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      <title>Borgo antico - pedovia completa (Piazza Municipio - Piazza Fontana) by Sara Dipace</title>
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      <description>Un percorso che unisce cultura e religione della città dei due mari! (partenza da Piazza Municipio - arrivo a Piazza Fontana)</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza Fontana, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Piazza Fontana è uno degli spazi più rappresentativi della città vecchia di Taranto, un luogo che unisce storia, vita quotidiana e rapporto con il mare. Situata all’ingresso dell’isola del borgo antico, la piazza ha da sempre avuto una funzione strategica: era infatti uno dei punti di collegamento tra la parte antica della città e le zone portuali e commerciali.</p><p><br></p><p>Il nome deriva dalla grande fontana presente nella piazza, elemento che per secoli ha rappresentato non solo un abbellimento urbano, ma anche una risorsa essenziale per la popolazione. In passato, le fontane pubbliche erano luoghi centrali della vita cittadina: qui si prendeva l’acqua, si incontravano le persone, si scambiavano notizie e si svolgeva parte della vita sociale quotidiana. Piazza Fontana era quindi molto più di uno spazio aperto: era un punto di aggregazione per l’intera comunità tarantina.</p><p><br></p><p>Dal punto di vista urbanistico, la piazza è particolarmente importante perché si trova in una zona di passaggio tra il Mar Grande e il Mar Piccolo. Questo rende l’area fortemente legata all’identità marinara di Taranto. Passeggiando nella piazza si percepisce infatti la relazione continua tra la città e il mare: il vento, la luce riflessa sull’acqua e la vicinanza dei moli ricordano costantemente quanto la storia tarantina sia stata costruita intorno alla navigazione, al commercio e alla pesca.</p><p><br></p><p>Nel corso dei secoli la piazza ha subito numerose trasformazioni. Durante il periodo aragonese e poi in età moderna, tutta l’area circostante venne rafforzata dal punto di vista difensivo, perché rappresentava un accesso fondamentale alla città vecchia. Successivamente, con l’espansione urbana dell’Ottocento e la costruzione del Borgo Nuovo, Piazza Fontana assunse anche il ruolo di collegamento simbolico tra la Taranto antica e quella moderna.</p><p><br></p><p>Dal punto di vista artistico e atmosferico, Piazza Fontana è uno dei luoghi che meglio raccontano il carattere autentico della città vecchia: non una piazza monumentale nel senso classico, ma uno spazio vissuto, fatto di pietra chiara, vicoli vicini e scorci sul mare. È un luogo dove convivono passato e presente, memoria storica e quotidianità.</p><p><br></p><p>Oggi rappresenta ancora uno dei punti più suggestivi della città antica, soprattutto al tramonto, quando la luce del sole si riflette sulle facciate degli edifici e sull’acqua del porto, creando un’atmosfera molto particolare che rende evidente il legame profondo tra Taranto e il Mediterraneo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Torre dell&#39;Orologio - Museo Dal Mare, Via de Tullio, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Torre dell’Orologio è uno dei simboli storici più riconoscibili della città vecchia di Taranto. Situata nei pressi di Piazza Fontana, la torre domina uno degli accessi principali del borgo antico e rappresenta un importante punto di riferimento urbano sia dal punto di vista pratico che simbolico.</p><p>La struttura risale probabilmente al periodo medievale, anche se nel corso dei secoli è stata modificata più volte. Originariamente faceva parte del sistema difensivo cittadino: Taranto, essendo una città marittima strategica, aveva bisogno di controllare costantemente gli ingressi e i movimenti lungo il porto. Le torri non avevano quindi soltanto una funzione architettonica, ma soprattutto militare e di sorveglianza.</p><p>Con il passare del tempo, però, la torre perse gradualmente il suo ruolo difensivo e acquisì una funzione civile grazie all’aggiunta dell’orologio pubblico. Questo cambiamento è molto significativo perché riflette l’evoluzione della città stessa: da fortezza medievale a centro urbano moderno e organizzato.</p><p>L’orologio pubblico rappresentava infatti un elemento fondamentale nella vita quotidiana. In epoche in cui poche persone possedevano orologi personali, la torre scandiva il ritmo della giornata: il lavoro, le attività commerciali, le celebrazioni religiose e la vita cittadina dipendevano spesso dai rintocchi dell’orologio pubblico.</p><p>Dal punto di vista architettonico, la torre si distingue per la sua verticalità semplice ma imponente. Non presenta decorazioni particolarmente elaborate, perché nasce con una funzione pratica e difensiva, ma proprio questa essenzialità le conferisce un aspetto austero e autentico. La pietra chiara tipica dell’architettura pugliese riflette la luce del sole e contribuisce a renderla ben visibile anche da lontano.</p><p>La Torre dell’Orologio è importante anche dal punto di vista simbolico: rappresenta il trascorrere del tempo e la continuità storica della città. Nel corso dei secoli ha assistito ai cambiamenti di Taranto, dal periodo medievale alle dominazioni straniere, fino alla città contemporanea, restando sempre un punto fermo nel paesaggio urbano.</p><p>Oggi la torre continua a essere uno degli elementi più fotografati e riconoscibili del borgo antico. Insieme a Piazza Fontana contribuisce a creare uno degli scorci più caratteristici della città vecchia, dove storia, architettura e vita quotidiana si intrecciano continuamente.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Pantaleo, Vicolo Civico, Taranto, TA</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p> Edificato a metà del XVIII° secolo, è uno dei primi esempi di grandi palazzi nobiliari costruiti nella città vecchia di Taranto. Si distingue per la sua posizione strategica, che offre una vista privilegiata sul mare, e per la sua imponente architettura barocca, caratterizzata da un grande portale d’ingresso, progettato per consentire l’accesso delle carrozze, simbolo di prestigio dell’epoca.</p><p> </p><p>L’edificio si sviluppa su due livelli, seguendo la tipica suddivisione funzionale dei palazzi nobiliari settecenteschi. Il primo piano, detto piano nobile, era dedicato alla rappresentanza: qui si accoglievano gli ospiti, si organizzavano ricevimenti e feste, in ambienti decorati con affreschi e arredi sfarzosi. Il secondo piano, invece, ospitava le stanze private della famiglia, comprese le camere da letto. Un altro elemento rilevante del palazzo era la presenza delle stalle, necessarie per il ricovero dei cavalli e delle carrozze.</p><p> </p><p>Oggi, Palazzo Pantaleo ha cambiato destinazione d’uso ed è sede del Museo Etnografico “Alfredo Majorano”, che raccoglie una preziosa collezione di oggetti e testimonianze legate alla cultura e alle tradizioni popolari di Taranto. Grazie alla sua conservazione e valorizzazione, questo edificio continua a raccontare la storia della città e delle sue trasformazioni nel corso dei secoli.