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      <title>Seneca by Bianca Cerciello</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-09-27 18:18:44 UTC</pubDate>
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         <title>                    BIOGRAFIA </title>
         <author>grafferiamariglianl</author>
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         <description><![CDATA[<p>“<strong>Non est philosophia populare artificium nec ostentation paratum. Non in verbis, sed in rebus est.”<br></strong>“La filosofia non è un mezzo per diventare popolari; non serve per darsi arie. La filosofia non consiste nelle parole, ma nelle cose.”</p><p>(Seneca, Epistulae ad Lucilium, 16, 3)</p><p>Lucio Anneo Seneca nacque a Cordova in Spagna molto probabilmente il 4 a.C. da una famiglia equestre benestante: il padre era Seneca il Vecchio. Ebbe modo di crescere in un ambiente stimolante e fu predisposto allo studio. Cordova era una città di tradizioni repubblicane: si era infatti schierata al fianco di Pompeo al tempo delle guerre civili ed era infatti terra di asilo per molti repubblicani ostili alla dittatura di Caio Giulio Cesare. In vista della carriera politica e retorica che avrebbe sostenuto, la famiglia si trasferì presto in Roma, così da poter essere educato nelle migliori scuole di retorica: i suoi maestri di matrice stoica furono Attalo e Papirio Fabiano.</p><p>Prima di iniziare l’attività forense nel 31 d.C. intraprese diversi viaggi per ampliare le sue conoscenze, specialmente in Egitto, dove seguì uno zio prefetto.</p><p>Dotato di grandi capacità oratorie, Caligola, geloso di queste, decretò la sua condanna a morte: venne però salvato probabilmente da un amante dell’imperatore stesso. Più avanti, però, durante il principato di Claudio, venne esiliato nel 41 d.C. con l’accusa di adulterio con la connivenza di Giulia Livilla sorella di Caligola e figlia di Germanico: naturalmente era tutta una messinscena. Seneca venne allontanato per le sue doti propagandistiche e oratorie che portavano in minoranza l’imperatore.</p><p>Rimasto ben otto anni nell’allora selvaggia Corsica, Agrippina fece in modo di ottenere da Claudio il perdono di Seneca che divenne così l’educatore assieme ad Afranio Burro del figlio minore e prediletto di Agrippina: il futuro imperatore Nerone.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-09-27 18:30:18 UTC</pubDate>
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         <title>IL RAPPORTO CON NERONE </title>
         <author>grafferiamariglianl</author>
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         <description><![CDATA[<p>Quando si pensa alle prime forme di dispotismo illuminato la memoria ci porta a Roma all’inizio della s oria del suo impero, in particolare ad Augusto, il primo “imperatore”, che volle intorno a sé, anche per ragioni di propaganda politica, una cerchia di intellettuali, tra cui Virgilio e Orazio, protetti dal Mecenate, suo amico e consigliere. Ma è soprattutto con Nerone ultimo imperatore della dinastia Giulio Claudia che la cultura mostra, sia nel consenso come nel dissenso, il suo stretto legame con il princeps, in quanto l’intellettuale spinto da una forma di narcisismo vuole con le sue opere non solo mostrare la grandezza di Roma, ma anche incidere direttamente sulla storia del Principato. A rappresentare questo nuovo rapporto tra cultura e potere sarà in particolare proprio Seneca.</p><p>Dopo aver trascorso una parte della sua esistenza al fianco del giovane <em>princeps</em>, istruendolo e guidandolo nel buon governo dell’impero, durante il primo “quinquennio felice” (54-59), Seneca si vedrà costretto ad allontanarsi dal potere dopo che il dispodico <em>princeps</em>, pieno di ambizione e di presunzione, inizierà a sbarazzarsi di coloro che ostacolano il suo progetto di affermazione individuale, tradendo gli stessi valori e principi a cui era stato educato dal maestro stoico, senza fermarsi neppure davanti alla madre Agrippina e al suo consigliere Afranio Burro, entrambi eliminati senza pietà. Lo stesso Seneca, che volontariamente aveva scelto di ritirarsi a vita privata per fuggire dalla “pazzia” del princeps, in seguito accusato di aver partecipato ad una congiura contro di lui, la congiura dei Pisoni, sceglierà il suicidio, piuttosto che cadere nelle mani del suo sovrano, come ci racconterà Tacito. Un suicidio coraggioso e giustificabile per lui che non temeva la morte e che aveva vissuto tutta la vita cercando la felicità nella virtù, nella saggezza e nella tranquillità dell’animo; per lui che considerava l’importanza del tempo della vita non in base alla sua lunghezza ma alla qualità con cui esso veniva vissuto. Lui, che aveva cercato attraverso le sue tragedie, condannando il <em>furor</em>, di insegnare al suo sovrano ad evitare gli eccessi di ira, dedicando a questo passione malvagia addirittura uno dei suoi Dialoghi (<em>De</em> <em>ira</em>), ne era alla fine rimasto vittima.