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      <title>Bonifacio VIII e il vile denaro 💸 by Nicol Scattolin</title>
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      <description>Carraro Milla, Fasulo Giorgia, Pettinà Marta, Scattolin Nicol, Zanocco Alberto</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-04-12 08:37:12 UTC</pubDate>
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         <title>SIMONIACI NELLA DIVINA COMMEDIA</title>
         <author>marta_pettinaa</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella Divina Commedia, Dante pone i <strong>simoniaci</strong> fra i dannati nella terza bolgia dell'ottavo cerchio dell'Inferno. Sono condannati a restare capovolti all'interno di fori nella roccia, con una fiamma rossastra che brucia sui loro piedi. Quando sopraggiunge un nuovo dannato, prende posto facendo sprofondare in basso gli altri. Tale pena segue questo contrappasso: come in vita, vendendo i posti ecclesiastici, "calpestarono" lo Spirito Santo, ora Esso (sotto forma di fiamma) brucia loro i piedi.</div><blockquote>« O Simon mago, o miseri seguaci <br>che le cose di Dio, che di bontate<br>deon essere spose, e voi rapaci<br>per oro e per argento avolterate,<br>or convien che per voi suoni la tromba,<br>però che ne la terza bolgia state. »<br>(<em>Dante, INFERNO, Canto XIX</em>)</blockquote><div>Papa Bonifacio VIII viene citato da Dante come<br>simoniaco predestinato a passare l'eternità in questa bolgia.<br>Dante ne dà un giudizio negativo, soprattutto per le manovre che favorirono nel 1301 la presa di potere dei Guelfi Neri a Firenze, causando l'esilio dello stesso poeta. In <em>Inferno </em>XIX fa dire a papa Niccolò III, tra i simoniaci della III Bolgia, che Bonifacio lo raggiungerà presto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-12 08:55:05 UTC</pubDate>
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         <title>Significato di SIMONIA</title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <description><![CDATA[<div> dal latino tardo, eccles., <em>simonīa</em>, der. dal nome di <em>Simone Mago</em>, il samaritano che, secondo gli <em>Atti degli Apostoli</em> 8, 18-24, cercò di comprare dagli apostoli Pietro e Giovanni, offrendo loro del denaro, il potere di conferire i doni dello Spirito <em>Santo</em> mediante l’imposizione delle mani. <br>Simonia significa <strong>compravendita di cose sacre di natura spirituale </strong>(cioè sacramenti, indulgenze, consacrazione, ecc.) <strong>o anche di cose temporali che abbiano acquisito carattere sacro </strong>(per es., un beneficio ecclesiastico).</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-13 14:50:23 UTC</pubDate>
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         <title>La bolla &quot;CLERICIS LAICOS&quot;</title>
         <author>nicol_scattolin</author>
         <link>https://padlet.com/nicol_scattolin/tke51t9wgss9/wish/166267093</link>
         <description><![CDATA[<div>La bolla pontificia "Clericis laicos" fu emanata da papa Bonifacio VIII e pubblicata il 24 febbraio 1296.</div><div>Con questo documento, il Papa dispone:</div><ul><li>la proibizione al clero di concedere alcunché al potere civile senza il permesso della Santa Sede, pena scomunica e deposizione;</li><li>la proibizione ai poteri civili di imporre tasse al clero, pena la scomunica.</li></ul><div>Questa bolla si inserisce nell’aspra lotta condotta da Filippo il Bello contro      Bonifacio VIII.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-13 15:10:58 UTC</pubDate>
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         <title>Bardi</title>
         <author>giorgia_fasulo00</author>
         <link>https://padlet.com/nicol_scattolin/tke51t9wgss9/wish/166953568</link>
         <description><![CDATA[<div>I <strong>Bardi</strong> furono una famiglia di probabili origini celtiche che  giunse a Firenze attorno al X secolo, dedicandosi in prevalenza all'attività mercantile e in seguito bancaria. <br>Nel 1332 Piero di Gualterotto Bardi acquistò per 10.000 fiorini d'oro i possedimenti a nord di Prato dai Conti Alberti, in particolare il castello di Vernio, dando origine al ramo nobile dei Bardi di Vernio.</div><div>Simone de' Bardi, detto Mone, sposò Beatrice Portinari, figlia di un banchiere, che era appena adolescente. Fu questa la Beatrice che ispirò a Dante Alighieri la Divina Commedia. <br>La famiglia Bardi ebbe diverse rivali. Nel maggio 1345 ebbe uno scontro armato con i Peruzzi e molteplici furono gli scontri con i Buondelmonti. </div><div>La rivolta antimagnatizia del 1343 colpì la famiglia dei Bardi, che ebbe la propria residenza assalita e saccheggiata dalla folla. Due anni dopo (1345) Re Edoardo III d'Inghilterra si rifiutò di restituire loro i debiti contratti per la Guerra dei Cento anni costringendo la loro compagnia a dichiarare il fallimento assieme ad altre importanti compagnie, quali quella dei Peruzzi, e innescando un processo a catena che coinvolse gravemente l'economia fiorentina.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-19 08:42:17 UTC</pubDate>
