non si può parlare di sogni senza citare uno dei libri fondamentali nel mondo della psicanalisi, <strong>L’interpretazione dei sogni</strong> di Sigmund Freud, pubblicato nel 1899.</div><div>Come illustrò Freud, il sogno ha una parte che viene definita “manifesta” cioè quella che la persona è in grado di ricordare. Ciò che appare nel sogno è simbolico, va interpretato e conduce a significati profondi che riguardano bisogni, paure, desideri del sognatore. C’è poi una parte “latente” del sogno: quella che non ricordiamo o non vogliamo ricordare. Come insegna Freud, il sogno permette di portare alla luce dei contenuti inconsci. Quindi, <strong>scrivere i sogni</strong> è utile perché permette una maggiore conoscenza di se stessi.&nbsp;</div><div><br><strong>"Dicono che i sogni siano finestre sull’anima, dai una sbirciatina e potrai vedere il dietro le quinte."</strong></div><div>Citazione del romanziere Henry Bromell che incarna benissimo la posizione di Adso in questo punto della storia e della sua esperienza onirica. Grazie al suo sogno il giovane ragazzo è "andato dietro le quinte" e sbirciando è riuscito a snodare il mistero.&nbsp;</div><div><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-10 15:03:04 UTC</pubDate>
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         <title>LA POVERTÀ DI CRISTO E LA RICHEZZA DELLA CHIESA</title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2156631338</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-04-25 14:15:39 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;... ma io voglio il libro!&quot; - Settimo giorno</title>
         <author>emmacassara06</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2156728815</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel settimo giorno notte, Guglielmo e Adso rincorrono il malvivente Jorge che sta divorando tutto il libro di Aristotele. <br>Questa gara è quasi un&nbsp; inseguimento denso e rocambolesco tra due&nbsp; animali. Il libro di Aristotele è la preda e Guglielmo e Jorge sono i predatori. Appunto Adso descrive Jorge come una vera e propria belva: <br><br>"il sudore maligno gli strigava la fronte e le gote, gli occhi di occhi di bianchi di morte si erano iniettati di sangue, dalla bocca gli uscivano lembi di pergamena come a una <strong>belva famelica</strong> che si fosse ingozzata e non riuscisse più non riuscisse più a trangugiare il suo cibo."<br><br>Sempre alla rincorsa di Jorge, Adso angosciato ripete a Guglielmo che se l'anziano continua a sbranarsi il libro rischia di morire e il maestro furioso gridò:<br><br>"Non mi importa se muore, il maledetto, tanto con quello che ha mangiato il suo destino è già segnato. <strong>Ma io voglio il libro!</strong>"<br><br>Lo abbiamo ripetuto spesso il nome della rosa è un libro che parla di libri e che grazie a quest'ultima esclamazione ce lo conferma. Guglielmo ha questa necessità di possedere IL libro, cosi tanto che non li importa più della vita del vecchio Jorge.&nbsp;<br><br>Con quest'ultima citazione del nome della rosa possiamo fare un collegamento analogo con il film/ libro della " Ladra di Libri". La storia di questa bambina, Liesel, di 9 anni ambientata negli inizi dei anni 1938.&nbsp;<br>Durante il funerale di suo fratello la ragazza ruba un libro ma non può leggerlo essendo analfabeta. Impara e dal quel momento, Liesel sviluppa una vera passione per la lettura. Qualche tempo dopo la bambina assiste ad un rogo nazista di libri, durante il quale riesce a rubare dei libri che erano caduti e non si erano incendiati.&nbsp;<br>Nonostante Liesel rischiava la sua vita ogni volta che rubava un libro ha continuato a farlo. La sua passione per la lettura gli ha fatto rischiare la vita molte volte ( a causa del contesto storico) ma l'ha salvata in molti altri modi.&nbsp;<br><br>Jorge era talmente geloso del suo libro unico al monde che ha preferito morire che condividere le suo conoscenze.<br>Leggere può uccidere, ma riesce anche a salvare vite.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-25 15:02:26 UTC</pubDate>