</p><p>Una morte la sua, nella primavera del 65, che tuttavia coronava in modo glorioso una vita pienamente vissuta, prima nel <em>negotium</em> poi nel <em>otium</em>, capace sempre di adeguarsi alle circostanze positive e negative, lasciando ai posteri un ricco repertorio di opere sia di carattere filosofico come morale attraverso i suoi dieci Dialogi e le sue Epistolae, di carattere più intimo e personale.</p><p>Seneca fu sicuramente un filosofo e letterato che seppe collaborare in modo autentico con il potere, lasciando un segno positivo durante gli anni di attività accanto al giovane imperatore, collaborando attivamente per il bene pubblico finché fu possibile, ma che seppe anche allontanarsi da esso quando non rappresentava più un modello positivo, rinunciando a privilegi e favori senza pentirsene.</p><p>Il suo ritiro dalla vita pubblica, egli infatti dal 62 al 65 egli realizzò quella vita contemplativa a cui aspirava vin dalla giovinezza e che tante volte aveva lodato nei suoi scritti, dedicandosi completamente alla riflessione e alla letteratura, ebbe invece conseguenze nefaste per l’Imperatore Nerone, che lasciato solo a governare riscosse nell’ultimo quinquennio del suo potere tanta disapprovazione da parte dei cittadini da venir condannato, dopo la morte, alla “<em>damnatio</em> <em>memoriae</em>”, la peggiore condanna che un romano potesse subire, mentre la memoria di Seneca rimase nei secoli per la sua profonda saggezza e impegno pubblico.</p><p><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-09-27 18:36:56 UTC</pubDate>
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         <title>UN FILOSOFO MORALE CHE RIFLETTE SULLA VITA, SULLA MORTE E SUL TEMPO </title>
         <author>grafferiamariglianl</author>
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         <description><![CDATA[<p>Dalla biografia di Seneca risulta il ritratto di una personalità complessa, forgiata da una formazione filosofica principalmente stoica ma aperta ad altre esperienze, ad esempio quella pitagorica. Lo stoicismo era una corrente filosofica piuttosto variegata, il cui insegnamento non si basava sulle dottrine elaborate da un unico maestro, come l'epicureismo, ma era invece frutto della speculazione di più pensatori. Questa caratteristica garantiva la possibilità di un certo eclettismo: spesso Seneca afferma infatti che anche altre filosofie possono condurre a risultati apprezzabili. Personalità segnata da vistose contraddizioni - che gli furono rimproverate da antichi e moderni -, corona la sua esistenza lunga e travagliata con un esemplare suicidio stoico.</p><p>Alcuni punti del pensiero di Seneca restano comunque fermi: il destino del mondo non è casuale, ma determinato da una provvidenza, retta da un'intelligenza divina che Seneca chiama Dalla biografia di Seneca risulta il ritratto di una personalità complessa, forgiata da una formazione filosofica principalmente stoica ma aperta ad altre esperienze, ad esempio quella pitagorica. Lo stoicismo era una corrente filosofica piuttosto variegata, il cui insegnamento non si basava sulle dottrine elaborate da un unico maestro, come l'epicureismo, ma era invece frutto della speculazione di più pensatori. Questa caratteristica garantiva la possibilità di un certo eclettismo: spesso Seneca afferma infatti che anche altre filosofie possono condurre a risultati apprezzabili. Personalità segnata da vistose contraddizioni - che gli furono rimproverate da antichi e moderni -, corona la sua esistenza lunga e travagliata con un esemplare suicidio stoico.