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      <title>L&#39;Ottocento by HUB Scuola</title>
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      <description>Bianco EVENTI STORICI | Rosa ARTE | Giallo LETTERATURA | Azzurro CULTURA E SOCIETÀ | Verde SCIENZA E TECNICA | Viola STORIA DEL PENSIERO</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-06-20 14:21:51 UTC</pubDate>
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         <title>Napoleone è incoronato imperatore</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1804 lo sventato complotto organizzato dagli inglesi per uccidere Bonaparte offrì a Napoleone l'occasione per un ulteriore e decisivo mutamento della Costituzione.<br>Nel maggio 1804 il Senato ratificò un testo costituzionale che di fatto trasformò in modo radicale la struttura istituzionale della Francia, stabilendo <strong>l’ereditarietà della carica imperiale</strong>. Tale decisione venne giustificata con la necessità di mettere la riparo la Francia rivoluzionaria da un ritorno dell’Antico Regime. Così il 2 dicembre 1804, nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, Bonaparte <strong>ricevette la corona dal papa</strong> (ma se la pose sul capo da solo). Con questo rito il regime napoleonico abbandonava la cornice repubblicana e assumeva un carattere <strong>neo-monarchico</strong>. Sull’imperatore si concentrò, in modo ancora più netto che in precedenza, tutto il potere politico e militare. L’anno successivo, il 26 maggio, nel Duomo di Milano, Bonaparte venne incoronato anche <strong>Re d'Italia</strong>.<br><br>Nell'immagine: Jean-Auguste-Dominique Ingres, <em>Napoleone I sul trono imperiale</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-20 14:24:04 UTC</pubDate>
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         <title>Campagna di Russia di Napoleone</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel <strong>1806</strong> Napoleone impose il cosiddetto <strong>blocco continentale</strong>, con cui i porti dell’Impero francese non dovevano più accogliere le navi battenti bandiera inglese. Sebbene la Russia avesse aderito al blocco, lo zar Alessandro I - vedendo danneggiata l'economia del suo Paese - chiese all’alleato la libertà di commercio con la Gran Bretagna e il ritiro dei francesi dai territori prussiani. Napoleone, sentendosi tradito e colto da un’ambizione insaziabile, decise di <strong>attaccare la Russia</strong> e  allestì un formidabile esercito di 650000 uomini. I generali russi ritardarono il più possibile il momento dello scontro diretto, facendo avanzare i francesi e bruciando campi e città, rendendo così impossibili gli approvvigionamenti al nemico. Quando, il 14 settembre, Napoleone entrò a Mosca trovò una città deserta e incendiata. Il 19 ottobre Napoleone comandò la <strong>ritirata</strong>; il percorso verso la Francia fu terribile. Con il sopraggiungere dell’inverno i francesi furono stretti nella morsa del gelo e della fame, minacciati inoltre dalle truppe russe aiutate anche dalla popolazione.<br><br>Nell'immagine: Adolph Northen, <em>La ritirata di Napoleone da Mosca</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-20 14:27:14 UTC</pubDate>
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         <title>Congresso di Vienna</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il <strong>1° novembre 1814</strong> si aprirono i lavori del Congresso di Vienna a cui parteciparono le delegazioni di circa duecento Stati europei con l'intento di <strong>riportare l’ordine</strong> nell’Europa sconvolta dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche e ridisegnare quindi un nuovo assetto geopolitico&nbsp; dell’Europa. I congressisti si affidarono ai principi di <strong>legittimità</strong>, che imponeva la restituzione dei troni ai legittimi sovrani, e di <strong>equilibrio</strong>, che intendeva evitare il prevalere di uno Stato su un altro. In seguito al trattato, la <strong>Francia</strong> tornò ai confini del 1789 e sotto la dinastia dei Borbone; <strong>Austria</strong>, <strong>Prussia</strong> e <strong>Russia</strong> ottennero delle annessioni territoriali; <strong>l’Italia</strong> passò sotto l’egemonia degli Asburgo che dominavano direttamente il Lombardo-veneto e attraverso dinastie collaterali gli stati dell’Italia centrale; l’unico stato italiano a ingrandirsi fu il Regno di Sardegna che ottenne la Liguria e riebbe la Savoia; in <strong>Germania</strong> nacque la confederazione del Reno. Il lavori del congresso terminarono il 9 giugno <strong>1815</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-20 14:29:55 UTC</pubDate>
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         <title>Sconfitta di Napoleone a Waterloo</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Indebolito dalla disastrosa Campagna di Russia, Napoleone venne sconfitto a <strong>Lipsia</strong> nell'ottobre <strong>1813</strong> dall’esercito della sesta coalizione antifrancese. Il 31 marzo 1814 Parigi capitolò. Il 6 aprile <strong>1814</strong> Napoleone <strong>abdicò</strong> e fu <strong>esiliato all’isola d’Elba</strong>. Sul trono di Francia venne chiamato <strong>Luigi XVIII</strong> di Borbone, fratello di Luigi XVI. La fine dell’Impero francese e il ritorno di Luigi XVIII alimentarono, però, notevoli tensioni. Di questo clima riuscì ad approfittare <strong>Napoleone</strong> che si rese conto di avere ancora una base sociale che invocava il suo ritorno. Fuggito dall’Elba, il 20 marzo 1815, <strong>rientrò trionfalmente a Parigi</strong>, costringendo alla fuga Luigi XVIII. Il fronte nemico si dimostrò, però, ancora compatto e si formò un'ennesima coalizione (la settima): la battaglia finale fra i due eserciti avvenne a <strong>Waterloo</strong>, in Belgio, il 18 giugno 1815 e  Napoleone venne definitivamente sconfitto dal generale inglese <strong>Wellington</strong>. Esiliato all’isola di <strong>Sant’Elena</strong>, in mezzo all’oceano Atlantico, Napoleone morì nel 1821.<br><br>Nell'immagine: Paul Delaroche, <em>Napoleone a Fontainebleau</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-20 14:32:34 UTC</pubDate>
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         <title>Moti rivoluzionari in Spagna, Italia, Grecia e Russia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368502794</link>
