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      <title>Il 3 maggio 1808 - Francisco Goya by Manu Pagliano</title>
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      <description>Lavoro di storia dell&#39;arte</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-11-06 19:20:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>manuelepagliano</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;| <strong>Autore</strong> | Francisco Goya<br> | <strong>Data</strong> | 1814<br> | <strong>Tecnica</strong> | olio su tela<br> | <strong>Dimensioni</strong> | 268×347 cm<br> | <strong>Ubicazione</strong> | Museo del Prado, Madrid</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-06 19:21:54 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>manuelepagliano</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-11-06 19:22:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>manuelepagliano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 3 maggio 1808 (anche conosciuto come Eltres de mayo de 1808 en Madrid o Los fusilamientos de la montaña del Príncipe Pío o Los fusilamientos del tres de mayo) è un dipinto a olio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pittura_su_tela">su tela</a> (266x347 cm) di Francisco Goya, realizzato nel 1814 e conservato nel Museo del Prado di Madrid.<br><br></div><div>Completato quando l'artista aveva 68 anni, il dipinto rappresenta la resistenza delle truppe madrilene all'armata francese durante l'occupazione del 1808 della guerra d'indipendenza spagnola. Goya realizzò questo e un altro dipinto (Il 2 maggio 1808) su commissione del Consiglio della Reggenza.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-06 19:24:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>manuelepagliano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 2 maggio 1808 fu completato nel 1814, due mesi prima del fratello 3 maggio; Napoleone si autoproclamò Primo Console della Repubblica francese il 18 febbraio 1799 e nel 1804 s'incoronò imperatore dei francesi. Poiché la Spagna controllava lo stretto di Gibilterra, all'epoca unico accesso al Mediterraneo, il paese rivestiva notevole importanza politico-strategica per l'Impero francese. All'epoca ne era re Carlo IV, sovrano generalmente considerato inetto; addirittura la sua stessa corte lo descriveva come «un re idiota, che sacrifica al piacere della caccia la cura dello Stato» e un cornuto incapace di tenere a freno l'energica moglie, Maria Luisa di Borbone-Parma.</div><div>Approfittando della debole statura del sovrano spagnolo, Napoleone propose alla Spagna la conquista congiunta del Regno del Portogallo, che sarebbe stato poi diviso in tre parti: una a dominio francese, una a dominio spagnolo e la terza costituita in possesso per il primo ministro spagnolo Manuel Godoy, cui sarebbe spettato il titolo di principe di Algarve. Godoy, allettato da simili progetti, accettò a nome del re il piano francese, ma non fu in grado di intuire le reali intenzioni di Napoleone e non si rese conto che il suo presunto alleato, il principe e coreggente Ferdinando VII di Spagna, intendeva sfruttare l'ingresso delle truppe francesi in Spagna quale stratagemma per conquistare il trono e il parlamento; Ferdinando aveva anzi pianificato l'omicidio del primo ministro e della coppia reale subito prima della sua ascesa al potere.&nbsp;<br><br></div><div>Spacciando la manovra come l'invio di rinforzi all'esercito spagnolo, 23.000 soldati francesi entrarono incontrastati nella penisola iberica nel novembre 1807. Nel febbraio 1808 gli obiettivi dell'imperatore divennero chiari, ma le sue forze incontrarono comunque una resistenza scarsa eccettuati alcuni rari attacchi, avvenuti ad esempio a Saragozza. Nel frattempo il maresciallo dell'Impero <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gioacchino_Murat">Gioacchino Murat</a>, tra i più fedeli a Napoleone, stava riflettendo che un Paese come la Spagna avrebbe solo guadagnato dalla cacciata della dinastia Borbone (incompetente e reazionaria) e dalla nomina a re del fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte. L'imperatore perciò persuase il sedicente re Ferdinando VII, che aveva appena spodestato il padre, a riconsegnare la podestà del paese a Carlo IV, il quale ultimo fu costretto, il 19 marzo, ad abdicare formalmente in favore di Giuseppe Bonaparte.