</p><p>Alcuni punti del pensiero di Seneca restano comunque fermi: il destino del mondo non è casuale, ma determinato da una provvidenza, retta da un'intelligenza divina che Seneca chiama Dalla biografia di Seneca risulta il ritratto di una personalità complessa, forgiata da una formazione filosofica principalmente stoica ma aperta ad altre esperienze, ad esempio quella pitagorica. Lo stoicismo era una corrente filosofica piuttosto variegata, il cui insegnamento non si basava sulle dottrine elaborate da un unico maestro, come l'epicureismo, ma era invece frutto della speculazione di più pensatori. Questa caratteristica garantiva la possibilità di un certo eclettismo: spesso Seneca afferma infatti che anche altre filosofie possono condurre a risultati apprezzabili. Personalità segnata da vistose contraddizioni - che gli furono rimproverate da antichi e moderni -, corona la sua esistenza lunga e travagliata con un esemplare suicidio stoico.</p><p>Alcuni punti del pensiero di Seneca restano comunque fermi: il destino del mondo non è casuale, ma determinato da una provvidenza, retta da un'intelligenza divina che Seneca chiama semplicemente deus; per il saggio, poi, è necessario iuvare, ossia aiutare l'umanita a perseguire il bene. Ciò si ottiene con l'impegno personale e individuale del filosofo.</p><p>Nelle opere filosofiche Seneca riprende e sviluppa i principali temi e motivi della filosofia morale antica, ridando loro vitalità con la profondità del suo pensiero, il vigore del suo impegno personale e la maestria del suo stile.</p><p>Dopo Lucrezio, epicureo e Cicerone, lo stoico Seneca è l'ultimo grande filosofo del mondo pagano. Se il primo, portavoce dell'epicureismo, predica il distacco dalla vita pubblica, il secondo pensa che il filosofo possa davvero influire sulla <em>res</em> <em>publica</em> e teorizza, con il suo partito formato dai <em>boni</em> <em>cives</em>, la realizzazione dell'ideale platonico dei filosofi al potere. Data l'epoca in cui agisce, Seneca può al massimo ambire a condurre un principe "difficile" come Nerone verso un dispotismo illuminato, ma si disillude presto. Per tale ragione, nelle sue opere rinuncia a meditare sul presente effimero e si concentra su valori eterni: la vita, sempre degna di essere vissuta e aperta al suicidio stoico quando si riveli ormai inutile; la morte, che non soltanto non è un male, come già nel messaggio dell'epicureismo lucreziano, ma è anche compagna della vita stessa e perfino amica del filosofo; e soprattutto il tempo, di coglie la soggettività.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-09-27 19:07:38 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;EPISTOLE A LUCILLIO</title>
         <author>grafferiamariglianl</author>
         <link>https://padlet.com/grafferiamariglianl/rt169hwrz2oxw98f/wish/3143076388</link>
         <description><![CDATA[<p>La raccolta delle “Epistulae Morales ad lucilium” (lettere morali a Lucilio) è probabilmente la più opera di Seneca. In queste lettere, indirizzate al suo amico Lucilio, Seneca affronta una vasta gamma di temi filosofici e morali, incentrati soprattutto sulla vita secondo principi stoici.</p><p>Quest’opera appartiene al genere letterario epistolare, nonostante la loro struttura meno sistematica rispetto a un trattato qui Seneca esprime nel modo più maturo e personale la sua visione della vita e dell’uomo e lascia ai posteri il suo ultimo messaggio.</p><p>Quest’ opera è stata redatta a partire dal 62 fino al 65 dopo il ritiro dall’attività politica dell’autore. Si sono conservate 124 lettere divise in 20 libri. Il destinatario è Lucilio Iuniore.</p><p>Le&nbsp;Epistulae costituiscono un&nbsp;<em>unicum</em>&nbsp;nella letteratura antica infatti, sebbene già&nbsp;Platone&nbsp;ed&nbsp;Epicuro&nbsp;avessero fornito lo spunto per la stesura di&nbsp;lettere di carattere filosofico, quello di Seneca è a tutti gli effetti&nbsp;un genere nuovo. L’autore, ben consapevole della peculiarità della sua opera, tende a distinguere polemicamente le sue lettere dalla comune pratica epistolare (quale quella&nbsp;ciceroniana), accomunando semmai il suo lavoro a quel&nbsp;processo di formazione spirituale&nbsp;rappresentato dalla corrispondenza di Epicuro. Lo scambio epistolare è per Seneca il mezzo più efficace a livello pedagogico, in quanto consente di creare quell’intimità che rende più efficace l’insegnamento dottrinale, le epistole di varia estensione sono una continua e pacata riflessione su problemi di filosofia morale. Seneca si presenta come un uomo giunto ormai alla vecchiaia avanzata si dedica esclusivamente allo studio alla ricerca e al perfezionamento morale.