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      <title>Il femminicidio by Daniele Di Leo</title>
      <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio</link>
      <description>Oggi e nell&#39;antica Roma</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-12-10 16:30:57 UTC</pubDate>
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         <title>Morte di Apronia</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tacito (Annali, IV 22) ci parla di un altro episodio di stupro negli Annali. Apronia, moglie del pretore Plauzio Silvano, viene trovata morta in casa propria, ai piedi di una finestra dalla quale è evidentemente precipitata. A ritrovarla è forse una schiava domestica, che informa subito il padre della donna, Lucio Apronio. Costui non ci mette molto a sospettare del genero, e lo trascina davanti all’imperatore Tiberio, in cerca di giustizia. Silvano, in stato di evidente confusione, si dichiara estraneo ai fatti, dal momento che, quando il crimine è accaduto, stava dormendo, e ipotizza pertanto che la moglie si sia suicidata.&nbsp;<br>La sua deposizione non convince nessuno e meno di tutti l’imperatore Tiberio, che, senza indugio, si reca personalmente sul luogo del delitto, a casa di Silvano e Apronia. Vuole vedere con i propri occhi la stanza dalla quale la donna è precipitata, e trova chiari indizi della disperata resistenza opposta dalla vittima, e della spinta che l’ha fatta cadere. Silvano viene arrestato in attesa di giudizio, mentre Tiberio riferisce il risultato delle sue indagini al senato e vengono prontamente nominati i giudici.&nbsp;<br>Ma la potentissima e temibile Livia, madre di Tiberio e vedova di Augusto, è molto amica della nonna di Silvano, Urgulania. Tacito insinua che Livia, a conoscenza dell’esito che avrà prevedibilmente il procedimento giudiziario, ne informi l’amica. Perciò Silvano si vede recapitare in carcere un pugnale, e capisce che cosa gli si richiede di fare, per evitare un processo infamante per sé e la propria gens: il suo corpo esanime viene trovato nella cella, in un lago di sangue.&nbsp;<br>Qualche tempo dopo, inaspettatamente, il caso viene riaperto e si celebra un nuovo processo, che vede imputata una certa Numantina, prima moglie di Silvano. La si accusa di aver spinto l’ex marito ad uccidere Apronia, di cui lei era evidentemente gelosa, manipolandone la volontà con formule e filtri magici: così forse si può spiegare lo stato di confusione mentale nel quale Silvano ha risposto al primo interrogatorio di Tiberio. L’accusa di incantamento nei confronti di una matrona non è una novità a Roma, anzi, è piuttosto frequente. Riflette probabilmente una paura dei mariti, consapevoli che l’uso delle erbe medicinali era una pratica principalmente femminile.&nbsp; Nel caso di Numantina si può pensare che la potente famiglia di Silvano volesse riabilitare la memoria del defunto scaricando tutta la responsabilità dei tragici eventi accaduti su una donna, appunto.&nbsp; &nbsp;<br>Ma l’accusa era difficile da dimostrare, in mancanza di prove conclusive, e Numantina alla fine venne assolta, senza che si potesse stabilire con certezza chi avesse ideato la morte della povera Apronia. Il suo caso rimase irrisolto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 15:46:30 UTC</pubDate>
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         <title>Il femminicidio</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il termine "femminicidio" è un neologismo. Esso è entrato a far parte del vocabolario italiano solo a partire dal 2001ì e si è diffuso a partire dal 2008, anno in cui Barbara Spinelli ha pubblicato un libro intitolato Femminicidio.&nbsp;<br>Prima del 2001, l’unica parola esistente di significato analogo era “uxoricidio”. Tuttavia, la radice latina uxor (moglie) limitava il significato del termine all’uccisione di una donna in quanto moglie o, più in generale, all’uccisione del coniuge, dal momento che il termine veniva utilizzato anche per gli uomini.