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      <title>ARS INSTRUMENTUM REGNI by paola torniai</title>
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      <description>Historia figurata, organizzazione del consenso  e propaganda politica nell&#39;arte romana</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-16 16:35:23 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot;Con Adriano si ha una netta svolta nello sviluppo dell&#39;architettura romana.Questo imperatore colto, raffinato, ammiratore della Grecia, vuole imprimere allacultura figurativa del proprio tempo un carattere decisamente classico. Nella villa che si costruì presso Tivoli volle rievocare i monumenti che aveva ammirato in Grecia e in Egitto (il Pecile, il Canopo, la valle di Tempe, il Liceo, l&#39;Accademia etc.); ma è nuova l&#39;idea di concepire la villa come un insieme di edifici ambientati in un paesaggio, quasi formando con la natura una veduta ideale. Gli stessi schemi fondamentali dell&#39;architettura romana sono rielaborati o, meglio, ridefiniti con una volontà di rigore formale. Nell&#39;edificio della piazza d&#39;Oro si cerca una combinazione tra andamenti curvi e rettilinei: la pianta è un ottagono, nei cui lati si alternano quattro absidi e quattro vani rettangolari, riassunti nella cavità della cupola. Ricostruendo il Pantheon, iniziato da Agrippa al tempo di Augusto e poi devastato da un incendio, Adriano si è palesemente proposto di fissare la forma ideale del tempio rotondo. È un grande vano perfettamente circolare coperto da una cupola a calotta, ornata da lacunari che vanno restringendosi, prospetticamente, fino al buco rotondo dello impluvium. Di qui entra la luce che, propagandosi lungo la raggiera dei lacunari, si diffonde in modo uniforme in tutto il vano cilindrico, la cui forma risulta dunque da una graduazione continua del chiaroscuro. All&#39;esterno il prònao rettilineo inquadra prospetticamente il volume cilindrico dell&#39;edificio. Il mausoleo di Adriano (nel medioevo trasformato in fortezza, l&#39;attuale Castel Sant&#39;Angelo) riprende programmaticamente il tema del mausoleo d&#39;Augusto, ma lo sviluppa in una mole più vasta anche in rapporto alla situazione paesistica, sulla sponda del Tevere. &quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <description><![CDATA[<div>https://youtu.be/c3xl4MJl95k</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-16 16:39:43 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Di Augusto dice Svetonio che trovò Roma fatta di mattoni e la lasciò di marmo: esagerazione retorica a parte, la trasformazione corrisponde al passaggio dall&#39;austerità repubblicana al &quot;decoro&quot; ufficiale dell&#39;Impero. L&#39;architettura augustea, programmaticamente classica, è aperta all&#39;influenza ellenistica ma, come il trattato vitruviano conferma, non rinnega la tradizione etrusca, anzi la comprende nell&#39;ideale dell&#39;antico. Quando Augusto fa erigere il proprio mausoleo fonde il tema orientale della tomba monumentale con quello, etrusco, del tumulo: sul grande basamento cilindrico si elevava un cono di terra folto di cipressi. A schema cilindrico era anche, sulla via Appia, la tomba di Cecilia Metella; mentre quella di Caio Cestio, a piramide, si rifà all&#39;esempio egiziano.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <description><![CDATA[<div>https://youtu.be/tyqb2a9_1l0 Mausoleo di Augusto(Il piacere della scoperta)</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-16 16:39:50 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:39:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:01 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;La colonna di Traiano, dedicata nel 113 d.C. e collocata nel fòro traianeo, è un lungo, preciso memoriale delle imprese militari dell&#39;imperatore. In una fascia a basso rilievo, avvolta a spirale intorno al fusto della grande colonna celebrativa, sono raccontate momento per momento le vicende delle due campagne per la conquista della Dacia. Il nastro, sviluppato, è lungo più di duecento metri, contiene più di duemilacinquecento figure. Sola cesura nella narrazione continua, tra i fatti della prima e della seconda guerra, una figura di Vittoria alata, che incide su uno scudo il nome del vincitore. È lo stesso tema della Vittoria di Brescia, di poco anteriore. La Nike greca era un genio volante che portava dal cielo il favore degli dèi; la Vittoria romana è una figura che medita e scrive, è la Storia che annota l&#39;evento e ne tramanda la memoria.