</p><p>Un altro tratto tipico del genere epistolare presente nelle lettere di Seneca è il modo di procedere dell'esposizione, libero, disinvolto, colloquiale (anche se a un livello, ovviamente, non "basso" e tanto meno volgare). Il filosofo assimila infatti esplicitamente il suo discorso al <em>sermo</em>, cioè a una conversazione informale tra amici; egli afferma che scrivendo a Lucilio gli sembra di conversare con lui.</p><p>Egli rappresenta un consigliere e un maestro nei confronti del suo amico anche se in realtà scrive anche per i posteri.</p><p>Le caratteristiche di questa opera sono:</p><p>1. la "letterarietà" cioè sono lettere reali ma non "private", in quanto sono scritte anche per essere lette da tutti;</p><p>2. l 'asistematicità", cioè i passaggi da un argomento all'altro sono liberi e spontanei;</p><p>3. l' "intimità", un tono confidenziale (come se fossero lettere private);</p><p>4. la presenza frequente delle "<em>sententiae</em>", brevi frasi che esprimono efficacemente importanti verità.</p><p><br><br></p><p>I temi trattati sono soprattutto quattro: la "<em>sapientia</em>"; l' "<em>otium</em>"; il tempo; la morte.</p><p>In proposito, Seneca si prepara a morire, convinto che liberarsi della paura della morte sia compito fondamentale del filosofo: chi ha realizzato il vero scopo dell'esistenza, ossia la virtù, è pronto a morire in qualsiasi momento, senza rimpianti né timori; egli infatti ha raggiunto la perfetta libertà da ogni condizionamento esteriore, ha conquistato l'autárkeia ("autosufficienza") propria del saggio.</p><p>Stolto è invece chi teme la morte, perché si ribella a una imprescindibile necessità di natura. Alla valutazione quantitativa del tempo, tipica di chi ha una visione errata dell'esistenza, se ne deve sostituire una esclusivamente qualitativa: non conta quanto, ma come si vive.</p><p>La morte poi non è temibile per nessuno: essa infatti, sia che costituisca il passaggio ad una vita migliore sia che ci riporti nel nulla in cui eravamo prima di nascere, è sempre la liberazione dai mali dell'esistenza; e come suprema scelta di libertà può, e in determinati casi deve, essere cercata volontariamente dal saggio.</p><p>Infine, uno dei temi ricorrenti nel pensiero di Seneca è la ricerca dell'essenza della divinità e della sua presenza nella natura e nell'uomo. L'autore, in accordo con la filosofia stoica, perlopiù non parla di "dèi", ma di "dio", concepito come intelligenza dell'universo (lógos).</p><p>Sono evidenti le differenze tra questa concezione della divinità e quella cristiana, con cui sarebbe facile istituire un paragone superficiale: il dio degli stoici non è trascendente, ma immanente al mondo. Inoltre lo stoicismo non concepisce un dio personale, né una forma di rivelazione che si realizza nella storia: quello di Seneca è un dio ignoto, che nella sua imperturbabilità costituisce un modello per l'uomo.</p><p>Le <em>Epistulae</em> ,inoltre, sono divise in due parti: nella prima Seneca usa un metodo più semplice di insegnamento, adatto ai principianti come lo era Lucilio allora, e prevale la parenesi all' "<em>otium</em>", con "<em>sententiae</em>" conclusive quasi in ogni lettera; la seconda parte è più adatta ad un Lucilio diventato maturo, e quindi è più impegnativa, con trattazioni estese su singoli argomenti.</p><p>Nelle Epistulae infine emerge l'autoritratto di Seneca, cioè : un uomo che a tarda età ha finalmente avuto il coraggio di dedicarsi pienamente all' "otium"; uno stoico "aperto" che cita spesso l'autore "antistoico" per eccellenza, Epicuro; un filosofo che si prepara alla morte liberandosi dalla paura di essa. L'esortazione all'otium e l'invito al <em>secessus</em> sono dunque fra i temi conduttori dell'epistolario e costituiscono alcuni degli elementi essenziali del messaggio morale che l'autore vuole dare.</p><p>Egli ha capito infatti che soltanto nella <em>sapientia</em> risiedono la vera gioia e i veri valori, e quest'ultima si può realizzare solamente lottando contro le passioni che minacciano l'uomo. Seneca si raccomanda con Lucillio di liberarsi dei falsi giudizi del volgo e di astenersi da ogni occupazione frivola, deve quindi evitare l'incontro con la folla limitandosi alla compagnia di pochi amici.</p><p><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-09-27 19:13:57 UTC</pubDate>
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         <title>UN FILOSOFO MORALE CHE RIFLETTE SULLA VITA, SULLA MORTE E SUL TEMPO </title>
         <author>grafferiamariglianl</author>
         <link>https://padlet.com/grafferiamariglianl/rt169hwrz2oxw98f/wish/3146600499</link>