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         <title>«Il riso distoglie dalla paura» - Settimo Giorno</title>
         <author>alicepacchiotti05</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2164399801</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel Settimo Giorno Umberto Eco affronta il tema del riso e fa emergere due concezioni differenti del mondo.<br><br>Il riso è l’argomento maggiormente presente nei discorsi del Monaco Jorge nel corso del capitolo: secondo il custode cieco della favolosa biblioteca dell’abbazia in cui sono ambientati i fatti del romanzo, gli uomini che ridono si allontanano dalla realtà, rischiando di commettere gravi errori.</div><div>Il riso è per lui sinonimo di eccesso, che la Chiesa ha cercato di eliminare, tollerandolo solo per un periodo limitato e circoscritto come ad esempio durante il Carnevale.&nbsp;</div><div>Addirittura per lui il riso rappresenta una «cosa vile» e dunque peccaminosa. Proprio per difendere le proprie idee cosparge di veleno il II Libro di Aristotele, dove il filosofo greco giustificava e apprezzava il riso, causando una catena di morti.</div><div>Ma perché il riso sarebbe un'attività peccaminosa? Chiarisce Jorge : «ll riso libera il villano dalla paura del diavolo, perché nella festa degli stolti anche il diavolo appare povero e stolto, dunque controllabile. Ma questo libro (di Aristotele) potrebbe insegnare che liberarsi dalla paura del diavolo è sapienza […] Il riso distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura […] Al villano che ride, in quel momento, non importa di morire: ma poi, cessata la sua licenza, la liturgia gli impone di nuovo, secondo il disegno divino, la paura della morte»<br><br></div><div>Guglielmo ragiona in termini diametralmente opposti. A questa logica chiusa e oscurantistica, Guglielmo contrappone la passione per il sapere, l’apertura al dialogo. A suo giudizio, infatti, l’uomo deve riconoscere tutta la propria debolezza e utilizzare proprio il riso come strumento capace di contrastare qualsiasi pretesa totalitaria. Secondo Guglielmo il riso fa parte della natura umana, rappresenta un momento di pura emancipazione e liberazione.</div><div>Da una prima riflessione, si potrebbe pensare che si tratti&nbsp;di concetti semplicemente scritti e contenuti in un romanzo.</div><div>E invece no. Al di là dello stile romanzesco, la mentalità di cui Jorge è paladino fa parte dell’umanità. E addirittura non si tratta solo di oscurantismo medievale: forse non viene oggi espressa con parole tanto forbite, ma spesso l’idea che lasciarsi andare a ridere sia sconveniente è ancora un pensiero presente in molti di noi.</div><div>Jorge pensava che il riso fosse lo sfogo dell’uomo volgare e che ridendo le persone avrebbero smesso di credere e avere fede, che secondo lui c’è solo quando si ha paura. Era terrorizzato dall’idea che si potesse ridere di tutto.<br><br></div><div>Ma io sono convinta che Jorge si sbagliava: dalla paura non viene nulla di buono. Ancora oggi del resto c’è solo un rimedio alla paura della morte: una bella e profonda risata!</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-04-29 14:29:52 UTC</pubDate>
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         <title>Perché Il Nome della rosa</title>
