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      <title>COLLEGAMENTI CON HEGEL by </title>
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      <description>Ricerca all&#39;interno del padlet la stessa parola su cui hai cliccato e leggi l&#39;approfondimento ;)</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-01-22 10:30:26 UTC</pubDate>
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         <title>QUADRO STORICO CULTURALE</title>
         <author>d2xbk5sr85</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Quadro storico-culturale</strong></p><p>La violenta reazione antinapoleonica aveva prodotto nella cultura germanica un più drastico ripudio delle idee rivoluzionarie francesi e l'accentuazione dei caratteri peculiari della nazione, della stirpe, della tradizione e dello spirito tedeschi. L'individualismo liberale, che sembrava destinato ad affermarsi nelle opere di Goethe, Schiller, Kant, von Humboldt e in parte Fichte e Schelling, cederà il posto, con Hegel, con molti romantici e poi con la destra hegeliana, a <strong>un'idea di nazione vista come organismo dotato di una propria autonomia di vita, che racchiude in sé e in certo modo precede la vita degli individui.</strong></p><p>Prima e al di sopra delle singole personalità esiste - secondo questa concezione - il genio della stirpe, lo spirito del popolo, con i suoi tratti specifici che gli derivano non solo dalle tradizioni storiche, ma anche da fattori naturali immodificabili: la razza, la lingua, la collocazione geografica. Anche questo era un modo di sublimare la mancanza di una nazione moderna, democratica e rappresentativa.</p><p>Naturalmente <strong>questa idea di Nazione</strong> era destinata ad influire anche sul concetto di <strong>Stato</strong>, provocando il passaggio di molti filosofi, scienziati, artisti e letterati da uno spiccato individualismo (col quale si contestava lo status quo conservativo) a un esasperato statalismo (col quale si voleva rivendicare una specificità europea della nazione tedesca). Toccava insomma allo <strong>Stato</strong> (nella fattispecie alla <strong>Prussia</strong>) esprimere tutti <strong>i valori etico-ideali della nazione, superiori ai valori e diritti individuali</strong>. Le ultime opere di Fichte avevano inaugurato, seppur nel contesto della resistenza antinapoleonica, questa tendenza statalistica, ma sarà con la&nbsp;<strong><em>Filosofia del diritto</em>&nbsp;di Hegel</strong> ch'essa raggiungerà la massima espressione.</p><p><strong>Dagli anni napoleonici alla Restaurazione</strong></p><p>Nel momento in cui lascia l'università e la città di Jena nel 1806, dopo <strong>la vittoria di Napoleone sui prussiani</strong>, Hegel pensa di poter condividere i risultati della Rivoluzione francese passando attraverso l'attuazione storico-politica che di essi aveva dato Napoleone, dal quale si attendeva l'introduzione, negli Stati della Confederazione renana, sia del <strong>Codice napoleonico</strong> che di <strong>ordinamenti costituzionali</strong> (sia pur sempre di stampo cetuale) che nella Germania dell'epoca erano fortemente osteggiati dai reazionari.</p><p>Dal 1806-7 la Prussia era diventata il vero <strong>centro della lotta antifrancese</strong>, ed essa era anche il maggior centro di formazione della <strong>cultura nazionale</strong>. Le sorti della <strong>nazione tedesca</strong> parvero identificarsi con quelle di uno specifico <strong>Stato tedesco</strong>, il quale riuniva nel suo composito territorio tutta la grande varietà di condizioni storico-sociali che caratterizzavano l'intera Germania. Mentre <strong>nelle sue regioni orientali</strong> <strong>gli junker (latifondisti di origine feudale) dominavano ancora</strong> come sovrani sui loro territori e sui loro servi, <strong>nelle regioni occidentali</strong> confinanti con la Francia <strong>emergeva una borghesia culturalmente aperta</strong>, la quale però -eccettuati alcuni gruppi radicali- continuava a vedere nella <strong>monarchia prussiana</strong> <strong>l'unico sicuro strumento per la realizzazione dello Stato nazionale</strong>, in un'alleanza con gli junker.