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di San Domenico</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Chiesa di San Domenico a Taranto fu costruita nel 1309, durante la dominazione angioina, inglobando i resti del precedente convento benedettino di San Pietro Imperiale, a sua volta edificato probabilmente sull’area di una residenza federiciana (attribuita a Federico II) e su un antico tempio greco arcaico, ricostruito in epoca classica (V secolo a.C.). L’abbazia benedettina risale all’XI secolo e fu ceduta ai Domenicani nel XIV secolo, che si insediarono stabilmente entro il 1349. La costruzione dell'attuale chiesa si concluse intorno al 1360, come indicato da un’iscrizione latina sullo stemma con il bue posto sul portale, emblema della famiglia Taurisano.</p><p>La facciata è caratterizzata da una scenografica scalinata barocca (XVII-XVIII secolo), realizzata per adeguare l’ingresso al nuovo livello stradale di Via Duomo, abbassato per esigenze urbanistiche. La chiesa è uno degli esempi più notevoli del romanico pugliese, con un magnifico rosone che ne è uno degli elementi distintivi. È ancora possibile attraversare parte dell'antico pritaneo greco, integrato nella struttura.</p><p>Nel corso del XVI e XVII secolo, la chiesa ospitò importanti confraternite: la Reale Arciconfraternita di Maria SS. del Rosario (1571-1578), la Confraternita del Santissimo Nome di Gesù (1580), nota anche come “del Santissimo Nome di Dio”, e la Confraternita di San Domenico in Soriano (1670), che vi edificarono tre altari nella navata sinistra. Attualmente, la chiesa è sede della Confraternita dell’Addolorata.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Chiostro di San Domenico, Via Duomo, Taranto, Tarente</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Accanto alla chiesa si sviluppa il Convento di San Domenico, un complesso meno conosciuto dal turismo di massa ma fondamentale per comprendere la storia religiosa e culturale di Taranto.</p><p>Il convento nacque insieme alla presenza dei Domenicani nel XIV secolo, durante il periodo angioino, e costituiva un importante centro spirituale e culturale. I frati domenicani non si occupavano soltanto della vita religiosa: erano anche studiosi, insegnanti e punti di riferimento per la popolazione. Il convento quindi non era un luogo isolato, ma uno spazio vivo, inserito pienamente nella vita cittadina.  ￼</p><p>L’elemento centrale del complesso è il chiostro quadrato, uno spazio che trasmette ancora oggi un forte senso di pace e raccoglimento. Passeggiando nel chiostro si percepisce il carattere tipico dell’architettura conventuale medievale: tutto è pensato per favorire il silenzio, la meditazione e la vita comunitaria dei monaci.</p><p>Nel corso dei secoli, però, il convento subì numerose trasformazioni. Nel Settecento venne profondamente rimaneggiato e durante l’età napoleonica cambiò addirittura funzione, diventando una caserma militare. Questo uso diverso provocò la perdita di molte strutture originarie medievali. Nonostante ciò, il convento conserva ancora elementi preziosi dell’epoca angioina, come le splendide bifore decorate con figure antropomorfe e zoomorfe.  ￼</p><p>Un aspetto molto interessante riguarda il giardino interno, che anticamente aveva anche funzione funeraria. Gli scavi archeologici hanno infatti riportato alla luce sarcofagi in carparo locale e testimonianze delle diverse epoche storiche attraversate dal complesso. Questo rende il convento quasi un archivio materiale della memoria tarantina. </p><p>Oggi il convento ha perso la sua funzione originaria religiosa, ma continua ad avere un ruolo culturale importante. La presenza della Soprintendenza archeologica testimonia proprio il valore storico del luogo, che continua a custodire e raccontare il passato della città.</p><p>Se la chiesa rappresenta la dimensione spirituale e popolare di Taranto, il convento rappresenta invece la dimensione del sapere, della memoria e della continuità storica. Insieme formano uno dei complessi medievali più importanti e suggestivi dell’intera Puglia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Vicolo Mercanti, Taranto, Province of Taranto</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p><br></p><p>Vicolo dei Mercanti è uno dei passaggi più caratteristici della città vecchia di Taranto, un piccolo tratto urbano che racchiude bene l’atmosfera più autentica del borgo antico.</p><p><br></p><p>Il vicolo si trova nella zona di Palazzo Saraceno e si inserisce in una rete di stradine strette e irregolari tipiche dell’impianto medievale della città. Questi percorsi non erano progettati in modo “ordinato” come nelle città moderne, ma si sono formati nel tempo, seguendo le esigenze della vita quotidiana e della vicinanza al mare.</p><p><br></p><p>Il nome “Vicolo dei Mercanti” richiama probabilmente la presenza, in passato, di attività commerciali e botteghe artigiane. In una città portuale come Taranto, il commercio era strettamente legato al mare, e i vicoli del centro storico erano luoghi vivi, pieni di scambi e incontri.</p><p><br></p><p>La denominazione popolare “Vicolo degli Innamorati” è invece legata all’immaginario locale: come spesso accade nei centri storici, alcuni passaggi stretti e suggestivi diventano simbolici e vengono associati a storie, incontri o tradizioni popolari. Non si tratta di un nome ufficiale storico, ma di una tradizione orale che contribuisce al fascino del luogo.</p><p><br></p><p>Dal punto di vista urbano, il vicolo è un esempio perfetto della Taranto più antica: pietra chiara, passaggi stretti, ombre profonde e scorci improvvisi sul mare o sui cortili interni. È proprio questo tipo di spazio che rende il borgo antico un ambiente unico, dove ogni angolo conserva tracce della vita passata.</p><p><br></p><p>Oggi il Vicolo dei Mercanti è parte del percorso turistico e culturale della città vecchia e rappresenta uno dei punti più fotografati proprio per la sua atmosfera raccolta e suggestiva, che unisce storia, quotidianità e memoria popolare.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Amati, Corso Vittorio Emanuele II, Taranto, TA</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>è uno degli edifici più prestigiosi del Borgo Antico di Taranto, costruito nella seconda metà del XVIII secolo per volere del Barone Giacomo Amati. Il palazzo, composto da oltre 37 stanze, nacque dall’unione di almeno tre edifici minori di proprietà del barone sin dal 1748. Si affaccia sul Mar Grande, mentre l’ingresso principale, caratterizzato da un imponente portale, si trova in vico Vigilante.  ￼</p><p> </p><p>Nel 1869, il Comune di Taranto espropriò e parzialmente demolì il palazzo per consentire la realizzazione della strada delle mura, oggi nota come corso Vittorio Emanuele II, a seguito dell’abbattimento delle mura cittadine. Dopo un restauro nel 1889, l’edificio fu adibito a scuola, ma nel 1960 venne abbandonato perché dichiarato inagibile. Un ulteriore restauro, completato nel 1977, vide il piano cantinato, un tempo con accesso diretto al mare, destinato ad attività sportive e ginniche. Successivamente, il palazzo ospitò il corso di laurea in Scienze della Maricoltura e una sezione del Museo del Mare, con esposizioni di collezioni marine e attrezzi da pesca.  ￼</p><p> </p><p>Attualmente, Palazzo Amati ospita il Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei, denominato Ketos, gestito dall’associazione Jonian Dolphin Conservation in collaborazione con altre realtà locali. Ketos si dedica alla promozione del mare e dei cetacei attraverso attività di formazione, ricerca scientifica e comunicazione ambientale. Il centro rappresenta un polo culturale volto a rigenerare e valorizzare le risorse del territorio, promuovendo la blue economy e offrendo servizi educativi e museali innovativi, consulenze, sviluppo di nuove opportunità lavorative e valorizzazione del patrimonio culturale legato al mare e alle tradizioni locali.  ￼</p><p> </p><p>Il centro offre percorsi interattivi ed educativi, tra cui attività al microscopio, visite alla sala di realtà virtuale per “immergersi” nel mare insieme a delfini e balene, e uscite in barca per scoprire le coltivazioni di mitili e la sorgente sottomarina del fiume Galeso.  ￼</p><p> </p><p>La presenza di Ketos nel cuore del Borgo Antico di Taranto contribuisce alla rigenerazione urbana, creando relazioni e favorendo una nuova narrazione della città con il mare come protagonista.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>MuDi - Museo Diocesano di Taranto, Vicolo I Seminario, Tarente</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il MuDi – Museo Diocesano di Taranto è uno dei luoghi più significativi per comprendere la storia religiosa, artistica e culturale della città. Situato nel cuore della Città Vecchia, all'interno di alcuni ambienti dello storico Palazzo Arcivescovile accanto alla Cattedrale di San Cataldo, il museo custodisce un prezioso patrimonio di opere provenienti dalle chiese del territorio e racconta secoli di fede, arte e tradizioni che hanno segnato l'identità tarantina.</p><p>Prima di diventare museo, questi spazi erano parte della residenza degli arcivescovi e della sede della Curia diocesana. Per secoli hanno ospitato uffici ecclesiastici, archivi e ambienti di rappresentanza, costituendo uno dei principali centri della vita religiosa della città. Il recupero e la valorizzazione di questi locali hanno permesso di trasformarli in un percorso museale capace di raccontare non solo le opere esposte, ma anche la storia dell'edificio stesso e delle persone che lo hanno abitato.</p><p>Il museo nasce con l'obiettivo di conservare e valorizzare i beni artistici della diocesi, offrendo ai visitatori un viaggio attraverso diverse epoche storiche. Al suo interno sono esposti dipinti, sculture, argenti sacri, reliquiari, paramenti liturgici e manufatti che testimoniano l'evoluzione artistica e spirituale della comunità locale dal Medioevo fino all'età contemporanea.</p><p>Tra le testimonianze più significative vi sono quelle legate al culto di San Cataldo, patrono di Taranto, la cui figura è profondamente intrecciata con la storia e le tradizioni cittadine. Attraverso opere, documenti e oggetti sacri, il MuDi racconta il legame tra la città e il suo santo protettore, tramandato nel corso dei secoli.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Santacroce, Vicolo I Seminario, 17, 74123 Taranto TA, Italia</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Palazzo Santacroce si trova nel cuore della città vecchia di Taranto, precisamente al civico 17 di Vicolo Seminario. Questo edificio storico appartenne alla famiglia Sebastio, baroni di Santa Croce, e rappresenta un’importante testimonianza del patrimonio architettonico tarantino.</p><p>A Palazzo Santacroce è legata la triste storia del barone Domenico Sebastio, primo banchiere di Taranto, che investì gran parte dei suoi averi nello sviluppo agricolo e mitilicoltura del territorio. Tuttavia, il suo investimento risultò fallimentare a causa dello stravolgimento economico locale dovuto all’insediamento del più grande Arsenale del Regno d’Italia. Il fallimento economico segnò profondamente il barone, che si tolse la vita alla stazione di Napoli, ritenendo di dover difendere la propria onorabilità.</p><p>Oggi, dopo un’importante ristrutturazione completata dall’Arcidiocesi di Taranto nel 2017, il Palazzo Santacroce ospita la Caritas Diocesana ed è diventato un centro di accoglienza per persone senza fissa dimora. La struttura offre 53 posti letto distribuiti su due piani, oltre a servizi essenziali come mensa, ambulatorio medico, barberia, sala TV e biblioteca. Il recupero dell’edificio non solo ne ha preservato il valore storico, ma lo ha trasformato in un luogo di solidarietà per la comunità tarantina.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Fornace, Via Cava</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Largo Petino, ex fornace, è situato nella parte bassa del borgo antico, in via Cava. Come suggerisce il nome della via, la zona era adibita all'estrazione di tufo e in generale materiali da cava.</p><p>Nel Medioevo era un ambiente gremito di vita e centro della produzione, ma intorno al 1500 l'attività artigianale si spostò nell'area di Porta Napoli, facendo spazio alla funzione abitativa di Via Cava.</p><p>La zona costituisce un importante salto di quota in questa zona dell'isola.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Duomo di San Cataldo</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Basilica Cattedrale di San Cataldo, o Duomo di San Cataldo, è la cattedrale dell'arcidiocesi metropolita di Taranto, ed è la più antica cattedrale romanica della Puglia. Inizialmente dedicata a Santa Maria Maddalena, poi a San Cataldo Vescovo, è un monumento nazionale italiano. La sua storia risale al VII secolo, quando una chiesa paleocristiana dedicata a Santa Maria esisteva già, come confermato da una lettera di Papa Gregorio. Nel corso dei secoli, la chiesa fu ristrutturata, soprattutto dai Bizantini nel X secolo e dai Normanni nell'XI secolo. Durante questi interventi, la pianta della cattedrale fu modificata, incorporando la navata centrale e la profonda abside della chiesa bizantina preesistente.</p><p>Nel 1713, l'architetto leccese Mauro Manieri aggiunse la facciata barocca, oggi visibile, con decorazioni tra cui statue di santi e un finestrone centrale con la statua di San Cataldo. L'edificio ha subito ulteriori modifiche nel corso dei secoli, come l'abbattimento del campanile normanno danneggiato dal terremoto del 1456 e la sua ricostruzione negli anni successivi. Nel 1964, Papa Paolo VI elevò la cattedrale alla dignità di basilica minore.</p><p>L'interno della cattedrale, a pianta basilicale, è diviso in tre navate con colonne di diverse dimensioni e materiali, molte delle quali provengono da edifici antichi. Tra le cappelle più rilevanti, troviamo la Cappella di San Cataldo, anche conosciuta come "Cappellone di San Cataldo", decorata con marmi policromi e statue in marmo di Giuseppe Sammartino. Al suo interno si trovano la tomba di San Cataldo, un altare in marmo e affreschi raffiguranti miracoli del santo, opera di Paolo De Matteis. L'altare maggiore è sormontato da un ciborio del 1652.</p><p>Sul pavimento è visibile un mosaico pavimentale risalente al 1160, realizzato dal mosaicista Petroius, che rappresenta scene simboliche, tra cui la leggenda aviatoria di Alessandro Magno. Le navate laterali sono ricoperte da soffitti a capriate, mentre la navata centrale ha un soffitto a cassettoni, detto il "cielo d'oro", completato nel 1713.</p><p>La facciata barocca, che si distingue per le sue decorazioni elaborate, è adornata da statue e medaglioni, con al centro la statua di San Cataldo, il santo patrono di Taranto. La cappella del Santissimo Sacramento, che un tempo ospitava la confraternita omonima, presenta anche essa un intervento barocco, con dipinti raffiguranti scene religiose.