         <author>csantoro2006</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2173435695</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Nome della Rosa non è stato il primo titolo pensato da Eco per il suo libro. Infatti, l’autore ha scritto una lunga lista e tra le altre opzioni erano presenti anche<em> L’Abbazia del delitto</em> o <em>Adso da Melk</em>. Infine la scelta è stata <em>Il Nome della Rosa, </em>che sorprendentemente era l'ultimo nella sua lista di titoli.&nbsp;<br><br></div><div>Il tema della rosa viene ripreso anche nel finale del romanzo, attraverso una citazione, modificata, dal <em>De contemptu mundi</em> di Benardo Cluniacense, un poema di satira diretto contro le mancanze secolari e religiose che l’autore ha osservato nel mondo intorno a lui.&nbsp;</div><div><br></div><div>La citazione legge: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”, che in italiano sarebbe: “La rosa primigenia esiste in quanto nome: noi possediamo nudi nomi”.&nbsp;</div><div>Il significato di questa scelta, come ha spiegato l’autore, risiede nel fatto che alla fine le cose non esistono più e rimangono solo le parole, dei ricordi.&nbsp;<br><br>Molti dei suoi lettori però l'hanno associato a "a rose by any other name", di Shakespeare, ma Eco afferma che hanno sbagliato, visto che Shakespeare dice l'opposto: le parole non contano, quindi la rosa sarebbe una qualunque.&nbsp;</div><div><br></div><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-06 20:42:03 UTC</pubDate>
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         <title>Settimo giorno</title>
         <author>malesoem</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-05-14 21:17:00 UTC</pubDate>
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         <title>Gran bel lavoro! Brave le lettrici del Sesto giorno!</title>
         <author>malesoem</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2184616054</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-05-15 17:15:21 UTC</pubDate>
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         <title>Naturalmente, un manoscritto</title>
         <author>sannaigabriele061</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2185903501</link>
         <description><![CDATA[<div>"Il Nome della Rosa" si apre con un'introduzione dell'autore che racconta le fonti che hanno permesso la stesura del romanzo.<br><br>Tutto inizia il 16 agosto 1968, quando perviene tra le mani di Eco un libro, tradotto in francese, che riporta in maniera assai fedele quanto redatto nel manoscritto trecentesco di <em>Dom Adso de Melk</em>.<br>Eco si trovava allora a Praga, in attesa di un amico. L'invasione sovietica, tuttavia, costringe entrambi a fuggire dall'ex-capitale cecoslovacca. <br>La fuga si interruppe bruscamente sulle rive del <em>Monsee</em>, poco prima di Salisburgo (Austria), e i due compagni si separarono; Eco si rende conto che l'amico deve aver accidentalmente portato via il libro. A lui rimane solo la fonte, minuziosamente annotata con ogni riferimento: i <em>Vetera Analecta</em>.<br>Eco allora cerca in molti luoghi questo manoscritto, con scarso successo, finché non trova, a Buenos Aires, un libro con episodi analoghi a quelli del manoscritto di Adso.<br>E così, Eco può finalmente scrivere il suo romanzo.<br><br>Avete letto fin qui? Bene! Sappiate che avete non avete fatto altro che perdere tempo, perché nulla di tutto ciò è realmente accaduto. Ma c'è una spiegazione.<br><br>Umberto Eco non fa altro che utilizzare il procedimento narrativo del "falso", che riguarda l'adozione dell'espediente del manoscritto ritrovato. Non è un'invenzione di Eco, e, se dobbiamo dirla tutta, non è neppure troppo originale. Infatti, questo tipo di introduzioni fanno parte della tradizione letteraria: è già presente nell'<em>Orlando furioso</em> di Ariosto, nel <em>Don Chisciotte</em> di Cervantes, nei <em>Promessi Sposi</em> di Manzoni (il famoso "anonimo" secentesco), o ancora nei <em>Misérables</em> di Hugo (dove l'autore utilizza questo tipo di pretesto per evitare guai con la politica nazionale del tempo).<br><br>D'altra parte, i luoghi degli eventi narrati, così come li riporta l'autore, sono parecchio imprecisi:<br><br></div><blockquote>Le congetture permettono di disegnare una zona imprecisa tra Pomposa e Conques, con ragionevoli probabilità che il luogo sorgesse lungo il dorsale appenninico tra Piemonte, Liguria e Francia (come dire tra Lerici e Turbia).