<br>La parola “femminicidio” non indica solamente l'uccisione di una donna, identifica piuttosto un fenomeno molto più ampio che include una molteplicità di condotte, quali: maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa o ancora economica, agite prevalentemente da uomini, in ambito lavorativo, familiare o sociale. Nel loro insieme, quindi, si fa riferimento a comportamenti che vanno a ledere la libertà, la dignità e l’integrità di una donna, e che possono culminare nell’omicidio, nel tentativo di uccisione o in gravi forme di sofferenza. È quindi “femminicidio” tutto ciò che implica un odio verso l’universo femminile “proprio perché tale”.<br>Dall’inizio del 2021 le vittime di femminicidio in Italia sono state 93, praticamente due a settimana: 63 di queste sono state vittime del partner o ex partner. Le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono state 111 nel 2018, 94 nel 2019 e 99 nel 2020. Quasi una vittima ogni 3 giorni e mezzo.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 16:15:57 UTC</pubDate>
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         <title>Lectio di Stefano Bartezzaghi</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1941882375</link>
         <description><![CDATA[<div>Stefano Bartezzaghi, studioso linguista e giornalista, sostiene:" Il gioco linguistico stava nel mostrare la differenza di connotazione di alcuni termini a seconda che fossero declinati al maschile o al femminile, ad esempio “il cortigiano/ la cortigiana”, “un uomo di strada/ una donna di strada”, “un professionista/ una professionista”, "un buon uomo/ una buona donna". Quindi mi sono chiesto quale immagine della donna abbia reso possibile questo gioco linguistico. Paola Cortellesi ne ha tratto un monologo, che ha recitato ad apertura della Cerimonia dei David di Donatello sulla scia delle denunce contro le discriminazioni e le molestie sulle donne nel mondo del lavoro."<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 16:24:43 UTC</pubDate>
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         <title>Il femminicidio è la manifestazione di una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne e alla discriminazione contro di loro</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1941898772</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Nell'antica Roma...</strong><br>Il mondo romano della tarda repubblica e dell’impero assomiglia per molti aspetti a quello odierno: accanto a elementi di grande modernità, come il divorzio, che poteva essere ottenuto da entrambi i coniugi, si trovano infatti tratti decisamente arcaici, come il diritto per il pater familias (marito, padre o suocero) di uccidere la matrona colpevole di adulterio.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 16:43:37 UTC</pubDate>
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         <title>Lo stupro di guerra</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1941918182</link>
         <description><![CDATA[<div>Lo stupro viene considerato il metodo punitivo ma anche educativo, per eccellenza, nei confronti di una donna. Tutto ciò trova radici nel <em>modus operandi </em>che vedeva gli antichi occupare un luogo, dopo la sua conquista, e stuprare tutte le donne della popolazione sconfitta per rimarcare il loro ormai vinto potere. Come quelle che potevano essere le sue ricchezze o i suoi possedimenti, la donna era quindi considerata una proprietà qualsiasi degli uomini.&nbsp;<br>Lo stupro di guerra avviene dunque per molteplici ragioni: la donna è un bottino di guerra come gli altri beni materiali, abusi e aggressioni sono incentivi per i combattenti, violentare le donne sconfitte fa parte del rituale dei festeggiamenti della conquista e, infine, mettendo incinta la donna si distrugge l’identità della comunità nemica.<br>Il concetto di “turbatio sanguinis”, chiamato così dai giuristi, nell’antichità era la contaminazione del sangue della donna in seguito allo stupro e quindi dell’embrione che nasceva dall’unione del sangue femminile e del seme maschile.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:08:09 UTC</pubDate>
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         <title>Colonna Aureliana</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1941919512</link>