         <description><![CDATA[<div>Il dissenso alla Restaurazione si espresse tramite la costituzione di <strong>società segrete</strong> che raccoglievano liberali e democratici di tendenze anche diverse. Queste società si fecero portatrici di  progetti insurrezionali che nella maggior parte dei casi avevano come obiettivo principale rovesciare il sistema politico assolutista e favorirne la trasformazione in <strong>sistema</strong> <strong>costituzionale</strong>. A dare il via ai moti liberali che percorsero l’Europa <strong>tra</strong> <strong>il 1820 e il 1821</strong> fu l'insurrezione militare antiborbonica scoppiata in <strong>Spagna</strong> nel 1820. L’ondata insurrezionale investì poco dopo anche il <strong>Regno delle Due Sicilie</strong>, poi il <strong>Piemonte</strong>. L'esito della maggior parte di questi moti insurrezionali fu però fallimentare. Anche in <strong>Russia</strong> fallisce il tentativo di complotto di carattere liberale e costituzionale detto "decabrista". <strong>Solo in Grecia</strong> la lotta per l’indipendenza dall’Impero ottomano si concluse con un successo.<br><br>Nell'immagine: Vincenzo Niccolini, <em>Ritratto di patriota in carcere</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-20 14:36:16 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Moti liberali in Italia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368634170</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1831, sull’onda della rivoluzione parigina, in Italia scoppiarono nuovi moti nei ducati di <strong>Parma</strong> e <strong>Modena</strong> e all’interno dello <strong>Stato</strong> <strong>pontificio</strong>, ma l'Austria intervenne militarmente e in soli due mesi ristabilì l'ordine reprimendo con brutalità le attività insurrezionali. La svolta verso un progetto politico unitario, repubblicano e democratico fu sostenuta da <strong>Giuseppe Mazzini</strong>, che a Marsiglia, nel <strong>1831</strong>, organizzò un nuovo movimento politico denominato <strong>Giovine Italia</strong>, che prendeva spunto dai limiti della Carboneria per proporre una nuova strategia insurrezionale. Nel 1834 diede vita anche alla <strong>Giovine Europa</strong> con esuli polacchi e tedeschi, per rafforzare i legami internazionalisti fra i popoli oppressi. Mazzini sosteneva la necessità della diffusione del programma politico così da suscitare la più vasta adesione possibile, ma l’arretratezza economico-sociale italiana non offriva un terreno adeguato e i moti organizzati dai mazziniani nel 1834-1835 in Piemonte e nel Lombardo-Veneto <strong>fallirono</strong>, così come fallì il tentativo compiuto dai <strong>fratelli</strong> <strong>Bandiera</strong> per far sollevare i contadini della Calabria. <br><br>Eugène Delacroix, <em>La libertà che guida il popolo</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-21 12:11:55 UTC</pubDate>
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         <title>Prima guerra dell&#39;oppio tra Gran Bretagna e Cina</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368634340</link>
         <description><![CDATA[<div>La crescita economica legata all’industrializzazione spinse le potenze europee a riprendere <strong>l’espansione</strong> <strong>coloniale</strong> verso l’Asia per cercare nuovi mercati. L’Inghilterra completò la conquista dell’<strong>India</strong> e in seguito, di fronte al tentativo del governo cinese di fermare il traffico illegale dell'oppio messo in atto dall'Inghilterra, reagì scatenando una guerra. La Prima guerra dell’oppio si chiuse nel <strong>1842</strong> con il trattato di Nanchino con cui il porto di Hong Kong passò agli inglesi e altri porti, fra cui Shanghai, si aprirono ai traffici internazionali. Tra il <strong>1856</strong> e il <strong>1860</strong> si svolse la Seconda guerra dell’oppio che vide la partecipazione della <strong>Francia</strong> accanto all’Inghilterra. Al termine del confitto, il traffico dell’oppio fu <strong>legalizzato</strong> e altri undici porti cinesi furono aperti agli stranieri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-21 12:14:17 UTC</pubDate>
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         <title>Prima guerra di indipendenza italiana</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368634846</link>
         <description><![CDATA[<div>In Italia la scintilla rivoluzionaria del 1848 scoccò a <strong>Palermo</strong> e in breve tempo si trasmise  al Lombardo-Veneto austriaco: il 17 marzo insorse <strong>Venezia</strong> e il 18 marzo fu la volta di <strong>Milano</strong>, dove dopo cinque giorni di scontri durissimi (passati alla storia come le "cinque giornate di Milano") la popolazione riuscì a liberare la città. Dopo molte esitazioni, <strong>Carlo Alberto di Savoia</strong>, re di Sardegna, decise di intervenire e il 23 marzo <strong>dichiarò</strong> <strong>guerra all’Austria</strong> dando così inizio alla Prima guerra di indipendenza italiana. Quando l’intervento dei Savoia si palesò come un tentativo di espandere il loro regno, il papa, il re di Sicilia e il granduca di Toscana, che in un primo momento avevano dato appoggio a Carlo Alberto, ritirarono le loro truppe. Tra il 24 e il 25 luglio l’esercito piemontese venne sconfitto a <strong>Custoza</strong> e il 9 agosto Carlo Alberto chiese l’armistizio. Nel marzo 1849 l’esercito sabaudo tentò un nuovo attacco all'Austria, ma venne definitivamente sconfitto a <strong>Novara</strong> il 23 marzo 1849 e Carlo Alberto <strong>abdicò</strong> <strong>a favore di Vittorio Emanuele II</strong>. <br><br>Nell'immagine: gli scontri del 22 marzo 1848, durante le cinque giornate di Milano</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-21 12:19:35 UTC</pubDate>
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         <title>Primavera dei popoli</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368637972</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1846 l’Europa fu colpita da una grave <strong>crisi economica </strong>che acuì disoccupazione e miseria, alimentando il malcontento. Le tensioni politiche sfociarono in <strong>un'ondata rivoluzionaria </strong>che investì l'Europa e raggiunse l'apice nel 1848. L’episodio che innescò l’incendio rivoluzionario in Europa si verificò nel febbraio del 1848 a <strong>Parigi</strong>, anche se la prima città a ribellarsi, nel gennaio, fu <strong>Palermo</strong>. I moti rivoluzionari del 1848 intrecciarono rivendicazioni <strong>nazionali</strong>, <strong>politiche</strong> e <strong>sociali</strong> e videro protagoniste le <strong>classi medie</strong>: la borghesia delle professioni e la piccola borghesia, gli intellettuali, gli studenti. Per la prima volta, inoltre, si affacciò anche un nuovo soggetto rivoluzionario: la classe operaia, guidata dall’ideologia socialista. Questi <strong>moti liberali </strong>ebbero successi molto effimeri, ma contribuirono alla formazione politica e ideale di un’intera generazione di democratici il cui apporto fu in seguito essenziale alla formazione dei moderni Stati costituzionali.<br><br>Nell'immagine: moti del 1848 a Praga</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-21 12:46:38 UTC</pubDate>
