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      <title>Botticelli  by </title>
      <link>https://padlet.com/gaia_brigotti/sdhlzmxjnjpz</link>
      <description>Confronto tra &quot;la nascita di Venere” e  “la primavera”.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-03-15 16:52:54 UTC</pubDate>
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         <title>SANDRO BOTTICELLI</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
         <link>https://padlet.com/gaia_brigotti/sdhlzmxjnjpz/wish/341849942</link>
         <description><![CDATA[<div><br><strong><em><mark>SANDRO BOTTICELLI </mark></em></strong> (1444-1510), pittore fiorentino, è stato uno dei grandi interpreti della stagione del <a href="https://dueminutidiarte.com/2018/01/17/rinascimento-artisti-opere-riassunto/">Rinascimento italiano</a>. Il cognome “<strong>Botticelli</strong>” deriva dal nomignolo che fu affibbiato al fratello di Sandro, Giovanni, e he fu poi esteso a tutti i maschi della famiglia. <br><br></div><div><strong>2.</strong> Dal 1464 al 1467 lavorò come apprendista presso la bottega di Filippo Lippi. A quel periodo si possono ricondurre molte delle sue <strong>Madonne</strong>, uno dei soggetti privilegiati dal giovane Botticelli (es. <strong><em>Madonna col bambino e due angeli</em></strong>, dipinto del 1468  – sotto).<br><br></div><div>Quello di Botticelli può considerarsi un talento precoce. Già a 26 anni il giovane artista riuscì a mettersi in proprio per aprire una bottega tutta sua.<br>L’adesione al classicismo permise a Sandro Botticelli di essere ammesso alla corte di <strong>Lorenzo il Magnifico</strong> che gli commissionò varie opere: la più famosa è <strong><em>L’adorazione dei Mag</em></strong><em>i</em> (dipinto del 1475).<br>La vita di Sandro Botticelli cambiò bruscamente con la caduta dei Medici e la <strong>presa del potere del frate Girolamo Savonarola nel 1494</strong>. L’artista mise da parte i soggetti mitologici per dedicarsi all’arte sacra.<br><br></div><div>Pare fu preso da un vero e proprio fervore religioso che, almeno stando a quanto scrisse lo storico dell’arte Giorgio Vasari, lo spinse a bruciare alcune delle sue opere più datate, lanciandole in quei roghi noti come “<strong>falò delle vanità</strong>” in cui i seguaci di Savonarola bruciavano ciò che ritenevano sacrilego o scabroso.<br><br></div><div><strong>10.</strong> Benché considerato dai fiorentini un artista di riguardo, negli ultimi anni di vita Botticelli <strong>cadde in disgrazia</strong>. Le sue opere persero valore, surclassate da quelle di <a href="https://dueminutidiarte.com/2015/06/06/michelangelo-biografia-breve/">Michelangelo</a> e <a href="https://dueminutidiarte.com/2015/04/18/leonardo-breve-biografia/">Leonardo</a>, assolutamente innovative e rivoluzionarie per l’epoca.<br><br></div><div>Botticelli morì nel 1510, <strong>isolato e in povertà</strong>. I suoi capolavori vennero completamente dimenticati per oltre tre secoli, per essere riscoperti solo nell’Ottocento.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-15 16:58:13 UTC</pubDate>
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         <title>VIDEO CHE SPIEGA BREVEMENTE LE 2 OPERE</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
         <link>https://padlet.com/gaia_brigotti/sdhlzmxjnjpz/wish/341859646</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel video si trova una breve spiegazione delle opere su cui ci stiamo concentrando, ovvero “la primavera” e “ la nascita di Venere” di Botticelli.<br><a href="https://youtu.be/Q1nBsE40sBw">https://youtu.be/Q1nBsE40sBw</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-15 17:18:46 UTC</pubDate>
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         <title>LA PRIMAVERA</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Dove si trova: Galleria degli Uffizi, Firenze<br></strong><br></div><div>La Primavera , secondo le fonti, è stata realizzata nel 1482, dopo il ritorno di Botticelli da Roma.<br><br></div><div>Il committente della più celebre tra le immagini primavera realizzata da Botticelli, è stato Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico.<br>Secondo diversi studi, la primavera Botticelli , fino al 1516 si trovava all’interno del Palazzo di via Larga, e successivamente, la Botticelli primavera venne trasferita all’interno della Villa di Castello .<br><br></div><div><br></div><div>Proprio in questa villa, il Vasari vide Botticelli la primavera insieme alla Nascita di Venere; circa trecento anni dopo, ritroviamo la prima vera prima nel Guardaroba dei Medici e successivamente nella Galleria dell’Accademia, come una delle celebri primavera immagini messa a disposizione per gli studenti d’arte.