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      <title>Micucci Sofia by sofiamicucci</title>
      <link>https://padlet.com/sofia_micucci/sr5fiukt2gu2</link>
      <description>Lingua e Letteratura Italiana</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-04-25 13:09:53 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2023-05-17 15:12:25 UTC</lastBuildDate>
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         <title>MAPPA CONCETTUALE SULLA NARRATIVA DELLA PAURA</title>
         <author>sofia_micucci</author>
         <link>https://padlet.com/sofia_micucci/sr5fiukt2gu2/wish/255228601</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-04-25 13:46:32 UTC</pubDate>
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         <title>AGATA CHRISTIE</title>
         <author>sofia_micucci</author>
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         <description><![CDATA[<div>VITA E OPERE</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-05 16:39:48 UTC</pubDate>
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         <title>IL SEPELLIMENTO PREMATURO(Di Edgar Allan Poe)</title>
         <author>sofia_micucci</author>
         <link>https://padlet.com/sofia_micucci/sr5fiukt2gu2/wish/258238080</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Il racconto intitolato <em>Il seppellimento prematuro</em>, tratto dalla raccolta <em>I racconti 1844-1849</em>, è stato scritto dal celebre autore horror Edgar Allan Poe.<br><br></div><div>La storia narra la tragica esperienza di catalessi del protagonista, ossessionato dalla paura di essere sepolto vivo durante uno dei suoi frequenti attacchi di narcolessia. Nonostante avesse avvertito gli amici della sua malattia, egli si sveglia e si accorge di essere stato sepolto vivo. Inizialmente non riesce né ad urlare né a muoversi e sente un forte odore di terra fresca. Finalmente riesce a gridare e solo allora viene soccorso dai marinai della nave Virginia dove si era imbarcato. Comprende così che ciò che aveva provato fino ad un istante precedente, non era che un sogno.<br><br></div><div>Il brano è costruito attraverso l’intreccio e il montaggio degli eventi avviene secondo l’ordine voluto dall’autore senza seguire un andamento cronologico. Il testo si compone di numerosi <em>flashback</em>, nei quali si rievocano precedenti catalessi nelle quali il protagonista era caduto nel passato e che sono utili per comprendere la malattia e l’orrore che esse suscitano nel protagonista. Tali ricordi sono intervallati a riflessioni personali e  descrizioni di strategie messe in atto per evitare il seppellimento come ad esempio il dotare la bara di leve che avrebbero reso possibile la fuga. Nella narrazione dell’ultima catalessi il racconto diventa sempre più angosciante quando scopriamo che l’autore è stato sepolto e i meccanismi che aveva escogitato  per eventualmente scamparla non funzionano: “mi agitai, con spasmodici sforzi cercai di aprire il coperchio: non si mosse (…) mi tentai i polsi in cerca della corda della campana: non v’era nulla. (…)”.  L’orrore nel racconto aumenta quando il protagonista sente l'odore della terra che ci fa comprendere che, oltre che all'interno di una bara, egli si trova anche sottoterra: “mi giunse alle nari il forte ed inconfondibile odore della terra umida”.