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         <title>Seconda guerra di indipendenza italiana</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368638949</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel <strong>1855</strong> la partecipazione di un contingente piemontese alla <strong>guerra di Crimea</strong> al fianco di Francia, Gran Bretagna e Turchia contro la Russia permise a <strong>Cavour</strong> di richiama l’attenzione delle grandi potenze europee sulla “questione italiana” alla <strong>Conferenza di pace di Parigi (1856)</strong>. Nel luglio 1858 Cavour riuscì inoltre a stipulare un accordo segreto a <strong>Plombières</strong> con <strong>Napoleone III</strong>, che si impegnò a intervenire a fianco del Piemonte nel caso di una guerra difensiva contro l’Austria. Cavour cercò di provocare l’Austria con movimenti di truppe al confine con la Lombardia, allo scopo di destarne la reazione. Il tentativo riuscì e il 26 aprile 1859<strong> l’Austria dichiarò guerra</strong>, dando così il via alla Seconda guerra d’indipendenza italiana. I Franco-Piemontesi ottennero vittorie a <strong>Magenta</strong> a <strong>Solferino</strong> e a <strong>San Martino</strong>. Inaspettatamente, però, Napoleone, temendo che la situazione potesse sfuggirgli di mano, firmò con l’Austria l’<strong>armistizio di Villafranca</strong>. Solo la <strong>Lombardia</strong> passò al Regno di Sardegna. Cavour, contrario alle scelte operate a Villafranca, diede le dimissioni da primo ministro, ma nel gennaio 1860 venne richiamato al potere. Cavour ottenne da Francia e Inghilterra il via libera all’annessione di <strong>Toscana</strong>, <strong>Emilia</strong> e <strong>Romagna</strong> al Regno di Sardegna. In cambio, alla Francia sarebbero andate Nizza e la Savoia.<br><br>Nell'immagine: l'incontro fra Napoleone III e Francesco Giuseppe d'Austria presso Villafranca in una stampa dell'epoca</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-21 12:54:04 UTC</pubDate>
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         <title>Garibaldi guida la spedizione dei Mille</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nella primavera del 1860 Garibaldi interviene<strong> a sostegno dei patrioti siciliani insorti</strong> contro l’ottuso governo di Francesco II di Borbone: imbarcatosi con un migliaio di volontari a <strong>Quarto</strong>, presso Genova, il 5 maggio 1860, sbarcò l’11 maggio a <strong>Marsala</strong>. Nelle settimane successive le truppe di Garibaldi si ingrossarono rapidamente fino a raggiungere le 40-50.000 unità. A <strong>Salemi</strong>, il 14 maggio, Garibaldi si proclamò dittatore dell’isola in nome di Vittorio Emanuele e il 15 maggio a <strong>Calatafimi</strong> sconfisse l’esercito borbonico. Nel volgere di poche settimane conquistò tutta la Sicilia e il 20 agosto sbarcò in <strong>Calabria</strong>. Il 4 settembre Francesco II fuggì a Gaeta e pochi giorni dopo Garibaldi entrò da liberatore a <strong>Napoli</strong>. L’1 e il 2 ottobre, l’esercito borbonico venne definitivamente sconfitto da Garibaldi al <strong>Volturno</strong>.<br><br>Nell'immagine: lo sbarco dei Mille a Marsala</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:00:27 UTC</pubDate>
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         <title>Scoppia la Guerra di secessione negli Stati Uniti</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gli <strong>Stati del nord </strong>degli Stati Uniti,  in rapida <strong>crescita industriale</strong>, puntavano al rafforzamento del mercato interno, favorito da una politica <strong>protezionistica</strong>. Gli <strong>Stati del sud</strong>, invece, che fondavano la loro economia sull’agricoltura di <strong>piantagione</strong>, risultavano penalizzati dalle tariffe doganali protezioniste e auspicavano una politica di l<strong>ibero scambio</strong> che favorisse le esportazioni.</div><div>A questi motivi economico-politici si aggiunse un ulteriore elemento di contrasto: lo schiavismo. Condannato negli Stati del nord, dove si diffuse il movimento <strong>abolizionista</strong>, era invece essenziale per il lavoro nelle <strong>piantagioni</strong> degli Stati del sud.</div><div>Nel <strong>1860</strong>, l’elezione di <strong>Abraham Lincoln</strong>,  candidato del Partito repubblicano che sosteneva l'abolizione della schiavitù, precipitò le cose: gli Stati del sud dichiararono la propria s<strong>ecessione dall’Unione</strong> e formarono la Confederazione degli Stati d'America. La conseguente guerra durò quattro anni, <strong>dal 1861 al 1865 </strong>e si concluse con la vittoria dei <strong>nordisti</strong> e con <strong>l’abolizione della schiavitù</strong>.<br><br>Nell'immagine: una famiglia di schiavi in una foto scattata durante la guerra di secessione americana</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:03:39 UTC</pubDate>
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         <title>Nascita del Regno d&#39;Italia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Temendo che l’occupazione garibaldina facesse nascere una repubblica nell’Italia meridionale, Cavour organizzò un corpo di spedizione sabaudo che varcò i confini dello Stato pontificio e occupò le <strong>Marche</strong> e l’<strong>Umbria</strong>, continuando poi la marcia verso sud. Il 21 ottobre 1860 un plebiscito sancì l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna e il 26 ottobre avvenne lo storico incontro tra <strong>Giuseppe Garibald</strong>i e <strong>Vittorio Emanuele II</strong> presso <strong>Teano</strong>. Il 4 novembre si tennero i plebisciti per l’annessione di Umbria e Marche. Il <strong>17 marzo 1861</strong> il Parlamento piemontese proclamò <strong>Vittorio Emanuele II re d’Italia</strong>. La capitale restò <strong>Torino</strong> e Vittorio Emanuele mantenne la denominazione di "II", a sottolineare la continuità tra il Regno di Sardegna e il Regno d’Italia. Lo Statuto albertino, le istituzioni politiche e gli ordinamenti amministrativi del Piemonte vennero estesi al resto della Penisola.<br><br>Nell'immagine: incontro tra Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:22:09 UTC</pubDate>
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         <title>Terza guerra di indipendenza italiana</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il completamento del processo di unificazione nazionale fu una delle priorità dei governi della cosiddetta <strong>destra storica</strong> che assunsero la guida dell'Italia dopo la morte di Cavour (giugno 1861). Del neonato Regno d’Italia non facevano ancora parte <strong>Veneto</strong>, <strong>Trentino Alto Adige</strong> e <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong>, ancora in mano austriaca, e il <strong>Lazio</strong>, soggetto al dominio papale.</div><div>L’Italia si alleò allora alla <strong>Prussia</strong> di Otto von Bismarck, desideroso di  eliminare l’influenza austriaca dalla Germania. Questa alleanza portò nel 1866 alla Terza guerra d’indipendenza. Nonostante le sconfitte subite dall'Italia (a Custoza il 24 giugno e nella battaglia navale di  Lissa il 20 luglio), grazie alle vittorie dell’alleata Prussia, l'Italia ottenne il <strong>Veneto</strong>.<br><br>Nell'immagine: la battaglia di Lissa</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:26:14 UTC</pubDate>