<br><br></div><div>Nel 1919, questo capolavoro di Botticelli giunge definitivamente all’interno della Galleria degli Uffizi, dove si trova tutt’oggi, confermandosi come un disegno della primavera eccezionale.<br><br></div><div>In questa primaver sono presenti ben nove personaggi, tutti appartenenti alla mitologia greca. Nella scena in cui si muovono i protagonisti de la primavera del Botticelli, è all’interno di un piccolo bosco ombroso e con un grande prato fiorito, stracolmo di molteplici fiori.<br><br></div><div>Secondo gli studiosi, l’opera di Boticelli si deve leggere da destra a sinistra. Seguendo questa teoria, ecco le identità dei protagonisti di questa immagine con il tema sulla primavera :<br><br></div><ul><li>Arrivando in planata, con la pelle bluastra, vi è Zefiro, la personificazione del vento di primavera e si sta avvicinando ad una donna.</li><li>La donna rapita da Zefiro, è la Ninfa Clori, la quale successivamente viene messa incinta dallo stesso Zefiro.</li><li>La donna accanto ai due amanti, con il vestito floreale e che sta spargendo altrettanti fiori a terra, è Flora (il flora significato è la personificazione della primavera); essa non è altro che Clori, trasformata dalla gravidanza avuta con Zefiro. Un piccolo simbolo che preannuncia il collegamento di Clori con Flora è il filo di fiori che sta uscendo dalla bocca della ninfa prima della trasformazione.</li><li>Al centro della scena si trova Venere, la quale fa da forza motrice a tutti gli eventi che la circondano.</li><li>Sopra la testa di Venere si trova Cupido, figlio della dea, pronto a scoccare una freccia contro una delle Grazie.</li><li>A sinistra di Venere, ci sono le tre grazie botticelli che stanno ballando e che sono legate tra loro attraverso un complesso intreccio di dita.</li><li>L’ultima figura più a sinistra in questa Primavera del Botticelli è Mercurio, estraniato dalla scena, il quale sta allontanando le oscure nuvole che minacciano la fine della Primavera.</li></ul><div>Il significato allegorico di questo capolavoro di Botticelli non è soltanto uno: ci sono innumerevoli letture teorizzate oggigiorno; tra le più importanti e condivise, qui riporteremo: una lettura che si riallaccia all’identità del committente, una lettura storica, ed infine, semplificheremo anche la più complessa lettura filosofica.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-15 17:25:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>gaia_brigotti</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-03-15 17:31:04 UTC</pubDate>
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         <title>ARTICOLO DI GIORNALE - PRIMAVERA</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
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         <description><![CDATA[<div>La primavera è sicuramente uno dei dipinti più studiati dell’intera <strong>storia dell’arte.  Secondo una teoria—&gt;<br></strong><a href="https://www.google.it/url?sa=i&amp;source=web&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwj5056jk4bhAhXC6aQKHQ2xANAQzPwBegQIARAC&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Fcultura%2F2018%2F03%2F23%2Fnews%2Fc_e_un_simbolo_della_vita_nascosto_sotto_il_mantello_della_venere_di_botticelli-192054316%2F&amp;psig=AOvVaw1FvlmJ6vuX_xl4IqL5UUxs&amp;ust=1552808151036004">https://www.google.it/url?sa=i&amp;source=web&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwj5056jk4bhAhXC6aQKHQ2xANAQzPwBegQIARAC&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Fcultura%2F2018%2F03%2F23%2Fnews%2Fc_e_un_simbolo_della_vita_nascosto_sotto_il_mantello_della_venere_di_botticelli-192054316%2F&amp;psig=AOvVaw1FvlmJ6vuX_xl4IqL5UUxs&amp;ust=1552808151036004</a></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-16 07:37:28 UTC</pubDate>
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         <title>LA GALLERIA DEGLI UFFIZI</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
         <link>https://padlet.com/gaia_brigotti/sdhlzmxjnjpz/wish/341980415</link>
