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      <title>Città marinare e Comuni by Silvia Loi</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-10-29 14:17:29 UTC</pubDate>
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         <title>Italia</title>
         <author>loisilvia</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-10-29 14:18:09 UTC</pubDate>
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         <title>Venezia, VE, Italia</title>
         <author>loisilvia</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>ECONOMIA</strong><br>Facendo leva con le antiche relazioni con Bisanzio e mettendo a servizio dell'impero orientale le proprie navi, si assicurò una posizione  di assoluto vantaggio nelle relazioni commerciali con i principali empori bizantini, dove i Veneziani stabilirono numerose colonie commerciali e godettero di privilegi ed esenzioni doganali. Il commercio veneziano si specializzò nello scambio di merci orientali (spezia, seta, cotone) con merci occidentali (schiavi slavi, ferro, legname) e sfruttò abilmente la produzione delle saline, diffusa attraverso il Po; una manifattura tipicamente veneziana, che conobbe grande fortuna, furono i vetri prodotti nelle fornaci di Murano.<br>La potente Repubblica di Venezia già nel XI secolo aveva liberato l'Adriatico dai pirati illirici e aveva ottenuto dai bizantini, suoi alleati nell'impresa, una serie di privilegi commerciali.<br>Presto assunse la funzione di ponte tra Occidente ed Oriente . Dal sec. IX al sec. XV, non fece che accrescere la sua potenza: divenne regina dell'Adriatico; estese il dominio nel Mediterraneo orientale, dove si scontro con la rivale Genova; si specializzò nella costruzione di navi; si assicurò sulla terra ferma un saldo possesso giungendo fino a Bergamo e al Po. Al principio del sec. XVI poteva considerarsi uno degli stati più ricchi e forti d'Europa.<br><strong>POLITICA</strong><br>La Repubblica di Venezia, a partire dal XVII secolo Serenissima Repubblica di Venezia, è stata una repubblica marinara con capitale Venezia. Fondata secondo la tradizione nel 697 da Paoluccio Anafesto, nel corso dei suoi millecento anni di storia si affermò come una delle maggiori potenze commerciali e navali europee.<br>Le isole della laguna di Venezia nel VII secolo, dopo aver conosciuto un periodo di sostanziale aumento della popolazione, si organizzarono nella Venezia marittima, un ducato bizantino dipendente dall'esarca di Ravenna. Con la caduta dell'esarcato e l'indebolimento del potere bizantino sorse il Ducato di Venezia, guidato da un doge e stabilito sull'isola di Rialto, divenne prospero grazie al commercio marittimo con l'Impero bizantino e con gli altri stati orientali. Al fine si salvaguardare le rotte commerciali tra il IX e l'XI secolo il Ducato condusse diverse guerre che gli assicurarono il completo dominio sull'Adriatico. Grazie alla partecipazione alle crociate la penetrazione nei mercati orientali si fece sempre più forte e fra il XII e il XIII secolo Venezia riuscì a estendere il suo potere in numerosi empori e scali commerciali orientali. La supremazia sul mar Mediterraneo condusse la Repubblica allo scontro con Genova che perdurò fino al XIV secolo, quando, dopo esserne uscita vincitrice, Venezia cominciò l'espansione in terraferma. L'espansione veneziana però portò alla coalizzazione della monarchia asburgica, della Spagna e della Francia nella Lega di Cambrai che nel 1509 sconfisse la Repubblica di Venezia nella battaglia di Agnadello. Pur mantenendo la gran parte dei suoi possedimenti di terraferma, Venezia ne uscì sconfitta e il tentativo di espandere i domini orientali causò una lunga serie di guerre con l'Impero ottomano che si concluse solo nel XVIII secolo con la Pace di Passarowitz del 1718, e che causò la perdita di tutti i possedimenti nell'Egeo. Seppur ancora fiorente centro culturale la potenza veneziana fu definitivamente sconfitta da Napoleone che pose fine alla Repubblica di Venezia nel 1797 con la ratifica del trattato di Campoformio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-10-29 14:20:43 UTC</pubDate>