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         <title>TASSE NEL MEDIOEVO</title>
         <author>marta_pettinaa</author>
         <link>https://padlet.com/nicol_scattolin/tke51t9wgss9/wish/166955600</link>
         <description><![CDATA[<h1>Principali tasse del periodo medievale<br><strong>Il Focatico</strong><br>L'imposta istituita da Carlo I D'Angiò nel 1263, era una tassa applicata a ciascun fuoco o focolare, cioè su ciascuna abitazione di un gruppo familiare.</h1><h1>I meno abbienti non erano soggetti a tale imposta, ma questo dava origine ad evasioni o a esenzioni concesse per individui che ricoprivano cariche pubbliche (senatori, notai, clero, ecc…).<br><strong>L' Imbottato</strong><br>Il dazio era sostanzialmente una tassa che doveva essere pagata da tutta la comunità per i prodotti agricoli che si possedevano. In un registro risulta <em>"d'imbottar li grani et vini in calende di Novembre di ciascuno Anno per quali grani et vini, quelli che in detto giorno si trovano averli in casa sono tenuti subito fatta la visita et descrittione d'essi pagar alla comunità"</em>. Per esempio un sacco di frumento, fagioli, segale, fave valeva due soldi; una brenta di vino buono puro per quattro soldi.<br><strong>Fodro</strong><br>Dal francone "fodar", nutrimento, indica l'obbligo di fornire ospitalità e sostentamento al re, all'imperatore, ai titolari di pubbliche funzioni, al loro seguito e alle milizie, incombente sui vassalli, sui possessori di terre o complessivamente sulle collettività delle località attraversate durante il loro passaggio. Utilizzato nei diritti germanici e nordici, presentava analogie con l'annona romana e&nbsp; garantiva i rifornimenti alle autorità itineranti. Dal sovrano il fodro passò ai conti, ai vescovi, agli abati, alle città e grandi o medi proprietari. Fu uno dei principali scontri da Federico Barbarossa e le città lombarde.&nbsp;</h1>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-19 08:55:26 UTC</pubDate>
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         <title>Peruzzi</title>
         <author>kaoussara_milla</author>
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         <description><![CDATA[<div>I <strong>Peruzzi </strong>erano una famiglia fiorentina, documentata all'inizio del sec. 13º. Essi parteciparono intensamente alla vita comunale (con ben 54 priori, a cominciare dal 1284) finché l'ascesa dei Medici ne determinò l'oscuramento; un ramo si trasferì in Francia, dando origine ai marchesi de Perussis (estintisi nel 1907). Ma è soprattutto nella storia economica che i Peruzzi hanno rilievo, con la celebre compagnia mercantile che G. Villani chiama "colonna della cristianità". Con una perfetta organizzazione essi estesero il loro campo d'azione al mezzogiorno d'Italia, all'Inghilterra, alla Francia, tenendo in pugno le finanze dei principi, ottenendo in cambio dei prestiti richiesti per le spese di guerra e di corte (in Inghilterra per es.), la riscossione di tutti i proventi del regno. L' esportazione della lana inglese e del grano napoletano, le operazioni di compravendita di merci e di cambio della moneta nelle fiere della Champagne, impegnarono capitali favolosi, così come il finanziamento dell'Ordine gerosolimitano di Rodi, creando bilanci sociali dagli utili altissimi per tutto il primo trentennio del sec. 14º. L'eccessiva vastità degli impegni, complicati dalle gravose contribuzioni richieste dal piano di espansione territoriale perseguito da Firenze, la confisca dei beni in Francia e gli enormi crediti non rimborsati da parte del re d'Inghilterra (600.000 fiorini, con qualche esagerazione) e di Napoli, determinarono un clamoroso fallimento (1343) che travolse nella rovina altre famiglie fiorentine, segnando un punto decisivo nella storia economica e politica di Firenze.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-23 15:58:27 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;BARDI E PERUZZI&quot;</title>
         <author>kaoussara_milla</author>
         <link>https://padlet.com/nicol_scattolin/tke51t9wgss9/wish/167692546</link>
         <description><![CDATA[<div><a href="https://drive.google.com/open?id=0B_Y0tNRCrWkTOVRzU1BvS1ZjcUk">https://drive.google.com/open?id=0B_Y0tNRCrWkTOVRzU1BvS1ZjcUk</a><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-04-23 16:42:37 UTC</pubDate>