<br><br></blockquote><div><br>Questa descrizone equivarrebbe a dire che che si abita in un città di campagna tra Spoleto e Benevento, o che si è soliti andare in vacanza in una località marittima tra La Spezia e Reggio Calabria.<br><br>Non c'è alcun fine esplicativo, se non nel designare il periodo (novembre del 1327): si tratta di una pura tecnica narrativa.<br><br>Da ultimo, non a caso, Eco intitola questa introduzione <em>Naturalmente, un manoscritto</em>, proprio perché è consapevole di questo retaggio letterario, ed è come un'occhiolino che l'autore fa al suo lettore, come per dire «ci siamo capiti».</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 15:11:51 UTC</pubDate>
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         <title>La ricerca della conoscenza nel Medioevo </title>
         <author>ninaadrotcastorina734</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2185982026</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Perché il libro finirà incenerito dalle fiamme dell’incendio che avvolgerà la biblioteca? Perché Jorge non voleva che venisse tradotto il libro dal latino al greco? Che segreto voleva proteggere?&nbsp;</div><div><br>Jorge rappresenta perfettamente la mentalità chiusa del Medioevo, quella secondo la quale, la famosa <em>ricerca della conoscenza</em> era vista come un peccato. La conoscenza che non è altro che la verità, andava trovata nei libri sacri o negli scritti degli antichi filosofi . I saperi erano tutti collegati alla teologia. L’intelligenza di Dio era ben superiore a quella umana, dedicare la sua vita allo studio significava ribellarsi per aver provato ad allontanarsi da Dio. La fede a quell’epoca rendeva cieco, faceva da ostacolo tra la conoscenza e la verità, il personaggio di Jorge infatti incarna questo ruolo di “fede cieca”, che accetta la realtà per quella che è, e la tramanda senza tollerare compromessi.&nbsp;<br><br>Infatti la morte dei frati era legata a un libri di Aristotele, che tratta la commedia, un libro molto diverso da quelli che venivano accettati dalla Chiesa all’epoca, trattavano i temi del divertimento e del riso, temi di cui ci aveva parlato molto il bibliotecario Jorge. Era stato proprio lui ad averli uccisi. Aveva avvelenato le pagine del libro per impedire a quelli che lo avevano letto di parlarne.&nbsp;</div><div><br></div><div>L’incendio finale, finirà per incenerire tutti i manoscritti della biblioteca e Jorge, che se ne andrà col segreto che portava il libro di Aristotele. &nbsp;</div><div><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 15:55:26 UTC</pubDate>
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         <title>Temi del settimo giorno + Ultimo folio</title>
         <author>insonne</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2185999307</link>
         <description><![CDATA[<div>SETTIMO GIORNO:<br><br>• La verità su tutti gli omicidi successi nei giorni precedenti viene svelata<br><br>• Sabotaggio dei manoscritti da parte di Jorge (veleno rubato in precedenza a Severino spennellato sulle pagine dei libri)<br><br>• Svelamento della causa della morte di Venanzio (avvelenamento)<br><br>• Spiegazione del luogo di ritrovamento del corpo esanime di Venanzio (posizionato da Berengario nell'orcio del sangue per simulare una morte da annegamento)<br><br>• Rivelazione della causa del decesso di Berengario (anche lui morto di avvelenamento incuriosito dal libro che ha portato anche alla morte di Venanzio)<br><br>• Inganno di Jorge che porta Malachia ad uccidere l'erborista (Jorge convince Malachia che Severino si fosse concesso a Berengario per avere il libro)<br><br>• Morte di Malachia, che non riesce a resistere alla tentazione di sfogliare il libro e muore di avvelenamento mentre canta in chiesa<br><br>• Lenta e atroce morte dell'abate intrappolato nel passaggio segreto che conduce al finis Africae perché sabotato da Jorge<br><br>• Rivelazione del movente dell'omicidio da parte di Jorge