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      <title>Progetto &quot;Suolo e salute&quot; by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-04-20 15:13:11 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo Carciofi</title>
         <author>peppecrocco</author>
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         <description><![CDATA[<div>COLTIVAZIONE CARCIOFI</div><div>I carciofi sono una pianta molto interessante da avere nell’orto, si coltivano per raccogliere il fiore, verdura tipica della tradizione agricola e culinaria italiana.</div><div>Questo ortaggio di origine mediterranea è stato coltivato e selezionato fin dai tempi antichi, esistono molti tipi di carciofo: dal carciofo romanesco, al catanese e al rosso di Sardegna. Le varietà di carciofo, che siano mammole, carciofi spinosi o violetti, si coltivano con lo stesso metodo, si tratta di una coltivazione impegnativa ma che offre molte soddisfazioni.</div><div>Rispetto ad altre piante da orto, il carciofo si caratterizza per essere una pianta perenne, non è quindi la classica pianta da seminare ogni anno, la carciofaia dura per diverse annate dopo l’impianto. I carciofi richiedono spazio, non sono quindi ideali per orti molto piccoli, anche se vale la pena sperimentare anche in piccola scala l’emozione di veder spuntare questo magnifico e buonissimo fiore.</div><div>La pianta di carciofi è una specie rizomatosa perenne, che ha una coltivazione tipicamente invernale o primaverile. In estate, quando le temperature sono elevate, entra in fase di dormienza, per resistere a caldo torrido e siccità, si risveglia se riceve molta acqua.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-20 15:20:34 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo Pomodori</title>
         <author>peppecrocco</author>
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         <description><![CDATA[<div>COLTIVAZIONE POMODORI</div><div>La coltivazione dei pomodori ben si presta alla metodologia della coltura in serra. Si tratta sostanzialmente di un metodo di forzatura che vede l’impiego di strutture coperte al fine di ricreare un habitat più confacente possibile alle esigenze della pianta.</div><div>Il pomodoro è una specie abbastanza rustica che esprime grande adattabilità alle più svariate condizioni ambientali. Coltivato praticamente in tutt’Italia, ben si adatta a molte tipologie di terreno, anche se predilige quelli di medio impasto con abbondante drenaggio.</div><div>Essendo una pianta da climi temperati-caldi, dal punto di vista termico è invece un po’ più esigente: la temperatura minima di germinazione si attesta attorno ai 12-13°C mentre per fruttificare sono necessari almeno 22-25°C.</div><div>La coltivazione del pomodoro necessità di notevoli quantità d’acqua ma, nonostante ciò, rifugge gli ambienti eccessivamente umidi (più soggetti a malattie e marciumi) prediligendo climi secchi e terreni strutturati a grande capacità di ritenzione idrica con possibilità di regolari annaffiature La coltivazione dei pomodori in serra risponde a precise esigenze di mercato: richiesta di prodotto fresco in ogni stagione, pomodoro dalle elevate qualità organolettiche, semplice da acquistare e consumare ed a conservabilità prolungata.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-20 15:23:18 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo Melanzane</title>
         <author>peppecrocco</author>
         <link>https://padlet.com/peppecrocco/s0ky6vv4q9iudsk7/wish/2562044020</link>
         <description><![CDATA[<div>COLTIVAZIONE MELANZANE</div><div>La melanzana non è più esotica nei nostri giardini, ma alcuni residenti estivi hanno paura di avvicinarsi a questo ortaggio. Si ritiene che sia difficile da coltivare, forse molto esigente e capriccioso. Ma questi dubbi possono essere almeno in parte fugati: le melanzane possono essere sia docili che prevedibili in termini di resa, se ci si mette al lavoro con saggezza.</div><div>Piantare melanzane in una serra è l'opzione migliore, perché in tali condizioni sarà difficile definire un vegetale capriccioso... Hanno bisogno di una temperatura di + 25-28 ° C, così come l'umidità del suolo all'80%. La pianta è molto termofila e il momento del suo trapianto in serra non è sempre ovvio. Di solito, le varietà precoci vengono trapiantate 40-45 giorni dopo la comparsa delle piantine. Se sei in ritardo, le piantine possono diventare troppo grandi e lì possono formarsi steli di fiori. Ma le varietà a maturazione tardiva si comportano in modo più prevedibile: non appena compaiono i primi germogli, devi aspettare 2 mesi e poi possono essere trapiantate. Le piantine con un'altezza di circa 20 cm, così come con una corona ben sviluppata di 6-8 foglie vere, dovrebbero andare in un posto permanente.