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         <title>Cappelle dei Bardi e dei Peruzzi a Firenze</title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <description><![CDATA[<div>il famosissimo pittore fiorentino Giotto di Bondone a Firenze realizzò la “Madonna di Ognissanti”, il dipinto di Santo Stefano, il campanile di Santa Maria del Fiore ma quello che c’interessa fa parte del complesso architettonico della <strong>Basilica di Santa Croce</strong>.</div><div>Nel 1318, Giotto cominciò a dipingere quattro cappelle ed altrettanti polittici per quattro diverse famiglie fiorentine : la Cappella Bardi (Vita di San Francesco), la Cappella Peruzzi (Vita di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista più il polittico con Taddeo Gaddi), e le perdute Cappelle Giugni (Storie degli Apostoli) e Tosinghi Spinelli (Storie della Vergine). Di queste cappelle oggi restano solo le prime due a destra: ossia le Cappelle Bardi e Peruzzi.&nbsp;</div><div>La Cappella Peruzzi presenta gli affreschi della Vita di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista e la sua particolarità e data dalla suggestiva realizzazione degli edifici e delle architetture del tempo dilatati in prospettive che continuano anche oltre le cornici delle scene fornendo un'istantanea dello stile urbanistico del tempo di Giotto.&nbsp;<br><br></div><div><br><br><br><br><br><br><br>Banchetto di Erode (Cappella Peruzzi)</div><div><br>Nella stessa chiesa, circa dieci anni dopo Giotto affrescò anche la Cappella Bardi.</div><div>Nella cappella Bardi, sono raffigurati gli episodi della Vita di San Francesco e alcune figure di Santi francescani. Qua Giotto preferì dare maggiore importanza alla figura umana, rispetto a quella architettonica accentuandone soprattutto i valori espressivi, dipingendo gesti ed espressioni incredibilmente realistici. Le composizioni sono molto semplificate ed è la disposizione delle figure a dare il senso della profondità spaziale.&nbsp;</div><div><br><br><br><br><br><br><br><br>Conferma della Regola (Cappella Bardi)</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-09 19:26:42 UTC</pubDate>
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         <title>Lo sterco del diavolo. Il denaro nel Medioevo</title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div><br><br><br><br><br><br>L’autore di questo libro è uno tra i massimi storici del Medioevo, non ha mai cessato di esplorare la mentalità di questo periodo di cui ha modificato e rinnovato l’interpretazione. In questa opera Le Goff affronta lo studio del posto occupato dal denaro nel corso del Medioevo. Molti continuano a considerare il Medioevo come un periodo buio, barbarico, pieno di ferocia, una zona di oscurità collocata fra i fermenti artistici e culturali della classicità e del Rinascimento;ma non è così. Secondo l’autore il Medioevo, dal punto di vista del denaro, si può considerare in una fase di regressione; meno importante e meno presente di quanto non lo fosse nell’impero romano e decisamente meno essenziale rispetto a quello che diventerà nei secoli successivi, Cinquecento, Seicento. I temi trattati in questo saggio sono principalmente due: il destino delle monete nell’economia, nella vita e nella mentalità medioevali; in che modo il pensiero cristiano, in questa società dominata dalla religione, ha condizionato l’atteggiamento dei fedeli verso il denaro e l’uso che se ne sarebbe dovuto fare.</div><div>Jacques Le Goff ci ha regalato una preziosa rappresentazione della vita del Medioevo attraverso il denaro, periodo nel quale, per l’usuraio non c’era possibilità di salvezza, egli era destinato alle fiamme dell’inferno, spesso è raffigurato con una borsa piena di soldi il cui peso lo trascina immancabilmente verso il basso. Il senso del <em>denaro</em> era decisamente diverso da come lo intendiamo oggi.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-10 08:32:49 UTC</pubDate>
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         <title>Il &quot;dollaro&quot; del medioevo</title>
         <author>giorgia_fasulo00</author>
         <link>https://padlet.com/nicol_scattolin/tke51t9wgss9/wish/174082699</link>