         <description><![CDATA[<p>Dalla biografia di Seneca risulta il ritratto di una personalità complessa, forgiata da una formazione filosofica principalmente stoica ma aperta ad altre esperienze, ad esempio quella pitagorica. Lo stoicismo era una corrente filosofica piuttosto variegata, il cui insegnamento non si basava sulle dottrine elaborate da un unico maestro, come l'epicureismo, ma era invece frutto della speculazione di più pensatori. Questa caratteristica garantiva la possibilità di un certo eclettismo: spesso Seneca afferma infatti che anche altre filosofie possono condurre a risultati apprezzabili. Personalità segnata da vistose contraddizioni - che gli furono rimproverate da antichi e moderni -, corona la sua esistenza lunga e travagliata con un esemplare suicidio stoico.</p><p>Alcuni punti del pensiero di Seneca restano comunque fermi: il destino del mondo non è casuale, ma determinato da una provvidenza, retta da un'intelligenza divina che Seneca chiama Dalla biografia di Seneca risulta il ritratto di una personalità complessa, forgiata da una formazione filosofica principalmente stoica ma aperta ad altre esperienze, ad esempio quella pitagorica. Lo stoicismo era una corrente filosofica piuttosto variegata, il cui insegnamento non si basava sulle dottrine elaborate da un unico maestro, come l'epicureismo, ma era invece frutto della speculazione di più pensatori. Questa caratteristica garantiva la possibilità di un certo eclettismo: spesso Seneca afferma infatti che anche altre filosofie possono condurre a risultati apprezzabili. Personalità segnata da vistose contraddizioni - che gli furono rimproverate da antichi e moderni -, corona la sua esistenza lunga e travagliata con un esemplare suicidio stoico.</p><p>Alcuni punti del pensiero di Seneca restano comunque fermi: il destino del mondo non è casuale, ma determinato da una provvidenza, retta da un'intelligenza divina che Seneca chiama Dalla biografia di Seneca risulta il ritratto di una personalità complessa, forgiata da una formazione filosofica principalmente stoica ma aperta ad altre esperienze, ad esempio quella pitagorica. Lo stoicismo era una corrente filosofica piuttosto variegata, il cui insegnamento non si basava sulle dottrine elaborate da un unico maestro, come l'epicureismo, ma era invece frutto della speculazione di più pensatori. Questa caratteristica garantiva la possibilità di un certo eclettismo: spesso Seneca afferma infatti che anche altre filosofie possono condurre a risultati apprezzabili. Personalità segnata da vistose contraddizioni - che gli furono rimproverate da antichi e moderni -, corona la sua esistenza lunga e travagliata con un esemplare suicidio stoico.</p><p>Alcuni punti del pensiero di Seneca restano comunque fermi: il destino del mondo non è casuale, ma determinato da una provvidenza, retta da un'intelligenza divina che Seneca chiama semplicemente deus; per il saggio, poi, è necessario iuvare, ossia aiutare l'umanita a perseguire il bene. Ciò si ottiene con l'impegno personale e individuale del filosofo.</p><p>Nelle opere filosofiche Seneca riprende e sviluppa i principali temi e motivi della filosofia morale antica, ridando loro vitalità con la profondità del suo pensiero, il vigore del suo impegno personale e la maestria del suo stile.</p><p>Dopo Lucrezio, epicureo e Cicerone, lo stoico Seneca è l'ultimo grande filosofo del mondo pagano. Se il primo, portavoce dell'epicureismo, predica il distacco dalla vita pubblica, il secondo pensa che il filosofo possa davvero influire sulla <em>res</em> <em>publica</em> e teorizza, con il suo partito formato dai <em>boni</em> <em>cives</em>, la realizzazione dell'ideale platonico dei filosofi al potere. Data l'epoca in cui agisce, Seneca può al massimo ambire a condurre un principe "difficile" come Nerone verso un dispotismo illuminato, ma si disillude presto. Per tale ragione, nelle sue opere rinuncia a meditare sul presente effimero e si concentra su valori eterni: la vita, sempre degna di essere vissuta e aperta al suicidio stoico quando si riveli ormai inutile; la morte, che non soltanto non è un male, come già nel messaggio dell'epicureismo lucreziano, ma è anche compagna della vita stessa e perfino amica del filosofo; e soprattutto il tempo, di coglie la soggettività.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-09-30 16:00:51 UTC</pubDate>
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