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         <title>Genova, GE, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>ECONOMIA</strong><br>I secoli di gloria della Repubblica Marinara di Genova ebbero inizio intorno al X secolo. Dopo la distruzione della città per mano dei saraceni i genovesi decisero di intraprendere nuovamente in modo fruttifero la via del mare.<br>La potenza della sua flotta le regalò, infatti, il riconoscimento da parte del Sacro Romano Impero dell'autonomia in materia legislativa ed economica, ma una vera e propria espansione coloniale ebbe inizio il secolo successivo quando Genova, con la sua potenza navale, partecipò alla controffensiva contro gli Arabi (le Crociate). In cambio dei servizi dati dalla sua flotta nel trasportare gli eserciti dei feudatari cristiani in Terra Santa, ottenne privilegi commerciali e il possesso di empori e magazzini che si estendono su interi quartieri di città come Acri, Gerusalemme e Tiro.<br>All'inizio del XIII secolo diventa protagonista anche nel commercio siciliano e, dopo aver sconfitto la concorrenza di Pisa arriva a controllare anche Sardegna e Corsica.<br>La scoperta delle Americhe, fatta per altro da un genovese Cristoforo Colombo, spostò il centro dell'economia mondiale dal Mediterraneo all'Atlantico creando così qualche difficoltà alle mire espansionistiche non solo genovesi ma di tutte le Repubbliche Marinare. Nonostante ciò il commercio continuò florido e la ricchezza che ne deriva stimolò l'abbellimento della città di Genova.<br><strong>POLITICA</strong><br>La storia di Genova, del genovesato e della repubblica che ne resse a lungo le sorti, ma anche dei governi che via via si alternarono alla guida della città, per giungere fino al periodo dei dogi(figura centrale del potere costituito nell'antica Repubblica di Genova), è ripercorribile attraverso il lavoro degli storici che hanno proseguito l'opera di narrazione iniziata alla fine dell'XI secolo da Caffaro da Caschifellone (storico ed egli stesso console comunale) con i suoi "annali".<br>Aveva avuto, altresì, l'opportunità di scrivere Matteo Senarega (doge dal 1595 al 1597) nel Discorso sopra la Città e la Repubblica di Genova :<br>«Non appartiene a nessun dei tre governi buoni, né ai tre cattivi, notati da Aristotele; bensì è un miscuglio di questi; non è democrazia in alcuna maniera, poiché il popolo non vi governa; non è aristocrazia, poiché tutti gli ascritti, cioè gli ottimati, vi governano; licenza non può chiamarsi perché del popolo si fa severa giustizia.»<br>Suddividendo l'epoca storica della repubblica di Genova in cinque distinti periodi si hanno così: una prima Repubblica, detta dei Consoli; una seconda, dei Podestà; una terza, dei Capitani del Popolo; una quarta, dei dogi a vita; una quinta, dei dogi eletti con carica biennale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-11 08:28:05 UTC</pubDate>
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         <title>Firenze, Italia</title>
         <author>tidumichele</author>
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         <description><![CDATA[<div>ECONOMIA FIRENZE<br><br></div><div>Firenze nel XII secolo ebbe un grande sviluppo nella produzione del artigianato e una forte crescita nel commercio. Col passare del tempo i mercanti fiorentini iniziavano a inserirsi nel circuito degli scambi europei, questi tingevano i tessuti fino a trasformarli in stoffe preziose che poi rivendevano, a punto, all'estero con prezzi altissimi. Le attività bancarie si svilupparono a Firenze grazie allo sviluppo dell’ingegnoso sistema delle cambiali, inizialmente usato come un modo di pagare i debiti senza dover trasportare soldi liquidi, in seguito come un mezzo per evadere l’usura della Chiesa, e alla fine come un modo di estendere il credito.