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      <title>Simone Martini by Ilenia Macci</title>
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      <description>Macci Ilenia, Eleonora Marenghi, Mollica Egle, Panci Alessia, Michelangelo Cesaroni</description>
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      <pubDate>2018-05-18 13:37:44 UTC</pubDate>
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         <title>La Maestà della Sala del Gran Consiglio, si trova nel Palazzo Pubblico di Siena ed è la prima opera di Simone Martini. Si  tratta di un dipinto murale realizzato a fresco, in più riprese, tra il 1312 e il 1315 e successivamente restaurato e ritoccato a tempera da lui stesso, che ha carattere religioso ma anche civile e politico che si riferisce alla Sovranità della Repubblica di Siena . Le iscrizioni presenti sono di carattere gotico e appartengono al Dolce stil Novo. In questo affresco Martini rappresenta il momento nel quale, interrompendo una ipotetica processione, il corteo si è fermato per permettere a Maria di ricevere gli omaggi dai due angeli. Il dipinto, infatti, raffigura la Madonna con il Bambino su un trono gotico, posto all’interno di un baldacchino sostenuto da santi e angeli, circondata dalla corte celeste. Ci sono due angeli inginocchiati ai suoi piedi che le offrono coppe colme di fiori, mentre i quattro santi protettori di Siena (San Savino, San Vittore, San Crescenzio e Sant’ Ansano) le raccomandano la salvezza della città. Il dipinto, che occupa la parete d’onore della sala, è inserito all’interno di una ricca cornice decorata con venti medaglioni raffiguranti il Redentore benedicente, i quattro evangelisti e vari altri Santi e Profeti, separati da venti clipei con stemmi senesi.In questo affresco l’artista affronta in un altro modo uno dei diversi temi più noti della pittura trecentesca toscana, infatti l’opera possiede subito una più chiara e solida impostazione prospettica. Evidente soprattutto per il ricco baldacchino rosso che rende alla scena una profondità spaziale e un risalto volumetrico ma anche, per la complessa geometria del trono della Vergine.I santi e i profeti sono definiti con un disegno morbido e raffinatissimo, formato grazie al succedersi di linee curve. Ci sono pochi effetti di chiaroscuro e i colori sono stesi a campiture larghe e omogenee. I vestiti di Maria e del Bambino, le aureole e il trono sono impreziosite da decorazioni geometriche e floreali dorate, tipiche del gotico francese. Lo sfondo è di un blu intenso così che il rilievo dei personaggi sia maggiore. L’affresco rivela sia una perfetta assimilazione di tutte le componenti della formazione di Simone Martini, sia l’emergere di soluzioni nuove e moderne. Accanto all’influenza dello stile di Duccio, il dipinto di Simone si arricchisce di elementi che rivelano una visione più moderna.</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 13:43:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella Basilica Inferiore della Chiesa di Assisi c’è una cappella dedicata a San Martino affrescata dal senese Simone Martini nella prima metà del ‘300. Il cardinale Gentile Partino da Montefiore gli commissionò la decorazione della cappella con le storie della vita del santo al quale era dedicato il suo titolo cardinalizio.<br><br></div><div>La cappella fu affrescata in tre fasi in un arco di tempo che va dal 1313 al 1318, il ciclo degli affreschi rappresenta le storie di Martino vescovo di Tours. Durante i lavori Martini poté confrontarsi con altri maestri fiorentini di scuola giottesca, Giotto compreso; da qui rinnovò alcuni elementi come il gioco di luci e ombre con attenzione alle vere fonti di luce, ma non si allontanò del tutto dal suo stile, mantenendo una sua unicità.<br><br></div><div>Simone Martini scelse dieci tra gli episodi salienti della vita di San Martino, quali: <em>La divisione del mantello, Il sogno, L’investitura a cavaliere, La rinuncia alle armi, Il commiato da Sant’Ilario, La messa miracolosa, Il fanciullo risuscitato, Il miracolo del fuoco, La morte, Le esequie</em>. Oltre alle dieci storie che decorano le pareti, sopra l’arco d’ingresso all’interno della cappella è raffigurata <em>La dedicazione</em> della cappella stessa, nella quale il cardinale Gentile è inginocchiato davanti al santo che si china verso di lui e tende una mano nel gesto di sollevarlo. L’affresco <em>La divisione del mantello, </em>nel quale Simone Martini ha rappresentato la scena culminante della storia del santo, quella che ne determinò il radicale cambiamento di vita, fu staccato nel 1958 per proteggerlo dai danni causati dall’umidità; al di sotto di questo fu rinvenuta la sinopia nella quale sono evidenti le successive rielaborazioni della scena e anche una maggiore plasticità delle figure rispetto a ciò che appare dalla pittura dell’affresco, che accentua maggiormente i valori lineari. Infatti nella pittura di Simone Martini, la linea rimane legata a una funzione plastica e non assume un valore decorativo. Questa differenza con gli autori dell’epoca è accentuata dal confronto inevitabile con gli affreschi presenti nella basilica di altri pittori più rappresentativi della pittura figurativa trecentesca fiorentina e senese. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-18 13:44:56 UTC</pubDate>