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <description><![CDATA[<p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/un-fregio-esteso-per-296-metri-quadrati/141489.html">https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/un-fregio-esteso-per-296-metri-quadrati/141489.html</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.sovraintendenzaroma.it/content/il-foro-di-traiano">https://www.sovraintendenzaroma.it/content/il-foro-di-traiano</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:10 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot;Nella valle tra l&#39;Esquilino, il Palatino, il Celio sorse l&#39;anfiteatro Flavio, inaugurato da Tito nell&#39;80 d.C. Per la sua mole e per le molte memorie storiche ad esso connesse assunse ben presto, e conservò nei secoli, valore di simbolo: non vi è, nel Medioevo e nel Rinascimento, veduta realistica o simbolica di Roma in cui non domina tutte le parti del mondo conquistato da Roma: lo spettacolo del circo era dunque una specie di grande parata, di &quot;trionfo&quot; continuamente celebrato e rinnovato sotto gli occhi dei governanti e del popolo di Roma.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte moderna, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
         <link>https://padlet.com/torniai_paola/scrdsolroyqt/wish/232409209</link>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <description><![CDATA[<p>&nbsp;<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/xHGhUMaiGns">https://youtu.be/xHGhUMaiGns</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://youtu.be/f5eAVko1cQo?si=E2jUsEjMqaAK37G0">https://youtu.be/f5eAVko1cQo?si=E2jUsEjMqaAK37G0</a> Terraroli, Dagli Antonini al tardoimpero</p>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:19 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Nel teatro di Marcello (11 a.C.) tre ordini si succedono in altezza: dal tuscanico più massiccio, allo ionico e al corinzio, più leggeri e slanciati. La progressione è logica perché, salendo, i carichi diminuiscono; ma la diversità delle forze portanti dei vari ordini non corrisponde certamente alla diversità reale dei pesi. Più che all&#39;entità oggettiva delle forze si bada al loro effetto figurativo: la successione degli ordini, a ciascuno dei quali è legata l&#39;idea di una maggiore o minor forza di sostegno, rappresenta più che non realizzi il gioco delle forze costruttive. Ritorna, nel teatro di Marcello, ripetendosi in altezza e in estensione l&#39;elemento-base della Basilica Giulia: l&#39;arco sostenuto da pilastri a cui sono addossate mezze colonne. È un elemento nettamente plastico, perché risolve l&#39;equilibrio delle forze di peso e di spinta nel contrapposto tra il vuoto dell&#39;arco e la sporgenza delle colonne; e, perché risultante da una equilibrata composizione di forze, assume il senso e la funzione di una membratura articolante. Come eserciti questa funzione si vede nella grande parete curva, a cui il ripetersi di quella membratura dà valore di massa articolata o strutturata. &quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:22 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:40 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:53 UTC</pubDate>
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         <title>       </title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:40:57 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:41:05 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-16 16:41:11 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot;Alla fine del I secolo a.C. un monumento ben conservato ed ora ricomposto rivela chiaramente i caratteri e le tendenze della scultura augustea. La Ara Pacis Augustae, dedicata nel 9 a.C., è un recinto quadrato intorno all&#39;altare del sacrificio: sulle pareti esterne sono esposti (e verrebbe fatto di dire affissi) rilievi rappresentanti il conventus della famiglia imperiale e dei grandi dignitari alla cerimonia della consacrazione. Viene spontaneo il confronto di questa teoria di personaggi con il fregio fidiaco del Partenone: non tanto ci sorprenderà che togate personalità ufficiali abbiano preso il posto della fiorente gioventù ateniese, quanto il fatto che le figure sono ordinatamente disposte su piani paralleli in profondità. La prospettiva è in funzione di una gerarchia simbolica, che porta in primo piano i personaggi più importanti, spesso determinandoli come ritratti, e allontana le figure minori, che appaiono, appena delineate dal rilievo bassissimo, sul piano del fondo. Le figure sono rappresentate immobili, quasi senza gesto, una accanto all&#39;altra: non c&#39;è ritmo, ma soltanto cadenza. Il chiaroscuro è leggero, uniformemente graduato, favorito dalla blanda frequenza delle pieghe ricadenti dei panni.