</p><p>In seguito, contro il <strong>Congresso di Vienna</strong>, Hegel avrà parole di feroce sarcasmo, rifugiandosi però in una visione di filosofia della storia a tempi lunghi, la quale gli indicava sia l'impossibilità di un ritorno a prima del 1789, sia l'inopportunità di una realizzazione di uno Stato democratico tedesco. In un lungo saggio politico del 1817,&nbsp;<em>Valutazione degli atti a stampa dell'assemblea degli stati territoriali del regno del Württemberg negli anni 1815-16</em>, Hegel lodò il re di quello Stato perché aveva concesso una Costituzione, ma lo criticò perché con essa aveva permesso ai cittadini, sulla base di una semplice rendita in denaro, di poter votare e di poter così violare la gerarchia di ceti caratteristica dello Stato tedesco. Nella <strong>Prussia restaurazionista</strong> erano confluite molte cose: l'eredità delle riforme tardo-illuministiche concesse dall'alto (1807-1810); il mito (cui lo stesso Hegel aderì nella&nbsp;<em>Prolusione</em>) di un'unità organica e idealizzata fra re e popolo, che sarebbe nata nella guerra antinapoleonica; l'eco delle aspettative costituzionali avutesi nel 1813 durante la sollevazione antifrancese e subito tradite; infine la politica autoritaria di Federico G. III e del partito aristocratico. Vi erano insomma elementi feudali e borghesi difficilmente separabili. Proprio questa forte interconnessione appariva ad Hegel come <strong>il massimo della mediazione possibile, il culmine della conciliazione degli opposti.</strong> Le contraddizioni vengono superate perché sono state relativizzate dalla dialettica che media i contrari. Ad es., Hegel caratterizza il ceto agricolo con dei connotati interclassisti applicabili tanto al nobile terriero quanto al contadino piccolo proprietario; il ceto dell'"industria", strutturato in corporazioni, accomuna strati sociali assai diversi tra loro come l'artigiano, l'imprenditore manifatturiero e il commerciante; infine il ceto "generale" comprende in pratica tutti i funzionari statali. Questo quadro sociologico è sostanzialmente pre-borghese. Certo, analizzando la società civile come il luogo del "sistema dei bisogni" (appagabili mediante il lavoro), Hegel registra parecchie nozioni della moderna scienza borghese dell'economia politica, ma egli continua a leggerle in un'ottica pre-capitalistica, per la quale all'industria spetta un ruolo subordinato rispetto alla proprietà terriera e al ceto dei burocrati statali.</p><p><strong>Il periodo berlinese</strong></p><p>L'anno prima del suo arrivo a Berlino, si erano manifestati fortissimi fermenti studenteschi in occasione del tricentenario della riforma protestante: 1517-1817. Proprio alla vigilia della venuta di Hegel a Berlino, i giovani che avevano ricordato il centenario di Lutero, lo avevano collegato con lotte di carattere radicale, democratico, e avevano fra l'altro fatto falò di libri degli scrittori reazionari. Nel 1818 è nominato professore di filosofia all’Univerità di Berlino: nella prolusione esalta lo Stato prussiano.</p><p>Il 23 marzo 1819, lo studente Carl Ludvig Sand, membro di un’associazione studentesca radicale, uccide il drammaturgo tedesco August von Kotzebue, spia russa. Sorgono forti polemiche fra molti filosofi berlinesi che si scagliano contro la condanna a morte dell'assassino. Professori di diritto e di teologia vengono allontanati dalle loro cattedre. Il <strong>regime prussiano</strong> reagisce con la <strong>censura</strong> sulle piccole pubblicazioni, estesa nel 1820 su tutte le opere, anche sui grandi volumi, <strong>limitando ulteriormente la già scarsa libertà di stampa e d'insegnamento</strong>; Hegel, in precedenza sostenitore dell'associazione, la condanna e si affretta a rielaborare i suoi Lineamenti di filosofia del diritto che escono nell'ottobre del&nbsp;1820. La dissociazione pubblica non segnò necessariamente un reale cambiamento di idee del filosofo.</p><p><strong>La rivoluzione parigina del 1830</strong> suscitò un'eco assai viva nei circoli intellettuali tedeschi. Il movimento progressista tedesco non si era spento con il trionfo della reazione post-napoleonica. Proprio in quegli anni, ad. es., andò sviluppandosi il movimento letterario della "Giovane Germania", che aspirava a trasferire nell'arte l'interesse politico (specie per la Costituzione), a collegare letteratura e vita, a impegnarsi per l'emancipazione femminile,etc. Qualche anno più tardi il governo vietò la pubblicazione dei libri di coloro che aderivano a tale movimento. Una protesta contro l'estensione della partecipazione popolare alla vita politica, verrà svolta da Hegel nello scritto del 1831,&nbsp;<em>Sul progetto inglese di riforma elettorale</em>. Vi si riflette, tra l'altro, il forte allarme suscitatogli dalla ripresa del movimento liberale europeo dopo la rivoluzione del luglio 1830 in Francia.