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         <title>Breccia di Porta Pia</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Sconfitta l'Austria, la Prussia di Bismarck si rivolse contro la Francia e nel luglio del 1870 scoppiò il <strong>conflitto franco-prussiano </strong>che portò alla <strong>sconfitta di  Napoleone III</strong>. Papa Pio IX si trovò di conseguenza privo di protezione. Di questa situazione approfittò il governo italiano, che attaccò Roma: il <strong>20 settembre 1870</strong> fu aperta a cannonate una breccia nelle mura della città all’altezza di Porta Pia. Il 1° luglio 1871 <strong>Roma</strong> venne proclamata <strong>capitale d’Italia</strong>.<br><br>Nell'immagine: Porta Pia e la Breccia aperta dall'artiglieria Italiana.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:27:40 UTC</pubDate>
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         <title>Proclamazione della Comune di Parigi</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Quando il governo provvisorio francese guidato da Adolphe Thiers si trovò a firmare nel 1871 i <strong>trattati di pace imposti dalla Germania</strong>, che imponevano alla Francia pesanti indennità di guerra e la cessione dell’Alsazia e della Lorena, <strong>il popolo parigino insorse</strong> contro il governo repubblicano.<br>Il 18 marzo 1871 a Parigi scoppiò un'insurrezione di impronta giacobina, che portò alla proclamazione della cosiddetta Comune di Parigi. Il nuovo governo fece propri i principi della <strong>democrazia</strong> <strong>socialista</strong> (laicità dello Stato, gestione sociale delle imprese, istruzione obbligatoria e gratuita, elettività delle cariche pubbliche) pur rimanendo legata al passato e alla Rivoluzione del 1789.<br>Contro la Comune,  Thiers scelse la linea dura e costituì un esercito guidato dal generale MacMahon, che attaccò la capitale, <strong>reprimendo la rivolta nel sangue</strong>.<br>Fra il 21 e il 28 maggio 1871 (la cosiddetta “settimana di sangue”), la città venne espugnata.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:31:39 UTC</pubDate>
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         <title>Fondazione della colonia Eritrea</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368728223</link>
         <description><![CDATA[<div>Durante il governo di <strong>Depretis</strong>, <strong>l'Italia </strong>tentò la via dell’espansione coloniale in Africa. Nel <strong>1885</strong>, con l’occupazione della baia di Massaua, iniziò l’avanzata in Eritrea, una regione appartenente all’<strong>Etiopia (o Abissinia)</strong>. L’Impero etiopico si oppose energicamente all’intervento italiano e, nel <strong>1887</strong>, l'Italia subì una pesante sconfitta a <strong>Dogali</strong> che pose momentaneamente fine all’avventura coloniale italiana.<br>Dopo questo primo fallimento, sotto il governo <strong>Crispi</strong> l’Italia riprese l’avventura coloniale che portò, il 2 maggio <strong>1889</strong>, alla firma con il <em>negus</em> Menelik (mperatore d'Etiopia) del <strong>trattato di Uccialli</strong> con cui vennero riconosciuti i possedimenti italiani in Eritrea.<br>Nel giro di dieci anni, tuttavia, le truppe italiane subirono numerose sconfitte, l’ultima delle quali nella battaglia di <strong>Adua</strong> del marzo <strong>1896</strong> che segnò il definitivo fallimento della colonizzazione dell’Etiopia.<br><br>Nell'immagine: il negus Menelik II</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:38:49 UTC</pubDate>
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         <title>In Francia scoppia il caso Dreyfus</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368728426</link>
         <description><![CDATA[<div>Per giustificare le imprese coloniali e guadagnare un consenso di massa intorno alle pretese imperialiste degli Stati, nella seconda metà dell’Ottocento si diffuse un nuovo tipo di nazionalismo, autoritario e colmo di <strong>pregiudizi razziali</strong> rivolti principalmente contro gli ebrei. L'episodio più inquietante di <strong>antisemitismo</strong> fu l’«affaire Dreyfus» in Francia, che coinvolse un ufficiale dell’esercito di origine ebraica, Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato nel 1894 di spionaggio a favore della Germania e condannato alla deportazione a vita.<br>Due anni dopo nuove prove lo scagionarono, ma la giustizia militare rifiutò di riaprire il processo. Ne seguì un intenso <strong>dibattito culturale e politico </strong>che vide schierati da un lato gli innocentisti favorevoli alla revisione del processo, tra i quali la maggioranza degli intellettuali, dei socialisti e dei repubblicani; dall’altro, l’esercito, la Chiesa cattolica, i nazionalisti e anche settori del movimento operaio abbagliati da facili richiami anticapitalisti e antisemiti. Alla fine, nel 1899, Dreyfus fu <strong>graziato</strong> e solo sette anni dopo, nel 1906, venne reintegrato nell’esercito.<br><br>Nell'immagine: il famoso <em>J'Accuse...!</em>, articolo di Zola sul caso Dreyfus</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:43:07 UTC</pubDate>
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         <title>Alessandro Volta annuncia l&#39;invenzione della pila</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368728642</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Luigi</strong> <strong>Galvani</strong>, professore di anatomia a Bologna, studiando gli effetti delle scariche elettriche sul corpo delle <strong>rane</strong> morte di recente, arrivò ad ipotizzare l'esistenza di <strong>un'elettricità intrinseca all'animale</strong> che produce la contrazione dei muscoli. Per Galvani il muscolo della rana è, dunque, un serbatoio di elettricità. <strong>Volta</strong> riprese gli esperimenti di Galvani all'Università di Pavia, condividendone dapprima le vedute, ma giungendo in seguito ad altri esperimenti a lanciare una nuova teoria secondo cui le cause delle contrazioni non dovevano ricercarsi nell'elettricità animale, ma nel <strong>dislivello di potenziale </strong>determinato dal contatto dei metalli. Il dibattito che nacque tra Galvani e Volta condusse quest'ultimo all'<strong>invenzione della pila</strong>. Il 7 novembre 1801 ne illustrò il funzionamento all'<em>Institut de France</em> a Parigi alla presenza di <strong>Napoleone</strong> Bonaparte, che lo insignì di una medaglia d'oro.<br><br>Nell'immagine: ritratto di Alessandro Volta</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:47:20 UTC</pubDate>