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-22 11:50:56 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot;Poiché la parete non è sentita come una superficie solida, ma come una spazialità o una profondità immaginaria, non sorprende che su di essa vengano rappresentati, plasticamente o pittoricamente, aspetti della natura o eventi storici e mitologici. Lo spazio della parete rimane tuttavia uno spazio immaginario o ipotetico, un piano di proiezione: le immagini - architettoniche o naturalistiche - risentono ad un tempo della condizione imposta dal piano e della libertà concessa alla fantasia dell&#39;artista dal fatto che quello spazio è, appunto, uno spazio immaginario. Un caso tipico è l&#39;Ara Pacis Augustae, che si presenta come un quadrilatero di piani modellati: su alcuni è una teoria di figure a bassorilievo, su altri vi sono larghe volute di tralci di acanto. Il bassorilievo partecipa, con le sue parti più sporgenti, dello spazio naturale, atmosferico e luminoso; con i piani intermedi e più profondi, suggerisce il dissolversi di quello spazio fisico nella profondità illusoria e necessariamente abbreviata della lastra. I tralci d&#39;acanto, a loro volta, sono bensì rilevati, ma sviluppati in volute ritmiche e cioè ricondotti al piano della parete. Questo è dunque concepito come un termine medio o di raccordo tra spazio naturale e spazio figurato o immaginario.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2018-02-22 11:51:22 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot; Per il romano il valore della persona si identifica con la sua storia, con ciò che ha fatto, con l&#39;esperienza compiuta. Molto più dei caratteri psicologici l&#39;artista cerca nel volto del modello la traccia lasciata dagli eventi vissuti: in questo senso può dirsi che la ritrattistica romana si avvicina alla storiografia o, quanto meno, è un modo di assicurare al personaggio la sopravvivenza in un aldilà che non è Eliso né Erebo, ma la memoria dei famigliari o dei cittadini. È facile ritrovare nell&#39;impianto del ritratto romano la compattezza volumetrica e la saldezza plastica dell&#39;etrusco e perfino la tendenza idealizzante del greco; ma proprio perché il nucleo dell&#39;immagine è unitario e simmetrico, il minimo scarto dalla simmetria, come il lieve inarcarsi di un sopracciglio o una piega appena percettibile all&#39;angolo della bocca, basta a dare alla figura una sicura, sorprendente somiglianza. Questa non viene meno neppure nei ritratti ufficiali, come nel I secolo d.C. quelli di Augusto, anche se destinati a fissare e diffondere un&#39;immagine ideale: la figura dell&#39;imperatore è figura per eccellenza storica, quindi la più adatta ad essere espressa nella statua intesa come celebrazione storica.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
         <link>https://padlet.com/torniai_paola/scrdsolroyqt/wish/368726362</link>
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         <pubDate>2019-06-22 12:04:26 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot;Se il ritratto etrusco tende a prolungare idealmente la vita oltre la morte, il ritratto romano è rivolto, per così dire, all&#39;indietro e tende a rivelare nell&#39;immagine presente il tempo vissuto, il passato. Per il romano il valore della persona si identifica con la sua storia, con ciò che ha fatto, con l&#39;esperienza compiuta. Molto più dei caratteri psicologici l&#39;artista cerca nel volto del modello la traccia lasciata dagli eventi vissuti: in questo senso può dirsi che la ritrattistica romana si avvicina alla storiografia o, quanto meno, è un modo di assicurare alpersonaggio la sopravvivenza in un aldilà che non è Eliso né Erebo, ma la memoria dei famigliari o dei cittadini. È facile ritrovare