</p><p>&nbsp;Nell'ultimo decennio della sua vita Hegel aveva cercato di misurarsi con i problemi posti dalla storia umana, applicando concretamente il proprio metodo dialettico. Di questo immenso lavoro, ancora oggi non sufficientemente studiato, si può ricordare che <strong>sulla scena</strong> di quello che Hegel chiama lo "spirito del mondo", <strong>gli Stati, i popoli e le nazioni</strong> sembrano giocare un ruolo di comparse, impersonando essi di volta in volta le fasi di svolgimento della storia universale, nella quale <strong>appare sempre dominante quel popolo che meglio di altri incarna lo spirito di un'epoca </strong>(dapprima ad es. i popoli orientali, poi quelli greco-romani, infine quelli germanici, dove tutti gli individui sono liberi). <strong>Teoria</strong> questa che verrà <strong>strumentalizzata</strong>, probabilmente contro le stesse intenzioni di Hegel, <strong>dagli ideologi del nazionalismo tedesco imperiale dopo il 1870 e poi dal nazismo</strong>, che cercherà di vedere nel popolo tedesco una razza superiore.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-22 10:39:01 UTC</pubDate>
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         <title>HEGEL E LA FILOSOFIA DELLA NATURA</title>
         <author>d2xbk5sr85</author>
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         <description><![CDATA[<p>Nel 1817, come strumento di studio per i suoi studenti, pubblica l'<em>Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio</em>, che comprende tre parti: Logica, Filosofia della natura e Filosofia dello spirito.</p><p>La <strong><em>Filosofia della natura</em></strong> è la parte meno significativa e si suddivide in tre sezioni: meccanica, fisica, fisica organica; in essa vi sono ancora tracce dell'influenza schellinghiana, soprattutto là dove Hegel considera più significativo per la comprensione della natura l'animismo del primo Keplero e di Goethe che non il meccanicismo di Newton. È la parte più debole di tutto il sistema hegeliano, l'antitesi dell'idea (che è la parte finale della Logica); è cioè l'idea che si dispiega nell'esteriorità, dando origine alla natura, la mediazione fra idea e spirito.</p><p>Hegel non mostra alcuna simpatia per la natura. Non apprezza le concezioni rinascimentali né quelle illuministiche (sperimentalismo, meccanicismo, ecc), mentre di quelle romantiche di Goethe, Hölderlin e Schelling si serve solo quel tanto che gli basta per criticare Galileo, Bacone e soprattutto Newton, i quali a suo giudizio non sanno cogliere l'organicità della natura, ma solo singoli aspetti fra loro separati.</p><p>Nella natura per Hegel la contraddizione rimane insoluta, perché qui la libertà si esprime solo come negazione dell'idea, ovvero come necessità e accidentalità, non libertà. Ecco perché perfino il male che l'uomo compie, essendo frutto di libertà, è infinitamente superiore a ciò che la natura può far comprendere all'uomo (contro la concezione secondo cui si può arrivare a Dio passando per la natura). Il concetto, nella natura, non si può assolutamente realizzare.</p><p>Questa Filosofia ha come presupposto la fisica empirica, materiale.</p><p>Hegel inizia definendo la Natura in rapporto con l’Assoluto. La Natura è quel momento del processo in cui l’Assoluto si dispiega dialetticamente nell’esteriorità facendosi altro da sé.</p><p>Il problema della Natura è piuttosto sviluppato nell’Ottocento; la principale caratteristica dell’Idealismo e di Hegel in particolare è di&nbsp;giustificarne l’esistenza&nbsp;e non di farne un modello.</p><p>L’approccio scientifico&nbsp;distoglie dalla conoscenza della natura, che può avvenire solo tramite la&nbsp;dialettica.</p><p>Hegel è polemico nei confronti dei Romantici e non condivide quella filosofia di tipo fichtiano che faceva della Natura un prodotto dello Spirito.</p><p>Hegel vuole cogliere i&nbsp;processi dialettici della Natura&nbsp;che non costituiscono una realtà indipendente e compiuta, ma rinviano all’Assoluto.