</div><div>Nella corsia centrale, le melanzane vengono piantate in una serra in policarbonato o pellicola nella prima decade di maggio. E se devi piantare nelle regioni settentrionali, le date vengono spostate più vicino a giugno di 1-2 settimane. Ma dovresti sempre essere guidato dal tempo. Il terreno dovrebbe riscaldarsi fino a + 12 ° C e le temperature notturne dovrebbero essere positive. Se la serra è in policarbonato, le giovani piante verranno salvate dal gelo fino a -3 gradi. Ma una significativa ondata di freddo è una minaccia per le piantine. Tuttavia, puoi creare un riparo per la pianta da un film teso su archi (anche l'agrofibra funzionerà). I letti possono essere annaffiati durante la notte con acqua calda e puoi anche lasciare secchi d'acqua o persino carboni ardenti nella serra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-20 15:25:10 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo Peperoni</title>
         <author>peppecrocco</author>
         <link>https://padlet.com/peppecrocco/s0ky6vv4q9iudsk7/wish/2562046613</link>
         <description><![CDATA[<div>COLTIVAZIONE PEPRONI</div><div>Per conoscere la situazione della coltura del peperone in Italia incontriamo Andrea Campus, esperto e studioso da decenni di questa pregiata e prelibata coltura tradizionalmente coltivata nel nostro paese, al quale chiediamo quanti ettari di peperoni coltivati in coltura protetta si stimano e di che tipo sono. «Sommando le singole tipologie, la fetta di coltivazione più grande è rappresentata dal tipo mezzo lungo chiamato Lamuyo di colore rosso con circa 800 ettari ed il giallo con circa 600 ettari. Corni, cornetti, friarelli, tribelli occupano una superficie inferiore a 700 ettari. La somma totale degli ettari di colture protette dedicate al peperone varia negli ultimi anni, dai 2100 ai circa 2500». Tralasciando le dimensioni a livello nazionale, come si suddivide tale coltura a livello regionale? «La Campania, nonostante sia una regione tradizionalmente vocata alla coltivazione del Peperone in coltura protetta, sono rimasti 250/300 ettari. In Italia la maggior parte degli ettari, oggi dedicati al peperone in coltura protetta, sono in Sicilia. Anche nel Lazio, la zona tra Latina e Fondi, come in Campania, le serre destinate al peperone sono diminuite moltissimo. Mantengono ancora delle dimensioni apprezzabili il Veneto ed il Piemonte grazie alle tipologie tradizionali. Se apriamo la visuale anche al pieno campo per le produzioni destinate all’industria, la Puglia e Metaponto in Basilicata, sono molto rappresentative a livello nazionale. In generale gli ettari di colture protette, destinate al peperone, sono sicuramente in diminuzione rispetto allo scorso decennio». Sul peperone siamo stati superati dagli spagnoli. Il loro valore di mercato sia in estensione che in fatturato prodotto è 10 volte quello italiano. Ad esempio, nella tipologia quadrata, che rappresenta la fetta di mercato più grande, si ha un trend di crescita nei consumi al centro nord Italia ma le forniture che arrivano sui nostri mercati sono suddivise tra il prodotto spagnolo in inverno e i peperoni prodotti in Olanda per l’estate.Un nuovo modo di mangiare il peperone è rappresentato dalla tipologia “tribelli” sia per il tradizionale consumo cotto sia e soprattutto sotto forma di “snack fresco” ma anche in questo caso, la produzione è quasi totalmente spagnola. Per il momento l’Italia si difende con le nicchie di mercato rappresentate dai corni e cornetti, molto legati alla tradizione locale, che sono in costante crescita e dalla tipologia lunga a quattro lobi. La Campania Una zona tradizionalmente vocata alla produzione di Peperone in coltura protetta in Campania è quella che va dal Nord della provincia di Salerno fino alla provincia di Napoli, intorno alle falde del Vesuvio. Ci descrive la situazione Vincenzo Esposito di San Marzano sul Sarno, esperto che segue da oltre un decennio la produzione di peperone in questa zona. «Il Peperone, nelle sue tante varianti di forme e colori tipiche di questo areale, è coltivato in vari comuni del comprensorio. Troviamo le