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         <title>Invenzione della locomotiva a vapore</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368728869</link>
         <description><![CDATA[<div>L’applicazione del motore a vapore ai trasporti segnò una svolta fondamentale della Rivoluzione industriale. Ne fu autore <strong>George</strong> <strong>Stephenson</strong> che nel 1814 costruì il primo prototipo di locomotiva a vapore, avviando una trasformazione radicale nei sistemi di comunicazione. La nascita della locomotiva fu connessa inizialmente all’industria siderurgica e conobbe poi una&nbsp; più capillare diffusione in Inghilterra a partire dagli anni Venti e Trenta dell'Ottocento. Nel <strong>1825</strong> fu approvato il progetto della linea ferroviaria <strong>Liverpool-Manchester</strong>, la cui costruzione fu commissionata a George Stephenson. Questa linea, che collegava il principale porto del Paese con la capitale dell’industria tessile, è famosa per essere considerata la prima ferrovia al mondo a collegare due città. Cominciò così l’era della ferrovia che fece <strong>crollare i costi del trasporto </strong>merci<strong> </strong>del 30% e consentì a un numero sempre maggiore di Inglesi di viaggiare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 12:50:43 UTC</pubDate>
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         <title>Bell realizza il telefono elettrico ideato da Meucci</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>La paternità dell’invenzione del telefono è stata a lungo contesa tra lo scozzese <strong>Alexander Graham Bell</strong> e l'inventore italiano <strong>Antonio</strong> <strong>Meucci</strong>.</div><div>Nel <strong>1864-65 </strong>Meucci aveva già perfezionato il suo prototipo (chiamato <em>teletrofono</em>), ma le precarie condizioni economiche gli impedirono la registrazione all'ufficio brevetti, e gli consentirono solamente un <em>caveat</em>, cioè un'assegnazione temporanea, che depositò il 28 dicembre <strong>1871</strong> e riuscì a rinnovare per soli due anni. È così che il nel <strong>1876</strong> Alexander Bell, sviluppando e potenziando l'invenzione di Meucci, brevettò un nuovo apparecchio e fondò la prima compagnia telefonica al mondo, che in breve tempo ottenne un grande successo fino a diventare un colosso dell'economia.<br>Iniziò così una controversia sulla paternità dell'invenzione, destinata a concludersi solo l'11 giugno 2002 quando il Congresso degli Stati Uniti proclamò come unico inventore del telefono Antonio Meucci.<br><br>Nell'immagine: Antonio Meucci</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:01:15 UTC</pubDate>
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         <title>Gugliemo Marconi brevetta la radio</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368729682</link>
         <description><![CDATA[<div>Basandosi sugli studi di <strong>Herz</strong> e <strong>Tesla</strong>, lo scienziato e inventore Guglielmo Marconi (1874-1937) comprese che le <strong>onde radio </strong>potevano essere usate per comunicazioni senza fili.</div><div>Dopo i primi esperimenti perfezionò un sistema in grado di spedire messaggi a diverse <strong>miglia di distanza</strong>. Chiese allora l'appoggio del governo italiano per proseguire negli esperimenti, ma non ottenendolo si recò in <strong>Inghilterra</strong>.<br>Il 2 giugno del 1896 depositò all'Ufficio Brevetti di Londra una domanda definitiva per un sistema di <strong>telegrafia senza fili</strong> che in breve tempo si diffuse ovunque.<br>Convinto che le onde potessero varcare l'oceano seguendo la curvatura della terra, Marconi concentrò negli anni seguenti, le sue ricerche verso l'Atlantico e nel 1901 venne trasmesso il primo segnale radio <strong>transoceanico</strong>. Nel 1909 Marconi venne insignito del Premio Nobel per la Fisica.<br>Le scoperte di Marconi inaugurarono un'epoca rivoluzionaria nel campo delle comunicazioni a distanza, modificando profondamente il significato delle relazioni spazio-temporali tra gli individui.<br><br></div><div>Nell'immagine: Guglielmo Marconi</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:04:52 UTC</pubDate>
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         <title>Esce la seconda edizione di Ultime lettere di Jacopo Ortis</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368729769</link>
         <description><![CDATA[<div>La prima edizione de <em>Le ultime lettere di Jacopo Ortis </em>di Ugo Foscolo (1778–1827) apparve a Bologna nel <strong>1799</strong>, ma si trattava di una stesura completata ad insaputa dell'autore. Solo la seconda stesura venne portata a termine da Foscolo e pubblicata a Milano nel 1802 con il titolo definitivo. L’<em>Ortis</em> è un <strong>romanzo epistolare</strong>: lo svolgersi della trama è scandito dalle lettere che il giovane protagonista invia all'amico Lorenzo Alderani, che provvederà poi (in seguito al <strong>suicidio</strong> di Ortis a causa di un amore impossibile) alla pubblicazione postuma della corrispondenza. Il romanzo<em> </em>si ispira a due modelli letterari di portata europea: <em>La nuova Eloisa</em> di Rousseau e <em>I dolori del giovane Werther</em> di Goethe. Se il <em>Werther</em> e l'<em>Ortis</em> sono accomunati dal disagio esistenziale che accompagna i due protagonisti e dal loro suicidio per una passione infelice, il romanzo foscoliano si differenzia però sopratutto per il <strong>tema politico-civile </strong>legato alle vicende italiane di quegli anni e per l'abbandono dell'ottimismo di stampo illuministico.<br><br>Nell'immagine: François Xavier Fabre, <em>Ritratto di UGo </em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:06:46 UTC</pubDate>
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         <title>Esce la seconda edizione de I promessi sposi</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368730172</link>
         <description><![CDATA[<div><em>I promessi sposi</em>, capolavoro di <strong>Alessandro Manzon</strong>i (1785–1873) , è considerato il romanzo più importante della produzione letteraria italiana prima dell'unità del paese. Quest'opera rappresenta l’esito del percorso letterario manzoniano e costituisce una vera e propria “rivoluzione romanzesca” nel panorama della narrativa italiana ed europea.</div><div>L'edizione definitiva apparve tra il 1840 e il 1842 e si contraddistingue dalle precedenti per la <strong>nuova veste linguistica</strong>, modellata sul <strong>fiorentino</strong> parlato dai ceti <strong>colti</strong>. In questa edizione, Manzoni pone in appendice la <em>Storia della colonna infame</em>.<br>Il romanzo, ambientato in <strong>Lombardia</strong> tra il 1628 e il 1630, <strong>durante la dominazione spagnola</strong>, presenta una grande varietà di temi e registri stilistici che confluiscono però in una sostanziale uniformità dell’insieme. Qui Manzoni narra, sullo sfondo di gravi avvenimenti storici (la peste, la guerra, la carestia) le vicende di <strong>Renzo e Lucia</strong>, due umili popolani, costretti a subire le prepotenze di un signorotto, don Rodrigo, che contrasta a lungo il loro matrimonio.<br><br>Nell'immagine: Francesco Hayez, <em>Ritratto di Alessandro Manzoni</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:12:57 UTC</pubDate>