         <description><![CDATA[<div>Le <strong>Gallerie degli Uffizi</strong> sono un complesso museale a <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Firenze">Firenze</a> comprendente <em>la Galleria delle Statue e delle Pitture, </em>il <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Corridoio_Vasariano">Corridoio Vasariano</a> e le collezioni di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Pitti">Palazzo Pitti</a>.<br><br></div><div><br>Le tre gallerie unificate costituiscono per quantità e qualità delle opere raccolte uno dei più importanti <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Museo">musei</a> del mondo. Vi si trovano la più cospicua collezione esistente di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Raffaello_Sanzio">Raffaello</a> e <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sandro_Botticelli">Botticelli</a>, oltre a nuclei fondamentali di opere di <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giotto">Giotto</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Vecellio">Tiziano</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Paolo_Veronese">Veronese</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Tintoretto">Tintoretto</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pontormo">Pontormo</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Agnolo_Bronzino">Bronzino</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Caravaggio">Caravaggio</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Albrecht_D%C3%BCrer">Dürer</a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pieter_Paul_Rubens">Rubens</a> ed altri ancora.<br><br></div><div><br>Mentre a Palazzo Pitti si concentrano le opere pittoriche del Cinquecento e del <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Arte_barocca">Barocco. <br></a>ma anche dell'Ottocento e Novecento italiano, il corridoio Vasariano ospita attualmente parte della Collezione di Autoritratti (oltre 1.700), che prossimamente saranno spostati nella Galleria delle Statue. La galleria d’arte ospita una raccolta di opere d'<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Arte">arte</a> inestimabili, derivanti, come nucleo fondamentale, dalle collezioni dei <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Medici">Medici</a>, arricchite nei secoli da lasciti, scambi e donazioni, tra cui spicca un fondamentale gruppo di opere religiose derivate dalle soppressioni di monasteri e conventi tra il <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/XVIII_secolo">XVIII</a>e il <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/XIX_secolo">XIX secolo</a>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-16 07:48:43 UTC</pubDate>
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         <title>LA FILOSOFIA NEOPLATONICA</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
         <link>https://padlet.com/gaia_brigotti/sdhlzmxjnjpz/wish/341980880</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><em><mark>IL NEOPLATONISMO NELL’ARTE RINASCIMENTALE</mark></em></strong><br> La rinascita di Platone e l’Accademia fiorentina<br>Durante il Quattrocento il grande interesse per l’antichità classica spinse gli umani- sti al recupero e alla rilettura delle opere più significative del mondo classico in ambi- to filosofico, politico, scientifico e letterario. In questo contesto culturale assunse un’im- portanza particolare la riscoperta e lo studio del pensiero di Platone condotto sulla totalità delle opere lette in lingua originale; ciò rappresentò un momento di svolta rinnovatrice del- la cultura del tempo, caratterizzata precedentemente dall’egemonia della tradizione sco- lastica e del pensiero aristotelico, così come era stato elaborato dalla tomistica.<br>La figura determinante nella diffusione del platonismo nel Quattrocento fu il filosofo umanista fiorentino Marsilio Ficino (1433-1499). Egli rappresentò un vero punto di riferi- mento per gli intellettuali e gli artisti che, nella Firenze dell’epoca, ruotavano all’interno della corte de’ Medici. Sotto la protezione di Cosimo il Vecchio de’ Medici, Ficino svolse un’intensa attività di ricerca, traduzione e interpretazione di gran parte dei testi di Platone, a cui si aggiunsero le traduzioni del Corpus Hermeticum e dei testi di Porfirio, Proclo e so- pratutto delle Enneadi di Plotino. Nel 1474-75 Ficino si dedicò al commento del Simposio di Platone, nel quale viene esposta la teoria dell’amore che avrà una forte influenza sugli scrittori italiani del Rinascimento. È del 1482 la pubblicazione dei 18 libri della Theologia platonica, la summa del pensiero di Ficino: in quest’opera, la dottrina del filosofo greco viene filtrata attraverso l’interpretazione di Plotino e viene intesa come parte di un’unica coerente ricerca filosofica che vede armonicamente assieme Plotino, Proclo, Pitagora fino agli antichissimi Ermete Trimegisto e Zarathustra. Quello di Ficino è, quindi, un platonismo ellenistico intriso di misticismo, gnosi ed ermetismo, cioè un modello filosofico che fonde assieme pensiero pagano e teologia cristiana.