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         <title>Le esequie</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 13:59:13 UTC</pubDate>
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         <title>La morte</title>
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         <pubDate>2018-05-18 13:59:46 UTC</pubDate>
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         <title>Il miracolo del fuoco</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:01:16 UTC</pubDate>
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         <title>Il fanciullo risuscitato</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:02:01 UTC</pubDate>
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         <title>La messa miracolosa</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:02:38 UTC</pubDate>
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         <title>Il commiato da Sant’Ilario</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:03:51 UTC</pubDate>
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         <title>La rinuncia alle armi</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:04:42 UTC</pubDate>
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         <title>L’investitura a cavaliere</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:05:15 UTC</pubDate>
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         <title>Il sogno</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <title>La divisione del mantello</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:06:52 UTC</pubDate>
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         <title>La dedicazione</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 14:13:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div>(2:55)</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-18 14:31:30 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita è un dipinto a tempera e oro datato 1333 e conservato oggi nella galleria degli Uffizi a Firenze. L’opera attribuita a Simone Martini e  Lippo Memmi è molto complessa, è realizzata su una tavola lignea in pioppo ed è considerata un capolavoro della scuola senese della pittura gotica in generale. Si tratta di un trittico dipinto a tempera destinato ai frequentatori del Duomo di Siena appartenenti alla classe analfabeta. Il dipinto era stato commissionato per l’altare di Sant’Ansano, uno dei protettori di Siena, nella cattedrale senese; dove rimase fino al 1799. La cornice, divide la scena in tre e venne rinnovata nel 1420, essendo l’originale andata perduta alla fine del 700. Nella parte superiore ci sono cinque medaglioni raffiguranti profeti, che tengono in mano rotoli di carta con frasi della Bibbia. In quello più grande, oggi vuoto essendo stato rubato c’era un’immagine raffigurante Dio. La realizzazione restaurata nel 2001 rappresenta l’Arcangelo Gabriele che inginocchiato a Maria, le porge un ramo d’ulivo e pronuncia il messaggi divino scolpito in rilievo sulla tavola. La vergine seduta sul trono sembra intimidita dall’arrivo dell’angelo e si ritrae coprendosi il volto con il mantello. Il dipinto ha uno stile ed è dotato di molti particolari. Si parla di lirismo gotico, poiché prima della narrazione dei volumi si creano immagini equilibrate. Vediamo questo osservando le venature del pavimento marmoreo, il trono, il vaso con i gigli simbolo di purezza,la Madonna che tiene il segno del libro con il pollice e dal diadema che porta sul capo. Altri elementi sono le ali dell’Angelo che sembra stiano svolazzando e le aureole incise sul fondo, mentre le pieghe delle vesti della Madonna non sono realistiche. In alto al centro della pala c’è lo spirito Santo sottoforma di colomba circondato da una corona di cherubini. Nei due scomparti laterali, troviamo a sinistra Sant’Ansano e a destra Santa Margherita protettori di Siena. L’opera è molto ricca, prevalgono i colori caldi come l’oro, visibile nella cornice, nel diadema della Madonna e nello sfondo che rende la scena astratta, mentre la veste della Madonna è di colore blu scuro e porpora. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-18 15:03:00 UTC</pubDate>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 15:05:16 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-18 15:10:12 UTC</pubDate>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il San ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto d'Angiò è un dipinto su tavola in legno di pioppo grande 250×188 cm eseguito da Simone Martini nel 1317, anno della canonizzazione di Ludovico. L'opera fu inizialmente eseguita per il cappellone di Sant'Antonio, presso la basilica di San Lorenzo Maggiore a Napoli. Solo nel 1927 questa fu trasferita nel Real museo borbonico e successivamente in quello di Capodimonte dove attualmente si trova.