<br><br>POLITICA FIRENZE<br><br>Tra la fine del XII secolo e l’avvio del successivo, Firenze fu interessata dal passaggio dal regime consolare a quello podestarile. Contemporaneamente cominciarono ad affacciarsi nella vita pubblica nuovi soggetti, di origine generalmente modesta ma affermatisi più o meno rapidamente nella società fiorentina grazie alla ricchezza, frutto di floride attività mercantili, creditizie e manifatturiere, e all’esercizio di attività liberali, che rivendicavano per sé il diritto di partecipare al governo. Il movimento popolare faceva così la sua comparsa nella storia fiorentina. Esso, attraverso le Arti in un primo momento, affiancate poi da organizzazioni di carattere territoriale, riuscì a conquistare sempre più spazi nella vita politica contrapponendo la propria visione della res pubblica a quella difesa dalla milizia, il gruppo che aveva in mano le redini del potere in città. Sostenitore di un modello di vita politica e sociale nel quale aveva la preminenza l’autorità pubblica e la milizia non godeva, invece, della padronanza delle armi e della legge, in cui più equa fosse la ripartizione dei carichi fiscali e più retta la gestione delle finanze e dei beni comunali, il Popolo riuscì infine ad imporre la propria supremazia politica nel 1250.<br><br>CULTURA FIRENZE<br>Uno dei più importanti scrittori, se non il più importante scrittore italiano, è Dante Alighieri. Nato a Firenze nel 21 maggio (o giugno) del 1265 e morto a Ravenna tra il 13 e il 14 settembre del 1321, è stato un poeta e scrittore considerato padre della lingua italiana. Il suo testo più importante è la Divina Commedia, considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale. Espressione della cultura medievale, filtrata attraverso la lirica del <em>Dolce stilnovo</em>, la <em>Commedia</em> è anche veicolo allegorico della salvezza umana, che si concreta nel toccare i drammi dei dannati, le pene purgatoriali e le glorie celesti. Dante morì a Ravenna, lì si trova la tomba costruita nel 1780.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-11 08:34:55 UTC</pubDate>
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         <title>Amalfi, SA, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>ECONOMIA<br></strong>L'economia della più antica delle Repubbliche Marinare era basata sul commercio.<br>Il commercio di Amalfi medievale si svolgeva seguendo un ciclo triangolare che aveva come vertici l'Italia,  l'Africa settentrionale araba e l'Impero di Bisanzio. Le navi di Amalfi salpavano cariche di legname alla volta dei centri arabi della costa africana; così gli Amalfitani vendevano la legna in cambio di oro. In una seconda fase si recavano lungo la costa Siro-Palestinese ed a Bisanzio, dove acquistavano spezie, pietre preziose, stoffe pregiate, oggetti di oreficeria, che in una terza fase rivendevano in gran parte dell'Italia, spingendosi fino a Ravenna e di lì, navigando il Po, addirittura a Pavia. Questo ciclo triangolare del commercio amalfitano arricchì enormemente gli abitanti della Repubblica Marinara a tal punto che potenze nemiche progettarono di conquistarla. così Amalfi perse definitivamente la sua indipendenza nel 1131, quando entrò a far parte del regno normanno di Sicilia. Ma la sua floridezza economica e la sua potenza marinara non si eclissarono; in realtà Amalfi fu superata nei commerci e nelle attività marinare da nuove emergenti e più consistenti potenze concorrenti, quali Pisa e Genova.<br><strong>POLITICA<br></strong>Fu sede vescovile dall’anno 596. Il primo settembre dell’839 Amalfi si staccò dal Ducato di Napoli costituendosi in stato autonomo, ma suscitò sempre le mire dei principi longobardi di Salerno, resistendo però per oltre due secoli all’espansionismo longobardo. Il piccolo stato fu retto prima da un conte eletto, annualmente, dai rappresentanti delle famiglie nobili amalfitane, ed in seguito da un duca. In quel periodo i confini di Amalfi si estendevano a Cetara, a Positano, compresa l’isola di Capri e l’arcipelago de Li Galli, e verso l’interno, oltre i Monti Lattari, fino a Gragnano, in provincia di Napoli. Era il momento della massima espansione, durante il quale si avviava la fitta rete di rapporti diplomatici e la rivalità con Pisa, Genova e Venezia non era un pericolo per la città, che batteva una propria moneta, il tarì. Il commercio ed i traffici marittimi erano particolarmente floridi ed i mercanti amalfitani avevano colonie nelle città più importanti del Mediterraneo.<strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-11 09:38:41 UTC</pubDate>
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         <title>Pisa, PI, Italia</title>