<br>Cosimo de’ Medici, fortemente influenzato dalle lezioni che aveva tenuto a Firenze il dotto filosofo bizantino Giorgio Gemisto Pletone (1355-1452), negli anni del Concilio per la riunificazione delle chiese d’Oriente e d’Occidente (1438 ), concepì l’idea di un’Acca- demia platonica che si ponesse idealmente come erede di quella dell’antica Grecia fon- data da Platone e ne rispecchiasse il modello. Fu Lorenzo il Magnifico a realizzare e svi- luppare l’idea del nonno, donando a Ficino una piccola tenuta di proprietà dei Medici presso Careggi, nelle vicinanze di Firenze, per ospitarvi un cenacolo platonico. La tenuta,<br>più che avere l’aspetto di un’accademia isti- tuzionale, era il punto di ritrovo idea- le di amici, allievi e letterati acco- munati dal desiderio di appren- dere, confrontarsi e approfondire le tematiche filosofiche, senza li- mitazioni e sulla base del metodo socratico nel quale Ficino funge- va da maestro: tra essi si ricor- dano sopratutto Pico della Mirandola, Angelo Polizia- no, Cristoforo Landino. Le dispute che animarono l’Ac- cademia ebbero una grande influenza su tutti gli intellet- tuali, letterati e artisti che fre- quentarono la corte di Lo- renzo, cuore della rinascen- za italiana, e da qui si diffu- sero nelle altre importanti corti d’Italia per quasi tutto il<br>secolo XVI. <br>Allegorie mitologiche dell’amore: La nascita di Venere<br>Il concetto astratto di bellezza e amore in questo periodo trova la più alta casistica di per- sonificazioni nell’immagine di Venere, sulla quale si concentra il simbolismo neoplatonico. Nel commento al Simposio Ficino ricorda che “lo amore esser compagno di Venere, e tan- ti essere gli amori quante sono le Venere”, e narra di “due Venere da due amori accom- pagnate: l’una Venere celeste, l’altra vulgare”. Le due Veneri (Urania e Pandemia, nella ter- minologia platonica) personificano due tipi diversi di amore: la prima è l’amore divino o trascendente che appartiene alla sfera della mente, in una dimensione superiore a quella della materia e che si traduce nella contemplazione della Bellezza. La seconda Venere è l’amore umano, il principio generatore inerente alla dimensione umana; esso appartiene alla dimensione dell’anima e permette alla nostra facoltà immaginativa e alle sensazioni di percepire e produrre la bellezza del mondo materiale. Entrambi i generi di amore sono “onorevoli e degni di lode, sebbene in grado diverso” e ciascuna delle due Veneri “ci spin- ge a procreare la bellezza, ma ciascuna in modo suo proprio”.<br>Nelle due grandi allegorie di Botticelli, La nascita di Venere e La Primavera, ci troviamo di fronte a due complesse rappresentazioni figurative di questi concetti filosofici. I due qua- dri furono eseguiti per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino del Magnifico, e am- bedue servivano per decorare la Villa di Castello; la descrizione che ne dà Vasari, che li vi- de nella loro collocazione originaria, fa pensare a due opere interdipendenti che doveva- no essere viste e lette insieme. <br>La Nascita di Venere (1484-85 ca.) inaugura il tema iconografico nel Rinascimento; il quadro appartiene a un ciclo di allegorie profane che costituiscono il primo ciclo pittorico rinascimentale in cui episodi della mitologia classica hanno le dimensioni riservate fino ad allora soltanto alla pittura sacra (già in questa apertura a temi classici dell’arte di fine Quat- trocento è evidente il legame con la filosofia neoplatonica). La tela rappresenta in una at- mosfera irreale l’arrivo della Dea, spinta dai venti Eolo e Borea, sulla Terra, dove corre ad accoglierla probabilmente una delle Ore (personificazioni mitiche delle stagioni) con un mantello fiorito, allusione alla veste di fiori ed erbe della Natura.<br>Molti studiosi hanno trovato possibili fonti e riscontri letterari della rappresentazione di Venere di Botticelli: dai versi di Poliziano dedicati al regno di Venere nelle Stanze per la giostra, all’inno a Venere che apre il De rerum natura di Lucrezio, da Ovidio fino agli Inni orfici. Non si può negare che essi abbiano influito sulla concezione del quadro, ma non spiegano completamente il senso profondo della composizione, che invece risale alle teo- rie neoplatoniche.