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Tribunale Dei Minori (ex Convento Santa Chiara), Piazza Duomo, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'ex Convento di Santa Chiara è uno degli edifici storici più significativi della città vecchia di Taranto e un esempio chiaro di come gli spazi religiosi antichi siano stati riutilizzati nel tempo.</p><p>Il complesso nasce come convento delle Clarisse tra XVI° e XVII° secolo. Per secoli è stato un luogo di clausura, preghiera e vita comunitaria femminile, organizzato attorno al chiostro centrale, che costituiva lo spazio più importante del monastero. Qui la vita era scandita dal silenzio e dalla regola religiosa, lontano dalla vita pubblica della città.</p><p>Dal punto di vista architettonico, l’edificio è semplice e funzionale, tipico dei conventi femminili: ambienti raccolti, corridoi interni e spazi che favoriscono isolamento e meditazione. Il chiostro resta l’elemento più rappresentativo, ancora oggi riconoscibile come cuore del complesso.</p><p>Con le soppressioni degli ordini religiosi tra età napoleonica e Ottocento, il convento perde la sua funzione originaria e viene progressivamente trasformato per usi civili. Questo passaggio segna una svolta importante nella storia dell’edificio e della città, perché molti luoghi religiosi vengono riconvertiti in strutture pubbliche.</p><p>Oggi l’ex convento ospita il Tribunale per i Minorenni di Taranto, mantenendo però intatta la sua struttura storica. È un esempio significativo di riutilizzo architettonico: uno spazio nato per la vita monastica che oggi è diventato sede di un’istituzione dello Stato.</p><p>In questo senso, l’edificio rappresenta bene la stratificazione della città vecchia: un luogo che ha cambiato completamente funzione nel tempo, ma che continua a raccontare la storia di Taranto attraverso le sue mura e la sua architettura.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo De Bellis</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Palazzo De Bellis</strong></p><p>Palazzo De Bellis è un edificio storico della città vecchia di Taranto che contribuisce a raccontare l’evoluzione urbana e sociale del borgo antico, dove palazzi nobiliari e case popolari convivono nello stesso tessuto urbano.</p><p>Si tratta di un palazzo privato storico, inserito in un contesto di strade strette e costruzioni stratificate nel tempo. Come molti edifici del centro antico, ha subito trasformazioni nel corso dei secoli, adattandosi ai cambiamenti della città e alle diverse esigenze abitative.</p><p>Dal punto di vista architettonico, Palazzo De Bellis riflette lo stile tipico dei palazzi del borgo antico: facciata sobria, sviluppo verticale e uso della pietra locale. Non presenta elementi monumentali particolarmente evidenti, ma proprio questa semplicità è caratteristica dell’architettura residenziale storica di Taranto, dove il valore è spesso nella continuità e non nell’appariscenza.</p><p>Il palazzo si inserisce in un contesto urbano molto denso, dove ogni edificio è parte di una storia collettiva più ampia. In questo senso, non è solo una residenza storica, ma un frammento della memoria architettonica della città vecchia.</p><p>Oggi Palazzo De Bellis contribuisce al paesaggio storico del borgo antico, mantenendo viva l’immagine della Taranto stratificata e costruita nel tempo, tra epoche diverse e trasformazioni continue.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza San Constatino</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Piazza San Costantino, situata nella Città Vecchia, è un luogo ricco di tradizioni e cultura locale. </p><p><br></p><p><strong>Tradizioni religiose</strong></p><p>La piazza è spesso attraversata da processioni religiose che caratterizzano la vita spirituale della cultura tarantina. Ad esempio, il giorno del Mercoledi delle Ceneri, vi si svolge la processione notturna organizzata dalla confraternita dell'Addolorata, chiamata "A Forore". </p><p><br></p><p><strong>Tradizione storica</strong></p><p>Questa piazza rappresenta il punto di incontro dei quattro pittaggi, ossia quartieri, nei quali era divisa la Taranto medievale.</p><ul><li><p>Pittaggio del Baglio (dal castello a Piazza San Costantino): alti ufficiali, nobili e borghesia.</p></li><li><p>Pittaggio di San Pietro Imperiale (da Piazza San Costantino a San Domenico, allora monastero di San Pietro Imperiale): ricca borghesia, nobiltà, alto clero dell'episcopio.</p></li><li><p>Pittaggio Turipenne (da Scesa Vasto a Piazza San Costantino, il nome è legato ad una leggenda sul condottiero Annibale, che avrebbe atteso sulla "Turris Poenorum" il segnale per assaltare la città): ghetto degli ebrei.</p></li><li><p>Pittaggio del Ponte (da Piazza San Costantino a Piazza Fontana, faceva riferimento alla Chiesa di San Giuseppe): pescatori, cordai, ebrei, si lavorava la lana pinna.</p></li></ul><p><br></p><p><strong>Tradizione culturale</strong></p><p>Il termine pittaggio deriva da "pitaklon": una tavola sulla quale venivano scritti i nomi di ciascuna zona indicata da queste "iscrizioni" che esplicitavano le quattro suddivisioni del Borgo. Da esso deriva la parola pittaggero, poi traslata al femminile.</p><p>A questo termine si rifanno tre modi per indicare tre comportamenti femminili </p><ul><li><p>"a zurlera": colei che va sempre in giro);</p></li><li><p>"la pittidara": colei che parla sempre;</p></li><li><p>"la pittagera": colei che gira e sparla.</p></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Casa di Giovanni Paisiello, Vicolo Monteoliveto, Taranto, TA</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Casa di Giovanni Paisiello</p><p>La casa di Giovanni Paisiello è uno dei luoghi più importanti legati alla storia culturale di Taranto, perché ricorda la nascita di uno dei musicisti italiani più famosi del Settecento.</p><p>Giovanni Paisiello nacque a Taranto nel 1740 e divenne uno dei più grandi compositori d’opera del suo tempo, attivo tra Italia, Russia e Francia. La sua musica ebbe enorme successo nelle corti europee e contribuì a diffondere lo stile dell’opera buffa napoletana in tutta Europa.</p><p>La casa natale si trova nella città vecchia, nei pressi di Palazzo Gallo, ed è un edificio semplice, tipico del borgo antico. Non si tratta di un palazzo monumentale, ma di una casa storica che oggi è ricordata soprattutto attraverso una targa commemorativa che ne segnala il valore culturale.</p><p>Questo tipo di luogo è molto importante per Taranto perché non rappresenta solo un edificio, ma la memoria di un personaggio che ha portato il nome della città in Europa. La casa diventa quindi un punto simbolico più che architettonico.</p><p>Dal punto di vista urbano, si inserisce nel tessuto fitto del centro storico, tra vicoli stretti e palazzi antichi, in un contesto dove molte abitazioni conservano ancora tracce della Taranto del Settecento.</p><p>Oggi la Casa di Giovanni Paisiello è parte del percorso storico del borgo antico e rappresenta uno dei riferimenti culturali più significativi della città, legato alla musica e alla tradizione artistica tarantina.