         <description><![CDATA[<div>Sulla Colonna Aureliana sono raffigurate scene di violenza nei confronti delle donne sottomesse. Negli episodi raffiguranti la conquista di una località, le donne sono trascinate per i capelli e sono vittime di violenza mentre implorano pietà. In queste immagini è messa in evidenza la crudeltà delle azioni che doveva subire la donna. Ci sono anche episodi in cui la donna subisce uno stupro vero e proprio, è infatti rappresentata col seno scoperto o con cenni di nudità.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:09:57 UTC</pubDate>
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         <title>Lo stupro di Lucrezia</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’episodio più famoso legato ad uno stupro nell’antica Roma viene sicuramente narrato da <strong>Tito Livio</strong> nel <strong>Libro I</strong> dell’ “<strong>Ab Urbe Condita</strong>”. Lucrezia, figlia di Spurio Lucrezio Tricipitino, membro del Senato, e moglie di Collatino, venne violentata da Sesto Tarquinio, figlio del re Tarquinio il Superbo (settimo e ultimo re di Roma); questo avvenimento portò irrimediabilmente alla cacciata dei Tarquini.<br>Il racconto comincia narrando una sfida tra amici. Lucio Tarquino Collatino, giovane marito di Lucrezia, stava bevendo con i suoi compagni negli accampamenti militari, quando il discorso, nell’euforia del vino, prese poi una piega di sfida: in gioco c’era la fedeltà, l’onestà e la bellezza delle proprie mogli rimaste a Roma. Nel gruppo di soldati c’era anche Sesto Tarquinio, figlio ed erede dell’ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo. Gli uomini decisero, così, di tornare a Roma e cogliere le proprie mogli di sorpresa nelle loro case per scoprire chi fosse la migliore.<br><br></div><div>Tutte furono sorprese a far festa tranne una, ovvero Lucrezia, che era impegnata con le faccende domestiche ed è così che vinse la gara delle mogli. Sesto Tarquinio ne fu subito affascinato, si invaghì di lei, tanto che decise di tornare a trovarla da solo. Durante la notte minacciò di ucciderla e di metterle il cadavere di un servo nudo nel letto (il grado più basso di adulterio), se non avesse acconsentito ad avere rapporti con lui. Lucrezia per non permettere a Sesto di dare questo disonore al marito, ovvero dell’adulterio, si concesse all’uomo per lo stupro. Successivamente, dopo che Sesto fu ripartito, convocò il marito Collatino e il padre e denunciò il fatto. Decise, poi, di uccidersi, lasciando loro la severa punizione del colpevole.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:13:11 UTC</pubDate>
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         <title>Ab Urbe Condita,  I 58</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1941926275</link>
         <description><![CDATA[<div>Paucis interiectis diebus Sex. Tarquinius inscio Conlatino cum comite uno Collatiam uenit. Ubi exceptus benigne ab ignaris consilii cum post cenam in hospitale cubiculum deductus esset, amore ardens, postquam satis tuta circa sopitique omnes uidebantur, stricto gladio ad dormientem Lucretiam uenit sinistraque manu mulieris pectore oppresso “tace, Lucretia” inquit; “Sex. Tarquinius sum; ferrum in manu est; moriere, si emiseris uocem”. Cum pauida ex somno mulier nullam opem, prope mortem imminentem uideret, tum Tarquinius fateri amorem, orare, miscere precibus minas, uersare in omnes partes muliebrem animum. Ubi obstinatam uidebat et ne mortis quidem metu inclinari, addit ad metum dedecus: cum mortua iugulatum seruum nudum positurum ait, ut in sordido adulterio necata dicatur. Quo terrore cum uicisset obstinatam pudicitiam uelut uictrix libido, profectusque inde Tarquinius ferox expugnato decore muliebri esset, Lucretia maesta tanto malo nuntium Romam eundem ad patrem Ardeamque ad uirum mittit, ut cum singulis fidelibus amicis ueniant.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:18:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1941926831</link>