<br><br></div><div>La storia spagnola non era nuova a monarchi stranieri e in passato la popolazione li aveva accettati, ma subito il nuovo sovrano fu oggetto di profonda irritazione. Il 2 maggio, sull'onda della notizia del pianificato trasferimento in Francia degli ultimi rappresentanti dei Borbone, il popolo di Madrid diede inizio a una grande sollevazione rimasta nota come rivolta del due di maggio. Quello stesso giorno il maresciallo Murat fece distribuire un proclama ai propri uomini: «Il popolo di Madrid, traviato, si è dato alla rivolta e all'omicidio. Il sangue francese è stato versato. Domanda vendetta. Tutti coloro che saranno arrestati armi in pugno dovranno essere passati per le armi».<br><br></div><div>Il pittore spagnolo Francisco Goya commemorò la ribellione con una coppia di dipinti: il primo quadro s'intitola Il 2 maggio 1808 e raffigura la carica della cavalleria francese contro i rivoltosi a piazza Puerta de Sol nella capitale, luogo che effettivamente fu teatro di scontri sanguinosi; la seconda opera, molto più conosciuta, è 3 maggio 1808, che meglio illustra la rappresaglia francese. Poco prima dell'alba del 3 maggio, infatti, le truppe napoleoniche radunarono centinaia di spagnoli in varie località appena fuori Madrid e li fucilarono tutti quanti. Ciononostante, l'opposizione armata dei civili continuò a manifestarsi nei cinque successivi della cosiddetta guerra d'indipendenza spagnola (Peninsular War nelle fonti anglosassoni), la prima che poté definirsi guerriglia. Le milizie irregolari spagnole furono di prezioso aiuto per la composita armata anglo-ispano-portoghese condotta dal tenente generale Arthur Wellesley, I duca di Wellington, che giunse in Portogallo nell'agosto 1808. Al momento della concezione artistica del quadro, l'immaginario popolare aveva fatto dei ribelli madrileni un simbolo di eroismo e patriottismo.<br><br></div><div>&nbsp;</div><div>La famiglia di Carlo IV, 1800-1801. Nonostante Goya dipinse numerosi quadri per la casa regnante dei Borbone, questi non considerarono il 3 maggio 1808 un «soggetto adatto» per la collezione reale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-06 19:25:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>manuelepagliano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nonostante l'elevata valenza simbolica del dipinto, esso non venne citato in nessuno dei testi coevi alla sua realizzazione, tanto che non è pervenuta alcuna informazione sul luogo dove fu mostrato per la prima volta al pubblico. Tale mancanza d'interesse è attribuibile ai gusti di Ferdinando VII, che preferiva l'allora predominante stile neoclassico, e all'infelice tema scelto da Goya, quello delle rivolte popolari, poco amato dai Borbone. Basti pensare che nel 1814 venne interrotta la costruzione di un monumento ai caduti della rivolta «da Ferdinando VII, nei cui occhi i senatori e gli eroi della guerra d'indipendenza trovarono poca benevolenza, a causa delle loro tendenze riformatrici».<br><br></div><div>Probabilmente il dipinto venne lasciato nei depositi dai trenta ai quarant'anni prima di essere esposto al Prado.ThéophilleGautier, non vedendo il dipinto durante la sua visita al museo nel 1845, disse di aver preso visione a un «massacro» nei confronti di Goya, e un anonimo visitatore nel 1858 notò la stessa cosa; ambo le citazioni si riferiscono agli eventi del 2 di maggio, anche se il titolo Dos de Mayo nell'immaginario spagnolo acclude l'intero episodio.<br><br></div><div>Nel 1867 il biografo di Goya Charles Emile Yriarte considerò il 3 maggio 1808 abbastanza importante per essere esibito al grande pubblico, ma ciò accadde solo nel 1872; fu proprio in quell'anno che il dipinto venne enumerato per la prima volta nell'inventario del Prado, sotto il nome Scena del 3 di maggio 1808. Entrambi i quadri dipinti da Goya (2 e 3 maggio) rimasero danneggiati in un incidente stradale durante il trasporto da Valencia: i danni conseguiti, soprattutto la perdita di colore sul lato sinistro del 2 maggio, non sono stati recuperati.