         <description><![CDATA[<div>Il<strong> fiorino </strong>era di 24 carati aventi un peso legale di 3,54 grammi. Tra il 1339 e il 1349, esso era sopravvissuto ad una delle più terribili crisi economiche patite da Firenze nel corso della sua storia: al dissesto della finanza pubblica sfociato, nel 1345, nella bancarotta del Comune si era sovrapposto, infatti, il mancato recupero dei crediti concessi dai banchieri a Edoardo III d’Inghilterra per la Guerra dei cent’anni contro la Francia. Per avere un’idea, seppure approssimativa, dell’enormità delle ricchezze in gioco basti pensare che il debito pubblico del libero Comune toscano era salito, dall’inizio del secolo al 1343, da 50.000 a oltre 600.000 fiorini e che il solo banco dei Bardi (fallito nel 1346) aveva concesso al sovrano inglese crediti tra i 600.000 e i 900.000 fiorini<br> Nell'officina monetaria a partire dal 1361, lavorarono abili intagliatori di conii scelti dalle sette Arti Maggiori della città notai, cassieri, fonditori ed “uvrieri” (operai addetti alla preparazione dei tondelli e alla coniazione a martello che, all’inizio della loro attività in zecca, dovevano versare 300 fiorini d’oro a garanzia della propria onestà).Gli zecchieri di Firenze erano due, uno per le monete d’oro prescelto dall’Arte di Calimala e l’altro, responsabile delle emissioni in argento e mistura, nominato dall’Arte del Cambio. In carica, salvo poche eccezioni, per la durata di sei mesi, nel corso del loro mandato gli zecchieri apponevano la propria armetta sulle monete ed erano strettamente controllati nel loro operato. Peso, diametro e contenuto d’oro dei fiorini e delle altre specie dovevano risultare, infatti, quanto più possibile costanti e, a tal fine, agivano due “sentenziatori” che, nominati tra i ”boni aurifices” fiorentini, saggiavano gli esemplari coniati per decidere se metterli in circolazione o rifonderli. Il fenomeno dell’adulterazione e della falsificazione,venne affrontato dal Comune di Firenze con leggi severe al punto da prevedere, per i colpevoli, il taglio della mano e il rogo. Subì questa sorte, nel 1281, anche mastro Adamo da Brescia, abile orafo reso celebre da Dante Alighieri che lo collocò nell’Inferno della “Divina Commedia” per aver falsificato i fiorini abbassandone il titolo da 24 a 21 carati. <br><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-27 13:11:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <pubDate>2017-05-27 13:21:04 UTC</pubDate>
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         <title>INTRODUZIONE-BONIFACIO VIII</title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <description><![CDATA[<div>Papa Bonifacio VIII, vissuto nella seconda metà del XIII secolo, non fu di certo modello di mitezza e tolleranza né un esempio di umiltà cristiana.<br>Egli nella sua vita:</div><ul><li>aspirò ad unificare il potere spirituale con il potere politico riunendo quindi nella figura del pontefice romano, l'unica autorità morale e materiale riconosciuta da tutti i cristiani;</li><li>proibì le tassazioni al clero con la bolla "Clericis Laicos"(1296);</li><li> organizzò nel 1299 il 1° Giubileo che si rivelò un successo poiché favorì entrate economiche particolarmente consistenti utili a consolidare il prestigio del Papa;</li><li>emanò la bolla "Unam Sanctam"(1302) e fu di conseguenza accusato di essere sodomita, eretico e simoniaco da Filippo il Bello e gli Stati Generali;</li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-27 13:53:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <pubDate>2017-05-27 14:16:05 UTC</pubDate>
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         <title>Storia delle banche</title>
         <author>giorgia_fasulo00</author>
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         <pubDate>2017-05-27 14:46:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <pubDate>2017-05-29 19:47:35 UTC</pubDate>
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         <title>Cronica-Giovanni Villani</title>
         <author>nicol_scattolin</author>
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         <description><![CDATA[<div>Giovanni Villani (1280-1348), nato a Firenze da famiglia popolana, si dedicò alla mercatura e diventò socio della Compagnia dei Bardi, ricavandone un’ampia competenza in campo economico e finanziario. Intraprese anche la carriera politico-amministrativa: nel 1316 fu Ufficiale della Moneta, cioè della zecca, e nel 1330 fu incaricato di provvedere alla carestia. Scrisse un’opera letteraria, la Nuova cronica, in 12 libri.<br>Egli nella sua Cronica racconta la coniazione del fiorino d’oro e del fiorino d’argento ma anche il fallimento della Compagnia dei Bardi, che provocò un cambiamento nei rapporti di forza all’interno di Firenze, nonché con tutti quei potenti per i quali la Compagnia era il punto di riferimento economico. Lo stesso Boccaccio, che lavorava per questa Compagnia e ne seguiva gli interessi a Napoli, fu costretto dal fallimento a rientrare a Firenze, dove trovò una realtà sociale e culturale ben diversa da quella napoletana. Si aggiunse poi la peste nera del 1348 a sovvertire ulteriormente le situazioni.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-05-29 20:10:17 UTC</pubDate>
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