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         <title>Esce l&#39;edizione definitiva delle Operette morali</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le <em>Operette morali </em>rappresentano la summa del pensiero di <strong>Giacomo Leopardi </strong>(1798 -1837).<br>La maggior parte dei testi che compongono la raccolta fu scritta nel <strong>1824</strong>. Si susseguirono diverse edizioni, ma quella considerata definitiva è l’edizione postuma del 1845 curata da Antonio Ranieri per l’editore Le Monnier. Il libro si apre con <strong><em>La storia del genere umano</em></strong>, in cui Leopardi illustra il cammino storico dell'umanità ricostruito nell'ottica dell'inappagata ricerca della felicità. Le conclusioni dell'opera sono affidate al <strong><em>Dialogo di Tristano e di un amico</em></strong>, che può essere considerato una sorta di testamento morale di Leopardi, in cui l'autore giunge all'amara constatazione che il “nulla” predomina su ogni possibile considerazione, in aperto contrasto al vuoto ottimismo delle ideologie spiritualiste.<br><br>Nell'immagine: A. Ferrazzi, <em>Ritratto di Giacomo Leopardi</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:15:46 UTC</pubDate>
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         <title>Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368730512</link>
         <description><![CDATA[<div>Ippolito Nievo si colloca in quella fenomenologia letteraria che si definisce <strong>"Romanticismo sociale"</strong>. Nel 1860 partecipa alla spedizione dei <strong>Mille</strong>: incaricato di portare da Palermo a Napoli i documenti amministrativi della spedizione, nella traversata fra le due città scompare nel misterioso naufragio del battello Ercole la notte fra il 4 e il 5 marzo 1861. <em>Le confessioni di un italiano</em>, scritte tra il 1857 e 1858 sono un <strong>romanzo  autobiografico</strong> in cui il protagonista e voce narrante Carlino Altoviti, quando ha ormai 83 anni, racconta la sua vita, ripercorrendola all’indietro e intrecciando alle vicende personali quelle della <strong>storia dell’Italia risorgimentale</strong>.<br><br>Nell'immagine: Ippolito Nievo</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:19:11 UTC</pubDate>
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         <title>La Scapigliatura di Arrighi</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>La scapigliatura è un movimento letterario e artistico sviluppatosi a <strong>Milano</strong> fra gli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento. Deve il suo nome al titolo del romanzo di <strong>Cletto Arrighi </strong>pubblicato nel 1861, <em>La scapigliatura e il 6 febbraio</em>, dove il termine “scapigliatura” viene utilizzato con riferimento a <strong>uno stile di vita irregolare ed eccentrico</strong>. Gli autori di questo movimento si caratterizzano per una reazione al Romanticismo italiano, alla retorica risorgimentale, alla logica economica della nuova società borghese e, in generale, ai conformismi e alla morale corrente.<br>L’espressione ricalca il termine francese <strong><em>bohème</em></strong>, diventato famoso in quegli anni dopo la pubblicazione del romanzo di Henri Murger (1822-1861), <em>Scènes de la vie de bohème</em> (1851), in cui si descrive la vita ribelle e disordinata di un gruppo di artisti parigini.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:21:40 UTC</pubDate>
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         <title>Odi barbare di Carducci</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Mentre in Europa si affermano il Naturalismo e il Simbolismo, in Italia si assiste ad un <strong>rifiuto dei princìpi romantici </strong>e, a metà del secolo, si verifica un ritorno alla tradizione classicistica nazionale.<br>In questo contesto si colloca il <strong>classicismo</strong> <strong>carducciano</strong> che recupera la tradizione italiana, apportando però sostanziali modifiche e innovazioni. Giosué Carducci (1835 -1907) riesce a fare del Classicismo una chiave interpretativa dell’attualità, consapevole del <strong>ruolo civile e sociale </strong>svolto dalla poesia nell’Italia appena unificata.<br>Nelle <em>Odi barbare</em>, Carducci rielabora la prestigiosa tradizione classica giungendo ad una <strong>sperimentazione</strong> <strong>metrica</strong> che adatta all’accentazione italiana i metri greco-latini. Emerge in quest'opera la formazione <strong>filologica</strong> dell'autore, che conduce però a creazioni innovative e ad una modernizzazione della poesia.<br><br>Nell'immagine: Giosuè Carducci</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:23:28 UTC</pubDate>
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         <title>I Malavoglia di Verga</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>I Malavoglia </em>è il romanzo più noto di  Giovanni Verga (1840-1922), principale autore del <strong>verismo</strong> italiano. Verga organizzò i propri romanzi in un <strong>ciclo</strong> che, nel progetto iniziale, doveva comprendere cinque opere dedicate alle<strong> diverse classi sociali</strong>, dal popolo fino all’aristocrazia.</div><div>Scriverà però solo i primi due titoli: <em>I Malavogli</em>a e <em>Mastro-don Gesualdo</em>, rispettivamente rappresentazioni della realtà popolare e dell’ascesa borghese.<br>Lo sguardo dell'autore si posa sui<strong> “vinti”</strong>, coloro cioè che non riescono a cogliere le opportunità dei mutamenti sociali per trasformarli in progresso e sono destinati alla sconfitta.</div><div><em>I Malavoglia</em> sono un romanzo corale e circolare che presenta un elevato grado di <strong>sperimentazione</strong> soprattutto stilistica, dovuta al modo in cui Verga filtra la narrazione attraverso i pensieri e i discorsi del popolo, riuscendo così a creare un distanziamento della vicenda narrata da sé e dal lettore.<br><br>Nell'immagine: Giovanni Verga</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:25:35 UTC</pubDate>