<br>Venere è, infatti, la bellezza spirituale (simulacrum spiritualis): l’armonia del disegno, la grazia delle linee, lo sguardo interiore e incomunicabile della dea, la purezza e semplicità della sua nudità, la gestualità classica la rendono immagine perfetta, astratta e assoluta. In una luce rarefatta che si diffonde uniformemente su tutte le forme e superfici (“la luce è estesa per uno spazio infinito che riempie tutto con la sua onnipresenza”, afferma Ficino), la dea mostra affinità con la platonica Venere Celeste (Venus coelestis), che appartiene a una sfera immateriale e la cui bellezza è lo splendore primario ed universale della divinità. Nel commento del Filebo di Platone, Ficino interpreta il mito della nascita della dea come la nascita della bellezza, simbolo del divino:<br>La storia riferita da Esiodo nella Teogonia, di come Saturno castrò il Cielo e ne gettò i testicoli nel mare, dalla cui agitata schiuma nacque Venere, forse dovremo inten- derla riferita alla potenziale fecondità di tutte le cose che sussiste latente nel suo principio. Questa lo spirito divino assorbe e dapprima svolge entro se stesso, suc- cessivamente riversa nell’anima e nella materia, che è chiamata mare, a causa del moto, del tempo e dell’umore generante. Non appena l’anima è stata così resa fer- tile, crea entro di sé la Bellezza con un moto ascendente di conversione verso le co- se sopraintellegibili mentre con un moto discendente dà origine al fascino delle co- se sensibili nella materia. Questo convertirsi nella bellezza e la sua nascita dall’ani- ma si chiama Venere.<br><br>5. La Primavera e la Venere-Humanitas<br>Diverso significato ha la Venere presente nell’allegoria de La Primavera (1482 ca.).<br>Essa pare rappresentare la Venere Volgare intesa come vis generandi, il naturale principio generatore della vita. A differenza della bellezza connessa alla Venere celeste, immateria- le e intelligibile, la bellezza che Venere Pandemia personifica è la bellezza divina che si realizza nel mondo corporeo e fa sì che noi possiamo, percependola con i sensi, per simi- litudine risalire a Dio, in un processo di conoscenza che attraverso l’amore ci conduce a una dimensione superiore.<br>Al centro del quadro, punto cardine della composizione, si trova Venere, qui riccamen- te vestita e ornata di gioielli; la sovrasta il figlio Cupido, nell’atto di scagliare una freccia in- fuocata, simbolo dell’innamoramento. Alla sinistra della Dea si svolge la vicenda d’amore di Zefiro e Clori: il vento afferra la ninfa alla quale si unirà trasformandola in Flora, raffi- gurata allegoricamente nella primaverile esplosione di fiori ed erbe. Il tema dell’amore co- me forza naturale generatrice di vita si riflette nella simbolica danza circolare delle tre Gra- zie, le ancelle della dea che gli Umanisti interpretavano come personificazioni del triplice aspetto di Venere: Bellezza, Castità e Piacere (Pulchritudo, Castitas, Amor). Nell’estremità sinistra dell’immagine si trova Mercurio, simbolo della Ragione, la parte superiore dell’ani- ma, la facoltà esclusivamente umana che sta tra la natura e Dio: solitario, indifferente ai dardi di Cupido, la divinità pagana volge le spalle alla Primavera, a Venere, alle Grazie in- tento solo a disperdere le nubi per aprirsi un varco alla contemplazione dell’Eterno.<br>Anche per La Primavera dal punto di vista figurativo Botticelli si servì sicuramente di un nutrito numero di fonti letterarie, che vanno dalle descrizioni del regno di Venere presen- ti nelle Stanze per la giostra di Poliziano, alle Metamorfosi di Ovidio per la vicenda di Ze- firo e Clori. Queste suggestioni letterarie confermerebbero l’interpretazione che abbiamo fornito della tela, ma, per l’arcana complessità del sistema simbolico costruito da Botticel- li, il senso complessivo della scena rimane aperto a diverse altre ipotesi interpretative, che finiscono per essere complementari piuttosto che esclusive.<br>Una lettera di Ficino inviata a Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici ha suggerito a Ernst Gombrich un’ulteriore interpretazione della figura allegorica di Venere. Esortando il suo al- lievo a perseverare negli studi che educano la mente e nutrono lo spirito, Ficino afferma</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-03-16 07:56:49 UTC</pubDate>
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         <title>MAPPA CONCETTUALE “LA NASCITA DI VENERE.”</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
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         <pubDate>2019-03-22 18:08:08 UTC</pubDate>
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         <title>MAPPA CONCETTUALE “LA PRIMAVERA.”</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
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         <title>ULTERIORI ILLUSTRAZIONI DELLE MERAVIGLIOSE OPERE DI BOTTICELLI</title>
         <author>gaia_brigotti</author>
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         <title></title>
         <author>gaia_brigotti</author>
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         <author>gaia_brigotti</author>
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         <author>gaia_brigotti</author>
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