maggiori produzioni tra Angri, Pagani, Scafati e San Marzano sul Sarno. Quest’ultimo comune molto famoso nel mondo per il classico pomodoro San Marzano. Nell’Agro Nocerino-Sarnese, come viene geograficamente denominato, la coltura del peperone è molto diffusa ed è un cardine dell’economia delle</div><div>aziende agricole. L’estensione della superficie in questa zona supera centinaia di ettari ed è suddivisa in aziende di piccole dimensioni: dai 5000 ai 15.000 m2.Tra le tipologie più diffuse, troviamo il classico quattro punte a forma quadrata o di parallelepipedo che raggiunge una lunghezza di 20 cm. Altra tipologia è quella a forma di corno con una lunghezza che varia dai 15 ai 25 cm. Da considerare anche il “Peperone Nocerino” chiamato anche “Peperone Friariello”, sempre a punta, che raggiunge una lunghezza massima di 15 cm. Il suo nome indica l’utilizzo che se ne fa nella tradizionale cucina napoletana: fritto in padella. Un’ultima piccola fetta delle colture destinate al peperone la prende il “Peperoncino”, che a sua volta si divide tra il dolce ed il piccante. Grazie al clima temperato di questa zona e ai terreni “caldi”, le epoche di trapianto iniziano in serra da fine gennaio e continuano fino ad aprile, per poi passare al pieno campo. Negli ultimi 5 anni la superficie di terreno coltivato a Peperone è in aumento». Tecnica Il sesto d’impianto classico è di 110 cm tra le file, e di 40 cm sulla fila, con 4 o 6 file a serra. Indifferentemente dalla tipologia del peperone, quattro punte, friariello o peperoncino, la raccolta inizia nella prima settimana di giugno, per terminare a settembre, se l’azienda programma la coltivazione di lattuga, oppure si protrae con la raccolta fino a dicembre. In questo modo si raccoglie per circa 7 mesi. La produzione media, espressa in kg per pianta, può variare a secondo della durata della raccolta: dai 3 fino a superare i 10 kg. Consociazione Aiutati dal fertilissimo terreno di origine vulcanica si usa applicare la tecnica della “consociazione colturale” che consiste nel coltivare in contemporanea due specie trapiantate su diversi punti del baule. Le due colture hanno sempre periodi di raccolta diversi. Le prevalenti, che si consociano con il peperone, sono il fagiolino e la lattuga. La loro crescita bassa, ed il ciclo relativamente breve, fa sì che si rendano compatibili. Queste due specie si portano fino alla raccolta, liberando la pianta di peperone verso metà maggio. Ovviamente le consociazioni danneggiano fortemente la crescita della pianta di peperone perché comunque si sviluppa con meno spazio e poca luce a discapito della qualità e della quantità dei frutti raccolti. Il mercato di destinazione del raccolto è prevalentemente la Grande distribuzione organizzata con circa 80%. Il resto tra i Mercati generali all’ingrosso e la vendita per il consumo locale. Difesa Per la difesa del Peperone, in particolare da insetti ed acari, in questo areale si è affermata da tempo la tecnica della “lotta integrata” grazie all’ausilio del Controllo biologico con ausiliari utili. L’Agro nocerino-sarnese, è stata una delle zone di produzione in Campania, dove si è incominciato molto presto a sperimentare e mettere a punto la loro distribuzione. Le prime esperienze risalgono alla fine degli anni ’90. Esposito continua dicendo: «Per approfondire meglio, ed in concreto queste tecniche, analizziamo l’operato e l’esempio di due aziende rappresentative di questa zona. La prima azienda che si è affidata agli insetti ed acari utili per la difesa del peperone, agli inizi del nuovo millennio, è stata l’azienda Marco Chiavazzo a Scafati (Sa). La seconda ha iniziato i lanci di insetti utili nel 2017. Stiamo parlando dell’azienda di Franco Giacomaniello, la moglie Teresa ed i figli Aniello e Raffaele che hanno avuto risultati produttivi eccellenti». Seppur i terreni siano ancora fertilissimi, a causa del continuo utilizzo di prodotti e tecniche da</div><div>coltura intensiva convenzionale, si sono impoveriti di flora microbica, selezionandosi patogeni tellurici molto temibili, come la Phytophthora capsici ed il Verticillium spp. oppure i dannosissimi nematodi galligeni, problema sempre più sentito. La strada più corretta che si è palesata per continuare a coltivare è stata quella del tentativo di riequilibrare con la distribuzione di organismi utili ciò che con una sciagurata gestione era stato distrutto. Quindi si inoculano, tra gli altri, in pre e post