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Monte Oliveto</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Chiesa di Monte Oliveto, anche nota come Santuario della Madonna della Salute, è situata nel borgo antico di Taranto. Edificata nel 1686 per volere della Compagnia di Gesù, la costruzione si concluse nel 1763, con l'altare maggiore consacrato nel 1752. La chiesa, in stile barocco e a croce greca, fu gestita dai gesuiti fino al 1773, quando la compagnia fu soppressa. Successivamente, il complesso passò sotto la gestione dei monaci olivetani, che lo trasformarono in convento, e venne rinominato chiesa di Monteoliveto. Dopo vari cambiamenti di destinazione d'uso e la confisca napoleonica, i gesuiti ritornarono nel 1924. Nel 1936, Taranto fu consacrata alla Madonna della Salute, e la chiesa assunse l'attuale denominazione.</p><p>Il santuario è famoso per la porta giubilare, che offre l'assoluzione dei peccati a chi vi entra, e ospita un'icona seicentesca della Madonna della Salute, copia dell'originale bizantina "Salus Populi Romani" di san Luca.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Sant&#39;Andrea</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Chiesa di Sant'Andrea, originariamente costruita nel XIV secolo e ricostruita nel 1573, è situata nel borgo antico di Taranto. La chiesa, che presenta influenze dalla cultura armena nella sua struttura originale, è stata sconsacrata e ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei secoli, tra cui il danneggiamento durante l'assedio di Taranto nel 1399. L'abate Scipione di Aricia decise di ricostruirla nel Cinquecento seguendo i canoni dell'epoca, con una facciata semplice e decorata con lo stemma della famiglia Capitignano.</p><p>Nel corso del tempo, la chiesa è stata utilizzata per vari scopi, compresa una falegnameria, prima di essere ceduta al Comune di Taranto. Negli anni '80 del Novecento, sono iniziati lavori di restauro e consolidamento che hanno restaurato anche elementi decorativi e pitture ad affresco all'interno. La chiesa conserva un altare in pietra con stucchi barocchi, una volta a lunetta e un pregevole arco trionfale.</p><p>Nel 2008, la chiesa è stata restaurata e oggi è oggetto di gestione condivisa dal progetto "Domus Armenorum", che coinvolge anche rifugiati armeni. La chiesa, con la sua storia complessa e il legame con la comunità armena, continua a rappresentare un importante patrimonio culturale per la città.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Casa natale di Pasquale Mario Costa, Via Duomo, 191, Taranto</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>È la casa natale del grande compositore del primo 800 Pasquale Mario Costa.  Fra i tanti componimenti famosissimo quello della canzone "Era de Maggio" scritta insieme a Salvatore Di Giacomo.</p><p>Questo palazzo non solo rappresenta un esempio dell’ architettura locale, ma è anche un simbolo del patrimonio culturale della città, legato alla figura di un compositore che ha contribuito significativamente alla tradizione musicale italiana.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Galeota, Via Duomo, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Palazzo Galeota è uno degli edifici storici più rappresentativi della città vecchia di Taranto, situato nella parte alta del centro storico e fortemente influenzato dall’urbanistica della dominazione spagnola. Risalente al XVIII° secolo, il palazzo apparteneva a una delle famiglie più in vista della borghesia tarantina e si distingue per la sua eleganza e per le sue caratteristiche architettoniche tipiche dei grandi palazzi barocchi dell’epoca.</p><p>&nbsp;</p><p>L’edificio è organizzato attorno a un cortile interno, elemento centrale della struttura, su cui si affacciano diversi ingressi: quello principale, che conduce ai piani nobili, e quello secondario, riservato alla servitù e agli ambienti di servizio. Tra questi ultimi vi erano le stalle per i cavalli, un ampio vano per il rimessaggio delle carrozze e gli accessi alle aree sotterranee, utilizzate come deposito di derrate alimentari, tra cui grano, e come cucina. Un elemento particolarmente interessante della parte ipogea è la presenza di una neviera, un’antica struttura utilizzata per la conservazione del ghiaccio e degli alimenti, antesignana dei moderni frigoriferi.</p><p>&nbsp;</p><p>Come altri palazzi nobiliari della zona, Palazzo Galeota è il risultato dell’ aggregazione di edifici preesistenti, spesso piccoli immobili detti cubicola, strutture a due piani in cui il piano terra era destinato ad attività lavorative e alla presenza di animali, mentre il primo piano fungeva da spazio abitativo. L’ampio portale d’ingresso, elemento distintivo dell’edificio, testimonia l’importanza della famiglia proprietaria e la presenza di una carrozza, simbolo di prestigio sociale.</p><p>&nbsp;</p><p>Oggi, Palazzo Galeota rappresenta una preziosa testimonianza della storia urbanistica e sociale di Taranto, offrendo uno spaccato della vita aristocratica e borghese del Settecento.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Postierla Immacolata, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>è una delle antiche vie di accesso che collegavano la parte alta della città vecchia di Taranto con la zona più bassa dell’istmo. Il termine postierla deriva dal latino posterula, che significa “porta interna”, e indicava piccoli passaggi secondari all’interno delle mura urbane. In origine, la città contava otto di queste scalinate, utilizzate per agevolare gli spostamenti tra i diversi livelli del centro storico.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Ipogeo funerario di Palazzo Delli Ponti, Via di Mezzo, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tra gli edifici di maggiore rilevanza situati nei pressi della Postierla Immacolata spicca ​PALAZZO DELLI PONTI, un’importante costruzione storica che conserva al suo interno un suggestivo ipogeo funerario. Questa area sotterranea rappresenta una testimonianza preziosa del passato della città, poiché ospita ben otto tombe paleocristiane, segno della presenza di antiche comunità cristiane a Taranto nei primi secoli dopo Cristo.</p><p>&nbsp;</p><p>Sia la Postierla Immacolata che Palazzo Delli Ponti sono elementi fondamentali per comprendere l’evoluzione urbanistica e culturale della città vecchia, poiché raccontano il passaggio dall’ epoca greca a quella cristiana, evidenziando la stratificazione storica di Taranto e il suo ruolo di crocevia tra civiltà e culture diverse.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Ex Convento di San Francesco, Via Duomo, Tarente</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>L’ex Convento di San Francesco, situato in Piazzetta San Francesco antistante via Duomo, rappresenta una delle infrastrutture più prestigiose della città vecchia. Oggi sede dell’Università degli Studi di Bari, sede di Taranto, il complesso ha una storia ricca di trasformazioni che ne testimoniano l’importanza sia religiosa che civile.</p><p><br></p><p>Si narra che la comunità tarantina avviò la costruzione di una chiesetta e di un piccolo edificio per ospitare i frati francescani in ricordo del passaggio di San Francesco d'Assisi in città. L’ampliamento più significativo avvenne nel XIV° secolo per volontà del Principe di Taranto, Filippo d’Angiò, figlio del re di Napoli Carlo II e di Maria d’Ungheria. Egli decise di erigere il convento in memoria del fratello Ludovico (Luigi), frate francescano poi vescovo di Tolosa, canonizzato da papa Giovanni XXII° nel 1317. Questo intervento fu così imponente da inglobare una preesistente basilica romanica dedicata a San Lorenzo, la cui facciata è ancora oggi visibile.