         <description><![CDATA[<div>Passati pochi giorni Sesto Tarquinio all'insaputa di Collatino con un solo compagno giunse a Collazia. Dove, accolto benignamente da quelli inconsapevoli del suo proposito essendo stato condotto nella stanza degli ospiti dopo la cena, ardendo di passione, dopo che i luoghi attorno sembravano sicuri e tutti addormentati, stretta la spada andò da Lucrezia che dormiva e schiacciato il petto della donna con la mano sinistra:" Taci, Lucrezia" disse "Sono Sesto Tarquinio; la spada è nella mano; morirai, se avrai parlato."  Vedendo la donna spaventata dal sonno non vedendo nessun soccorso, e quasi la morte imminente, allora Tarquinio confessava il suo amore, la pregava, mescolava le minacce alle preghiere, tentava in ogni parte il cuore della donna. Come la vedeva ostinata e vedeva che lei non era neppure toccata dalla paura della morte aggiunse il disonore alla paura: dice che avrebbe posto con lei morta un servo nudo strozzato, affinché si dicesse che era stata uccisa in un sordido adulterio. Avendo vinto con questa paura la pudicizia ostinata , come se la passione fosse vittoriosa grazie alla violenza, essendo partito il crudele Tarquinio di lì ottenuto l'onore della donna, Lucrezia triste per una disgrazia così&nbsp; grande inviò uno stesso ambasciatore a Roma dal padre e ad Ardea dal marito, affinché venissero con un solo fedele amico per ciascuno.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:19:42 UTC</pubDate>
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         <title>Lucrezia - Artemisia Gentileschi</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:21:56 UTC</pubDate>
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         <title>La virtù della pudicitia</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[<div>“Quid enim salvi est mulieri amissa pudicitia?” (“Che cosa c’è di integro in una donna una volta persa la pudicizia?) sono le celebri parole di Lucrezia, in quanto nell’antica Roma era fondamentale che una donna preservasse la sua purezza e avesse rapporti solamente con il marito. Lucrezia rappresenta infatti la donna modello poiché simbolo di castità e di preservazione. Lo stuprum indica un rapporto sessuale non lecito, adultero ma in ogni caso viene sottolineato per vim, quindi con la forza.<br>Per gli uomini era ovviamente diverso, essi avevano a disposizione concubine che potevano addirittura abitare con essi e con la moglie, mentre per le donne era assolutamente vietato avere rapporti extraconiugali. La mulier poteva incorrere anche in un’uccisione per delitto d’onore poiché macchiava la reputazione del marito.<br>La "pudicitia" è qui il concetto chiave, era un valore tipicamente femminile, contrapposto al pudor maschile. L’uomo poteva guadagnarsi la fama in molti modi: ad esempio la carriera forense o militare. La donna, invece, poteva guadagnarsi la propria solamente tramite la pudicizia.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:37:14 UTC</pubDate>
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         <title>ponzia postumina</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-12-11 17:53:24 UTC</pubDate>
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         <title>Il 25 novembre</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una ricorrenza voluta dalle Nazioni Unite che l’ha istituzionalizzata il 17 dicembre 1999 con una risoluzione, la 54/134, dove si definisce questa violenza «una delle violazioni dei diritti umani più diffuse, persistenti e devastanti che, ad oggi, non viene denunciata, a causa dell’impunità, del silenzio, della stigmatizzazione e della vergogna che la caratterizzano».<br>Questa data è stata scelta in memoria delle sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal , attiviste politiche massacrate per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo. Il 25 novembre del 1960 nella Repubblica dominicana mentre  le tre stavano andando a far visita ai loro mariti in prigione (detenuti politici perché, come loro, erano oppositori del regime), furono bloccate e rapite sulla strada da agenti del Servizio di informazione. Portate in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-21 15:15:48 UTC</pubDate>
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         <title>Perché le scarpe rosse?</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1959023450</link>