         <author>sabaluigi</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>ECONOMIA<br></strong>Nel secolo X i musulmani avevano raggiunto il controllo su tutto il Mar Mediterraneo.<br>Il loro potere e il loro dominio sul Mar Mediterraneo furono grandi e nulla potevano i cristiani contro le flotte musulmane in nessuna sua parte. I cristiani erano obbligati a passare con le loro navi nella parte nord-est del Mediterraneo dove gli arabi non avevano flotte navali. La flotta dei musulmani si accaniva con quelle dei cristiani. Ma in seguito, per opera delle flotte pisane, i musulmani divennero stranieri al Mediterraneo. La sola eccezione era costituita da pochi abitanti delle regioni costiere, ancora attivi sul mare.<br>Pisa raggiunse l'apice dello splendore tra il XII e il XIII secolo, quando le sue navi controllavano le rotte nella zona occidentale del Mediterraneo (dove prima vi erano le flotte musulmane) dove si commerciavano spezie, legname, ferro e stoffe pregiate.<br>Nel loro miglior momento raggiunsero le coste siciliane, dell'Africa settentrionale, arrivando fino a controllare la Sardegna.<br><strong>POLITICA<br></strong>La repubblica pisana nacque nell'XI secolo. In questo periodo storico Pisa intensificò i propri commerci nel mar Mediterraneo e finì per scontrarsi più volte con le navi saracene risultando vittoriosa nel 1005 a Reggio Calabria, nel 1034 a Bona nell'Africa settentrionale, nel 1064 a Palermo, nel 1087 a Mahdia nell'attuale Tunisia. In questa prima espansione Pisa si ritrovò spesso alleata con la nascente potenza dei Normanni del Regno di Sicilia, come ad esempio nella presa di Palermo.<br>Nel 1016 Pisa e Genova, tra loro alleate, sconfissero i saraceni e acquisirono il controllo pressoché totale del mar Tirreno. Le due repubbliche marinare intrapresero inoltre la loro penetrazione prima commerciale e poi politica in Corsica e in Sardegna. Un secolo dopo liberarono le Baleari e questa spedizione fu celebrata nel Gesta Triumphalia per Pisanos e in un poema epico, il Liber Maiolichinus, composti negli anni 1113-1115<br>La repubblica di Pisa, il cui porto alla foce dell'Arno, contrariamente a quel che si crede comunemente, non si affacciava quasi sul mare, raggiunse così l'apice dello splendore tra il XII e il XIII secolo: le sue navi controllavano gran parte del Mediterraneo occidentale ed anche centrale.<br><strong><br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-11 10:36:16 UTC</pubDate>
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         <title>Bologna, BO, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>CULTURA BOLOGNA </div><div>Parlando di Bologna nel basso medioevo non si può non nominare la sua università, che è considerata la più antica nel mondo occidentale (costruita nel 1088). I primi studiosi di cui si ha documentazione sono Pepone e Irnerio. Con la consulenza di quattro doctores ritenuti suoi allievi, Federico I promulga nel 1158 la Costitutio Habita con cui l'Università diventa, per legge, un luogo in cui la ricerca si sviluppa indipendentemente da ogni altro potere.<br>ECONOMIA BOLOGNA <br>a Bologna erano per lo più contadini  e mercanti sui prodotti di surplus sino al 1300 circa anno della crisi economica che ci fu per il fatto che non si riusciva più a produrre i beni sufficienti per tutta la popolazione, inoltre durante questi anni contribuì alla crisi anche la peste; nel 1400 a Bologna fiorì l' industria meccanica che colpì  principalmente i mulini da seta meccanici alimentati dai canali cittadini i quali rappresentavano una tecnologia fortemente avanzata per l' epoca <br><br>POLITICA BOLOGNA<br><br>Fino al 1228 l'orientamento politico di Bologna fu aristocratico, tale per cui l'assemblea era guidata da membri delle principali famiglie cittadine, sia nobili che delle professioni (mercanti e cambiavalute, notai, giudici). Nel 1228 una rivolta per la <strong>PARTECIPAZIONE</strong> portò alla creazione di una struttura di governo del "popolo" (esponenti delle corporazioni di mestiere), costituita dal consiglio del popolo, che proponeva provvedimenti favorevoli alle corporazioni d'arti, e dal capitano del popolo, che coordinava il consiglio e dava attuazione ai suoi provvedimenti. Nel corso del Duecento la struttura comunale si articolò in numerose magistrature (cariche politiche) e uffici amministrativi: a capo di essa stava il podestà, che restava in carica sei mesi ed era scelto fra uomini di legge provenienti da città politicamente amiche di Bologna, esercitando la funzione giudiziaria ed esecutiva insieme agli ufficiali da lui scelti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-16 09:33:05 UTC</pubDate>