</p><p><br></p><p>Nel corso dei secoli, la struttura ha subito diverse destinazioni d’uso: nel Settecento divenne sede del Comune, nell’Ottocento fu occupata dalle truppe napoleoniche e trasformata in caserma, nota come Caserma Rossarol. Durante la breve permanenza a Taranto, il generale Laclos vi stabilì la sua sede operativa. Nonostante le numerose trasformazioni, il convento conserva ancora il suo portale medievale su cui è raffigurato un cherubino, sormontato da un balcone in muratura con cinque balaustre a forma di colonna. L’interno ospita un ampio chiostro del XVII° secolo, circondato da quattro porticati con volte a crociera.</p><p><br></p><p>L’ingresso originario del convento si trovava in Vicolo Calò, come testimoniato dallo stemma con la data 1223 posto sul portale. Questo luogo è strettamente legato ai momenti storici della crescita della città, rappresentando un punto di riferimento per la comunità religiosa e civile di Taranto.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di San Michele</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La chiesa di San Michele a Taranto, costruita nel 1713 grazie al lascito del nobile Giovanbattista Protontino, si trova su un antico convento del XVI secolo dedicato a San Michele, originariamente donato dalla famiglia Pesce. Il convento, che ospitò diverse comunità religiose francescane, inclusa la prima fraternità degli alcantarini, divenne sede anche delle "monache cappuccinelle" e, dopo l'epoca napoleonica, della confraternita di Maria Santissima Immacolata. L'interno della chiesa è decorato con stucco da Saverio Amodeo nel 1756.</p><p>Oggi, il complesso è gestito dal Sovrano Militare Ordine di Malta, che collabora con la confraternita al mantenimento del decoro della chiesa. Il convento ospita il Conservatorio Provinciale Giovanni Paisiello. Sull'altare maggiore si trova la statua dell'Immacolata. Si dice che all'interno abbia avuto l'illuminazione Sant'Egidio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Calò, Via Duomo 263, 74123, Taranto (Ta), Italy </title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Palazzo Calò, situato nel borgo antico di Taranto, è un edificio storico risalente al XVIII° secolo. Fu edificato dalla rinomata famiglia Calò, con don Diego Calò che ebbe un ruolo significativo nell’introduzione dei Riti della Settimana Santa a Taranto nel XVII° secolo. Inizialmente, le statue della Madonna Addolorata e del Cristo Morto erano custodite in una cappella all’interno del palazzo e da lì partivano per le processioni. Nel 1765, queste statue furono donate alla Confraternita del Carmine.  </p><p>Il palazzo si trova in Via Duomo 273, nel cuore della Città Vecchia di Taranto, un’area ricca di storia e cultura. La Città Vecchia ospita numerosi palazzi storici, tra cui Palazzo Calò, che testimoniano l’importanza della nobiltà e del clero nella storia della città.  </p><p>Oltre al suo valore storico, Palazzo Calò offre oggi alloggi per visitatori. Ad esempio, è possibile soggiornare in appartamenti situati all’interno del palazzo, che combinano elementi antichi e moderni per un’esperienza unica nel centro storico di Taranto.  </p><p>Inoltre, il palazzo possiede un ipogeo, parte di una rete di strutture sotterranee presenti nella città, che aggiunge ulteriore fascino e interesse storico all’edificio.  </p><p>Dunque, Palazzo Calò rappresenta un’importante testimonianza della storia e della cultura di Taranto, offrendo al contempo opportunità di soggiorno per chi desidera immergersi nell’atmosfera unica della Città Vecchia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Colonne Doriche</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le Colonne Doriche di Taranto sono uno dei simboli più importanti della città. Situate nella città vecchia, rappresentano la più grande testimonianza dell'antica Taras, la colonia della magna Grecia fondata dagli Spartani nell'VIII° secolo a.C. </p><p>Il tempio, di cui ormai rimangono due colonne, è datato al primo quarto del VI° secolo a.C. Le colonne sono state realizzate in carparo locale, pietra prelevata dalla stessa acropoli della città.</p><p><br></p><p>Nonostante il tempio di cui facevano parte era chiamato tempio di Poseidone, in realtà è molto probabile che il monumento fosse originariamente dedicato ad una divinità femminile come Atena, Artemide o Persefone. Si ritiene, infatti, che la statua di quest'ultima conservata al museo di Berlino appartenesse alla città Tarantina. Successivamente, secondo l’interpretazione dell’archeologo Luigi Viola, il tempio fu attribuito al culto di Poseidone.</p><p>Nel corso dei secoli, il tempio subì numerosi saccheggi e processi di spoliazione. I ruderi vennero incorporati in edifici successivi, come la chiesa della SS. Trinità, il convento dei Celestini e altre strutture presenti nel centro storico. </p><p><br></p><p>Ogni colonna raggiunge un’altezza di circa 8,47 metri, con un diametro di 2,05 metri e un interasse di 3,72 metri. Si stima che l’edificio originario avesse sei (o otto) colonne sul lato corto e tredici (o addirittura quindici-diciassette) su quello lungo, con il frontale rivolto verso il canale navigabile che un tempo collegava diverse aree della città.</p><p>Il profilo essenziale e la struttura robusta delle colonne testimoniano la tipica estetica del Dorico, caratterizzata da semplicità e forza.</p><p><br></p><p>Le Colonne Doriche di Taranto sono un monumento di straordinario valore storico e artistico. Esse offrono uno spaccato del passato greco della città e rappresentano una testimonianza tangibile della perenne eredità culturale della Magna Grecia.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Sant&#39;Agostino</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La chiesa di Sant'Agostino, situata nel vicoletto Sant'Agostino vicino al pendio La Riccia, ha una facciata settecentesca in stile Rococò, caratterizzata da lesene con capitelli compositi e ionici. Inoltre sulla facciata sono situate le statue di Santa Monica, madre di Sant'Agostino, e del figlio. La sua costruzione risale presumibilmente al 1402, anno dell'insediamento dei padri Agostiniani a Taranto. L'interno, a navata unica, presenta un presbiterio separato da un arco trionfale e cappelle laterali dedicate a varie figure religiose. La chiesa fu riaperta nel 1956 dopo 29 anni di chiusura. Tra le opere di rilievo ci sono un crocifisso, una statua della Madonna della Pace e un altare dedicato al Sacro Cuore di Gesù. La chiesa ospita anche la sepoltura di Tommaso Niccolò d'Aquino.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo d’Aquino – Un Tesoro Storico e Culturale di Taranto</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Situato nei pressi del Municipio, Palazzo d’Aquino è uno dei più monumentali e antichi edifici nobiliari di Taranto. Collocato nel Pittaggio Baglio, sul pendio La Riccia, con un suggestivo affaccio sul Mar Piccolo, il palazzo ha attraversato secoli di storia, ospitando famiglie aristocratiche e accademie culturali.