</p><p>La Natura è per Hegel l’idea nella forma dell’essere altro. Se l’idea è spiritualità, l’altro è esteriorità e se la Natura è l’idea nel suo farsi altro da sé, l’altro da sé è esteriorità. Ma se l’Assoluto è l’essere e se la Natura è altro dall’Assoluto, la Natura è altro dall’essere.</p><p>Hegel giustifica la sua critica nei confronti della scienza: per Hegel la Natura, proprio perché è decadenza dell’Assoluto, non può farci cogliere l’Assoluto stesso.</p><p>L’approccio alla Natura di Hegel è contrapposto alla&nbsp;<em>Nature Philosophie&nbsp;</em>e alla&nbsp;Filosofia della Natura&nbsp;di&nbsp;Schelling. Per Hegel la Natura è quel momento del processo di sviluppo dell’Assoluto che è esteriorità, che risulta inadeguata all’idea, pur essendo una manifestazione dell’idea stessa. Non si può ricondurre l’Assoluto alla Natura, perché questa è un momento negativo, è una manifestazione della decadenza dell’Assoluto e rientra nella dinamica gnoseologica che riflette questo processo (antitesi).</p><p>Hegel rompe con la tradizione newtoniana e galileiana. Il momento empirico ed il momento matematico vengono rimossi: il dato empirico è inadeguato per una spiegazione scientifica perché anch’esso dev’essere spiegato (intendendo per spiegazione la causa relativa all’esistenza del fenomeno, la giustificazione della sua esistenza).</p><p>Per&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.studenti.it/galileo-galilei-biografia-scoperte.html">Galileo</a>&nbsp;e&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.studenti.it/isaac-newton-biografia-e-scoperte.html">Newton</a>&nbsp;la spiegazione consiste nello spiegare perché “x” è così e non diversamente; Hegel, invece, non dà per scontata l’esistenza della realtà sensibile, perché non possiamo partire dall’esperienza prima di averne verificato l’esistenza; la&nbsp;<em>spiegazione matematica</em>&nbsp;per Hegel è illusoria, in quanto non è in grado di spiegare razionalmente la realtà e giustificare razionalmente gli oggetti di cui si occupa à&nbsp;<em>spiegazione superficiale, sommaria e illusoria della realtà&nbsp;</em>e percepisce gli oggetti come dato di fatto su una realtà che non ha niente a che fare con lo strumento matematico, frutto di una costruzione umana.</p><p>&nbsp;</p><p>La rottura irreversibile è fra Hegel e la scienza moderna: per Hegel la scienza verrebbe meno ai propri scopi se non fosse in grado di dedurre la totalità dei fenomeni umani (la razionalità è strutturata, &nbsp;l’unico accesso alla razionalità è quello filosofico, l’unica spiegazione scientifica e razionale si basa su una spiegazione logica).</p><p>L’unico accesso alla Natura è, allora, quello&nbsp;logico e dialettico&nbsp;che ci permette di cogliere la sua intrinseca essenzialità.</p><p>Per Hegel la conoscenza è esaustiva, comprende la Natura nella sua totalità; la lettura dialettica della realtà permette di spiegare ogni singolo fenomeno (anche il particolare). Bisogna giustificare l’esistenza della realtà nella sua totalità.</p><p>Il limite della Filosofia della Natura di Hegel è che pretende di dedurre il particolare, la realtà naturale attraverso un&nbsp;sistema astratto&nbsp;che riconduce tutta la realtà alla logica, cioè prescindendo dalla Natura stessa.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-22 10:47:31 UTC</pubDate>
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         <title>HEGEL E LO STATO</title>
         <author>d2xbk5sr85</author>
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         <description><![CDATA[<p>Hegel intende lo Stato non come l’accordo di volontà individuali, ma quale&nbsp;<strong>realizzazione della volontà razionale</strong>, e quindi, nel suo schema complessivo, della volontà universale.&nbsp;Così Hegel descrive il passaggio il “trapasso” dalla società civile nel&nbsp;<strong>“fine universale” dello Stato</strong>:</p><p><em>“Il fine della corporazione [e cioè, della società civile] siccome limitato e finito ha la sua verità [...] nel fine universale in sé e per sé e nella realtà assoluta di esso; la sfera della società civile trapassa pertanto nello stato.”</em></p><p>Da qui, la&nbsp;<strong>definizione hegeliana di Stato</strong>&nbsp;come realtà che è&nbsp;<strong>“il razionale in sé e per sé”</strong>, in cui la volontà razionale acquista piena consapevolezza di se stessa.</p><p>Il punto di vista di Hegel è perentorio:&nbsp;<strong>solo nello Stato si è e si può essere davvero liberi</strong>.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-22 10:53:21 UTC</pubDate>