<br><br></div><div>Nel 2009, il Prado inserì il 3 maggio 1808 nella lista dei 14 quadri più importanti del museo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-06 19:26:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>manuelepagliano</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dettaglio dell'uomo con la camicia bianca</div><div>&nbsp;| « Sento forte il desiderio di perpetuare, per mezzo dei miei pennelli, le azioni e le scene più eroiche e notevoli della nostra gloriosa insurrezione contro il tiranno d'Europa » (Francisco Goya).</div><div>Il 3 maggio 1808 rappresenta il momento immediatamente successivo alla rivolta e si focalizza su due gruppi di uomini: il plotone d'esecuzione, sulla destra, e i condannati sulla sinistra. I carnefici e le vittime si fronteggiano bruscamente in uno spazio ristrettissimo, tanto che, come osservato da Kenneth Clark, «con un colpo di genio [Goya] ha creato un efficace contrasto fra il feroce ripetersi degli atteggiamenti dei soldati e la linea d'acciaio dei loro fucili, e l'irregolarità dei loro obbiettivi». Una grande lanterna ai piedi dei soldati getta luce sulla scena, sottolineandone la drammaticità: viene illuminato soprattutto il gruppo di vittime, fra cui figura anche un monaco tonsurato in preghiera (a enfatizzare il fallimento della Chiesa). Il protagonista della scena, tuttavia, è la vittima centrale, bianca, che leva le braccia al cielo in attesa del colpo mortale. Sembra agonizzare ancor prima di essere raggiunta dalla pallottola; il suo volto, dai tipici tratti ispanici, è privo di bellezza ma rivela un sentimento sospeso tra coraggio, rabbia, terrore e incredulità. Il suo vestiario bianco e giallo, oltre a richiamare i colori della lanterna, suggerisce inoltre che si tratta di un semplice bracciante.<br><br></div><div>Ecco invece i tumultuosi comportamenti degli altri condannati, che simboleggiano i sentimenti del popolo:<br><br></div><ol><li>Un uomo che inveisce con il pugno, che rappresenta la rabbia del popolo;</li><li>Un altro uomo s'inchina verso terra, con gesto di sconforto, che rappresenta coloro che si sono arresi;</li><li>Un altro ancora si copre il volto con le mani, in riferimento alla vergogna;</li><li>Ed infine colui che guarda con orgoglioso disprezzo i carnefici in uniforme, l'odio.</li></ol><div>Sulla destra è presente invece il plotone d'esecuzione, di spalle allo spettatore: nascosti nell'ombra, i persecutori reggono tutti una baionetta e vestono colbacchi neri e pesanti pastrani. Nel raffigurare i soldati di tergo, nascondendone pertanto i volti, Goya dà vita a una vera e propria «macchina di distruzione», rigida, violenta e disumana, che sembra quasi esser composta da anonimi automi programmati per uccidere. Senza interferire con l'intensità dell'evento, inoltre, sullo sfondo si profilano un colle arido ed il paesaggio urbano di Madrid: fra questi è presente una folla inferocita con torce, forse costituita da spettatori, forse composta da altri carnefici o condannati. La prospettiva è sfuggente, obliqua, accidentale, ed il punto di fuga è situato sulla destra, in un punto fuori dalla scena (dove congiunge le linee degli edifici sullo sfondo e quella delle teste).<br><br></div><div>È possibile che il 3 maggio 1808 facesse parte di una serie composta da altri tre quadri, tutti incentrati sulla rivolta del due di maggio. Mentre il secondo dipinto, Il 2 maggio 1808, è tuttora conservato al Museo del Prado, gli altri due sono scomparsi in circostanze misteriose, che potrebbero indicare il malcontento scaturito dal raffigurare l'insurrezione.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-06 19:30:13 UTC</pubDate>
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         <author>manuelepagliano</author>
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         <author>manuelepagliano</author>
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