trapianto batteri, come lo Streptomyces griseovirides, per la difesa dalla fitoftora, e funghi simbiotici, come le micorrize Glomus intraradices. Fitofagi I due pericoli maggiori per le piante ed i frutti del Peperone sono rappresentati dal tripide, la Frankliniella occidentalis, e dal ragnetto rosso degli ortaggi, il Tetranychus urticae. Per il controllo del tripide ci si basa sull’organismo più affidabile degli ultimi 20 anni: Orius laevigatus. La distribuzione inizia quando la pianta ha già una buona vegetazione, circa 30 centimetri di altezza, ed una abbondante fioritura. I numeri che si raggiungono variano dai 2 ai 4 individui per metro quadrato. Questa differenza è dovuta dalla pressione del tripide al momento del lancio e dalle condizioni climatiche in serra. Il risultato è sicuro, costante e persistente nel tempo. Nello stesso periodo si distribuisce anche il fitoseide predatore Phytoseiulus persimilis per il controllo del ragnetto rosso. La distribuzione è fatta con molta attenzione: ben diffusa per agevolare la colonizzazione ed il controllo. Si distribuiscono fino a 10 individui a metro quadrato. Nel corso della coltivazione s’interviene con nuove distribuzioni nel caso di re infestazioni. Oltre a questi due temibilissimi nemici dei nostri peperoni, ce ne sono altri che, seppur meno diffusi, quando colonizzano le piante, non sono meno dannosi, ad iniziare dagli afidi. Due specie molto diffuse sono il Macrosiphum euphorbiae e l’Aphis gossypii. Per il loro controllo ci si affida al predatore Chrysoperla carnea ed al parassitoide Aphidius colemani. I lanci dei parassitoidi si effettuano diffondendoli omogeneamente in serra. La C. carnea, invece, si deve distribuire prevalentemente dove si stanno sviluppando le colonie di afidi per facilitarne il controllo e la colonizzazione. In presenza di afidi si deve fare molta attenzione alle formiche, loro fantastiche alleate. La cocciniglia cotonosa, il Planococcus spp, sta diventando sempre più diffusa anche su ortaggi. Dallo scorso anno, infatti, abbiamo dovuto iniziare una lotta specifica per questo patogeno. Si usano due ausiliari: il Cryptolaemus montrouzieri e il parassitoide Anagyrus pseudococci. Anche in questo caso la distribuzione inizia dal mese di maggio con un numero di individui abbastanza basso a settimana ma continua per almeno due mesi. Agrofarmaci selettivi Quando si applicano gli ausiliari per il controllo biologico si deve fare massima attenzione nella scelta degli agrofarmaci per la difesa. Prevalentemente si devono usare prodotti totalmente selettivi agli organismi utili. Solo se non disponibili, si passa ad usare, sempre con molta attenzione, quelli che sono parzialmente selettivi o per caratteristiche chimiche del prodotto o per specifiche applicazioni o per diverso sito d’efficacia sulla pianta. Un classico esempio è il controllo dei nottuidi. Nel caso del peperone, in primavera ed in autunno, si fa il monitoraggio dei voli della Spodoptera littoralis con le trappole ai feromoni installate sia in serra sia fuori. Alle prime catture si iniziano i trattamenti con il Bacillus thuringiensis ed i Virus delle poliedrosi nucleare che sono efficaci e selettivi per gli organismi utili.</div><div>Altro esempio sono gli aleurodidi per il controllo del quale si liberano nell’ambiente i parassitoidi Eretmocerus eremicus che parassitizzano le neanidi di mosca bianca. Per completare il controllo degli adulti si possono utilizzare dei prodotti selettivi come la Beauveria bassiana ed i Polisaccaridi. Il clima in serra La gestione del clima in serra rappresenta un aspetto fondamentale di tutta la coltivazione. La struttura deve prevedere la possibilità di proteggere le piante dal freddo per i trapianti precoci, ma anche lasciare la possibilità di rinfrescare quando il clima diventa caldo ed afoso. Questa flessibilità serve a migliorare produzione, la difesa da insetti dannosi, funghi e batteri patogeni. Ultimo aspetto importantissimo è l’impollinazione e la qualità dell’allegagione. I vantaggi di usare impollinatori nel peperone fa migliorare l’allegagione e determina l’aumento di semi all’interno dei frutti, questo significa peperone più uniforme, più grande e di conseguenza più pesante. A parità di frutti allegati a pianta, si può ottenere un incremento del peso totale anche del 20%</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-04-20 15:27:10 UTC</pubDate>
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