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         <title>Ravenna, RA, Italia</title>
         <author>tidumichele</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ravenna faceva parte del patrimonium sancti petri dello stato pontificio. inoltre, come sede vescovile , era a capo di una contea , vi risiedeva il conte di romagna ; durante il XII secolo la città si era data un ordinamento, il podestà era nominato dall'arcivescovo però ad un certo punto dovette fare i conti con l'imperatore che nel 1195 la fece diventare un ducato: il ducato di ravenna che però durò poco perchè nel 1198 le città romagnole  si unirono ad una lega. </div><div>Durante la metà del XIII secolo, Ravenna passò sotto il dominio della repubblica veneziana dopo che la seconda vinse e cessò la signoria dei Da Polenta di Ravenna nel 1441 . <br><br>Aspetti culturali<br><br><br>All'indomani della riforma gregoriana e dalla lotta per le investiture, sopraggiunse il <strong>potere comunale</strong> la cui prima attestazione risale al 1109, quando risulta attivo un collegio consolare costituito dai membri delle famiglie più in vista della città.<br><br></div><div><br>All'interno dell'aristocrazia locale si formarono diverse fazioni. Inizialmente prevalsero i <strong>Traversari</strong>, cui susseguirono i <strong>Polentani</strong>, di cui è particolarmente nota la figura di <strong>Guido Novello</strong>, che ospitò <strong>Dante Alighieri</strong> negli ultimi anni della sua vita. Tra le testimonianze materiali di questa famiglia si ricordano Palazzo Lovatelli, la Casa detta dei Polentani (conosciuta anche come "casa di Francesca") e Casa Traversari.<br><br></div><div><br>La nascita del Comune non portò però a Ravenna quel decollo economico e demografico che invece aveva caratterizzato altri centri urbani: il circuito murario rimase invariato per tutto il periodo medievale e la città si organizzò secondo una suddivisione a zone, sovrapponendo in verticale strutture entro uno spazio chiuso.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-16 19:56:21 UTC</pubDate>
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         <title>Verona, VR, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>POLITICA  VERONA</strong><br>Nel 1107 venne approvato un decreto che sanciva la conclusione positiva dei <strong>rapporti commerciali</strong> e <strong>politici</strong> tra le città di <strong>Venezia</strong> e <strong>Verona</strong>. Però si notò l'assenza  tra i firmatari veronesi, delle figure del <strong>vescovo</strong> e del <strong>conte. I</strong>l <strong>ceto mercantile</strong> veronese godeva di un’autonomia all’interno della città che non era solo economica, ma anche politica. Compaiono infatti, tra i firmatari, quei <strong>Crescenzi,</strong><em> </em>membri di una delle famiglie che la documentazione riconosce tra le più importanti della città durante tutta l’età comunale, per potenza e ricchezza. Tali Crescenzi, assieme alla famiglia dei <strong>Monticoli</strong>, avevano potuto ottenere <strong>concessioni feudali</strong> di importanti giurisdizioni, costituendosi come forze politiche alla pari dei <strong><em>milites</em></strong>, ovvero di quell’<strong>aristocrazia</strong><br><br><strong>CULTURA VERONA <br></strong>Parlando della cultura veronese non si può non nominare l'Arena di Verona, anche se non fu un bel periodo per questa perché il 3 gennaio del 1117 ci fu un terremoto che portò danni all'anfiteatro. In particolari occasioni la cavea dell'Arena venne utilizzata impropriamente come cava di marmo per la realizzazione di nuove costruzioni, in particolare subito dopo l'incendio che colpì la città nel 1172, e solamente nel XIII secolo ci furono i primi tentativi di arrestare la distruzione dell'anfiteatro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-24 14:53:13 UTC</pubDate>
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