<br><br></div><div> Non è facile stabilire la tipologia delle sequenze in quanto nel racconto si alternano entrambe le componenti riflessiva e descrittiva, attraverso le quali l’autore si sofferma a descrivere la malattia e a introdurre riflessioni personali. Sono presenti in quantità minori anche  sequenze narrative e dialogiche che proiettano avanti la storia. Nella narrazione vi sono pause riflessive, scene e digressioni che rallentano il ritmo del racconto e si soffermano a descrivere dettagli della malattia che coglie il protagonista sempre più frequentemente nel corso della giornata: “fantasie orrifiche simili a questa mi frequentavano di notte, estendevano la loro influenza terrificante alle mie ore di veglia”. <br><br></div><div>Difficile stabilire  l’ambiente in cui si svolge il racconto. Una parte consistente della narrazione  si sviluppa infatti nella mente del protagonista, l’altra è circoscritta sulla nave Virginia. Entrambi gli spazi sono chiusi, claustrofobici, uno è reale, la nave, mentre l’altro, è soggettivo, la mente. Nel racconto lo spazio mentale svolge la funzione di specchio degli stati d’animo del protagonista e al contempo funge da simbolo di una serie di idee cupe: l’angoscia, la disperazione, l’orrore.  La descrizione dei luoghi  fisici non è dettagliata e rende lo spazio esterno una tela di fondo. La mente e i suoi cupi pensieri è invece  descritta minuziosamente come se fosse uno spazio reale, una scena dove si articolano  le vicende. Per quanto riguarda il personaggio centrale, non vi sono narratori che lo presentano , egli si descrive da sé parlando in prima persona attraverso le sue fantasie e riflessioni. Gli altri “attori” non sono che comparse e non hanno alcun valore nella narrazione se non quello di far procedere la storia in alcuni tratti: i marinai che svegliano il protagonista dall’incubo della sepoltura, gli amici, che sono un espediente per spiegare tutte le precauzioni che il protagonista ha preso per non essere sepolto vivo.Nel racconto, narratore e focalizzazione sono interne in quanto l’autore parla in prima persona e non ci sono altri punti di vista se non il proprio che è fisso ed invariato per tutta la narrazione. Il registro linguistico utilizzato è quello aulico con il frequente ricorso ad un lessico ricercato e ad un periodare elaborato e ampio. Nel brano si ricorre all’ipotassi, ovvero a una sintassi complessa basata su periodi articolati, con una principale alla quale si collegano varie subordinate.<br><br></div><div> <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-05 18:00:30 UTC</pubDate>
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         <title>IL SAPORE DELLA VENDETTA (racconto di Sofia Micucci)</title>
         <author>sofia_micucci</author>
         <link>https://padlet.com/sofia_micucci/sr5fiukt2gu2/wish/260235233</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div> </div><div>Era una calda sera estiva a Sirolo, nella riviera adriatica, Andrea de Berardinis, noto produttore cinematografico, di origine romana, compiva  sessantanove anni. Aveva organizzato una festa nella sua villa arrampicata sul Monte Conero. La vista sul mare lasciava incantati. Mille luci brillavano e anche a un rapido sguardo si scorgeva la bellezza selvaggia del promontorio a picco sul mare. Il mare luccicava grazie ai riflessi della luna piena. </div><div>Andrea, con il microfono in mano, stava salutando e ringraziando calorosamente tutti i suoi invitati, non erano molti. Aveva preferito una festa sobria. Non mancavano sua moglie Carmen, compagna di una vita, la sua socia Luisa e la giovane segretaria Alice. Terminato il discorso Andrea si avviò a rapidi passi all'interno della casa. In giardino gli ospiti stavano danzando, si sentiva una calda musica jazz in sottofondo. Musica jazz interrotta, ad un certo punto della serata, da un grido straziante. Era la cameriera Chantal che urlava, piangeva indicando istericamente l'interno della casa e gridando "il signor Andrea!". Il panico si diffuse tra tutti gli invitati. Qualcuno gridò: " Che cosa è successo?" Carmen, la moglie di De Berardinis, entrò