</p><p><br></p><p><strong>Storia e Origini</strong></p><p>Palazzo d'Aquino affonda le sue radici nel XVI° secolo, quando fu costruito da Guido d’Aquino, figlio di Michelangelo d’Aquino ed Elisabetta Protontino, esponenti di una nobile famiglia di origine longobarda. La famiglia d’Aquino, il cui nome deriva dall’omonimo feudo posseduto già nel 996, si distinse nei secoli successivi per la sua influenza politica e culturale.</p><p><br></p><p>L’edificio nacque come una residenza signorile voluta da Guido, capitano di fanteria, che scelse di edificarlo in una delle zone più panoramiche della città, in quella che all’epoca era chiamata "Appennino di Guido", oggi pendio La Riccia.</p><p><br></p><p>Nel 1694, con la morte del nipote di Guido, Guidone Antonio d’Aquino, i due eredi, Francesco Antonio e Tommaso, si divisero il palazzo a causa di dissidi, separando fisicamente gli spazi, ma mantenendo alcune aree in comune, come il cortile, il portone e due logge.</p><p><br></p><p>Tuttavia, non avendo avuto discendenti diretti, alla loro morte il ramo tarantino della famiglia si estinse, e nel 1752 il palazzo fu venduto dai nuovi proprietari, i Capitignano, a Nicolò dell’ Ariccia, a causa di debiti accumulati. Il legame con la famiglia La Riccia si esaurì nel 1887, quando gli ultimi eredi vendettero la residenza a Francesco Latanza.</p><p><br></p><p><strong>Architettura e Struttura</strong></p><p>Palazzo d’Aquino si presenta come un edificio quadrangolare, con un cortile interno centrale e un ampio giardino sul retro. L’accesso avviene attraverso un grande portale, affiancato da due rocchi in granito (un tempo utilizzati come paracarri) e due finestre monumentali con cornici.</p><p><br></p><p>All’interno si aprono numerose sale affrescate, molte delle quali hanno subito il deterioramento del tempo, ma che ancora conservano il fascino originario dell’epoca.</p><p><br></p><p><strong>Un Centro di Cultura: L’Accademia degli Audaci</strong></p><p>Tra il Seicento e il Settecento, Palazzo d’Aquino divenne sede di importanti attività culturali. Qui nacque l’ Accademia degli Audaci, un circolo culturale fondato intorno alla metà del Cinquecento dal poeta Cataldo Antonio Mannarino e dallo storico Giovanni Giovine. L’accademia era collegata con istituzioni simili a Napoli e Roma e rappresentava un centro di diffusione del sapere.</p><p><br></p><p>Nel XVIII° secolo, il letterato Tommaso Niccolò d’Aquino, nato nel palazzo nel 1665, trasformò l’accademia in una vera e propria Arcadia, in linea con le correnti culturali del tempo. In questi saloni si discutevano poesia, teologia, filosofia, botanica e zoologia, spesso in collaborazione con i Gesuiti del Seminario Arcivescovile.</p><p><br></p><p>In ricordo di Tommaso Niccolò d’Aquino, il Comune ha posto una lapide commemorativa all’ingresso del palazzo nel 1921, in occasione del secondo centenario della sua morte.</p><p><br></p><p><strong>Palazzo d’Aquino Oggi</strong></p><p>Oggi, Palazzo d’Aquino continua a essere un luogo di cultura e sapere. Ospita l’ Archivio Storico Comunale, custodendo documenti preziosi sulla storia di Taranto.</p><p><br></p><p>L’atmosfera nobiliare e l’eredità culturale del palazzo sono ancora percepibili, offrendo agli studenti e ai visitatori un luogo suggestivo dove il passato e il presente si intrecciano in un dialogo continuo di sapere e tradizione.</p><p><br></p><p>Palazzo d’Aquino non è solo una testimonianza dell’aristocrazia tarantina, ma anche un simbolo della vitalità culturale della città, che continua a vivere attraverso le nuove generazioni di studiosi e appassionati.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Casa Natale di Sant&#39;Egidio Maria da Taranto e Bottega della Carità, Pendio la Riccia, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Casa Natale di Sant’Egidio è un luogo legato alla memoria religiosa e storica della città vecchia di Taranto, identificato dalla tradizione come il punto in cui sarebbe nato Sant’Egidio, figura venerata nella tradizione cristiana.</p><p><br></p><p>Non si tratta di un grande edificio monumentale, ma piuttosto di uno spazio urbano semplice, inserito nel tessuto fitto del borgo antico, spesso segnalato da una lapide o da un’indicazione commemorativa. Proprio questa semplicità è significativa: nella città vecchia molti luoghi importanti non sono palazzi isolati, ma punti della vita quotidiana che assumono valore storico e simbolico nel tempo.</p><p><br></p><p>La figura di Sant’Egidio è associata alla tradizione cristiana medievale e alla devozione popolare. La casa natale diventa quindi un luogo di memoria più che di architettura: ciò che conta non è tanto l’edificio in sé, quanto il significato religioso e identitario che la comunità gli attribuisce.</p><p><br></p><p>Dal punto di vista urbano, questo tipo di luogo racconta bene la natura della città vecchia di Taranto: un intreccio continuo tra storia, leggenda e vita quotidiana, dove anche una semplice abitazione può diventare un punto di riferimento culturale e spirituale.</p><p><br></p><p>Oggi la casa è parte del percorso storico del borgo antico e contribuisce a mantenere viva la memoria delle origini religiose e popolari della città, inserendosi in quel sistema diffuso di testimonianze che caratterizza Taranto antica.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Mura Greche (zona Mercato del Pesce)</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le Mura Greche di Taranto sono uno dei segni più antichi della storia della città e rappresentano le fortificazioni risalenti alla Taranto magno-greca, quando la città era una delle colonie più importanti della Magna Grecia.</p><p>Questi resti si trovano in diverse aree della città vecchia, anche vicino alla zona del mercato del pesce, dove il tessuto urbano moderno si sovrappone a strutture antichissime. Le mura testimoniano l’importanza strategica di Taranto già in epoca greca, quando la città era una potente polis affacciata sul Mar Grande e sul Mar Piccolo.</p><p>Dal punto di vista storico, le mura avevano una funzione difensiva: proteggevano l’abitato e il porto, che era fondamentale per i commerci nel Mediterraneo. La posizione di Taranto, infatti, la rendeva un punto chiave per gli scambi tra Grecia, Italia e Oriente.</p><p>Oggi ciò che resta delle mura greche è visibile in frammenti integrati nel tessuto urbano successivo. Non si tratta di una struttura continua e perfettamente conservata, ma di tracce archeologiche che emergono tra edifici medievali e moderni, rendendo il borgo antico un vero e proprio palinsesto storico.</p><p>Questo contrasto tra antico e moderno è uno degli aspetti più affascinanti della città vecchia: camminando tra i vicoli si passa senza soluzione di continuità da case medievali a resti della Magna Grecia.</p><p>Le Mura Greche rappresentano quindi una delle testimonianze più importanti dell’origine di Taranto e del suo ruolo centrale nel Mediterraneo antico, ricordando che la città ha una storia che affonda le radici in oltre duemila anni di civiltà.</p><p>Nel 706 a.C. quando gli Spartani (Parteni) giunsero a Taranto, decisero di collocarsi su un istmo, poco più che uno scoglio a strapiombo sul mare. Si trattava della Rocca,  chiamata Ebalica, il cui nome derivava molto probabilmente</p><p>da Ebalo, un re spartano. Lo scoglio su cui è fondata la vecchia Taranto risale all’epoca paleocenica, a seguito</p><p>dell'emersione e alla dislocazione delle terre.