         <description><![CDATA[<div>In tutto il mondo le scarpe rosse sono diventate un simbolo per denunciare le vittime di femminicidio, sono tali grazie a&nbsp;Elina Chauvet, che nel 2009 realizzò l’installazione “Zapatos rojos”, ossia “Scarpette rosse”: scarpe da donna di colore rosso o dipinte di rosso, sistemate per le strade, nelle piazze, vicino ai monumenti delle città per dire stop alla violenza di genere.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-21 15:23:46 UTC</pubDate>
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         <title>Apronia</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <pubDate>2021-12-21 17:49:13 UTC</pubDate>
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         <title>Ponzia Postumina</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Sempre Tacito negli Annales (XIII 44) ci narra di un altro femminicidio che vide come ambientazione l'antica Roma.&nbsp; Siamo nell'epoca di Nerone nel 58 d.C. una donna di nome Ponzia Postumina e un senatore di nobile stirpe, Ottavio Sagitta, erano amanti. Lei era già sposata e lui la indusse ad abbandonare il matrimonio ricoprendola di costosi doni e&nbsp; prospettatale&nbsp; una vita più agiata ed esclusiva. La donna però in seguito, stanca di quell'uomo violento, cercò la libertà. A questo punto Ottavio perde la testa e la dignità. Niente ha più senso per lui; anche i richiami alle sue ricchezze dilapidate ed alle chiacchiere della gente.&nbsp;<br>Così Ottavio non rassegnandosi, chiese a Ponzia un ultimo incontro per avere un chiarimento, e dopo una notte di collera, passione, rimproveri, e litigi, la pugnalò a morte.<br>Venne arrestato e condannato grazie a testimoni che ebbero il coraggio di parlare. Gli fu risparmiata la vita e finì solamente in esilio nell'isola di Ponza.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-21 17:55:50 UTC</pubDate>
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         <title>Il matricidio di Nerone </title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1959294688</link>
         <description><![CDATA[<div>Infine Tacito negli Annales (XIV, 8) ci parla del matricidio di Nerone  Durante le celebrazioni delle feste di Minerva chiamò la madre vicino a sé e la invitò a un banchetto in suo onore. Nerone volle che la madre gli si sdraiasse accanto e ogni tanto l’abbracciava e la baciava, rivolgendole mille attenzioni.<br>La nave per il ritorno era stata preparata da Aniceto e nascondeva un congegno mortale. A poppa, dov’era il letto su cui Agrippina avrebbe riposato, era stato ammassato sul tetto un enorme carico di piombo.<br>Agrippina salì sulla nave. «Era una notte serena e rilucente di stelle» – così inizia Tacito il racconto – ed ecco che a un segnale dato, il tetto della cabina dove riposava, appesantito dal piombo, crollò.<br>Agrippina e la sua governante Acerronia furono salvate dalle alte spalliere del letto che furono tanto robuste da resistere al peso. La nave sbandò, Agrippina e Acerronia finirono in acqua. Ma Acerronia si mise incautamente a gridare che Agrippina era lei e che salvassero la madre dell’imperatore. Mentre Agrippina, che era una brava nuotatrice, riuscì a nuotare in silenzio nel buio e ad arrivare alla riva; da lì, imbattutasi in alcune barche da pesca si fece accompagnare alla sua villa.<br>Nerone – racconta Tacito – terrorizzato che si scoprisse in lui l’autore dell’attentato e temendo la vendetta di Agrippina, si consultò con Seneca e Burro, suoi precettori, e diede l’ordine ad Aniceto di uccidere la madre. Questa, quando vide sfondata la porta della sua camera e apparire Aniceto coi sicari, rivolta a lui, disse: «Colpisci al ventre che generò Nerone». E fu trafitta. Era il 23 marzo del 59 d.C.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-21 18:15:39 UTC</pubDate>
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         <title>Agrippina </title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/1959296832</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-12-21 18:17:15 UTC</pubDate>
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         <title>La donna in Plauto e Terenzio</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/2200887299</link>