all'interno della casa,  seguita da Alice, Luisa e dagli altri invitati e si diresse subito verso lo studio di Andrea, al secondo piano dell'abitazione. La prima cosa che si sentì  fu un pungente odore di profumo femminile. Nella stanza accanto, a cui si accedeva dallo studio, regnava il caos, una sedia a terra, libri sparsi per la stanza come se fossero stati lanciati  con rabbia. Carmen era spaventata a morte. Si diresse allora verso la finestra e vide, questa volta, suo marito riverso su una pozza di sangue fresco. Aveva la bocca spalancata come se volesse gridare qualcosa e un dito che sembrava voler indicare la parete. Accanto a lui restavano i rimasugli di vetro di una bottiglia di profumo femminile. L'assassino aveva raccolto tutto in fretta ma i frammenti più minuti erano rimasti a terra.</div><div> </div><div>La scientifica stava perlustrando la scena del delitto, uomini in tute bianche e guanti in lattice analizzavano ogni dettaglio. Nel frattempo stavano entrando il commissario Martini della squadra omicidi della questura di Ancona, scortato dall'Ispettore Falco. Martini  era un bel uomo sulla quarantina con qualche capello bianco alle tempie, il suo collega era più giovane ma di aspetto dimesso.</div><div>Martini si diresse sicuro verso l'ispettore Fanti della scientifica.</div><div>"Come è stato ucciso?" chiese Martini.</div><div>"Informazioni più precise potremo darle dopo che il medico-legale avrà analizzato il cadavere" - disse Fanti - "Quello che è evidente è che l'uomo è stato pugnalato al collo da sinistra a destra , quindi presumibilmente l'assassino è mancino o ha simulato di esserlo, ma il colpo è stato netto, preciso, quindi…".</div><div>Un'altra cosa, a terra c'era del profumo, abbiamo individuato la marca, "Opium"...</div><div>Si fece avanti l'ispettore Falco: "si potrebbe parlare con chi ha trovato la vittima?"</div><div>"Certo", disse Fanti,  "è una cameriera, credo si chiami Chantal, è sotto choc, e fino ad un attimo fa stava piangendo".</div><div>"Falco!"</div><div>"Dica commissario Martini".</div><div>"Qua è evidente che l'assassino sia uno degli invitati".</div><div>"Come fa ad esserne certo?"</div><div>"La vigilanza, ho parlato con loro prima di entrare e non hanno visto nessuno avvicinarsi o allontanarsi dalla villa. Sono cinque e pattugliano tutto il perimetro. Ci sono decine di telecamere e la videosorveglianza avrebbe sicuramente individuato chiunque si fosse introdotto nella villa dall'esterno".  </div><div>"Ordina agli invitati di non allontanarsi fino a che non avremo tutti i loro nomi ed indirizzi", disse Martini.</div><div>"Dovrò anche ordinare a tutti di non allontanarsi dalla città…".</div><div>"Ovviamente Falco! Ovviamente. Raduni tutti in salotto fra dieci minuti inizieremo gli interrogatori".</div><div>"Va bene", disse l'ispettore Falco.</div><div> </div><div>Il salotto aveva un enorme tavolo in noce e sette sedie con seduta in velluto verde scuro come le tende, il che dava un'aria un po' tetra alla stanza. Vi erano poi tre divani in pelle nera e sei poltrone. Gli invitati si accomodarono alle sedie a i divani, iniziarono a sovrapporsi le voci, il brusio era assordante. Nell'altra stanza il commissario aveva già iniziato gli interrogatori. Dopo un'ora erano rimasti da interrogare la signora Carmen, Luisa e la segretaria Alice.</div><div>"Fai entrare la signorina Alice per favore", ordinò Martini a Falco. Alice Frattini era una vera bellezza. Non  erano tanto gli occhi, il viso o il fisico atletico a farla risaltare. Era la sua eleganza e la sua sobrietà a renderla unica.</div><div>"Allora signorina, che cosa faceva e dove era mentre presumibilmente si stava consumando il delitto?"</div><div>"Stavo ballando fuori".