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         <title>Fenomenologia dello spirito di Hegel</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) è considerato il padre nobile dell’<strong>idealismo tedesco</strong>.  Nella <em>Fenomenologia dello spirito</em>, presentata da Hegel come propedeutica rispetto al sistema filosofico, sono illustrati i punti fondamentali del suo sistema concettuale: la <strong>Ragione</strong> è il principio che si svolge dialetticamente nella realtà (ovvero attraverso un sistema triadico in cui la <strong>tesi</strong> viene continuamente superata dalla sua <strong>antitesi</strong> per pervenire a una <strong>sintesi</strong> che diventerà a sua volta nuova tesi). Il pensiero è infatti pensiero dell'Essere e l'Essere è essere del pensiero: significa che c'è una <strong>coincidenza tra realtà e ragione</strong>, coincidenza che si sviluppa nella storia. Il rinnovamento metodologico e il lessico hegeliano influenzeranno tutto l’idealismo e lo storicismo successivi.<br><br>Nell'immagine: Jakob Schlesinger, <em>Ritratto di Hegel</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:27:51 UTC</pubDate>
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         <title>Pubblicazione del primo libro de Il Capitale di Marx</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Karl Marx (1818-1883) è considerato il fondatore del pensiero <strong>comunista</strong>. Il suo <strong>materialismo</strong> <strong>storico</strong> individua negli elementi materiali (modalità di produzione, tecnica, rapporti di forza) i fondamenti del pensiero e non, viceversa, nel pensiero il fondamento della storia. Con ciò Marx prende le distanze da Hegel e dall'idealismo come forma ideologica dell'economia liberale: la dialettica storica non è altro che <strong>lotta tra le classi</strong>. Il suo testo fondamentale è <em>Il Capitale</em>, in cui il materialismo storico si declina in <strong>un'analisi del capitalismo</strong>. Questo sistema economico si contraddistingue per la produzione di merci e ha come finalità il profitto del capitalista, generato dal <strong>plusvalore</strong>. È il lavoratore, però, che crea plusvalore attraverso il <strong>pluslavoro</strong>, ossia lavoro in eccesso: il lavoratore stesso è infatti una merce. Per Marx tali rapporti di forza non possono che portare al <strong>conflitto</strong>, vero motore della dialettica storica, e a un superamento della struttura capitalistica.<br><br>Nell'immagine: Karl Marx</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:31:24 UTC</pubDate>
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         <title>Così parlò Zarathustra di Nietzsche</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Così parlò Zarathustra</em> è l'opera che riassume il pensiero dell'ultima fase intellettuale di Nietzsche (1844-1900), il cui pensiero prende origine dal declino dell’idealismo tedesco e presenta influenze classiche, letterarie e orientali.<br><em>Così parlò Zarathustra</em> narra, in una sorta di parabola rovesciata del messaggio evangelico, le vicende e le riflessioni del protagonista Zarathustra che decide di<strong> tornare tra gli uomini</strong> dopo essersi ritirato dieci anni prima sulla cima d’una montagna per trovarvi la saggezza.<br>Questo spunto narrativo offre l’occasione per sviluppare i temi centrali della filosofia nietzschiana del periodo maturo: l'avvento dell’Oltreuomo (o <strong>Superuomo</strong>),  la <strong>“volontà di potenza”</strong> e <strong>l’eterno ritorno dell’uguale</strong>. In quest'opera prende forma la volontà rivoluzionaria dell'autore nei confronti della cultura a lui contemporanea, sia dal punto di vista dei contenuti filosofici sia da quello della scelta formale, che è caratterizzata da un tono profetico ed enigmatico.<br><br>Nell'immagine: Friedrich Nietzsche</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:33:24 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;interpretazione dei sogni di Freud</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368731467</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1899 il medico viennese Sigmund Freud (1856-1939) pubblicò <em>L'interpretazione dei sogni </em>che, insieme a <em>La psicopatologia della vita quotidiana</em> del 1904 e ai <em>Tre saggi sulla teoria della sessualità</em> del 1905, costituisce la base della nascente <strong>psicanalisi</strong>, che rappresentò una vera e propria rivoluzione per la società dell'epoca.<br>Per Freud la decifrazione dei sogni è la chiave per accedere ai <strong>contenuti inconsci della psiche </strong>perché quando un individuo sogna l’attività censoria della coscienza è molto meno vincolante rispetto alla normale attività da svegli. Il dualismo ragione-sentimento con Freud lascia il posto alla nuova dimensione <strong>coscienza-inconscio</strong>.<br>Queste nuove teorie avranno un'enorme influenza sulla letteratura e sull’arte del Novecento.<br><br>Nell'immagine: Sigmund Freud</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:35:35 UTC</pubDate>
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         <title>La zattera della Medusa di Géricault</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
         <link>https://padlet.com/mappe_bacheche/s6onned5s6sa/wish/368731577</link>
         <description><![CDATA[<div>Théodore Géricault (1791-1824) è uno dei massimi rappresentanti del <strong>Romanticismo</strong> <strong>francese</strong>. Il suo quadro più famoso è <em>La zattera della Medusa, </em>realizzato tra il 1818 e il 1819. Il soggetto di quest'opera prende spunto da un fatto di cronaca accaduto nel 1816: il <strong>naufragio</strong> <strong>della nave francese Medusa </strong>e il tentativo degli occupanti della nave di rifugiandosi su una zattera di fortuna. Dopo essere rimasti in balia delle onde per diversi giorni, dei circa 150 naufraghi se ne salvarono solo una quindicina. L'opera, esposta al Salone d’Autunno del 1819, suscitò grande scalpore sia per il macabro realismo del soggetto, sia perché la rappresentazione di questo naufragio fu interpretata come <strong>l'immagine psicologica di una Francia delusa e amareggiata</strong>, dopo che la Rivoluzione si era conclusa con il fallimento dell’impero. In quest’opera, frutto di lunghi studi preparatori,  Gericault usa più riferimenti alla storia dell’arte pervenendo ad un crudo realismo in grado di scuotere i sentimenti più profondi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:37:20 UTC</pubDate>