         <description><![CDATA[<div>Plauto si accontenta di utilizzare alcuni "tipi" umani fissi, alcune "maschere". Le donne, conquistate attraverso il denaro necessario a riscattarle o a fornirle di dote, sono gli oggetti del desiderio dei protagonisti delle commedie plautine. Spesso è una meretrice l'oggetto dell'amore contrastato da un giovane. Le meretrici sono descritte spesso come fanciulle disinibite e scaltre: alcune sono particolarmente opportuniste e seduttive, come la Fronesio del Truculentus. La fanciulla di buona famiglia, cioè la fanciulla libera, di solito è invece assente dalla scena e funge da semplice oggetto del contendere.&nbsp;<br>Invece in Terenzio i personaggi mostrano tutti un'elevata consapevolezza di sè e del proprio agire e hanno un approccio dinamico alla vita interiore: sono caratteri e non più tipi o maschere. Tutto è improntato sull'humanitas, la fratellanza e il rispetto reciproco. Per esempio un personaggio come quello di Sostrata (la suocera dell'Hecyra), donna gentile e nobile d'animo, sdogana lo stereotipo della suocera intrigante e malevola nei confronti della nuora. La donna, pur essendo ingiustamente accusata, è disposta a farsi da parte per l'amore del figlio e per consentire una riappacificazione familiare, che è una prova di altruismo e di abnegazione.&nbsp;<br>Altrettanto nobile d'animo risulta la cortigiana dell'Heyra, Bacchide, che sovverte la tipologia della mala meretrix e rivela invece una generosità assolutamente disinteressata e filantropica. Una figura simile è anche quella di Taide nell'Eunuchus.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-26 13:45:28 UTC</pubDate>
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         <title>Vestali: le madri di Roma</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/2200975780</link>
         <description><![CDATA[<div>A Roma c’era un sacerdozio di esclusiva competenza femminile: quello consacrato alla dea del focolare, Vesta (l’equivalente della greca Estia). Le sacerdotesse vestali, e in particolare la Vestalis maxima, la più eminente di loro, erano le “matrone di stato” per eccellenza, modello di ogni mater familias. La loro carriera iniziava tra i sei e i dieci anni, quando le bambine erano captae, cioè arruolate, dal pontefice massimo. Le sacerdotesse erano selezionate all’interno delle migliori famiglie romane: dovevano essere libere per nascita, patrizie (nei primi secoli), con i genitori in vita, il padre residente in Italia ed esenti da imperfezioni fisiche. Le vergini venivano investite del ruolo durante una cerimonia pubblica, attraverso una formula rituale pronunciata dal pontefice massimo e rimanevano in carica trent’anni. Durante questo periodo avevano appunto l'obbligo di rimanere vergini. Il ruolo delle sacerdotesse vestali non era solo religioso, ma anche politico. A Roma l’intera organizzazione collettiva e statale era vista come un’emanazione della famiglia: lo stato era concepito come un’unica grande stirpe che comprendeva tutti i lignaggi della città, le cosiddette gentes. Ecco perché al centro di Roma ardeva un fuoco sacro, in analogia con l’organizzazione della domus, che gravitava attorno a un focolare originariamente situato nell’atrio (termine che deriva dal latino ater, “scuro”, a causa del fumo, anche se questo ambiente divenne in seguito una specie di cortile interno). Il fuoco sacro della città era ospitato nel tempio di Vesta, dove le sacerdotesse della dea erano incaricate di custodirlo. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-26 14:52:38 UTC</pubDate>
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         <title>Defossa viva</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/2200984839</link>