</p><p>Lo scoglio, inizialmente penisola, divenne l'isola della città vecchia. La sua collocazione permetteva che le acque del mare trovassero il loro passaggio nel porto interno creando</p><p>una stazione marittima. Nel VIII^secolo a.C. con l'invasione dei Dori in Grecia,  molti di questi si avventurarono per</p><p>altri lidi, rivolgendosi all'oracolo di Delfi per sapere la loro destinazione. Una di queste colonie di origine dorica guidata</p><p>da Falanto, venne ad occupare la Taranto messapico--japigia, che divenne perciò colonia Iaconica. Gli Spartani</p><p>misero in pratica per la loro sicurezza un sistema di fortificazioni per difendere la nuova terra da qualsiasi</p><p>attacco nemico.</p><p>La cinta muraria rendeva ancora più inespugnabile la rocca stessa e aveva parecchie discese, che mettevano in</p><p>comunicazione la parte alta e la parte bassa dell’attuale Città Vecchia. . Da est ad ovest vi erano il pendio Lariccia, la</p><p>scaletta Calò, la postierla Immacolata, la discesa del Morrutto. Dopo postierla Santi Medici, il collegamento tra la parte alta e la parte bassa avveniva per via Cava, su cui affaccia Vico Vigiles (da "vigiles", un corpo armato che vigilava di notte per la  prevenzione degli incendi). Ultima discesa che collega la parte alta e la parte bassa</p><p>è oggi il pendio San Domenico.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Municipio, Piazza Municipio 1, Taranto, Province of Taranto, Italy</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>è uno degli edifici più rappresentativi della città vecchia di Taranto, simbolo del potere amministrativo e politico nel corso dei secoli. Situato in una posizione centrale, questo palazzo ha svolto un ruolo chiave nella gestione della vita cittadina ed è stato testimone di numerosi eventi storici che hanno segnato l’evoluzione della città.</p><p>&nbsp;</p><p>L’architettura dell’edificio riflette l’importanza della sua funzione istituzionale, con una struttura solenne e spazi ampi destinati all’attività governativa e alla rappresentanza. Il piano nobile era il fulcro della vita politica e sociale, ospitando riunioni e cerimonie ufficiali, mentre i piani superiori erano destinati agli uffici e agli alloggi delle autorità cittadine. Come molti altri edifici di rilievo della città vecchia, il palazzo era dotato di un grande portale d’ingresso, segno della sua importanza e dell’accesso riservato a carrozze e dignitari.</p><p>&nbsp;</p><p>Oggi, il Palazzo di Città rappresenta una delle più significative testimonianze del passato amministrativo di Taranto e continua a essere un punto di riferimento per la memoria storica della comunità, mantenendo viva la sua identità nel contesto urbano contemporaneo.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:17:51 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Sant&#39;Anna</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Chiesa di Sant'Anna fu costruita nel 1914 a Taranto al posto di una più antica chiesa medievale, probabilmente del XIII secolo, dedicata a San Nicola. Già dall’Ottocento, però, nel luogo era molto diffuso il culto di Sant’Anna, che venne ufficialmente riconosciuto con la ricostruzione della chiesa.</p><p>La nuova struttura fu realizzata sotto la direzione di monsignor Solito, che la fece decorare con altari in marmi policromi, stucchi e affreschi del pittore Sampietro. La facciata è caratterizzata dallo stile romanico pugliese.</p><p>All’interno della chiesa si trovano il simulacro di Sant’Anna e le statue di San Gioacchino, padre della Madonna, e di Sant’Omobono, considerato il primo laico canonizzato.</p><p>Secondo la tradizione, sullo stesso luogo sorgeva la chiesa di San Nicola in Civitanova, edificata nel 1298 e ancora esistente nel XVI secolo, quando fu visitata dall’arcivescovo Lelio Brancaccio. L’attuale edificio rappresenta quindi il rifacimento della struttura più antica, come ricorda anche l’epigrafe posta sopra.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:50:34 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa dei Santissimi Medici</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Chiesa dei Santi Medici, dedicata ai santi Cosma e Damiano, è la chiesa più piccola della città di Taranto e si trova nella caratteristica Via di Mezzo, nel borgo antico. Le sue origini risalgono almeno al 1379, anche se l’edificio attuale è il risultato di restauri e modifiche effettuati tra il Seicento e il Settecento.</p><p>I santi Cosma e Damiano, gemelli di origine araba, erano medici che curavano gratuitamente i malati; furono martirizzati durante le persecuzioni di Diocleziano nel IV secolo e oggi sono considerati patroni dei medici e dei farmacisti.</p><p>La chiesa presenta una struttura semplice e custodisce importanti opere artistiche, tra cui un dipinto della Vergine di Costantinopoli col Bambino circondata dai Santi Medici, un dipinto ottocentesco dedicato ai santi e due statue lignee di Cosma e Damiano.</p><p>Questo luogo è da secoli molto caro alla devozione popolare tarantina. In occasione della festa dei santi, le statue vengono vestite con preziosi abiti in seta ricamata in oro e portate in processione tra bande musicali e fedeli scalzi che trasportano grandi ceri accesi come segno di fede e ringraziamento.</p><p>All’interno della chiesa sono conservati numerosi ex voto, donati dai fedeli per grazie ricevute: oltre ai tradizionali oggetti in argento raffiguranti cuori o parti del corpo guarite, spesso venivano offerti gioielli personali come anelli, collane e bracciali.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:51:19 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di San Giuseppe lavoratore</title>
         <author>saradipace07</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Chiesa di San Giuseppe, situata nel pittaggio Turripenne nella città vecchia di Taranto, ha origini probabilmente risalenti al XVI secolo. Inizialmente era dedicata a Santa Maria della Piccola; nel 1625 prese il nome di Santa Maria delle Rose, forse per la presenza di un’immagine della Madonna delle Rose.</p><p>Intorno alla metà del Seicento, con la nascita dell’Arciconfraternita di San Giuseppe, la chiesa fu definitivamente dedicata al santo. La confraternita contribuì ad arricchirla con arredi sacri, decorazioni e con la statua di San Giuseppe.</p><p>Tra le opere più importanti presenti all’interno vi sono gli affreschi del pittore Paolo De Matteis, in particolare il dipinto sul soffitto del 1715 raffigurante <em>Il dubbio di San Giuseppe</em> e il <em>Riposo di Giuseppe</em>.</p><p>La chiesa era molto legata alla devozione popolare, soprattutto dei pescatori tarantini, grazie alla sua posizione affacciata direttamente sui moli destinati alla pesca e alla raccolta delle cozze.</p><p>Durante il periodo fascista, nel 1933, il Piano Bonavolta prevedeva la demolizione di gran parte del quartiere Turripenne per costruire nuove abitazioni popolari. La Chiesa di San Giuseppe fu però l’unica delle quattro chiese del quartiere a essere salvata, diventando oggi l’unico edificio superstite dello storico pittaggio.</p><p>Nel 1963 la chiesa venne restaurata da Francesco Carrino, che conservò il prezioso dipinto centrale di Paolo De Matteis.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 15:52:22 UTC</pubDate>
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