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         <title>La critica ai Romantici (collegamento con Letteratura italiana e inglese: “Il movimento romantico in Italia e Inghilterra)</title>
         <author>d2xbk5sr85</author>
         <link>https://padlet.com/d2xbk5sr85/tuttiicollegamenticonhegeldisantovitopaola/wish/2856871327</link>
         <description><![CDATA[<p>È la Ragione il principio primo del pensiero e della realtà. Questo pensiero rende abbastanza complesso il rapporto fra Hegel e i Romantici. Pur vivendo nel medesimo periodo storico, bisogna ricordare che Hegel non è un romantico, bensì un idealista. Nei Romantici è il&nbsp;sentimento, la fede, l'intuizione, che Hegel definisce come «romantiche fantasticherie», a primeggiare su qualunque altra facoltà umana. Inoltre Hegel critica l'atteggiamento individualistico dei romantici, che chiudendosi narcisisticamente in sé stessi, perdono ogni contatto con il mondo.</p><p>Tuttavia è inevitabile riscontrare in Hegel la partecipazione a questo particolare momento storico, rintracciabile specialmente nell'anelare all'infinito.) Nel periodo romantico <strong>la rappresentazione dell’Assoluto scompare per un ritorno del simbolismo, che non è però un passo indietro, ma un progresso, perché si è consapevoli del fatto, a differenza dei popoli orientali, che l’Assoluto è Spirito</strong>&nbsp;(il Dio cristiano), e non è rappresentabile fisicamente: la <strong>bellezza non</strong> è quella corporea dell’arte classica, <strong>ma</strong> quella <strong>spirituale</strong>. La <strong>poesia</strong>, accanto a musica e pittura, è una delle espressioni più nobili dell’arte romantica, perché&nbsp;più vicine allo Spirito, “trapassano la prosa del pensiero”. La poesia prima del Romanticismo, aveva un valore eminentemente letterario, mentre è con i romantici che diventa manifestazione dell’Assoluto.</p><p>Si potrebbe pertanto dire che il pensiero di Hegel, più che essere separato dai Romantici, è un momento a sé particolare di quel periodo.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-22 10:56:25 UTC</pubDate>
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         <title>HEGEL: L’ARTE COME UN “MOMENTO” NELL’IDEA.</title>
         <author>d2xbk5sr85</author>
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         <description><![CDATA[<p>Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) è un pensatore fondamentale nella storia della filosofia occidentale: la complessità del suo sistema comprende tutti gli ambiti dell’esistenza umana. L’intera storia è per Hegel lo sviluppo dialettico dei vari momenti dell’<strong>Idea</strong>, che è l’Assoluto, l’identità di soggetto ed oggetto. <strong>Uno dei momenti dell’Idea è l’arte</strong>. Trattando la questione dell’estetica in Hegel, bisogna essere consapevoli che essa riguarda solo un momento del suo pensiero e che è difficilmente separabile dal resto del suo impianto filosofico. I momenti dell’Idea sono per Hegel tre: una tesi, a cui si oppone un’antitesi, e la sintesi finale, dovuta al rapporto dialettico tra i primi due. Per Hegel, l’intera storia umana non è altro che il progressivo sviluppo dell’Idea attraverso le suddette fasi dialettiche: analizzando infatti la storia, ci renderemo conto di come ogni pensiero (tesi) venga elaborato da quelli precedenti e di come, appena formulato, trovi subito un altro pensiero che lo contraddice (antitesi). La tensione (dialettica) tra i due pensieri porterà alla nascita di un terzo (sintesi). La Storia umana nella sua complessità è anche chiamata da Hegel Ragione, Spirito, Assoluto. L’<strong>arte</strong>&nbsp;è per Hegel la tesi di una triade costituita anche da&nbsp;<strong>religione</strong>&nbsp;(antitesi) e&nbsp;<strong>filosofia</strong>&nbsp;(sintesi).