         <description><![CDATA[<div>Matrone e vestali si somigliano anche nella durezza delle punizioni che ricevevano. Il diritto romano prevedeva vari tipi di punizioni per le mogli che non mantenevano un comportamento “onorevole”, come il ripudio o il divorzio. Nel caso delle vestali i castighi erano molto più severi dato che, secondo la mentalità romana, la loro trasgressione avrebbe certamente compromesso il buon andamento dello stato. Se una vestale lasciava che il fuoco sacro di Roma si spegnesse la punizione era la fustigazione, che veniva inflitta in un luogo appartato e sul corpo coperto, per rispetto nei confronti del suo pudore verginale.<br>Ancor più grave era la violazione dell’obbligo di castità. La relazione sessuale tra una vestale e un uomo veniva definita incestum, un termine che diventa comprensibile solo se si considera che le vestali erano ritenute le “madri” di ogni cittadino romano. La sanzione consisteva nel venir sepolta viva nel cosiddetto Campus Sceleratus, a Roma, presso porta Collina . La punizione fu inflitta per prima a Pinaria, forse personaggio leggendario dell’epoca di Tarquinio Prisco. Il pontefice massimo aveva il potere indiscusso di giudicare e punire le vestali ree, poiché erano parte del collegio pontificale che lui dirigeva. Il “complice”, invece, misero essere soltanto umano, veniva fustigato a morte, nudo, nel foro.<br>Pagarono amaramente l’appagamento del loro desiderio sessuale, ad esempio, Opimia, che frequentò addirittura due uomini secondo le accuse, Minucia, denunciata da uno schiavo, o Cornelia, accusata da Domiziano. Tutte furono mandate a morte defossa viva.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-26 14:59:53 UTC</pubDate>
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         <title>Lesbia Clodia : fra Catullo e Cicerone </title>
         <author>dileodaniele2005</author>
         <link>https://padlet.com/dileodaniele2005/ilfemminicidio/wish/2201092483</link>
         <description><![CDATA[<div>Della vita di Clodia sappiamo ben poco. Si sposò relativamente tardi per le abitudini dell'epoca. Alla morte del padre era ancor infatti nubile. Eppure Clodia era così bella da guadagnarsi il soprannome di Boopis. Nel 63 fu la moglie di Quinto Cecilio Metello Cerere, che la lascerà vedova l'anno dopo. E sappiamo che due anni prima aveva incontrato Catullo.&nbsp;<br>Se delle fonti di Catullo si deve diffidare non è perchè non descrive una vera storia d'amore, ma perchè egli fu un innamorato che non riusciva a capire la donna che amava. E' perché non riesce a capirla, che Catullo insulta Clodia o Lesbia (pseudonimo dato dal poeta per omaggiare la poetessa Saffo di Lesbo), parlandone come a volte come una donna dalla sessualità sfrenata, ai limiti della depravazione. La storia di amore che emerge dalle poesie è quella di un amore tra due persone che non arrivano a capirsi, ma che ciononostante, vivono momenti di passione intensissima.&nbsp;<br>Uno chiede amore eterno ed esclusivo, l'altro offre un amore, se non occasionale, certamente meno impegnativo. Terminato quel rapporto Clodia diventa l'amante di Celio Rufo: e a raccontarci la storia è Cicerone.<br>Di lei, infatti, Cicerone dice tutto il male possibile: "Clitemnestra", la definiva, e "quadrantaria", donna da quattro soldi. Per non parlare della voce, fatta da lui circolare, secondo la quale la donna sarebbe stata l'amante di suo fratello e che avrebbe avvelenato il marito per l'eredità.<br>Nel processo contro Celio nel 56 Clodia era stata indicata come testimone in favore degli accusatori, e quindi contro Celio. La donna, diceva Cicerone, era stata l'amante di Rufo , e quando questi l'aveva lasciata, aveva giurato vendetta. Per questo Clodia sosteneva che Celio le aveva sottratto i suoi gioielli e aveva tentato di ucciderla. Da accusatrice, Clodia diventa accusata perchè morto il marito, invece di attendere la vecchiaia e la morte, si era data alla bella vita, frequentando le persone più indegne. Viene qui decritta insomma come una prostituta. Nessuno poteva giudicare colpevole Celio. Non solo questi, ma anche i maiores che hanno fatto grande Roma hanno frequentato prostitute . Rufo venne assolto. Di Clodia, allora 38enne, non si ha più notizia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-05-26 16:26:40 UTC</pubDate>
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         <title>Clodia</title>
         <author>dileodaniele2005</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-05-26 16:27:34 UTC</pubDate>
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