</div><div>"Mi dica" disse Martini,  "secondo lei De Berardinis aveva dei nemici?"</div><div>"Se ne aveva? a bizzeffe, era un uomo di successo e senza peli sulla lingua, diceva tutto quello che pensava, sapeva essere crudele!"</div><div>"Ma qualcuno in particolare?"</div><div>"Sua moglie era il suo primo nemico. Lo odiava per i suoi continui tradimenti. Lui è sempre stato un donnaiolo e l'ha fatta soffrire per una vita". </div><div>"E' l'unica cosa che può dirmi?"</div><div>"A livello professionale aveva molti nemici, invidiosi dei suoi successi cinematografici, ma niente che possa giustificare un omicidio secondo me"., "Un'altra cosa…" disse Martini mentre Alice si stava già alzando per andarsene.</div><div>"Dica…".</div><div>"Che profumo ha addosso?"</div><div>"Opium".</div><div>"Potrebbe firmare questo foglio?"</div><div>"Perché?"</div><div>"Per attestare che è stata interrogata, è il verbale che ha appena redatto l'agente".</div><div>Alice firmò, con la mano sinistra.</div><div>Intanto nella stanza accanto Falco stava rivolgendo domande a  Luisa.</div><div>"Allora signora Luisa, mi stava dicendo che lei ha dei sospetti…"</div><div>"Certo che ne ho, diciamo che sono quasi sicura".</div><div>"Allora mi dica!"</div><div>"La sua segretaria Alice. Quella smorfiosa aveva una relazione con lui e, devo proprio dirlo?"</div><div>"Certo!", esclamo l'ispettore Falco.</div><div>"Aspettava un figlio da lui e non voleva sbarazzarsene. Li ho visti litigare, poco prima che il nostro grande produttore cinematografico facesse il suo discorso di ringraziamenti di fronte a tutti gli invitati". </div><div>"Perché li ha spiati?"</div><div>"Ero incuriosita. Ho visto Andrea e poco dopo Alice che lo seguiva in un angolo del giardino".</div><div>"Che cosa stavano dicendo?" </div><div>"Lei voleva spifferare tutto a Carmen, se non avesse voluto riconoscere il bambino. Lui l'ha implorata di tacere e rimandare la conversazione ad un altro momento…"</div><div>"E' riuscita a rassicurarla quindi?"</div><div>"Sinceramente non lo so. A un certo punto mi sono allontanata, avevo paura che si accorgessero della mia presenza".</div><div>"Signora Luisa che profumo usa?" </div><div>"Opium, perché?"</div><div>"Niente, solo curiosità", disse Falco.</div><div>"Può scrivermi il suo nome nel registro insieme agli altri?"</div><div>"Certo", disse Luisa. Anche lei firmò con la mano sinistra.</div><div>"Può andare. Non può lasciare la città fino a che non le faremo sapere".</div><div>"Sono sospettata?"</div><div>"Siete tutti sospettati", disse l'ispettore Falco.</div><div>"Questa poi!"</div><div>L'interrogatorio di Luisa era terminato e il commissario Martini stava chiamando la moglie del povero De Berardinis, Carmen. Carmen aveva gli occhi rossi ed era ancora sconvolta.</div><div>"Signora Carmen devo interrogarla, mi spiace ma devo".</div><div>"Certo commissario". </div><div>"Signora, quali potevano essere i nemici di suo marito?"</div><div>"Mi spiace dirlo, ma io sospetto della sua socia, Luisa. Litigavano in continuazione su come organizzare la casa di produzione cinematografica. Siccome i soldi li metteva principalmente mio marito o meglio io, gli avevo suggerito di liquidarla in qualche modo e farla fuori dalla società". </div><div>"E poi?"</div><div>"Lui le aveva parlato di questa possibilità e avevano finito per litigare".</div><div>"Il suo profumo signora?"</div><div>"Cosa?" </div><div>"Che marca di profumo usa signora?"</div><div>"Il mio profumo? Opium". </div><div>"Bene, può firmarmi il verbale di interrogatorio?"</div><div>"Certo!"</div><div>Anche Luisa era mancina.</div><div>Gli invitati se ne andarono a casa. Furono tutti interrogati e non c'era motivo, per il momento di trattenerli. Se ne andarono anche Luisa e Alice.  