<br> Il dipinto assume una significativa rilevanza nel contesto storico napoletano in quanto fu commissionato a scopo di testimoniare un preciso momento politico, quello in cui si conferma la legittimità al trono di Napoli da parte di Roberto d'Angiò, dopo la rinuncia a suo favore fatta dal fratello Ludovico. <br> La tavola assume la tipica conformazione di quelle del periodo bizantino. Il fondo oro ne è un esempio, il maestro senese, esaltato dalla conoscenza della pittura gotica, immaginò i due personaggi come in una ieratica visione evocata dai larghi ritmi delle linee fluenti ed eleganti, che incastonano campi cromatici preziosi sulla base oro. Le figure dei personaggi sono intere, posta al centro della tavola nell'atto di incoronamento vi è Ludovico disposto frontalmente che indossa un piviale con gli attributi propri, episcopale, pastorale e mitra. Al di sopra del santo vi sono due angeli che sorreggono la corona, mentre al suo fianco, è rappresentato in ginocchio Roberto d'Angiò, nuovo re di Napoli, seguendo il principio della gerarchia tradizionale è rappresento in proporzioni minori.<br> I contorni della pala vedono una decorazione blu scura con gigli francesi che sono presenti anche nei ricami delle vesti proprio a rappresentare la casa d'Angiò. La tavola è infine completata nella parte inferiore dalla predella, in cui esse sono dipinte in linguaggio giottesco, i personaggi hanno volti espressivi carichi di più intensità drammatica rispetto ad Assisi, essi sono raffigurate in cinque scene della vita del santo ed un miracolo attribuito a lui dopo la sua morte accaduta nel 1297. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-18 19:25:41 UTC</pubDate>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-21 12:29:20 UTC</pubDate>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-21 12:31:41 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-05-21 14:05:32 UTC</pubDate>
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         <title>Soffitto della Cappella di San Marziale</title>
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         <title>Cappella di San Giovanni</title>
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         <pubDate>2018-05-21 15:38:23 UTC</pubDate>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella chiesa di Notre-Dame-des-Doms, il senese Simone Martini, realizzò su commisione del cardinale Jacopo Stefaneschi, due splendide sinopie nel 1336-1340 ca, raffiguranti il “Cristo Benedicente tre Angeli” e&nbsp; la “Madonna dell’Umiltà”. Entrambe le opere caratterizzavano l’imponente portale della chiesa di Notre-Dame-des-Doms. Oggi esposte nel Palazzo dei Papi ad Avignone.&nbsp;<br><br></div><div>La “Madonna dell’Umiltà” situata nella lunetta sottostante, viene rappresentata con il capo piegato, rivolto verso suo figlio, come quasi a volerlo proteggere. Alla sua destra, vi è un angelo&nbsp; che sorregge un drappo. Sul lato opposto invece, troviamo la scena di un angelo che rappresenta il donatore genuflesso alla Vergine, e quindi inginocchiato dinanzi ad essa.<br><br></div><div>Il “Cristo Benedicente tre Angeli”, definito così perché nell’opera presenta la mano destra nell’atto di fare ciò.&nbsp; Domina al centro del timpano, sostenuto da colonne corinzie. Nella sua mano sinistra tiene con se il globo, mentre i sei angeli sono situati ai lati a gruppi di tre. Cristo mantiene un’espressione molto seria, tipica in alcune opere dell’epoca.&nbsp;<br><br></div><div>Successivamente, nel 1343, un altro importante pittore italiano quale Matteo Giovannetti, fu chiamato da Papa Clemente VI per decorare il Palazzo dei Papi. All’interno del palazzo, furono erette due grandi ali che vennero definite come “palazzo nuovo”, e furono aggiunte due cappelle.&nbsp;<br><br></div><div>Gli affreschi assumono un’importanza notevole soprattutto per la loro bellezza, caratterizzata dai colori ma principalmente per le raffigurazioni dettagliate dei personaggi. Clemente VI volle sottolineare con la maestosità di&nbsp; questi affreschi, l’apostolicità romana di Pietro e la Basilica di San Giovanni in Laterano. La vita di San Marziale affrescata, ricordava che Cristo aveva chiesto in visione a San Pietro di affidare a San Marziale il compito di convertire le Gallie. Una delle più belle scene affrescate da Matteo Giovannetti illustra la concessione del pastorale da parte di San Pietro a San Marziale.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-21 15:47:14 UTC</pubDate>
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