dei sei confratelli (impedire la lettura e divulgazione dell’unica copia del secondo libro della Poetica di Aristotele)<br><br>• Jorge elimina l'unica copia del libro mangiando le pagine<br><br>• Jorge incendia la biblioteca una volta preso da Guglielmo e Adso<br><br>ULTIMO FOLIO<br><br>• Arrivo a Monaco di Gugliemo e Adso prima di separarsi per sempre<br><br>• Regali di Guglielmo ad adso<br><br>• Flash forward alla morte di Guglielmo nel 1350 a causa della peste<br><br>•&nbsp;Ritorno di Adso all'abbazia anni dopo l'incendio dove trova dei fogli tra i pochi resti che conserverà fino alla sua morte<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 16:05:18 UTC</pubDate>
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         <title>La fine dell&#39;abbazia</title>
         <author>littaeleonora</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2186013583</link>
         <description><![CDATA[<div>L'abbazia continua a bruciare per altri tre giorni e altre tre notti. All'ultimo giorno, curati i feriti e seppelliti i cadaveri, anche i monaci decidono di fuggire abbandonando il terreno che bruciava ancora.<br><br>Adso e Guglielmo decidono di fuggire definitivamente e arrivano a Bobbio, dove apprendono che l'imperatore è stato incoronato dal popolo.<br><br>Venendo a conoscenza di altre notizie, decidono di ritardare il loro arrivo a Roma e si fermano a Pomposa, dove apprendono che Roma si è liberata da Ludovico.<br>Arrivano a Monaco di Baviera e Adso "abbandona" Guglielmo.&nbsp;<br><br>Anni dopo Adso compie un viaggio in Italia&nbsp; e ritorna in abbazia, dove le terre erano deserte.<br><br>Decide di raccogliere ogni reliquia&nbsp; che può trovare, e decifrarle nel viaggio di&nbsp; ritorno a Melk. Quando, nel tempo, ritrova le varie copie dei libri, li studia con amore e passione e vede che la copia finale, ormai distrutta, gli si disegna una biblioteca minore.<br><br>Il libro termina con Adso che si trova nello scriptorium e non sa a chi lascia questa scrittura.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-16 16:14:15 UTC</pubDate>
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         <title>Le diverse prospettive di Guglielmo e Jorge</title>
         <author>eliiiiiiiii</author>
         <link>https://padlet.com/malesoem/nomedellarosaA/wish/2187300553</link>
         <description><![CDATA[<div>Con il settimo capitolo de « Il nome della rosa » il lettore scopre ciò che è veramente accaduto nell’abbazia nel giro di una settimana. Prestando però maggiore attenzione al personaggio di Jorge, che si rivela in seguito essere il responsabile della morte degli altri monaci, notiamo che sin dall’inizio egli si comporta in maniera particolare prendendo spesso la difensiva. Un forte esempio è quello del primo litigio, che ebbe con Guglielmo, riguardante la laicità del riso che secondo Jorge allontanava l'uomo da Dio e quindi dalla verità, derideva quest'ultima e sovverteva l'ordine eterno e perfetto che rispondeva alla volontà di Dio.&nbsp;</div><div>Ancor più articolata è la scena che prende luogo nella biblioteca e che rappresenta il grande finale del romanzo, si tratta del litigio, inizialmente verbale, sempre tra Jorge e Guglielmo, che degenerando finisce in un grande incendio che brucerà gran parte dei testi antichi contenutivici all’interno. Il culmine del dibattito è al centro dell'intero romanzo, e spicca quando i due personaggi sintetizzano due visioni del mondo opposte in poche frasi senza possibilità di riconciliazione. Scopriamo quindi due prospettive diverse in quanto secondo Jorge “Il male non si esorcizza. Si distrugge”. Resta quindi importante il tentativo finale del monaco di uccidere anche Guglielmo avvelenandolo attraverso le pagine di un libro, quest’ultimo capisce però l’inganno e lo sfoglia usando dei guanti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-17 09:23:26 UTC</pubDate>
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