Martini si consultò con Falco, che riferì degli interrogatori da lui effettuati. Era evidente che le maggiori indiziate erano le tre donne. Tutte e tre avevano un valido movente; gelosia, competitività, odio. Gli indizi erano pochi e non significativi: profumo femminile e uso della mano sinistra nel delitto. Le tre donne non avevano sufficienti alibi. Nessuno poteva testimoniare con certezza che al momento del delitto le tre donne fossero in giardino con gli altri invitati. </div><div>Al commissariato il commissario Martini e l'ispettore Falchi stavano analizzando per l'ennesima volta il caso. Ad un certo punto, Martini ebbe un lampo di genio.  Un sorriso di soddisfazione gli solcò il viso. </div><div>"Falco, guarda questa foto della scientifica. La mano… la mano di De Berardinis o meglio l'indice… non era puntato alla parete come sembrava in un primo momento…"</div><div>"E' vero commissario. Il dito punta verso la libreria sulla parete".</div><div>"No, no, ti sbagli Falco. Guarda la foto più attentamente!"</div><div>A terra, vicino alla libreria, c'era un libro aperto".</div><div>"Il dito non puntava alla parete e nemmeno alla libreria, indicava il libro di musica!"</div><div>"Esattamente, Falco!"</div><div>Quel pomeriggio chiamarono in commissariato le tre donne. Entrarono fiere ed eleganti  e inondarono la stanza di un odore persistente, si sarebbe detto lo stesso odore. Firmarono tutte e tre gli interrogatori servendosi della mano sinistra.</div><div>"Carissime signore due indizi nella scena del crimine: un profumo femminile e l'uso della mano sinistra da parte dell'assassinio. Siete tutte e tre mancine e usate tutte lo stesso profumo. Saremmo ad un punto morto se non fosse per l'ultimo indizio: il dito puntato da De Berardinis, che negli ultimi istanti di vita ha cercato di accusare chi lo aveva ucciso, indicando un libro. Questo libro".</div><div>Il commissario prese dal cassetto della sua scrivania un libro di lirica sulla "Carmen" di Ravél. Nella prima pagina c'era scritto: </div><div>"Attento, sarò io Don José se le cose non cambiano, auguri!"</div><div>Una sorta di avvertimento, dato che fu proprio Don Josè ad uccidere Carmen nell'opera lirica...</div><div>La dedica era firmata "la tua Carmen".</div><div>Il silenzio scese nella stanza. Poi, dopo alcuni secondi, Martini disse:  "Perché ha ucciso suo marito, signora".</div><div>Luisa e Alice si girarono verso di lei, con una espressione in volto sorpresa.</div><div>Carmen abbassò la testa, si mise le mani sul volto e cominciò a piangere.</div><div>"Ero stufa dei suoi continui tradimenti", disse Carmen. </div><div>"La sera della festa quando vidi che Andrea entrò in casa lo seguii. Era andato in camera sua. Entrai anch'io e gli dissi se si sentiva bene. Lui mi guardò e mi disse che voleva parlarmi di una cosa importante. Mi disse che da tempo aveva una relazione con Alice e che aspettava un bambino da lei. Disse che aveva deciso di lasciarmi e mettersi con lei. Aveva deciso di riconoscere il bambino e iniziare una nuova vita. Ero sconvolta, presi d'istinto il coltello sul tavolo, vicino al piatto della frutta, e glielo piantai sul collo. Mi si aggrappò addosso e mi fece cadere la borsetta, il profumo uscì dalla borsa e cadde a terra rompendosi. Lo vidi morire piano piano… Poi scappai via e tornai alla festa. Io lo amavo… singhiozzò disperata, ma in quel momento assaporai il sapore della vendetta".</div><div>Il commissario Martini si avvicinò e le mise un mano sulla spalla.</div><div>L'ispettore Falco la ammanettò e la portò via.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-13 15:14:10 UTC</pubDate>
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