&nbsp;Come&nbsp;avevano affermato&nbsp;i romantici, anche Hegel afferma che l’arte&nbsp;sia la&nbsp;manifestazione sensibile dell’Assoluto. Tuttavia <strong>Hegel “supera” i romantici </strong>a lui precedenti sostenendo che&nbsp;affinché l’Assoluto sia rappresentabile&nbsp;deve poter essere passibile di rappresentazione, non&nbsp;<strong>deve</strong>&nbsp;cioè&nbsp;tendere&nbsp;all’astrattezza, ma&nbsp;alla concretezza. Hegel afferma, in base alla sua concezione dialettica, che c’è stato un&nbsp;<strong>momento storico in cui le rappresentazioni artistiche non c’erano, un&nbsp;momento in cui si sono manifestate&nbsp;ed un&nbsp;momento in cui sono scomparse.</strong> Anche nel periodo in cui non ci sono state&nbsp;<strong>rappresentazioni artistiche dell’Assoluto</strong>&nbsp;ci sono comunque state&nbsp;<strong>forme artistiche</strong>.</p><p>1) Il primo tentativo, fallimentare, di rappresentare l’Assoluto con l’arte si è avuto con <strong>le popolazioni precedenti alla Grecia classica</strong>. Questi popoli&nbsp;<strong>anelavano all’Assoluto, ma non riuscivano a rappresentarlo</strong>&nbsp;per due motivi: non avevano chiaro cosa l’Assoluto fosse e non avevano la capacità tecnica di plasmare la materia in modo da rappresentare l’Assoluto. Questo periodo non è perciò caratterizzato dalla rappresentazione, ma dalla ricerca di piegare la materia alle esigenze degli artisti. È questa <strong>l’arte simbolica</strong>, tipica delle&nbsp;<strong>popolazioni orientali</strong>, in cui ci si sforza di rappresentare l’Assoluto, di penetrare l’esistenza, ma non ci si riesce: il risultato è <strong>l’uso&nbsp;dei simboli</strong>, in cui si cerca di rappresentare significati astratti (ad esempio il leone rappresenta la forza, la colomba la pace, e così via). L’espressione tipica dell’arte simbolica è per Hegel l’<strong>architettura</strong>, in cui ci si vuole avvicinare allo spirito costruendo i templi di Dio e preparando la successiva forma artistica.</p><p>2) Il periodo successivo all’arte orientale è quello dell’<strong>arte della&nbsp;Grecia classica</strong>: qui&nbsp;<strong>l’Assoluto trova la sua più idonea rappresentazione&nbsp;grazie all’armonia ed all’equilibrio</strong>, visibili perfettamente nelle sculture rappresentanti la figura umana (si pensi al discobolo di Mirone, alla Venere di Milo). L’espressione tipica dell’arte classica è per Hegel infatti la&nbsp;<strong>scultura</strong>, in cui gli eroi e gli Dèi vengono rappresentati.</p><p>3) Il periodo successivo è quello dell’<strong>arte romantica o cristiana</strong>: qui&nbsp;<strong>la rappresentazione dell’Assoluto scompare per un ritorno del simbolismo, che non è però un passo indietro, ma un progresso, perché si è consapevoli del fatto, a differenza dei popoli orientali, che l’Assoluto è Spirito</strong>&nbsp;(il Dio cristiano), e non è rappresentabile fisicamente: la <strong>bellezza non</strong> è quella corporea dell’arte classica, <strong>ma</strong> quella <strong>spirituale</strong>. Le espressioni tipiche dell’arte romantica sono tre:&nbsp;<strong>pittura, musica&nbsp;e&nbsp;poesia</strong>. Queste ultime due sono le più nobili, perché&nbsp;più vicine allo Spirito e&nbsp;“trapassano la prosa del pensiero”.</p><p>È da notare come per Hegel prima dei greci non ci sarebbe stata scultura e prima dei romantici non ci sarebbero state pittura, musica e poesia: le considerazioni hegeliane non vanno però prese in senso letterale ed assoluto, ed&nbsp; è comunque vero che, anche se c’è stata poesia prima del Romanticismo, essa aveva un valore eminentemente letterario, mentre è con i romantici che diventa manifestazione dell’Assoluto. Allo stesso modo, architettura e scultura hanno continuato ad esistere anche dopo la Grecia classica, ma è solo in Grecia che hanno avuto il ruolo privilegiato di essere rivelatrici di verità.</p><p>L’arte orientale ricercava la rappresentazione dell’Assoluto senza raggiungerla, l’arte classica la raggiungeva, l’arte romantica la oltrepassava: sta per iniziare il momento della religione e per morire quello dell’arte (Hegel parla esplicitamente di “morte dell’arte”), in cui l’Assoluto non viene più rappresentato, ma gli si offrirà devozione. Ma quale arte “muore” per Hegel? Muore l’arte come manifestazione dell’Assoluto, restano le ‘singole arti’ come espressioni individuali dei singoli artisti: l’arte non potrà quindi più avere, per Hegel, un valore oggettivo ed Assoluto, ma soggettivo ed immanente.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-22 11:01:20 UTC</pubDate>
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