nell&#39;impianto del ritratto romano la compattezza volumetrica e la saldezza plastica dell&#39;etrusco e perfino la tendenza idealizzante del greco; ma proprio perché il nucleo dell&#39;immagine è unitario e simmetrico, il minimo scarto dalla simmetria, come il lieve inarcarsi diun sopracciglio o una piega appena percettibile all&#39;angolo della bocca, basta a dare alla figura una sicura, sorprendente somiglianza. Questa non viene meno neppure nei ritratti ufficiali, come nel I secolo d.C. quelli di Augusto, anche se destinati a fissare e diffondere un&#39;immagine ideale: la figura dell&#39;imperatore è figura per eccellenza storica, quindi la più adatta ad essere espressa nella statua intesa come celebrazione storica.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana , Sansoni, 1970</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2019-06-28 11:06:56 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>&quot;Non è diversa la ritrattistica ufficiale augustea, a cominciare da uno dei suoi prototipi, la statua di Prima Porta, accuratamente studiata per la “ragion di stato”. È palese il richiamo al canone greco, ma l&#39;ideale del decoro s&#39;intreccia palesemente a quello del bello. La figura, che ha gli attributi del condottiero e quelli dell&#39;oratore, è in atteggiamento di calmo e sicuro dominio; nel volto la resa fisionomica è ad un tempo precisa e generalizzata, quasi a indicare che proprio quella particolare persona assume, per la grandezza storica delle sue gesta, valore universale.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni </title>
         <author>torniai_paola</author>
         <link>https://padlet.com/torniai_paola/scrdsolroyqt/wish/371787895</link>
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         <title>&quot;Il fòro di Augusto apre la serie dei fòri imperiali. Era una vasta piazza rettangolare e porticata che comprendeva, ad una estremità, il tempio di Marte Ultore, votato nel 42 a.C., subito dopo la battaglia di Filippi. Il recinto porticato formava, in corrispondenza del tempio, due ampie esedre. Il tema dell&#39;esedra come quello, affine, dell&#39;abside del tempio, è di origine orientale; nell&#39;architettura romana, però, vale come definizione dello spazio mediante una larga superficie curva, nella cui cavità la massa atmosferica è coloristicamente qualificata dalle incrostazioni marmoree di cui è rivestita.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <title>&quot; Un altro tipo dell&#39;architettura augustea è l&#39;arco trionfale (ne rimangono esempi a Rimini, Aosta, Susa), che discende dall&#39;arco etrusco, integrandolo con un riporto di forme classiche: le colonne ai lati del fornice, il timpano. L&#39;isolamento dell&#39;arco, come poi quello della colonna, a scopo celebrativo ed esornativo, è chiaro indizio della tendenza romana ad attribuire alle forme architettoniche, assunte come simboli di stabilità e di durata, la funzione di rappresentare i grandi valori ideologici su cui si fonda lo stato. Lo stesso concetto di monumento, essenziale per tutta l&#39;architettura romana, è connesso alla volontà di stabilire un rapporto concreto tra il passato storico, il presente e il futuro, manifestando in forme sensibili e imperiture (il &quot;monumentum aere perennius&quot; di Orazio) la perennità di quei valori ideologici. &quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <title></title>
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         <title>&quot;I rilievi del fornice dell&#39;arco di Tito, alla fine del I secolo, sono già molto lontani dall&#39;austero classicismo augusteo. Le cornici sfondano illusivamente la parete aprendo al movimento concitato delle figure uno spazio profondo e pittorico. Nel trionfo i cavalli della quadriga formano una successione di volumi in profondità; gli esili fasci dei littori, solcando il piano del fondo, suggeriscono una profondità atmosferica. Nel trasporto del bottino da Gerusalemme lo spazio è definito dalla porta di città in scorcio e l&#39;illusione di profondità è accentuata dal vuoto sopra le figure; e queste formano gruppi in movimento, separati da profonde pause d&#39;ombra. Confrontando all&#39;ordinata processione dell&#39;Ara Pacis queste agitate sequenze plastiche fatte di aspri risalti e di vuoti profondi, di pause e di riprese improvvise, pronte a rompere il limite dell&#39;inquadratura e del piano, vediamo subito che questa scultura, nella struttura formale simile all&#39;ellenistica, ha in sé un nuovo contenuto drammatico. Il mito è ormai lontano, e col mito la sembianza varia e colorita della natura. Domina il pensiero della storia, quale appare nei grandi scrittori romani: non distaccato e neppure edificante racconto di eventi, ma interpretazione drammatica del loro significato.