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         <title>Prima mostra dei pittori impressionisti</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 15 aprile 1874 a <strong>Parigi</strong> presso lo studio del fotografo <strong>Felix Nadar</strong> si svolse la mostra di un gruppo di giovani pittori, riuniti sotto il nome di <em>Societé anonyme des artistes peintres, sculpteurs, graveurs</em>. Fra gli espositori c'erano <strong>Astruc</strong>, <strong>Bracquemond</strong>, <strong>Boudin</strong>, <strong>Cézanne</strong>, <strong>Degas</strong>, <strong>Guillaumin</strong>, <strong>Monet</strong>, <strong>Morisot</strong>, <strong>de Nittis</strong>, <strong>Pissarro</strong>, <strong>Renoir</strong>, <strong>Sisley</strong>. Il gruppo, guidato da Claude <strong>Monet</strong>, decise di sfidare il <em>Salon </em>ufficiale, organizzando una mostra in proprio e in anticipo su quella del <em>Salon</em>. Prendendo spunto dal capolavoro di Monet <em>Impressione. Sole nascente</em>, il critico <strong>Leroy</strong>, parlando di questa mostra, intitolò la sua recensione “La mostra degli impressionisti”, con tono intenzionalmente <strong>dispregiativo</strong>. Il movimento acquistò sempre maggiore importanza, condizionando l'opera dei maggiori pittori della fine dell'Ottocento.<br><br>Nell'immagine: Claude Monet, </div><h1><em>Impressione, levar del sole</em></h1>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:39:16 UTC</pubDate>
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         <title>La visione dopo il sermone di Gauguin</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nell'opera di Paul Gauguin (1848-1903) si può trovare una sintesi delle principali correnti della pittura francese di fine Ottocento. Insofferente alle costrizioni della vita borghese, il suo desiderio di <strong>evasione</strong>, lo porterà a viaggiare alla ricerca di nuovi luoghi e cultura e di un mondo più puro.</div><div>Trasferitosi in <strong>Bretagna</strong>, a Pont-Aven, nel 1885, divenne capofila di una nuova corrente artistica chiamata<strong> Scuola di Pont-Aven</strong>. In questo contesto, creò nel 1888 <em>La visione dopo il sermone</em>, che testimonia la sua adesione alla poetica del <strong>simbolismo</strong>.<br>Gauguin si distacca dall'espressione naturalistica accentuando progressivamente <strong>l'astrazione </strong>della visione pittorica semplificata con la rinuncia alla prospettiva. Il suo linguaggio espressivo giungerà a piena maturità nelle opere che realizzerà successivamente nelle<strong> isole dei mari del Sud</strong>. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:50:56 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;urlo di Munch</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Verso la fine dell'Ottocento l’impressionismo viene superato sia sul piano della tecnica sia sul piano emotivo di rappresentazione: si apre così la fase del <strong>postimpressionismo</strong>, che assorbe l'eredità dello stile precedente e al contempo contiene già in sé le premesse dell'<strong>espressionismo</strong> novecentesco. Mentre i pittori impressionisti esprimono le proprie emozioni basate sulla realtà esteriore, sul senso della vista, i pittori espressionisti esprimono le <strong>proprie</strong> <strong>emozioni</strong>.<br>Edvard Munch (1863-1944) è  il pittore che più di ogni altro anticipa l’espressionismo. Una delle sue opere più note è <em>L’urlo, </em>che nasce da un'esperienza autobiografica e si fa espressione del rapporto di <strong>inquietudine</strong> e tormento che l’artista ha con la vita, diventando rappresentazione di <strong>un’angoscia universale</strong>. Del quadro ci sono 4 versioni: la prima, che risale al 1893, è custodita oggi alla National Gallery of Norway di <strong>Oslo</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:53:33 UTC</pubDate>
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         <title>Inaugurazione della Torre Eiffel</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Torre Eiffel venne costruita in occasione dell'<strong>Esposizione universale</strong> di <strong>Parigi</strong> del 1889, organizzata in concomitanza con la celebrazione del <strong>centenario della Rivoluzione Francese</strong>.  Progettata dall’ingegnere <strong>Gustave Eiffel</strong>, il suo disegno (quattro curve a iperbole convergenti che si slanciano verso l’alto con proiezione all’infinito) costituisce simbolicamente <strong>un inno al progresso</strong>. Inaugurata il 31 marzo del 1889, venne criticata e contestata, ma fin dall'inizio il suo <strong>successo</strong> fu enorme e venne visitata da milioni di persone, tanto che nel giro di un solo anno vennero ammortizzati i costi di costruzione. Inizialmente doveva essere una costruzione momentanea e Eiffel ottiene il permesso di lasciarla in piedi fino al 1909. Vista però la grande utilità di questa struttura per le telecomunicazioni e i collegamenti transoceanici si decise di non abbatterla. Rappresenta oggi il <strong>simbolo di Parigi</strong> e la sua attrazione più visitata.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:55:18 UTC</pubDate>
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         <title>Primi film dei fratelli Lumière</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>La nascita del cinema è convenzionalmente fissata al 1895, quando a <strong>Parigi</strong> i fratelli <strong>Auguste e Louis Lumière</strong> proiettano in pubblico le loro prime riprese. <em>L'uscita dalle officine Lumière</em> e <em>L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat </em>sono i due film che diedero inizio all'”avventurosa storia del cinema”.</div><div>La nascita del cinema costituì una vera e propria <strong>rivoluzione</strong> sia da un punto di vista <strong>tecnico-scientifico</strong>, sia <strong>psicologico</strong> e <strong>sociologico</strong> per  l'impatto<strong> </strong>che ebbe il nuovo mezzo in grado di riprodurre meccanicamente, spettacolarizzandolo, ogni aspetto della vita quotidiana pubblica e privata, sia, infine, dal punto di vista <strong>estetico</strong> per le ripercussioni che la nuova arte ebbe sulle arti tradizionali.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:57:45 UTC</pubDate>
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         <title>A Torino nasce la FIAT</title>
         <author>mappe_bacheche</author>
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         <description><![CDATA[<div>Alla fine dell’Ottocento, mentre in Francia e Germania l'industria automobilistica comincia ad assumere una dimensione <strong>industriale</strong>, in Italia l'automobile continua a rimanere quasi sconosciuta. Nei primi mesi del 1899, a <strong>Torino</strong>, tra una decina di aristocratici, possidenti, imprenditori e professionisti, matura l'idea di fondare una nuova società per la produzione di automobili su scala industriale. L’11 luglio viene così firmato l'atto costitutivo della "Società Anonima Fabbrica Italiana Automobili Torino": trenta azionisti per un capitale sociale di 800 mila lire. Nel consiglio di amministrazione c’è anche<strong> Giovanni Agnelli,</strong> che diventerà proprietario dell’azienda e che, dopo aver visitato negli USA la fabbrica della <strong>Ford</strong> deciderà di impiantare anche in Italia il sistema della <strong>linea di montaggio</strong>. </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-06-22 13:59:41 UTC</pubDate>
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