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <title>&quot;Ad APOLLODORO DI DAMASCO si attribuisce il disegno del fòro di Traiano, nucleo essenziale del complesso sistema dei fòri imperiali: la grande piazza cintata aveva un portico a due ordini; due lati la collegavano al fòro di Augusto e alla Basilica Ulpia, gli altri due avevano due grandi emicicli in laterizio, e in un lato c&#39;era un primo ordine di tabernae (botteghe) e un secondo ordine di nicchie e finestre. La Basilica Ulpia, a un livello leggermente più alto,ripeteva, in forma allungata, lo schema del fòro: era un&#39;aula rettangolare porticata, con due grandi absidi nei lati corti. Immetteva a sua volta, mediante un altro vano porticato, fiancheggiato da due biblioteche (una per i libri latini, l&#39;altra per i greci), alla gradinata e al pronao del tempio di Traiano (innalzato da Adriano) la cui fronte costituiva così il fondale monumentale di questo succedersi di spazi architettonici. Davanti al tempio, tra le due biblioteche, sorgeva la colonna coclide i cui rilievi raccontano, come in un rotolo avvolto sul fusto, i fatti delle due campagne contro i Daci. Tanto il fòro che la basilica erano adorni di marmi colorati, di statue di bronzo dorato, di trofei di guerra: il centro della vita attiva della Roma traianea era anche, in tutto il suo articolato complesso, il &quot;monumento&quot; che tramandava la storia della vittoria romana sui &quot;barbari&quot; . Il fòro è dunque molto più che una borsa e un mercato, è il luogo dove la vita della città e dello Stato si inquadra sullo sfondo della propria storia: il centro direttivo della società romana.&quot; Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;arte italiana, Sansoni</title>
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         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2022-02-06 08:03:39 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;È uno dei monumenti più noti della Roma antica ma, dal basso e a occhio nudo, è quasi impossibile ammirare nel dettaglio la maestria con la quale fu realizzato. La Colonna Traiana, difatti, con i suoi quasi 40 metri di altezza, e il suo fregio figurato dall’estensione di 296 metri quadrati, scolpiti nel marmo di Carrara, è una delle più alte (in tutti i sensi) vette della scultura classica. Sul fusto della Colonna, innalzata nel 113 d.C. nel Foro di Traiano, 155 scene a bassorilievo narrano le due campagne daciche, vittoriosamente compiute dall’imperatore. Tra il 1981 e il 1988, il monumento fu restaurato dalla Soprintendenza archeologica di Roma, di concerto con l’Istituto Centrale del Restauro dell’allora Ministero per i Beni culturali e ambientali. Terminato l’intervento di restauro, il Gabinetto fotografico nazionale dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (Iccd) intraprese un’assai impegnativa campagna fotografica, nel corso della quale l’intero fregio venne documentato. Gli scatti restarono inediti e ora un prezioso cofanetto edito da Gangemi, li rende finalmente visibili: vi sono contenute 32 tavole in-folio, in scala 1:10 che, grazie alla possibilità della loro giustapposizione, sia in orizzontale che in verticale, dispiegano l’intera superficie figurata della Colonna. Nel montaggio delle immagini, le distorsioni ottiche causate della superficie curva sono state evitate grazie alla tecnologia digitale utilizzata dall’Iccd. Il cofanetto contiene anche un volume, curato da Cinzia Conti e Giangiacomo Martines, con saggi introdotti dai testi di Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, e di Carlo Birrozzi, direttore dell’Iccd.&quot;  La Colonna Traiana. Atlante fotografico del fregio istoriato, a cura di Cinzia Conti e Giangiacomo Martines, 112 pp., 32 tavv., it/ing., Gangemi Editore, Roma 2022, € 100 https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/un-fregio-esteso-per-296-metri-quadrati/141489.html</title>
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